La Chiesa di San Lorenzo (Prima del Duomo)

La chiesa di San Lorenzo | Discovery Mestre La chiesa di San Lorenzo La prima chiesa del Borgo di San Lorenzo prima del Duomo La chiesa di San Lorenzo La Chiesa di San Lorenzo Levita Martire affonda le sue radici in un periodo anteriore al XII secolo, pur mancando tracce documentarie certe. Alla sua presenza si deve il nome del borgo cresciuto esternamente al Castelvecchio prima e al Castelnuovo poi. La popolazione residente all’interno della prima fortificazione, il Castelvecchio mestrino, raggiungeva la chiesa tramite una strada raffigurata in molte mappe antiche. Tale via ha lasciato spazio oggi a Via Antonio da Mestre, Via Ospedale Umberto I e, in parte, al tracciato che precedette Via Cesare Battisti (realizzata all’inizio del Novecento). Dopo la costruzione del Castelnuovo, la chiesa conservò il suo ruolo centrale, riconosciuto come chiesa arcipretale. L’edificio in questione non era l’attuale Duomo neoclassico (costruito tra il 1781 e il 1805 su progetto di Bernardino Maccaruzzi), bensì l’antica chiesa situata nel cuore di Mestre, che per circa sei o sette secoli accolse gli abitanti del borgo. Il testo preso in esame è redatto da Bonaventura Barcella, autore tra l’altro di Notizie storiche del castello di Mestre dalla sua origine all’anno 1832 e del suo territorio, in cui riportò ed elaborò, senza indicarne la paternità, le ricerche di Giovanni Battista Manocchi. Dignità istituzionale: arcipretura e collegiata La chiesa di San Lorenzo mantenne un ruolo centrale nella Diocesi di Treviso sin dal Medioevo, quando questa era divisa in quattro arcipreture principali: Mestre, Cornuda, Castelfranco e Quinto (XIV secolo). Mestre era una delle “matrici”, con giurisdizione su undici pievi, tra cui Favero (e Terzo), Maerne (S. Pietro in cattedra), Canizzano (S. Elisabetta), Martellago (S. Stefano) e Chirignago (citata all’epoca come Chierignago). Già nel 1292 gli atti attestano che i pievani di San Lorenzo esercitavano funzioni di vicari foranei, cioè pubblicavano atti solenni per conto del vescovo (comunicazioni ufficiali e decreti ecclesiastici superiori). Inoltre coordinavano e supervisionavano il clero locale, assicurando l’esecuzione delle disposizioni vescovili. Va sottolineato che la chiesa possedeva fin dall’età più remota il titolo onorifico di collegiata, che presupponeva un collegio canonico stabile, in questo caso di arciprete, per l’officio divino. Tale titolo fu solennemente rinnovato e riconosciuto dal vescovo Paolo Francesco Giustiniani con decreto del 26 settembre 1777, che ne sottolineava l’antica qualifica di capoluogo di una delle quattro arcipreture diocesane e la presenza di un clero collegiale residente. Il Senato Veneto ratificò il provvedimento il 29 maggio 1779, autorizzando l’uso delle onorificenze delle collegiate veneziane, tra cui la zanfarda (vesti e calze violacee) per il clero. Evoluzione architettonica dell’antica chiesa L’antica chiesa sorgeva fuori dalle mura del Castello di Mestre, nel Borgo di San Lorenzo (che prese il nome da essa), esattamente nello stesso luogo dell’edificio attuale. Un documento notarile del 1192 riporta, fra l’altro, la dicitura «Actum sub porticu Ecclesiae S. Laurentii de Mestre», dalla quale si deduce che già in quell’epoca esisteva la chiesa intitolata a San Lorenzo e che davanti ad essa era stato realizzato un portico esterno che fungeva da tribunale e da ufficio pubblico dove si rogavano atti giudiziari e notarili. La chiesa ha convissuto per secoli con la vicina Scoletta dei Battuti (oggi Istituto di Cultura Laurentianum), confraternita giunta a Mestre nel 1302. La vita spirituale dei confratelli era guidata dalle regole scritte nella loro Matricola e aveva la Beata Vergine Maria come protettrice principale, seguita per importanza da San Lorenzo, definito “protettore e difensore” della Scuola (fonte: Bonaventura Barcella). Questo legame devozionale influenzò l’identità della comunità: nel 1656 San Lorenzo fu ufficialmente riconosciuto in atti pubblici come patrono principale della Terra di Mestre. Sappiamo che la chiesa dell’ospedale dei Battuti fu eretta ad oratorio il 5 agosto 1676 dall’arciprete Giacomo Porri, che vi celebrò messa. Si suppone inoltre che nei secoli passati la Chiesa di San Lorenzo fosse usata in talune occasioni come chiesa per le funzioni dei Battuti e di altre scuole mestrine. Il rifacimento del 1446 segnò un momento di profonda trasformazione per l’antico edificio medievale, rappresentando un chiaro tentativo di adeguare la struttura alle crescenti necessità della comunità di Mestre. In quell’anno la chiesa venne riprogettata acquisendo una pianta a tre navate, un’evoluzione architettonica resa possibile dall’intervento diretto del Consiglio della Comunità, che finanziò l’acquisto di otto colonne per sostenerne i nuovi archi. All’interno si trovava un’unica cappella laterale dedicata alla Santissima Croce, eretta per donazione della famiglia Dalla Croce (come attesta il testamento di Maria Dalla Croce del 1593, che la definiva «dei suoi antenati»). La famiglia ne curò l’arredo commissionando una preziosa tela di Rocco Marconi, inserendola in un contesto artistico veneziano di grande rilievo. Dell’opera si sono perse le tracce dopo la demolizione della chiesa, già ignote al Barcella nel 1855. Nella seconda metà del XVIII secolo, a causa dell’incremento demografico, l’antico edificio divenne insufficiente, degradato e angusto. Nel 1770, giudicata vetusta e rovinosa, il Consiglio dei Cittadini ne decretò la demolizione per erigere un nuovo tempio a navata unica, progettato da Bernardino Maccaruzzi. I lavori iniziarono nel 1781; la vecchia struttura fu abbattuta nel 1792 e il nuovo edificio neoclassico fu completato nel 1805. Un cimitero in stato di abbandono al campanile che sopravvisse Da una perizia di Tommaso Scalfarotto datata 16 marzo 1772 sappiamo che il cimitero si estendeva attorno alla chiesa, in particolare sul lato nord-ovest, sul fronte dell’edificio e sul lato sud-ovest, dove confinava direttamente con la Scoletta dei Battuti. La perizia, redatta proprio mentre si decideva la costruzione del nuovo Duomo, fu consegnata ai Provveditori alla Sanità. In essa il cimitero appariva insalubre: le mura di recinzione erano crollate e al suo interno vagavano maiali che, nella ricerca di radici e cibo, arrivavano a disseppellire i resti dei defunti. Scalfarotto chiedeva non solo il ripristino del decoro, ma il trasferimento in una sede più idonea. Cinque giorni dopo, i provveditori sollecitarono il provveditore di Mestre a intervenire immediatamente. Prima di Napoleone quasi tutte le chiese veneziane e dell’entroterra avevano piccoli cimiteri attigui all’edificio religioso; questo valeva anche per San Rocco e San Girolamo. Napoleone impose sepolture isolate e distanti dalle abitazioni in quanto tale pratica era insalubre. A Mestre un nuovo cimitero venne progettato da Giobatta Manocchi il 26 ottobre 1811. Il nuovo cimitero di Mestre fu realizzato nell’arco di decenni e il monumentale prese forma molto dopo. Nel 1855 Bonaventura Barcella registra ancora un’area cimiteriale presso il Duomo; parte dell’area occupata dall’antico cimitero servì infatti a ospitare l’edificio neoclassico, più ampio del precedente. Elemento di continuità tra antico e nuovo è il campanile, che non seguì la sorte della sua chiesa e possiamo ancora ammirarlo esattamente come facevano cinque secoli fa. Esso fu infatti realizzato nel 1515 ed è costituito da una torre solida, semplice ed elevata, con linee essenziali. Prosopografia dei parroci e arcipreti La serie dei parroci è documentata a partire dal 1232 con Enrico, primo nome attestato. Bonaventura Barcella compilò un elenco completo fino al 1832 (poi esteso al 1855), testimoniando l’evoluzione della guida spirituale e il legame tra clero e comunità mestrina. Tra le figure più rilevanti prima della demolizione del 1792 si ricordano: Enrico (1232): citato in un atto vescovile per l’istituzione di canonicati a Treviso. Jacopo (1292): incaricato dal vescovo di Treviso di pubblicare scomuniche, con funzioni simili a quelle degli odierni vicari foranei. Matteo dalla Strada (1429): sacerdote e notaio. Jacopo de’ Spini (1464): sacerdote veneziano eletto dalla Comunità di Mestre. Pietro Basso (1469): notaio, rogò testamenti per cittadini locali. Nicolò de’ Crescenzi (1477): insigne Dottore dei Decreti. Girolamo Fior (1540): menzionato in atti testamentari fino al 1547. Andrea Trevisan (1546-1574): canonico di Treviso, resse la parrocchia come commendatario risiedendo fuori città, nonostante le proteste dei cittadini; alla morte lasciò un capitale per due mansionerie. Camillo Trevisan (1578): canonico residente a Treviso; la cittadinanza insistette per la sua residenza in loco. Valentino Manetti (1586): originario di Tivoli. Antonio Caresini detto Massa (1600-1604): di famiglia cittadinesca, forse ex militare; morì a 29 anni. Flaminio Trevisan (1605). Fabio Andreoni (1606). Fiorino Onigo (1607): nobile trevigiano, autore di componimenti latini tra cui un Carme eroico. Francesco Porri (1609). Tommaso Tommasetti (1612-1621): illustre giurista, Dottore in ambedue le leggi; autore del manuale Flores Legum, con tredici edizioni europee. Girolamo Barbieri (1622-1637): resse la parrocchia fino alla rinuncia poco prima della morte. Giacomo Porri (1637-1680): cittadino mestrino, arricchì la chiesa di reliquie romane e istituì il suffragio dei morti; sotto il suo mandato fu inaugurato l’oratorio della Salute (1676). Alfonso Porri (1680-1703): nipote di Giacomo, morì a 60 anni. Lodovico Pamio (1703-1708). Andrea Sansoni (1708-1729): già parroco a Canizzano, pastore esemplare; lasciò legati preziosi alla Scuola del Santissimo Sacramento. Giovanni Antonio Zuliani (1729-1770): membro del Consiglio Civico, donò una reliquia della SS. Croce; guidò la parrocchia per oltre quarant’anni. Giacomo Albrizzi (1770-1800): Dottore in Teologia e noto predicatore; sotto la sua guida la chiesa ottenne il rinnovo del titolo di collegiata (1777) e iniziò la ricostruzione (1781); ospitò Papa Pio VI nel 1782. Galleria Immagini Schizzo della parte meridionale di Piazza Maggiore. Tommaso Scalfarotto, 21 marzo 1772 Savi ed Esecutori delle Acque Catastico (Particolare). Questa mappa del 1781 è di poco antecedente alla demolizione Savi ed esecutori delle Acque Serie Diversi Bibliografia “Della chiesa arcipretale e collegiata di S. Lorenzo Levita Martire di Mestre e dei Parrochi che la ressero dal secolo XIII sino al presente, Cenni Storici”. Scritti di Bonaventura Barcella e altri autori (pubblicato nel 1855 dalla Fabbriceria e dai Priori della Confraternita del Santissimo Sacramento in occasione dell’ingresso dell’Arciprete Paolo Colferai). 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