Richard C. Fairfield: il primo soldato americano morto in Italia
Richard Cutts Fairfield | Discovery Mestre Richard Cutts Fairfield Il primo soldato americano morto in Italia nella Grande Guerra Storia Richard Cutts Fairfield nacque in West Virginia il 20 gennaio 1899. Si diplomò al St George’s School di Newport, (Rhode Island), e successivamente fu accettato dall’Università di Harvard quale studente, ma al proseguire gli studi preferì partire volontario per l’Italia dove servì nel corpo di soccorso britannico Wynne-Bevan a Mestre. Richard aveva il compito di guidare l’ambulanza presso un ospedale da campo. Il 26 gennaio 1918 vi fu un raid aereo sulla città di Mestre da parte degli austriaci così Richard assieme al commilitone William Platt di Baltimora decisero di uscire in motocicletta per prestare aiuto ad eventuali feriti. Purtroppo anche loro caddero sotto le bombe nemiche nelle vicinanze della scuola De Amicis, nei pressi della Torre di Mestre: Richard fu colpito da una scheggia al cuore, mentre William fu ferito da più schegge alla testa, allo stomaco e alle gambe. Per loro non vi fu nulla da fare e morirono poco dopo. La madre di Richard decise di seppellire il figlio a Mestre, mentre i genitori di William vollero il figlio accanto a loro in America. Per dare una degna sepoltura alla salma di questo giovane ragazzo il 31 gennaio 1918 l’imprenditore e politico locale Giovanni Cecchini con un gesto di grande benevolenza decise di mettere a disposizione la Cappella di Famiglia nel cimitero di Mestre per ospitarlo provvisoriamente. Il monumento eretto in suo nome a Mestre Il 21 aprile 1921 il suo corpo fu tumulato presso il monumento funebre eretto in suo onore. La sua bara fu coperta sia dalla bandiera americana che da quella italiana in segno di amicizia fra i popoli. Richard ricevette gli onori militari dalle due nazioni e fu sepolto nel cimitero di Mestre dove lo attendeva un monumento costruito appositamente per ricordarlo. Ai funerali partecipò la madre, Lalla Griffith Fairfield-Barr, il Gen. Evan M. Johnson in rappresentanza dell’esercito americano, il Gen. Guglielmotti in rappresentanza del Ministero della Guerra italiano, il Sindaco di Mestre Carlo Allegri e le alte autorità civili e militari. Richard Cutts Fairfield fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare Italiana. Secondo alcuni studiosi americani Richard ispirò un personaggio del libro Addio alle Armi di Ernest Hemingway, il quale visitò Mestre pochi anni dopo. Galleria Immagini Il monumento funebre di Richard Cutts Fairfield nel cimitero di Mestre Ambulanza del corpo di soccorso Wynne-Bevan in un’immagine dell’epoca Richard Cutts Fairfield in una foto dell’epoca Ritaglio di un giornale americano che racconta la morte del giovane Richard Bibliografia “Il Cimitero di Mestre a 200 anni dalla fondazione” (Gianni Ferruzzi – Roberto Stevanato Centro di studi Storici di Mestre) Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Villa Cecchini Morosini (area Giustizia – Miranese)
Villa Cecchini Morosini | Discovery Mestre Villa Cecchini Morosini Una villa settecentesca immersa in un parco con essenze rare Storia e documentazione La Villa Cecchini Morosini è ubicata in via Miranese a Mestre nel Comune di Venezia a ridosso del cavalcaferrovia della Giustizia. La villa settecentesca deve il suo nome al ramo Veneziano della famiglia Cecchini Morosini, è immersa in un grande parco, dove si possono trovare essenze rare sia per tipologia sia per età e dimensione, tipiche dei giardini delle ville venete. Il complesso è costituito da tre corpi di fabbrica. La villa, a due piani più sottotetto, è a base quasi quadrata e presenta una distribuzione interna rispettosa dei canoni delle ville campestri: salone centrale profondo quanto la villa e quattro stanze laterali (due per lato) nei primi due piani. L’architettura è sobria e rispettosa delle simmetrie; all’esterno la costruzione non presenta fregi o decori di sorta. Le due facciate principali sono eguali, salvo la presenza di controfinestre sulle facciate nord ed est e di una veranda in ferro e vetro sull’ingresso posto a nord. Sopra le finestrature delle pareti nord ed est si osservano mensole parapioggia in materiale cementizio non presenti sul lato sud. Materiali e caratteristiche costruttive delle controfinestre e delle mensole sono opere riconducibili presumibilmente alla metà del ‘900. La parete est presenta una asimmetria nella distribuzione dei fori che ipotizza la chiusura di una finestra al pianterreno. Il manufatto principale risulta privato dell’ala est, mentre l’ala ovest, sensibilmente più bassa della villa, è caratterizzata, sulla facciata sud, da cinque ampie e basse arcate, in parte parzialmente murate, in parte chiuse da verande in ferro e vetro. Il corpo più recente, rilevato nel Catasto Italiano e nella mappa aerofotogrammetrica del 1968, si innesta sull’ala Ovest occludendo completamente l’ultima arcata e metà della precedente. Questo è il risultato di costruzioni aggiunte in tempi successivi nel corso del XX secolo, con materiali e modalità costruttive differenti, al solo scopo di rispondere ad esigenze di spazi per alloggi e ricoveri degli attrezzi. Destinazione Attuale Dal 2000 al 2010 si sono susseguiti vari lavori di restauro su progetto dell’Arch. Giovanni Faoro. I lavori hanno interessati in particolare il fabbricato principale, dove è stato eseguito il ripristino del sistema di archi che domina il lato sud della barchessa ed eliminando le parziali occlusioni e le superfetazioni con il recupero della relativa volumetria in altra parte dell’estesa area di pertinenza. Il parco Seppure al giorno d’oggi non sia esteso come un tempo, il parco che circonda la villa è adornato di essenze arboree secolari di notevoli dimensioni, molto rare nel territorio mestrino, che tuttora vengono integralmente tutelate. Tra le svariate essenze si trovano Magnolie Grandiflora, Magnolie Solangeana, Cedri Deodara, Platani, palme, bambù, lecci, lauri ceraso, aiuole di bosso, melograno, tuia e cedro del Giappone. Galleria Immagini Villa Cecchini Morosini oggi Prospetto sud di Villa Cecchini Morosini Ritratto di Giovanni Cecchini Bibliografia Villa Cecchini Morosini, Wikipedia, aggiornata con la collaborazione dell’Arch. Giovanni Faoro. Prof. Roberto Stevanato, Relazione Villa Cecchini Morosini, Mestre, Centro Studi Storici Mestre, 1999. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Foro Boario: la seconda piazza di Mestre
Foro Boario | Discovery Mestre Foro Boario La seconda piazza di Mestre nata dall’ortaglia di Villa Erizzo Contesto storico Mestre all’inizio del XIX secolo aveva due piazze, se così si potevano chiamare. Una piazza era quella Piazza Maggiore sorta dove un tempo vi era il Borgo di San Lorenzo, odierna Piazza Ferretto, un’altra era Piazza Barche posta alla fine del canale artificiale chiamato Canal Salso. Non erano due vere piazze ma “spiazzi” in cui le persone si ritrovavano per commerciare e bere o mangiare parlando di affari. Piazza Barche aveva la sua funzione di luogo di commercio in virtù dell’essere posta al termine del Canal Salso, Fossa Gradeniga, ma questa sua funzione cominciò a scemare quando nel 1842 venne realizzata la Stazione dei Treni, prima a Marghera e poi a Mestre. Se le merci passavano per il Ponte ferroviario, 1846, con un mezzo più capiente e veloce com’era il treno aveva sempre meno peso il traffico acqueo. Fu in questo contesto che i notabili di Mestre si proposero di trovare nuove aree per dare a Mestre una nuova e definitiva Piazza. La scelta cadde su Piazza Maggiore che era posta all’interno dei due rami del Marzenego e che aveva una qualche centralità nella storia della città. Ma per poter procedere con questo progetto serviva liberare la Piazza dalle fiere e dai mercati degli animali e ridisegnarla rendendola più “decorosa”. L’ortaglia di Villa Erizzo Villa Erizzo si estendeva dall’attuale Piazza Donatori di Sangue alla Ferrovia, da Via Cappuccina a Via Piave, ovviamente queste all’epoca non esistevano. Una villa meravigliosa realizzata fra il XVIII e il XIX secolo in quella che all’epoca era un’area scelta da molti nobili veneziani per costruire residenze di villeggiatura. Lì dove oggi si trova Piazzale Donatori di Sangue vi era la sua ortaglia, cioè un giardino con orto, frutteti e piante di vario genere, di forma rettangolare circondato su tre lati da un fossato e sul quarto da Via Rosa. Secondo quanto riportato da un sopraluogo degli ingegneri Orazio Monti e Angelo Castagna, 26 Febbraio 1869, all’interno di questo terreno a due passi da Piazza Maggiore si poteva ammirare un prato con gelsi e viti, siepi di tulie, peri, peschi, ciliegi, un noselero e un salice. Qui l’ingegnere Francesco Balduin, per conto del Municipio di Mestre, individuò l’area ideale per trasferire parte del mercato del bestiame che in quegli anni si teneva in Piazza Maggiore, l’attuale Piazza Ferretto. Il Foro Boario di Mestre Fu l’allora assessore Piero Berna, Sindaco Girolamo Allegri, a cercare di intavolare una trattativa per l’acquisto del terreno con il Conte Giuseppe Angelo Bianchini, (1831 – 1884), allo scopo di convincere questi a vendere l’area dell’ortaglia alla città. Le due parti in causa non trovarono facilmente un accordo perché da parte il Conte Bianchini voleva realizzare un buon ritorno economico per la cessione di questo terreno mentre il comune non aveva abbastanza fondi a disposizione per accontentarlo. Le perizie presentate dell’ingegnere Balduin attribuivano all’ortaglia un valore pari a 1600 lire circa, mentre la perizia dell’ing Saccardo incaricato dalla proprietà era di 6202,5 lire. Come punto d’incontro procedette a un contratto di vendita per la cifra di 4000 lire. Il colpo di scena avvenne quando l’assessore Berna fece richiesta alla prefettura di poter procedere all’acquisto ma trovò l’opposizione dell’ufficio interpellato che valutava il terreno 2000 lire e intimò al conte di accettare tale cifra o avrebbe provveduto all’esproprio del medesimo terreno. Dopo la mancata risposta del Conte l’autorità preposta procedette all’esproprio il 23 gennaio 1868. Ne nacque una causa che vide vincere in seconda istanza il Conte Bianchini generando un danno economico e di immagine a Mestre e al sindaco e avvocato Allegri. In ogni caso il progetto dell’ingegner Balduin venne proseguito nell’area espropriata vedendo la realizzazione del Foro Boario e qui venne organizzato il mercato degli ovini, vicino alla Villa, e dei bovini verso la piazza. Il Foro avrebbe ospitato anche mostre di cavalli di razza organizzate dalla “Società per le corse di cavalli di Mestre” e la Festa di San Michele, festa che si teneva il 29 settembre per ricordare la conquista veneziana del castello avvenuta nel 1337. Piazzale Regina Margherita Il conte Ettore di Rosa, titolo acquisito sposando Beatrice Elena Bianchini, a differenza della famiglia della moglie fu molto attivo a Mestre e partecipò attivamente alla vita e alle discussioni sul futuro di Mestre. Sua e di altri cittadini fu la proposta di trasferire nell’ormai ex Foro Boario la nuova piazza cittadina. Questo terreno libero da grandi palazzi e costruzioni di ogni sorta si prestava per la realizzazione di un nuovo municipio, più ampio di Ca’ Collalto, la prefettura e gli altri edifici che avrebbero dovuto ospitare uffici del Comune e dello Stato. Giovanni Cecchini, Luigi Pallotti, Luigi Traldi, Costante Zennaro, Arcangelo Vivit, Vittorio Toniolo, Eugenio Da Re, progettarono proprio in quest’area la realizzazione di progetto finalizzato alla costruzione di un grande teatro. Purtroppo tale progetto venne bocciato dal Consiglio Comunale. Di fatto il Foro Boario si era svuotato già ai tempi del sindaco Napoleone Ticozzi che cercò di salvare la vocazione agricola di Mestre, ma che con la nascita delle fabbriche lungo il Canal Salso vide venir meno il senso di tale realtà. Il Foro Boario ospitò anche, in occasione delle fiere di S. Michele, bancarelle e baracconi d’illusionisti, il Circo di Riccardo Zavatta, che passava periodicamente, e anche il cinema all’aperto di Luigino Roatto che avrebbe aperto il Cinema Eden nell’edificio che i Toniolo realizzarono nella futura Via Verdi. Alla morte di Ettore Di Rosa, 1925, ogni suo progetto cadde nel dimenticatoio. Nel 1929 venne venduto parte del piazzale per permettere la realizzazione del nuovo palazzo della TELVE, Società Telefonica delle Venezie, e poi nel 1938 un’altra area per realizzare l’Edificio Centrale delle Poste, vedi cartolina qui sotto. La Contessa Beatrice Bianchini vendette la Villa al Conte Volpi di Misurata che ne fece la sede della SADE e ne alterò la forma e da qui iniziò la devastazione anche del parco e la distruzione di statue e giardini. Era la fine della Villa. Galleria Immagini Una cartolina in cui si può vedere il Foro Boario Il Foro Boario difeso da cannoni La Fiera di San Michele il 29 settembre 1919 nel Foro Boario Giardini Regina Margherita Approfondimenti Villa Erizzo nel Cuore di Mestre Villa Erizzo: il sacrificio di una grande realtà Il Foro Boario: la seconda piazza di Mestre Villa Erizzo: breve storia e architettura (Mestre) L’”Ercole e Lica” di Canova a Villa Erizzo? Bibliografia dal Fabbro, Valentina. VEZ Una nuova biblioteca in città, Venezia Documenta Settore Servizi Bibliotecari e Multimediali Comune di Venezia. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Giovanni Cecchini: dal Tram alla difesa della città di Mestre
Giovanni Cecchini | Discovery Mestre Giovanni Cecchini Imprenditore innamorato di Mestre Giovanni imprenditore e politico fra Chirignago e Mestre Giovanni Cecchini nacque nel 1858 e fu il fratello minore di Cesare, socio e successore nelle sue attività a Mestre. Nel 1896 si unì in matrimonio con Italia Morosini (1868–1947), discendente di un’antica famiglia del patriziato veneziano con forti radici anche a Mestre. I due ebbero una figlia, Adele Cecchini (1896–1996). La sua attività politica iniziò nel 1900, quando fu eletto consigliere comunale dell’allora città di Chirignago, e proseguì a Mestre dal 1910 al 1914. La sua attività imprenditoriale si svolse però prevalentemente nel comune di Mestre. Appassionato d’arte, collaborò con altri imprenditori mestrini — Luigi Pallotti, Luigi Traldi, Costante Zennaro, Arcangelo Vivit e Vittorio Toniolo — per promuovere la realizzazione di un teatro nell’area di fronte a Villa Erizzo–Bianchini all’inizio del Novecento. Quest’area, allora occupata dal Foro Boario, era destinata a diventare Piazza Maggiore secondo il sogno del Conte De Rosa, ma il progetto fu bocciato dal Comune, che preferì assegnare quel ruolo a Piazza Umberto I. Giovanni, insieme ad altri imprenditori mestrini, fece parte di vari comitati che si opposero sia alla sottrazione dei Bottenighi da parte di Venezia per la realizzazione di Porto Marghera, sia all’annessione di Mestre a Venezia attraverso il comitato Pro Mestre. Cecchini possedeva vari terreni nell’area dei Bottenighi e, insieme al sindaco Carlo Allegri, chiedeva che il progetto industriale del Conte Volpi di Misurata fosse cogestito tra i comuni di Mestre e Venezia. La loro opposizione fu decisa: nel 1915, in un consiglio comunale, Allegri ribadì l’impossibilità per Venezia di imporre tale progetto a Mestre. Tuttavia, la battaglia si concluse quando il Conte Volpi di Misurata, divenuto Ministro, ottenne l’annessione di Mestre a Venezia, creando la cosiddetta Grande Venezia. Giovanni morì di angina pectoris il 31 dicembre 1933, all’età di 75 anni. L’attività imprenditoriale Nell’ambito imprenditoriale Giovanni si dedicò particolarmente alla realizzazione della Rete tranviaria di Mestre. Insieme al fratello Cesare, contribuì alla costruzione di tre cavalcaferrovia: quello della Giustizia, per consentire l’apertura della linea per Mirano, e due nell’area dei Quattro Cantoni — uno che collegava Mestre alla Cipressina e l’altro che collegava Mestre al Terraglio. Questi ultimi due sono stati recentemente sostituiti da sottopassaggi. I suoi interessi per Mestre lo portarono a ricoprire incarichi nel Consorzio Dese, nel nuovo acquedotto mestrino e nella Banca di Credito di Mestre. Nel 1920 acquistò dal Barone di Treves Dei Bonfili l’area che un tempo ospitava l’antico Teatro Balbi, edificandovi un nuovo edificio successivamente denominato Galleria Teatro Vecchio. Questo edificio — tutt’oggi sede di varie attività e di proprietà dei suoi eredi — è stato recentemente restaurato su progetto dell’architetto Giovanni Faoro Morosini, pronipote di Giovanni, per preservarne il fascino originale. La Galleria Teatro Vecchio rappresenta anche una via di collegamento tra Piazza Barche e Via Mestrina. Giovanni Cecchini era inoltre proprietario di Palazzo Balbi in Piazza Maggiore, sullo stesso lato di Palazzo Da Re, acquistato anni prima dal fratello Cesare. Galleria Immagini Foto di Giovanni Cecchini Ritratto di Giovanni Cecchini Panoramica di Galleria Teatro Vecchio Palazzo Da Re, dimora di Cesare Cecchini dal 1902, con i tram in Piazza Umberto I (Collezione Alessandro Bon) Ca’ Balbi, dimora di Giovanni Cecchini in Piazza Maggiore Villa Cecchini Morosini oggi Fonti e archivi L’archivio storico dell’architetto Giovanni Faoro Morosini si estende dal 1883 al 1996 e comprende la documentazione della Maurer & Cecchini Fr., della Concordia e di altre imprese collegate. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.