Forte Mezzocapo
Forte Carlo Mezzacapo | Discovery Mestre Forte Carlo Mezzacapo Il recupero di una batteria corazzata Costruzione e contesto storico Forte Carlo Mezzacapo sorge nella località Gatta di Santa Lucia del Tarù, nella municipalità di Chirignago-Zelarino, nel comune di Venezia. È una delle opere più tarde del Campo Trincerato di Mestre: costruito tra il 1909 e il 1912, rappresenta la seconda generazione di forti che il Regno d’Italia realizzò a difesa della laguna veneziana, dopo che i tre forti principali della prima cintura, Carpenedo, Gazzera e Tron, erano diventati obsoleti rispetto alle nuove tecniche militari. Dopo la costruzione nel 1882 dei tre forti principali, il progetto del Campo Trincerato di Mestre subì una lunga battuta d’arresto a causa della crisi economica che colpì il Regno d’Italia negli anni successivi. Fu solo con l’approvazione del Piano di difesa nazionale del 1908 che si decise di completare il sistema difensivo con una serie di batterie corazzate di nuova concezione: i forti Pepe, Rossarol, Cosenz, Mezzacapo, Poerio e Sirtori, progettati dall’ingegnere militare Enrico Rocchi e realizzati in calcestruzzo tra il 1909 e il 1912. Il sistema si imperniava sul nucleo originario di Forte Marghera, la grande opera difensiva che aveva costituito il fulcro della difesa lagunare fin dall’età napoleonica. Forte Mezzacapo fu intitolato alla memoria di Carlo Mezzacapo, generale e patriota risorgimentale, figura di rilievo nella storia militare italiana dell’Ottocento. Il nome: Carlo Mezzacapo Carlo Mezzacapo nacque a Capua il 9 novembre 1817 dal marchese Gaetano Mezzacapo. Avviò la carriera militare come ufficiale di artiglieria nell’esercito delle Due Sicilie, frequentando il Real Collegio Militare della Nunziatella insieme al fratello Luigi e al compagno di corso Enrico Cosenz. Nel 1848 prese parte al corpo di spedizione di quindicimila uomini inviato dal governo costituzionale di Napoli in Lombardia, al comando del generale Guglielmo Pepe, in soccorso del Regno di Sardegna nella guerra contro l’Austria. Quando Ferdinando II ordinò il rientro dell’esercito borbonico, Mezzacapo disobbedì, come Pepe, Cosenz, Rossarol e Poerio, e si diresse a Venezia assediata. Nella città lagunare diresse la difesa di Forte Marghera e in seguito rimise in efficienza Forte San Secondo per difendere il ponte lagunare, assumendone il comando fino alla resa del 18 agosto 1849. Rifiutato il rientro nell’esercito borbonico, si esiliò a Genova e poi a Torino, dove con il fratello Luigi fondò la «Biblioteca militare per uso della gioventù italiana» e nel 1856 la «Rivista militare». Partecipò alla seconda guerra d’indipendenza (1859) come Capo di Stato Maggiore della Divisione Mezzacapo in Toscana, poi come ministro della guerra del governo provvisorio delle Romagne. Nel 1860 combatté nella campagna meridionale con Cialdini. Dopo l’Unità d’Italia fu tenente generale, comandante di corpo d’armata, senatore del Regno dal 1876 e vicepresidente del Senato dal 1902. A Venezia, in calle Larga de l’Ascension, un bassorilievo ricorda gli ufficiali napoletani che difesero la città nel 1848–49: vi figurano i generali Pepe, Rossarol, Cosenz e Mezzacapo. Carlo Mezzacapo morì a Roma il 26 luglio 1905. Funzione militare Il forte fu concepito per controllare due assi strategici fondamentali: la strada per Treviso e la ferrovia per Udine, vie di comunicazione che in caso di conflitto avrebbero costituito le principali direttrici di un’eventuale avanzata nemica verso la laguna. L’armamento prevedeva sei postazioni per cannoni e quattro mitragliere a scomparsa, protette da saracinesche in acciaio al nickel di 15 mm di spessore. La struttura, in calcestruzzo armato, presentava una pianta a forma di C di oltre 100 metri di larghezza per 30 metri di profondità, sviluppata su 5-6 metri di altezza. Al centro del lato lungo si aprivano due ingressi affiancati da quattro finestre; sulle ali laterali erano ricavate ulteriori aperture e due batterie protette. Gli interni erano intonacati con soffitti a volta. Un fossato perimetrale, oggi interrato, ma ancora testimoniato dal ponte in ferro che ne permetteva l’attraversamento, circondava l’intera opera. Nell’ala sinistra era collocato un osservatorio a cupola; su entrambe le ali si accedeva a postazioni coperte da cupole ribassate. Da fortezza a polveriera La vita operativa di Forte Mezzacapo come struttura d’artiglieria fu brevissima. Già nel 1915, a pochi mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, il forte venne disarmato. La decisione maturò dopo che opere simili, come la fortezza di Verena sull’Altopiano di Asiago, si erano rivelate del tutto inefficaci di fronte alle nuove artiglierie pesanti dell’esercito austro-ungarico: i proiettili di grande calibro erano in grado di demolire in pochi colpi strutture che sembravano inespugnabili. Privato del suo armamento, il forte fu riconvertito in polveriera e deposito di munizioni e materiali militari, funzione che mantenne per gran parte del Novecento. Come molte delle opere del Campo Trincerato, attraversò poi una lunga fase di abbandono, durante la quale la struttura subì il degrado del tempo e la progressiva perdita dei materiali originali. Stato attuale e riqualificazione Forte Carlo Mezzacapo è stato affidato alla gestione dell’associazione omonima. Grazie all’impegno di questa, che ne gestisce la valorizzazione e la fruizione pubblica, il recupero del forte rappresenta un esempio di come un complesso militare possa prendere vita e diventare centro di attrazione per eventi culturali e associativi. Per conoscere le attività, gli eventi e le modalità di visita è possibile consultare il sito dell’associazione: fortemezzacapo.com. Galleria fotografica Forte Carlo Mezzacapo Forte Mezzacapo, veduta esterna G. Riccio, Ritratto del generale Carlo Mezzacapo in divisa sarda (Wikipedia) Bibliografia Wikipedia, voce Carlo Mezzacapo. Treccani, voce Carlo Mezzacapo. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Associazione Forte Mezzacapo, fortemezzacapo.com. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Molino Ronchin (Zelarino)
Molino Ronchin | Discovery Mestre Molino Ronchin I molini sul Marzenego Storia Il Molino Ronchin di Zelarino è una delle testimonianze più significative del sistema molitorio che un tempo animava le rive del fiume Marzenego. Situato in via Molino Ronchin, nella zona di Zelarino, il mulino ha una storia che affonda le radici nel Medioevo: forse già documentato nel 1176 come proprietà di Otolino da Mestre, il 20 maggio 1373 venne acquistato da Ludovico e Pellegrino Marcheselli da Rimini all’Avogaria di Comun. Successivamente passò al pio luogo della Ca’ di Dio. Il 23 dicembre 1737 Lorenzo Pezzana lo comprò al pubblico incanto. Nel dicembre del 1786 fu nuovamente incantato, a titolo oneroso, tra i beni del fu Niccolò Pezzana; lo acquistarono Gerolamo e Francesco Battaia fu Zuanne. Nel febbraio del 1788 Lorenzo Pezzana vendette mezzo mulino a Giovambattista Paganello. A due ruote (0,25 pertiche), con casa colonica parziale di 1,30 pertiche, in periodo napoleonico era di Giuseppe Paganello fu Giovanni; gli successe, prima del 1846, Agostino Fapanni fu Francesco (rendita 266,40 lire). Nel 1855 passò a Domenico, Antonio e Pietro Fornoni fu Giovanni e Francesco Fapanni e fratelli, quindi nel 1882 a Giacomo Da Lio fu Ambrogio. L’8 marzo 1890 fu denunciato dalla Compagnia delle acque per l’Estero, dalla quale nel 1922 passò a Giovanni Giuseppe Pezzato. Storicamente era conosciuto come mulino «Garofolo», condotto dal mugnaio Da Lio Giovanni, e lavorava solo ad acqua, con una produzione di frumento e granoturco regolata dalle stagioni e dalle piene del fiume. Nel XIX secolo entrò nella disponibilità della famiglia Ronchin, da cui prese il nome attuale. Attivo fino al 1966, fu poi spogliato e usato come deposito. Il laghetto ai suoi piedi divenne luogo di ritrovo e di balneazione. Oggi l’edificio è adattato a uso residenziale e artigianale, pur conservando gran parte dell’impianto originale. Architettura e impianto Il Molino Ronchin conserva le caratteristiche tipiche dei molini veneti: corpo principale in mattoni a due piani, copertura a doppia falda e annessi rustici destinati a deposito e stalla. All’esterno restano il salto d’acqua, lo stramazzo, la pietra Zorzi, quella consorziale e i fori degli assi delle due ruote. È confinante con Villa Barbarich-Fowel-Torella di Romagnano, costruzione cinquecentesca a due piani e soffitta con porticato. All’interno sono ancora visibili tracce della ruota idraulica e delle canalizzazioni originarie, testimonianza dell’ingegnosità del sistema di derivazione delle acque. Funzionamento e produzione storica Tutti i mulini della zona disponevano di due palmenti e lavoravano solo durante i periodi di acqua sufficiente, soffrendo delle secche o delle piene del fiume. Il pagamento del lavoro era riscosso sia in denaro sia in natura. Documenti storici indicano che il mulino Garofolo (oggi Ronchin) macinava circa 1.286 quintali di frumento e 11.845 quintali di granoturco, pagando tasse sul macinato pari a 2.300 lire annue. Conservazione e valorizzazione Oggi il Molino Ronchin, assieme al Molino Gaggian, Ca’ Bianca, Scabello e al Molino Fabris, è considerato un bene di memoria rurale e protoindustriale, testimone dell’evoluzione economica e ambientale del territorio tra i fiumi Dese e Marzenego. La sua conservazione è fondamentale per comprendere le trasformazioni del paesaggio e delle attività produttive locali nel corso dei secoli. Galleria Fotografica Ruderi del Molino Ronchin a Zelarino (1965) La ruota del molino Il molino in un’immagine d’epoca Molino Ronchin sul Marzenego Bibliografia Per una storia del mulino (Alessandra Sambo) — I Mulini del Marzenego (Luigino Casarin). Cappellari, Carlo. 200 — Il ritorno al Molino Ronchin. I mugnai di Zelarino. Il Fiume Marzenego. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Villa Barbarich – (Zelarino)
Guglielmo Pepe | Discovery Mestre Guglielmo Pepe Un patriota a Mestre Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) fu un patriota e generale italiano nell’esercito del Regno delle Due Sicilie, sposato con Marianna Coventry e fratello di Florestano Pepe. La storia di Guglielmo Pepe e di Mestre si intrecciano quando questi venne inviato da Ferdinando II a combattere contro gli austriaci in Lombardia. Persa quella battaglia, il re gli chiese di rientrare in patria, ma lui disobbedì e si recò a combattere al fianco di Daniele Manin a Venezia con 2.000 volontari al seguito. Manin lo nominò generale a comando delle truppe di terra del Veneto. Pepe fu impegnato nella difesa di Forte Marghera e successivamente nella Sortita di Mestre, che permise al Governo provvisorio veneziano di sconfiggere le truppe austriache. Una volta che l’Impero austro-ungarico riconquistò Venezia, emigrò a Parigi. Galleria Fotografica Ritratto di Guglielmo Pepe La targa commemorativa sul palazzo che accolse il generale a Venezia Il decreto di nomina a firma Daniele Manin La Battaglia della Campana (1848) Al generale Pepe è dedicata la via che costeggia Via Forte Marghera e porta in Piazza XXVII Ottobre Bibliografia Voce Guglielmo Pepe nel Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.