L’area industriale di Altobello: la CLEDCA
CLEDCA | Discovery Mestre CLEDCA Un’industria che lasciò un’eredità pesante La CLEDCA: nascita e sviluppo di un’industria inquinante Il contesto industriale di Mestre all’inizio del Novecento Ai primi del Novecento, la Mestre industriale si configurava come un sistema produttivo complesso e articolato lungo le sponde del Canal Salso, capace di mobilitare lavoratori, merci e capitali ben prima della nascita del polo di Porto Marghera, che avrebbe preso forma solo pochi anni più tardi. In questo contesto si concentravano alcune delle principali realtà industriali della terraferma veneziana: dall’ex scopificio Krull alle fornaci Da Re, fino agli impianti legati alla lavorazione del carbone e dei materiali per l’edilizia. L’area compresa tra Viale Ancona e il quartiere di Altobello rappresentava uno dei fulcri di questa prima fase di industrializzazione mestrina. La nascita della CLEDCA All’interno di tale scenario si colloca la vicenda della CLEDCA (Compagnia Lavori Edili e Costruzioni Affini, talvolta interpretata come Conservazione del Legno e Distillazione Catrame), uno degli esempi più significativi e duraturi di stratificazione industriale dell’area. Fondata intorno al 1908, l’azienda si inserì nel solco produttivo tracciato dal preesistente complesso ottocentesco Da Re, occupando un’area di vastissima estensione, stimata in circa 140.000 metri quadrati, strategicamente collocata tra l’attuale Viale Ancona, Altobello e Via Torino, in diretta prossimità al Canal Salso e alle infrastrutture ferroviarie. Logistica e integrazione industriale La posizione dello stabilimento risultò determinante per il suo sviluppo. La scelta del sito fu direttamente legata alla realizzazione, nel 1908, di un nuovo canale artificiale perpendicolare al Canal Salso, che lo collegava alla stazione ferroviaria mediante binari che spesso penetravano direttamente all’interno delle fabbriche o, come in questo caso, correvano lungo la darsena stessa. Questa infrastruttura consentiva alle imprese dell’area di utilizzare la darsena come vero e proprio scalo fluviale, facilitando l’approvvigionamento delle materie prime e la distribuzione dei prodotti finiti su scala nazionale. La CLEDCA operava quindi in stretta relazione funzionale con le altre realtà industriali del comparto, in particolare con la Carbonifera Industriale Italiana e con le residue strutture della Fornace Da Re, confermando il ruolo di Altobello come uno dei principali poli produttivi della Mestre novecentesca. Produzione e contaminazione nell’area ex CLEDCA ad Altobello Dal punto di vista tecnico-produttivo, l’azienda si specializzò nella produzione di traversine ferroviarie, rispondendo alla crescente domanda legata all’espansione della rete ferroviaria italiana. Per circa settant’anni, l’area ospitò una fabbrica in cui il legno, prevalentemente pino o quercia, veniva sottoposto a trattamenti chimici invasivi per aumentarne la resistenza e la durabilità. Il processo prevedeva l’impregnazione sotto pressione con creosoto, un distillato del catrame di carbone dotato di proprietà antisettiche e conservative, indispensabile per proteggere le traversine dall’umidità, dalla marcescenza e dagli agenti biologici. Parallelamente, l’azienda distillava catrame per ottenere ulteriori sottoprodotti industriali. Impatto tossicologico, socio-economico e ambientale Dal punto di vista tossicologico, il creosoto utilizzato nei processi produttivi conteneva idrocarburi policiclici aromatici (IPA), tra cui il benzo[a]pirene, classificato come sostanza cancerogena. L’esposizione prolungata a tali composti comportava gravi rischi per la salute dei lavoratori, con un aumento dell’incidenza di tumori cutanei e polmonari, oltre a effetti irritanti quali dermatiti, ustioni chimiche e disturbi respiratori. Dal punto di vista ambientale, il creosoto si caratterizza inoltre per un’elevata persistenza, determinando contaminazioni di lunga durata del suolo e della falda acquifera. Parallelamente, questa intensa attività produttiva ebbe un impatto socio-economico rilevante, garantendo per decenni occupazione stabile a generazioni di lavoratori del quartiere di Altobello e contribuendo in modo significativo allo sviluppo industriale di Mestre nel corso del Novecento. Tuttavia, a fronte dei benefici occupazionali ed economici, l’eredità ambientale lasciata dallo stabilimento si rivelò estremamente problematica. L’uso massiccio e prolungato di creosoto e di altre sostanze altamente inquinanti determinò una profonda contaminazione dei suoli e delle acque sotterranee, con la presenza diffusa di idrocarburi pesanti, metalli pesanti, IPA e altre sostanze tossiche direttamente riconducibili all’attività storica dell’impianto. Contaminazione e interventi di bonifica nell’area ex CLEDCA Nell’area ex CLEDCA, l’uso massiccio e prolungato di creosoto ha determinato una contaminazione significativa da idrocarburi policiclici aromatici (IPA), idrocarburi pesanti e metalli tossici, con effetti persistenti su suolo e falda acquifera. Alla chiusura della fabbrica seguì, negli anni ’70, il passaggio del sito a Italgas, che lo utilizzò come deposito di carburanti, contribuendo ad aggravare ulteriormente il quadro ambientale compromesso. Solo nei primi anni Duemila venne avviata una complessa e articolata maxi-bonifica ambientale, autorizzata da Regione Veneto, Comune di Venezia e ARPA, con il coinvolgimento della Soprintendenza, resa necessaria per affrontare una contaminazione stratificata e diffusa accumulata nel corso di oltre settant’anni di attività industriali. I lavori, avviati con ritardi anche a causa dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19, prevedono la rimozione e lo smaltimento di ingenti volumi di suolo contaminato, l’applicazione di trattamenti specifici e un monitoraggio ambientale continuo. Tra le tecniche adottate rientrano sistemi di pump-and-treat per il risanamento della falda acquifera, oltre a interventi mirati di messa in sicurezza permanente. La bonifica, sostenuta da investimenti complessivi stimati intorno ai 10 milioni di euro da parte di Italgas, si trova attualmente in una fase avanzata e dovrebbe concludersi entro il 2024, o poco oltre in caso di proroghe operative. Una volta completato il risanamento ambientale, l’area ex CLEDCA potrà essere restituita alla città e destinata a nuovi usi compatibili con il contesto urbano, quali la realizzazione di un parco pubblico o altre funzioni di interesse collettivo, trasformando un sito industriale altamente compromesso in una risorsa per la comunità. Il polo industriale di Altobello su Discovery Mestre Il sistema di fabbriche che crebbe sulle rive del Canal Salso è raccontato in più articoli collegati: Le Fornaci Da Re, la company town, primo nucleo produttivo del quartiere a partire dal 1849; Lo scopificio Krull, l’opificio del 1905 dell’imprenditore tedesco che diede vita all’Acca Kappa; La CLEDCA, lo stabilimento per traversine ferroviarie e la sua pesante eredità ambientale; La Carbonifera Industriale Italiana, la lavorazione del carbone e l’attuale polo tecnico comunale; e Gli Ex Magazzini Generali, la logistica integrata fra darsena e ferrovia, oggi affiancata dal Laguna Palace. Tutte queste realtà nacquero come prolungamento industriale della porta d’acqua di Mestre. La loro vicenda affonda nella storia del Canal Salso, l’arteria che le alimentava, e si intreccia con la rinascita del quartiere narrata in Altobello, una periferia rinata. Galleria Immagini La darsena artificiale con la carbonifera e gli altri impianti a inizio Novecento Area ex CLEDCA durante la bonifica ambientale La produzione della CLEDCA L’utilizzo dell’area dopo la chiusura ad opera dell’Italgas con conseguente inquinamento L’area interessata dalla bonifica Una bonifica ancora in corso che riguarda 10.000 mq L’Area CLEDCA prima della bonifica L’Area ex CLEDCA attualmente dal satellite Bibliografia Kaleidos. Periodico dell’Università popolare di Mestre. “Vivere una città”, n. 29, pp. 15-19, 21 aprile 2018. Urbanistica Democratica. “Altobello: Fare presto e fare bene”. 15 marzo 1990. 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