Villa Volpi 14 Gennaio 2026

Villa Fasolo – Vito (area Terraglio)

Villa Fasolo Vito | Discovery Mestre Villa Fasolo Vito Un palazzetto nobiliare lungo il Terraglio Storia Il terreno su cui fu edificato il complesso apparteneva sin dal medioevo alla Ca’ di Dio di Venezia, alla quale rimase a lungo anche se gestito ad affittuari. Nel 1542 il fondo, su cui sorgevano anche alcuni rustici, era tenuto dal celebre vetraio Nicolò di Zuanne Dall’Aquila di Murano e, alla sua morte (1585), dalla vedova Orsa Bortolussi. Da questa furono alienati ad Alessandro Girardi (1599) ma nel 1608 i suoi eredi li cedettero al patrizio Zuanne di Giustinian, alla cui famiglia rimasero per quasi duecento anni. Fu sotto questi proprietari che le costruzioni preesistenti furono gradualmente trasformate nell’odierno palazzetto: già nel primo Seicento risulta presente una «caxa dominical, con horto di campo uno e mezo tenuto per suo uso», mentre altri venti campi annessi venivano lavorati da Francesco Mognato e, più tardi, ai suoi eredi, che abitavano in una casa di cui si possono riconoscere i ruderi tra la ferrovia Venezia-Udine e la linea dei Bivi. Nel 1740 la campagna era gestita da Menego Cabianca. Dopo il 1781 i Giustinian vendettero il complesso a Elisabetta Morosini-Gatterburg, proprietaria, tra l’altro, anche dell’attuale villa Volpi. Nel 1806 i beni passavano a Giovanni Battista Zais. Fu certamente sotto la sua proprietà che le villa subì una serie di interventi con la chiusura degli archi della facciata, l’apertura di un nuovo ingresso e la costruzione di un volume di raccordo per riunire la casa domenicale alla fabbrica orientale (l’ala ovest fu realizzata in un secondo tempo). Più tardi ne divennero proprietari i Papadopoli cui successero, nel 1938, i conti Fürstenberg. In tempi più recenti la proprietà passò alla famiglia Fasolo, che ne alienò una parte alla famiglia Tozzato. Tra i suoi proprietari più illustri si annovera Ugo Fasolo (1905–1968), poeta, saggista e critico letterario veneziano: figura centrale nella cultura italiana del Novecento, fu apprezzato tanto per la sua raffinata vena lirica quanto per il rigore dei suoi studi letterari. Oggi la villa è tornata interamente nelle mani della famiglia Fasolo e ha assunto il doppio nome di Fasolo Vito, abbandonando il precedente Fasolo Tozzato, in omaggio all’architetto Gina Vito, moglie del dottor Fasolo, figlio di Ugo. L’edificio Il complesso mostra un marcato sviluppo orizzontale, essendo formato da un edificio padronale con due corpi di servizio ai lati a costituire un’unica lunga facciata. La casa domenicale, a pianta rettangolare, si innalza su due soli livelli. Unico elemento ad emergere dal fronte è un timpano con trabeazione e pinnacoli acroteriali. Non esiste un vero asse di simmetria in quanto i due volumi laterali non hanno le medesime dimensioni (l’ala sinistra è più lunga). In corrispondenza del timpano, al piano terra, si apre un portale ad arco, sormontato al secondo piano da due porte finestre architravate che si affacciano su un balcone con ringhiera in ferro. I corpi che raccordano gli edifici di servizio alla casa domenicale, costruiti in un secondo tempo, si caratterizzano entrambi per l’apertura di un grande arco. Quello dell’ala est, più antico, ospitava un oratorio il cui altare, ornato dal quadro La Madonna tra i santi Domenico e Caterina, si trova oggi nella vicina parrocchiale della Favorita. Il fronte secondario è molto più semplice, con una linea di coronamento interrotta solo da una sopraelevazione con abbaino conclusa da un timpano, sotto la quale si trovano un altro ingresso e una finestra con balcone. Da citare anche le due alte canne fumarie. Si possono inoltre notare resti di decorazioni precedenti agli interventi ottocenteschi: si ricordano, in particolare, il soffitto dell’ingresso con le travi dipinte a tempera e le tracce di affreschi su uno dei pilastri della facciata. Vincolata dal 1975, nello stesso anno è stata sottoposta a un’importante ristrutturazione e oggi si presenta in ottimo stato. Un successivo intervento di manutenzione straordinaria, sostenuto con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e attuato dalla Regione del Veneto su incarico del Ministero della Cultura, ha restituito alla villa un’ulteriore scoperta: durante i lavori è riaffiorato un soffitto in legno con affreschi databili al periodo della famiglia Zais, preziosa testimonianza delle decorazioni originali dell’edificio. Galleria Immagini Veduta d’insieme della villa L’Ingresso La villa è circondata da campi e verde Particolare del parco Affresco in una parete interna Soffitto affrescato della villa probabilmente del periodo Zais Mostra dell’Associazione Terraglio & Dintorni La pianista Ramona Munteanu al pianoforte durante la mostra Villa Fasolo Vito negli anni sessanta Bibliografia Il Terraglio ossia la Strada da Mestre a Treviso. La Strada da Mestre a Mirano (Centro Studi Storici di Mestre a cura di I. Stocchero, foto di Paolo Borgonovi, ricerche di Roberto Stevanato) Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Villa Volpi 14 Gennaio 2026

Villa Morosini-Gatterburg, Volpi di Misurata (area Terraglio)

Villa Morosini-Gatterburg | Discovery Mestre Villa Morosini-Gatterburg Una villa veneta a Marocco tra Mogliano e Venezia Storia Villa Morosini-Gatterburg, o Villa Volpi di Misurata, è una villa veneta sita in località Marocco e divisa tra i comuni di Mogliano Veneto (casa padronale, cappella e altri corpi) e Venezia (rustico). I riferimenti più antichi risalgono al 1510: in quell’anno i Tiepolo, proprietari dei terreni su cui sorge ora la villa, costruirono un mulino sulla riva sinistra del Dese. Nel 1590 il fondo, su cui è segnata anche una teza, ovvero un fienile, sulla sponda destra, risultava dei Lion. Secondo quanto scritto da Dario Zanverdiani, in una mappa di Bertolo Bortoli del 1631 in questo luogo veniva riportato un molino a due ruote di proprietà dei Marin, i quali costruirono una villa affacciata al Terraglio. Secondo le raffigurazioni dell’epoca, l’edificio padronale non era troppo diverso da quello attuale, articolato in tre volumi di cui quello centrale sormontato da un timpano. Ai Marini successero i Morosini di Santo Stefano nel 1680. Nel 1697 Vincenzo Coronelli, “segnala nei suoi ‘Viaggi’ mille passi dopo Villa Sagredo in direzione Treviso il palazzo del Doge Morosini Peleponnesiaco.” Descrivendo questo territorio “fertile d’ogni sorte de frutti, Biade ed Armenti”. Nel 1799 l’erede Elisabetta Morosini sposò il conte austriaco Paolo Antonio Gatterburg e avviò importanti restauri della facciata e della Villa. In questo periodo la teza si evolse in una vera e propria masseria, mentre le ruote del mulino vennero spostate sulla riva destra. Altri importanti lavori vennero realizzati da sua figlia Loredana Morosini Gatterburg la quale operò importanti modifiche all’antico mulino, posto a sud del Dese, ricavandone un vasto rustico. Comprò anche alcune proprietà lungo la strada posta vicino la villa ricavandone un oratorio la cui realizzazione terminò nel 1859. Nel maggio 1849 la villa ospitò i giovani Ranieri Ferdinando d’Asburgo-Lorena e Ferdinando Carlo Vittorio d’Asburgo-Este, giunti per assistere alla caduta di forte Marghera. Nel 1904 il complesso venne acquistato dall’industriale Giuseppe Volpi. Durante la prima guerra mondiale ospitò un ospedale militare e durante la seconda fu sede di vari comandi. Adibita poi ad asilo infantile, è stata recuperata solo di recente dopo l’acquisto da parte dei Furlanis. Affascinanti ma assai improbabili le ipotesi di Venturini, che identificano questo edificio con villa Mocenigo, progettata dal Palladio. Sembra infatti che questo edificio sorgesse più a sud e che fosse stato demolito il 1795. Forse parte della confusione fra le due ville è che anche Villa Mocenigo Morosini fu acquistata dai Morosini di Santo Stefano che erano gli stessi proprietari di questa villa. Oltre alla somiglianza fra le due facciate. L’edificio L’insieme risulta assai articolato e per questo poco armonioso, essendo il risultato di varie aggiunte successive. L’imponente corpo principale ha il compito di riunire la frammentarietà dell’insieme, ma risulta esso stesso disomogeneo, soprattutto per quanto riguarda il rapporto interno-esterno. La facciata è tripartita, con il partito centrale esaltato da quattro lesene di ordine gigante, che sorreggono un timpano; a questo però non corrisponde un salone passante, ma una semplice stanza. Più interessante dal punto di vista storico-artistico è l’annesso rustico. È costituito da un corpo principale orientato in direzione nord-sud, con il fronte orientale, quello secondario, schermato da un muro merlato; tra i due elementi si nasconde un piccolo edificio. Come già accennato, la costruzione fu ricavata da un mulino ricostruito dai Morosini sul finire del Seicento; ne sono testimonianza due pietre con fori, in cui si inserivano gli assi delle ruote. Con la vendita a Volpi, l’annesso subì dei profondi rimaneggiamenti: ne venne abbattuta una parte, fu rifatta la facciata e furono aggiunti i due timpani delle estremità; nel frattempo si intraprese la costruzione del muro merlato. Galleria Immagini La facciata e il viale della Villa La villa in una immagine di qualche anno fa Il rustico della Villa sito in Via Gatta Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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