Giovanni Felisati
Giovanni Felisati | Discovery Mestre Giovanni Felisati Il partigiano mestrino fucilato a Ca’ Giustinian Operaio e partigiano Giovanni Felisati nacque a Mestre il 24 giugno 1909, figlio di Ermete Felisati e di Luisa Beltrami. Suo fratello era il pittore Vittorio Felisati. Operaio della fabbrica Montevecchio di Marghera, detto «il moro», era comunista e partecipò alla Resistenza. L’8 gennaio 1944 fu arrestato e rinchiuso nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore. I tredici martiri di Ca’ Giustinian La mattina del 26 luglio 1944 due partigiani di un Gap veneziano, comandato da Aldo Varisco, fecero esplodere una carica a Ca’ Giustinian, sul Canal Grande: il palazzo era la sede del Comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana, dell’Ufficio politico investigativo e di uffici tedeschi, ed era un luogo di tortura. La risposta fascista fu immediata. Nella notte del 27 luglio il capo della Provincia Pietro Cosmin convocò un Tribunale straordinario di guerra, che condannò a morte tredici detenuti politici del carcere di Santa Maria Maggiore, in gran parte del Sandonatese. Tra loro c’era Giovanni Felisati. Alle cinque del mattino del 28 luglio 1944 i tredici furono portati sulle macerie di Ca’ Giustinian, incatenati a gruppi di due o tre e fucilati da ufficiali e militi della GNR. I corpi rimasero esposti sul luogo dell’esecuzione. Con lui morirono Attilio Basso, Stefano Bertazzolo, Francesco Biancotto, Ernesto D’Andrea, Angelo Gressani, Enzo Gusso, Gustavo Levorin, Violante Momesso, Venceslao Nardean, Amedeo Peruch, Giovanni Tamai e Giovanni Tronco. Nel dopoguerra alcuni dei responsabili furono processati dalla Corte d’Assise straordinaria di Venezia. La memoria Nell’autunno del 1944 fu intitolato a Giovanni Felisati il battaglione Garibaldi «Felisati», che operava nella zona orientale del Mestrino con Augusto Pettenò comandante e Erminio Ferretto commissario politico. A Mestre gli è dedicata una via, parallela a via Piave. Sul luogo dell’eccidio, a Venezia, una targa ricorda i tredici martiri, e ogni anno a fine luglio vi si tiene una cerimonia; ai Tredici Martiri sono intitolate una calle a Venezia, una via a San Donà di Piave e la piazza municipale di Ceggia. Galleria Immagini Giovanni Felisati A Giovanni Felisati è dedicata una via parallela a Via Piave Bibliografia Voce Giovanni Felisati su Wikipedia. Marco Borghi, Episodio di Calle del Ridotto-Ca’ Giustinian, Venezia, 27-28.07.1944, Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, Iveser. Giuseppe Gaddi, I 13 Martiri di Ca’ Giustinian, Edizioni de «La Voce del popolo», Venezia 1945. Giulio Bobbo, Venezia in tempo di guerra, 1943-1945, Il Poligrafo, Padova 2005. Voce Resistenza a Mestre su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Erminio Ferretto
Erminio Ferretto | Discovery Mestre Erminio Ferretto Un partigiano simbolo di Mestre Erminio Ferretto: un eroe partigiano Erminio Ferretto nacque il 12 dicembre 1915 a Carpenedo, allora comune autonomo e oggi quartiere di Mestre, e morì a Bonisiolo di Mogliano Veneto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1945. Il padre era un commerciante con alcuni immobili a Carpenedo; Erminio era il terzo di cinque figli; la madre morì quando lui era ancora bambino, e i fratelli crebbero affidati alla sorella maggiore Flora. Ancora ragazzo andò a lavorare come commesso nella bottega dei fratelli Coin a Mestre. Dalla Francia alla Spagna A quindici anni, piuttosto che vivere sotto il fascismo, emigrò in Francia, dove si mantenne facendo il pittore edile. Nel luglio 1937 passò clandestinamente in Spagna per difendere la Repubblica contro Francisco Franco e si arruolò nelle Brigate internazionali: con la XII Brigata combatté in Aragona, sull’Ebro e in Estremadura. Fu un’esperienza condivisa con circa quattromila italiani: lì imparò le tecniche della guerriglia, strinse amicizia con il mestrino Augusto Pettenò e aderì al Partito Comunista Italiano. Caduta la Repubblica spagnola nel 1939, riparò in Francia. Con il governo di Vichy fu arrestato e internato nel campo di Gurs, ai piedi dei Pirenei, e poi consegnato alla polizia italiana. Processato, dal giugno 1941 fu confinato a Ventotene, dove si trovavano centinaia di antifascisti, tra cui Umberto Terracini, Luigi Longo, Sandro Pertini e Altiero Spinelli. Fu liberato nell’agosto 1943, dopo la caduta del fascismo. «El Venezian» Tornato a Mestre, dopo l’armistizio dell’8 settembre organizzò con altri compagni gruppi di opposizione nelle fabbriche di Porto Marghera: recupero di armi ed esplosivi, sabotaggi della produzione bellica, scioperi. Lavorò anche per riorganizzare il Partito comunista in città. Il 2 febbraio 1944 fu arrestato, torturato e interrogato; non rivelò nulla e dopo qualche giorno fu rilasciato. Mestre era diventata troppo pericolosa. Ai primi di marzo 1944, con Augusto Pettenò, Diomiro Munaretto «Danton» e il cugino Ruggiero Ferretto, raggiunse la zona del Vajont e della Val Cellina. Qui si unì alla formazione «Tino Frediani», poi confluita nella Divisione Garibaldi «Nino Nannetti», e contribuì alla nascita delle prime bande tra il Bellunese e l’alto Trevigiano, da cui nacquero le brigate «Mazzini» e «Tollot», attive tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto. Per tutti divenne «El Venezian». Con Pettenò fondò il battaglione «Mestre», formato da giovani mestrini e trevigiani, all’interno della brigata «Tollot», e ne assunse il comando. I grandi rastrellamenti del settembre 1944 costrinsero le formazioni di montagna a ripiegare. Ferretto scese in pianura e, con Pettenò, diede vita al battaglione Garibaldi «Giovanni Felisati»: Pettenò ne era il comandante, Ferretto il commissario politico. Il battaglione era intitolato all’operaio mestrino ucciso nella rappresaglia fascista di Ca’ Giustinian a Venezia il 28 luglio 1944. Dall’autunno la «Felisati» operò nella zona orientale del Mestrino e nei comuni di Mogliano, Marcon e Quarto d’Altino con sabotaggi, attentati e scontri, spesso insieme ai nuclei dei GAP, i Gruppi di azione patriottica, sostenuta dalle famiglie contadine che nascondevano i partigiani e davano loro da mangiare, come i Florian di Dese e i Pavan di Bonisiolo. La notte di Bonisiolo All’inizio di febbraio 1945 il gruppo di comando era ospite della casa colonica del mezzadro Ferdinando Pavan a Bonisiolo. Il 5 febbraio tre staffette di ritorno da Combai furono fermate dai fascisti a Casale sul Sile; solo la donna riuscì a fuggire e ad avvisare Ferretto. «El Venezian» fece spostare due squadre in altri rifugi e rimase a Bonisiolo con il comando: il cugino Martino Ferretto, Ettore Mestriner, Giuseppe Bresolin e Giuseppe Battaglia. Nella notte arrivarono le brigate nere, guidate da una delle staffette arrestate. Battaglia, ferito, riuscì a fuggire dal tetto del fienile; Mestriner e Bresolin si salvarono nascosti al piano di sopra. Erminio e Martino si gettarono nella mangiatoia, sotto il fieno. I fascisti frugarono con i forconi: Martino, colpito a una gamba, riuscì a non gridare; Erminio, ferito, si tradì con un grido. Fatto uscire allo scoperto, fu ucciso con una raffica di mitra verso le due del mattino del 6 febbraio. Aveva ventinove anni. La Brigata Ferretto e la liberazione di Mestre Dopo la sua morte il battaglione si riorganizzò: dall’unione di tre battaglioni nacque la 31ª Brigata Garibaldi «Erminio Ferretto», comandata dal cugino Martino Ferretto, con Umberto De Bei commissario politico. La brigata continuò i sabotaggi e gli attacchi alle caserme delle brigate nere e della Guardia nazionale repubblicana, con la complicità della popolazione. Tra le sue staffette c’era Elisa Campion, nata a Carbonera, che partecipò anche alla liberazione di Vincenzo Fonti, condannato a morte e rinchiuso nella caserma della GNR di Treviso. Insieme alla Brigata «Battisti» di Giovanni Battois e con il sostegno del CLN, la «Ferretto» condusse le operazioni finali per la liberazione di Mestre. Dal mattino del 28 aprile 1945 i partigiani affrontarono i tedeschi in ritirata a Campalto, sulla via Triestina, alla stazione ferroviaria e sul Terraglio; il 29 aprile arrivarono gli Alleati. La memoria Il 29 aprile 1945, all’indomani della Liberazione, il Comitato di Liberazione Nazionale di Mestre intitolò a lui la piazza principale della città. Nell’Ottocento era Piazza Maggiore; era poi diventata Piazza Umberto I e infine, durante la Repubblica Sociale, Piazza Ettore Muti, dal nome del gerarca fascista. Oggi è Piazza Ferretto. Ai primi di maggio da quella piazza partirono i funerali pubblici di molti partigiani mestrini caduti; quelli di Erminio Ferretto si tennero il 4 maggio 1945, e oggi riposa nel cimitero di Mestre. A Mogliano Veneto gli è intitolata una via, dove sorge un cippo in sua memoria. Ogni anno, il 6 febbraio, i Comuni di Venezia, Mogliano Veneto e Marcon lo ricordano con una cerimonia davanti al cippo. Della Resistenza mestrina racconta anche la storia di Hermann Krull jr. Galleria Fotografica Il cippo in memoria di Erminio Ferretto a Mogliano Veneto, nella via a lui dedicata Fontana di Alberto Viani in Piazza Ferretto Foto di Erminio Ferretto Piazza Ferretto: nell’Ottocento Piazza Maggiore, poi Piazza Umberto I e Piazza Ettore Muti Bibliografia Voce Erminio Ferretto su Wikipedia. Erminio Ferretto, in Donne e Uomini della Resistenza, ANPI. U. De Bei, A. Pettenò, M. Ferretto, V. Fonti, Erminio Ferretto «El Venezian», in G. Turcato, A. Zanon Dal Bo, 1943-45. Venezia nella Resistenza, Comune di Venezia, 1976. G. Turcato, Kim e i suoi compagni. Testimonianze della resistenza veneziana, Marsilio, Venezia 1980. Voce Resistenza a Mestre su Wikipedia. Sandra Savogin, Tra guerra e Resistenza. Mestre e il suo territorio dal 1940 al 1945, Cleup, Padova 2015. U. Zane, S. Savogin, Erminio Ferretto. Per non dimenticare, documentario del Comune di Venezia, 2010. «Erminio Ferretto, chi sarà mai?», La Nuova Venezia. Anniversario della morte del partigiano Erminio Ferretto, VeneziaToday. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.