Forte Manin
Forte Manin | Discovery Mestre Forte Manin Il ridotto idraulico di Forte Marghera di Alessandro Bon e Mauro Scroccaro Revisione storica e scientifica di Mauro Scroccaro Origini napoleoniche Forte Manin sorge nell’area dell’odierno Parco San Giuliano, circa un chilometro a nord di Forte Marghera, nel comune di Venezia. Non si tratta di una fortezza, ma di un piccolo ridotto ausiliario: è la più antica delle strutture accessorie nate a supporto del sistema difensivo imperniato su Forte Marghera. Fu eretto in epoca napoleonica, probabilmente tra il 1806 e il 1810, come avamposto settentrionale, con il compito di proteggere il lato verso Campalto e la laguna nord. In origine il suo nome era forte «Eau», acqua: una denominazione che ne rivela una delle funzioni. Non era soltanto un presidio di supporto e di guardia esterna a Forte Marghera, ma anche un presidio militare idraulico, incaricato di gestire le eventuali rotte predisposte sull’argine dell’Osellino. In caso di attacco nemico, l’apertura delle rotte consentiva di allagare le campagne circostanti, trasformando la pianura in un terreno impraticabile per artiglierie e carri. Questa tecnica difensiva era, ed è rimasta a lungo, ampiamente adoperata là dove l’abbondanza d’acqua lo permetteva: in Olanda, ai primi del Novecento, venne potenziata un’intera linea difensiva fondata sull’allagamento di vaste aree di terreno per arrestare eventuali invasioni tedesche, la Nieuwe Hollandse Waterlinie. Già durante il primo assedio austriaco a Forte Marghera, nel 1809, i difensori francesi ricorsero all’allagamento dell’area compresa fra l’Osellino e il Canal Salso; la stessa cosa si ripeté nel 1814 e poi fra il 1848 e il 1849. Struttura e funzione militare La struttura originaria aveva pianta quadrilatera a forma di stella a cinque punte, con tre piccoli bastioni esterni, circondata da un doppio fossato alimentato artificialmente dalle acque dell’Osellino. La posizione, incastrata tra i canali e le zone paludose della gronda lagunare, rendeva il forte naturalmente difficile da espugnare. La sua funzione era complementare a quella di Forte Marghera: mentre quest’ultimo costituiva il nucleo principale della difesa, Forte Manin ne fiancheggiava e proteggeva il fianco nord. Durante l’assedio austriaco del 1849, il forte fece parte del sistema difensivo della Repubblica di San Marco insieme a Forte Marghera e alla Ridotta Rizzardi: in tutto 140 pezzi d’artiglieria e 2.300 uomini al comando del generale Antonio Paolucci. Dopo la caduta di Venezia nell’agosto 1849, tornato il Veneto sotto il governo austriaco, il forte fu ribattezzato «Gorzowsky», dal nome del generale austriaco Karl von Gorzowsky, governatore militare del Veneto dal 24 agosto 1849. Con il passaggio del Veneto al Regno d’Italia nel 1866 il forte tornò italiano e fu definitivamente rinominato Forte Manin, in onore di Daniele Manin, il presidente della Repubblica di San Marco del 1848–49. Dismissione e trasformazione Verso la fine dell’Ottocento il forte venne disarmato: la sua struttura napoleonica era ormai completamente obsoleta rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. All’inizio del Novecento le strutture originarie furono demolite e sostituite da un edificio monoblocco in cemento armato, destinato a polveriera al servizio del Campo Trincerato. Questa riconversione cancellò definitivamente l’impianto bastionato originario. La struttura mantenne funzioni di deposito militare per gran parte del Novecento, fino alla definitiva dismissione. Con la bonifica e la trasformazione dell’area paludosa di San Giuliano, avvenuta nel corso del Novecento attraverso l’accumulo di materiali di scarto delle industrie di Porto Marghera, il forte si ritrovò inglobato in un paesaggio completamente trasformato rispetto a quello nel quale era stato concepito. L’area paludosa che ne aveva garantito la funzione difensiva era scomparsa, sostituita da una vasta pianura artificiale che negli anni Novanta del Novecento sarebbe diventata il Parco San Giuliano. Stato attuale e prospettive di recupero Il forte non è oggi accessibile al pubblico e la vegetazione spontanea ne ha coperto buona parte, ma parlare di abbandono ininterrotto sarebbe inesatto. Fra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento la struttura fu data in concessione all’associazione degli alpini, nella stagione forse più dinamica delle attività di recupero dei forti del Campo Trincerato di Mestre. Il forte si trova all’interno del Parco San Giuliano, collegato al quartiere Villaggio San Marco dal ponte ciclo-pedonale Europa, lungo 140 metri, con un pennone centrale di 40 metri, che scavalca la SS 14. Nel 2023 il Comune di Venezia ha annunciato il recupero di Forte Manin con circa tre milioni di euro di fondi PNRR. Nel maggio 2024 la Giunta comunale ha approvato la delibera del progetto: restauro delle polveriere e delle rovine ottocentesche, due nuovi volumi esterni di servizio e un ponte di collegamento con il Parco San Giuliano, per destinare il sito a visite guidate e ad attività didattiche ed espositive. Nell’estate 2026 la stampa locale dava i lavori all’80 per cento, con la conclusione prevista entro l’anno e l’ipotesi di un concorso di idee per stabilirne gli usi futuri. Il nome: Daniele Manin Il forte è intitolato a Daniele Manin (Venezia, 1804 – Parigi, 1857), avvocato e patriota veneziano, presidente della Repubblica di San Marco proclamata il 22 marzo 1848. Manin guidò la resistenza veneziana all’assedio austriaco per sedici mesi, fino alla resa del 22 agosto 1849. Dopo la capitolazione andò in esilio a Parigi, dove morì nel 1857. È sepolto nella Basilica di San Marco a Venezia. Il suo nome è legato indissolubilmente alla memoria risorgimentale mestrina: la celebre Sortita di Forte Marghera del 27 ottobre 1848 fu condotta proprio dalle forze della Repubblica di San Marco da lui guidata. Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Comune di Venezia, La Giunta approva la delibera per il recupero di Forte Manin (10 maggio 2024). VenetoNews, Forte Manin, fine lavori entro il 2026 e un concorso di idee (agosto 2026). Wikipedia, voce Forte Manin. Wikipedia, voce Forte Marghera. Discovery Mestre, Forte Marghera e il Campo Trincerato. Discovery Mestre, Il Parco San Giuliano. Questo articolo è stato scritto da Alessandro Bon insieme a Mauro Scroccaro, che ne ha curato anche la revisione storica e scientifica. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Pepe
Forte Pepe | Discovery Mestre Forte Pepe La punta nord-est del Campo Trincerato di Mestre Costruzione e contesto storico Forte Pepe sorge lungo la Strada Statale 14 della Venezia Giulia, a metà strada tra l’aeroporto Marco Polo e il Museo Archeologico Nazionale di Altino, nella località di Cà Noghera, municipalità di Favaro Veneto del comune di Venezia. Costruito tra il 1909 e il 1912 su schema Rocchi in calcestruzzo armato, rappresenta la punta nord-est più avanzata del Campo Trincerato di Mestre, il baluardo estremo del sistema difensivo verso Trieste e il Friuli. La posizione fu scelta con cura: il forte sorge su un basso terreno paludoso ai margini della Valle Pagliaga, nel punto in cui il fiume Zero confluisce nel fiume Dese, il quale descrive un’ansa a sud di Altino prima di raggiungere il canale dell’Osellino. Questa conformazione idrologica rendeva il sito naturalmente difendibile, con l’acqua a fare da ostacolo su più lati. La sua funzione strategica era il controllo della strada per Trieste, principale via di avanzata nemica da est. Come tutti i forti di seconda generazione, Forte Pepe si rivelò già obsoleto alla vigilia della prima guerra mondiale: le nuove artiglierie pesanti erano in grado di demolire le strutture in calcestruzzo prima che potessero aprire il fuoco. I cannoni furono smontati e inviati al fronte nel 1915; dopo la rotta di Caporetto il forte fu riarmato, prima della battaglia del Solstizio del giugno 1918; come tutti i forti del Campo Trincerato, tuttavia, non fu mai teatro di combattimenti, poiché il fronte rimase sul Piave e le fortezze mestrine ebbero soltanto funzione di retrovia. Il nome: Guglielmo Pepe Il forte è intitolato al generale Guglielmo Pepe (Squillace, 1783 – Torino, 1855), patriota calabrese e figura centrale del Risorgimento italiano. Nel 1848, rientrato dall’esilio, fu posto da Ferdinando II al comando del corpo inviato in Alta Italia contro gli austriaci; disobbedì all’ordine di rientro e raggiunse Venezia con duemila volontari al seguito. Daniele Manin gli affidò il comando delle truppe di terra della Repubblica di San Marco. Pepe fu impegnato nella difesa di Forte Marghera e nella Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848. Dopo la caduta di Venezia emigrò a Parigi; rientrato in Italia, passò gli ultimi anni a Torino, dove morì l’8 agosto 1855. Il suo nome fu dato anche a un esploratore leggero della Regia Marina, gemello del Alessandro Poerio e del Cesare Rossarol, gli stessi patrioti che danno il nome ad altri due forti del Campo Trincerato. Stato attuale Dismesso dai militari negli anni Ottanta del Novecento, Forte Pepe ha attraversato un lungo periodo di abbandono ed è stato usato come discarica abusiva; i carotaggi hanno rilevato un terreno inquinato. Nel novembre 2012 il Comune di Venezia, attraverso l’assessorato al Patrimonio, ha fatto ripulire l’area dalla vegetazione, che da anni la rendeva quasi inaccessibile, e ha avviato un accordo con il confinante conte Marcello per la sorveglianza e la manutenzione del sito. La struttura non è accessibile al pubblico. Il forte rimane una delle testimonianze più suggestive e meno conosciute del sistema difensivo mestrino, immerso nella campagna tra l’aeroporto e la zona archeologica di Altino. Galleria fotografica Forte Pepe, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Wikipedia, voce Forte Pepe. Wikipedia, voce Guglielmo Pepe. Forte Pepe liberato dal Comune, La Nuova Venezia, 3 novembre 2012. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Discovery Mestre, Guglielmo Pepe. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Bazzera
Forte Bazzera | Discovery Mestre Forte Bazzera L’unica polveriera del Campo Trincerato giunta ai nostri giorni Una polveriera, non un forte Forte Bazzera è impropriamente chiamato «forte»: si tratta in realtà dell’unica polveriera del Campo Trincerato di Mestre della seconda generazione giunta ai nostri giorni. Sorge nei pressi della località di Tessera, nella municipalità di Favaro Veneto del comune di Venezia, a poca distanza dall’aeroporto Marco Polo e da Forte Rossarol. Costruita tra il 1907 e il 1910 nell’ambito della seconda cintura di forti progettata dall’ingegnere militare Enrico Rocchi, è incastonata tra i canali Bazzera e Osellino-Marzenego in un’isoletta rettangolare interamente circondata da un fossato artificiale largo circa dieci metri, raggiungibile solo attraverso un ponte. Dal 1910, con il progressivo potenziamento delle artiglierie, il Campo Trincerato fu rafforzato con una nuova cortina di forti e di polveriere più moderne, costruite come depositi di munizioni separati dai forti armati. Forte Bazzera è l’unica di queste polveriere giunta ai nostri giorni. Struttura e funzione militare La polveriera è costituita da due imponenti blocchi in cemento armato, completamente circondati dall’acqua. I muri esterni hanno uno spessore di almeno 1,60 metri; le coperture in cemento armato sono spesse 2,50 metri. Ciascun blocco contiene due cameroni per le munizioni con soffitto a volta, dotati di porta d’accesso unica e di aperture per il ricambio d’aria, e circondati da corridoi. Fra i due edifici corrono argini in terra alti quanto le polveriere, con funzione protettiva: in caso di esplosione accidentale avrebbero limitato i danni alle strutture vicine. Sul fronte della terraferma un ulteriore argine in terra collegava quelli fra le polveriere. Un impianto di parafulmini correva lungo tutta la copertura, e la sorveglianza era affidata a garitte in posizione elevata, al fossato e a una recinzione di filo spinato. All’ingresso sorgeva la caserma del posto di guardia. La polveriera faceva parte della seconda cintura del Campo Trincerato, insieme ai forti corazzati Rossarol, Pepe, Cosenz, Mezzacapo, Sirtori e Poerio, e sorgeva sul fronte orientale, vicino alla gronda lagunare. Dal degrado alla valorizzazione Dopo la dismissione militare la struttura subì un lungo periodo di abbandono, durante il quale fu utilizzata come discarica. Negli anni Novanta del Novecento se ne prese cura il Comitato Culturale Ricreativo Tessera, da decenni animatore delle feste del paese. Nel marzo 1996 il Comitato fu tra i fondatori del Coordinamento per il recupero del Campo Trincerato di Mestre, insieme al Comitato Forte Gazzera, al Gruppo d’iniziativa Forte Carpenedo e alla cooperativa sociale Città del Sole; il 22 luglio dello stesso anno il forte fu consegnato al Comune di Venezia e cominciò la bonifica. Dall’estate 1996 all’estate 2003 il Coordinamento organizzò i campi di lavoro del Servizio Civile Internazionale, che ripulirono diversi forti con un successo tale da essere replicati a Verona e in Grecia. La caserma del posto di guardia all’ingresso fu risistemata e adibita a luogo d’incontro. Nel 2007 edifici e impianti furono restaurati con un finanziamento speciale del Comune. Oggi il forte è gestito dal Comitato Culturale Ricreativo Tessera, che ha sede in via Bazzera, ed è aperto al pubblico: ospita manifestazioni teatrali e musicali, fiere e mercatini, ed è in via di trasformazione in parco lagunare. Qui si svolgono ogni anno la Sagra dea Sbrisa, la festa paesana di Tessera, e la corsa podistica «Di Corsa in Laguna», e qui ha sede la Banda di Tessera, fondata nel 1923. Il parco è un’oasi tra i canali, così vicino alla pista dell’aeroporto Marco Polo che dai prati si vedono decollare e atterrare gli aerei. Per informazioni sugli eventi e sugli orari: fortebazzera.it. Galleria fotografica Forte Bazzera, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Scroccaro, Mauro, Dalle torri ai forti: itinerari tra le strutture difensive dell’Alto Adriatico, La Tipografica, Campoformido 2014. Wikipedia, voce Forte Bazzera. Sito ufficiale: fortebazzera.it, pagina La storia del Forte. Forte Bazzera. Una polveriera a Mestre-Venezia, Montagnando.it. Un’esperienza personale d’impegno per il recupero e il riutilizzo del Campo Trincerato di Mestre, Forte Mezzacapo. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Poerio
Forte Poerio | Discovery Mestre Forte Poerio Il forte che chiude il fronte sud del Campo Trincerato Costruzione e contesto storico Forte Poerio sorge a Oriago, in via Risorgimento, nel comune di Mira, a poca distanza dalla Riviera del Brenta. È la batteria corazzata più meridionale del Campo Trincerato di Mestre: chiudeva il fronte sud del sistema difensivo lungo la Riviera del Brenta, per impedire che il campo fosse aggirato da Padova. Il progetto fu approvato nel 1908 con il Piano di difesa nazionale e il forte fu completato nel 1912; fu costruito al posto di un’opera molto più grande prevista a Malcontenta. Fa parte della seconda generazione di forti, insieme a Rossarol, Pepe, Cosenz, Mezzacapo e Sirtori, tutti in calcestruzzo secondo lo schema dell’ingegnere militare Enrico Rocchi. Come gli altri forti della seconda cintura, al suo completamento Forte Poerio risultava già inefficace rispetto agli armamenti dell’epoca: la rapidissima evoluzione dell’artiglieria pesante aveva reso vulnerabili le batterie corazzate prima ancora che entrassero in servizio. Il nome: Alessandro Poerio Come gli altri forti della seconda generazione, Poerio prese il nome da un protagonista della difesa di Venezia del 1848-49. Alessandro Poerio (Napoli, 27 agosto 1802 – Venezia, 3 novembre 1848) fu poeta e patriota napoletano. Nel 1848 raggiunse Venezia e si arruolò volontario. Il 27 ottobre 1848, durante la Sortita di Forte Marghera, fu gravemente ferito presso Mestre; trasportato a Venezia, subì l’amputazione di una gamba e morì pochi giorni dopo. Per merito di guerra fu promosso da soldato semplice a capitano. Nel centro di Mestre gli è intitolata via Poerio. Architettura e funzione militare Forte Poerio ha linee geometriche semplici e stilizzate: è un corpo lungo in calcestruzzo, sormontato da cupole che proteggevano le postazioni di tiro dei cannoni. In origine era circondato da un fossato rettangolare, oggi scomparso. Il forte non fu mai coinvolto in combattimenti. Nel 1915, come per tutti i forti del Campo Trincerato, i cannoni furono smontati e inviati al fronte, e da allora il forte fu usato come deposito di munizioni e armi. Stato attuale Oggi Forte Poerio è di proprietà del Comune di Mira. L’ingresso all’edificio è vietato, ma il parco che lo circonda è aperto al pubblico ed è attrezzato con giochi per bambini, tavoli e barbecue. Nell’ambito del progetto «Venezia e la sua Laguna: gestione e valorizzazione dei flussi turistici», una parte del parco è destinata a diventare un’area picnic e uno spazio per eventi, anche come tappa per chi percorre in bicicletta il sito UNESCO di Venezia e la sua Laguna. Galleria fotografica Forte Poerio, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Comune di Mira, Forte Poerio. Comune di Venezia, Intervento 1: Riqualificazione di Forte Poerio, Comune di Mira. Discovery Mestre, Alessandro Poerio. Wikipedia, voce Alessandro Poerio. Treccani, voce Poerio, Alessandro. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Rossarol
Forte Rossarol | Discovery Mestre Forte Rossarol La batteria corazzata su due piani del Campo Trincerato Costruzione e contesto storico Forte Rossarol sorge nei pressi della località di Tessera, nella municipalità di Favaro Veneto del comune di Venezia, a poca distanza da Forte Cosenz, dalla polveriera Bazzera e dall’aeroporto Marco Polo. Completato nel 1907, prima degli altri forti della seconda generazione, è una delle batterie corazzate del Campo Trincerato di Mestre nate per rafforzare il sistema difensivo quando i forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron, erano ormai superati dall’evoluzione dell’artiglieria. Il nome: Cesare Rosaroll Come gli altri forti della seconda generazione, Rossarol prese il nome da un protagonista della difesa di Venezia del 1848-49. Cesare Rosaroll-Scorza (Roma, 28 novembre 1809 – Venezia, 27 giugno 1849) era figlio del generale napoletano Giuseppe Rosaroll, costretto all’esilio per aver partecipato alla rivolta costituzionale di Napoli del 1820. Nel 1830 entrò come soldato semplice di cavalleria nell’esercito borbonico; nel 1833 partecipò a un complotto contro Ferdinando II. Amnistiato nel febbraio 1848, prese parte alla spedizione in Lombardia e il 31 luglio 1848 raggiunse Venezia assediata. Il suo valore nella difesa della città gli valse il soprannome di «Argante della Laguna». Cadde il 27 giugno 1849, circa due mesi prima della resa di Venezia. Il suo nome fu dato anche a un esploratore della Regia Marina, gemello dell’Alessandro Poerio e del Guglielmo Pepe. Il 16 novembre 1918, a guerra finita, mentre navigava da Pola verso Fiume, urtò una mina presso Lisignano, in Istria, e affondò in circa due minuti: morirono cento uomini, tra cui il comandante. Architettura Forte Rossarol ha una struttura diversa da quella delle altre batterie corazzate del Campo Trincerato: fu costruito in cemento armato su due piani fuori terra, con un’altezza superiore ai nove metri. L’elemento più caratteristico sono i quattro pozzi delle mitragliatrici a scomparsa, collegati all’edificio principale da gallerie sotterranee lunghe 14 metri, scavate alla profondità di due metri. La soluzione proteggeva i serventi durante i bombardamenti e permetteva il fuoco ravvicinato contro la fanteria. La guerra Come tutte le batterie corazzate del Campo Trincerato, alla vigilia della prima guerra mondiale Forte Rossarol era già superato dai nuovi calibri delle artiglierie pesanti, e nel 1915 i cannoni furono smontati e inviati al fronte. Dopo la disfatta di Caporetto, nell’autunno del 1917, quando l’esercito austro-ungarico si avvicinò a Venezia, il forte fu riarmato, ma non fu mai coinvolto in combattimenti. Il Centro di Solidarietà Don Milani Dismesso dall’Esercito italiano, Forte Rossarol fu acquisito dal Comune di Venezia e concesso nel 2013 in comodato per trent’anni al Centro di Solidarietà don Lorenzo Milani, fondato nel 1985 da don Franco De Pieri e oggi Fondazione di Solidarietà don Franco De Pieri. Nell’area del forte il Centro gestisce comunità terapeutiche per il recupero dalle dipendenze e servizi di accoglienza per persone fragili; dal 2005 vi ha sede anche il Centro Soranzo, specializzato nella cura dell’alcolismo. La struttura non è aperta al pubblico come sito storico-culturale, ma è una delle riconversioni sociali più significative del Campo Trincerato. Galleria fotografica Forte Rossarol, veduta esterna Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Wikipedia, voce Forte Rossarol. Wikipedia, voce Cesare Rosaroll-Scorza. Centro di Solidarietà Don Milani, cogesdonmilani.it. Wikipedia, voce Cesare Rossarol (esploratore). Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Tron
Forte Tron | Discovery Mestre Forte Tron Il forte gemello di Carpenedo e Gazzera Costruzione e contesto storico Forte Tron sorge nella località Cà Sabbioni, nella municipalità di Marghera del comune di Venezia. Assieme a Forte Carpenedo e Forte Gazzera, costituisce il nucleo originario del Campo Trincerato di Mestre: i tre forti della prima generazione, costruiti nella seconda metà dell’Ottocento secondo il modello poligonale dell’ingegnere austriaco Andreas Tunkler (1820-1873), formavano un arco difensivo disposto a raggiera attorno a Forte Marghera. Il progetto fu proposto a Roma nel 1883 e approvato il 13 giugno dello stesso anno. Dopo una sospensione di circa tre anni, durante la quale furono rivisti sia il piano costruttivo sia i costi, l’appalto fu definitivamente disposto il 21 agosto 1886. Forte Tron fu realizzato tra il 1887 e il 1890 su un’area paludosa di 18,55 ettari; i cedimenti del terreno e le infiltrazioni d’acqua rallentarono notevolmente i lavori e imposero una revisione del progetto originale. Architettura e armamento L’orientamento del forte è verso ovest, in direzione della via di accesso proveniente da Padova: la sua funzione strategica era il controllo della principale direttrice di avanzata nemica dalla pianura veneta verso la laguna. La distanza da Forte Marghera, come per i gemelli Carpenedo e Gazzera, era calibrata sulla gittata dei cannoni dell’epoca, per formare un sistema di fuoco incrociato difficilmente espugnabile a difesa della città lagunare, del suo porto e del suo arsenale. La struttura ha un impianto planimetrico poligonale alla prussiana. Dopo il restauro del 1910, disponeva di sei cannoni principali a perno centrale e quattro cannoni secondari con sei mitragliatrici. Come i gemelli Carpenedo e Gazzera, era concepita per resistere a proiettili di tipo impattivo: con l’avvento dei proiettili esplosivi a canna rigata e della maggiore gittata delle nuove artiglierie, il forte si rivelò rapidamente obsoleto sul piano tattico. Conservazione e stato attuale I militari abbandonarono definitivamente il forte nella prima metà degli anni Ottanta del Novecento, e la struttura passò poi al Comune di Venezia. Per alcuni anni l’area, di circa 12 ettari, fu inserita tra le Oasi di protezione della fauna della Provincia di Venezia e divenne un centro di educazione ambientale, con visite guidate gratuite il primo sabato e la prima domenica del mese. Il forte ottocentesco era descritto come ottimamente conservato: il perimetro centrale con un corridoio di 252 metri, il traversone centrale, le caponiere e il fronte d’attacco. Negli anni successivi il forte è stato di nuovo abbandonato. Nell’agosto 2018 la stampa locale denunciava rifiuti ovunque, barbecue, moto e scritte sulle mura, in un luogo che ospita tre specie di aironi, garzette, cormorani, usignoli di fiume, gallinelle d’acqua, germani reali, tassi, donnole, ricci e tartarughe nel fossato. Nell’aprile 2021, con la vegetazione ormai padrona dell’area e i cancelli forzati, il Comune ha annunciato la pulizia, la chiusura degli accessi, lavori di messa in sicurezza e un progetto complessivo di valorizzazione. Galleria fotografica Forte Tron, veduta esterna Bibliografia e fonti Wikipedia, voce Forte Tron. Città Metropolitana di Venezia, Politiche Ambientali, Forte Tron. Degrado, Forte Tron trasformato in discarica, La Nuova Venezia, 22 agosto 2018. Forte Tron in pieno degrado. L’assessora Mar: «Verrà restaurato e valorizzato», La Nuova Venezia, 6 aprile 2021. mestre.city, Forte Tron. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Sirtori
Forte Sirtori | Discovery Mestre Forte Sirtori La batteria corazzata di Spinea, gemella di Forte Cosenz Costruzione e contesto storico Forte Giuseppe Sirtori sorge a Spinea, lungo via del Forte, verso la ferrovia dei Bivi. È una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre, costruite su progetto dell’ingegnere militare Enrico Rocchi in posizione più avanzata rispetto ai tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron, ormai superati dall’aumento della gittata delle artiglierie. La sua funzione era proteggere uno dei principali accessi a Mestre: gli stessi austriaci, in un manuale segreto sulle difese di Venezia, indicavano tra le vie d’attacco l’itinerario San Giorgio delle Pertiche, Borgoricco, Mirano, Chirignago, Mestre. Il forte fu costruito dall’impresa udinese «cav. L. Rizzani» su progetto della Direzione del Genio di Venezia, con centinaia di badilanti, muratori, carrettieri e manovali del posto. Nel dicembre 1910 l’impresa chiese al comune di Chirignago di poter costruire una ferrovia Decauville a scartamento ridotto, con binari larghi sessanta centimetri, per portare ghiaia e materiali al cantiere: partiva dalla ferrovia della Valsugana, passava per la Gazzera e Chirignago, attraversava la via Miranese e costeggiava via Oriago fino al forte. Il 28 settembre 1912 il giornale «L’Adriatico» annunciava il collaudo dell’intero Campo Trincerato, festeggiato con venti colpi di cannone. Il nome: Giuseppe Sirtori Il forte è intitolato a Giuseppe Sirtori (Monticello Brianza, 1813 – Roma, 1874), sacerdote lombardo che lasciò l’abito talare per la causa risorgimentale. Nel maggio 1848 lasciò Milano per Venezia; con la Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848 si rivelò un combattente e fu promosso maggiore. Nell’Assemblea veneziana fu considerato il capo dell’opposizione a Daniele Manin. Durante l’assedio del 1849 ebbe il comando dei forti e delle opere staccate di Forte Marghera, che fu l’ultimo ad abbandonare, e il 1° agosto 1849 guidò da Brondolo l’ultima sortita dei difensori di Venezia. Dopo la resa, negli elenchi austriaci di chi doveva lasciare la città, figurava soltanto come «Sirtori, prete lombardo». Nel 1860 partecipò alla spedizione dei Mille come colonnello dello stato maggiore di Garibaldi, combatté a Calatafimi e a Palermo e fu prodittatore a Palermo; nel 1862 entrò come tenente generale nell’esercito italiano. Dopo la battaglia di Custoza del 1866 criticò i comandi e fu subito pensionato. Nella difesa di Venezia ebbe accanto gli uomini che danno il nome agli altri forti: Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Poerio e Pepe. Architettura e ambiente Come le altre batterie di tipo Rocchi, Forte Sirtori è in calcestruzzo, con i cannoni installati in pozzo, girevoli su 360 gradi e protetti da cupole corazzate: sul forte c’erano quattro cupole. Ai lati, attraverso due corridoi, si raggiungevano le batterie da 75 A per la difesa ravvicinata. Il fossato, largo quindici-venti metri e alimentato da acqua di risorgiva, girava tutto intorno al forte; lo si attraversava con un ponte in cemento armato con pilastrini in ferro e fondo in legno. Grazie alle servitù militari, che per decenni hanno impedito di costruire intorno al forte, l’area ha conservato spazi verdi di pregio. Vi si trovano biancospini, ontani e querce, e tra gli animali civette, allocchi, picchi e numerosi anfibi. Dalla Grande Guerra al secondo dopoguerra Come tutte le batterie corazzate del Campo Trincerato, Forte Sirtori non entrò mai in combattimento. Nel 1915, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i cannoni furono smontati e inviati al fronte, e il forte divenne un deposito di munizioni. Dal 1935 la caserma all’ingresso ospitò le Camicie Nere; durante la seconda guerra mondiale nel forte lavoravano anche donne impiegate per la contraerea. Gli ultimi ad andarsene furono i tedeschi, che prima minarono il forte: le mine furono disinnescate da un artificiere che abitava vicino. I tedeschi asportarono anche le quattro cupole, tagliandole a pezzi per recuperare il metallo. Dal 1951 il forte, ancora deposito di munizioni, fu affidato al maresciallo Angelo Muser; il fossato fu interrato dopo il 1963. Il Comitato e la vendita Nel 1997 nacque il Comitato Forte Sirtori, per recuperare il forte a un uso pubblico. Dall’autunno 1998, con l’iniziativa «Attacco al Forte», organizzò la prima pulizia dai rifiuti; tra aprile e agosto 1999 guidò visite domenicali per cittadini e scuole, e nel luglio 1999 ospitò un campo di lavoro del Servizio Civile Internazionale con giovani da vari paesi europei. Nel 2000 però il Ministero della Difesa, tramite la concessionaria CONSAP, mise all’asta il forte insieme ad altre fortificazioni. Nonostante il diritto di prelazione per gli enti pubblici, il Comune di Spinea non partecipò; il Comitato protestò anche incatenandosi ai cancelli, con la manifestazione «Attaccati al Forte», ma l’asta si concluse con l’aggiudicazione a un privato. Oggi Forte Sirtori è di proprietà privata e non è aperto al pubblico. Galleria fotografica Forte Sirtori, veduta esterna Bibliografia e fonti AA.VV., Il forte Sirtori a Spinea. Storia e ambiente di una fortificazione del Novecento (con un contributo di Claudio Zanlorenzi), WWF Miranese, storiAmestre, Comitato Forte Sirtori, 2003. Wikipedia, voce Giuseppe Sirtori. Treccani, voce Giuseppe Sirtori (Dizionario Biografico). Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). 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Forte Cosenz
Forte Cosenz | Discovery Mestre Forte Cosenz La batteria corazzata sul fiume Dese, nel Bosco di Mestre Costruzione e contesto storico Forte Cosenz sorge su un’ansa del fiume Dese, nel territorio di Favaro Veneto, presso l’abitato di Dese e lungo la linea ferroviaria per Trieste, nel comune di Venezia. Completato nel 1911, è una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre: un forte di nuova concezione, interamente in cemento armato e circondato da modesti fossati, secondo il modello dell’ingegnere militare Enrico Rocchi. All’inizio del Novecento i tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron, costruiti a partire dal 1883, erano già considerati superati dall’evoluzione dell’artiglieria. Nel 1908 il Ministero della Guerra approvò una seconda cintura più avanzata. Nacquero così i forti Rossarol, Pepe, Cosenz, Mezzacapo, Sirtori e Poerio, con la polveriera di Forte Bazzera: strutture in calcestruzzo radicalmente diverse dai forti ottocenteschi in muratura e terra. Il nome: Enrico Cosenz Come gli altri forti della seconda cintura, anche questo porta il nome di un protagonista della difesa di Venezia nel 1848-49: Enrico Cosenz (Gaeta 1820 – Roma 1898). Durante l’assedio di Forte Marghera Cosenz comandava le artiglierie dei bastioni e resistette dall’inizio dell’assalto austriaco, il 4 maggio 1849, per le tre settimane successive; fu poi ferito due volte sull’isola di San Secondo prima della resa di Venezia, il 24 agosto 1849. Combatté in seguito con Garibaldi nel 1859 e nel 1860, fu deputato e dal 1872 senatore del Regno, e dal 1881 al 1893 fu capo di stato maggiore dell’Esercito. In quel ruolo promosse lo studio di un moderno sistema di fortificazioni lungo la frontiera nord-orientale. Il forte e la guerra Il forte ha mura spessissime e locali piccoli e angusti. Come tutti i forti della seconda generazione, fu disarmato nel 1915, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, e durante il conflitto svolse compiti di retrovia. Dopo la disfatta di Caporetto, quando le truppe austro-ungariche si avvicinarono minacciosamente a Venezia, fu riattrezzato per scopi operativi, ma non prese mai parte a combattimenti. Stato attuale Il forte si trova nel cuore del Bosco di Mestre. Il complesso occupa circa nove ettari: un grande prato con tre edifici, il forte della Grande Guerra, un fabbricato usato in passato come bar e spogliatoio e la cosiddetta Casa del Maresciallo. A differenza della maggior parte dei forti del Campo Trincerato, Forte Cosenz non è del Comune di Venezia: era proprietà dello Stato e nel novembre 2017 la Giunta regionale ne decise l’acquisizione; la Regione del Veneto lo ha poi ricevuto gratuitamente dal Demanio. Nell’agosto 2018 la Regione ha annunciato un programma di riqualificazione da oltre 700mila euro, con un primo lotto di circa 50mila euro per il miglioramento dell’area verde, sotto la supervisione della Soprintendenza. Da settembre 2018 il punto di ristoro e l’area verde circostante, fino ad allora riservati ai dipendenti regionali, sono aperti al pubblico. L’obiettivo dichiarato è fare di Forte Cosenz un polo regionale per attività culturali, sportive e ricreative e un punto d’appoggio logistico per la Protezione Civile. Galleria fotografica Forte Cosenz, veduta esterna Bibliografia e fonti Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. Regione del Veneto, Forte Cosenz, portale La Grande Guerra. Italia Nostra, Sezione di Venezia, Valorizzare davvero Forte Cosenz, 28 novembre 2017. Regione del Veneto, Forte Cosenz: al via la riqualificazione del bosco, comunicato del 10 agosto 2018. Forte Cosenz a Dese: da settembre lavori per 700mila euro, Gente Veneta, 10 agosto 2018. Voce Enrico Cosenz su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Mezzocapo
Forte Carlo Mezzacapo | Discovery Mestre Forte Carlo Mezzacapo La batteria corazzata di Zelarino, dal Campo Trincerato alla cultura Costruzione e contesto storico Forte Carlo Mezzacapo sorge in località Gatta, a Santa Lucia di Tarù, lungo via Scaramuzza a Zelarino, nel comune di Venezia. Chi arriva dalla Castellana lo trova sulla destra, poco dopo il passaggio a livello della ferrovia dei Bivi, in mezzo ai campi e quasi nascosto da pioppi e platani. È una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre: progettato nel 1909, fu completato nel 1911. Il campo trincerato era stato avviato nel 1882 con i tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron. Il progetto iniziale prevedeva almeno undici fortilizi, ma la difficile situazione economica dello Stato impose un drastico ridimensionamento, e nel giro di pochi anni le opere costruite erano già superate dall’evoluzione dell’artiglieria. Con il Piano di difesa nazionale del 1908 si decise di completare il sistema con nuove opere a Ca’ Noghera (Forte Pepe), Tessera (Forte Rossarol), Favaro (Forte Cosenz), Zelarino (Forte Mezzacapo), Gambarare (Forte Poerio) e Spinea (Forte Sirtori). Per queste nuove «batterie corazzate» il teorico militare Enrico Rocchi rinunciò ai grandi terrapieni ottocenteschi e puntò sul calcestruzzo e su potenti cannoni installati in pozzo. Il sistema continuava a imperniarsi su Forte Marghera. Il nome: Carlo Mezzacapo Carlo Mezzacapo nacque a Capua il 9 novembre 1817. Ufficiale di artiglieria dell’esercito delle Due Sicilie dal 1837, aveva frequentato il Real Collegio Militare della Nunziatella insieme al fratello Luigi e al compagno di corso Enrico Cosenz. Nel 1848 fece parte del corpo di spedizione di quindicimila uomini che il governo costituzionale di Napoli inviò in Lombardia, al comando di Guglielmo Pepe, in aiuto del Regno di Sardegna contro l’Austria. Quando Ferdinando II ordinò il rientro dell’esercito, Mezzacapo non obbedì e, come Pepe, Cosenz, Rossarol e Poerio, raggiunse Venezia assediata. Qui diresse Forte Marghera e poi il forte di San Secondo, raggiungendo il grado di tenente colonnello, fino alla resa della città nell’agosto 1849. Esule a Genova e a Torino, con il fratello Luigi diede vita alla «Biblioteca militare per uso della gioventù italiana» e nel 1856 alla «Rivista militare». Nel 1859 fu capo di stato maggiore della Divisione Mezzacapo in Toscana e ministro della guerra del governo provvisorio delle Romagne; nel 1860 partecipò alla campagna nel Mezzogiorno con l’esercito regolare piemontese. Nell’esercito italiano comandò divisioni e poi il 5º e il 10º corpo d’armata; fu senatore dal 1876, presidente del Tribunale supremo di guerra e marina dal 1886 al 1896 e vicepresidente del Senato dal 1902 al 1904. Morì a Roma il 26 luglio 1905. La struttura del forte Il forte è un blocco compatto di calcestruzzo lungo 123 metri, largo 15,80 metri al centro e 20,52 metri alle estremità: un parallelepipedo con una rientranza al centro, appoggiato a un terrapieno che scendeva verso il fossato sul fronte d’attacco. Sul tetto, in linea a dieci metri l’una dall’altra, sei cupole d’acciaio proteggevano altrettanti cannoni da 149 mm di tipo A, capaci di lanciare granate di circa 42 chili a quasi dodici chilometri; sui fianchi c’erano le batterie da 75 mm per la difesa ravvicinata, e agli angoli dell’edificio quattro mitragliatrici a scomparsa. Tutti i locali hanno soffitti a volta intonacati. All’interno un lungo corridoio collegava i magazzini dei proiettili e dei cartocci, sul lato nord e senza finestre, ai locali del lato sud: la sala medicazione e comando, il magazzino d’artiglieria, la riserva viveri, la camera ufficiali, la stazione dei ventilatori, gli accumulatori. Sei rampe di scale, oggi murate, salivano alle batterie da 149, e un binario serviva al trasporto dei materiali. La parte destra ospitava il macchinario elettrico, i dormitori e la cucina; la parte sinistra un osservatorio-comando. Davanti all’ingresso dei dormitori una lapide ricorda ancora il progettista: «MCMXI CAP. ING. CASTROGIOVANNI PROGETTÒ E COSTRUSSE». Il forte era circondato da un largo fossato a forma di pista d’atletica, alimentato dal fosso della Bazzera che corre lungo via Gatta; oggi il fossato non esiste più, ma resta il ponte d’ingresso. Dei tre edifici esterni previsti dal progetto fu realizzata solo la casa del maresciallo, ancora conservata. Da fortezza a polveriera Forte Mezzacapo non fu mai coinvolto in un’azione di guerra. Nel 1915, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i forti del Campo Trincerato furono disarmati, perché fortificazioni simili, come il forte Verena sull’Altopiano di Asiago, si erano dimostrate del tutto insufficienti contro le artiglierie pesanti. Dopo il luglio 1915 il forte fu trasformato in deposito di munizioni e polveriera, e nel tempo il terrapieno e il fossato furono eliminati. Rimase in uso all’esercito fino alla fine degli anni Settanta, quando vi erano ancora ospitati i soldati di leva. Stato attuale Nel 2003 una lunga trattativa si concluse con l’acquisto da parte del Comune di Venezia, dal Ministero della Difesa, di sette dei dodici forti del Campo Trincerato, tra cui Forte Mezzacapo. Il forte è oggi gestito dall’Associazione Dalla guerra alla pace – Forte alla Gatta, che ne ha fatto un centro espositivo e uno spazio d’incontro culturale, con un museo della civiltà contadina, mostre ed eventi. Per conoscere le attività, gli eventi e le modalità di visita è possibile consultare il sito dell’associazione: fortemezzacapo.com. Galleria fotografica Forte Carlo Mezzacapo Forte Mezzacapo, veduta esterna G. Riccio, Ritratto del generale Carlo Mezzacapo in divisa sarda (Wikipedia) Bibliografia Wikipedia, voce Carlo Mezzacapo. Treccani, voce Carlo Mezzacapo. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. G. Facca, C. Zanlorenzi, Il forte Carlo Mezzacapo di Zelarino. Un elemento del campo trincerato di Mestre, in C. Zanlorenzi, R. Marcolin, Il Forte Mezzacapo di Zelarino. Associazione Dalla guerra alla pace – Forte alla Gatta, fortemezzacapo.com. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Forte Carpenedo
Forte Carpenedo | Discovery Mestre Forte Carpenedo Un luogo della memoria nel Bosco di Carpenedo Costruzione e contesto storico Forte Carpenedo sorge su un’area di circa 15 ettari accanto al Bosco di Carpenedo, nella municipalità di Mestre-Carpenedo del comune di Venezia. Assieme a Forte Gazzera e Forte Tron, costituisce il nucleo originario del Campo Trincerato di Mestre: i tre forti della prima generazione, disposti a raggiera attorno a Forte Marghera, formavano un sistema di fuoco incrociato a difesa della città lagunare, del suo porto e del suo arsenale. Il progetto fu proposto a Roma nel 1883 e approvato il 13 giugno dello stesso anno. Dopo una sospensione di circa tre anni l’appalto fu disposto il 21 agosto 1886, e i lavori si svolsero tra il 1887 e il 1892. L’orientamento del forte è verso nord, lungo la direttrice della via per Treviso, una delle principali vie di accesso alla laguna dalla terraferma. La distanza da Forte Marghera era calibrata sulla gittata dei cannoni dell’epoca, in modo che i settori di tiro dei tre forti si sovrapponessero senza lasciare varchi scoperti. Il forte segue il modello poligonale dell’ingegnere militare austriaco Andreas Tunkler (1820-1873), detto anche «tipo prussiano». Architettura e armamento Il forte ha pianta poligonale ed è circondato da un fossato largo fino a circa 40 metri, in origine profondo fino a 6 metri. Vi si accede attraverso un ponte con struttura metallica e tavolato in legno su piloni in pietra; un tempo era un ponte levatoio, di cui restano tracce nella «volta alla prova» dietro l’ingresso. Il portale è in pietra d’Istria, di gusto neoclassico, e l’ingresso era difeso da una caponiera con feritoie per i fucili; il corridoio d’ingresso è voltato in mattoni per resistere ai colpi d’artiglieria. La struttura si articola su tre traversoni: di difesa, centrale e d’attacco. Il traversone centrale ospitava la logistica: il comando, gli uffici, l’infermeria e i depositi di munizioni. Lungo il perimetro sorgevano il corpo di guardia, la prigione, le casermette, le cucine, le scuderie e la polveriera. Sul fronte d’attacco erano schierate batterie in barbetta, per un totale di circa venti pezzi di medio calibro. Nei primi anni del Novecento il forte fu ammodernato con una batteria di cannoni da 149 mm, e più tardi alle estremità dello spalto furono sistemate postazioni contraeree. Concepito per resistere a proiettili di tipo impattivo, il forte si rivelò rapidamente obsoleto con l’avvento dei proiettili esplosivi e delle artiglierie a canna rigata. Come i gemelli Gazzera e Tron, era già tatticamente superato quando fu completata, tra il 1907 e il 1912, la seconda generazione di forti: Rossarol, Pepe, Cosenz, Mezzacapo, Sirtori e Poerio. Da fortezza a deposito Nel 1915, pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i forti del Campo Trincerato furono disarmati e i cannoni inviati al fronte. Con la prima guerra mondiale Forte Carpenedo fu trasformato in deposito militare, funzione che mantenne per gran parte del Novecento. Nel frattempo la vegetazione occupò progressivamente tutta l’area interna, trasformandolo in un’oasi naturalistica. I militari lo abbandonarono nella prima metà degli anni Ottanta; il forte fu poi acquisito dal Comune di Venezia, insieme a Forte Tron e Forte Rossarol, con una permuta in cambio di appartamenti per i dipendenti dell’esercito. Il recupero e la gestione Il recupero civile fu avviato dai volontari del Gruppo d’iniziativa Forte Carpenedo, costituito in associazione nel 1994. Il forte fu aperto al pubblico a metà degli anni Novanta, e nel marzo 1996 il Gruppo fu tra i fondatori del Coordinamento per il recupero del Campo Trincerato di Mestre, insieme al Comitato Forte Gazzera, al Comitato Culturale Ricreativo Tessera di Forte Bazzera e alla cooperativa sociale Città del Sole. Oggi i volontari della cooperativa Forte Carpenedo organizzano visite guidate, anche con ricostruzioni storiche e rievocatori in divisa, e gestiscono il punto di ristoro «Al Disertore». L’area del forte, con il vicino Bosco di Carpenedo, fa parte del Sito di Interesse Comunitario IT3250010 «Bosco di Carpenedo», nella Rete Natura 2000. Per orari e prenotazioni delle visite conviene consultare il sito e la pagina Facebook del forte. Galleria fotografica Ingresso a Forte Carpenedo Ricostruzione storica degli interni Ricostruzione storica degli interni (2) Uno degli edifici adibito a infermeria Contatti Sito: www.fortecarpenedo.it Email: Facebook: FORTE CARPENEDO Bibliografia e fonti Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997. Comune di Venezia, Ufficio Fortificazioni, «Il Campo Trincerato di Mestre» (archivio storico). AA.VV., I forti del Campo Trincerato di Mestre, Regione Veneto, 2008. Wikipedia, voce Forte Carpenedo. Regione Veneto, Forte Carpenedo, La Grande Guerra, venetograndeguerra.it. Forte Carpenedo, la prima cintura fortificata di Mestre, Montagnando.it. Forte Carpenedo, fortificazioni.net. Un’esperienza personale d’impegno per il recupero e il riutilizzo del Campo Trincerato di Mestre, Forte Mezzacapo. Forte Carpenedo, scoprire la storia, La Nuova Venezia, 5 agosto 2018. Sito ufficiale di Forte Carpenedo: fortecarpenedo.it. 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