Moti del 1848 14 Gennaio 2026

Villa Algarotti-Berchet (area Terraglio)

Villa Algarotti-Berchet | Discovery Mestre Villa Algarotti-Berchet in ogni stanza vedeansi tracce del grande amore per l’arte Storia Scrive il Fapanni che nel seicento in quest’area vi era il casino di villeggiatura del nobile Francesco Matuzzi e che fu acquistato da Rocco Algarotti, mercante di Venezia, nel 1707 il quale realizzò l’attuale villa. Qui vi soggiornò il di lui figlio Francesco, letterato nato a Venezia nel 1712 e morto a Pisa nel 1764. Della Villa scrive Lorenzo Crico, nel suo libro “Lettere sulle belle arti Trevigiane”, “in ogni stanza vedeansi tracce del grande amore, che l’Algarotti, (Francesco), portava alle belle arti”. E poi continua “non v’è stanza di questo palazzo, non luogo del Vasto giardino, in cui non trovi o colonne, o vasi etruschi, o statue o pitture fresco. Ornamento non ultimo è la lunga sala o galleria, dove Francesco pose una collezione di modelli in gesso dei capolavori di scultura, come la Venere Medicea, l’Apollo di Belvedere ec…” L’oratorio della Villa, che poi fu adibito a scuderia, fu eretto nel 1707 da Rocco Algarotti e accoglie le spoglie del figlio Bonomo, fratello di Francesco. La Villa appare in una mappa del Venturini del 1787 come proprietà della famiglia Corniani sita fra Villa Gradenigo e Ca’ Accenti. Ai tempi della rivoluzione francese ospitò vari esuli tra cui alcuni membri della famiglia Polignac. Nel 1805, vi soggiornò per una notte il generale Andrea Massena e, nel 1810, fu residenza del governatore militare francese di Venezia, il gen. Jacques François Menou, che qui morì. Durante i moti del 1848/9 fu occupata dagli Austriaci e ospitò il generale Mitis nel giorno della sortita di Forte Marghera (27 ottobre 1848). Durante la terza guerra di indipendenza divenne il comando del gen. Efisio Cugia e vi fu firmato l’accordo che stabiliva la linea armistiziale intorno a Venezia. Acquistata nel 1858 da Cecilia Berchet, figlia del politico e poeta Giovanni e madre del patriota e storico veneziano Guglielmo Berchet, che qui visse fino alla morte avvenuta nel 1913. Durante la prima guerra mondiale, fu adibita ad ospedale della Croce Rossa Americana; fu poi ceduta ai Marcello, nel 1922 fu sede del comando fascista nei giorni della marcia su Roma. Occupata da truppe tedesche nel 1943, nel secondo dopoguerra fu acquistata dalla Montevecchio, azienda del gruppo Montedison. Nel 1969 venne venduta alle figlie di San Giuseppe che la adibirono a scuola, funzione che svolge tutt’oggi. Altri ospiti illustri furono il cardinale César-Guillaume de La Luzerne (1811), Edmondo De Amicis (1866) ed Ernest Hemingway (1918). L’edificio La costruzione si discosta dallo schema tipico delle ville venete e il suo sviluppo, prevalentemente orizzontale, ricorda piuttosto i casoni rurali. In effetti, presenta solo un piano rialzato e un sottotetto. Su ogni lato è presente una facciata: più interessante quella che dà sul giardino, costituita da elementi con mattoni a vista che creano un certo contrasto. L’interno si articola in una grande sala che conserva busti classici, vasi e affreschi, questi ultimi attribuiti a Giovanni Battista Crosato. Notevole anche la scuderia, simile a un tempietto, in quanto in origine oratorio, e decorata da bassorilievi attribuiti ad Antonio Bonazza. La cappella dà invece sul Terraglio. Nel parco sorge un padiglione circolare, affiancato da due statue del Bonazza e ora adibito ad abitazione privata. Tale parco che un tempo era molto più vasto, arrivando a lambire le attuali via Trezzo e via del Tinto, fu, verso la fine degli anni 60 del XX secolo, in buona parte distrutto per consentire la costruzione dell’attuale Villaggio Sartori e della chiesa della SS. Trinità di Mestre. Il complesso risente anche della vicinissima tangenziale. Galleria Immagini Villa Algarotti-Berchet in un’immagine d’epoca Villa Algarotti-Berchet in due immagini d’epoca Villa Algarotti-Berchet come appare oggi Villa Algarotti dal Terraglio (Google Maps) Villa Algarotti vista dal Terraglio Il Terraglio in una mappa di G Venturelli del 1787 Bibliografia Paolo Borgonovi, Villa Berchet. Storia e segreti, Centro Studi Storici di Mestre, Mestre 2008 Il Terraglio ossia la Strada da Mestre a Treviso. La Strada da Mestre a Mirano (Centro Studi Storici di Mestre a cura di I. Stocchero, foto di Paolo Borgonovi, ricerche di Roberto Stevanato) Wikipedia Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Moti del 1848 14 Gennaio 2026

La Colonna della Sortita

Colonna della Sortita | Discovery Mestre Colonna della Sortita Simbolo del patriottismo mestrino e della sortita del 1848 Il 27 ottobre 1848 avveniva la sortita di Forte Marghera, episodio fondamentale per la storia mestrina che si colloca all’interno dei moti rivoluzionari che videro l’Italia attraversata da un’onda di orgoglio patriottico. Un patriottismo che restò vivo nei dibattiti cittadini anche dopo la nascita del Comune di Mestre, dividendo la politica locale per decenni. Un tema divisivo Il dibattito su come onorare i fatti di Marghera animava la vita cittadina contrapponendo le diverse anime della politica locale. La stessa data del 27 ottobre era un campo di battaglia simbolico: i progressisti volevano commemorare quell’episodio con solennità pubblica, mentre monarchici, cattolici e la destra dell’epoca preferivano tenere sottotono queste rievocazioni. I due fronti avevano i loro uomini di riferimento: Napoleone Ticozzi, favorevole alla piena commemorazione del 27 ottobre, e Pietro Berna, cattolico, propenso a ridimensionare il patriottismo risorgimentale mestrino. La posizione del Ticozzi non stupisce conoscendo le sue radici familiari. Sua madre Domenica Olivi era nipote di Giuseppe Olivi, podestà di Treviso e patriota, e cugina di Antonio Olivi, eroe e martire dei moti mestrini. Suo padre Cesare, mazziniano convinto e sospettato di aver finanziato Mazzini, gli aveva imposto il nome Napoleone in aperto sfregio agli austriaci. Un monumento per i Fatti di Marghera Il 29 dicembre 1875, nella casa del veterano Bellinato, si riunì un gruppo di reduci insieme al sindaco Napoleone Ticozzi e ad altri cittadini per formare un comitato con il compito di raccogliere fondi per la realizzazione di quello che il Barizza definisce un “modesto Obelisco”, destinato a ricordare i fatti di Marghera. Fra i membri del comitato figuravano Giorgio Manin, figlio di Daniele, il Conte Jacopo Rossi, Lorenzo Gastaldis, Girolamo Allegri, Paride Zajotti e Antonio Malvolti. La prima iniziativa concreta del comitato fu nel 1878 la posa di una targa commemorativa sulle mura della casa di Pietro Berna, sita nei pressi del Ponte della Campana, abbattuta nel 1920 per far posto all’edificio tuttora esistente. Il 9 dicembre 1883 fu la volta della “casa della Rana”, ancora oggi visibile tra Via Olivi e Via Brenta Vecchia, dove venne affissa una targa in ricordo dei patrioti polacchi Costantino Miskiewicz e Isidoro Dembowski, caduti a Mestre durante i moti. Alla cerimonia parteciparono i loro familiari e un folto gruppo di cittadini polacchi giunti appositamente. La raccolta fondi per il monumento non ottenne il successo sperato: furono i Ticozzi ad anticipare di tasca propria la somma mancante, confermando l’attaccamento personale della famiglia all’ideale risorgimentale. Nel 1881 venne affidato a Lorenzo Seguso il compito di realizzare una colonna ionica sormontata da un Leone di San Marco in bronzo. Il piedistallo alla base ospita quattro piastre: due recano iscrizioni di Costantino Nardi, le altre due gli stemmi di Mestre e di Venezia. Il collocamento in Piazza Barche fu affidato ad Antonio Toniolo. La scelta di questa piazza non fu casuale: evitare Piazza Ferretto significava anche evitare le polemiche con chi si opponeva alla commemorazione nel cuore della città. Pietro Berna e la politica contro il ricordo Succeduto al Ticozzi, il sindaco Pietro Berna proseguì nella sua opera di ridimensionamento del patriottismo mestrino. La cerimonia d’inaugurazione, inizialmente fissata per il 27 ottobre 1885, fu sospesa il 17 ottobre con un’ordinanza prefettizia che adduceva come motivazione un’epidemia di colera — pretesto piuttosto trasparente, dal momento che il colera era allora endemico. Fu il Conte Jacopo Rossi a sbloccare la situazione proponendo una data alternativa: domenica 4 aprile 1886. Anche in questa occasione, tuttavia, il Berna si oppose alla richiesta del Comitato Promotore di esporre i gonfaloni donati a Mestre nel 1866 da altre città italiane in riconoscimento del contributo mestrino alla liberazione nazionale, e di organizzare una processione civica aperta alla cittadinanza. L’irremovibilità del sindaco portò il Comitato a sciogliersi in forma di protesta, lasciando una traccia duratura di quanto quella data fosse divisiva per la città. Da Piazza Barche al deposito comunale Per molti decenni la Colonna della Sortita rimase collocata di fronte al negozio Coin, al centro di Piazza Barche, punto di riferimento visivo e simbolico del centro mestrino. Nel 2008 venne rimossa per consentire i lavori di realizzazione del tram, finendo in un magazzino comunale dove rimase per sette anni. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia il monumento giaceva ancora in deposito, tanto che il consigliere del Quirinale Louis Godart invitò pubblicamente il Comune di Venezia a ricollocarlo nel sito originario. Il ritorno in piazza e la polemica sul leone Il 24 ottobre 2015, in tempo per l’anniversario del 27 ottobre, la colonna tornò in piazza — non nella posizione originaria, oggi occupata da alberi e dalla rotonda, ma a una ventina di metri di distanza, in Piazza XXVII Ottobre. Alla cerimonia partecipò il sindaco Luigi Brugnaro, che ricordò anche Stefano Zabeo, recentemente scomparso, che si era a lungo battuto per riportare il monumento in città. Il leone era però ancora a terra: doveva essere restaurato secondo le indicazioni concordate con la Soprintendenza prima di essere riposizionato in cima alla colonna. Il 21 marzo 2016 i Lavori Pubblici procedettero infine alla posa del leone alato, seguita dalla rimozione del ponteggio e dal completamento delle opere sulla base. Ma non mancò la polemica. Il Centro Studi Storici di Mestre protestò per l’errato orientamento del leone: rimontato con lo sguardo rivolto verso sud, verso Roma, anziché verso nord, verso Vienna, come era stato voluto in origine. Una svista non da poco per un monumento il cui significato risorgimentale è tutto nell’indicare il nemico sconfitto. I fatti recenti: ricollocazione, restauro e polemiche (2008–2026) La rimozione del 2008 per i lavori del tram Sir1 portò il monumento in deposito per sette anni, suscitando appelli pubblici (come quello di Louis Godart nel 2011 per il 150° dell’Unità d’Italia). Il ricollocamento avvenne il 24 ottobre 2015 in Piazza XXVII Ottobre, con cerimonia alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro e dell’assessore Francesca Zaccariotto, che sottolinearono il restauro della pietra d’Istria e del bronzo in collaborazione con la Soprintendenza. Il leone fu riposizionato il 21 marzo 2016 dopo restauro. Subito emerse la polemica sull’orientamento: il leone, storicamente rivolto a nord (verso il Terraglio e Vienna, simboleggiando la vigilanza anti-austriaca, come documentato da foto d’inaugurazione 1886), fu montato verso sud (ruotato di 180°). Il Centro Studi Storici di Mestre e il consigliere Paolo Ticozzi (discendente di Napoleone Ticozzi) denunciarono l’errore, che altera il significato simbolico del monumento. Ticozzi ha depositato un’interrogazione consiliare il 17 marzo 2026 (n. 1398), sostenuta dal gruppo PD, chiedendo il ripristino immediato ruotando il leone verso nord. La polemica è ripresa anche su gruppi Facebook come “Mestre Evolution” e pagine del Centro Studi Storici, evidenziando come l’errore sia persistente nonostante segnalazioni fin dal 2016. Galleria Immagini Piazza XXVII ottobre e la Colonna della Sortita in cartolina dell’inizio novecento Festeggiamenti per il collocamento della Colonna della Sortita a Mestre avvenuto il 4 aprile 1886 Leone di San Marco posto sopra la Colonna della Sortita La Casa della Rana in una foto d’epoca. Vi si intravede la targa commemorativa Lo Stemma di Mestre è posto sulla colonna Commemorazione della Sortita e del XXVII Ottobre Il Leone di San Marco è raffigurato al lato opposto dello stemma mestrino Commemorazione delle guerre veneziane La Targa posta nel 1883 sulla Casa della Rana che ricorda due combattenti polacchi su un edificio in Via Carducci Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Il Gazzettino, “Mestre si riappropria della sua storia e accoglie la Colonna della Sortita”, 25 ottobre 2015. Il Gazzettino, “La colonna della Sortita è tornata quasi al suo posto, a pochi metri da dov’era”, 23 ottobre 2015. Interrogazione consiliare n. 1398, Comune di Venezia, depositata il 17 marzo 2026 da Paolo Ticozzi et al., “Colonna della sortita, si riposizioni nella direzione corretta il leone posto sulla sua sommità”. Disponibile su consiglio2020.comune.venezia.it. Venezia Radio TV, “Mestre, la Colonna della Sortita torna in Piazza XXVII Ottobre”, 24 ottobre 2015. VeneziaToday, articoli sul restauro e ricollocazione della Colonna della Sortita, marzo 2016. Centro Studi Storici di Mestre, comunicati e proteste sull’orientamento del leone (dal 2016 in poi, ripresi su social e giornali locali). Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Moti del 1848 14 Gennaio 2026

Antonio Alippio Cappelletto

Antonio Alippio Cappelletto | Discovery Mestre Antonio Alippio Cappelletto Ingegnere e patriota mestrino Antonio Alippio Cappelletto nacque il 12 luglio 1805 a Mirano (Venezia) da Pietro e da Maria Melacini, e si laureò nel 1829 ingegnere architetto presso l’Università di Padova. Nel maggio 1846 venne nominato ingegnere della Ferrovia lombardo-veneta con sede a Mestre. Negli anni dei moti di liberazione del biennio 1848–49 ricoprì dapprima il ruolo di Deputato Comunale di Mestre, come il Linghildal, per poi divenire capitano della guardia civica ed essere eletto all’Assemblea provinciale. Nella città di Venezia assediata dagli austriaci portò un importante supporto tecnico, permettendo di continuare a macinare il grano utilizzando locomotori e brevettando un forno per realizzare calce e laterizi. Collaborò inoltre con ufficiali del genio militare alla progettazione di una delle prime torpedini. Quando cadde Venezia nell’agosto 1849 per opera degli austriaci, Cappelletto fu sospeso dalla ferrovia — sospensione che durò solo un mese, grazie all’intervento dell’ingegner L. Negrelli, capo della Direzione superiore dei lavori inerenti a strade, acque, ferrovie e telegrafi, che lo fece assumere presso la direzione dell’officina ferroviaria di Vicenza. Concluse la carriera, dopo l’unificazione italiana, con il grado di gerente dell’Ufficio centrale del materiale e della trazione delle ferrovie dell’Alta Italia a Torino. Furono numerose le sue innovazioni nei campi più svariati, sebbene si concentrasse per tutta la vita nel migliorare i motori e la progettazione delle locomotive. Cappelletto fu socio corrispondente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti dal 1846 e membro effettivo dal 1854, socio dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Verona dal 1854, membro del Giurì dell’Esposizione di Londra e rappresentante della Camera di commercio di Londra nel 1851. Morì a Torino il 19 ottobre 1874. Galleria Immagini Antonio Alippio Cappelletto A Cappelletto è dedicata una strada parallela a Via Torino, posta dietro la sede principale delle Poste Bibliografia Testo tratto da Treccani.it. Marangoni, Michela (a cura di). Commemorazioni dei Soci Effettivi 1843–1891, Venezia, 2011. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Moti del 1848 14 Gennaio 2026

Francesco Linghindal

Francesco Linghindal | Discovery Mestre Francesco Linghindal Primo deputato comunale di Mestre Francesco Linghindal fu il primo deputato comunale di Mestre durante i moti rivoluzionari del 1848. Il 22 marzo di quell’anno, quando Daniele Manin proclamò la liberazione di Venezia e la nascita della Repubblica di San Marco con il celebre discorso tenuto sopra un tavolino di fronte al Caffè Florian, anche Mestre fu attraversata da entusiasmo e fermento. Quel giorno Linghindal partì dalla località della Rosa, all’angolo con il Borgo delle Muneghe (oggi Via Poerio), dirigendosi in calesse verso la stazione ferroviaria insieme a Monsignor Giovanni Renier, arciprete di San Lorenzo, per raccogliere notizie certe su quanto stava accadendo a Venezia. Durante il tragitto incontrò il medico Dalla Giusta, proprietario della villa in Via Torre Belfredo ancora esistente, che sventolava una bandiera e gridava «Viva la Repubblica!». Giunti alla stazione, trovarono gli operai dell’officina dell’ingegnere Angelo Milesi in festa. Sin dalle prime ore degli avvenimenti, Linghindal invitò i concittadini alla prudenza, temendo possibili rappresaglie austriache. Il 23 marzo 1848 scrisse una lettera all’arciprete Renier chiedendogli di rivolgersi alla popolazione per calmare gli animi e mantenere l’ordine pubblico. Le cronache dell’epoca riportano che non fu mai pienamente favorevole al nuovo regime. Quando si costituì la Guardia Cittadina, sostenne che dovesse rimanere sotto il controllo del Municipio. E durante gli scontri a Forte Marghera, quando il farmacista Reali chiese rifornimenti, avrebbe risposto che i combattenti erano «ribelli» e che si sarebbe dovuto arrestare l’ingegnere Collalto e quanti «avevano rivoluzionato e compromesso il paese, esponendo così la vita di coloro che li seguirono alla presa del forte». Queste posizioni gli attirarono ostilità: un gruppo di cittadini lo accusò di essere «avverso al novo ordine di cose» e filoaustriaco, denunciandolo alla Guardia Veneta. Il clima di tensione portò all’intervento del generale Giuseppe Giuriati, nominato per riformare l’amministrazione veneziana. Il notaio insediato decretò la caduta della deputazione comunale, costringendo Linghindal a dimettersi dalla carica di primo deputato. Oltre al ruolo politico, Linghindal fu noto per la lunga attività all’interno della Pia Casa di Ricovero di Vecchi e Orfani derelitti, oggi Antica Scuola dei Battuti di Mestre: ne fu amministratore dal 1828 al 1853, coprendo due mandati e diventando uno dei dirigenti più longevi dell’istituto. Galleria Immagini A Francesco Linghindal è dedicata una strada che si collega a Via Torino Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Francesco Linghindal su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Moti del 1848 28 Giugno 2022

Guglielmo Pepe

Guglielmo Pepe | Discovery Mestre Guglielmo Pepe Un patriota a Mestre Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) fu un patriota e generale italiano nell’esercito del Regno delle Due Sicilie, sposato con Marianna Coventry e fratello di Florestano Pepe. La storia di Guglielmo Pepe e di Mestre si intrecciano quando questi venne inviato da Ferdinando II a combattere contro gli austriaci in Lombardia. Persa quella battaglia, il re gli chiese di rientrare in patria, ma lui disobbedì e si recò a combattere al fianco di Daniele Manin a Venezia con 2.000 volontari al seguito. Manin lo nominò generale a comando delle truppe di terra del Veneto. Pepe fu impegnato nella difesa di Forte Marghera e successivamente nella Sortita di Mestre, che permise al Governo provvisorio veneziano di sconfiggere le truppe austriache. Una volta che l’Impero austro-ungarico riconquistò Venezia, emigrò a Parigi. Galleria Fotografica Ritratto di Guglielmo Pepe La targa commemorativa sul palazzo che accolse il generale a Venezia Il decreto di nomina a firma Daniele Manin La Battaglia della Campana (1848) Al generale Pepe è dedicata la via che costeggia Via Forte Marghera e porta in Piazza XXVII Ottobre Bibliografia Voce Guglielmo Pepe nel Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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