Il Campo trincerato di Mestre

Forte Sirtori

Forte Sirtori | Discovery Mestre

Forte Sirtori

La batteria corazzata di Spinea, gemella di Forte Cosenz

Costruzione e contesto storico

Forte Giuseppe Sirtori sorge a Spinea, lungo via del Forte, verso la ferrovia dei Bivi. È una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre, costruite su progetto dell’ingegnere militare Enrico Rocchi in posizione più avanzata rispetto ai tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron, ormai superati dall’aumento della gittata delle artiglierie. La sua funzione era proteggere uno dei principali accessi a Mestre: gli stessi austriaci, in un manuale segreto sulle difese di Venezia, indicavano tra le vie d’attacco l’itinerario San Giorgio delle Pertiche, Borgoricco, Mirano, Chirignago, Mestre.

Il forte fu costruito dall’impresa udinese «cav. L. Rizzani» su progetto della Direzione del Genio di Venezia, con centinaia di badilanti, muratori, carrettieri e manovali del posto. Nel dicembre 1910 l’impresa chiese al comune di Chirignago di poter costruire una ferrovia Decauville a scartamento ridotto, con binari larghi sessanta centimetri, per portare ghiaia e materiali al cantiere: partiva dalla ferrovia della Valsugana, passava per la Gazzera e Chirignago, attraversava la via Miranese e costeggiava via Oriago fino al forte. Il 28 settembre 1912 il giornale «L’Adriatico» annunciava il collaudo dell’intero Campo Trincerato, festeggiato con venti colpi di cannone.

Il nome: Giuseppe Sirtori

Il forte è intitolato a Giuseppe Sirtori (Monticello Brianza, 1813 - Roma, 1874), sacerdote lombardo che lasciò l’abito talare per la causa risorgimentale. Nel maggio 1848 lasciò Milano per Venezia; con la Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848 si rivelò un combattente e fu promosso maggiore. Nell’Assemblea veneziana fu considerato il capo dell’opposizione a Daniele Manin. Durante l’assedio del 1849 ebbe il comando dei forti e delle opere staccate di Forte Marghera, che fu l’ultimo ad abbandonare, e il 1° agosto 1849 guidò da Brondolo l’ultima sortita dei difensori di Venezia. Dopo la resa, negli elenchi austriaci di chi doveva lasciare la città, figurava soltanto come «Sirtori, prete lombardo». Nel 1860 partecipò alla spedizione dei Mille come colonnello dello stato maggiore di Garibaldi, combatté a Calatafimi e a Palermo e fu prodittatore a Palermo; nel 1862 entrò come tenente generale nell’esercito italiano. Dopo la battaglia di Custoza del 1866 criticò i comandi e fu subito pensionato. Nella difesa di Venezia ebbe accanto gli uomini che danno il nome agli altri forti: Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Poerio e Pepe.

Architettura e ambiente

Come le altre batterie di tipo Rocchi, Forte Sirtori è in calcestruzzo, con i cannoni installati in pozzo, girevoli su 360 gradi e protetti da cupole corazzate: sul forte c’erano quattro cupole. Ai lati, attraverso due corridoi, si raggiungevano le batterie da 75 A per la difesa ravvicinata. Il fossato, largo quindici-venti metri e alimentato da acqua di risorgiva, girava tutto intorno al forte; lo si attraversava con un ponte in cemento armato con pilastrini in ferro e fondo in legno.

Grazie alle servitù militari, che per decenni hanno impedito di costruire intorno al forte, l’area ha conservato spazi verdi di pregio. Vi si trovano biancospini, ontani e querce, e tra gli animali civette, allocchi, picchi e numerosi anfibi.

Dalla Grande Guerra al secondo dopoguerra

Come tutte le batterie corazzate del Campo Trincerato, Forte Sirtori non entrò mai in combattimento. Nel 1915, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i cannoni furono smontati e inviati al fronte, e il forte divenne un deposito di munizioni. Dal 1935 la caserma all’ingresso ospitò le Camicie Nere; durante la seconda guerra mondiale nel forte lavoravano anche donne impiegate per la contraerea. Gli ultimi ad andarsene furono i tedeschi, che prima minarono il forte: le mine furono disinnescate da un artificiere che abitava vicino. I tedeschi asportarono anche le quattro cupole, tagliandole a pezzi per recuperare il metallo. Dal 1951 il forte, ancora deposito di munizioni, fu affidato al maresciallo Angelo Muser; il fossato fu interrato dopo il 1963.

Il Comitato e la vendita

Nel 1997 nacque il Comitato Forte Sirtori, per recuperare il forte a un uso pubblico. Dall’autunno 1998, con l’iniziativa «Attacco al Forte», organizzò la prima pulizia dai rifiuti; tra aprile e agosto 1999 guidò visite domenicali per cittadini e scuole, e nel luglio 1999 ospitò un campo di lavoro del Servizio Civile Internazionale con giovani da vari paesi europei. Nel 2000 però il Ministero della Difesa, tramite la concessionaria CONSAP, mise all’asta il forte insieme ad altre fortificazioni. Nonostante il diritto di prelazione per gli enti pubblici, il Comune di Spinea non partecipò; il Comitato protestò anche incatenandosi ai cancelli, con la manifestazione «Attaccati al Forte», ma l’asta si concluse con l’aggiudicazione a un privato. Oggi Forte Sirtori è di proprietà privata e non è aperto al pubblico.

Galleria fotografica

Bibliografia e fonti

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