Cesare Ticozzi “Frattini” dalla Valsassina
Cesare Ticozzi imprenditore e politico | Discovery Mestre Cesare Ticozzi imprenditore e politico Dalla Valsassina a protagonista della storia locale La famiglia Ticozzi La famiglia Ticozzi era originaria di Pasturo, in Valsassina, una valle lombarda alle spalle di Lecco. Giovanni Maria (1787–1869), maestro elementare di umili origini, ebbe due figli: Cesare e Teodoro. Il ramo familiare a cui appartenevano era detto dei “Frattini”. Nel 1818, a soli tredici anni, Cesare lasciò Pasturo e raggiunse Venezia, dove trovò lavoro come garzone in un negozio di drogheria. Dopo il servizio militare in Lombardia, nel 1831 si trasferì a Mestre, presso il negozio di Giobatta Panciera. Fu il primo della famiglia a compiere questo passo, che avrebbe cambiato per sempre le sorti dei Ticozzi. Mazziniano convinto, non amava il governo austriaco che dominava sul Veneto, pur venendo nominato Deputato di Mestre assieme a Francesco Linghindal e Antonio Berna. Il titolo gli fu restituito dopo i fatti di Forte Marghera, malgrado la sua contrarietà. Emblematica, in questo senso, la scelta di chiamare suo figlio Napoleone: quasi un affronto agli occupanti. Interrogato sul motivo, Cesare rispose che il nome era stato dato in onore di un cugino che aveva combattuto con l’Imperatore francese. Difficile, però, non leggervi anche quella stessa avversione che lo caratterizzò per tutta la vita. La cioccolateria e la villa Nel 1836, a trent’anni, Cesare avviò la sua fabbrica di cioccolata in Piazza Barche, su un terreno affacciato sul Ramo delle Muneghe del fiume Marzenego, dove oggi sorge il Centro commerciale Le Barche. La struttura, inizialmente a forma di “L”, produceva cioccolata, confetture e altri prodotti dolciari. Di fronte, all’angolo della Calle del Teatro Vecchio, aprì anche il negozio di vendita al dettaglio. Le materie prime arrivavano via acqua: il cacao sbarcava in bastimento alla Punta della Dogana e veniva poi trasportato a Mestre attraverso il Canal Salso, che fino alla metà dell’Ottocento rimase il principale scalo merci della terraferma. Gli affari andarono subito bene. In poco tempo Cesare costruì un patrimonio fatto di case, terreni, alberghi e attività commerciali, commercializzando i suoi prodotti in molte aree del nord Italia. Era un imprenditore moderno, capace di cogliere le opportunità del momento. I diari e i quaderni conservati nell’archivio di famiglia lo mostrano mentre trascrive ricette di marmellate e biscotti con la stessa precisione con cui registra i carichi e gli scarichi del magazzino: una dote manageriale che non era mai disgiunta dall’attenzione ai risultati benefici per la città. La fabbrica assunse la struttura visibile nelle famose cartoline di inizio Novecento nel 1895, quando ad amministrarla vi era Antonio Taboga e la proprietà era passata al figlio Napoleone. Da quel momento in poi sarebbe stata conosciuta come Cioccolateria Taboga. Accanto alla fabbrica, lungo lo stesso Ramo delle Muneghe, Cesare costruì anche la villa di famiglia, in Via Sabbioni, poi rinominata Via Verdi, nelle vicinanze di Villa Querini. La proprietà fu assemblata nel tempo: nel 1832 acquistò all’asta una casa di tale Pescarolo, nel 1847 un edificio attiguo, e nel 1875 un ulteriore lotto sul fiume. Quella strada veniva spesso chiamata Via Ticozzi, a testimonianza del peso che la famiglia aveva nella vita cittadina. Da Deputato di Mestre si batté affinché la nuova Stazione di Mestre venisse costruita lungo il Canal Salso, vicino alla fornace di Giuseppe Da Re, convinto che la ferrovia potesse accelerare l’industrializzazione della città. Nel 1850 fu primo firmatario di una petizione indirizzata all’arciprete Giovanni Renier e al maresciallo Radetzky, chiedendo di non allontanare troppo lo scalo dal cuore economico di Mestre. L’ingegner Luigi Negrelli, incaricato dal Governo Asburgico, fu irremovibile: il tracciato era già definito lungo il Terraglio e la stazione sarebbe stata costruita in aperta campagna, dove si trova ancora oggi. La famiglia Cesare sposò Domenica Olivia Olivi, nipote di Giuseppe, podestà di Treviso e padre di Antonio Olivi. Ebbero tre figli: Napoleone, Isabella (1846–1876) e Luigia. Isabella si sposò con Giovanni Molin. Alla morte di Cesare, il 9 gennaio 1880, la maggior parte del patrimonio passò a Napoleone: la villa di Via Sabbioni, case a Carbonera di Treviso e a Pasturo, terreni a Scaltenigo di Mirano e altro ancora. Il resto fu diviso in quattro parti: tre quarti a Napoleone, un quarto alla famiglia di Isabella. Un patrimonio cospicuo, che comprendeva fondi agricoli a Zelarino, Trivignano, Scorzè, Dolo e Terzo di Tessera, dove si trovava anche una valle da pesca, oltre a dieci case a Mestre e proprietà a Treviso e Spresiano. Cesare riposa nella cappella di famiglia all’interno della chiesa antica del Cimitero di Mestre, accanto alla moglie e ai suoi discendenti. Napoleone ereditò i beni del padre, ma anche il suo attaccamento a Mestre, che lo portò a diventare Sindaco della città nel Regno d’Italia. Galleria Immagini La famiglia Ticozzi e la loro villa Cesare Ticozzi, ritratto su cartoncino Cesare Ticozzi e moglie Domenica Olivi, con i figli Napoleone, Isabella e Luigia (collezione Famiglia Ticozzi) Napoleone Ticozzi, Emilia Guidini e il figlio Cesare in un ritratto di famiglia La villa Ticozzi in Via Sabbioni Via Sabbioni e Villa Ticozzi sullo sfondo Lettera autografata di Cesare Ticozzi (collezione Ugo Ticozzi) Villa Ticozzi, acquerello su cartone, particolare. A. Chichisiola La cioccolateria Ticozzi in Piazza Barche Stabilimento Taboga, già Ticozzi, nel 1900 La Cioccolateria Taboga, già Ticozzi, all’inizio del ‘900 (collezione A. Bon) Lo stabilimento Taboga dei Ticozzi in Piazza XXVII Ottobre Piazza Barche con la fabbrica di cioccolata Taboga, già Ticozzi, fondata da Cesare Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Dal Moro, Anna Maria; Angelozzi, Daniela. Da Cesare a Napoleone, in «Pianeta UTL. Il giornale di e per tutti noi», n. 6, maggio-giugno 2015, Università del Tempo Libero di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Antonio Alippio Cappelletto
Antonio Alippio Cappelletto | Discovery Mestre Antonio Alippio Cappelletto Ingegnere e patriota mestrino Antonio Alippio Cappelletto nacque il 12 luglio 1805 a Mirano (Venezia) da Pietro e da Maria Melacini, e si laureò nel 1829 ingegnere architetto presso l’Università di Padova. Nel maggio 1846 venne nominato ingegnere della Ferrovia lombardo-veneta con sede a Mestre. Negli anni dei moti di liberazione del biennio 1848–49 ricoprì dapprima il ruolo di Deputato Comunale di Mestre, come il Linghildal, per poi divenire capitano della guardia civica ed essere eletto all’Assemblea provinciale. Nella città di Venezia assediata dagli austriaci portò un importante supporto tecnico, permettendo di continuare a macinare il grano utilizzando locomotori e brevettando un forno per realizzare calce e laterizi. Collaborò inoltre con ufficiali del genio militare alla progettazione di una delle prime torpedini. Quando cadde Venezia nell’agosto 1849 per opera degli austriaci, Cappelletto fu sospeso dalla ferrovia — sospensione che durò solo un mese, grazie all’intervento dell’ingegner L. Negrelli, capo della Direzione superiore dei lavori inerenti a strade, acque, ferrovie e telegrafi, che lo fece assumere presso la direzione dell’officina ferroviaria di Vicenza. Concluse la carriera, dopo l’unificazione italiana, con il grado di gerente dell’Ufficio centrale del materiale e della trazione delle ferrovie dell’Alta Italia a Torino. Furono numerose le sue innovazioni nei campi più svariati, sebbene si concentrasse per tutta la vita nel migliorare i motori e la progettazione delle locomotive. Cappelletto fu socio corrispondente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti dal 1846 e membro effettivo dal 1854, socio dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Verona dal 1854, membro del Giurì dell’Esposizione di Londra e rappresentante della Camera di commercio di Londra nel 1851. Morì a Torino il 19 ottobre 1874. Galleria Immagini Antonio Alippio Cappelletto A Cappelletto è dedicata una strada parallela a Via Torino, posta dietro la sede principale delle Poste Bibliografia Testo tratto da Treccani.it. Marangoni, Michela (a cura di). Commemorazioni dei Soci Effettivi 1843–1891, Venezia, 2011. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Francesco Linghindal
Francesco Linghindal | Discovery Mestre Francesco Linghindal Primo deputato comunale di Mestre Francesco Linghindal fu il primo deputato comunale di Mestre durante i moti rivoluzionari del 1848. Il 22 marzo di quell’anno, quando Daniele Manin proclamò la liberazione di Venezia e la nascita della Repubblica di San Marco con il celebre discorso tenuto sopra un tavolino di fronte al Caffè Florian, anche Mestre fu attraversata da entusiasmo e fermento. Quel giorno Linghindal partì dalla località della Rosa, all’angolo con il Borgo delle Muneghe (oggi Via Poerio), dirigendosi in calesse verso la stazione ferroviaria insieme a Monsignor Giovanni Renier, arciprete di San Lorenzo, per raccogliere notizie certe su quanto stava accadendo a Venezia. Durante il tragitto incontrò il medico Dalla Giusta, proprietario della villa in Via Torre Belfredo ancora esistente, che sventolava una bandiera e gridava «Viva la Repubblica!». Giunti alla stazione, trovarono gli operai dell’officina dell’ingegnere Angelo Milesi in festa. Sin dalle prime ore degli avvenimenti, Linghindal invitò i concittadini alla prudenza, temendo possibili rappresaglie austriache. Il 23 marzo 1848 scrisse una lettera all’arciprete Renier chiedendogli di rivolgersi alla popolazione per calmare gli animi e mantenere l’ordine pubblico. Le cronache dell’epoca riportano che non fu mai pienamente favorevole al nuovo regime. Quando si costituì la Guardia Cittadina, sostenne che dovesse rimanere sotto il controllo del Municipio. E durante gli scontri a Forte Marghera, quando il farmacista Reali chiese rifornimenti, avrebbe risposto che i combattenti erano «ribelli» e che si sarebbe dovuto arrestare l’ingegnere Collalto e quanti «avevano rivoluzionato e compromesso il paese, esponendo così la vita di coloro che li seguirono alla presa del forte». Queste posizioni gli attirarono ostilità: un gruppo di cittadini lo accusò di essere «avverso al novo ordine di cose» e filoaustriaco, denunciandolo alla Guardia Veneta. Il clima di tensione portò all’intervento del generale Giuseppe Giuriati, nominato per riformare l’amministrazione veneziana. Il notaio insediato decretò la caduta della deputazione comunale, costringendo Linghindal a dimettersi dalla carica di primo deputato. Oltre al ruolo politico, Linghindal fu noto per la lunga attività all’interno della Pia Casa di Ricovero di Vecchi e Orfani derelitti, oggi Antica Scuola dei Battuti di Mestre: ne fu amministratore dal 1828 al 1853, coprendo due mandati e diventando uno dei dirigenti più longevi dell’istituto. Galleria Immagini A Francesco Linghindal è dedicata una strada che si collega a Via Torino Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Francesco Linghindal su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.