Villa Querini 14 Gennaio 2026

Villa Querini Stampalia (Mestre )

Villa Querini – La dimora dei Patrizi Querini Stampalia | Discovery Mestre Villa Querini La dimora dei Patrizi Querini Stampalia sulle rive del Marzenego La famiglia Querini a Mestre La presenza dei Querini Stampalia è documentata a Mestre sin dal XIII secolo, quando un incendio nel Castelvecchio devastò, oltre a questo, anche le proprietà della famiglia. I Querini risultano avere in concessione terreni in quest’area anche ai tempi dell’istituzione del priorato di San Giacomo, sorto sulle macerie del castello, ben due secoli dopo. Non è dato sapere se tali terreni coincidessero con quello su cui i Querini Stampalia edificarono la loro villa nel XVI o XVII secolo. La loro villa sorse sulla Riva del Ramo delle Muneghe, fuori dall’Isola di San Lorenzo, mentre sia il Castelvecchio che la futura Abbazia vennero eretti all’interno dell’isola stessa. Una villa di campagna per i Querini Villa Querini, edificata nel 1696, testimonia come già nel XVII secolo Mestre fosse divenuta un luogo privilegiato dai patrizi veneziani per costruire le proprie residenze di campagna. Negli anni passati il giardino della villa ospitava un piccolo laghetto con alcuni pesciolini e una pista di mini-kart dove i bambini potevano giocare; oggi la stessa area accoglie alcune giostre pensate per offrire ai più piccoli uno spazio dedicato al divertimento all’interno del parco. Un manoscritto conservato alla Biblioteca Marciana e redatto da Francesco Scipione Fapanni attribuisce la villa al conte Giorgio Querini Stampalia di Santa Maria Formosa (cit. in Elena Bassi, 1987). A differenza di molte altre ville storiche mestrine, la costruzione sorge lungo il Marzenego, accanto al Ramo delle Muneghe, così da essere raggiungibile via acqua: i proprietari potevano arrivare dalla laguna imboccando il canale di Tessera, proseguire nell’Osellino (scavato dalla Serenissima nel 1507) e poi risalire il Marzenego fino all’ingresso della villa. Secondo Luigi Brunello (1964), la datazione al 1696 è corretta e potrebbe riferirsi alla ricostruzione, dopo un incendio, di una fabbrica preesistente; studi precedenti la consideravano genericamente settecentesca. La proprietà rimase ai Querini Stampalia fino al 1869, anno della morte di Giovanni Querini Stampalia, che segnò l’estinzione del ramo familiare. Descrizione Il complesso comprende la villa padronale, un corpo di servizio sul lato ovest verso Via Verdi e vari edifici minori. Il parco, conservato nelle sue dimensioni originarie, ospita una vera da pozzo veneziana con lo stemma dei Querini e alcune statue, tra cui una copia del Ratto delle Sabine attribuita a Girolamo Albanese. La villa dispone di quattro ingressi su Via Verdi, tutti con cancelli in ferro battuto. Nel principale compaiono lo stemma dei Querini Stampalia e due statue dell’Albanese raffiguranti Ercole con la pelle del Leone di Nemea e Giove; un altro cancello è sormontato dalle sue statue di Marte e Mercurio. Sugli altri due ingressi compaiono invece cesti di frutta e sfere. Resta un dubbio attributivo: Girolamo Albanese morì nel 1660, quindi le statue potrebbero essere opera della sua scuola, oppure la villa potrebbe essere precedente alla datazione del 1696. Architettura L’edificio padronale ha pianta quadrata e volumetria compatta, articolata su tre piani fuori terra più un seminterrato. Riprende il tradizionale schema veneziano con un salone centrale passante e ambienti laterali simmetrici. Una lieve sopraelevazione con tetto a due spioventi emerge sopra le facciate est e ovest, donando slancio al prospetto. Il fronte principale, rivolto a sud, è tripartito e rigorosamente simmetrico, con aperture disposte secondo lo schema 2-3-2. L’insieme è scandito da una fascia marcapiano, cornici modanate e una sequenza di timpani triangolari ai piani superiori. Sull’asse centrale si trovano, dal basso verso l’alto: un portale ad arco con scalinata e due finestre laterali; al piano nobile, una porta-finestra con arco accecato e due laterali architravate affacciate su un balcone continuo in ferro battuto; al secondo piano, tre monofore architravate con timpani, quello centrale di forma curvilinea. Le aperture sono profilate in pietra d’Istria, con davanzali aggettanti e modanature raffinate, mentre una cornice superiore corre lungo tutto il perimetro, unificando il volume. Sul lato ovest si estende il corpo di servizio a due piani, disposto ad angolo e più sobrio: sul fronte sud alterna un portale ad arco, tre finestre ad arco e due porte-finestre con timpani triangolari; al piano superiore si allineano finestre quadrate scandite da sottili fasce orizzontali. Uso attuale Oggi la villa ospita alcuni uffici comunali. Il grande parco storico, uno dei pochi ancora presenti nel centro di Mestre, è aperto quotidianamente al pubblico e costituisce un importante polmone verde della città. Galleria Immagini Villa Querini e il suo giardino vista dall’alto Stemma della famiglia Querini Stampalia Villa Querini, facciata principale Veduta della Villa da Via Verdi La barchessa della Villa L’ingresso della Villa Un’immagine di inizio Novecento di Villa Querini Villa Querini all’inizio del Novecento Il Ratto delle Sabine presente al parco Querini Bibliografia Bassi, E. (a cura di). Ville Venete. Provincia di Venezia, vol. I. Venezia: Istituto Regionale per le Ville Venete, 1987. Scheda n. VE 521, pp. 473 ss. Brunello, L. Ville Venete nella Terraferma Veneziana. Venezia, 1964. Propone una datazione della villa al 1696 e menziona una primitiva fabbrica distrutta da incendio. Fapanni, F. Manoscritto marciano. Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia, Fondo Querini Stampalia. Attribuisce la villa al conte Giorgio Querini Stampalia di Santa Maria Formosa. Istituto Regionale per le Ville Venete (IRVV). Atlante delle Ville Venete. Venezia: IRVV, 2005 ss. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Leggi l'articolo →
Villa Querini 14 Gennaio 2026

La Villa degli Zen e Villa Bandiera ai Quattro Cantoni

Villa Zen ai Quattro Cantoni | Discovery Mestre Villa Zen ai Quattro Cantoni Da ornamento del Terraglio a osteria La Villa degli Zen Mestre era un luogo di villeggiatura e di affari per molti nobili veneziani che costruirono qui i loro palazzi. Oltre ai Querini, già presenti nel XIII secolo, e agli Erizzo, vi era la residenza degli Zen, del Ramo di San Biagio, collocata lungo il Marzenego nelle vicinanze del Castelvecchio di Mestre, con la facciata rivolta direttamente verso il Terraglio, all’altezza dei Quattro Cantoni. La famiglia, proprietaria di diversi interessi immobiliari in Terraferma, manteneva il proprio palazzo veneziano sulla Riva de Biasio. Si trattava di un complesso di notevole imponenza. L’ingegnere e storico Giovanni Battista Giuin Manocchi, che di quell’area fu a lungo residente e testimone diretto, lo descriveva come un “grande palazzo di figura quadrata, con quattro torrette più alte nei quattro angoli, di faccia in diretta del Terraglio”, affiancato da un lago e da altre “riduzioni di delizia”: elementi che rimandano a un giardino di villa tipico della cultura patrizia veneziana del Sei-Settecento. La torre centrale aveva pianta quadrata di circa 25 × 25 metri con dodici pilastri, e al complesso si aggiungeva una barchessa sul lato del Terraglio. Il Galliccioli, nella sua opera compilata tra il 1834 e il 1842, ne confermava la grandezza eccezionale: “Zen, in Barban, ai Quattro Cantoni, al cui piede mette capo il Terraglio, che poi torce a sinistra per una striscia ancora sino ai borghi di Mestre. Fabbrica pregiata, di stile severo, di una grandezza gigantesca, guernita alle cime da quattro torricelle. Era uno degli ornamenti principali del Terraglio.” Galliccioli, Delle memorie venete antiche profane ed ecclesiastiche, n. 63, 1834-1842 Il nome “Quattro Cantoni” Le quattro torrette angolari del palazzo avrebbero dato il nome all’intera area. Lo stesso Manocchi era esplicito sul punto: “dal qual palazzo colle quattro torrette avveniva a quel sito una importante vista, e v’era dovuto il titolo di Quattro Cantoni di Mestre.” Una seconda ipotesi vuole invece che il nome derivi da quattro ville o aree distinte: Carpenedo, Mestre, Perlan e Zelarino. Le due spiegazioni non si escludono necessariamente, ma la testimonianza diretta del Manocchi, che conosceva i luoghi, conferisce alla prima un peso documentale maggiore. Il declino settecentesco Non è dato sapere il periodo esatto in cui la villa venne costruita e abitata dagli Zen, ma le fonti testimoniano che il suo declino iniziò ben prima della vendita formale del 1785. Il Galliccioli annotava senza mezzi termini: “Nel 1700 si deturpò il luogo, aprendovi osteria, e poco appresso infame divenne, cambiatosi in covile di quelle triste che fanno mercato di sé stesse.” Galliccioli, n. 63 Quella che era stata definita “uno degli ornamenti principali del Terraglio” era dunque già ridotta a luogo di malcostume quasi un secolo prima della vendita ufficiale. La posizione della villa, in un’area di grande transito lungo la strada da Venezia a Treviso, favoriva certamente questo tipo di frequentazione. La vendita del 1785 e la proprietà Drago-Manocchi Il 4 gennaio 1785 la proprietà degli Zen passava a due acquirenti: l’oste Andrea Drago detto Buonacquisto e l’agrimensore Gio Batta (Giovan Battista) Giuin detto Manocchi. La proprietà era composta da un casale, un edificio destinato a diventare osteria, un’area di servizio e uno stallo, che furono acquistati dal Drago, mentre il Manocchi acquistò il resto dei possedimenti. L’intera area era di circa cinque ettari, di forma trapezoidale, con una superficie di campi trevigiani 10, quarti 3, tavole 171 — denominata nelle fonti «terrenzello». Questa proprietà era collegata all’Abbazia di San Giacomo, che sorgeva dove vi era stato il Castelvecchio, da un ponte, e confinava a est con le proprietà dei Canonici Regolari di San Salvatore. L’area corrispondeva indicativamente a quella dell’attuale via Einaudi. Già prima della vendita la villa era diventata una bevèrara: un luogo di sosta per vetturini e cavalli in transito lungo il Terraglio. Il Magistrato alle Acque usava il vicino casello per il rifornimento. Era in pratica un grande casal dove i passeggeri potevano pulirsi dalla polvere di viaggio, togliersi i gabbani bagnati, riposarsi e rifocillarsi, prima di riprendere il cammino verso Venezia o verso la terraferma. Un rilievo della proprietà, eseguito nel 1785 dal tenente ingegnere Saverio Garofolo e poi rielaborato con varianti da Giovanni Casoni nel 1817, descriveva in dettaglio la composizione dei lotti individuati nella mappa: I. Terra prativa detta il Prà Basso (campi 4, quarti 2, tavole 268): fondo di buona qualità piantato di alberi dolci. II. Terra prativa piantata di alberi dolci, viti e salgari. III. A.P.V. [arativo, prativo, vitato]: con peschiera e casa di muro coperta di coppi; stalla con sovrapposto fienile. Nel 1783 la casa ospitava una bottega del caffè. L’inquilino al momento del rilievo era Gio. Batta Fusaro. IV. Chiusura prativa con poco aratorio e sopra casone in parte cinto a muro, e parte da paredane, coperto di paglia. V. Terra A.P.V.: poco prativo con cason sopra in parte cinto di muro e parte paredonato, coperto di paglia. I lotti contenevano complessivamente 460 ceppi di salici e 212 di viti. Questo disegno (BMC, cod. Cic. 3320, fasc. 245) è conservato presso la Biblioteca del Museo Correr di Venezia. L’osteria si poneva in un’area di grande passaggio di merci e di persone, il che la rendeva molto redditizia. Forse fu proprio questo a spingere i figli del compianto Zen a voler ritrattare la compravendita, senza però riuscire a ottenere modifiche alle proprietà già divise. Le vicende successive della proprietà Nel 1808 Manocchi acquistò dagli eredi Zen anche i terreni in località Barban, in parte già da lui affittati fin dal 1806. Il prezzo pattuito fu di circa 3600 ducati, in gran parte destinati a coprire un debito degli Zen verso il defunto don Camillo Fioravanti, garantito dalla nipote Loredana Tron vedova Priuli. Nel 1811 l’oste Drago vendette il palazzo con i due appezzamenti annessi (nn. m. 1177-1178) a Gaetano Fedeli del fu Giacomo, che il Fapanni descriveva come pizzicagnolo, ma abbastanza colto e conoscitore della storia locale. Fu lui il demolitore effettivo dell’edificio: il Fapanni e le fonti successive concordano nell’indicare il 1818 come anno della demolizione. Come annotava amaramente lo stesso Manocchi, il palazzo fu “demolito, sostituendo un casino di meschina simmetria, e fuori di linea proseguente il vero in faccia al Terraglio.” La vendita del 1785 aveva generato una lunga vertenza tra Manocchi e Drago. I professionisti delegati dalle due parti non si rispettavano, non si consegnavano le perizie e si usavano appuntamenti reciproci con qualche sgarberia. L’ingegner Ruggin fu nominato mediatore e dovette essere soddisfacente per gli acquirenti. Il sopraggiungere del catasto austriaco stabilì definitivamente la situazione delle proprietà Manocchi e Drago, almeno per un breve periodo. A complicare ulteriormente le cose intervennero le guerre. Le costruzioni della zona furono danneggiate dai Francesi e durante i giorni terribili del 1809, quando ai Quattro Cantoni si scontrarono le truppe del viceré Eugenio Beauharnais e quelle dell’arciduca Giovanni d’Asburgo. Per superare i disaccordi relativi al saldo dell’acquisto e alla valutazione delle migliorie apportate, Manocchi diede procura all’ingegner Giuseppe Fuin, mentre gli Zen delegarono l’ingegner Giovanni Casoni, che nominarono arbitro superiore. Nel frattempo, nel 1817, tramite convenzione giudiziaria al Tribunale civile di prima istanza a Venezia, gli edifici con i terreni di pertinenza tornarono agli eredi Zen, che nel 1820 li rivendettero ai fratelli Giovanni Battista e Luigi Motta di Stefano. I terreni prativi del Manocchi erano già passati nel 1815-16 tramite vendita all’asta per debiti prediali non pagati, confluendo anch’essi nell’orbita delle proprietà legate alla famiglia Drago. La demolizione e Villa Bandiera La grande villa fu abbattuta nel 1818. Il Galliccioli lo registrava con queste parole: “Nel 1818 questa mole superba fu atterrata e sulle sue rovine sorse l’attuale casino, che è predisposto per villeggiatura della gentilissima dama della Croce Stellata, la nobil-donna Alba Corner-Balbi.” Galliccioli, n. 64 Secondo il Fapanni, il casino fu eretto intorno al 1850, probabilmente riferendosi a una fase di ampliamento o completamento dell’edificio sorto sulle rovine della villa. Il casino aveva una torricella, come si evince in una cartolina del 1919, e fu poi noto come Villa Bandiera. Anche questo edificio fu a sua volta demolito per permettere di erigere il Quartiere San Paolo e Via Filiasi. L’area dei Quattro Cantoni oggi L’area oggi chiamata dei Quattro Cantoni era assai diversa da come appare oggi. Dove ora sorge Via Circonvallazione vi erano i terreni dei nobili Calbo, mentre dove poi fu eretto l’ospedale Umberto I vi era l’Abbazia di San Giacomo. Il terreno limitrofo al centro Candiani pare essere stato di proprietà della N.H. Chiara Tron. Probabilmente l’unica zona rimasta a ricordare come fosse quest’area è oggi Villa Querini e il suo parco. Galleria Immagini La Villa degli Zen in un disegno di Francesco Fiorini del 15 Luglio 1668, particolare, Archivio di Stato di Venezia Mappa di Joseppo Cuman, 1678, Savi Esecutori della Acque, Archivio di Stato di Venezia Villa Bandiera, Torrione della nobile Alba Corner Balbi, Cartolina del 1919 Villa Bandiera di Alba Corner Balbi, rappresentazione Bibliografia Zoccoletto, Giorgio. Un terrenzello ai Quattro Cantoni, Centro Studi Storici di Mestre. Stocchero, Ilva. Il Terraglio ossia la Strada da Mestre a Treviso. La Strada da Mestre a Mirano, Centro Studi Storici di Mestre. Brunello, Luigi. Mestre – Antiche Mappe, Centro Studi Storici di Mestre. Galliccioli, Giovanni Battista. Delle memorie venete antiche profane ed ecclesiastiche, 1834-1842, nn. 63-64. Fapanni, Francesco Scipione. Mestre, ed. postuma 1975, pp. 13, 78. Balistreri, Corrado; Zanverdiani, Dario; Brombin, Giuseppe. Mestre. Architetture nel tempo, Volume 1, PM edizioni. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Leggi l'articolo →
Villa Querini 14 Gennaio 2026

Il mito di Ercole a Mestre: “Ercole e il Leone di Nemea” a Villa Querini

Statua di Ercole a Villa Querini | Discovery Mestre Statua di Ercole a Villa Querini La leonté del Leone di Nemea e il mito di Ercole La statua di Ercole a Villa Querini A Villa Querini è presente una statua raffigurante Ercole, posta esattamente sopra una delle due colonne di ingresso della Villa. Ercole è rappresentato mentre indossa la pelle del Leone di Nemea: è in piedi, tiene la pelle del leone come una veste attorno al bacino e sulle spalle, mentre la testa appare poggiata sul fianco sinistro. Tale pelle di leone prese il nome di leonté e rese Ercole invincibile. Da notare che sulla spalla destra tiene la clava con cui lo aveva ucciso. Il mito del Leone di Nemea Il leone apparteneva a Era, che lo aveva cresciuto sulle colline attorno alla città di Nemea, luogo dove terrorizzava e assaliva la gente. Fu cacciato e ucciso da Eracle, che, giunto nei pressi della sua dimora, cercò invano di trafiggerlo con arco e frecce: avendo la pelliccia invulnerabile, il leone non subì ferite. Eracle lo aggredì allora a colpi di clava e, per difendersi, il leone fuggì in una caverna con due uscite; Eracle ne bloccò una e continuò ad assalirlo dall’altra. Intrappolato, fu raggiunto e stretto al collo con un braccio fino a essere soffocato a morte. Eracle poi se lo caricò sulle spalle e lo portò a Cleone. In seguito scuoiò il leone e ne indossò la pelliccia, ottenendo una difesa invincibile per le nuove imprese che avrebbe affrontato. Il Leone Nemeo fu posto da Zeus tra i segni dello zodiaco, dove formò la costellazione del Leone. Galleria Immagini Ercole indossa la leonté — statua di Girolamo Albanese a Villa Querini Antonio del Pollaiolo – Ercole e l’Idra (Ercole indossa la leonté) Bibliografia Parte di quanto riportato deriva dall’omonima pagina di Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Leggi l'articolo →