Teatro Garibaldi 14 Gennaio 2026

Il Teatro di Mestre: il Toniolo

Teatro Toniolo | Discovery Mestre Teatro Toniolo Simbolo culturale di Mestre nato nel 1913 Il Teatro Toniolo: il lascito di una grande famiglia mestrina Nel 1908 con la chiusura del Teatro Garibaldi di Angelo D’Angeli Mestre si trovò senza un teatro, tale situazione era insopportabile per i suoi cittadini che si vedevano privati di un luogo di cultura così importante, la città sembrava dover rivivere la stessa situazione che si era presentata nella prima parte dell’ottocento con la chiusura del Teatro Balbi. Vi fu una tale indignazione fra la popolazione che la Gazzetta di Venezia dedicò un articolo a tale incresciosa situazione chiedendo l’intervento di imprenditori capaci di colmare tale lacuna. Pochi giorni dopo alcuni imprenditori si riunirono presso il bar da Vivit, struttura che poi sarebbe divenuta il suo hotel, per pensare ad un progetto adeguato per la città. In quel contesto Emanuele da Re, Domenico Toniolo e Arcangelo Vivit pensarono di riorganizzare l’area che aveva sin a quel momento ospitato il Foro Boario, trasferito da poco presso via Spalti, e trasformarlo in una piazza con un teatro. Chiesero al comune di acquistare l’ex ortaglia di Villa Bianchini presentando un progetto che prevedeva la realizzazione di un teatro circondato da un giardino, con all’interno un elegante salone, una birreria e una buffetteria. All’interno dell’edificio sarebbero state ospitate una scuola di musica ed un circolo ricreativo. Soluzioni di breve respiro Nel mentre in città si discuteva circa la realizzazione di un nuovo teatro si adattò la Sala Anna del Circolo Eden, sito in via Spalti, a teatro. Al suo interno vennero ospitati balli sia concerti di prestigio, come una selezione di brani scelti del Lohengrin di Wagner, che opere in lingua locale, come “La moglie del Dottore” di Silvio Zambaldi. Venne presentata al pubblico anche l’opera Mestreneide di Alberto Zajotti che raccontava con grande umorismo la storia della città. Il Circolo Eden di Via Spalti chiuse nel 1913 e poco dopo fu demolito. La strana damnatio memoriae mestrina… Il Teatro Toniolo: il lascito di una grande famiglia mestrina Nei primi anni del novecento Domenico Toniolo aveva comprato un terreno che si estendeva da Via Castelvecchio, l’attuale Via Antonio Da Mestre alle porte di Piazza Umberto I. Un’area che nei suoi progetti doveva ospitare nuove costruzioni da realizzare nelle vicinanze del nuovo centro cittadino. Via Castelvecchio era il nome di una strada medioevale che congiungeva l’area del Castelvecchio con la Pieve di San Lorenzo e si estendeva da Via Torre Belfredo, passando per l’attuale Via Antonio da Mestre proseguendo fino allo Stallo dei fanti, ora Piazzetta Cesare Battisti. Questa strada era presente anche su mappe del XVI secolo. I Toniolo furono grandi costruttori e imprenditori protagonisti della storia mestrina, il cui capostipite fu Antonio, noto per aver realizzato e posto sulla facciata principale di Palazzo da Re le due targhe commemorative tutt’oggi visibili. Domenico e Antonio Toniolo edificarono in quel periodo varie aree della città, dal centro a Via Piave. All’interno di tale lotto di terreno Domenico edificò un nuovo nucleo abitativo composto per lo più di villette e di case a due o tre piani, in un’area che oggi si può identificare come quella percorsa da Via Sauro, via Filzi e via XX Settembre. Il progetto più importante e destinato ad entrare nella storia mestrina venne, invece, realizzato in un’area che all’epoca era occupata da uno stallo per i cavalli, posta nella parte occidentale di Piazza Umberto I. Qui Domenico realizzò una galleria, l’attuale Galleria Matteotti, e un Teatro collegandoli con la Piazza attraverso una stradina, l’attuale Via Cesare Battisti. Un intervento che proiettò Mestre nel novecento e che contribuì all’ammodernamento della piazza cittadina nello stesso periodo in cui i Furlan, i Vivit, e i Barbaro operavano. Il Teatro negli iniziali progetti doveva portare il nome della Regina Elena, ma venne preferito intitolarlo alla famiglia che lo ideò. La prima pietra del Teatro fu posta il 12 aprile 1912 e i lavori furono terminati in 17 mesi. Il progetto era stato affidato all’ingegner Giorgio Francesconi assistito dall’architetto Mario Fabbris. La costruzione alla ditta Bonfiglio – Tradati e C. di Milano. Secondo un cronista dell’epoca Giorgio Francesconi si ispirò al progetto di Giannantonio Selva per realizzare il suo teatro, mentre per il Barizza la facciata del Toniolo ricorda di più un progetto di Nicola Piamonte, il quale realizzò il Teatro Goldoni a Venezia, scartato dalla Commissione dell’Ornato dell’epoca. Il Teatro Toniolo fu inaugurato il 30 agosto 1913 con una rappresentazione del Rigoletto del Verdi che ebbe ben dieci repliche, alcune delle quali offerte a prezzi popolari. Successivamente venne inaugurato il cinematografo, realizzato sempre all’interno del teatro, con la proiezione del film Quo Vadis? tratto dal romanzo di Henryk Sienkiewicz. Non mancarono opere in prosa e altri spettacoli che diedero a Mestre, finalmente, la cultura che da tanto ambiva. Descrizione del Teatro Il teatro aveva un solo ordine di palchi e una loggia, poteva ospitare fino a 1000 persone, dei grandi finestroni davano luce al palco e sul soffitto vi era il dipinto “Il trionfo di Apollo” di Alessandro Pomi, mentre verso la boccascena vi erano due colonne a cariatidi che sorreggevano un orologio. Le decorazioni e gli stucchi si dovevano alla ditta mestrina di Antonio Miotti. Due casse armoniche sotto l’orchestra, i palchi e la loggia in legno assicuravano una acustica eccellente. Il teatro cambierà il suo assetto interno e la sua struttura cambierà in base all’uso che ne venne fatto. Dopo la ristrutturazione del 1951 sono andati persi i palchetti e la galleria. Al loro posto fu realizzato una galleria sorretta da cemento armato. Inoltre è stata realizzata una sala per la proiezione delle pellicole. L’apporto del Conte Ettore di Rosa Luraghi Il Teatro fu amministrato dai Toniolo nei suoi primi dieci anni di attività per poi venir ceduto nel 1924 agli imprenditori Rossetto e Scarabelli e a stretto giro, sempre nel 1924, al Conte Ettore di Rosa Luraghi, che ebbe la capacità di risollevarne le sorti. Il Conte fu il marito di Beatrice Bianchini, proprietaria di Villa Erizzo, o meglio Ca’ Bianchini, e fu uno dei protagonisti della riqualificazione di Mestre fra l’ottocento e i primi novecento. Sotto la gestione del Luraghi il Toniolo continuò ad ospitare spettacoli di rilievo e personaggi di fama internazionale come, ad esempio, il Maestro Pietro Mascagni, che pare dormì presso la sua villa. Dagli anni cinquanta ai suoi primi 110 anni di storia A seguito della morte del Conte de Rosa Luraghi, 1925, la famiglia decise di cedere il teatro a Giovanni Furlan, che già possedeva il Cinema Excelsior. Il Furlan un paio di anni dopo lo cedette ad Alfredo Semprebon mantenendo la gestione fino al 1951, quando gli subentrarono Ferdinando Boer e da Mario Seno. Questi decisero di far operare il Toniolo esclusivamente come cinema e di operare drastiche ristrutturazioni che ne minarono l’originale estetica: il teatro originario andò perso. Al posto dei palchi e della galleria in legno l’ingegner Nini Marzetti realizzò un’unica galleria in cemento armato a forma di ferro di cavallo. La famiglia Boer nel 1955 arrivò a trasformare una saletta interna in un appartamento coprendo gli affreschi che Alessandro Pomi aveva realizzato sulle sue pareti. Oltre al cinema all’interno del teatro ai nuovi gestori fu permesso di realizzare un cinema all’aperto nell’attuale Piazzetta Gian Francesco Malipiero. Sotto la gestione Boer – Seno iniziò la collaborazione fra il Toniolo e La Biennale del Cinema nel 1960, grazie alla quale avvengono le prime manifestazioni legate alla Mostra in terraferma. Un’esperienza destinata ad una fortunata continuità. Nel 1963 la proprietà del teatro passò alla società Simco degli eredi Semprebon e poco dopo tornarono a gestirlo i Furlan e con un periodo di grande fermento per il teatro in cui la sua offerta di spettacoli si differenziò variando dal cinema all’avanspettacolo. Nel 1963 Dario Fo porterà la sua Commedia Isabella a Mestre, mentre nel 1983 esordirà il festival “Jazz e dintorni” in collaborazione con l’associazione Calligola dando un lustro a livello nazionale al nostro teatro. Nel 1984 il Toniolo viene preso in locazione dal Comune di Venezia. Gli anni ottanta furono per il Toniolo il momento di tornare ad essere solo un teatro. Fu in quel periodo che subì una nuova ristrutturazione, che iniziò nel 2001 e terminò nel 2007, durante la quale l’attività artistica non fu interrotta. La direzione del nuovo teatro comunale andrà ad Emanuele Guariniello, mentre fu nominato Gianantonio Cibotto direttore artistico. A partire dalla stagione 1986-’87 ebbe inizio la proficua collaborazione con l’associazione “Gli amici della Musica”, che tutt’oggi propone grandi eventi culturali in città, mentre dal 1989 il Direttore artistico dei due teatri Toniolo/Goldoni sarà Giorgio Gaber. L’esperienza di Gaber terminerà nel 1992 quando il Toniolo si separerà dal Goldoni ed entrerà nel circuito del Teatro Stabile del Veneto. Nel 1998 il Comune di Venezia acquisì il 98% delle quote dalla Simco, il 2% andò a “La Immobiliare Venezia” permettendo un nuovo restauro che avvenne fra il 2001 e il 2007. Nel 2005 la direzione della Stagione musica da camera e sinfonica andò a Mario Brunello. Nel 2023 in occasione dei 110 anni venne messo in scena il Rigoletto di Verdi prodotto dal Teatro La Fenice. Galleria Immagini Teatro Toniolo, immagine d’epoca Il Teatro Toniolo (Silvia Scagnetto) La “porta” del Teatro Toniolo dalla Galleria Barcella Il Teatro Toniolo e la Galleria Barcella Battaglia del Grano. Affluenze ad un comizio (Anni ’30) Una veduta d’insieme della tribuna e della platea Particolare del Trionfo di Apollo (Alessandro Pomi) Dipinti in stile Liberty presenti su entrambi i lati del Palco Gli affreschi del Pomi rovinati dalla realizzazione dell’appartamento Gli affreschi del Pomi rovinati dalla realizzazione dell’appartamento Locandina d’epoca del Toniolo Pubblicità dei cinema Furlan Excelsior e Toniolo Bibliografia Ferrari, Giorgio. Documenti per la storia dei teatri di Mestre, Il Cardo Editore, Venezia, 1992. Barizza, Sergio. Storia di Mestre, la prima età della città contemporanea. Teatro Toniolo “una storia lunga 110 anni”, Comune di Venezia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Il Teatro Garibaldi di Mestre

Teatro Garibaldi | Discovery Mestre Teatro Garibaldi Il primo teatro moderno di Mestre (1840–1908) Un teatro per Mestre Il primo teatro di Mestre fu il Teatro Balbi, realizzato da Almerigo Balbi, che inaugurò nel 1778 presso un’area di sua proprietà nelle vicinanze di Piazza Barche. Il costo ingente del suo mantenimento e la caduta della Serenissima, con le conseguenze economiche che ne derivarono, portarono il figlio di Almerigo, Filippo, a chiuderlo e a ottenerne la parziale demolizione già nel 1811. Chiuso il teatro, Gasparo Gozzi — omonimo dello scrittore — ottenne da Filippo l’affitto delle sale per le prove, poste sopra l’atrio dell’edificio, da adibire a piccolo teatrino per la sua Compagnia dei Dilettanti. Un esperimento che durò solo undici anni. Mentre si assisteva all’agonia dell’edificio dei Balbi, a Mestre nacquero piccoli centri di ritrovo adibiti a teatri nelle ville e negli edifici di proprietà dei nobili. Presso la Villa dei Pisani, già Duodo–Durazzo, sita lungo il Canal Salso, era ancora attivo il teatrino del Conte Durazzo, che lo usava per intrattenere i suoi ospiti. Il conte era ripartito da Mestre nel 1784 dopo che il fratello Marcello lo aveva escluso dal testamento, e probabilmente nel giro di pochi anni i Duodo, proprietari della villa, la vendettero ai Pisani. Anche Villa Erizzo si prestò ad accogliere un teatrino per piccoli concerti e prosa. La nobile Maria Coletti Savorgnan, invece, realizzò un piccolo teatrino nell’attuale Via Cappuccina, non distante dalla chiesa, chiamandolo San Carlo. Di tale teatrino il commissario distrettuale Puntellati disse che era indecente e insalubre. Il console degli Stati Uniti Howells lo descrisse come pieno di poveri locali che fischiavano e applaudivano con veemenza, preferendo i sanguinosi e spettacolari drammi del repertorio locale. Insomma Mestre aveva bisogno di un teatro, e lo chiedeva a gran voce nelle sue lettere il commissario distrettuale Puntellati. Il teatro di Moisé D’Angeli Giunto a Mestre negli anni Trenta dell’Ottocento, Moisé D’Angeli si trasferì nell’area detta dei Sabbioni — vicino a Villa Querini Stampalia — assieme al figlio Angelo e alla compagna Carolina Gernich. Secondo Giacomo Ferrari la moglie era una donna cattolica triestina, mentre lui si presume fosse anch’egli triestino, ma di religione ebraica. Moisé commerciava in armi e nel novembre 1839 chiese di poter realizzare un teatro presso una sua proprietà sita al civico N° 706 della Piazza. In pochi anni dall’essere proprietario di una sola casa in zona Sabbioni divenne un possidente di oltre venti proprietà. La proposta di realizzare un teatro nell’attuale Piazza Ferretto, fra Palazzo Da Re e un edificio di proprietà di tale Bertocco — dove nel 1912 sarebbe sorto il Cinema Excelsior — venne accolta, e il Teatro Nuovo del D’Angeli fu inaugurato nel 1840. La sua realizzazione fu affidata all’architetto Giovan Battista Roi e prevedeva uno spazioso atrio, una caffetteria e alcune abitazioni per gli attori. L’ingresso principale non dava sulla Piazza Maggiore, ma sul retro di essa, raggiungibile attraverso un sottoportico denominato per l’occasione “Sottoportego che conduce al Teatro”. Davanti si apriva una piazzetta, con una scuola nelle vicinanze, per cui la deputazione comunale pretese la chiusura del teatro durante le lezioni. Il capocomico Bonuzzi fu il primo impresario e all’inizio il teatro andava bene, tanto da organizzare eventi durante la Festa di San Michele — il 29 settembre, per ricordare la presa di Mestre da parte dei Veneziani — per diversi anni. Il teatro reggeva e i conti tornavano, il che convinse il Moisé a versare 900 lire alla contessa Savorgnan per chiudere il suo teatro San Carlo di Via Cappuccina nel 1845. Durante i moti risorgimentali e gli scontri fra mestrini e austriaci, il Moisé dapprima fornì mezzi agli austriaci, poi si defilò, infine riprese ad aiutarli. Il Ferrari ritiene che ciò fosse dovuto ai nuovi diritti che il governo provvisorio di Manin aveva concesso agli ebrei e a un suo momentaneo ripensamento. Moisé D’Angeli morì nel 1851 lasciando il teatro e le sue proprietà in eredità al figlio Angelo e alla moglie Carolina. Ebbe così inizio un periodo di crisi, aggravato dallo “sciopero del divertimento” attuato dai cittadini mestrini — e veneti in generale — nel 1859 per protestare contro il governo austriaco. Nessun divertimento significava anche nessun teatro. Sotto il Governo Italiano il teatro ospitò ogni anno dal 1868 la Festa dello Statuto Albertino, evento di grande prestigio. In quello stesso anno nacque a Mestre, per iniziativa del direttore d’orchestra Petronio De Lena, l’idea di una “Orchestra vocale ed istrumentale”, sostenuta dal sindaco Allegri. Il teatro fu inoltre intitolato a Garibaldi per ricordare la visita dell’Eroe dei due mondi a Mestre. Il giovane D’Angeli dovette inseguire anche le nuove norme che richiedevano continui adeguamenti per rendere teatri e luoghi di ritrovo più sicuri. Sembrerà quasi incredibile, ma per prevenire gli incendi fu realizzato un pozzo sotto la fossa dell’orchestra. Nel 1907 il Teatro Garibaldi ospitò il sacerdote veneziano Emilio Silvestri, che portò uno spettacolo di immagini di paesaggi marini e monumenti animati tramite proiezioni luminose, sul modello della lanterna magica. Lo spettacolo ebbe buon successo e permise agli organizzatori di raccogliere fondi per l’Ospedale Umberto I. Pare che nell’ultimo anno di vita il Garibaldi diventasse anche un cinematografo. Fu l’ultimo anno: il teatro chiuse nel 1908, e con infamia — malgrado gli sforzi della famiglia D’Angeli, di quel teatro venne scritto che «Mestre sola… fra le città consimili… a chiamare con il pomposo nome di Teatro una indecente ed insalubre baracca di legno». L’edificio che lo aveva ospitato resistette fino al 1933, quando la sala fu trasformata in uno stabilimento per la lavorazione meccanica del legno. Galleria Immagini Locandina del 1889 di uno spettacolo presso il Teatro Garibaldi (Proprietà Alessandro Bon) Presentazione dell’Accademia di Scherma mestrina presso il teatro Piazza Maggiore (Federico Vendramin – 1875) Bibliografia Ferrari, Giorgio. Documenti per la storia dei teatri di Mestre, Il Cardo Editore, Venezia, 1992. Barizza, Sergio. Storia di Mestre, la prima età della città contemporanea. 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