Dese 11 Maggio 2026

Forte Sirtori

Forte Sirtori | Discovery Mestre Forte Sirtori La batteria corazzata di Spinea, gemella di Forte Cosenz Costruzione e contesto storico Forte Giuseppe Sirtori sorge a Spinea, lungo via del Forte, verso la ferrovia dei Bivi. È una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre, costruite su progetto dell’ingegnere militare Enrico Rocchi in posizione più avanzata rispetto ai tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron, ormai superati dall’aumento della gittata delle artiglierie. La sua funzione era proteggere uno dei principali accessi a Mestre: gli stessi austriaci, in un manuale segreto sulle difese di Venezia, indicavano tra le vie d’attacco l’itinerario San Giorgio delle Pertiche, Borgoricco, Mirano, Chirignago, Mestre. Il forte fu costruito dall’impresa udinese «cav. L. Rizzani» su progetto della Direzione del Genio di Venezia, con centinaia di badilanti, muratori, carrettieri e manovali del posto. Nel dicembre 1910 l’impresa chiese al comune di Chirignago di poter costruire una ferrovia Decauville a scartamento ridotto, con binari larghi sessanta centimetri, per portare ghiaia e materiali al cantiere: partiva dalla ferrovia della Valsugana, passava per la Gazzera e Chirignago, attraversava la via Miranese e costeggiava via Oriago fino al forte. Il 28 settembre 1912 il giornale «L’Adriatico» annunciava il collaudo dell’intero Campo Trincerato, festeggiato con venti colpi di cannone. Il nome: Giuseppe Sirtori Il forte è intitolato a Giuseppe Sirtori (Monticello Brianza, 1813 – Roma, 1874), sacerdote lombardo che lasciò l’abito talare per la causa risorgimentale. Nel maggio 1848 lasciò Milano per Venezia; con la Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848 si rivelò un combattente e fu promosso maggiore. Nell’Assemblea veneziana fu considerato il capo dell’opposizione a Daniele Manin. Durante l’assedio del 1849 ebbe il comando dei forti e delle opere staccate di Forte Marghera, che fu l’ultimo ad abbandonare, e il 1° agosto 1849 guidò da Brondolo l’ultima sortita dei difensori di Venezia. Dopo la resa, negli elenchi austriaci di chi doveva lasciare la città, figurava soltanto come «Sirtori, prete lombardo». Nel 1860 partecipò alla spedizione dei Mille come colonnello dello stato maggiore di Garibaldi, combatté a Calatafimi e a Palermo e fu prodittatore a Palermo; nel 1862 entrò come tenente generale nell’esercito italiano. Dopo la battaglia di Custoza del 1866 criticò i comandi e fu subito pensionato. Nella difesa di Venezia ebbe accanto gli uomini che danno il nome agli altri forti: Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Poerio e Pepe. Architettura e ambiente Come le altre batterie di tipo Rocchi, Forte Sirtori è in calcestruzzo, con i cannoni installati in pozzo, girevoli su 360 gradi e protetti da cupole corazzate: sul forte c’erano quattro cupole. Ai lati, attraverso due corridoi, si raggiungevano le batterie da 75 A per la difesa ravvicinata. Il fossato, largo quindici-venti metri e alimentato da acqua di risorgiva, girava tutto intorno al forte; lo si attraversava con un ponte in cemento armato con pilastrini in ferro e fondo in legno. Grazie alle servitù militari, che per decenni hanno impedito di costruire intorno al forte, l’area ha conservato spazi verdi di pregio. Vi si trovano biancospini, ontani e querce, e tra gli animali civette, allocchi, picchi e numerosi anfibi. Dalla Grande Guerra al secondo dopoguerra Come tutte le batterie corazzate del Campo Trincerato, Forte Sirtori non entrò mai in combattimento. Nel 1915, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i cannoni furono smontati e inviati al fronte, e il forte divenne un deposito di munizioni. Dal 1935 la caserma all’ingresso ospitò le Camicie Nere; durante la seconda guerra mondiale nel forte lavoravano anche donne impiegate per la contraerea. Gli ultimi ad andarsene furono i tedeschi, che prima minarono il forte: le mine furono disinnescate da un artificiere che abitava vicino. I tedeschi asportarono anche le quattro cupole, tagliandole a pezzi per recuperare il metallo. Dal 1951 il forte, ancora deposito di munizioni, fu affidato al maresciallo Angelo Muser; il fossato fu interrato dopo il 1963. Il Comitato e la vendita Nel 1997 nacque il Comitato Forte Sirtori, per recuperare il forte a un uso pubblico. Dall’autunno 1998, con l’iniziativa «Attacco al Forte», organizzò la prima pulizia dai rifiuti; tra aprile e agosto 1999 guidò visite domenicali per cittadini e scuole, e nel luglio 1999 ospitò un campo di lavoro del Servizio Civile Internazionale con giovani da vari paesi europei. Nel 2000 però il Ministero della Difesa, tramite la concessionaria CONSAP, mise all’asta il forte insieme ad altre fortificazioni. Nonostante il diritto di prelazione per gli enti pubblici, il Comune di Spinea non partecipò; il Comitato protestò anche incatenandosi ai cancelli, con la manifestazione «Attaccati al Forte», ma l’asta si concluse con l’aggiudicazione a un privato. Oggi Forte Sirtori è di proprietà privata e non è aperto al pubblico. Galleria fotografica Forte Sirtori, veduta esterna Bibliografia e fonti AA.VV., Il forte Sirtori a Spinea. Storia e ambiente di una fortificazione del Novecento (con un contributo di Claudio Zanlorenzi), WWF Miranese, storiAmestre, Comitato Forte Sirtori, 2003. Wikipedia, voce Giuseppe Sirtori. Treccani, voce Giuseppe Sirtori (Dizionario Biografico). Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Leggi l'articolo →
Dese 11 Maggio 2026

Forte Cosenz

Forte Cosenz | Discovery Mestre Forte Cosenz La batteria corazzata sul fiume Dese, nel Bosco di Mestre Costruzione e contesto storico Forte Cosenz sorge su un’ansa del fiume Dese, nel territorio di Favaro Veneto, presso l’abitato di Dese e lungo la linea ferroviaria per Trieste, nel comune di Venezia. Completato nel 1911, è una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre: un forte di nuova concezione, interamente in cemento armato e circondato da modesti fossati, secondo il modello dell’ingegnere militare Enrico Rocchi. All’inizio del Novecento i tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron, costruiti a partire dal 1883, erano già considerati superati dall’evoluzione dell’artiglieria. Nel 1908 il Ministero della Guerra approvò una seconda cintura più avanzata. Nacquero così i forti Rossarol, Pepe, Cosenz, Mezzacapo, Sirtori e Poerio, con la polveriera di Forte Bazzera: strutture in calcestruzzo radicalmente diverse dai forti ottocenteschi in muratura e terra. Il nome: Enrico Cosenz Come gli altri forti della seconda cintura, anche questo porta il nome di un protagonista della difesa di Venezia nel 1848-49: Enrico Cosenz (Gaeta 1820 – Roma 1898). Durante l’assedio di Forte Marghera Cosenz comandava le artiglierie dei bastioni e resistette dall’inizio dell’assalto austriaco, il 4 maggio 1849, per le tre settimane successive; fu poi ferito due volte sull’isola di San Secondo prima della resa di Venezia, il 24 agosto 1849. Combatté in seguito con Garibaldi nel 1859 e nel 1860, fu deputato e dal 1872 senatore del Regno, e dal 1881 al 1893 fu capo di stato maggiore dell’Esercito. In quel ruolo promosse lo studio di un moderno sistema di fortificazioni lungo la frontiera nord-orientale. Il forte e la guerra Il forte ha mura spessissime e locali piccoli e angusti. Come tutti i forti della seconda generazione, fu disarmato nel 1915, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, e durante il conflitto svolse compiti di retrovia. Dopo la disfatta di Caporetto, quando le truppe austro-ungariche si avvicinarono minacciosamente a Venezia, fu riattrezzato per scopi operativi, ma non prese mai parte a combattimenti. Stato attuale Il forte si trova nel cuore del Bosco di Mestre. Il complesso occupa circa nove ettari: un grande prato con tre edifici, il forte della Grande Guerra, un fabbricato usato in passato come bar e spogliatoio e la cosiddetta Casa del Maresciallo. A differenza della maggior parte dei forti del Campo Trincerato, Forte Cosenz non è del Comune di Venezia: era proprietà dello Stato e nel novembre 2017 la Giunta regionale ne decise l’acquisizione; la Regione del Veneto lo ha poi ricevuto gratuitamente dal Demanio. Nell’agosto 2018 la Regione ha annunciato un programma di riqualificazione da oltre 700mila euro, con un primo lotto di circa 50mila euro per il miglioramento dell’area verde, sotto la supervisione della Soprintendenza. Da settembre 2018 il punto di ristoro e l’area verde circostante, fino ad allora riservati ai dipendenti regionali, sono aperti al pubblico. L’obiettivo dichiarato è fare di Forte Cosenz un polo regionale per attività culturali, sportive e ricreative e un punto d’appoggio logistico per la Protezione Civile. Galleria fotografica Forte Cosenz, veduta esterna Bibliografia e fonti Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Regione del Veneto, Forte Cosenz, portale La Grande Guerra. Italia Nostra, Sezione di Venezia, Valorizzare davvero Forte Cosenz, 28 novembre 2017. Regione del Veneto, Forte Cosenz: al via la riqualificazione del bosco, comunicato del 10 agosto 2018. Forte Cosenz a Dese: da settembre lavori per 700mila euro, Gente Veneta, 10 agosto 2018. Voce Enrico Cosenz su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Leggi l'articolo →