Mestre Medioevale
Mestre nel Medioevo
Mestre conserva tracce significative della sua storia medievale: i resti delle mura del castello, la Torre Belfredo, le chiese antiche e la trama urbana del centro storico raccontano una città che affonda le radici nel Medioevo. Un passato stratificato e spesso invisibile, che raccontiamo attraverso i nostri articoli.
Giovanni degli Obizzi e distruzione di Mestre nel 1378
Giovanni degli Obizzi | Discovery Mestre Giovanni degli Obizzi «Gran soldato e huomo di guerra» «Gran soldato e huomo di guerra»(attribuito a Francesco Sansovino) Giovanni degli Obizzi servì i Carraresi di Padova in diversi momenti cruciali della sua carriera, assumendo ruoli di comando significativi, in particolare durante i conflitti contro l’Austria e Venezia. La condotta del 1378 nel quadro della guerra tra Padova e Venezia Il periodo della condotta di Giovanni degli Obizzi al servizio dei Carraresi nel 1378 si colloca nel quadro più ampio della guerra tra Padova e Venezia, all’interno del conflitto che avrebbe poi condotto alla Guerra di Chioggia (1378–1381). Fu una fase caratterizzata da grande violenza, rapide manovre militari e da un uso massiccio di truppe mercenarie, in cui la pressione sul Trevigiano assunse un ruolo strategico fondamentale per colpire i domini veneziani sulla terraferma. Nel maggio del 1378 i Carraresi lo rielessero capitano generale delle loro forze. Nel giugno successivo egli assunse il comando di un esercito numeroso, stimato intorno ai 16.000 uomini, composto non solo da contingenti padovani ma anche da truppe ungheresi e da milizie fornite dal patriarca di Aquileia, segno dell’ampiezza delle alleanze anti-veneziane. L’attacco a Mestre Nel luglio del 1378 Obizzi mosse direttamente contro Mestre, nodo strategico di primaria importanza per la difesa della laguna. L’offensiva più massiccia ebbe inizio intorno al 5 luglio, con Giovanni degli Obizzi alla guida di una forza di circa 16.000 uomini tra Padovani, Ungheresi e alleati del patriarca di Aquileia. Uscito da Padova a bandiere spiegate e dopo una sosta a Carpenedo, attaccò il borgo, concentrando l’assalto sul Borgo di San Lorenzo, che fu isolato tramite un ponte fortificato sul canale tra Mestre e Marghera per impedire i soccorsi via acqua. Obizzi ottenne inizialmente un successo significativo con la conquista di San Lorenzo, dove la resistenza veneziana fu spezzata al prezzo di numerose perdite. La vittoria fu celebrata simbolicamente con l’investitura cavalleresca di Sicco da Caldonazzo, mentre i prigionieri vennero condotti a Padova. I Padovani compirono un atto tattico decisivo posizionando bombarde sul campanile di San Lorenzo, bersagliando l’interno delle mura con effetti devastanti. Obizzi diede alle fiamme il borgo e continuò a colpire Mestre con le bombarde. La caduta della città sembrava imminente. L’assalto al castello di Mestre, solido caposaldo veneziano presidiato da circa 300 fanti, si rivelò tuttavia decisamente più complesso. Nonostante l’uso delle bombarde e una serie di attacchi ripetuti, le difese resistettero tenacemente. L’intervento audace di un contingente veneziano — circa 500 fanti che penetrarono strisciando attraverso i canneti — ribaltò la situazione. Anche un assalto diretto guidato da Francesco Novello inflisse pesanti perdite alle forze padovane: decine di morti (tra cui 25 nominati), centinaia di feriti (circa 500), inclusi ufficiali di alto rango come Simone Lupo e Giacomo di Porcia, decimati inoltre dalle malattie causate dall’aria malsana della zona. Gli assedianti si ritirarono, e in seguito i veneziani rafforzarono le difese smantellando il palancato in legno e sostituendolo con una solida cinta muraria. Accusa di tradimento e cacciata Le perdite, unite all’insuccesso strategico, provocarono un acceso clima di tensione all’interno del comando carrarese. Giovanni degli Obizzi fu duramente criticato da Francesco Novello da Carrara e da altri esponenti dell’élite militare — in particolare da Gerardo da Monteloro, che lo aveva inutilmente esortato a far riposare i soldati — accusato di cattiva conduzione delle operazioni e di scarsa attenzione allo stato di affaticamento delle truppe. Solo Giovanni da Peraga e Antonio Lupo lo difesero nella disputa. Nell’agosto del 1378 la sua posizione divenne definitivamente compromessa: su di lui caddero sospetti di corruzione e di collusione con il nemico veneziano, accuse che — vere o strumentali — riflettevano il bisogno politico dei Carraresi di individuare un responsabile per il fallimento della campagna. Obizzi fu quindi sollevato dall’incarico da Francesco da Carrara e la spedizione contro Mestre venne abbandonata, anche a causa del diffondersi della peste nel campo padovano. La sua carriera con i Carraresi si concluse così bruscamente nell’agosto 1378. Breve biografia Giovanni degli Obizzi fu un condottiero lucchese attivo nel XIV secolo. Si distinse per audacia e valore, servendo varie potenze del centro e del nord Italia in uno dei periodi più turbolenti della storia italiana. I suoi primi impegni militari li assolse come esule da Lucca, cercando di cacciare i Pisani dalla città natale, e poi al servizio di Firenze. Seppe rialzarsi dalle sconfitte subite — come la cattura da parte della Compagnia Bianca nel 1363 — ottenendo vittorie importanti su vari fronti, tra cui la cattura di Giovanni Acuto nel 1368 e le conquiste in Valsugana e nell’Aretino. Tra il 1365 e il 1378 militò più volte per i Carraresi di Padova, diventando anche capitano generale; nel luglio 1378, schierato contro Venezia, fallì l’assalto al castello di Mestre e venne destituito, sospettato di essersi fatto corrompere dai Veneziani. La sua carriera terminò al servizio di Giovanna d’Angiò e poi di Firenze, ottenendo successi contro Rieti e Pietramala. Morì a Ferrara nel 1395. Le gesta di Giovanni degli Obizzi sono commemorate negli affreschi del Castello del Catajo (Battaglia Terme), nel celebre ciclo pittorico di Giambattista Zelotti (1571–1573), che celebra le imprese della famiglia Obizzi attraverso 40 scene storiche e allegoriche. Galleria Fotografica Ricostruzione storica del Castello di Mestre nel Trecento — Giovanni Papaccio e Istituto Berna (fonte) Stemma dei Carraresi sul Castello di Castelfranco Un particolare delle mura del Castello in Via Torre Belfredo Bibliografia Chinazzo, Daniele. Cronaca della guerra di Chioggia, 1864. Sito web Condottieri di Ventura: scheda su Giovanni degli Obizzi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
La Chiesa di San Girolamo (Centro)
Chiesa di San Girolamo | Discovery Mestre Chiesa di San Girolamo La chiesa del Castello di Mestre Storia La storia della Chiesa di San Girolamo affonda le radici nella tradizione medievale di Mestre. Si narra che intorno al 1261 un eremita avesse scelto questo luogo per ritirarsi in preghiera, dando origine a un piccolo oratorio che presto divenne meta di devozione per la popolazione locale e per i pellegrini diretti verso la laguna. Nei decenni successivi l’oratorio venne ampliato dai frati Serviti, che vi fondarono un convento completo di chiostro, foresteria e orti, portando con sé la spiritualità mariana e un intenso impegno nello studio delle Scritture. La chiesa fu consacrata il 12 febbraio 1349, sancendo ufficialmente il suo ruolo liturgico. Nei secoli successivi altari laterali, affreschi e arredi sacri arricchirono l’edificio, conferendogli maggiore dignità e imponenza. In epoca medievale la chiesa di San Girolamo ospitò un cimitero nel cortile che oggi sorge di fianco, dove è possibile ammirare resti antichi rinvenuti in esso. Il 1513 segnò un momento difficile: le truppe della Lega di Cambrai danneggiarono gravemente l’edificio. Dopo i lavori di ricostruzione, la chiesa fu nuovamente consacrata nel 1520 e in quell’occasione venne eretta la torre campanaria, ancora oggi visibile. Una chiesa e quattro scuole Dal Seicento, con la soppressione dei Serviti nel 1658 e sotto la supervisione di mons. Carlo Caraffa, nunzio apostolico della Repubblica Veneta delegato da papa Alessandro VII con breve del 29 aprile 1656, la gestione della chiesa passò a quattro confraternite laicali: la Scuola del Santissimo Rosario, la Scuola di San Marco, la Scuola dei Barcaiuoli di San Nicolò e la Scuola di San Biagio. Le scuole ottennero il diritto di esazione dei legati ad essa dovuti e con esso l’onere della loro soddisfazione. Grazie a questi interventi, San Girolamo riuscì a conservare la propria identità religiosa attraversando i secoli senza perdere la sua vitalità spirituale. Tre antichi legati gravavano sulla chiesa già prima della soppressione dei Serviti: quelli delle famiglie Rossi, Bianchini e Zerbina. I Serviti erano esenti dalle visite pastorali ordinarie: nell’inventario dei beni della chiesa compilato il 26 maggio 1658, al momento del passaggio alle confraternite, compare tra l’altro un «crocifisso di legno antico». La prima visita pastorale dopo la soppressione, nel 1665, documenta l’altare maggiore dedicato a San Girolamo, altri altari a San Marco, alla Madonna e al Crocifisso. Nella visita successiva del 1668 l’altare al Crocifisso non compare più e al suo posto figura un altare dedicato a San Biagio. La gestione delle quattro Scuole durò fino all’età napoleonica. Con la caduta della Repubblica di Venezia le confraternite laicali furono soppresse, e la loro esistenza cessò definitivamente con il decreto del 25 maggio 1810. Venuta meno l’amministrazione delle Scuole, la chiesa fu retta da una Fabbriceria e affidata al clero di San Lorenzo, il Duomo di Mestre, che la officiava insieme alla Chiesa di San Rocco. Nel 1859 il custode don Luigi Zacchello aveva 55 messe annue da celebrare per i legati; nel 1881, sotto don Angelo Mannocchi, erano diventate 164, distribuite poi tra più chiese su autorizzazione della Curia di Treviso. L’Oratorio della Concezione e dei Santi Girolamo e Filippo Neri Alla vita delle confraternite si affiancò un oratorio devozionale. Nel 1672 un sacerdote cappuccino, fra Ermagora da Venezia, presentò alla Scuola di San Marco una supplica per istituire un oratorio rivolto alla gioventù mestrina, chiedendo di poter costruire dietro l’altare della Scuola un coro «acciò li fratelli dell’Oratorio possino far i loro esercizi senza esser veduti». La supplica, presentata il 9 ottobre 1672, fu votata dalla Banca della confraternita e approvata con ventisette voti favorevoli e due contrari. L’oratorio fu accolto nella chiesa di San Marco il 15 novembre 1672 ed eretto canonicamente dal vescovo di Treviso, monsignor Gradenigo, uno dei suoi primi protettori. Il 15 agosto 1679 venne poi trasferito nella chiesa di San Girolamo, dove gli fu concesso l’uso del coro, dell’altar maggiore, del campanile e dell’organo per tutte le sue funzioni, «ma non mai la proprietà», che doveva sempre rimanere alle rispettive Scuole. Gli articoli di disciplina, riformati e ridotti a sei, stabilivano che i confratelli fossero ammessi soltanto a partire dai diciotto anni e regolavano le cariche dell’oratorio: un Priore «di età matura, di saviezza e di esemplari costumi», un Sotto-Priore, due coadiutori, un cassiere, uno scrivano e un «Sacristano, o sia Nonzolo», incaricato di preparare per tempo l’altare a ogni festa. L’Oratorio rimase attivo per oltre un secolo, ma con il tempo il fervore dei primordi si attenuò. Tra il 1681 e il 1777 i vari Priori lamentarono più volte che lo spirito che aveva animato l’opera si era «alquanto rilassato», soprattutto a causa della rigidità dei provvedimenti disciplinari e pecuniari verso i confratelli meno assidui. Si rese così necessaria una riforma: nel 1777 gli articoli furono riordinati «a norma delle pubbliche massime» e ridotti a sei, conservando però anche i vecchi capitoli, affinché non andasse perduta l’antica disciplina. Non si ha notizia certa della sua fine. Sorretto dalle confraternite che lo ospitavano, l’Oratorio si spense con ogni probabilità insieme a esse, quando le Scuole furono soppresse in epoca napoleonica. Il Crocifisso miracoloso Il cuore devozionale di San Girolamo è il miracoloso Crocifisso, immagine in legno di cedro a cui è sempre stato attribuito un potere taumaturgico. La tradizione raccolta dal Morosini narra che, fin dai primordi della chiesa, alcuni barcaioli che lo trasportavano lungo il canale antistante videro la barca arrestarsi miracolosamente proprio in quel luogo. Per secoli fu portato in processione per le vie di Mestre a implorare la fine di carestie, malattie e guerre: così nel 1814, nel 1828, quando sfilarono circa tremila persone per invocare la pioggia, e ancora nel 1832. Le testimonianze scritte sono però tarde. L’immagine compare nell’inventario del 26 maggio 1658 come «un Crocifisso di legno antico» e la sua presenza in chiesa è certa almeno dal 1785; l’appellativo di «miracoloso» le viene attribuito esplicitamente per la prima volta nella visita pastorale del 1777. Nel 1901 fu portata a San Lorenzo in occasione del grande giubileo. Architettura L’edificio conserva l’impianto medievale a navata unica, originariamente in cotto, con le finestre ad ogiva e le capriate del tetto lasciate a vista, che ne formavano il soffitto. L’altare maggiore in marmo, dedicato a San Girolamo, fu costruito nel 1732 dalla Scuola di San Nicolò, e alle sue pareti sono riquadrate quattro grandi tele di Angelo Macini. La chiesa conobbe nel tempo numerosi rimaneggiamenti. Nel 1581 la volta a cordonata del presbiterio fu rimessa nello stile originale. Nel corso del Seicento venne edificata la ricca cappella marmorea della Beata Vergine del Rosario, fu chiuso l’ingresso a nord e si costruì il passaggio del pulpito; all’inizio del Settecento furono invece ricavate le due cappelline laterali all’altar maggiore per ospitare gli altari delle Scuole. La trasformazione più radicale risale al 1758, condotta secondo il gusto dell’epoca: le capriate a vista vennero nascoste da un soffitto piano, le finestre ad ogiva furono chiuse e se ne aprirono quattro rettangolari, e le pareti vennero rivestite di stucchi ornamentali. All’esterno la facciata, così come la vediamo, è appunto frutto di quella trasformazione settecentesca: fu edificata in pietra d’Istria in uno stile non privo di disarmonie, in cui spiccano per eleganza le due nicchie laterali e il portale d’ingresso. Sul lato meridionale si erge il campanile quadrangolare in cotto, eretto nel corso del XVI secolo dopo le devastazioni della Lega di Cambrai. Il campanile e le campane Il campanile in cotto, eretto nel corso del XVI secolo, conserva campane di notevole interesse. La campana maggiore reca la data 1791 e bassorilievi con la crocifissione, la Vergine e San Marco; una seconda campana, assai più antica, risale al 1520 e mostra la Vergine, l’Ecce Homo, la Veronica, San Girolamo e il monogramma di Cristo, con l’iscrizione «In tempo de M. Bonamigo e M. Antonio Barb. como massari M.D.XX». Una terza campana, ormai offesa nel suono, fu rifusa nel 1899. Accanto al campanile sorgeva un tempo una piccola casa, anticamente sede della Scuola di San Nicolò, protettore dei barcaioli. La sua facciata recava una lapide ricavata da un antico capitello corinzio, forse proveniente dagli scavi di Altino, con la scritta «In tempo di Cristoforo Carrara detto Formagin gastaldo e Piero de Bao-Masser et tutta la fraterna M.D.C.X.», cioè del 1610. Le tombe e le iscrizioni Più che di vere tombe, in San Girolamo si deve parlare di pietre sepolcrali adagiate sul pavimento: se ne contavano sette, quasi tutte più o meno consunte, alcune ai piedi delle balaustre, una nel mezzo del presbiterio e un’altra nel vestibolo dell’entrata laterale. Le loro iscrizioni furono trascritte in un manoscritto del 1732, quando il vecchio pavimento della cappella maggiore venne scoperto per gettare le fondamenta del nuovo altare. La lastra al centro del presbiterio, larga circa un metro e novanta per ottanta centimetri, recava la figura di un venerando padre in bassorilievo e, in carattere gotico, l’iscrizione più antica della chiesa: M.CCCLXXXII. XX AGOSTOS D DNO PBI GOJIFRIDO CAIFASD PRVSIA Si tratta di un sacerdote di origine prussiana, morto il 20 agosto 1382. Un secondo marmo, con un’arma a due colonne recise, ricordava invece Marco Alvise Briti, fante veneto, morto l’8 settembre 1464. Tra le altre lastre spiccava la tomba comune della Scuola di San Marco, segnata dallo stemma con la testa di leone e da due figure in adorazione: QVESTA SEPOLTVRA SII DELA SCHOLA DE SAN MARCO1508 Vi erano poi la pietra di G. Francesco Baialotto e dei suoi eredi, del 1653, con lo stemma Bardellino, e la lapide di Baldissera de Giacomo Serena, restaurata nel 1654. Un’ultima lastra, spezzata in due e riutilizzata come sigillo di un ossario, portava: QVESTA SEPOLTVRA E DI MICHEL DE CHATARO EDSOI HERESE M.D.XXIII cioè del 1523. La costruzione del nuovo altare, nel 1732, provocò del resto una contesa fra le confraternite: le Scuole del Rosario, di San Biagio e di San Marco si opposero alla Scuola di San Nicolò, incaricata dell’opera, perché non rimuovesse le antiche pietre sepolcrali, e il Podestà ordinò di ricollocarle «nell’esser come di prima». Con i successivi rifacimenti del pavimento, tuttavia, i resti vennero raccolti alla rinfusa in un ossario comune, tuttora ai piedi del muro di fondo della cappella del Rosario. Dall’Ottocento a oggi Nel 1857 fu restaurato il pavimento della chiesa. Nel 1908, per volere dell’arciprete di Mestre monsignor Antonio Pavon, la cappella del miracoloso Crocifisso fu rinnovata dalle fondamenta. Un grande restauro dell’intero edificio fu promosso nel 1930 da monsignor Mario Vianello e diretto dal professor Giuseppe Urbani de Gheltof, con l’intento di restituire alla chiesa il suo aspetto più antico; nel 1936 la cappella del Crocifisso fu nuovamente rinnovata da monsignor Ettore Secondo Manzoni, mentre le vecchie capriate del soffitto, a lungo nascoste, furono riportate alla luce nel giugno 1949. In quegli stessi anni era attiva la Scuola del «Santissimo Crocefisso», che ogni primo venerdì del mese faceva celebrare una messa nella cappella omonima e ne celebrava la festa solenne nella quarta domenica di luglio; con indulto pontificio del 1956 la festa fu trasportata alla prima domenica di settembre, e continua ad attirare la devozione dei fedeli mestrini. Nel 1992 un ulteriore intervento riportò la chiesa al suo aspetto medievale, con il ripristino di due antiche finestre gotiche sulla parete destra. Oggi la Chiesa di San Girolamo è una rettoriale dipendente dalla parrocchia del Duomo di Mestre, gestita dalle Figlie della Chiesa, e rappresenta uno dei rari esempi superstiti della Mestre medievale. Galleria fotografica La chiesa oggi Giardino interno Giardino interno (2) San Nicola, A. Mancini, XVI secolo Interno della chiesa La chiesa in una cartolina d’epoca, quando davanti ad essa scorreva il Ramo di San Girolamo Bibliografia Fedalto, Giorgio. Il Crocifisso della chiesa di S. Girolamo in Mestre. Nota storica, in «Quaderno di Studi e Notizie», Centro di Studi Storici di Mestre, n. 10-11, 1968. Brunello, Luigi. La scuola S. Nicolò dei barcajuoli in Mestre, Centro Studi Storici di Mestre. Storie e statue nelle chiese di san Lorenzo di Mestre. I benefattori, a cura di Gianni Basso Zanche e Gianni Betto Bresolin,…