La Torre delle Zigogne del castelnuovo
La Torre delle Zigogne
Una torre dalla difficile localizzazione
Il Castello di Mestre, che Francesco da Carrara chiamò Castelnuovo per distinguerlo dall'antico Castello eretto dai trevisani, fu una fortezza medievale posta a difesa dell'area oggi compresa fra via Palazzo, via Torre Belfredo e via Caneve.
La cinta comprendeva nove torri e otto torresini, questi ultimi anonimi, di dimensioni minori e a pianta trilatera; secondo altre ricostruzioni il totale poteva arrivare a quindici o diciassette elementi. La mappa del Barcella, presumibilmente eseguita dal Manocchi, ne tramanda undici. Di alcune torri conosciamo il nome: Torre delle Ore, oggi Torre dell'Orologio, Torre Ca' Mosto, Torre delle Zigogne, Torre Vituria, Torre Altinate, Torre del Miglio, Torre Moza e Torre Belfredo, quest'ultima sovrastante la porta verso Treviso.
Sebbene oggi sia rimasto ben poco del Castelnuovo, le scoperte archeologiche e le poche strutture ancora in piedi (la Torre dell'Orologio, la Torre Moza, le mura nel parco di via Torre Belfredo e i resti della Torre Ca' Mosto) ci permettono di conoscere molto di questa fortificazione, che per circa due secoli ha difeso il cuore di Mestre. Per un approfondimento sulla sua planimetria si rimanda alla mappa del Castello di Mestre.
La Torre delle Zigogne, come le altre torri scomparse, è rimasta a lungo senza una precisa collocazione nella topografia storica mestrina: nominata nelle fonti, citata dagli studiosi, ma impossibile da fissare con esattezza sulla planimetria della città.
Il nome è evocativo e misterioso. Nel loro libro, i professori Corrado Balistreri e Dario Zanverdiani suggeriscono che possa derivare da una tradizione faunistica locale, da un cognome di famiglia o da una caratteristica architettonica dell'edificio. Non è da escludere che “Zigogne” sia una variante dialettale veneziana di “Cigogna”, il cognome della famiglia che nel 1614 commissionò il disegno dettagliato di un altro tratto di mura, lungo le quali vantava più possedimenti: ma si tratta di un'ipotesi, non di un dato accertato.
La torre nella villa Tirabosco
Secondo Corrado Balistreri e Dario Zanverdiani, già docenti allo IUAV, la Torre delle Zigogne si trovava entro il fondo dei Tirabosco, il terreno sul quale Vincenzo Scamozzi progettò a partire dal 1600 il grande complesso rinascimentale della villa. Non sappiamo se la torre rientrasse in un ideale progetto architettonico scamozziano, ma le consuetudini costruttive e ragioni economiche consigliarono di appoggiare le nuove strutture alle preesistenze di Castelnuovo. Così per le due brevi ali della villa, non allineate al corpo centrale, ma leggermente piegate a seguire l'andamento delle antiche mura. Dalla torre con una scala a doppia rampa, si scendeva al livello dell'argine e forse la ritrovata testa di Nettuno in pietra d’Istria coronava in chiave d’arco un portale monumentale rivolto alla peschiera.
Nel 1735 sul piano sommitale esisteva una terrazza belvedere. Nel primo inventario della villa, del 1675, la torre non viene invece nominata: era probabilmente priva di mobilia, semplice luogo di passaggio e accesso agli spazi aperti posteriori.
La mappa del 1727
Una mappa datata 21 maggio 1727, conservata nella Collezione Fulvio Busetto, raffigura le rive del borgo e restituisce la villa in veduta prospettica. È un documento prezioso soprattutto per l'architettura scamozziana della villa, più che per la torre. Il disegnatore osservava il complesso frontalmente, stando a livello del terreno, e lo rappresentò privo di spessore: nella veduta mancano cioè il “dietro” e il “sopra”. La Torre delle Zigogne, che sorgeva alle spalle del corpo di fabbrica, non risulta quindi visibile in questa immagine, che restituisce invece con chiarezza l'impianto della villa. La peschiera vi appare collegata ai rami del Marzenego da un piccolo canale coperto a nord e da un canaletto scoperto a sud; vi si accedeva attraverso cancelli sostenuti da pilastri e ponti ad arco.
Gli scavi del 2009
Nel 2009, durante i lavori in via Pio X, vennero alla luce ampie fondazioni con muri disposti ad angolo retto, di cui restava intatto soltanto un angolo. All'epoca si ipotizzò che quell'angolo potesse appartenere alla torre, ma in realtà le fondazioni facevano parte delle mura che racchiudevano la villa. Va inoltre precisato che nel 2009 la pianta della villa del 1778 non era ancora nota, e non fu quindi possibile alcun confronto cartografico.
La localizzazione del 2026
La posizione della torre è stata individuata soltanto nel 2026, quando Dario Zanverdiani ha sovrapposto per la prima volta un particolare della pianta del 1778, realizzata dal pubblico perito Domenico d'Iseppi per conto dei cugini Giustinian, al catasto napoleonico del 1809. La torre non compariva direttamente in questi documenti, ma è stato possibile determinarne la collocazione per differenza rispetto agli altri elementi restituiti dal confronto: le fondazioni di parte delle antiche mura del Castello annesse alla villa, i probabili resti della cedraia progettata dallo Scamozzi, gli avanzi del muro di sponda nord della peschiera e i resti del muro di sponda sud.
Un ulteriore riscontro viene dal disegno del Castello di Mestre del 1839, attribuito al Barcella e presumibilmente eseguito dal Manocchi: la villa risulta collocata proprio in corrispondenza di un vuoto nel perimetro delle mura, segnato dal n. 30, e la torre si trovava all'incirca al centro di quel vuoto. Ne consegue che le fondazioni emerse nel 2009, ritenute da alcuni storici locali appartenenti alla torre, vanno invece riferite alle mura di cinta della villa.
Oggi su quell'area sorge un palazzo residenziale: le fondazioni individuate negli scavi del 2009, insieme ai resti dei muri di sponda della peschiera, sono sepolte sotto il cemento, e con esse la possibilità concreta di restituire questo pezzo di storia mestrina alla città.
Galleria immagini
Le immagini della Collezione Fulvio Busetto e la tavola del prof. Dario Zanverdiani sono riprodotte per gentile concessione e non sono riutilizzabili senza autorizzazione.
Fonti
- Corrado Balistreri, Dario Zanverdiani, Giuseppe Brombin, Mestre. Architetture nel tempo, vol. 1, PM edizioni, 2026
- ASV, FGSM, b. 88, fasc. 12, planimetria d'Iseppi, 2 aprile 1778 (494 × 736 mm)
- Catasto napoleonico di Mestre, 1809
- Dario Zanverdiani, tavola di sovrapposizione della pianta del 1778 al catasto napoleonico del 1809 (2026)
- Disegno del Castello di Mestre, 1839, attribuito al Barcella e presumibilmente eseguito dal Manocchi
- Collezione Fulvio Busetto, mappa del 21 maggio 1727