Forte Manin
Forte Manin
Origini napoleoniche
Forte Manin sorge nell’area dell’odierno Parco San Giuliano, circa un chilometro a nord di Forte Marghera, nel comune di Venezia. È la più antica struttura accessoria del sistema difensivo lagunare: fu eretto in epoca napoleonica, probabilmente tra il 1806 e il 1810, come avamposto settentrionale di Forte Marghera, con il compito di proteggere il lato verso Campalto e la laguna nord.
Il forte era originariamente noto come forte «O» (dall’iniziale francese di «Eau», acqua), denominazione che ne rivela la funzione principale: non solo militare, ma anche idraulica. Controllava le chiuse costruite lungo una diramazione del canale Osellino; in caso di attacco nemico, l’apertura delle chiuse consentiva di allagare le campagne circostanti, trasformando la pianura paludosa in un terreno impraticabile per artiglierie e carri. Questa tecnica difensiva, già collaudata dalla Serenissima, si dimostrò efficace in più occasioni durante le guerre napoleoniche: nel 1808, durante i combattimenti tra francesi e austriaci, l’apertura delle chiuse del forte impedì all’esercito asburgico di avanzare verso Mestre con l’artiglieria pesante.
Struttura e funzione militare
La struttura originaria aveva pianta quadrilatera a forma di stella a cinque punte, con tre piccoli bastioni esterni, circondata da un doppio fossato alimentato artificialmente dalle acque dell’Osellino. La posizione — incastrata tra i canali e le zone paludose della gronda lagunare — rendeva il forte naturalmente difficile da espugnare. La sua funzione era complementare a quella di Forte Marghera: mentre quest’ultimo costituiva il nucleo principale della difesa, Forte Manin garantiva la protezione del fianco nord e il controllo idraulico del territorio circostante.
Durante l’assedio austriaco del 1849, il forte fece parte del sistema difensivo della Repubblica di San Marco insieme a Forte Marghera e alla Ridotta Rizzardi: in tutto 140 pezzi d’artiglieria e 2.300 uomini al comando del generale Antonio Paolucci. Dopo la caduta di Venezia nell’agosto 1849, il forte passò agli austriaci, che lo ribattezzarono forte «Gorzowsky». Con il passaggio del Veneto al Regno d’Italia nel 1866 il forte tornò italiano e fu definitivamente rinominato Forte Manin, in onore di Daniele Manin, il presidente della Repubblica di San Marco del 1848–49.
Dismissione e trasformazione
Verso la fine dell’Ottocento il forte venne disarmato: la sua struttura napoleonica era ormai completamente obsoleta rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. All’inizio del Novecento le strutture originarie furono demolite e sostituite da un edificio monoblocco in cemento armato, destinato a polveriera al servizio del Campo Trincerato. Questa riconversione cancellò definitivamente l’impianto bastionato originario. La struttura mantenne funzioni di deposito militare per gran parte del Novecento, fino alla definitiva dismissione.
Con la bonifica e la trasformazione dell’area paludosa di San Giuliano — avvenuta nel corso del Novecento attraverso l’accumulo di materiali di scarto delle industrie di Porto Marghera — il forte si ritrovò inglobato in un paesaggio completamente trasformato rispetto a quello per cui era stato concepito. L’area paludosa che ne aveva garantito la funzione difensiva era scomparsa, sostituita da una vasta pianura artificiale che negli anni Novanta del Novecento sarebbe diventata il Parco San Giuliano.
Stato attuale e prospettive di recupero
Forte Manin versa oggi nel totale stato di abbandono, completamente «soffocato» dalla vegetazione spontanea che ha colonizzato l’area nel corso dei decenni. Non è accessibile al pubblico. Si trova all’interno del Parco San Giuliano, collegato al quartiere Villaggio San Marco dal ponte ciclo-pedonale Europa — lungo 140 metri, con un pennone centrale di 40 metri — che attraversa la SS 14.
Nel 2023 il Comune di Venezia ha annunciato il recupero di Forte Manin nell’ambito dei finanziamenti del PNRR, con una spesa prevista di circa tre milioni di euro. Il progetto prevede la bonifica dell’area e interventi di consolidamento strutturale, con l’obiettivo di rendere il forte accessibile e di inserirlo nel sistema di valorizzazione del patrimonio militare mestrino.
Il nome: Daniele Manin
Il forte è intitolato a Daniele Manin (Venezia, 1804 – Parigi, 1857), avvocato e patriota veneziano, presidente della Repubblica di San Marco proclamata il 22 marzo 1848. Manin guidò la resistenza veneziana all’assedio austriaco per sedici mesi, fino alla resa del 22 agosto 1849. Dopo la capitolazione andò in esilio a Parigi, dove morì nel 1857. È sepolto nella Basilica di San Marco a Venezia. Il suo nome è legato indissolubilmente alla memoria risorgimentale mestrina: la celebre Sortita di Forte Marghera del 27 ottobre 1848 fu condotta proprio dalle forze della Repubblica di San Marco da lui guidata.
Bibliografia e fonti
- Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997.
- Wikipedia, voce Forte Manin.
- Wikipedia, voce Forte Marghera.
- Discovery Mestre, Forte Marghera e il Campo Trincerato.
- Discovery Mestre, Il Parco San Giuliano.
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