Villa Cosulich Zerbo Mason e lo Scopificio Zerbo (Chirignago)
Villa Cosulich Zerbo Mason
Storia
Villa Cosulich sorge nel cuore di Chirignago, lungo via Miranese, ed è uno degli esempi più raffinati di villa veneta tardo-settecentesca oggi inglobata nel tessuto urbano del territorio.
La data più probabile per la costruzione (o la radicale ristrutturazione palladiana) del corpo padronale è la seconda metà del XVIII secolo, come rivela la rigidezza compositiva e la sobrietà del prospetto. Una mappa del 1784 redatta da Bernardino Scalfarotto la indica già di proprietà della nobile famiglia Tiepolo. All'inizio dell'Ottocento passa probabilmente ai Ferri; nel corso del Novecento la proprietà è passata ai Cosulich (da cui il nome attuale), agli Zerbo e infine alla famiglia Mason.
La villa incarnava il classico modello veneto «bifronte»: elegante residenza estiva della nobiltà e contemporaneamente centro produttivo agricolo e artigianale, con campi, barchesse, magazzini e laboratori. Intorno al complesso si era consolidata, già nell'Ottocento, una piccola economia locale basata sulla produzione di scope e articoli in saggina e legno.
Lo Scopificio Zerbo: industria e tradizione
La famiglia Zerbo, originaria della zona, convertì parte delle strutture rustiche della villa in laboratorio, dove si producevano scope e spazzole di saggina, bastoni, spazzole e piccoli oggetti in legno, tappeti e zerbini intrecciati con fibre naturali. Il termine «zerbino» deriva dall'arabo zirbī (tappeto o cuscino) e non dal cognome dei titolari dello scopificio.
Lo scopificio impiegava numerosi abitanti di Chirignago, in particolare donne e giovani apprendisti addetti alla legatura e alla rifinitura dei prodotti. Testimonianze orali raccontano di una fabbrica ancora attiva nei primi decenni del Novecento, punto di riferimento per l'artigianato locale e la vita comunitaria del paese.
Non sono note con precisione le date di apertura e chiusura. Alcuni autori suggeriscono un'attività già dal 1780, ma è più verosimile che lo stabilimento fosse operativo intorno al 1841, come riportato nella mappa catastale austriaca. In precedenza le donne del vicinato realizzavano le scope a domicilio per conto degli Zerbo, prima che venisse aperto il laboratorio vero e proprio accanto alla villa.
Vincolata con decreto del 18 marzo 1976 (insieme al parco storico), la villa conserva ancora oggi la sua intatta dignità settecentesca nonostante l'urbanizzazione circostante.
Architettura
La villa presenta la tipica pianta a «H» semplificata delle ville venete della seconda metà del Settecento: un corpo padronale centrale alto e compatto, allungato in senso longitudinale, è serrato ai lati da due lunghe ali di barchessa più basse e leggermente arretrate, creando una volumetria digradante verso l'esterno. Sul retro fabbricati rustici chiudono una piccola corte di servizio.
Il prospetto principale, rivolto a sud, è sobrio e rigorosamente simmetrico, sviluppato su due piani fuori terra più sottotetto. Le aperture, tutte architravate in pietra d'Istria, si corrispondono con precisione verticale e orizzontale. L'asse centrale è sottolineato da due grandi monofore ad arco a tutto sesto sovrapposte: quella del piano nobile si apre su uno stretto poggiolo con ringhiera in ferro battuto. Fasce marcapiano dipinte segnano i livelli dei solai e dei davanzali; sotto le finestre del piano nobile compaiono specchiature rettangolari decorative. Un alto cornicione modanato corona la facciata e, al suo centro, accoglie uno stemma settecentesco in pietra con scudo accartocciato e banda diagonale.
Le barchesse, originariamente aperte da una sequenza di grandi archi a tutto sesto su pilastri (portico perimetrale tipico veneto), sono state quasi completamente tamponate durante un restauro novecentesco, perdendo gran parte della loro leggerezza originaria. Alle estremità di ciascuna ala, corpi rustici si raccordano mediante archi di collegamento; sulle chiavi di volta sono murate teste di vecchio scolpite, pregevoli elementi di reimpiego dei secoli XVII–XVIII.
Il parco e gli elementi storici
Il parco, oggi molto ridotto ma ancora vincolato, è racchiuso da un'elegante cancellata in ferro battuto con tre ingressi simmetrici. Tra gli elementi di maggior pregio spicca un'antica vera da pozzo in pietra d'Istria, probabilmente databile tra il XIV e il XV secolo — la testimonianza più antica del sito, precedente di secoli la villa settecentesca.
Di particolare interesse storico è la ghiacciaia sotterranea, visibile esternamente come una piccola montagnola alberata. Vi si accede attraverso un corridoio voltato in mattoni chiuso da un cancelletto in ferro; la camera ipogea, perfettamente conservata, veniva riempita di neve e ghiaccio tra Sette e Ottocento per la conservazione degli alimenti. Si tratta di una delle rarissime ghiacciaie rurali ancora leggibili nel territorio mestrino, preziosa testimonianza della vita domestica delle ville venete prima dell'avvento della refrigerazione moderna.
Galleria Fotografica
Riferimenti
- Bassi, Elena. Ville della provincia di Venezia. Rusconi.
- Chirignago.altervista.org — «Origini di San Giorgio» (fabbrica Zerbo, fondata nel 1780).
- Wikipedia — Chirignago (cenni sulla villa e il restauro).
- Chirignago.altervista.org — «Presarti» (donazione 1925 delle operaie dello Scopificio).
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