Il Campo trincerato di Mestre
Forte Manin
Forte Manin | Discovery Mestre Forte Manin Il ridotto idraulico di Forte Marghera Origini napoleoniche Forte Manin sorge nell’area dell’odierno Parco San Giuliano, circa un chilometro a nord di Forte Marghera, nel comune di Venezia. È la più antica struttura accessoria del sistema difensivo lagunare: fu eretto in epoca napoleonica, probabilmente tra il 1806 e il 1810, come avamposto settentrionale di Forte Marghera, con il compito di proteggere il lato verso Campalto e la laguna nord. Il forte era originariamente noto come forte «O» (dall’iniziale francese di «Eau», acqua), denominazione che ne rivela la funzione principale: non solo militare, ma anche idraulica. Controllava le chiuse costruite lungo una diramazione del canale Osellino; in caso di attacco nemico, l’apertura delle chiuse consentiva di allagare le campagne circostanti, trasformando la pianura paludosa in un terreno impraticabile per artiglierie e carri. Questa tecnica difensiva, già collaudata dalla Serenissima, trovò applicazione durante le guerre napoleoniche: nel 1808, quando l’area fu teatro di combattimenti tra francesi e austriaci, la difesa francese si avvalse del forte e del suo sistema di chiuse per rallentare l’avanzata austriaca. Struttura e funzione militare La struttura originaria aveva pianta quadrilatera a forma di stella a cinque punte, con tre piccoli bastioni esterni, circondata da un doppio fossato alimentato artificialmente dalle acque dell’Osellino. La posizione, incastrata tra i canali e le zone paludose della gronda lagunare, rendeva il forte naturalmente difficile da espugnare. La sua funzione era complementare a quella di Forte Marghera: mentre quest’ultimo costituiva il nucleo principale della difesa, Forte Manin garantiva la protezione del fianco nord e il controllo idraulico del territorio circostante. Durante l’assedio austriaco del 1849, il forte fece parte del sistema difensivo della Repubblica di San Marco insieme a Forte Marghera e alla Ridotta Rizzardi: in tutto 140 pezzi d’artiglieria e 2.300 uomini al comando del generale Antonio Paolucci. Dopo la caduta di Venezia nell’agosto 1849, il forte passò agli austriaci, che lo ribattezzarono forte «Gorzowsky», dal nome del generale austriaco Karl von Gorzowsky, governatore militare del Veneto dal 24 agosto 1849. Con il passaggio del Veneto al Regno d’Italia nel 1866 il forte tornò italiano e fu definitivamente rinominato Forte Manin, in onore di Daniele Manin, il presidente della Repubblica di San Marco del 1848–49. Dismissione e trasformazione Verso la fine dell’Ottocento il forte venne disarmato: la sua struttura napoleonica era ormai completamente obsoleta rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. All’inizio del Novecento le strutture originarie furono demolite e sostituite da un edificio monoblocco in cemento armato, destinato a polveriera al servizio del Campo Trincerato. Questa riconversione cancellò definitivamente l’impianto bastionato originario. La struttura mantenne funzioni di deposito militare per gran parte del Novecento, fino alla definitiva dismissione. Con la bonifica e la trasformazione dell’area paludosa di San Giuliano, avvenuta nel corso del Novecento attraverso l’accumulo di materiali di scarto delle industrie di Porto Marghera, il forte si ritrovò inglobato in un paesaggio completamente trasformato rispetto a quello per cui era stato concepito. L’area paludosa che ne aveva garantito la funzione difensiva era scomparsa, sostituita da una vasta pianura artificiale che negli anni Novanta del Novecento sarebbe diventata il Parco San Giuliano. Stato attuale e prospettive di recupero Forte Manin versa oggi nel totale stato di abbandono, completamente «soffocato» dalla vegetazione spontanea che ha colonizzato l’area nel corso dei decenni. Non è accessibile al pubblico. Si trova all’interno del Parco San Giuliano, collegato al quartiere Villaggio San Marco dal ponte ciclo-pedonale Europa, lungo 140 metri, con un pennone centrale di 40 metri, che attraversa la SS 14. Nel 2023 il Comune di Venezia ha annunciato il recupero di Forte Manin nell’ambito dei finanziamenti del PNRR, con una spesa prevista di circa tre milioni di euro. Il progetto prevede la bonifica dell’area e interventi di consolidamento strutturale, con l’obiettivo di rendere il forte accessibile e di inserirlo nel sistema di valorizzazione del patrimonio militare mestrino. Il nome: Daniele Manin Il forte è intitolato a Daniele Manin (Venezia, 1804 – Parigi, 1857), avvocato e patriota veneziano, presidente della Repubblica di San Marco proclamata il 22 marzo 1848. Manin guidò la resistenza veneziana all’assedio austriaco per sedici mesi, fino alla resa del 22 agosto 1849. Dopo la capitolazione andò in esilio a Parigi, dove morì nel 1857. È sepolto nella Basilica di San Marco a Venezia. Il suo nome è legato indissolubilmente alla memoria risorgimentale mestrina: la celebre Sortita di Forte Marghera del 27 ottobre 1848 fu condotta proprio dalle forze della Repubblica di San Marco da lui guidata. Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Wikipedia, voce Forte Manin. Wikipedia, voce Forte Marghera. Discovery Mestre, Forte Marghera e il Campo Trincerato. Discovery Mestre, Il Parco San Giuliano. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Pepe
Forte Pepe | Discovery Mestre Forte Pepe La punta nord-est del Campo Trincerato di Mestre Costruzione e contesto storico Forte Pepe sorge lungo la Strada Statale 14 della Venezia Giulia, a metà strada tra l’aeroporto Marco Polo e il Museo Archeologico Nazionale di Altino, nella località di Cà Noghera, municipalità di Favaro Veneto del comune di Venezia. Costruito tra il 1909 e il 1912 su schema Rocchi in calcestruzzo armato, rappresenta la punta nord-est più avanzata del Campo Trincerato di Mestre, il baluardo estremo del sistema difensivo verso Trieste e il Friuli. La posizione fu scelta con cura: il forte sorge su un basso terreno paludoso ai margini della Valle Pagliaga, nel punto in cui il fiume Zero confluisce nel fiume Dese, il quale descrive un’ansa a sud di Altino prima di raggiungere il canale dell’Osellino. Questa conformazione idrologica rendeva il sito naturalmente difendibile, con l’acqua a fare da ostacolo su più lati. La sua funzione strategica era il controllo della strada per Trieste, principale via di avanzata nemica da est. Come tutti i forti di seconda generazione, Forte Pepe si rivelò già obsoleto alla vigilia della prima guerra mondiale: le nuove artiglierie pesanti erano in grado di demolire le strutture in calcestruzzo prima che potessero aprire il fuoco. I cannoni furono smontati e inviati al fronte nel 1915; dopo la rotta di Caporetto il forte fu parzialmente riarmato su ordine del Capo di Stato Maggiore Diaz; come tutti i forti del Campo Trincerato, tuttavia, non fu mai teatro di combattimenti, poiché il fronte rimase sul Piave e le fortezze mestrine ebbero soltanto funzione di retrovia. Il nome: Guglielmo Pepe Il forte è intitolato al generale Guglielmo Pepe (Squillace, 1783 – Torino, 1855), patriota calabrese e figura centrale del Risorgimento italiano. Amnistiato nel 1848 da Ferdinando II e posto al comando dell’esercito inviato in Alta Italia, disobbedì all’ordine di rientro e raggiunse Venezia con duemila volontari al seguito. Daniele Manin lo nominò generale in capo delle forze di terra della Repubblica di San Marco. Pepe fu impegnato nella difesa di Forte Marghera e nella Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848. Dopo la caduta di Venezia emigrò a Parigi e poi a Torino, dove morì nel 1855. Il suo nome fu dato anche a un esploratore leggero della Regia Marina, varato nel 1914 insieme ai gemelli Alessandro Poerio e Cesare Rossarol, gli stessi patrioti che danno il nome ad altri due forti del Campo Trincerato. Stato attuale Dopo la dismissione militare, Forte Pepe ha attraversato un lungo periodo di abbandono. Come quasi tutti i forti del Campo Trincerato di Mestre, con la sola eccezione di Forte Cosenz, è oggi di proprietà del Comune di Venezia, che lo ha acquisito nell’ambito del federalismo demaniale culturale. La struttura non è accessibile al pubblico. L’associazione «Gli Amici della Poiana Cultura e Arte di Cà Noghera» monitora il sito e ne promuove la conoscenza sul territorio. Il forte rimane una delle testimonianze più suggestive e meno conosciute del sistema difensivo mestrino, immerso nella campagna tra l’aeroporto e i resti del paesaggio lagunare che caratterizzavano questa zona prima dell’urbanizzazione novecentesca. Galleria fotografica Forte Pepe, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Wikipedia, voce Forte Pepe. Wikipedia, voce Guglielmo Pepe. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Discovery Mestre, Guglielmo Pepe. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Bazzera
Forte Bazzera | Discovery Mestre Forte Bazzera L’unica polveriera del Campo Trincerato giunta ai nostri giorni Una polveriera, non un forte Forte Bazzera è impropriamente chiamato «forte»: si tratta in realtà dell’unica polveriera del Campo Trincerato di Mestre della seconda generazione giunta ai nostri giorni. Sorge nei pressi della località di Tessera, nella municipalità di Favaro Veneto del comune di Venezia, a poca distanza dall’aeroporto Marco Polo e da Forte Rossarol. Completata nel 1910, è incastonata tra i canali Bazzera e Osellino-Marzenego in un’isoletta rettangolare interamente circondata da un fossato artificiale, raggiungibile solo attraverso un ponte. La sua costruzione rispondeva a una precisa esigenza tattica emersa già nell’Ottocento: l’esperienza dei vecchi forti, come Forte Gazzera, dove le polveriere erano collocate ai lati della struttura e soffrivano dell’umidità del fossato, aveva dimostrato che i depositi di munizioni dovevano essere separati dai forti armati. Il disastro di Vigna Pia del 19 giugno 1891 accelò questa scelta: da allora le nuove concezioni militari prevedevano l’allontanamento dei depositi di esplosivi dalle strutture armate. Struttura e funzione militare La polveriera è costituita da due imponenti blocchi in cemento armato, difesi da un terrapieno e completamente circondati dall’acqua. I muri esterni hanno uno spessore di almeno 1,60 metri; le coperture in cemento armato sono spesse 2,50 metri. Ciascun blocco è diviso internamente in due cameroni con soffitto a volta, dotati di porta d’accesso unica e fori per il ricambio d’aria. I due edifici sono separati da argini in terra di uguale altezza, a funzione protettiva: in caso di esplosione accidentale gli argini avrebbero limitato i danni alle strutture vicine. Sul fronte della terraferma un ulteriore argine fungeva da barriera difensiva. Sul lato sud e sul lato nord sorgevano rispettivamente una caserma e un posto di guardia. Gli unici accessi alle polveriere erano due porte poste sui corridoi laterali; nel corridoio sul fronte di gola tre finestre garantivano la circolazione dell’aria. La polveriera era al servizio dell’intero Campo Trincerato, fornendo munizioni ai forti corazzati della seconda generazione, Cosenz, Rossarol, Pepe e gli altri, che per ragioni di sicurezza non conservavano grandi scorte di esplosivi al proprio interno. La sua posizione presso la gronda lagunare la collocava al centro del sistema logistico del fronte orientale del Campo Trincerato. Dal degrado alla valorizzazione Dopo la dismissione militare la struttura subì un lungo periodo di abbandono, durante il quale fu utilizzata come discarica abusiva. All’inizio degli anni Novanta del Novecento il Comitato Culturale Ricreativo di Tessera, nell’ambito del Coordinamento per il Recupero del Campo Trincerato di Mestre, avviò le prime operazioni di pulizia e recupero con il contributo dei campi di lavoro del Servizio Civile Internazionale. La caserma del posto di guardia all’ingresso fu risistemata e adibita a luogo d’incontro. L’area è oggi aperta al pubblico e ospita manifestazioni teatrali, musicali, fiere e mercatini. Il parco circostante costituisce un’oasi naturale tra i canali, a poca distanza dall’aeroporto Marco Polo. Per informazioni sugli eventi e le prenotazioni: fortebazzera.it. Galleria fotografica Forte Bazzera, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Scroccaro, Mauro, Dalle torri ai forti: itinerari tra le strutture difensive dell’Alto Adriatico, La Tipografica, Campoformido 2014. Wikipedia, voce Forte Bazzera. Sito ufficiale: fortebazzera.it. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Poerio
Forte Poerio | Discovery Mestre Forte Poerio Il forte che chiude il fronte sud del Campo Trincerato Costruzione e contesto storico Forte Poerio sorge in località Ponte Damo, poco a nord di Gambarare di Mira, in prossimità del Naviglio Brenta, nel comune di Venezia. È la batteria corazzata più meridionale del Campo Trincerato di Mestre: la sua posizione chiude il fronte sud del sistema difensivo, controllando gli accessi alla laguna veneziana dalla pianura padovana attraverso la Riviera del Brenta. Fu completato entro il 1912 nell’ultimo lotto della seconda generazione di forti, insieme a Cosenz, Mezzacapo, Sirtori, Rossarol e Pepe, tutti progettati su schema Rocchi in calcestruzzo. Forte Poerio era già considerato quasi obsoleto ancor prima di entrare pienamente in servizio: la rapidissima evoluzione dell’artiglieria pesante nei primi anni del Novecento aveva dimostrato la vulnerabilità dei forti corazzati di tipo Rocchi ai nuovi proiettili ad alto esplosivo, come evidenziato dall’esperienza dei forti alpini sul fronte austro-ungarico. Il nome: Alessandro Poerio Come gli altri forti della seconda generazione, Poerio prese il nome da un patriota della resistenza veneziana del 1848–49. Alessandro Poerio (Napoli, 1802 – Venezia, 3 novembre 1848) fu poeta e patriota napoletano, figura della spiritualità romantica e risorgimentale. Si arruolò come soldato semplice nel corpo di spedizione del generale Guglielmo Pepe accorso in difesa della Repubblica di San Marco, assieme a Cosenz, Mezzacapo e Sirtori, e morì per le ferite riportate nella Sortita di Forte Marghera del 27 ottobre 1848. Nel centro di Mestre, dal punto esatto in cui il patriota venne mortalmente ferito, è stata intitolata una via al suo nome. Architettura e funzione militare Come tutte le batterie corazzate della seconda generazione, Forte Poerio fu costruito in calcestruzzo secondo il progetto dell’ingegnere militare Enrico Rocchi. La struttura presentava postazioni per cannoni su cupola girevole e batterie laterali, circondata da un fossato perimetrale. La sua collocazione a Gambarare di Mira, al margine più meridionale del sistema difensivo, vicino alla linea della Brenta, era pensata per impedire eventuali aggiramenti del fronte da parte di forze nemiche provenienti da Padova lungo la pianura alluvionale. Come per tutti i forti del Campo Trincerato, i cannoni furono smontati e inviati al fronte nel 1915. Dopo la rotta di Caporetto, su ordine del Capo di Stato Maggiore Diaz, il forte fu riarmato e utilizzato parzialmente durante la Battaglia del Solstizio del 1918 per fermare l’avanzata austriaca oltre il Piave. Nel dopoguerra la struttura continuò a svolgere funzioni di deposito fino alla definitiva dismissione militare. Stato attuale Il forte si trova a poca distanza dalla Riviera del Brenta. Rimasto per molto tempo di proprietà del Demanio Militare, di recente la gestione è passata al Comune di Mira, ma non viene aperto quasi mai. All’esterno si trova un parco attrezzato per bambini e famiglie. Galleria fotografica Forte Poerio, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Wikipedia, voce Alessandro Poerio. Treccani, voce Poerio, Alessandro. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Rossarol
Forte Rossarol | Discovery Mestre Forte Rossarol La batteria corazzata più innovativa del Campo Trincerato Costruzione e contesto storico Forte Rossarol sorge in via Pezzana, nei pressi della località di Tessera, nella municipalità di Favaro Veneto del comune di Venezia, a poca distanza da Forte Cosenz, dalla polveriera Bazzera e dall’aeroporto Marco Polo. Completato nel 1907, è una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre, nate per colmare i vuoti lasciati dalla prima cintura difensiva, i forti Carpenedo, Gazzera e Tron, ormai obsolete rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. In origine Forte Rossarol era stato concepito come il più importante del Campo Trincerato, data la sua posizione strategica sul fronte est, a controllo delle vie di accesso alla laguna da Trieste e dal Friuli. La struttura fu completata nel 1907, prima degli altri forti della seconda generazione, e si distingue da tutti per una soluzione architettonica unica nel sistema difensivo mestrino. Il nome: Cesare Rosaroll Come gli altri forti della seconda generazione, Rossarol prese il nome da un patriota caduto nella difesa di Venezia durante la prima guerra d’indipendenza. Cesare Rosaroll-Scorza (Roma, 1809 – Venezia, 27 giugno 1849) era figlio del generale napoletano Giuseppe Rosaroll, esiliato per aver partecipato alla rivolta costituzionale di Napoli del 1820. Cavalleggero dell’esercito borbonico, raggiunse Venezia durante i moti del 1848 per combattere a fianco della Repubblica di San Marco. Mostrò tale valore in combattimento che fu soprannominato «l’Argante della Laguna». Cadde in battaglia il 27 giugno 1849, durante la resistenza agli austriaci, circa due mesi prima della resa finale di Venezia. Il suo nome fu dato anche a un esploratore leggero della Regia Marina, varato nel 1914, che affondò urtando una mina il 16 novembre 1918, a guerra ormai conclusa, al largo dell’Istria. Architettura e armamento Forte Rossarol presenta una struttura unica e notevolmente diversa da tutte le altre batterie corazzate del Campo Trincerato. Mentre i forti coevi, come Cosenz, Mezzacapo e Sirtori, si sviluppano su un unico piano interrato con cupole a scomparsa, Forte Rossarol fu costruito in cemento armato su due piani fuori terra, con un’altezza superiore ai nove metri. L’elemento più caratteristico sono le quattro postazioni per mitragliatrici a scomparsa che spuntavano in mezzo al terrapieno frontale, collegate all’edificio principale tramite gallerie sotterranee lunghe 14 metri, scavate alla profondità di due metri. Questa soluzione, pensata per proteggere i serventi durante i bombardamenti e consentire un fuoco ravvicinato contro la fanteria assalitrice, rendeva Forte Rossarol il fortilizio tecnologicamente più avanzato dell’intero sistema difensivo mestrino. Da fortezza a polveriera Come tutte le batterie corazzate del Campo Trincerato, Forte Rossarol non entrò mai in combattimento diretto. Alla vigilia della prima guerra mondiale le sue innovazioni tecniche erano già superate dai nuovi calibri delle artiglierie pesanti. I cannoni furono smontati e inviati al fronte; il forte fu impiegato per compiti di retrovia. Dopo la rotta di Caporetto nell’autunno del 1917, quando l’esercito austro-ungarico si avvicinò pericolosamente a Venezia, il forte venne riarmato su ordine del Capo di Stato Maggiore Diaz, ma non fu mai coinvolto in combattimenti. Nel dopoguerra la struttura continuò a svolgere funzioni di deposito fino alla dismissione militare. Il Centro di Solidarietà Don Milani Dismesso dall’Esercito italiano, Forte Rossarol fu acquisito dal Comune di Venezia e concesso nel 2013 in comodato trentennale al Centro di Solidarietà Don Lorenzo Milani, fondato nel 1985 da don Franco De Pieri. L’area, che si estende in un’ampia zona verde tra Tessera e Favaro Veneto, ospita oggi un polo sociale polivalente: comunità terapeutiche per il recupero da dipendenze, comunità di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e richiedenti asilo, laboratori di formazione professionale (orticoltura, cucina, manutenzione del verde, edilizia) e tirocini in aziende del territorio. Il comodato prevede che gli spazi siano destinati al recupero e reinserimento sociale, all’accoglienza di minori e all’inserimento lavorativo. La struttura non è aperta al pubblico come sito storico-culturale, ma la sua trasformazione in presidio di solidarietà rappresenta una delle più significative riconversioni sociali dell’intero Campo Trincerato. Galleria fotografica Forte Rossarol, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Wikipedia, voce Forte Rossarol. Wikipedia, voce Cesare Rosaroll-Scorza. Centro di Solidarietà Don Milani, cogesdonmilani.it. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Tron
Forte Tron | Discovery Mestre Forte Tron Il forte gemello di Carpenedo e Gazzera Costruzione e contesto storico Forte Tron sorge in via Colombara, nella località Cà Sabbioni, nella municipalità di Marghera del comune di Venezia. Assieme a Forte Carpenedo e Forte Gazzera, costituisce il nucleo originario del Campo Trincerato di Mestre: i tre forti della prima generazione, costruiti nella seconda metà dell’Ottocento secondo il modello poligonale dell’ingegnere austriaco Andreas Tunkler (1820–1873), formavano un arco difensivo disposto a raggiera attorno a Forte Marghera. Il progetto fu proposto a Roma nel 1883 e approvato il 13 giugno dello stesso anno. Dopo una sospensione di circa tre anni, durante la quale furono rivisti sia il piano costruttivo sia i costi, l’appalto fu definitivamente disposto il 21 agosto 1886. Forte Tron fu realizzato tra il 1887 e il 1890 su un’area paludosa di 18,55 ettari; i cedimenti del terreno e le infiltrazioni d’acqua rallentarono notevolmente i lavori e imposero una revisione del progetto originale. Architettura e armamento L’orientamento del forte è verso ovest, in direzione della via di accesso proveniente da Padova: la sua funzione strategica era il controllo della principale direttrice di avanzata nemica dalla pianura veneta verso la laguna. La distanza da Forte Marghera, come per i gemelli Carpenedo e Gazzera, era calibrata sulla gittata dei cannoni dell’epoca, per formare un sistema di fuoco incrociato difficilmente espugnabile a difesa della città lagunare, del suo porto e del suo arsenale. La struttura ha un impianto planimetrico poligonale alla prussiana. Dopo il restauro del 1910, disponeva di sei cannoni principali a perno centrale e quattro cannoni secondari con sei mitragliatrici. Come i gemelli Carpenedo e Gazzera, era concepita per resistere a proiettili di tipo impattivo: con l’avvento dei proiettili esplosivi a canna rigata e della maggiore gittata delle nuove artiglierie, il forte si rivelò rapidamente obsoleto sul piano tattico. Conservazione e stato attuale Caratteristica distintiva di Forte Tron è l’ampio fossato perimetrale con l’originale ponte scorrevole d’accesso, di notevole fattura, con una caponiera di protezione del ponte particolarmente curata nella tipologia costruttiva. La struttura è in perfetto stato di conservazione, essendo stata adibita a polveriera dell’esercito fino a non molti anni fa. L’area si trova in piena campagna, oltre i grandi centri commerciali di Marghera, non lontano dall’antica torre Colombara. Definitivamente abbandonato dai militari nella prima metà degli anni Ottanta del Novecento, Forte Tron fu acquisito dal Comune di Venezia, assieme a Forte Carpenedo e Forte Rossarol, tramite permuta con appartamenti per i dipendenti dell’esercito. Dopo un periodo di apertura come oasi naturalistica, l’area versa oggi in stato di totale abbandono: il forte non è accessibile e la vegetazione spontanea ha ripreso il sopravvento. Galleria fotografica Forte Tron, veduta esterna Bibliografia e fonti Wikipedia, voce Forte Tron. Città Metropolitana di Venezia, Politiche Ambientali, Forte Tron. mestre.city, Forte Tron. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Sirtori
Forte Sirtori | Discovery Mestre Forte Sirtori La batteria corazzata di Spinea, gemella di Forte Cosenz Costruzione e contesto storico Forte Giuseppe Sirtori sorge a Spinea, nel comune di Venezia, lungo Via del Forte, a ridosso del tracciato ferroviario dei Bivi. È una delle sei batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre, costruite tra il 1909 e il 1912 su progetto dell’ingegnere militare Enrico Rocchi per colmare i vuoti lasciati dalla prima cintura difensiva, i tre forti di Carpenedo, Gazzera e Tron, ormai obsoleti rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. I lavori iniziarono nel 1911 a opera dell’Impresa Rizzani di Udine. Per trasportare i materiali fino al cantiere fu costruita una ferrovia Decauville a scartamento ridotto (60 cm) dalla stazione della Valsugana fino al sito, attraverso i comuni di Chirignago e lungo Via Oriago. Il forte fu completato entro il 28 settembre 1912, giorno in cui l’esercito festeggiò il collaudo dell’intero Campo Trincerato con venti colpi di cannone. Il nome: Giuseppe Sirtori Forte Sirtori fu intitolato a Giuseppe Sirtori (Monticello Brianza, 1813 – Roma, 1874), sacerdote lombardo che abbandonò l’abito talare per abbracciare la causa risorgimentale. Dopo aver preso parte alla rivoluzione parigina del febbraio 1848, tornò in Italia e combatté nella difesa di Venezia del 1848–49, distinguendosi come fervente repubblicano e tra i più decisi oppositori del moderato Daniele Manin. Dopo l’esilio (negli atti austriaci figurava semplicemente come «Sirtori, prete lombardo»), partecipò alla spedizione dei Mille come colonnello dello stato maggiore di Garibaldi, combatté a Calatafimi e Palermo, e divenne tenente generale dell’esercito del Regno d’Italia. Fu pensionato nel 1866 dopo aver criticato pubblicamente i comandi nella battaglia di Custoza. A fianco del suo nome nella storia compaiono gli stessi patrioti che diedero il nome agli altri forti del Campo Trincerato: Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Poerio, tutti compagni d’armi nella difesa di Venezia del 1848. La funzione strategica di Forte Sirtori era la difesa dell’accesso a Mestre da ovest, lungo la direttrice Mirano–Chirignago. L’armamento principale era costituito da quattro cannoni da 149 A su cupola corazzata girevole a 360 gradi, affiancati da due batterie da 75 A sui fianchi per la difesa ravvicinata. Architettura e ambiente La struttura conserva i caratteri essenziali dell’architettura rocchiana: il blocco in calcestruzzo, le ali laterali, i resti del fossato interrato, il ponte d’accesso. L’area verde circostante, dove la natura si è reimpossessata degli spazi per oltre mezzo secolo, ospita biancospini, pioppi neri, querce, ontani, civette, allocchi, picchi rossi e numerose specie di anfibi. Il Campo Trincerato di Mestre è considerato uno dei sistemi difensivi ottocenteschi meglio conservati in Italia, e Forte Sirtori, per il suo legame diretto con la resistenza veneziana del 1848 e con la memoria civica di una comunità che si è battuta per salvarlo, ne è una delle testimonianze più eloquenti. Dalla Grande Guerra allo stato attuale Come tutte le batterie corazzate del Campo Trincerato, Forte Sirtori non entrò mai in combattimento. Nel 1915, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i cannoni furono smontati e inviati al fronte: l’esperienza di forti analoghi, come Forte Verena sull’Altopiano di Asiago, aveva dimostrato la loro inutilità di fronte alle artiglierie pesanti. Il forte fu riconvertito in polveriera e deposito di munizioni. Durante la Seconda guerra mondiale ospitò reparti delle Camicie Nere, poi lavoratrici civili impiegate nella contraerea, infine presidi tedeschi che alla ritirata del settembre 1943 minarono la struttura: le mine furono disinnestate dall’artificiere residente. I tedeschi asportarono le quattro cupole in nichel tagliandole a pezzi per recuperare il metallo. Il fossato fu interrato tra il 1963 e il 1965. Nel 1997 nacque il Comitato Forte Sirtori, che tra il 1998 e il 1999 organizzò operazioni di pulizia, visite guidate domenicali e un campo di lavoro internazionale del Servizio Civile Internazionale, chiedendo l’uso pubblico della struttura. La battaglia civica non ebbe però l’esito sperato: il Comune di Spinea rinunciò al diritto di prelazione e il forte fu acquistato da privati, che edificarono appartamenti nell’area antistante trasformandola in una zona residenziale recintata e sottoposero la struttura storica a un restauro privato molto contestato. Oggi Forte Sirtori è proprietà privata, inglobato in un complesso residenziale recintato, e non è accessibile al pubblico. Galleria fotografica Forte Sirtori, veduta esterna Bibliografia e fonti AA.VV., Il forte Sirtori a Spinea. Storia e ambiente di una fortificazione del Novecento (con un contributo di Claudio Zanlorenzi), WWF Miranese, storiAmestre, Comitato Forte Sirtori, 2003. Wikipedia, voce Giuseppe Sirtori. Treccani, voce Giuseppe Sirtori (Dizionario Biografico). Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Cosenz
Forte Cosenz | Discovery Mestre Forte Cosenz La batteria corazzata sul fiume Dese, nel Bosco di Mestre Costruzione e contesto storico Forte Cosenz sorge su un’ansa del fiume Dese, nel territorio della frazione di Favaro Veneto, a poca distanza dall’abitato di Dese, nel comune di Venezia. Costruito tra il 1911 e il 1912, è una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre, progettate dall’ingegnere militare Enrico Rocchi per integrare e potenziare il sistema difensivo della piazzaforte veneziana. All’inizio del Novecento i tre forti della prima cintura difensiva, Carpenedo, Gazzera e Tron, costruiti a partire dal 1882, erano già considerati obsoleti rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. Il Piano di difesa nazionale del 1908 impose la realizzazione di una seconda linea più avanzata di un chilometro rispetto alla prima. Nacquero così i forti Pepe, Rossarol, Cosenz, Mezzacapo, Poerio e Sirtori, tutti realizzati in calcestruzzo secondo il modello Rocchi, radicalmente diverso dalle strutture ottocentesche in muratura e terra. Il nome: Enrico Cosenz Forte Cosenz fu intitolato alla memoria di Enrico Cosenz (Gaeta, 1820 – Roma, 1898), generale e patriota risorgimentale, protagonista della difesa di Venezia durante la prima guerra d’indipendenza del 1848–49. Cosenz aveva combattuto come comandante delle artiglierie a Forte Marghera, resistendo per tre settimane all’assalto austriaco prima di ritirarsi verso Venezia. Fu poi generale dell’Esercito Regio, capo di stato maggiore e parlamentare del Regno d’Italia. Fu proprio lui a pretendere un piano topografico dettagliato per la realizzazione del moderno sistema di fortificazioni veneziano, anticipando di fatto il progetto che avrebbe poi preso il nome di Campo Trincerato di Mestre. La funzione strategica di Forte Cosenz era il controllo della linea ferroviaria Venezia–Trieste, che scorreva nelle immediate vicinanze, e della ferrovia per Portogruaro. Architettura e armamento Sul fronte principale si aprono due ingressi e nove finestre; sulle ali laterali altre quattro finestre, con due aperture aggiuntive sui fianchi. Nell’ala sinistra era ricavato il locale per la cupola osservatorio. Tutti i soffitti sono a volta con intonaco; è ancora presente il terrapieno previsto nel progetto originale, elemento che distingue Forte Cosenz da Forte Mezzacapo, dove il terrapieno non fu mai realizzato o è andato perduto. L’intera struttura era appoggiata su un sistema di pali infissi nel terreno per il consolidamento del suolo. Come tutti i forti di seconda generazione del Campo Trincerato, Forte Cosenz venne disarmato nel 1915, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Le nuove artiglierie pesanti austro-ungariche avevano reso obsolete le batterie corazzate prima ancora che potessero essere messe alla prova. Stato attuale Il forte si trova oggi inserito nel sistema del Bosco di Mestre, l’estesa area verde sviluppatasi negli anni Ottanta del Novecento attorno all’abitato di Favaro Veneto. La sua posizione, incastrata tra la ferrovia Mestre–Trieste, il fiume Dese e il Bosco Ottolenghi, lo rende un punto di riferimento naturale per eventuali percorsi storico-naturalistici. La ciclovia AIDA collega la stazione di Mestre a Forte Cosenz in circa 8,8 km. Forte Cosenz è l’unico forte del Campo Trincerato a non essere passato di proprietà al Comune di Venezia: dopo l’acquisizione dal Demanio dello Stato da parte della Regione del Veneto nel 2018, la struttura è oggi in mano privata e non è accessibile al pubblico. Galleria fotografica Forte Cosenz, veduta esterna Bibliografia e fonti Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Regione del Veneto, «Forte Cosenz», portale La Grande Guerra (venetograndeguerra.it). Italia Nostra, Sezione di Venezia, «Valorizzare davvero Forte Cosenz», 2017. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Mezzocapo
Forte Carlo Mezzacapo | Discovery Mestre Forte Carlo Mezzacapo Il recupero di una batteria corazzata Costruzione e contesto storico Forte Carlo Mezzacapo sorge nella località Gatta di Santa Lucia del Tarù, nella municipalità di Chirignago-Zelarino, nel comune di Venezia. È una delle opere più tarde del Campo Trincerato di Mestre: costruito tra il 1909 e il 1912, rappresenta la seconda generazione di forti che il Regno d’Italia realizzò a difesa della laguna veneziana, dopo che i tre forti principali della prima cintura, Carpenedo, Gazzera e Tron, erano diventati obsoleti rispetto alle nuove tecniche militari. Dopo la costruzione nel 1882 dei tre forti principali, il progetto del Campo Trincerato di Mestre subì una lunga battuta d’arresto a causa della crisi economica che colpì il Regno d’Italia negli anni successivi. Fu solo con l’approvazione del Piano di difesa nazionale del 1908 che si decise di completare il sistema difensivo con una serie di batterie corazzate di nuova concezione: i forti Pepe, Rossarol, Cosenz, Mezzacapo, Poerio e Sirtori, progettati dall’ingegnere militare Enrico Rocchi e realizzati in calcestruzzo tra il 1909 e il 1912. Il sistema si imperniava sul nucleo originario di Forte Marghera, la grande opera difensiva che aveva costituito il fulcro della difesa lagunare fin dall’età napoleonica. Forte Mezzacapo fu intitolato alla memoria di Carlo Mezzacapo, generale e patriota risorgimentale, figura di rilievo nella storia militare italiana dell’Ottocento. Il nome: Carlo Mezzacapo Carlo Mezzacapo nacque a Capua il 9 novembre 1817 dal marchese Gaetano Mezzacapo. Avviò la carriera militare come ufficiale di artiglieria nell’esercito delle Due Sicilie, frequentando il Real Collegio Militare della Nunziatella insieme al fratello Luigi e al compagno di corso Enrico Cosenz. Nel 1848 prese parte al corpo di spedizione di quindicimila uomini inviato dal governo costituzionale di Napoli in Lombardia, al comando del generale Guglielmo Pepe, in soccorso del Regno di Sardegna nella guerra contro l’Austria. Quando Ferdinando II ordinò il rientro dell’esercito borbonico, Mezzacapo disobbedì, come Pepe, Cosenz, Rossarol e Poerio, e si diresse a Venezia assediata. Nella città lagunare diresse la difesa di Forte Marghera e in seguito rimise in efficienza Forte San Secondo per difendere il ponte lagunare, assumendone il comando fino alla resa del 18 agosto 1849. Rifiutato il rientro nell’esercito borbonico, si esiliò a Genova e poi a Torino, dove con il fratello Luigi fondò la «Biblioteca militare per uso della gioventù italiana» e nel 1856 la «Rivista militare». Partecipò alla seconda guerra d’indipendenza (1859) come Capo di Stato Maggiore della Divisione Mezzacapo in Toscana, poi come ministro della guerra del governo provvisorio delle Romagne. Nel 1860 combatté nella campagna meridionale con Cialdini. Dopo l’Unità d’Italia fu tenente generale, comandante di corpo d’armata, senatore del Regno dal 1876 e vicepresidente del Senato dal 1902. A Venezia, in calle Larga de l’Ascension, un bassorilievo ricorda gli ufficiali napoletani che difesero la città nel 1848–49: vi figurano i generali Pepe, Rossarol, Cosenz e Mezzacapo. Carlo Mezzacapo morì a Roma il 26 luglio 1905. Funzione militare Il forte fu concepito per controllare due assi strategici fondamentali: la strada per Treviso e la ferrovia per Udine, vie di comunicazione che in caso di conflitto avrebbero costituito le principali direttrici di un’eventuale avanzata nemica verso la laguna. L’armamento prevedeva sei postazioni per cannoni e quattro mitragliere a scomparsa, protette da saracinesche in acciaio al nickel di 15 mm di spessore. La struttura, in calcestruzzo armato, presentava una pianta a forma di C di oltre 100 metri di larghezza per 30 metri di profondità, sviluppata su 5-6 metri di altezza. Al centro del lato lungo si aprivano due ingressi affiancati da quattro finestre; sulle ali laterali erano ricavate ulteriori aperture e due batterie protette. Gli interni erano intonacati con soffitti a volta. Un fossato perimetrale, oggi interrato, ma ancora testimoniato dal ponte in ferro che ne permetteva l’attraversamento, circondava l’intera opera. Nell’ala sinistra era collocato un osservatorio a cupola; su entrambe le ali si accedeva a postazioni coperte da cupole ribassate. Da fortezza a polveriera La vita operativa di Forte Mezzacapo come struttura d’artiglieria fu brevissima. Già nel 1915, a pochi mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, il forte venne disarmato. La decisione maturò dopo che opere simili, come la fortezza di Verena sull’Altopiano di Asiago, si erano rivelate del tutto inefficaci di fronte alle nuove artiglierie pesanti dell’esercito austro-ungarico: i proiettili di grande calibro erano in grado di demolire in pochi colpi strutture che sembravano inespugnabili. Privato del suo armamento, il forte fu riconvertito in polveriera e deposito di munizioni e materiali militari, funzione che mantenne per gran parte del Novecento. Come molte delle opere del Campo Trincerato, attraversò poi una lunga fase di abbandono, durante la quale la struttura subì il degrado del tempo e la progressiva perdita dei materiali originali. Stato attuale e riqualificazione Forte Carlo Mezzacapo è stato affidato alla gestione dell’associazione omonima. Grazie all’impegno di questa, che ne gestisce la valorizzazione e la fruizione pubblica, il recupero del forte rappresenta un esempio di come un complesso militare possa prendere vita e diventare centro di attrazione per eventi culturali e associativi. Per conoscere le attività, gli eventi e le modalità di visita è possibile consultare il sito dell’associazione: fortemezzacapo.com. Galleria fotografica Forte Carlo Mezzacapo Forte Mezzacapo, veduta esterna G. Riccio, Ritratto del generale Carlo Mezzacapo in divisa sarda (Wikipedia) Bibliografia Wikipedia, voce Carlo Mezzacapo. Treccani, voce Carlo Mezzacapo. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Associazione Forte Mezzacapo, fortemezzacapo.com. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). 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Forte Carpenedo
Forte Carpenedo | Discovery Mestre Forte Carpenedo Un luogo della memoria nel Bosco di Carpenedo Costruzione e contesto storico Forte Carpenedo sorge su un’area di circa 15 ettari nel Bosco di Carpenedo, nella municipalità di Mestre-Carpenedo del comune di Venezia. Assieme a Forte Gazzera e Forte Tron, costituisce il nucleo originario del Campo Trincerato di Mestre: i tre forti della prima generazione, disposti a raggiera attorno a Forte Marghera, formavano un sistema di fuoco incrociato a difesa della città lagunare, del suo porto e del suo arsenale. Il progetto fu proposto a Roma nel 1883 e approvato il 13 giugno dello stesso anno. Dopo una sospensione di circa tre anni — durante la quale furono rivisti sia il piano costruttivo sia i costi — l’appalto fu definitivamente disposto il 21 agosto 1886. L’orientamento del forte è verso nord, lungo la direttrice della via per Treviso: una delle principali vie di accesso alla laguna dalla terraferma. La distanza da Forte Marghera era calibrata sulla gittata dei cannoni dell’epoca, in modo che i settori di tiro dei tre forti si sovrapponessero senza lasciare varchi scoperti. La scelta del sito non fu casuale: il Bosco di Carpenedo era un relitto forestale protetto dalla Serenissima per la produzione di legname destinato all’Arsenale. Il forte fu progettato seguendo il modello poligonale dell’ingegnere militare austriaco Andreas Tunkler (1820–1873), detto anche «tipo prussiano», e concepito per fondersi con il paesaggio: scavato nel terreno e ricoperto di terra, appare dall’esterno come una semplice collinetta alberata, difficilmente percepibile all’occhio di un osservatore. Fu uno dei primi esempi di mimetismo militare nel sistema difensivo italiano. Architettura e armamento La struttura ha forma esagonale ed è circondata da un fossato largo fino a 40 metri, originariamente profondo 6 metri, alimentato da una sorgente di falda che sgorga all’interno. L’ingresso avviene tramite un ponte — un tempo levatoio, con gli argani ancora visibili nella «volta alla prova» retrostante il portale — con portale monumentale in pietra d’Istria decorato dalle insegne sabaude. La struttura si articola su tre traversoni: di difesa, centrale e d’attacco. Il traversone di difesa costituisce la parte più esterna, attorno all’ingresso. Nel traversone centrale, di costruzione più recente, si trovano il Comando, le sale di servizio, l’infermeria, la sartoria, gli uffici e la fureria. Il traversone d’attacco, posteriore agli altri due, circonda insieme a quello di difesa il traversone centrale. Le mura perimetrali hanno uno spessore tra 1,8 e 2,2 metri, con cordolo sommitale per cannoni da 9 cm. Ogni forte della prima cintura era dotato di una ventina di pezzi di medio calibro su dodici piazzole allo scoperto, affiancati da postazioni per mortai, fucilerie e mitragliatrici su tutto il perimetro. Quattro caponiere, protese nel fossato, garantivano la copertura da ogni lato. Due polveriere blindate e terrapieni spessi fino a 5 metri completavano il sistema difensivo. Concepito per resistere a proiettili di tipo impattivo, il forte si rivelò rapidamente obsoleto con l’avvento dei proiettili esplosivi a canna rigata, che erano in grado di perforare le strutture murarie e detonare all’interno. Come i gemelli Gazzera e Tron, era già considerato tatticamente superato nel momento in cui la seconda generazione di forti — Rossarol, Cosenz, Sirtori e gli altri — venne completata tra il 1907 e il 1912. Da fortezza a polveriera Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel settembre 1915, l’Alto Comando italiano ordinò lo smantellamento delle batterie del Campo Trincerato: i cannoni furono inviati a rinforzare il fronte. Con il disastro di Caporetto e l’arretramento sulla linea del Piave, il Campo Trincerato di Mestre divenne la nuova retrovia del fronte. Il forte fu riconvertito in polveriera e deposito di materiali militari, funzione che mantenne per gran parte del Novecento. Il 30 aprile 1945, dopo l’abbandono dei tedeschi in ritirata, passò agli inglesi che lo utilizzarono come polveriera fino alla fine della guerra. Nel dopoguerra fu dichiarato superfluo e progressivamente trasformato in caserma e deposito. Negli anni Trenta del Novecento accolse una colonia agricola per reduci; negli anni Cinquanta divenne deposito NATO. Radiato nel 1976, cadde in abbandono per quasi vent’anni. Il recupero e la gestione associativa Il recupero partì nel 1992 con la nascita del Comitato Forte Carpenedo, che ottenne la concessione gratuita dalla Città Metropolitana di Venezia nel 1995. Nel 2015 arrivarono 24,3 milioni di euro per il restauro strutturale. Oggi il forte è gestito da un consorzio di associazioni — Comitato Forte Carpenedo e Gruppo Truppa 1995, con il supporto di CAI e WWF — che coordina circa 120 volontari impegnati in eventi culturali, laboratori ambientali e manutenzione ordinaria. Il ristoro «Al Disertore», gestito dai volontari, è aperto nelle giornate di visita. Il bosco che circonda il forte è tutelato come Sito di Interesse Comunitario (SIC IT3250034) per la sua biodiversità: ospita biancospini, querce, ontani, civette, allocchi, picchi rossi e numerose specie di anfibi. Le visite al forte si tengono ogni prima domenica del mese; le scolaresche possono prenotare visite guidate su appuntamento. Galleria fotografica Ingresso a Forte Carpenedo Ricostruzione storica degli interni Ricostruzione storica degli interni (2) Uno degli edifici adibito a infermeria Contatti Sito: www.fortecarpenedo.it Email: Facebook: FORTE CARPENEDO Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Comune di Venezia — Ufficio Fortificazioni, «Il Campo Trincerato di Mestre» (archivio storico). AA.VV., I forti del Campo Trincerato di Mestre, Regione Veneto, 2008. Wikipedia, voce Forte Carpenedo. Regione Veneto, Forte Carpenedo — La Grande Guerra, venetograndeguerra.it. Sito ufficiale del Comitato Forte Carpenedo: fortecarpenedo.it. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.