Il molino del Castelvecchio
Molino del Castel Vecchio
Lungo il corso del Marzenego, a pochi passi dall'antico nucleo fortificato di Mestre (Castel Vecchio), sorgeva un molino un tempo essenziale per la molitura del grano e la vita economica locale. Nel 1584, quando ormai l'area era passata da oltre un secolo al Priorato di San Giacomo, il patrizio Fedrigo Contarini, del fu Donà, presentò una richiesta formale alla Repubblica di Venezia per ricostruire il mulino, ormai ridotto a un rudere in avanzato stato di degrado.
Il 22 gennaio 1584, durante un sopralluogo ufficiale, i tecnici constatarono che il mulino era quasi distrutto e non ostacolava in modo significativo il deflusso delle acque. Il salto d'acqua (l'antipetto) era inferiore di un piede e dieci once veneziane rispetto al livello del fiume in condizioni di magra. Una canaletta laterale di bypass permetteva, in caso di piena, di deviare le acque superiori evitando l'allagamento del mulino.
Tuttavia, nonostante questo sistema, durante le portate più intense i terreni agricoli circostanti finivano regolarmente sommersi.
Il progetto di ricostruzione
Contarini propose di rialzare il salto d'acqua a due piedi e sei once, in linea con i mulini situati più a monte. L'intervento avrebbe aumentato la potenza idraulica, ma anche la capacità di trattenere e regolare le acque nel tratto superiore del Marzenego.
Il parere dei periti
I periti idraulici nominati dalla Repubblica, Guglielmo di Grandi e Gerolamo Gallo, si opposero fermamente al progetto. Secondo la loro relazione:
L'innalzamento del dislivello avrebbe causato un ristagno prolungato delle acque nei campi vicini, protetti da argini bassi. L'acqua stagnante avrebbe indebolito il terreno, favorendo la disgregazione del suolo e il trasporto di sedimenti verso il Marzenego e, di conseguenza, nella laguna di Venezia — con il rischio di accelerarne l'interrimento.
La decisione della Repubblica
Per tutelare l'equilibrio idraulico del territorio e, soprattutto, la salvaguardia della laguna — considerata un bene strategico per la difesa e il commercio della Serenissima — la richiesta di ricostruzione fu respinta.
Il Molino del Castel Vecchio non risorse mai più. Oggi ne rimane solo il ricordo, custodito negli archivi veneziani e nella toponomastica locale.