La Colonna della Sortita
Colonna della Sortita | Discovery Mestre Colonna della Sortita Simbolo del patriottismo mestrino e della sortita del 1848 Il 27 ottobre 1848 avveniva la sortita di Forte Marghera, episodio fondamentale per la storia mestrina che si colloca all’interno dei moti rivoluzionari che videro l’Italia attraversata da un’onda di orgoglio patriottico. Un patriottismo che restò vivo nei dibattiti cittadini anche dopo la nascita del Comune di Mestre, dividendo la politica locale per decenni. Un tema divisivo Il dibattito su come onorare i fatti di Marghera animava la vita cittadina contrapponendo le diverse anime della politica locale. La stessa data del 27 ottobre era un campo di battaglia simbolico: i progressisti volevano commemorare quell’episodio con solennità pubblica, mentre monarchici, cattolici e la destra dell’epoca preferivano tenere sottotono queste rievocazioni. I due fronti avevano i loro uomini di riferimento: Napoleone Ticozzi, favorevole alla piena commemorazione del 27 ottobre, e Pietro Berna, cattolico, propenso a ridimensionare il patriottismo risorgimentale mestrino. La posizione del Ticozzi non stupisce conoscendo le sue radici familiari. Sua madre Domenica Olivi era nipote di Giuseppe Olivi, podestà di Treviso e patriota, e cugina di Antonio Olivi, eroe e martire dei moti mestrini. Suo padre Cesare, mazziniano convinto e sospettato di aver finanziato Mazzini, gli aveva imposto il nome Napoleone in aperto sfregio agli austriaci. Un monumento per i Fatti di Marghera Il 29 dicembre 1875, nella casa del veterano Bellinato, si riunì un gruppo di reduci insieme al sindaco Napoleone Ticozzi e ad altri cittadini per formare un comitato con il compito di raccogliere fondi per la realizzazione di quello che il Barizza definisce un “modesto Obelisco”, destinato a ricordare i fatti di Marghera. Fra i membri del comitato figuravano Giorgio Manin, figlio di Daniele, il Conte Jacopo Rossi, Lorenzo Gastaldis, Girolamo Allegri, Paride Zajotti e Antonio Malvolti. La prima iniziativa concreta del comitato fu nel 1878 la posa di una targa commemorativa sulle mura della casa di Pietro Berna, sita nei pressi del Ponte della Campana, abbattuta nel 1920 per far posto all’edificio tuttora esistente. Il 9 dicembre 1883 fu la volta della “casa della Rana”, ancora oggi visibile tra Via Olivi e Via Brenta Vecchia, dove venne affissa una targa in ricordo dei patrioti polacchi Costantino Miskiewicz e Isidoro Dembowski, caduti a Mestre durante i moti. Alla cerimonia parteciparono i loro familiari e un folto gruppo di cittadini polacchi giunti appositamente. La raccolta fondi per il monumento non ottenne il successo sperato: furono i Ticozzi ad anticipare di tasca propria la somma mancante, confermando l’attaccamento personale della famiglia all’ideale risorgimentale. Nel 1881 venne affidato a Lorenzo Seguso il compito di realizzare una colonna ionica sormontata da un Leone di San Marco in bronzo. Il piedistallo alla base ospita quattro piastre: due recano iscrizioni di Costantino Nardi, le altre due gli stemmi di Mestre e di Venezia. Il collocamento in Piazza Barche fu affidato ad Antonio Toniolo. La scelta di questa piazza non fu casuale: evitare Piazza Ferretto significava anche evitare le polemiche con chi si opponeva alla commemorazione nel cuore della città. Pietro Berna e la politica contro il ricordo Succeduto al Ticozzi, il sindaco Pietro Berna proseguì nella sua opera di ridimensionamento del patriottismo mestrino. La cerimonia d’inaugurazione, inizialmente fissata per il 27 ottobre 1885, fu sospesa il 17 ottobre con un’ordinanza prefettizia che adduceva come motivazione un’epidemia di colera — pretesto piuttosto trasparente, dal momento che il colera era allora endemico. Fu il Conte Jacopo Rossi a sbloccare la situazione proponendo una data alternativa: domenica 4 aprile 1886. Anche in questa occasione, tuttavia, il Berna si oppose alla richiesta del Comitato Promotore di esporre i gonfaloni donati a Mestre nel 1866 da altre città italiane in riconoscimento del contributo mestrino alla liberazione nazionale, e di organizzare una processione civica aperta alla cittadinanza. L’irremovibilità del sindaco portò il Comitato a sciogliersi in forma di protesta, lasciando una traccia duratura di quanto quella data fosse divisiva per la città. Da Piazza Barche al deposito comunale Per molti decenni la Colonna della Sortita rimase collocata di fronte al negozio Coin, al centro di Piazza Barche, punto di riferimento visivo e simbolico del centro mestrino. Nel 2008 venne rimossa per consentire i lavori di realizzazione del tram, finendo in un magazzino comunale dove rimase per sette anni. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia il monumento giaceva ancora in deposito, tanto che il consigliere del Quirinale Louis Godart invitò pubblicamente il Comune di Venezia a ricollocarlo nel sito originario. Il ritorno in piazza e la polemica sul leone Il 24 ottobre 2015, in tempo per l’anniversario del 27 ottobre, la colonna tornò in piazza — non nella posizione originaria, oggi occupata da alberi e dalla rotonda, ma a una ventina di metri di distanza, in Piazza XXVII Ottobre. Alla cerimonia partecipò il sindaco Luigi Brugnaro, che ricordò anche Stefano Zabeo, recentemente scomparso, che si era a lungo battuto per riportare il monumento in città. Il leone era però ancora a terra: doveva essere restaurato secondo le indicazioni concordate con la Soprintendenza prima di essere riposizionato in cima alla colonna. Il 21 marzo 2016 i Lavori Pubblici procedettero infine alla posa del leone alato, seguita dalla rimozione del ponteggio e dal completamento delle opere sulla base. Ma non mancò la polemica. Il Centro Studi Storici di Mestre protestò per l’errato orientamento del leone: rimontato con lo sguardo rivolto verso sud, verso Roma, anziché verso nord, verso Vienna, come era stato voluto in origine. Una svista non da poco per un monumento il cui significato risorgimentale è tutto nell’indicare il nemico sconfitto. I fatti recenti: ricollocazione, restauro e polemiche (2008–2026) La rimozione del 2008 per i lavori del tram Sir1 portò il monumento in deposito per sette anni, suscitando appelli pubblici (come quello di Louis Godart nel 2011 per il 150° dell’Unità d’Italia). Il ricollocamento avvenne il 24 ottobre 2015 in Piazza XXVII Ottobre, con cerimonia alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro e dell’assessore Francesca Zaccariotto, che sottolinearono il restauro della pietra d’Istria e del bronzo in collaborazione con la Soprintendenza. Il leone fu riposizionato il 21 marzo 2016 dopo restauro. Subito emerse la polemica sull’orientamento: il leone, storicamente rivolto a nord (verso il Terraglio e Vienna, simboleggiando la vigilanza anti-austriaca, come documentato da foto d’inaugurazione 1886), fu montato verso sud (ruotato di 180°). Il Centro Studi Storici di Mestre e il consigliere Paolo Ticozzi (discendente di Napoleone Ticozzi) denunciarono l’errore, che altera il significato simbolico del monumento. Ticozzi ha depositato un’interrogazione consiliare il 17 marzo 2026 (n. 1398), sostenuta dal gruppo PD, chiedendo il ripristino immediato ruotando il leone verso nord. La polemica è ripresa anche su gruppi Facebook come “Mestre Evolution” e pagine del Centro Studi Storici, evidenziando come l’errore sia persistente nonostante segnalazioni fin dal 2016. Galleria Immagini Piazza XXVII ottobre e la Colonna della Sortita in cartolina dell’inizio novecento Festeggiamenti per il collocamento della Colonna della Sortita a Mestre avvenuto il 4 aprile 1886 Leone di San Marco posto sopra la Colonna della Sortita La Casa della Rana in una foto d’epoca. Vi si intravede la targa commemorativa Lo Stemma di Mestre è posto sulla colonna Commemorazione della Sortita e del XXVII Ottobre Il Leone di San Marco è raffigurato al lato opposto dello stemma mestrino Commemorazione delle guerre veneziane La Targa posta nel 1883 sulla Casa della Rana che ricorda due combattenti polacchi su un edificio in Via Carducci Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Il Gazzettino, “Mestre si riappropria della sua storia e accoglie la Colonna della Sortita”, 25 ottobre 2015. Il Gazzettino, “La colonna della Sortita è tornata quasi al suo posto, a pochi metri da dov’era”, 23 ottobre 2015. Interrogazione consiliare n. 1398, Comune di Venezia, depositata il 17 marzo 2026 da Paolo Ticozzi et al., “Colonna della sortita, si riposizioni nella direzione corretta il leone posto sulla sua sommità”. Disponibile su consiglio2020.comune.venezia.it. Venezia Radio TV, “Mestre, la Colonna della Sortita torna in Piazza XXVII Ottobre”, 24 ottobre 2015. VeneziaToday, articoli sul restauro e ricollocazione della Colonna della Sortita, marzo 2016. Centro Studi Storici di Mestre, comunicati e proteste sull’orientamento del leone (dal 2016 in poi, ripresi su social e giornali locali). Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
La Storia della Torre Belfredo
Torre Belfredo | Discovery Mestre Torre Belfredo Un simbolo di Mestre per quasi 900 anni M: ovvero quasi 900 anni di storia. Il Fapanni Della Torre Belfredo ci parla il Fapanni nel suo volume denominato “Il 24°”. In questo volume il Fapanni rammenta che la Torre Belfredo deve il proprio nome ad una macchina da guerra “conformata a Guisa di torre”. Egli ricorda che questa divenne un’abitazione a partire dal 1723 e che il suo primo abitante fu il N.U. Filippo Crotta. Molte parti del castello mutarono la loro destinazione d’uso ad abitazione privata, e due lo sono tutt’oggi. La datazione della sua realizzazione è fissabile, per il Fapanni, attorno all’anno 1000, quindi era coetanea con la Torre dell’Orologio, e questo lo dedusse dalla presenza di una M sulla porta della Torre rivolta verso il Terraglio, in numeri romani corrispondente all’anno 1000 appunto. Questa pietra fu poi collocata sul muro della casa N° 41/a sita nella stessa Via di Mestre una volta demolita la Torre. Testimonianze dell’ing Marco Sbrogiò L’Ing. Marco Sbrogiò ricorda che questa torre sia stata fra le più importanti per Mestre perché per essa passavano tutte le merci provenienti da Treviso e destinate a Venezia, o a fermarsi a Mestre. Da qui si poteva raggiungere il Porto di Cavergnago, il porto sorto sulla foce del Marzenego fondamentale per gli scambi commerciali fra Venezia e il continente. Quindi anche fra Treviso, che lo controllava e Venezia che con il suo Stato da Mar era un mercato importantissimo. Ma non tutta la merce che passava per questa torre – porta andava a Cavergnago, una parte veniva commercializzata nel mercato cittadino, rendendo i mercanti locali ricchi. Treviso aveva il diritto di richiedere la muda, o dazio, su ogni tipo di prodotto che varcava la Torre Belfredo, le documentazioni relative a tale tassa venivano poste in un armadio detto Arca, da cui il nome di Porta dell’Arca attribuito a questa torre. Il compito di richiedere tasse a chi passava con merci di ogni tipo attraverso questa torre restò in uso anche durante il periodo della dominazione della Serenissima su queste terre. Si pensi alle scritte in latino incise su una colonna della Provvederia: “MEN PASSUS VENETI MOLENDINOR 1586, che viene tradotta come “mensura passus veneti molendinorum”. Tale incisione ci racconta un tempo in cui per questa tratta passavano le merci destinate ai molini mestrini. La Torre Belfredo aveva anche un altro nome cioè Torre di Santa Maria, perché divideva il Borgo di Santa Maria dei Battuti dal Borgo di Mestre. Ma qual era il motivo per cui fu chiamata Torre Belfredo? Il motivo è semplice: la Torre Belfredo era una torre Battifreddo cioè una torre con una campana posta al di sopra di essa, che serviva a dare l’allarme in caso di attacco. Questo tipo di torre medioevale era all’inizio della sua storia in legno, poi venne coperta in pietra per darne maggiore resistenza. Tale tipo di torre divenne una torre – porta, o se davanti ad essa vi era un fossato una torre -ponte che permetteva l’accesso a merci e a persone. La Torre Belfredo era una delle tre porte di accesso a Mestre per accedervi attraverso il castello, essendo le strade interne del castello poste a T le porte più importanti della città erano appunto la Torre Belfredo, la Torre Altinate che era all’altezza di Via Caneve, scomparsa molto prima di quest’ultima, e la Torre della Loggia, oggi conosciuta come Torre dell’Orologio. Per un pugno di lire La storia della distruzione della Torre Belfredo ha dell’incredibile e rientra nelle caratteristiche di quell’essere italiani che vede poco rispetto per la collettività e la storia. La Torre venne demolita per poche migliaia di lire, un monumento importantissimo di Mestre e nulla e nessuno poté fermare la proprietaria Teresa Gatto, vedova Artico, che non volle né tenere in piedi la torre né venderla a un prezzo accettabile per il Comune di Mestre. Ma l’abbattimento della Torre non fu pianto da tutti i cittadini dell’epoca, da molti fu salutato come la liberazione e la possibilità di aprire Mestre a una nuova Via, inizialmente chiamata Bandiera e Moro, che permise di rendere più facile il passaggio dei mezzi di locomozione dalla Castellana e dal Terraglio. La demolizione Quando la signora Teresa Gatto si trovò nel possesso della Torre Belfredo a causa della morte del marito, che di cognome faceva Artico, e nella impossibilità di mantenere quell’edificio propose al comune di Mestre due soluzioni: o acquistare l’edificio o permetterne la demolizione. Lettera del 20 gennaio 1875. Informato di tale lettera il Sindaco Napoleone Ticozzi, 9 aprile, si prodigò per evitare tale scempio nei confronti della storia della città. Durante un Consiglio Comunale raccomandò alla signora Gatto di non demolire un bene così prezioso, poi scrisse al Ministero dell’Interno e al prefetto chiedendo l’intervento di tali autorità. Vedendo che le sue pressioni non portavano a nulla chiese alla signora Gatto di attendere che il comune riuscisse a trovare i fondi necessari per rilevare la torre. Lei chiedeva 6000 lire dell’epoca. Il 21 agosto 1876 il comune ricevette una nuova proposta di acquistare l’edificio per 7.000 lire con una scadenza di 40 giorni per accettarla. 143 cittadini comuni si riunirono e firmarono un documento per opporsi a tale scempio, ma fra questi non vi erano i notabili, i cittadini più influenti, della città. Il 19 agosto 1876 il sindaco Ticozzi fece un ultimo tentativo per impedire salvare la torre presso il prefetto Moretti, il quale, però, ribadì l’impossibilità di agire su un bene privato. Ma, ormai, ogni tentativo era diventato vano, infatti l’abbattimento della torre era già iniziato e si sarebbe conclusa in pochi giorni. Finita l’opera di demolizione la vedova Artico vendette tutto ciò che poté: compresi i mattoni e il terreno rimasto libero dalla porta del castello. Della torre restava una buca di quattro metri per uno. Il terreno fu venduto al comune per 500 lire. Forse avrebbe potuto cedere l’edificio a un prezzo migliore. L’ingegner Balduin fu incaricato di realizzare una strada dove sorgeva la torre che avrebbe congiunto the Borgo dei Tedeschi, o via Bandiera e Moro, al resto della città. Oltre un secolo dopo al fianco delle mura del castello rimaste in piedi venne realizzato il parchetto di Via Torre Belfredo e poi poste sul marciapiede alcune pietre per ricordare dove fosse l’antica torre. Sulle mura del castello presenti in tale parchetto vi è anche una targa commemorativa. Galleria Immagini Ipotesi del prospetto di Torre Belfredo (Sbrogiò – Centro Studi di Mestre) Rappresentazione artistica della Torre Belfredo Particolare di una mappa di Gioseppo Cuman, (7 Luglio 1668), in cui si nota la Torre Belfredo Il parchetto di Via Torre Belfredo sono le mura del Castello di Mestre Targa Commemorativa della Torre Belfredo Bibliografia Fapanni, Francesco Scipione. Mestre – Il 24°, Centro Studi Storici di Mestre. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Sbrogiò, Marco. I Castelli e l’antica struttura urbana, Centro Studi storici di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Napoleone Ticozzi: una nuova Mestre
Napoleone Ticozzi | Discovery Mestre Napoleone Ticozzi Sindaco e artefice della Mestre moderna Napoleone Ticozzi: breve biografia Nato a Mestre il 28 gennaio 1843 da Cesare Ticozzi, Napoleone deve il suo nome all’inimicizia del padre verso gli austriaci, che governavano il Veneto dopo i francesi. Quando le autorità austriache chiesero al padre il motivo di tale nome, egli affermò che gli fu dato per mantenere una promessa con un parente che aveva combattuto con Bonaparte. Studiò al Liceo di Santa Caterina, oggi Convitto Foscarini, dove si diplomò nel 1862, per poi laurearsi in Giurisprudenza a Padova nel 1868, dove aderì alla Giovane Italia. Fu sindaco di Mestre dal 1871 al 1881, succedendo a Girolamo Allegri, e fu protagonista dei grandi mutamenti urbanistici e sociali che trasformarono la città in quel periodo. Si sposò nel 1875 con Emilia Guidini, nobile svizzera, figlia di Anna Giorgio Guidini, moglie in seconde nozze di Giuseppe Da Re. Il centro di Mestre e la Torre Belfredo Sotto la guida di Napoleone il Comune di Mestre vide numerose opere di riqualificazione. Piazza Maggiore fu ristrutturata secondo un progetto dell’ingegnere Balduin, che procedette al restauro della Torre Belfredo e alla realizzazione di un piano camminabile al centro della piazza (1876–1878). Durante il suo mandato Ticozzi si batté con tutte le sue forze per impedire alla vedova Teresa Gatto in Artico di demolire la Torre, senza però riuscirvi. Nel 1872 fu costruito il nuovo Cimitero Monumentale di Mestre, realizzato da Giuseppe Da Re secondo una legge emanata da Bonaparte il 30 dicembre 1812, che prevedeva l’inumazione dei morti fuori dal centro cittadino. Il cimitero ospita tutt’oggi le spoglie di membri delle famiglie Ticozzi, Da Re, Cecchini, Toniolo e altri importanti mestrini. Dopo un viaggio a Parigi con il padre Cesare, Napoleone rimase colpito dalla bellezza dei boulevards haussmanniani e, tornato a Mestre, volle realizzarne uno simile. Da questa idea nacque Viale Garibaldi. L’ingegnere Balduin presentò due progetti, il primo nel 1878 e quello definitivo approvato l’8 febbraio 1881. La realizzazione avvenne grazie all’esproprio dei terreni dei Grimani in zona Carpenedo e all’abbattimento dell’Osteria delle Tre Balle sulla proprietà della Contessa Loredana Morosini Gatterburg. Il viale collegò i due antichi borghi di Mestre e Carpenedo, dando il via alla costruzione di molte abitazioni. Tutt’oggi è il viale più elegante della città. La Colonna della Sortita e l’impegno sociale Nominato sindaco nel 1870 con decreto regio del 14 ottobre 1871, Napoleone fu il primo sindaco a operare all’interno di Palazzo Collalto come Casa del Comune, grazie alla ristrutturazione effettuata sotto il mandato del suo predecessore Girolamo Allegri. Profondamente legato ai moti risorgimentali, fu tra i promotori della Colonna della Sortita in Piazza Barche, decisa durante una riunione a casa Bellinato — ex artigliere del corpo Bandiera e Moro e consigliere comunale — la sera del 29 dicembre 1875. L’obelisco, che omaggiava la Sortita di Forte Marghera, fu realizzato da Lorenzo Seguso a partire dal 1881, con fondi anticipati in parte dallo stesso Ticozzi. La Colonna fu inaugurata il 4 aprile 1886 durante una solenne manifestazione in Piazza Barche. Curava con passione anche i discorsi per commemorare gli eventi garibaldini, con una scrittura retorica e pomposa che rifletteva il suo profondo attaccamento agli ideali risorgimentali. L’istruzione fu un altro campo in cui Napoleone lasciò un segno duraturo. Nel 1878 acquistò gli edifici di Federico Gobbato — Villa Giustinian e la Scuola De Amicis — per proseguire la formazione di fanciulli e fanciulle. Il 26 maggio 1871 Mestre ebbe la sua prima Scuola di Disegno destinata ai giovani che volevano migliorare nelle arti e nei mestieri, che si sarebbe poi trasformata in Scuola Industriale d’Arte, di fatto la prima scuola professionale cittadina. Offrì anche il proprio nome per una scuola itinerante per artigiani. Il 4 aprile 1871 Mestre inaugurò il suo primo asilo, la cui attività durò solo tre anni, suscitando non poche proteste. La legge Coppino del 1877 aveva introdotto l’obbligo scolastico per i primi tre anni delle elementari, ma le strutture erano inizialmente frammentate e insufficienti. L’inaugurazione della prima grande scuola elementare, la Edmondo De Amicis, avvenne solo nel 1902. Per combattere l’analfabetismo tra gli adulti, Napoleone istituì scuole serali. Fu protagonista anche nella diffusione dello sport: collaborando con Costantino Reyer e Pietro Gallo — che avevano organizzato il primo Congresso Ginnastico Italiano nel 1869 — fondò il 23 novembre 1878 la Palestra Marziale Veneta, Sezione di Mestre. Da questo gruppo nacquero la Libertas (1903) e la Spes (1902), società sportive tutt’oggi attive a Mestre. Nel 1876 fondò la Società di Mutuo Soccorso fra gli operai del Comune di Mestre, con lo scopo di fornire un sussidio in caso di malattia o un aiuto alle famiglie in caso di morte, coprendo anche le spese funebri. Cercò inoltre di preservare le radici agricole della città, osservando con preoccupazione come nel Foro Boario il mercato degli animali fosse sempre più raro, sostituito da spettacoli come il Circo Zanatta, la Fiera di San Michele e persino il primo cinema. Fu tra i fondatori della Cattedra Ambulante di Agraria di Venezia nel 1897, membro del Consorzio Agrario distrettuale e imprenditore nel settore alimentare. La Cioccolateria Taboga Napoleone Ticozzi fu anche l’artefice della nuova cioccolateria di famiglia, realizzata alla fine del Canal Salso, circa dove oggi si trova il centro commerciale Ca’ Mestre. Costruita nel 1895 su progetto dell’architetto Giambattista Torresin, per anni apparve sulle cartoline della città come uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per erigere il nuovo stabile, Napoleone dovette cedere alcuni lotti di terreno. La storia della fabbrica era però più antica. Lo stabilimento dolciario esisteva già nel 1848: fu proprio dal negozio di Teodoro, fratello di Cesare, che Napoleone assistette ai fatti del 27 ottobre, in quello che oggi è Piazzetta XXII Marzo. Fondata dal padre nel 1836 in Piazza Barche, la fabbrica rimase per decenni nel cuore economico della città, finché Napoleone ne affidò l’amministrazione ad Antonio Taboga, dal cui nome prese il titolo con cui è rimasta nella memoria collettiva. La proprietà passò poi ad Antonio Taboga, che continuò a produrre cioccolato di qualità a Mestre fino alla crisi portata dalla guerra. L’edificio ospitò in seguito il primo grande centro commerciale dei Coin, che lo abbatterono agli inizi degli anni Sessanta per costruire un nuovo complesso di loro proprietà. La morte Verso la fine dell’Ottocento Napoleone, insieme al Conte Jacopo Rossi, firmò delle fideiussioni per garantire l’attività di Eugenio Da Re, parente della moglie. Lo fece controvoglia, spinto unicamente dall’affetto verso la suocera, vedova di Giuseppe Da Re. Ciò non bastò a evitare il fallimento delle attività dei Da Re, che trascinò nell’abisso anche le finanze di Ticozzi e Rossi. Quest’ultimo si suicidò il 2 gennaio 1904. La volontà di aiutare la famiglia della moglie, come scrisse il figlio Cesare Ticozzi nei suoi diari, portò Napoleone alla rovina e a morire di crepacuore il 26 marzo 1905. Galleria Fotografica Napoleone Ticozzi in una immagine da giovane Napoleone Ticozzi, Emilia Guidini e il figlio Cesare in un ritratto di famiglia Il tram di Mestre in Via Garibaldi, 1917 (cartolina di Alessandro Bon) La Cioccolateria Taboga, già Ticozzi, all’inizio del ‘900 (collezione A. Bon) Stabilimento Taboga, già Ticozzi, nel 1900 L’approdo del Canal Salso, lo Stabilimento Taboga e il Garage Reale (antica posta) La Villa Ticozzi in Via Sabbioni Via Sabbioni e Villa Ticozzi sullo sfondo Progetto della nuova strada tra Mestre e Carpenedo, ing. Francesco Balduin, 1878 (Sito RaPu) Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Dal Moro, Anna Maria; Angelozzi, Daniela. Da Cesare a Napoleone, in «Pianeta UTL. Il giornale di e per tutti noi», n. 6, maggio-giugno 2015, Università del Tempo Libero di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.