L’Osellino: il canale che deviò il Marzenego
L'Osellino: il canale che deviò il Marzenego
Un progetto nato da un fallimento
Per capire l'Osellino bisogna partire da un fallimento. Nel 1501, con una deliberazione del Consiglio dei Dieci, Venezia fece scavare la Fossa Terralii: una diramazione che, correndo in linea quasi retta lungo il Terraglio, convogliava le acque del Dese sul Marzenego, per alimentare una serie di mulini costruiti per conto pubblico a est del Castelnuovo. Nello stesso periodo si aprivano altri tagli, come quello della Brenta vecchia che collegava le acque del Muson al Naviglio del Brenta: l'idea era un reticolo che interconnettesse tutti i fiumi del territorio, dal Brenta al Sile, per distribuirne meglio le acque fra veneziano e trevigiano. Lo stesso Consiglio dei Dieci, in un decreto di quell'anno, definiva Dese, Marzenego e Zero «pestiferi e velenosi serpenti che rosegano la città».
L'opera si rivelò un fallimento. I mulini, troppo vicini alla laguna e soggetti all'andamento delle maree, non funzionavano a dovere, e le deviazioni delle acque creavano problemi di navigazione nei fiumi coinvolti. Nel 1531 tutto fu smantellato: le acque furono riportate negli alvei antichi, i mulini a est del Castelnuovo abbattuti, i tagli interrati.
Fu nel 1507, constatando che il Marzenego continuava ad arrecare danni crescenti a Mestre e alla laguna, che si decise di affrontarlo separatamente dagli altri fiumi: portarlo a sboccare sul Dese tramite un canale artificiale scavato apposta. Nacque così l'Osellino, e l'opera, questa volta, fu portata a termine con successo.
Un nome che arriva dopo
Il canale non si chiamò subito Osellino. In origine fu detto Fossanuova, per distinguerlo dalla più antica Fossa Gradeniga, e in alcuni documenti anche Cava Nuova. Il nome attuale arrivò solo più tardi, e non è un toponimo ma un nomignolo: a Venezia si chiamavano così, genericamente, i piccoli corsi d'acqua.
Come fu costruito, e per chi
Il canale intercettava le acque del Marzenego immediatamente a valle del borgo di Malghera, ora l'area occupata da Forte Marghera, e da lì proseguiva parallelamente al margine della laguna fino alla foce del Dese, scaricandosi nella palude di Cona, all'estremità settentrionale della laguna stessa: il seno lagunare fra Tessera e la foce del Dese, di fronte all'isola di Torcello e a Treporti, dove il Dese sfociava già insieme allo Zero. Non va confusa con la Cona presso Cavarzere, all'estremo opposto della provincia: questa è un'ansa di laguna a nord dell'attuale aeroporto, dove il canale sfociò fino agli anni Cinquanta del Novecento, prima che nel 1960 l'imbonimento delle barene per la costruzione dello scalo di Tessera ne interrompesse il corso, oggi quasi irriconoscibile dopo le bonifiche novecentesche. Fu costruito con una scelta tecnica precisa quanto rivelatrice: un solo argine, sulla riva verso la laguna. Sulla riva opposta, verso la campagna, ogni difesa fu esclusa ed espressamente vietata, perché le acque di piena avessero libero sfogo. Chi doveva restare protetto era Venezia; chi doveva assorbire gli allagamenti era l'entroterra mestrino.
Il punto di partenza non era una riva qualsiasi. Il borgo di Malghera, punto d'imbarco per Venezia collegato a Mestre dal Canal Salso, sorgeva fra paludi lagunari solcate da un intrico di piccoli canali e di ghebi, in una zona bassa e malsana. Il nuovo canale, correndo lungo la gronda, venne a costituire una vera chiusura dell'affaccio lagunare della terraferma: l'unico varco rimasto era un pertugio a Campalto, dove uno stretto ponte, il Passo di Campalto, permetteva ancora il passaggio verso le barene.
Fino alla bonifica e alla colonizzazione novecentesche, tutto il territorio attraversato dall'Osellino conservò l'impronta di un paesaggio di boschi, pascoli, valli e acquitrini: la conseguenza diretta di un canale che era stato progettato per proteggere la città e non la campagna.
Un'ambiguità linguistica sopravvive ancora oggi nelle carte antiche: anche il tronco di alveo naturale del Marzenego, dal punto in cui usciva da Mestre fino all'imbocco del vero canale scavato presso Malghera, prese lo stesso nome di Osellino. In senso stretto, dunque, l'opera artificiale comincia solo a valle di quel borgo. L'Osellino di fatto inizia in Piazzale Cialdini, poco dopo il Mercato di San Michele e quindi il ricongiungimento dei suoi due rami: il Ramo delle Beccherie e il Ramo delle Muneghe.
La deviazione della foce
Prima dell'Osellino, il Marzenego si gettava direttamente in laguna nella zona di Marghera-San Giuliano, in un punto pericolosamente vicino a Venezia: le sue torbide minacciavano di interrare i canali usati per i traffici con la terraferma, e le sue acque proseguivano fino a confluire nell'importante canale di Cannaregio e da qui nel Canal Grande, con un rischio che toccava il cuore stesso della città. Non era un percorso casuale: secondo diversi autori sarebbe stato proprio il Marzenego, in tempi remoti, a scavare il Canale di Cannaregio, così come il Musone avrebbe formato il Canale di San Secondo e il Canal Grande, e il Brenta il Canale della Giudecca. Deviarne la foce fino a Cona, molti chilometri più a nord, allontanava quel pericolo in un punto dove già sfociava naturalmente il Dese, e dove la laguna poteva assorbire meglio l'apporto di sedimenti. La biforcazione del fiume dentro Mestre, che rese possibile questa deviazione, è raccontata nell'articolo sull'Isola di San Lorenzo. Il vecchio porto di Cavergnago, che sorgeva sulle antiche foci medievali del Marzenego presso Campalto, aveva già perso interesse da tempo: il colpo gli era venuto molto prima, con la realizzazione della Fossa Gradeniga nel Trecento, che aveva aperto un collegamento diretto fra Mestre e Venezia scavalcandolo.
Il tratto tortuoso, e la rettifica ottocentesca
L'Osellino cinquecentesco non fu però un taglio rettilineo per tutta la sua lunghezza. Il catastico di Tommaso Scalfurotto del 1781 mostra il tratto che usciva da Mestre, biforcato nel centro storico, scorrere con andamento ancora tortuoso fino alla villa di Malghera, per proseguire solo da lì, in linea retta, lungo il margine lagunare fino alla foce del Dese: il tratto a meandri ricalcava il vecchio corso che portava all'antica foce presso San Giuliano, prima che questa fosse spostata verso nord.
Fu nei primi anni Ottanta del Settecento, a partire dal 1781, che anche questo tratto tortuoso venne rettificato, dalla località Bissuola fino al canale cinquecentesco all'altezza di Malghera. La data è confermata da tre fonti che la inquadrano da angolazioni diverse: il rapporto del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive la colloca nel 1783-84 e la attribuisce al perito Tommaso Scalfurotto, allora impegnato nel catastico dei fiumi mestrini; il confronto fra quello stesso catastico del 1781, che mostra ancora il corso tortuoso, e la carta di Anton von Zach di inizio Ottocento, che lo mostra già rettificato, ne fissa la finestra temporale; e la storiografia locale la data secca al 1781. È un'opera diversa, e più tarda di quasi due secoli, rispetto al Taglio Nuovo che nel 1612 aveva interessato il Muson-Bottenigo verso Mirano e Mira: uno stesso genere di intervento, taglio e rettifica, applicato in tempi e luoghi differenti. Il vecchio corso tortuoso, chiamato Canal Vecchio, non fu cancellato ma lasciato coesistere accanto al nuovo canale rettilineo, e ne resta traccia nelle cartografie fino ai giorni nostri: sono le anse fossili, i paleoalvei, ancora leggibili nel paesaggio fra via Bissuola e il quartiere Pertini.
Un canale che continua a vivere
L'Osellino non è un'opera del passato soltanto. Nel tratto verso la laguna ospita ancora oggi molte imbarcazioni, ed è parte integrante della dotazione urbana di quest'area di Mestre. Vi sono stati avviati progetti di disinquinamento e riqualificazione, mentre il tratto che ha conservato le ultime tracce dell'antico corso del Marzenego, quello che si sviluppa fino alla circonvallazione est, resta oggetto di un dibattito ancora aperto fra chi vorrebbe nuovi insediamenti e chi ne difende il valore come area libera in una città ormai intensamente urbanizzata.
Galleria immagini
Bibliografia
- Antonio Stangherlin, Il fiume Dese e i suoi mulini, in «Quaderno di Studi e Notizie», Centro di Studi Storici di Mestre, n. 7-8, 1966-1967.
- Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, Studio Altieri, Riqualificazione ambientale del basso corso del fiume Marzenego-Osellino. Rilevanza storico naturalistica e opportunità di intervento, settembre 2015.
- Breve storia delle acque di Mestre, in occasione del Marzenego scoperchiato, storiAmestre, 2012.
- Giorgio Sarto, Ieri e Oggi – Venezia Osellino Bissuola, in Il fiume Marzenego, storiAmestre per il Contratto di fiume.
- C. Pasqual, Storia di un corso d'acqua, in Il fiume Marzenego, storiAmestre per il Contratto di fiume, a cura di Luisa Colio e Mario Tonello.
- Mestre Città d'Acqua, studio sui corsi d'acqua e i porti del territorio mestrino (con la deliberazione del Consiglio dei Dieci del 1501 sulla Fossa Terralii e il decreto del 1531).
- Giacomo Pasqualetto, C'è un canale qui! Il Marzenego e l'idrografia urbana di Mestre: acque interstiziali dimenticate e riscoperte, in «Venetica», 28/2013.
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