Carlo Mezzacapo 11 Maggio 2026

Forte Mezzocapo

Forte Carlo Mezzacapo | Discovery Mestre Forte Carlo Mezzacapo Il recupero di una batteria corazzata Costruzione e contesto storico Forte Carlo Mezzacapo sorge nella località Gatta di Santa Lucia del Tarù, nella municipalità di Chirignago-Zelarino, nel comune di Venezia. È una delle opere più tarde del Campo Trincerato di Mestre: costruito tra il 1909 e il 1912, rappresenta la seconda generazione di forti che il Regno d’Italia realizzò a difesa della laguna veneziana, dopo che i tre forti principali della prima cintura, Carpenedo, Gazzera e Tron, erano diventati obsoleti rispetto alle nuove tecniche militari. Dopo la costruzione nel 1882 dei tre forti principali, il progetto del Campo Trincerato di Mestre subì una lunga battuta d’arresto a causa della crisi economica che colpì il Regno d’Italia negli anni successivi. Fu solo con l’approvazione del Piano di difesa nazionale del 1908 che si decise di completare il sistema difensivo con una serie di batterie corazzate di nuova concezione: i forti Pepe, Rossarol, Cosenz, Mezzacapo, Poerio e Sirtori, progettati dall’ingegnere militare Enrico Rocchi e realizzati in calcestruzzo tra il 1909 e il 1912. Il sistema si imperniava sul nucleo originario di Forte Marghera, la grande opera difensiva che aveva costituito il fulcro della difesa lagunare fin dall’età napoleonica. Forte Mezzacapo fu intitolato alla memoria di Carlo Mezzacapo, generale e patriota risorgimentale, figura di rilievo nella storia militare italiana dell’Ottocento. Il nome: Carlo Mezzacapo Carlo Mezzacapo nacque a Capua il 9 novembre 1817 dal marchese Gaetano Mezzacapo. Avviò la carriera militare come ufficiale di artiglieria nell’esercito delle Due Sicilie, frequentando il Real Collegio Militare della Nunziatella insieme al fratello Luigi e al compagno di corso Enrico Cosenz. Nel 1848 prese parte al corpo di spedizione di quindicimila uomini inviato dal governo costituzionale di Napoli in Lombardia, al comando del generale Guglielmo Pepe, in soccorso del Regno di Sardegna nella guerra contro l’Austria. Quando Ferdinando II ordinò il rientro dell’esercito borbonico, Mezzacapo disobbedì, come Pepe, Cosenz, Rossarol e Poerio, e si diresse a Venezia assediata. Nella città lagunare diresse la difesa di Forte Marghera e in seguito rimise in efficienza Forte San Secondo per difendere il ponte lagunare, assumendone il comando fino alla resa del 18 agosto 1849. Rifiutato il rientro nell’esercito borbonico, si esiliò a Genova e poi a Torino, dove con il fratello Luigi fondò la «Biblioteca militare per uso della gioventù italiana» e nel 1856 la «Rivista militare». Partecipò alla seconda guerra d’indipendenza (1859) come Capo di Stato Maggiore della Divisione Mezzacapo in Toscana, poi come ministro della guerra del governo provvisorio delle Romagne. Nel 1860 combatté nella campagna meridionale con Cialdini. Dopo l’Unità d’Italia fu tenente generale, comandante di corpo d’armata, senatore del Regno dal 1876 e vicepresidente del Senato dal 1902. A Venezia, in calle Larga de l’Ascension, un bassorilievo ricorda gli ufficiali napoletani che difesero la città nel 1848–49: vi figurano i generali Pepe, Rossarol, Cosenz e Mezzacapo. Carlo Mezzacapo morì a Roma il 26 luglio 1905. Funzione militare Il forte fu concepito per controllare due assi strategici fondamentali: la strada per Treviso e la ferrovia per Udine, vie di comunicazione che in caso di conflitto avrebbero costituito le principali direttrici di un’eventuale avanzata nemica verso la laguna. L’armamento prevedeva sei postazioni per cannoni e quattro mitragliere a scomparsa, protette da saracinesche in acciaio al nickel di 15 mm di spessore. La struttura, in calcestruzzo armato, presentava una pianta a forma di C di oltre 100 metri di larghezza per 30 metri di profondità, sviluppata su 5-6 metri di altezza. Al centro del lato lungo si aprivano due ingressi affiancati da quattro finestre; sulle ali laterali erano ricavate ulteriori aperture e due batterie protette. Gli interni erano intonacati con soffitti a volta. Un fossato perimetrale, oggi interrato, ma ancora testimoniato dal ponte in ferro che ne permetteva l’attraversamento, circondava l’intera opera. Nell’ala sinistra era collocato un osservatorio a cupola; su entrambe le ali si accedeva a postazioni coperte da cupole ribassate. Da fortezza a polveriera La vita operativa di Forte Mezzacapo come struttura d’artiglieria fu brevissima. Già nel 1915, a pochi mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, il forte venne disarmato. La decisione maturò dopo che opere simili, come la fortezza di Verena sull’Altopiano di Asiago, si erano rivelate del tutto inefficaci di fronte alle nuove artiglierie pesanti dell’esercito austro-ungarico: i proiettili di grande calibro erano in grado di demolire in pochi colpi strutture che sembravano inespugnabili. Privato del suo armamento, il forte fu riconvertito in polveriera e deposito di munizioni e materiali militari, funzione che mantenne per gran parte del Novecento. Come molte delle opere del Campo Trincerato, attraversò poi una lunga fase di abbandono, durante la quale la struttura subì il degrado del tempo e la progressiva perdita dei materiali originali. Stato attuale e riqualificazione Forte Carlo Mezzacapo è stato affidato alla gestione dell’associazione omonima. Grazie all’impegno di questa, che ne gestisce la valorizzazione e la fruizione pubblica, il recupero del forte rappresenta un esempio di come un complesso militare possa prendere vita e diventare centro di attrazione per eventi culturali e associativi. Per conoscere le attività, gli eventi e le modalità di visita è possibile consultare il sito dell’associazione: fortemezzacapo.com. Galleria fotografica Forte Carlo Mezzacapo Forte Mezzacapo, veduta esterna G. Riccio, Ritratto del generale Carlo Mezzacapo in divisa sarda (Wikipedia) Bibliografia Wikipedia, voce Carlo Mezzacapo. Treccani, voce Carlo Mezzacapo. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Associazione Forte Mezzacapo, fortemezzacapo.com. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). 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