Forte Carpenedo
Forte Carpenedo
Costruzione e contesto storico
Forte Carpenedo sorge su un’area di circa 15 ettari nel Bosco di Carpenedo, nella municipalità di Mestre-Carpenedo del comune di Venezia. Assieme a Forte Gazzera e Forte Tron, costituisce il nucleo originario del Campo Trincerato di Mestre: i tre forti della prima generazione, disposti a raggiera attorno a Forte Marghera, formavano un sistema di fuoco incrociato a difesa della città lagunare, del suo porto e del suo arsenale.
Il progetto fu proposto a Roma nel 1883 e approvato il 13 giugno dello stesso anno. Dopo una sospensione di circa tre anni — durante la quale furono rivisti sia il piano costruttivo sia i costi — l’appalto fu definitivamente disposto il 21 agosto 1886. L’orientamento del forte è verso nord, lungo la direttrice della via per Treviso: una delle principali vie di accesso alla laguna dalla terraferma. La distanza da Forte Marghera era calibrata sulla gittata dei cannoni dell’epoca, in modo che i settori di tiro dei tre forti si sovrapponessero senza lasciare varchi scoperti.
La scelta del sito non fu casuale: il Bosco di Carpenedo era un relitto forestale protetto dalla Serenissima per la produzione di legname destinato all’Arsenale. Il forte fu progettato seguendo il modello poligonale dell’ingegnere militare austriaco Andreas Tunkler (1820–1873), detto anche «tipo prussiano», e concepito per fondersi con il paesaggio: scavato nel terreno e ricoperto di terra, appare dall’esterno come una semplice collinetta alberata, difficilmente percepibile all’occhio di un osservatore. Fu uno dei primi esempi di mimetismo militare nel sistema difensivo italiano.
Architettura e armamento
La struttura ha forma esagonale ed è circondata da un fossato largo fino a 40 metri, originariamente profondo 6 metri, alimentato da una sorgente di falda che sgorga all’interno. L’ingresso avviene tramite un ponte — un tempo levatoio, con gli argani ancora visibili nella «volta alla prova» retrostante il portale — con portale monumentale in pietra d’Istria decorato dalle insegne sabaude.
La struttura si articola su tre traversoni: di difesa, centrale e d’attacco. Il traversone di difesa costituisce la parte più esterna, attorno all’ingresso. Nel traversone centrale, di costruzione più recente, si trovano il Comando, le sale di servizio, l’infermeria, la sartoria, gli uffici e la fureria. Il traversone d’attacco, posteriore agli altri due, circonda insieme a quello di difesa il traversone centrale. Le mura perimetrali hanno uno spessore tra 1,8 e 2,2 metri, con cordolo sommitale per cannoni da 9 cm. Ogni forte della prima cintura era dotato di una ventina di pezzi di medio calibro su dodici piazzole allo scoperto, affiancati da postazioni per mortai, fucilerie e mitragliatrici su tutto il perimetro. Quattro caponiere, protese nel fossato, garantivano la copertura da ogni lato. Due polveriere blindate e terrapieni spessi fino a 5 metri completavano il sistema difensivo.
Concepito per resistere a proiettili di tipo impattivo, il forte si rivelò rapidamente obsoleto con l’avvento dei proiettili esplosivi a canna rigata, che erano in grado di perforare le strutture murarie e detonare all’interno. Come i gemelli Gazzera e Tron, era già considerato tatticamente superato nel momento in cui la seconda generazione di forti — Rossarol, Cosenz, Sirtori e gli altri — venne completata tra il 1907 e il 1912.
Da fortezza a polveriera
Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel settembre 1915, l’Alto Comando italiano ordinò lo smantellamento delle batterie del Campo Trincerato: i cannoni furono inviati a rinforzare il fronte. Con il disastro di Caporetto e l’arretramento sulla linea del Piave, il Campo Trincerato di Mestre divenne la nuova retrovia del fronte. Il forte fu riconvertito in polveriera e deposito di materiali militari, funzione che mantenne per gran parte del Novecento. Il 30 aprile 1945, dopo l’abbandono dei tedeschi in ritirata, passò agli inglesi che lo utilizzarono come polveriera fino alla fine della guerra.
Nel dopoguerra fu dichiarato superfluo e progressivamente trasformato in caserma e deposito. Negli anni Trenta del Novecento accolse una colonia agricola per reduci; negli anni Cinquanta divenne deposito NATO. Radiato nel 1976, cadde in abbandono per quasi vent’anni.
Il recupero e la gestione associativa
Il recupero partì nel 1992 con la nascita del Comitato Forte Carpenedo, che ottenne la concessione gratuita dalla Città Metropolitana di Venezia nel 1995. Nel 2015 arrivarono 24,3 milioni di euro per il restauro strutturale. Oggi il forte è gestito da un consorzio di associazioni — Comitato Forte Carpenedo e Gruppo Truppa 1995, con il supporto di CAI e WWF — che coordina circa 120 volontari impegnati in eventi culturali, laboratori ambientali e manutenzione ordinaria. Il ristoro «Al Disertore», gestito dai volontari, è aperto nelle giornate di visita.
Il bosco che circonda il forte è tutelato come Sito di Interesse Comunitario (SIC IT3250034) per la sua biodiversità: ospita biancospini, querce, ontani, civette, allocchi, picchi rossi e numerose specie di anfibi. Le visite al forte si tengono ogni prima domenica del mese; le scolaresche possono prenotare visite guidate su appuntamento.
Galleria fotografica
Contatti
- Sito: www.fortecarpenedo.it
- Email:
- Facebook: FORTE CARPENEDO
Bibliografia e fonti
- Zanlorenzi, Claudio (a cura di), I forti di Mestre. Storia di un campo trincerato, Cierre, Verona 1997.
- Comune di Venezia — Ufficio Fortificazioni, «Il Campo Trincerato di Mestre» (archivio storico).
- AA.VV., I forti del Campo Trincerato di Mestre, Regione Veneto, 2008.
- Wikipedia, voce Forte Carpenedo.
- Regione Veneto, Forte Carpenedo — La Grande Guerra, venetograndeguerra.it.
- Sito ufficiale del Comitato Forte Carpenedo: fortecarpenedo.it.
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