I boschi Querini Stampalia
Boschi Querini Stampalia
Le aree Querini Stampalia
Tra Favaro e Dese si trovano alcuni ettari di terreni che appartenevano, e in parte appartengono ancora, alla Fondazione Querini Stampalia. In queste aree sono stati realizzati due boschi intitolati al rabbino Adolfo Ottolenghi, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, e a Franca Jarach, simbolo dei desaparecidos argentini, vittima del regime militare. Il Comune di Venezia si è impegnato a creare circa 200 ettari di terreno boschivo in quest'area, realizzando un bosco misto con zone umide per preservare la fauna e la flora locali. I due boschi fanno parte del più ampio Bosco di Mestre e confinano con il Bosco di Zaher.
Il Bosco Ottolenghi
Il Bosco Ottolenghi, parte delle proprietà della Fondazione Querini Stampalia, è stato dato in usufrutto al Comune di Venezia. Piantato nel 1998 con fondi dell'Unione Europea (reg. 2080/92), questo bosco di circa 30 ettari era già pronto per l'uso nel 2007, anno in cui è stato aperto al pubblico. L'Associazione Bosco di Mestre ha realizzato percorsi ciclabili, pedonali, cartellonistica e altri interventi per renderlo accessibile ai visitatori.
Il bosco è dedicato alla memoria di Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, una delle tante vittime della Shoah. Per omaggiarne la memoria, all'interno del parco è stato collocato un monumento progettato dall'architetto Zordan.
Adolfo Ottolenghi era nato a Livorno il 30 luglio 1885. Dopo gli studi al collegio rabbinico di Livorno e in giurisprudenza a Pisa, nel 1911 arrivò a Venezia come segretario della comunità ebraica, e dal 18 maggio 1919 ne fu rabbino capo. Studioso della storia degli ebrei veneziani, decifrò le iscrizioni dell’antico cimitero ebraico del Lido e nel 1933 fu accolto come socio dell’Ateneo Veneto. Dopo il suicidio del presidente della comunità, Giuseppe Jona, il 17 settembre 1943, guidò da solo gli ebrei veneziani negli anni delle deportazioni. Quasi cieco, fu imprigionato una prima volta nel dicembre 1943; nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1944 fu arrestato con gli anziani della Casa di ricovero israelitica e deportato ad Auschwitz, dove morì dopo il 2 settembre 1944. Nel 1947 una lapide nel Ghetto di Venezia ne ha ricordato la figura. Sulla storia degli ebrei nel nostro territorio si può leggere anche La presenza ebraica a Mestre.
Il Bosco di Franca
Il Bosco di Franca, confinante con il Bosco Ottolenghi, occupa un'area di 22 ettari suddivisa in tre ecosistemi: bosco, aree umide e prato. Realizzato tra il 2003 e il 2006 secondo le specifiche del Querco-Carpineto planiziale, tipico della pianura padana, il bosco è stato completato con aree umide nel 2012, grazie al Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Queste aree, di due ettari, depurano l'acqua dei canali irrigui che sfociano in Laguna attraverso specie vegetali igrofile, attirando anfibi e uccelli acquatici e incrementando la biodiversità.
La radura, estesa per circa 3 ettari, è attraversata da un percorso ciclopedonale. La flora recente include pioppi lungo gli argini, erbacee annuali (papavero e fiordaliso) e perenni (margherita, salvia dei prati, centaurea minore, vulneraria), che fioriscono progressivamente: le annuali nel primo anno, le perenni dal secondo. Una pista ciclabile e sentieri attraversano la parte centrale del bosco.
Il Bosco di Franca è dedicato ai desaparecidos della dittatura militare argentina degli anni Settanta, rappresentati simbolicamente da Franca Jarach. Nell'ambito di un progetto didattico sui diritti umani e la memoria dei desaparecidos, promosso dall'Associazione rEsistenze, memoria e storia delle donne in Veneto con scuole superiori veneziane e le rappresentanze delle Madres de Plaza de Mayo, è stata dedicata una siepe arborea come monumento vivente per ricordare le vittime.
Franca Jarach nacque in Argentina il 19 dicembre 1957 da una famiglia di ebrei italiani: la madre, Vera Vigevani, milanese, era fuggita in Argentina con i genitori nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali; il padre, Giorgio Jarach, era triestino. Studentessa brillante e impegnata nel movimento studentesco contro la dittatura di Jorge Rafael Videla, il 25 giugno 1976, a diciotto anni, fu sequestrata a Buenos Aires e rinchiusa nell’ESMA, la Escuela de Mecánica de la Armada, centro di detenzione e tortura. A metà luglio fu uccisa in uno dei «voli della morte». La madre Vera, diventata una delle Madres de Plaza de Mayo, ha saputo la verità solo nel 2000 e ha partecipato al processo ESMA che nel 2008, a Roma, si è chiuso con la condanna all’ergastolo di cinque ufficiali della Marina argentina. Nel febbraio 2023 Vera Vigevani Jarach è stata anche a Mestre per un incontro pubblico sulla memoria. Alla vita di Franca lo storico Carlo Greppi ha dedicato il libro Figlia mia (Laterza, 2025).
Galleria Fotografica
Bibliografia
- I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi.
- Wikipedia (de), voce Adolfo Ottolenghi.
- Wikipedia, voce Vera Vigevani Jarach.
- Pasquale Palmieri, Alla ricerca di Franca Jarach, desaparecida, Doppiozero.
- A Mestre Vera Vigevani Jarach, la militante della memoria, La Nuova Venezia, febbraio 2023.
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