Aree Verdi e piste ciclabili
Mestre città di parchi e boschi
Mestre è una città sempre più verde. Nel suo cuore si trovano decine di parchi dove rigenerarsi, mentre attorno ad essa boschi e aree naturali sono stati realizzati nel tempo per ripopolare fauna e flora locali e offrire ai cittadini spazi di respiro e tranquillità.
Un percorso che affonda le radici in una visione controcorrente rispetto alla speculazione edilizia: fu Gaetano Zorzetto, insieme a un gruppo di cittadini convinti che uno sviluppo urbano diverso fosse possibile, a tracciare la strada verso una Mestre più vivibile e sostenibile.
I boschi di Mestre
Boschi di Mestre | Discovery Mestre Boschi di Mestre Aree verdi che combinano natura e memoria storica Breve storia dei Boschi di Mestre L’idea di realizzare un grande bosco periurbano intorno a Mestre nasce attorno al 1984, come risposta a sollecitazioni ambientaliste e all’opposizione a progetti edilizi che avrebbero ulteriormente ridotto le aree verdi disponibili. Un episodio decisivo fu il contrasto al progetto di costruzione del nuovo ospedale di Mestre in zone limitrofe al bosco: la mobilitazione cittadina portò a preservare e valorizzare queste aree naturali. La concretizzazione del progetto prese avvio negli anni ’90 grazie all’impegno di figure come Gaetano Zorzetto, promotore di una visione in cui Mestre fosse circondata da un verde strutturato e continuo. Zorzetto fu il principale promotore della creazione del Bosco di Mestre, oggi grande polmone verde urbano. La sua idea, maturata nei primi anni ’90, nacque dalla volontà di recuperare terreni agricoli abbandonati e aree marginali per restituirle ai cittadini sotto forma di spazi verdi e percorsi naturalistici. Fasi di realizzazione e articolazione attuale Il progetto non si è sviluppato come un’unica piantumazione su vasta scala, ma attraverso interventi graduali: “incastri” di nuove aree, ampliamenti, recuperi e collegamenti ecologici. Oggi le aree boschive che compongono il Bosco di Mestre circondano l’abitato e si intrecciano con corsi d’acqua, zone umide e terreni agricoli riconvertiti. Le componenti principali includono il Bosco di Carpenedo, il Bosco dell’Osellino, il Bosco di Campalto e, nelle cosiddette Aree Querini, i boschi Ottolenghi, Franca e Bosco di Zaher. Le Aree Querini furono acquisite grazie a un accordo tra il Comune di Venezia e la Fondazione Querini Stampalia, con usufrutto trentennale finalizzato al rimboschimento e alla gestione naturalistica. Le piantumazioni hanno sempre privilegiato specie autoctone certificate, per restituire il carattere del tipico bosco planiziale. Molti boschi hanno anche una valenza simbolica e di memoria: il Zaher Rezai, dedicato a Zaher Rezai, giovane migrante afghano morto nel 2008 nei pressi di Mestre; il Franca Jarach, in ricordo dei giovani desaparecidos argentini come Franca Jarach; il Adolfo Ottolenghi, intitolato ad Adolfo Ottolenghi, rabbino della comunità ebraica veneziana deportato e ucciso ad Auschwitz. Galleria Immagini Un’immagine del Bosco di Franca Scultura nel Bosco di Zaher per ricordarlo Il Bosco dell’Osellino Entrata Bosco di Carpenedo Un sentiero nel bosco dell’Osellino Sentiero del bosco di Carpenedo Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e parchi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Bosco di Campalto
Bosco di Campalto | Discovery Mestre Bosco di Campalto Dal progetto dell’arch. Andreas Kipar al ricordo di Giulia Abbadir Il Bosco di Campalto Il Bosco di Campalto è un’oasi naturale di circa 10 ettari situata nel quartiere di Campalto a Mestre, tra Via Triestina e Via Altinate. Fa parte della Rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario (SIC IT3250011) e Zona di Protezione Speciale (ZPS IT3250011), tutelato per la presenza di habitat prioritari e specie animali protette. Il bosco è un residuo dell’antico bosco planiziale misto di querce e carpini che un tempo ricopriva gran parte della pianura veneta. Oggi è circondato da aree urbanizzate, ma conserva un’elevata biodiversità grazie alla presenza di ambienti umidi, prati mesofili e siepi. Storia e recupero Il bosco era in passato proprietà privata e utilizzato come area agricola e di caccia. Negli anni ’90 è stato acquisito dal Comune di Venezia e trasformato in area protetta. Tra il 1998 e il 2000 sono stati realizzati interventi di riforestazione e ripristino ambientale, con la piantumazione di specie autoctone e la creazione di percorsi naturalistici. Qui il ricordo di Giulia Abbadir. Il bosco è gestito dalla Cooperativa Sociale Terra di Mezzo e dall’Associazione Amici del Bosco di Campalto, che organizzano visite guidate, laboratori didattici e attività di monitoraggio faunistico e floristico. Andreas Kipar, noto paesaggista e storico del giardino, ha contribuito con il suo progetto alla valorizzazione dell’area. Fauna e flora Tra le specie animali più significative troviamo: Uccelli: airone cenerino, falco di palude, picchio verde, martin pescatore, gufo comune Anfibi: rana verde, rospo smeraldino, tritone crestato Mammiferi: riccio, volpe, donnola, pipistrelli La flora è caratterizzata da querce (roverella, farnia), carpini bianchi, frassini, ontani neri, salici, e una ricca presenza di specie erbacee nei prati umidi. Galleria Immagini Pista ciclabile a Campalto Particolare del Bosco di Campalto La posizione del Parco di Campalto Bibliografia Comune di Venezia – Settore Ambiente. Bosco di Campalto – Scheda SIC/ZPS. Associazione Amici del Bosco di Campalto. Materiale divulgativo e report monitoraggio. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Bosco di Carpenedo
Bosco di Carpenedo | Discovery Mestre Bosco di Carpenedo Un’oasi naturale di Mestre e il vicino Forte Carpenedo Un bosco con un passato importante L’area comunemente identificata come “Bosco di Carpenedo” si estende per 13 ettari, all’incrocio tra Via del Tinto e Via del Boschetto. Il bosco originale, l’antico bosco di Valdemar, è citato già nel 1532 in una mappa di Angelo del Cortivo. Ancora ai primi del Novecento il bosco raggiungeva la strada del Terraglio per un’estensione di circa 150 ettari; il taglio del bosco avvenne inizialmente durante la Prima Guerra Mondiale per sostenere l’economia di guerra, e poi nel 1944. Lo stesso nome Carpenedo pare derivare dalla presenza dei carpini in quest’area. Un progetto fortunatamente interrotto L’idea di realizzare un bosco nell’area di Carpenedo, fra Via Trezzo e il Forte Carpenedo, si concretizzò in seguito al progetto del nuovo ospedale di Mestre che doveva sorgere proprio in quest’area, da secoli abitata da una rigogliosa flora che si era ridotta a seguito di molti disboscamenti. Nel 1982 venne presentato un progetto per la realizzazione del nuovo ospedale di Mestre, sviluppato da un gruppo coordinato dall’architetto Carlo Aymonino, all’estremo nord-ovest dell’area. In forza della Legge Galasso del 1985 venne apposto il vincolo paesaggistico, a tutela anche delle aree collocate immediatamente a sud presso le ville Matter, Cassi e Bottacin, i cui parchi erano in origine parte del bosco. Il progetto si fermò a seguito dell’opposizione di Italia Nostra e di alcune associazioni ambientaliste. Il Bosco Dal movimento per la sua difesa, minacciato dalla costruzione di un nuovo ospedale, è nata negli anni ’80 l’idea di far ritornare Mestre “la città del bosco”. L’area è protetta dall’Unione Europea, che l’ha classificata come SIC (Sito d’Interesse Comunitario), per la qualità e la rarità degli ambienti che vi si trovano: il bosco planiziale misto di querce insediatesi nell’ultimo post-glaciale e i prati mesofili. Inoltre, per le caratteristiche dell’avifauna presente, l’area è stata definita anche come ZPS (Zona a Protezione Speciale). L’area fa quindi parte della Rete Natura 2000. Il Bosco di Carpenedo è costituito da quattro ambienti ben distinti, per un totale di 10 ettari: il bosco storico, residuo dell’antico querco-carpineto che in origine ricopriva l’entroterra veneziano; i nuovi impianti boschivi realizzati tra il 1990 e il 1998–99; i prati stabili, eredità dell’antica sistemazione agraria dell’area; gli ambiti umidi delle bassure presenti nei prati e nei fossati. Adiacente, esiste un’area di circa 3 ettari di proprietà della Provincia di Venezia, riforestata negli anni 1998–99. L’area è attraversata da percorsi pedonali con aree di sosta, dove è possibile osservare le siepi e le zone umide. Le porzioni di prato mesofilo (habitat protetto), non calpestabili, sono visibili dai percorsi perimetrali. Le attrezzature per la fruizione sono state progettate dallo studio Arbau e dallo studio Insitu e realizzate dall’Ufficio Tecnico del Bosco nel 2009. Oggi il Bosco di Carpenedo è l’unica componente dell’ambizioso programma del Bosco di Mestre a essere riconosciuta come Zona di Protezione Speciale (agosto 2003) e Sito di Interesse Comunitario (dicembre 2004). Il Forte Non lontano dal Bosco di Carpenedo si può ammirare anche il Forte Carpenedo, che rientra in quello che è stato definito “Campo trincerato di Mestre“. L’area rientra in parte nel SIC IT3250010 Bosco di Carpenedo. Il contesto ambientale in cui è inserito Forte Carpenedo e il suo Centro hanno caratteristiche uniche e pregiate. Galleria Immagini La posizione del Bosco e del Forte Carpenedo nell’area omonima Fossato presso il Forte di Carpenedo L’entrata del Bosco di Mestre Un’area in realizzazione del Bosco di Carpenedo Sentiero nel Parco di Carpenedo Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e parchi. Parte di quanto riportato deriva dall’omonima pagina di Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Parco San Giuliano
Parco San Giuliano | Discovery Mestre Parco San Giuliano Da area paludosa a polmone verde di Mestre San Giuliano prima del parco L’area su cui è stato realizzato il Parco di San Giuliano era, fino a pochi decenni fa, un’area paludosa simile a quella che si incontra percorrendo la ciclovia che collega il parco a Campalto. In una mappa che riproduce l’assedio austriaco dell’agosto 1849 il Forte Manin appare molto vicino alla laguna, così come il Canale dell’Osellino. Con l’avvento di Porto Marghera, questa zona paludosa — così come l’area su cui fu poi realizzato il Villaggio San Marco, e non solo — venne bonificata attraverso l’utilizzo improprio di materiale di scarto delle lavorazioni industriali delle aziende attigue, sia siderurgiche che chimiche, dando forma a un vasto territorio che non aveva una destinazione d’uso e che era potenzialmente pericoloso. Storia del Parco di San Giuliano Nel 1990 il Comune di Venezia ha indetto un concorso internazionale (“Un parco per San Giuliano”) con lo scopo di riconvertire l’area e trasformarla in un polmone verde per la città. Fu la società “Comunitas Inc.” a vincere il concorso l’anno successivo, e all’architetto Antonio Di Mambro venne affidato l’incarico per la stesura del Piano Guida del Parco San Giuliano. Il Piano Guida fu approvato dal Comune il 19 gennaio 1996 e prevedeva uno sviluppo complessivo di 700 ettari, così suddivisi: 475 ettari di terreno. 225 ettari di canali, barena e laguna. In relazione alla vastità dell’intervento e alla disponibilità delle risorse economiche, i lavori di realizzazione — interrotti tra il 1999 e il 2000 per motivi giudiziari — hanno portato al completamento dei primi due lotti (A2 e B1) per un’estensione complessiva di 74 ettari. Il Parco fu presentato alla cittadinanza il 7 novembre 2003 dall’allora presidente della Commissione europea Romano Prodi e dall’ex sindaco Paolo Costa. La definitiva apertura è avvenuta l’8 maggio 2004. Dopo l’approvazione da parte del Ministero dell’Ambiente, nell’ottobre 2011 sono iniziati i lavori di bonifica nell’area di Punta San Giuliano, ove sono attive alcune società sportive. Secondo il Piano Guida dell’architetto Di Mambro la zona dovrebbe ospitare un rinnovato polo nautico, sebbene per tale progetto non siano ancora disponibili le risorse economiche necessarie. Nel 2021, in seguito all’accordo tra il Comune di Venezia e il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche (ex Magistrato alle Acque) per la bonifica dei rifiuti speciali (fosfogessi) della barena di Passo Campalto, è stato annunciato l’ampliamento del parco di altri 27 ettari. All’interno del parco si trovano un laghetto artificiale frequentato da molti uccelli e una fauna tipica lagunare: un ottimo luogo in cui ammirare la biodiversità veneziana. Anche il Forte Manin può dirsi parte dell’area del Parco, sebbene non sia visitabile. Il parco è collegato al quartiere Villaggio San Marco da un ponte strallato ciclo-pedonale — il Ponte Europa — che permette di superare la SS 14: lungo 140 metri e alto circa 7 dal piano stradale, presenta un pennone centrale di 40 metri. Un luogo che accoglie molti animali Il Parco di San Giuliano, esteso a oggi per 74 ettari, offre aree verdi, spazi ricreativi e di ristoro in aree attrezzate, una pista di pattinaggio e un campo sportivo, oltre a una rete di percorsi pedonali e ciclabili inseriti nel sistema del verde. Va detto che già nella dimensione attuale il Parco di San Giuliano è uno dei parchi più vasti d’Italia e, se verrà completato l’intero progetto, diverrà uno dei più grandi parchi urbani del mondo. Galleria Immagini Una veduta di insieme del Parco San Giuliano con sullo sfondo Venezia Area attigua a San Giuliano che sarà bonificata nei prossimi anni (Venicedrome) Parco di San Giuliano – Piano Guida aggiornato al luglio 2003 L’area su cui è stato realizzato il Parco San Giuliano nell’agosto 1849 Uno dei laghetti di San Giuliano Il parco San Giuliano come compare oggi dal satellite Passerella Parco San Giuliano – (Fondazione Promozione Acciaio) L’opera di Toni Benetton «Le anime: memorie di una cattedrale» Bibliografia Parte di quanto scritto proviene da Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Bosco di Zaher
Bosco di Zaher | Discovery Mestre Bosco di Zaher Un polmone verde dedicato a Zaher Rezai Il Bosco di Zaher Il Bosco di Zaher ha un’estensione di circa 50 ettari ed è stato aperto al pubblico nel 2010. Per renderlo maggiormente fruibile è stato attrezzato con arredi e percorsi ciclopedonali. L’Istituzione Boschi e Parchi, tra il 2003 e il 2009, ha svolto le operazioni di impianto forestale. Al suo interno sono evidenti le preesistenti siepi boscate di platani, robinie, olmi campestri e salici bianchi, che sono state conservate e valorizzate come testimonianza della gestione agricola tradizionale, che da queste ricavava vimini, fascine e legname. Per aumentare la diversità ecologica sono state mantenute alcune zone a prato e sono stati creati piccoli invasi d’acqua per consentire lo sviluppo di comunità igrofile, creando così un ambiente relativamente umido. All’interno del bosco passano 1,7 km dell’Ippovia Litoranea Mestre–Jesolo e un percorso ciclopedonale di 3,2 km. Quest’ultimo, dall’uscita di Via Ca’ Colombara, prosegue per le aree dell’Istituto Santa Maria della Pietà e per Via del Lazzaretto, collegando così il bosco al terminal del tram di Via Monte Celo e garantendo un accesso sicuro per chi proviene dalla città, in alternativa alla pericolosa viabilità ordinaria. In memoria di Zaher Rezai Giardiniere, apri la porta del giardino;io non sono un ladro di fiori,io stesso mi sono fatto rosa,non vado in cerca di un fiore qualsiasi. Questi versi sono stati trovati su una pagina del quaderno di Zaher Rezai, un ragazzo che fuggì dalla guerra che da anni tormenta l’Afghanistan, per morire in cerca della sua libertà in Via Orlanda a Mestre. Il bosco è dedicato a questo ragazzo che a 13 anni si mise in viaggio alla ricerca di una nuova casa, ma che il 10 dicembre 2008, una volta sbarcato dalla nave nel porto di Venezia, si aggrappò sotto un camion per eludere la frontiera, per poi cadere stremato e concludere la sua breve vita a Mestre. Nel suo zaino furono trovati il diario e alcuni oggetti — tra cui un leoncino di plastica — che lo accompagnavano nel suo viaggio e che oggi ci raccontano la sua storia. Galleria Immagini Un sentiero nel bosco Uno stagno al Bosco di Zaher I Tre Boschi di Zaher, Ottolenghi e Franca sono vicini L’ingresso del bosco Il simbolo del Bosco di Mestre Monumento a Zaher Rezai Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Parco Piraghetto
Parco Piraghetto | Discovery Mestre Parco Piraghetto L’area verde di Mestre Storia dell’area del Parco Piraghetto L’area che oggi ospita il Parco Piraghetto era parte del parco della Villa Cecchini Morosini sino al 1983. Quest’area verde fu vincolata grazie all’intervento di Palma Gasparrini e degli attivisti che lottavano per aumentare le aree verdi a Mestre — all’epoca una delle città con meno verde a disposizione dei cittadini in Italia — e che diedero il via a una riqualificazione di molte aree verdi nell’entroterra veneziano. Il parco venne ridisegnato e, grazie anche a Gianni Pellicani, furono effettuate un’importante piantumazione di alberi, lo scavo del laghetto tuttora presente, la realizzazione di un campo da basket, dell’area giochi e della bocciofila. Il parco oggi Oggi il parco ospita moltissime attività, oltre agli animali selvatici che hanno fatto di quest’area verde la loro dimora. Fra le associazioni presenti si possono citare Taiji Quan Mestre e la Bocciofila Dante Alighieri. Il Comune di Venezia ha deciso di trasferire qui l’asilo nido Millecolori, su progetto dell’architetto Daniele Levi, e di bonificare e riqualificare l’area dismessa attigua, ampliando così il parco. Galleria Immagini Il laghetto del Parco Piraghetto (foto: Christian Fabris) Il parco ricoperto di neve (foto: iamfabrideiaco) Le anatre del laghetto Il laghetto del parco Bibliografia Gasparrini, Palma. L’impiegata della strada del Parco Piraghetto, intervista su Ytali, in «Personaggi di Mestre». Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Scoprire Venezia in bici
Ciclabile Mestre-Venezia | Discovery Mestre Ciclabile Mestre-Venezia Un percorso unico verso la laguna Un percorso unico verso Venezia Immagina di raggiungere Venezia pedalando attraverso un itinerario che unisce la terraferma alla laguna, immergendoti in paesaggi naturali e scorci mozzafiato. La pista ciclabile che collega Marghera a Venezia, ormai prossima al completamento, si candida a diventare una delle più affascinanti d’Europa, offrendo un’esperienza di slow travel per scoprire la Serenissima in modo originale. Inizio del percorso: da Mestre al Vega Il percorso ha inizio presso la stazione di Venezia Porto Marghera, raggiungibile tramite Via Ca’ Marcello. Proseguendo verso l’Hotel Alive e continuando lungo Via Paganello fino al termine, si incontra sulla destra la stazione Venezia Porto Marghera. Qui un sottopasso poco visibile conduce al Padiglione Antares del Vega. I primi due chilometri del tragitto attraversano una zona industriale e costeggiano una tangenziale, offrendo una visuale non particolarmente suggestiva. Dopo una curva, però, il paesaggio cambia radicalmente, immergendo il ciclista in un’oasi naturale tra acquitrini e boschi. Attraversando il Ponte della Libertà Il cuore dell’esperienza è il passaggio sul Ponte della Libertà, un tracciato di 3.850 metri che regala vedute spettacolari sulla laguna veneziana. La lentezza della bicicletta permette di apprezzare dettagli spesso trascurati da chi viaggia in auto, treno o tram. A destra si scorgono Porto Marghera e l’apertura della laguna verso Lido di Venezia, Pellestrina e Chioggia. A sinistra, oltre il ponte, emergono le isole abbandonate di San Giuliano e San Secondo, mentre lo sguardo si perde verso Murano, Sant’Erasmo e Cavallino Treporti, regalando un panorama che celebra la bellezza unica della laguna. Arrivo a Venezia: dove parcheggiare Una volta giunti a Venezia, la domanda sorge spontanea: dove lasciare la bicicletta? Il Bici Park di Venezia offre una soluzione comoda e sicura. Da qui il visitatore può scegliere di esplorare a piedi le calli della città, visitare un museo, ammirare una chiesa o gustare la cucina locale in un tipico bacaro veneziano. Per scoprire i migliori locali, la piattaforma 2night è una guida affidabile e completa. Bike sharing: un’alternativa per i turisti Se non si dispone di una bicicletta propria, il servizio di bikesharing Movi by Mobike è un’opzione accessibile e pratica. Le biciclette sono disponibili in numerosi punti della città con tariffe convenienti, rendendo l’esplorazione di Mestre e Venezia alla portata di tutti. Questo itinerario ciclabile rappresenta un’occasione unica per scoprire il fascino di Venezia e della sua terraferma in modo sostenibile e coinvolgente. Galleria Immagini La pista ciclabile da Mestre a Venezia che costeggia il Ponte della Libertà Lo spettacolo della laguna dalla ciclabile sul Ponte della Libertà La laguna vista dalla ciclabile sul Ponte della Libertà Una chiesetta vicino al Vega Il monumento che delimita l’inizio del Ponte della Libertà Monumento che ricorda il Forte di Sant’Antonio La laguna vista dalla pista ciclabile La laguna vista dalla pista ciclabile Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il bosco dell’Osellino
Bosco dell’Osellino | Discovery Mestre Bosco dell’Osellino Un piccolo bosco lungo il fiume Il Bosco dell’Osellino Il Bosco dell’Osellino è stato progettato e realizzato tra il 1994 e il 1995 dall’ARF (Azienda Regionale Foreste, ora Veneto Agricoltura) e dal Comune di Venezia. Si tratta di un Querco-Carpineto Planiziale, le cui principali specie arboree sono la farnia (Quercus robur) e il carpino bianco (Carpinus betulus). Il bosco è caratterizzato da specie arboree e arbustive autoctone, per un totale di 13.000 piante di 35 specie diverse. Tra queste si possono citare l’ontano nero, il frassino ossifillo e il pioppo nero, ma sono presenti anche il melo e il pero selvatico, il pioppo bianco e l’olmo campestre. Tra le piante arbustive vi sono il prugnolo, la rosa di macchia, il sambuco nero, il nocciolo, la frangola e il pado. Quest’area può essere considerata un’area umida. Un percorso didattico Dal 2005 sono stati realizzati una serie di interventi per permettere alla cittadinanza di usufruire del bosco senza arrecare danni agli animali e alle piante in esso presenti. Piste ciclabili, una torre di osservazione, cartelli didattici e percorsi interni ben delimitati consentono ai visitatori di conoscere la flora e la fauna presenti nel bosco. Il ricordo di Gaetano Zorzetto Nel 2012 l’Associazione per il Bosco di Mestre ha realizzato un monumento dedicato a Gaetano Zorzetto, consigliere comunale e Prosindaco di Mestre, per ricordare il suo impegno ambientalista nel dare a Mestre un volto nuovo. L’opera, progettata dall’architetto Giovanna Mar, è stata collocata presso la «porta 5», lato quartiere Pertini. Il monumento ha l’aspirazione di essere, più che un semplice memoriale, un «luogo» con duplice valenza: uno spazio in cui riflettere e ricordare e una «porta» attraverso cui accedere al bosco. Esso serve a ricordare l’impegno di Zorzetto nel realizzare questo bosco e nel ripristinare le aree boschive nell’entroterra veneziano — un impegno che lo ha reso protagonista di un importante cambiamento per la città. L’Associazione per il Bosco di Mestre L’Associazione per il Bosco di Mestre nasce nel 2001 con l’obiettivo di promuovere la creazione e la gestione del Bosco di Mestre, di cui l’Osellino è una parte fondamentale. Gaetano Zorzetto, già consigliere dell’Azienda Regionale delle Foreste nel 1984, fu tra i principali promotori del progetto, opponendosi alla costruzione di un ospedale a Carpenedo per preservare l’area verde. L’associazione, oltre a gestire attività di manutenzione e sensibilizzazione, promuove iniziative come un concorso fotografico annuale e una newsletter per coinvolgere la cittadinanza nella tutela del bosco e nella forestazione privata. Galleria Fotografica Sentiero nel Parco dell’Osellino La torre di osservazione del bosco Il Canale Osellino che scorre a fianco del bosco Il Bosco dell’Osellino Bibliografia I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Sito dell’Associazione per il Bosco di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Parco Alfredo Albanese (Bissuola)
Parco Alfredo Albanese | Discovery Mestre Parco Alfredo Albanese Parco Bissuola, oasi verde di Mestre Acquitrini, bunker e campi abbandonati L’area su cui oggi sorge il Parco Bissuola era un tempo caratterizzata da campi, terreni demaniali e acquitrini, situati a ridosso di una città in continua espansione verso quella direttrice, ancora priva di una forma definita. In quest’area si trovavano anche bunker militari, testimonianze della Seconda Guerra Mondiale, alcuni dei quali sono ancora presenti in altre zone di Mestre. Nonostante il suo aspetto selvaggio, l’area era utilizzata dai bambini per giocare, rappresentando un luogo di libertà e avventura. Il Parco Alfredo Albanese: breve storia Il parco è intitolato al Commissario di Polizia Alfredo Albanese, nato a Trani il 9 gennaio 1947. Impegnato nelle attività investigative contro il traffico di armi e gruppi eversivi come Autonomia Operaia e le Brigate Rosse, in collaborazione con il giudice Calogero e il generale Dalla Chiesa, Albanese fu assassinato a Mestre il 12 maggio 1980. Nel febbraio 1979 il Comune di Venezia, sotto la guida del sindaco Mario Rigo, approvò all’unanimità il Progetto Generale del Parco Pubblico ed Attrezzature Sportive in Località Bissuola – Mestre, elaborato dagli studi Laris (Milano) e Costa–Gualdi (Roma). Durante la stessa seduta furono approvati anche un centro civico — costruito all’interno del parco — e una Casa della Cultura adiacente a Piazza Ferretto, l’attuale Centro Candiani. I mandati di Mario Rigo segnarono un importante spostamento dell’interesse economico verso l’entroterra, con un forte impegno nella creazione di nuove aree verdi e nello sviluppo di una nuova idea di città. Il progetto del Parco Bissuola fu un esperimento pionieristico: il primo vero parco di Mestre, concepito per bilanciare la presenza industriale di Porto Marghera e promuovere la creazione di sette aree verdi in città. La realizzazione affrontò sfide significative: il terreno acquitrinoso e basso, l’estensione di circa 33 ettari e la necessità di integrare il parco nella città senza renderlo un corpo estraneo. Inizialmente il progetto prevedeva una strada interna, poi sostituita da un grande viale di fronte alla piscina. Il parco si divide in tre aree: una zona nord e una sud a carattere prevalentemente naturale, e un quadrato centrale con strutture e verde «costruito», che include bar, piscina coperta e scoperta, campi da pallacanestro, pallavolo, pattinaggio, bocce, un centro civico con biblioteca, teatro, piazza, campi da calcetto e tennis, un anfiteatro scoperto, un roseto, un’area giochi per bambini e un pattinodromo. Tra le attrazioni naturali spiccano un laghetto e uno stagno, che ospitano specie aviarie e tartarughe, oltre ad aiuole attrezzate e isole fiorite. Attività presenti nel parco Il Parco Bissuola ospita diverse realtà, tra cui il Teatro del Parco, recentemente rinnovato dal Comune di Venezia per accogliere attività di artisti giovani e non solo. Tra le iniziative del teatro spicca il progetto YouTHeatre, promosso dal Comune per coinvolgere i giovani e offrire loro uno spazio di espressione. La piscina della Bissuola — comunemente chiamata in città «la piscina» — è una delle più frequentate di Mestre e parte integrante della sua storia contemporanea. Offre attività natatorie sia nella struttura coperta che nelle piscine esterne più recenti ed è gestita dalla Società Nuotatori Veneziani, che si occupa anche della palestra interna. Recentemente sono state aggiunte una nuova pista di pattinaggio al coperto, gestita dalla A.S.D. Skating Mestre — che ha sostituito la vecchia struttura — e un nuovo palazzetto dello sport dato in concessione al Liceo Bruno Franchetti in Via Virgilio. Il parco è anche sede di attività culturali e sociali legate alla Municipalità di Mestre Carpenedo, rendendolo un punto di riferimento per la comunità. Galleria Fotografica Il Parco Bissuola di notte La serra nel Parco Bissuola Il laghetto del Parco Bissuola, che ospita pavoni, papere, cigni e tartarughe Uno dei bunker della Seconda Guerra Mondiale presenti nell’area Inaugurazione del Centro Bissuola nel 1981 Gli acquitrini presenti nell’area Bissuola Una delle strutture del Parco Bissuola che accoglie piante (VeniceDrome) La piscina all’aperto del Parco Bissuola (VeniceDrome) Veduta d’insieme del Parco Bissuola Sede dell’Associazione Arcobaleno (fronte) Sede dell’Associazione Arcobaleno (lato) Il Teatro del Parco Bissuola Bibliografia Renzoni, Cristina. Costruire una dotazione urbana: un’indagine sul parco della Bissuola a Mestre, in Abitare l’Italia: territori, economie e diseguaglianze, XIV Conferenza SIU. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
I boschi Querini Stampalia
Boschi Querini Stampalia | Discovery Mestre Boschi Querini Stampalia Tra Favaro e Dese, un’oasi di biodiversità Le aree Querini Stampalia Tra Favaro e Dese si trovano alcuni ettari di terreni che appartenevano, e in parte appartengono ancora, alla Fondazione Querini Stampalia. In queste aree sono stati realizzati due boschi intitolati al rabbino Adolfo Ottolenghi, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, e a Franca Jarach, simbolo dei desaparecidos argentini, vittima del regime militare. Il Comune di Venezia si è impegnato a creare circa 200 ettari di terreno boschivo in quest’area, realizzando un bosco misto con zone umide per preservare la fauna e la flora locali. Il Bosco Ottolenghi Il Bosco Ottolenghi, parte delle proprietà della Fondazione Querini Stampalia, è stato dato in usufrutto al Comune di Venezia. Piantato nel 1998 con fondi dell’Unione Europea (reg. 2080/92), questo bosco di circa 30 ettari era già pronto per l’uso nel 2007, anno in cui è stato aperto al pubblico. L’Associazione Bosco di Mestre ha realizzato percorsi ciclabili, pedonali, cartellonistica e altri interventi per renderlo accessibile ai visitatori. Il bosco è dedicato alla memoria di Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, una delle tante vittime della Shoah. Per omaggiarne la memoria, all’interno del parco è stato collocato un monumento progettato dall’architetto Zordan. Il Bosco di Franca Il Bosco di Franca, confinante con il Bosco Ottolenghi, occupa un’area di 22 ettari suddivisa in tre ecosistemi: bosco, aree umide e prato. Realizzato tra il 2003 e il 2006 secondo le specifiche del Querco-Carpineto planiziale, tipico della pianura padana, il bosco è stato completato con aree umide nel 2012, grazie al Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Queste aree, di due ettari, depurano l’acqua dei canali irrigui che sfociano in Laguna attraverso specie vegetali igrofile, attirando anfibi e uccelli acquatici e incrementando la biodiversità. La radura, estesa per circa 3 ettari, è attraversata da un percorso ciclopedonale. La flora recente include pioppi lungo gli argini, erbacee annuali (papavero e fiordaliso) e perenni (margherita, salvia dei prati, centaurea minore, vulneraria), che fioriscono progressivamente: le annuali nel primo anno, le perenni dal secondo. Una pista ciclabile e sentieri attraversano la parte centrale del bosco. Il Bosco di Franca è dedicato ai desaparecidos della dittatura militare argentina degli anni Settanta, rappresentati simbolicamente da Franca Jarach. Nell’ambito di un progetto didattico sui diritti umani e la memoria dei desaparecidos, promosso dall’Associazione rEsistenze con scuole superiori veneziane e le rappresentanze delle Madres de Plaza de Mayo, è stata dedicata una siepe arborea come monumento vivente per ricordare le vittime. Galleria Fotografica I boschi di Zaher, Ottolenghi e Franca Il Bosco Ottolenghi Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia ucciso ad Auschwitz (1944) Franca Jarach, desaparecida argentina Il Bosco di Franca Sentieri all’interno del Bosco Ottolenghi Bosco Querini Stampalia Bibliografia I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.