Chirignago 14 Gennaio 2026

La tragica storia di Villa Friedenberg (Asseggiano)

Villa Friedenberg | Discovery Mestre Villa Friedenberg Una dimora segnata dalla persecuzione nazista Introduzione a Villa Friedenberg Villa Friedenberg è una villa sita ad Asseggiano non distante dal centro di Chirignago. Si tratta di una villa veneta risalente al XVIII secolo, protetta da vincolo ministeriale per il suo interesse storico-artistico che purtroppo, oggi versa in uno stato di grave degrado e abbandono, con parti strutturali crollate e invasa da vegetazione. Storia della Villa Costruita nel XVIII secolo, la villa fu probabilmente eretta su un sito preesistente appartenente alla famiglia Prezzato, come indicato dalle mappe catastali del 1781. Nel 1808, il Catasto Napoleonico registra la proprietà di Giovanni o Pietro Prezzato, descritta come “casa e corte uso villeggiatura” e “casa e corte uso massariotto”, una struttura agricola tipica del Veneto rurale. Nel 1877, fu acquistata dal generale ungherese Samuel Gyulaj, ufficiale del Regio Esercito Italiano, che la ampliò con elementi neoclassici. Successivamente, la proprietà fu ceduta alla famiglia ebraica Friedenberg, di origine ungherese-transilvana. Vittorio Friedenberg, commerciante internazionale di cereali e sindaco di Chirignago per due mandati (1902-1907 e 1914-1920), la ribattezzò “Villa Emma” in onore della moglie, Emma Ravà. Sotto i Friedenberg, il parco-giardino divenne un luogo incantevole, con sentieri, marmi, reperti romani, labirinti, fontane, grotte, tempietti, laghetti e collinette artificiali. La famiglia fu tra le prime a asfaltare il tratto di strada antistante, l’odierna via Risorgimento, un tempo chiamata “Strada Gyulaj”, per ridurre la polvere causata dalle automobili. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo i bombardamenti alleati del 1943, la villa divenne un rifugio per sfollati locali, ma anche un centro di smistamento nazista per ebrei destinati ai campi di concentramento. I residenti notavano strani movimenti notturni, con carretti trainati da cavalli che portavano ebrei, ammassati in una stanza da 30 a 50 persone, che passavano la notte prima della deportazione a nord. Una stanza conserva nomi e indirizzi incisi sulle pareti, testimonianza di chi sapeva di non tornare. Testimoni come Sergio Bassetto, allora bambino di 8 anni, ricordano famiglie ebree portate via con valigie. La verità sul destino di queste persone emerse solo dopo la guerra, rendendo la villa un simbolo della Shoah veneta. Dopo la guerra, gli eredi Friedenberg cedettero la proprietà. Negli anni ’80, Villa Friedenberg S.r.l. la acquistò per oltre un miliardo di lire con l’intento di restaurarla, ma i fondi mancarono. Nel 2011, il tetto della barchessa crollò; nel 2017, l’intera barchessa orientale cedette sotto piogge e venti, segnando una grossa perdita per il Veneto; nel 2022, durante operazioni di pulizia, collassò gran parte della recinzione e della cancellata su via Asseggiano. Oggi, la villa è invasa da rovi, macerie e atti vandalici, inclusi simboli nazisti. Nel 2025, è in vendita per 2,9 milioni di euro, a 20 minuti da Venezia, con progetti per un hotel di lusso con 91 camere o un centro congressi sotterraneo, ma il suo destino rimane incerto, nonostante il riconoscimento FAI come “Luogo del Cuore”. Architettura Villa Friedenberg è un esempio classico di architettura veneta, sviluppata a forma di “L” su un terreno di oltre 28.000 m² (circa 3 ettari di parco). Il corpo padronale, ottocentesco, lungo 40 metri e su tre piani, presenta lineamenti neoclassici, con la facciata principale rivolta a sud verso il viale alberato di via Risorgimento e quella posteriore sul giardino con due magnolie Grandiflora secolari. A ovest si trova un antico granaio, la parte più vecchia del complesso, risalente al tardo Seicento; a est, una barchessa perpendicolare della metà dell’Ottocento, culminante in un portale neoclassico su via Asseggiano. Il giardino, con una fontana settecentesca e un tempo arricchito da elementi scenografici, include un bunker usato come rifugio antiaereo durante la guerra, oggi sommerso dalla vegetazione. Galleria Immagini Villa Friedenberg Cortile interno da Wikipedia Villa Friedenberg da Wikipedia Villa Friedenberg come appare oggi dall’alto Bibliografia Villa Friedenberg s.r.l., URL consultato il 19 dicembre 2016 Villa Giulai, Friedembergh (PDF), IRVV. URL consultato il 19 dicembre 2016 Villa Friedenberg, l’ultima dimora veneta dei deportati ebrei nei campi di concentramento, su vanillamagazine.it Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chirignago 14 Gennaio 2026

Cesare Cecchini un benefattore di Mestre

Cesare Cecchini | Discovery Mestre Cesare Cecchini Imprenditore e benefattore mestrino La famiglia Cecchini La famiglia Cecchini è una famiglia di imprenditori e costruttori originari di Villabruna, località del comune di Feltre. A Mestre è legata a una serie di importanti interventi di ammodernamento del territorio e a iniziative a favore della popolazione. Tra le opere che realizzarono o a cui contribuirono vi sono: la scuola De Amicis in centro a Mestre, la Società del Tram di Mestre, l’Ospedale Umberto I, il cavalcaferrovia della Giustizia, il cavalcaferrovia dei Quattro Cantoni e quello in località Favorita, la Galleria Teatro Vecchio, Villa Cecchini-Morosini e il Parco Piraghetto. Operarono anche nell’allora comune di Chirignago e in varie aree d’Italia. Cesare Cecchini Cesare Cecchini nacque da Giovanni Battista Cecchini il 20 luglio 1852. Ebbe due fratelli: Luigi e Giovanni Cecchini. La famiglia si trasferì in Francia, dove avviò una fruttuosa attività nel settore edile con la società Maurer & Cecchini Fr., impresa di costruzioni operante sia nel settore pubblico che in quello privato, con sede a Parigi. Dopo l’esperienza francese, Cesare si trasferì a Mestre nel 1886. Nel comune di Mestre, istituito nel 1866, Cesare collaborò strettamente con il sindaco Conte Jacopo Rossi, partecipando a numerosi progetti per ammodernare il paese. Nel 1897 fece parte della commissione presieduta dal primo cittadino per valutare il progetto di trasformazione di Villa Giustinian in una scuola. Nello stesso anno fu tra i firmatari del progetto di interramento degli ultimi 200 metri del Canal Salso verso Piazza Barche, che era diventato un acquitrino maleodorante. Il progetto fu affidato all’ingegnere mestrino Eugenio Mogno. Il 17 marzo 1901 fu tra i fondatori del Sindacato Agricolo di Mestre, di cui divenne vicepresidente, con Piero Berna presidente e Napoleone Ticozzi tra i consiglieri. Amava Piazza Umberto I e, quando la famiglia Da Re fallì, decise di rilevare Palazzo Da Re come residenza. Cecchini fu eletto sindaco del Comune di Chirignago dal 1907 al 1914, anno della sua morte, intraprendendo numerose iniziative, tra cui la costruzione di due complessi scolastici a Catene e Asseggiano e il progetto di allacciare la rete idrica di Chirignago all’acquedotto di Mestre. Cecchini imprenditore Cesare e Giovanni Cecchini furono tra gli imprenditori che nel 1891 parteciparono alla realizzazione della Società per la Tramvia, con carrozze inizialmente trainate da cavalli. In quel periodo Cesare propose un progetto per un ponte metallico da Punta San Giuliano a Cannaregio, in località San Giobbe. Nel 1903 la società tranviaria fu la prima a passare dalle carrozze a cavalli a quelle elettriche. Nel 1905 prese il nome di Società Anonima Tramvie Mestre (STM). Il percorso del tram si ampliò progressivamente. Il primo tratto partiva da Piazza Barche e raggiungeva Punta San Giuliano — occasione in cui fu realizzata per la prima volta la strada che sarebbe diventata Via Forte Marghera. Successivamente furono aggiunte linee verso Treviso, attraverso il Terraglio, e verso Mirano, con cavalcavia necessari per superare la ferrovia e altri ostacoli sul tracciato. I fratelli Cesare e Giovanni furono tra i notabili mestrini che collegarono Mestre a Treviso attraverso il Terraglio, realizzando un attraversamento ai Quattro Cantoni e un cavalcavia alla Favorita. Per raggiungere Treviso fu necessario anche un cavalcaferrovia per attraversare i binari della stazione trevisana. Cesare partecipò economicamente anche alla realizzazione del cavalcaferrovia della Giustizia, che collegava Mestre a Mirano, iniziato nel 1910 e terminato nel 1912. Nel 1912, insieme ad altri tre consiglieri (Cavalieri, D’Ambrosio e Pugnalin–Valsecchi), anticipò la cifra di 80.000 lire per la realizzazione di Via Circonvallazione. La donazione Cecchini Nel 1906 i fratelli Cecchini furono tra i principali finanziatori del nuovo Ospedale Umberto I, realizzato nell’area dell’abbazia di San Giacomo, o dell’ex Castelvecchio. Per la costruzione e l’ampliamento dell’ospedale furono necessarie 2.500.000 lire al 1936, di cui Cesare contribuì con 100.000 lire. Prima di morire, Cesare redasse un testamento in cui lasciò un legato di 100.000 lire per garantire l’assistenza ospedaliera agli anziani bisognosi durante il periodo invernale, dal 15 novembre al 30 marzo. In memoria di questa donazione, il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Umberto I gli intitolò uno dei padiglioni del complesso ospedaliero con Regio Decreto del 31 ottobre 1919. Il Padiglione Cecchini si affacciava su Via Castelvecchio, che all’epoca arrivava a Galleria Vittorio Emanuele (oggi Matteotti) e fu poi divisa in Via Antonio da Mestre, Via Ospedale e Via Castelvecchio. Onorificenze Cesare Cecchini ricevette la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia il 4 giugno 1912 e fu insignito della Medaglia al Valore Civile l’8 novembre 1912 per un atto di eroismo compiuto nei pressi del cavalcaferrovia della Giustizia: salvò un’anziana signora che rischiava di essere travolta dal tram. Cavaliere della Corona d’Italia — 4 giugno 1912. Medaglia al Valore Civile — 8 novembre 1912. Galleria Fotografica Foto del Cav. Cesare Cecchini Locandina del passaggio dal tram a cavalli al tram elettrico Il cavalcaferrovia che permise di attraversare la ferrovia di Treviso L’inaugurazione della Loggia del Padiglione Cecchini nel 1933 Particolare di Ritratto di Gentiluomo (Cesare Cecchini) di Alessandro Pomi Bibliografia Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Stevanato, Roberto; Ferruzzi, Gianni. Relazione del Centro Studi Storici di Mestre. Voce Cesare Cecchini su Wikipedia. Archivio L’archivio storico Cecchini si estende dal 1883 al 1996 e comprende la documentazione della Maurer & Cecchini Fr., della Concordia e di altre imprese collegate e controllate. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chirignago 13 Ottobre 2025

Villa Manfrin (Chirignago) 

Villa Manfrin | Discovery Mestre Villa Manfrin Canonica della chiesa di San Giorgio in Chirignago Le origini e il contesto storico Nel cuore di Chirignago, a pochi passi da via Miranese e dalla chiesa di San Giorgio, sorge Villa Manfrin, conosciuta anche come Villa Calzavara-Manfrin o Casa Canonica di San Giorgio. La sua costruzione risale al tardo Settecento, in un periodo di transizione tra la grande stagione delle ville venete e la nascita dei centri abitati moderni lungo la via Miranese. L’edificio sorge su un’area già occupata da antiche case rurali e da un piccolo oratorio; fu successivamente ristrutturato e ampliato per divenire residenza di rappresentanza di una famiglia locale agiata, probabilmente collegata ai Calzavara, commercianti e possidenti del territorio mestrino. Con l’Ottocento, e dopo la caduta della Repubblica di Venezia, la villa passò ai Manfrin, famiglia di proprietari e benefattori che ne conservarono la struttura originaria e ne destinarono parte a funzioni religiose e sociali. Nel corso del Novecento l’edificio venne donato alla Parrocchia di San Giorgio, divenendo casa canonica e sede di incontri, gruppi giovanili e attività comunitarie. Architettura e struttura del complesso Villa Manfrin si presenta come una costruzione a due piani, dal volume compatto e regolare, con facciata simmetrica dominata da un ampio timpano triangolare che richiama i modelli del classicismo veneziano. Le aperture si distribuiscono con ritmo equilibrato: il piano terra presenta portale centrale e finestre rettangolari semplici; il piano nobile è scandito da finestre architravate, mentre il timpano superiore dona all’insieme una nota di solennità. Sul retro si sviluppano annessi rurali e piccoli corpi di servizio, disposti in modo irregolare ma perfettamente integrati nel complesso, come riportato nella scheda VE-480 della Regione Veneto. La planimetria, di forma rettangolare, conserva ancora le proporzioni originarie e testimonia la destinazione residenziale di una villa di dimensioni medio-piccole, tipica delle famiglie borghesi del tardo Settecento. Gli interni, pur semplificati nel corso dei restauri, conservano tracce di decorazioni ad affresco e soffitti lignei d’epoca, mentre il giardino antistante mantiene il disegno sobrio delle ville di pianura: prato centrale, siepi basse e alberi disposti a cornice. Le famiglie e gli usi nel tempo Nel corso dei secoli, la proprietà di Villa Manfrin passò attraverso diverse famiglie e destinazioni. In origine probabilmente appartenente ai Calzavara, fu poi legata ai Manfrin, nome che compare nei registri catastali ottocenteschi come titolare del bene. La famiglia Manfrin, già proprietaria di altre dimore nel territorio veneziano — tra cui la celebre Villa Manfrin ai Gesuiti di Treviso, nota per le collezioni artistiche — mantenne per decenni il possesso dell’edificio di Chirignago, che fungeva da residenza stagionale e centro agricolo di riferimento. Nel corso del Novecento la villa fu ceduta alla parrocchia di San Giorgio, diventando parte integrante del complesso religioso. Per molti abitanti di Chirignago, la «Casa Canonica» di via Miranese è ancora oggi un luogo della memoria, legato alla vita comunitaria e alla formazione delle giovani generazioni. Valore storico e tutela Per la sua architettura sobria ma elegante, Villa Manfrin rappresenta un tipico esempio di villa tardo-settecentesca di pianura, espressione del gusto borghese che caratterizzò l’ultimo periodo della Serenissima. La Soprintendenza ai Beni Architettonici ne ha riconosciuto il valore storico-artistico inserendola tra i beni vincolati con decreto di tutela del 1969, ai sensi della legge 1089/1939. L’edificio, oggi in buone condizioni, continua a essere un punto di riferimento nel centro di Chirignago: la sua presenza discreta ma autorevole contribuisce a definire l’identità del quartiere e a testimoniare la continuità tra la storia sacra e quella civile del borgo. Una villa tra fede e comunità Oggi Villa Manfrin è sede della casa canonica di San Giorgio e luogo di incontro per le attività parrocchiali. Le sue stanze accolgono riunioni, iniziative sociali, momenti di spiritualità e cultura, proseguendo idealmente quella funzione di centro comunitario che ha sempre caratterizzato la vita della villa. Nel silenzio del suo giardino, protetto dal traffico della via Miranese, sopravvive la memoria di una Chirignago rurale e solidale, dove l’eleganza architettonica delle ville si intreccia con il senso di appartenenza e di servizio alla comunità. Galleria Fotografica Villa Manfrin (foto d’archivio) Villa Manfrin (Google Maps) Bibliografia Bassi, Elena. Ville della provincia di Venezia. Rusconi, 1987. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chirignago 12 Ottobre 2025

Villa Favero Fabris (Tiepolo)

Villa Favero Fabris (Tiepolo) | Discovery Mestre Villa Favero Fabris (Tiepolo) Da villa a contenitore di imprese Le origini e il contesto storico Villa Favero Fabris, conosciuta anche come Villa Tiepolo, fu costruita nel XVI secolo, epoca in cui molte famiglie patrizie veneziane decisero di edificare eleganti residenze di villeggiatura lungo quella che era detta via Padovana, oggi via Miranese. Le prime notizie sulla villa compaiono in documenti catastali e mappe del Settecento e dell’Ottocento, dove è registrata come Villa Fabris Favaro con ampie adiacenze rurali. Il toponimo «Tiepolo» sembra derivare da una precedente proprietà o dal rapporto con la nobile casata veneziana che, nel corso dei secoli, lasciò numerose tracce architettoniche nella campagna veneziana. La villa sorge in un punto di grande rilievo storico: proprio sotto l’attuale via Miranese, di fronte all’edificio, si trovano i resti di un ponte romano che un tempo permetteva l’attraversamento di un antico corso d’acqua. Questi resti, oggi sepolti, testimoniano la continuità dell’insediamento e confermano che l’area era già urbanizzata in epoca imperiale. Architettura e caratteristiche del complesso Villa Favero Fabris conserva ancora oggi l’impianto architettonico originario delle ville venete cinquecentesche: una struttura a pianta rettangolare, con salone centrale passante, piano nobile rialzato e due livelli sottostanti. L’interno presenta travature di stile sansovinesco, tipiche dello stile sobrio e lineare ispirato all’opera di Jacopo Sansovino; il salone centrale, illuminato da una trifora con balcone, mantiene l’impostazione simmetrica e l’equilibrio compositivo del Rinascimento veneziano. All’esterno, la facciata principale si distingue per la semplicità delle linee, con finestre regolari e frontone centrale, mentre sul retro si apre un piccolo giardino privato, un tempo collegato a orti e rustici oggi scomparsi. Il catasto del 1841 descrive la proprietà come «Villa Fabris Favaro con adiacenze adibite alla lavorazione di piume d’oca e piumini (dal 1796)», evidenziando come, già in età moderna, la residenza avesse affiancato alle funzioni abitative quelle produttive e artigianali. Questa vocazione proto-industriale anticipa la nascita dei laboratori di piumini Fabris tuttora presenti lungo via Miranese, segno di una continuità artigianale che attraversa più di due secoli. Le famiglie proprietarie e la tradizione produttiva Nel corso dei secoli la villa passò di mano fra diverse famiglie legate al territorio. I Tiepolo, proprietari originari secondo le fonti seicentesche, lasciarono la dimora ai Favero, quindi ai Fabris, il cui nome è rimasto legato alla villa fino ai giorni nostri. La famiglia Fabris, attiva già nel Settecento nel commercio e nella lavorazione di piume e imbottiture, trasformò parte delle dipendenze della villa in laboratori e magazzini. Da questa attività derivano i piumini Fabris, marchio locale che ha proseguito per generazioni la tradizione della manifattura di piume d’oca, tuttora simbolo di eccellenza artigiana. Nel corso dell’Ottocento la villa mantenne la sua funzione residenziale, ma divenne anche un punto di riferimento per le attività economiche del borgo: botteghe, piccoli opifici e corti rurali si disposero progressivamente intorno all’edificio principale, contribuendo alla formazione del centro storico di Chirignago come lo conosciamo oggi. Il valore storico e le testimonianze archeologiche L’area attorno a Villa Favero Fabris è ricca di stratificazioni storiche. Gli scavi occasionali condotti nel Novecento hanno portato alla luce tracce di un antico ponte romano, posto proprio di fronte alla villa e oggi inglobato nel tracciato moderno della via Miranese. Le sue arcate, realizzate in laterizio, confermano l’esistenza di un asse viario romano di collegamento tra Mestre e Spinea, su cui in epoca successiva sorsero molte delle ville veneziane del territorio. Dal punto di vista architettonico, la villa rappresenta un importante esempio di continuità tra epoca rinascimentale e ottocentesca, capace di adattarsi alle esigenze della vita moderna senza perdere la sua identità storica. Le travature lignee originali, le decorazioni in cotto e la trifora del piano nobile sono elementi di pregio che ancora oggi caratterizzano l’edificio. Galleria Fotografica Villa Fabris Favaro (Google Maps) Mappa del Comune Censuario di Chirignago (1841) — Villa Fabris Favaro con le adiacenze adibite alla lavorazione di piume d’oca e piumini (n. 448) Riferimenti Wikipedia — Chirignago (sezione «Ville venete»: datazione, elementi architettonici, ponte romano). Quirinus Venezia Properties — scheda architettonica (travature sansoviniche, trifora, piano nobile). La Nuova di Venezia e Mestre — il ponte romano davanti alla villa. Catasto Chirignago 1841, nota n. 448 — Villa Fabris Favaro con lavorazione di piume e piumini. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chirignago 12 Ottobre 2025

Villa Cosulich Zerbo Mason e lo Scopificio Zerbo (Chirignago)

Villa Cosulich Zerbo Mason | Discovery Mestre Villa Cosulich Zerbo Mason Da villa storica a sede dello Scopificio Zerbo Storia Villa Cosulich sorge nel cuore di Chirignago, lungo via Miranese, ed è uno degli esempi più raffinati di villa veneta tardo-settecentesca oggi inglobata nel tessuto urbano del territorio. La data più probabile per la costruzione (o la radicale ristrutturazione palladiana) del corpo padronale è la seconda metà del XVIII secolo, come rivela la rigidezza compositiva e la sobrietà del prospetto. Una mappa del 1784 redatta da Bernardino Scalfarotto la indica già di proprietà della nobile famiglia Tiepolo. All’inizio dell’Ottocento passa probabilmente ai Ferri; nel corso del Novecento la proprietà è passata ai Cosulich (da cui il nome attuale), agli Zerbo e infine alla famiglia Mason. La villa incarnava il classico modello veneto «bifronte»: elegante residenza estiva della nobiltà e contemporaneamente centro produttivo agricolo e artigianale, con campi, barchesse, magazzini e laboratori. Intorno al complesso si era consolidata, già nell’Ottocento, una piccola economia locale basata sulla produzione di scope e articoli in saggina e legno. Lo Scopificio Zerbo: industria e tradizione La famiglia Zerbo, originaria della zona, convertì parte delle strutture rustiche della villa in laboratorio, dove si producevano scope e spazzole di saggina, bastoni, spazzole e piccoli oggetti in legno, tappeti e zerbini intrecciati con fibre naturali. Il termine «zerbino» deriva dall’arabo zirbī (tappeto o cuscino) e non dal cognome dei titolari dello scopificio. Lo scopificio impiegava numerosi abitanti di Chirignago, in particolare donne e giovani apprendisti addetti alla legatura e alla rifinitura dei prodotti. Testimonianze orali raccontano di una fabbrica ancora attiva nei primi decenni del Novecento, punto di riferimento per l’artigianato locale e la vita comunitaria del paese. Non sono note con precisione le date di apertura e chiusura. Alcuni autori suggeriscono un’attività già dal 1780, ma è più verosimile che lo stabilimento fosse operativo intorno al 1841, come riportato nella mappa catastale austriaca. In precedenza le donne del vicinato realizzavano le scope a domicilio per conto degli Zerbo, prima che venisse aperto il laboratorio vero e proprio accanto alla villa. Vincolata con decreto del 18 marzo 1976 (insieme al parco storico), la villa conserva ancora oggi la sua intatta dignità settecentesca nonostante l’urbanizzazione circostante. Architettura La villa presenta la tipica pianta a «H» semplificata delle ville venete della seconda metà del Settecento: un corpo padronale centrale alto e compatto, allungato in senso longitudinale, è serrato ai lati da due lunghe ali di barchessa più basse e leggermente arretrate, creando una volumetria digradante verso l’esterno. Sul retro fabbricati rustici chiudono una piccola corte di servizio. Il prospetto principale, rivolto a sud, è sobrio e rigorosamente simmetrico, sviluppato su due piani fuori terra più sottotetto. Le aperture, tutte architravate in pietra d’Istria, si corrispondono con precisione verticale e orizzontale. L’asse centrale è sottolineato da due grandi monofore ad arco a tutto sesto sovrapposte: quella del piano nobile si apre su uno stretto poggiolo con ringhiera in ferro battuto. Fasce marcapiano dipinte segnano i livelli dei solai e dei davanzali; sotto le finestre del piano nobile compaiono specchiature rettangolari decorative. Un alto cornicione modanato corona la facciata e, al suo centro, accoglie uno stemma settecentesco in pietra con scudo accartocciato e banda diagonale. Le barchesse, originariamente aperte da una sequenza di grandi archi a tutto sesto su pilastri (portico perimetrale tipico veneto), sono state quasi completamente tamponate durante un restauro novecentesco, perdendo gran parte della loro leggerezza originaria. Alle estremità di ciascuna ala, corpi rustici si raccordano mediante archi di collegamento; sulle chiavi di volta sono murate teste di vecchio scolpite, pregevoli elementi di reimpiego dei secoli XVII–XVIII. Il parco e gli elementi storici Il parco, oggi molto ridotto ma ancora vincolato, è racchiuso da un’elegante cancellata in ferro battuto con tre ingressi simmetrici. Tra gli elementi di maggior pregio spicca un’antica vera da pozzo in pietra d’Istria, probabilmente databile tra il XIV e il XV secolo — la testimonianza più antica del sito, precedente di secoli la villa settecentesca. Di particolare interesse storico è la ghiacciaia sotterranea, visibile esternamente come una piccola montagnola alberata. Vi si accede attraverso un corridoio voltato in mattoni chiuso da un cancelletto in ferro; la camera ipogea, perfettamente conservata, veniva riempita di neve e ghiaccio tra Sette e Ottocento per la conservazione degli alimenti. Si tratta di una delle rarissime ghiacciaie rurali ancora leggibili nel territorio mestrino, preziosa testimonianza della vita domestica delle ville venete prima dell’avvento della refrigerazione moderna. Galleria Fotografica Villa Cosulich Zerbo Mason (Google Maps) Mappa del Comune Censuario di Chirignago (1841) — Lotto 446 con la villa e lo Scopificio Cartolina pubblicitaria della ditta Fratelli Zerbo (1938) Riferimenti Bassi, Elena. Ville della provincia di Venezia. Rusconi. Chirignago.altervista.org — «Origini di San Giorgio» (fabbrica Zerbo, fondata nel 1780). Wikipedia — Chirignago (cenni sulla villa e il restauro). Chirignago.altervista.org — «Presarti» (donazione 1925 delle operaie dello Scopificio). Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chirignago 12 Ottobre 2025

Villa Raspi Barozzi Saccardo (Chirignago)

Villa Raspi Barozzi Saccardo | Discovery Mestre Villa Raspi Barozzi Saccardo Dimora storica lungo via Miranese Le origini della villa Villa Raspi Barozzi Saccardo è una delle dimore più antiche di Chirignago, con origini nel XVI secolo, quando le famiglie patrizie veneziane iniziarono a edificare residenze di villeggiatura lungo quella che era detta via Padovana, oggi via Miranese. Villa Raspi fu una di queste: un complesso agricolo-nobiliare pensato per unire la funzionalità dei campi alla raffinatezza architettonica della casa padronale. La posizione, lungo una delle vie di collegamento più antiche tra Venezia, Mestre e Mirano, rese la villa un punto di riferimento nel paesaggio rurale del tempo. Già nel Seicento l’edificio era citato negli elenchi delle proprietà nobiliari locali. Architettura e caratteristiche L’aspetto attuale della villa è il risultato di stratificazioni avvenute nel corso dei secoli, ma mantiene intatto il suo impianto tardo-rinascimentale. La facciata principale, rivolta verso la via, è sobria e regolare, scandita da finestre simmetriche e sormontata al piano nobile da una serliana — la tipica apertura centrale ad arco affiancata da due finestre rettangolari — che costituisce l’elemento distintivo dell’architettura veneta cinquecentesca. La facciata opposta, orientata verso il parco, riprende lo stesso equilibrio compositivo e apre lo sguardo su un giardino che un tempo era impostato secondo criteri all’italiana: aiuole geometriche, vialetti alberati e statue in pietra. Oggi solo parte di quell’impianto è riconoscibile, ma rimane evidente il legame tra l’edificio e il paesaggio circostante. All’interno si conservano decorazioni pittoriche seicentesche e alcune strutture originarie, come le canne fumarie in facciata, che tradiscono l’uso abitativo invernale della casa. Accanto al corpo principale si estende la barchessa con arcate, un tempo destinata a funzioni agricole e oggi elemento architettonico di grande valore. Completano il complesso una cancellata in ferro battuto — su cui spiccano le iniziali «S.R.», Sebastiano Raspi, il primo proprietario noto — e un ampio parco che ne definisce l’impianto scenografico. Le famiglie proprietarie Nel corso dei secoli, la villa passò attraverso diverse mani, riflettendo la storia sociale del territorio. I primi proprietari documentati furono i Raspi, a cui si deve il nome originario. Successivamente subentrarono le famiglie Barozzi, Saviane, Saccardo, Vereni e infine Vadalà, ciascuna lasciando segni tangibili attraverso restauri, ampliamenti o arredi. Nel Novecento la dimora entrò a far parte del patrimonio della famiglia Saccardo. L’architetto Pietro Saccardo — noto restauratore veneziano tra fine Ottocento e inizi del Novecento — visse e lavorò qui per lungo tempo, facendo della villa anche un centro di studi e progetti sull’architettura storica veneziana. Il suo archivio, ricco di disegni e documenti, fu custodito nella villa prima di essere trasferito all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Nel 1978 fu eseguito un importante risanamento conservativo, volto a preservare le strutture antiche e ad adattare il complesso a nuovi usi senza snaturarne l’identità. Valore artistico e storico Dal 7 giugno 1963 Villa Raspi Barozzi Saccardo è sottoposta a vincolo di tutela da parte della Soprintendenza, riconosciuta come bene di interesse storico e architettonico. Sebbene alcune decorazioni originarie siano andate perdute nel tempo, il corpo principale e la barchessa mantengono intatti i caratteri architettonici del Seicento. Molte statue e manufatti del giardino furono in seguito trasferiti a Venezia, dove oggi sono conservati presso la Ca’ d’Oro, testimonianza del valore artistico che un tempo arricchiva il parco. La villa oggi Oggi Villa Raspi Barozzi Saccardo si presenta come una residenza privata immersa nel verde, ma continua a essere riconosciuta come testimonianza identitaria del territorio. Il suo profilo sobrio e nobile, le proporzioni armoniche e la quiete del parco ricordano l’equilibrio tra natura e architettura che ha caratterizzato per secoli la civiltà delle ville venete. Pur non essendo aperta stabilmente al pubblico, la villa suscita ancora l’interesse di studiosi e cittadini, che la considerano un simbolo di continuità storica e bellezza discreta nel cuore di Chirignago. Galleria Fotografica Barchessa di Villa Raspi Barozzi Saccardo Mappa del Comune Censuario di Chirignago (1841) — Villa Raspi Saccardo (n. 463), parco-giardino, barchessa e adiacenze Bibliografia Bassi, Elena. Ville della provincia di Venezia. Rusconi. Istituto Regionale Ville Venete. Ville venete. Decreti di vincolo e relazioni storico-artistiche. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chirignago 11 Ottobre 2025

Villa Bisacco-Palazzi (Chirignago)

Villa Bisacco-Palazzi | Discovery Mestre Villa Bisacco-Palazzi Il Centro Don Orione di Chirignago Storia della villa Le prime tracce documentarie risalgono al XVII secolo, ma l’aspetto attuale della villa deriva dagli interventi settecenteschi che le conferirono un’eleganza classica e sobria. In alcuni documenti del 1766 l’edificio compare con il nome di «Villa Curnis». La costruzione, a pianta quadrata e impostazione simmetrica, ricalca il modello della villa veneta: un salone passante decorato da affreschi, ambienti laterali di servizio e, all’esterno, un giardino all’italiana affiancato dai rustici agricoli. Le due facciate principali — una verso via Miranese, l’altra verso il parco — presentano logge ad archi e terrazze con balaustre in pietra. Il salone conserva tracce di un ciclo pittorico ottocentesco attribuito a Luigi Da Rios, artista veneziano influenzato dai modelli tiepoleschi. Il parco, arricchito da statue e da un antico pozzo, era circondato da serre, scuderie e da una grande barchessa, elementi tipici della vita rurale veneta. I coniugi Bisacco-Palazzi e la donazione Per lungo tempo la villa fu la residenza dei coniugi Giacomo Bisacco e Adele Palazzi, figure di spicco nella società veneziana tra Ottocento e primo Novecento. Lui, ingegnere e naturalista; lei, donna colta e profondamente religiosa. I due vivevano circondati da un piccolo mondo agricolo fatto di orti, stalle e serre. Senza eredi, scelsero di destinare il loro patrimonio alla Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione, affinché la villa diventasse un luogo dedicato ai poveri e ai disabili. Nel testamento manifestarono un desiderio preciso: che la proprietà ospitasse una «scuola di agricoltura e di vita cristiana» aperta a chi non aveva mezzi o famiglia. Alla morte dei coniugi, nel 1958, la proprietà passò alla Congregazione, che per alcuni anni la mantenne in attesa di delineare un progetto stabile. Quel sogno prese forma nel 1972. L’arrivo dei Figli della Divina Provvidenza Nel 1972 la villa divenne ufficialmente il Centro Don Orione di Chirignago, dando avvio a una nuova missione di carità. Il Patriarca di Venezia Albino Luciani — futuro Papa Giovanni Paolo I — incoraggiò e benedisse l’iniziativa. L’8 settembre 1972, festa della Natività di Maria, il Centro fu inaugurato sotto la guida di Don Guido Borile, primo direttore. Nei primi anni la villa accolse un gruppo di giovani con disabilità, offrendo un ambiente sereno e familiare fondato su fiducia, preghiera e lavoro. I terreni agricoli vennero impiegati per attività di ortofloricoltura e allevamento, utili alla formazione e alla terapia occupazionale. Con l’aumento delle esigenze, nel 1974 fu costruito un nuovo edificio residenziale adiacente alla villa, anch’esso inaugurato l’8 settembre. Negli anni successivi il Centro attraversò periodi difficili, superati grazie alla determinazione dei religiosi orionini. Il Patriarca Luciani, in segno di vicinanza, donò alcuni suoi oggetti personali — croci pettorali e anelli — messi all’asta per sostenere le attività formative. Una crescita costante Nel corso dei decenni il Centro Don Orione di Chirignago è cresciuto insieme alla comunità. Negli anni Ottanta nacquero le prime comunità alloggio; nel 1987 fu istituito il Centro Educativo Occupazionale Diurno per persone con disabilità fisiche e intellettive. Gli anni Duemila segnarono una nuova fase di sviluppo: nel 2002 fu inaugurata una moderna ala dell’edificio principale, mentre la villa storica venne restaurata, restituendo al pubblico i saloni affrescati e la barchessa, oggi sede di attività culturali e laboratori. Nel 2022, per i cinquant’anni dalla fondazione, il Centro ha celebrato la propria storia con il volume C’è posto per tutti!, che raccoglie testimonianze, fotografie e memorie di religiosi, operatori, volontari e famiglie. Galleria Fotografica Villa e barchessa La villa vista di fronte Vista dall’alto Mappa del Comune Censuario di Chirignago (1841) — Villa Curnis Bisacco Palazzi (n. 468) Riferimenti Parrocchia San Giorgio di Chirignago — storia del Centro Don Orione. Istituto Parini. Sito Ville Venete — scheda VE-478. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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