aree verdi 14 Gennaio 2026

I boschi di Mestre

Boschi di Mestre | Discovery Mestre Boschi di Mestre Aree verdi che combinano natura e memoria storica Breve storia dei Boschi di Mestre L’idea di realizzare un grande bosco periurbano intorno a Mestre nasce attorno al 1984, dalle mobilitazioni ambientaliste contro il progetto di costruire il nuovo ospedale di Mestre accanto al Bosco di Carpenedo. Da quella battaglia nacque l’idea di far tornare Mestre «la città del bosco», recuperando terreni agricoli e aree marginali per restituirli ai cittadini come spazi verdi e percorsi naturalistici. Tra i protagonisti del progetto ci fu Gaetano Zorzetto, consigliere comunale e prosindaco di Mestre, che contribuì a definirne la prima impostazione; nel 2012 l’Associazione per il Bosco di Mestre gli ha dedicato un monumento nel Bosco dell’Osellino. Il progetto prese forma negli anni Novanta e soprattutto negli anni Duemila. Nel 2001 i service club mestrini fondarono l’Associazione per il Bosco di Mestre, e il Comune decise di destinare al bosco il venti per cento degli oneri delle nuove costruzioni. Nel 2003 il Comune ottenne l’usufrutto di circa 230 ettari di terreni agricoli; nel 2004 fu approvato il Master Plan, e tra il 2004 e il 2009 si svolsero le principali piantumazioni. Nel 2005 il Piano regolatore riservò al bosco 1.200 ettari, tra aree pubbliche e private, e nacque l’Istituzione Bosco e Grandi Parchi, incaricata di realizzarlo e gestirlo. Oggi le aree boschive sono affidate al Servizio Bosco e Grandi Parchi del Comune di Venezia. Fasi di realizzazione e articolazione attuale Il progetto non si è sviluppato come un’unica piantumazione su vasta scala, ma attraverso interventi graduali: «incastri» di nuove aree, ampliamenti, recuperi e collegamenti ecologici. Oggi le aree boschive che compongono il Bosco di Mestre circondano l’abitato e si intrecciano con corsi d’acqua, zone umide e terreni agricoli riconvertiti. Le componenti principali sono il Bosco di Carpenedo, il Bosco dell’Osellino, il Bosco di Campalto, il Bosco di Zaher e, nelle cosiddette Aree Querini, i boschi Ottolenghi e di Franca. Le Aree Querini appartenevano alla Fondazione Querini Stampalia, che vi piantò circa venti ettari di bosco e le diede in usufrutto al Comune di Venezia per il rimboschimento e la gestione naturalistica. Nel 2008 l’Immobiliare Veneziana cedette un terreno a Campalto per l’uso pubblico. Le piantumazioni hanno privilegiato specie autoctone, per restituire il carattere del tipico bosco planiziale. I boschi, uno per uno Bosco di Carpenedo: circa 13 ettari tra via del Tinto e via del Boschetto, è il residuo dell’antico bosco di Valdemar, già disegnato in una mappa del 1532. Fa parte di un Sito di Interesse Comunitario della Rete Natura 2000. Bosco dell’Osellino: il primo dei nuovi boschi, realizzato nel 1994-1995 dall’Azienda Regionale Foreste e dal Comune, con 13.000 piante di 35 specie; dal 2005 ha piste ciclabili, una torre di osservazione e percorsi didattici. Bosco di Campalto: circa 10 ettari tra via Triestina e via Altinate, un residuo dell’antico bosco planiziale di querce e carpini, anch’esso area protetta della Rete Natura 2000. Bosco Ottolenghi: circa 30 ettari tra Favaro e Dese, piantato nel 1998 con fondi europei e aperto al pubblico nel 2007. Bosco di Franca: 22 ettari accanto al Bosco Ottolenghi, realizzato tra il 2003 e il 2006, con aree umide aggiunte nel 2012. Bosco di Zaher: circa 50 ettari, piantato tra il 2003 e il 2009 e aperto nel 2010; lo attraversano l’ippovia Mestre-Jesolo e un percorso ciclopedonale che arriva al capolinea del tram di via Monte Celo. Completano il sistema altri boschi più recenti o più piccoli: Asseggiano, Campagnazza, Cucchiarina, Dese e Zuin. Oggi le aree boscate gestite dal Comune sono circa 230 ettari, con 14 chilometri di percorsi da fare a piedi o in bicicletta lontano dalle auto; il Piano regolatore ne prevede fino a 1.200. Il bosco continua a crescere. Nel marzo 2026, nell’ambito di un progetto avviato nel 2023 dal Comune con Enel e con il supporto tecnico di WOWnature, sono stati messi a dimora 460 nuovi alberi e arbusti autoctoni per ampliare il Bosco di Zaher, cento dei quali piantati insieme ai cittadini. Alcuni boschi hanno anche una valenza di memoria. Il Bosco di Zaher è dedicato a Zaher Rezai, ragazzo afghano morto il 10 dicembre 2008 in via Orlanda a Mestre, dopo essersi aggrappato sotto un camion sbarcato al porto di Venezia. Il Bosco di Franca ricorda i desaparecidos della dittatura militare argentina, rappresentati da Franca Jarach. Il Bosco Ottolenghi è intitolato ad Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944. Galleria Immagini Un’immagine del Bosco di Franca Scultura nel Bosco di Zaher per ricordarlo Il Bosco dell’Osellino Entrata Bosco di Carpenedo Un sentiero nel bosco dell’Osellino Sentiero del bosco di Carpenedo Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e parchi. Comune di Venezia, I boschi. Comune di Venezia, Bosco di Mestre, 460 nuove piante, 31 marzo 2026. Comune di Venezia, Bosco di Mestre: il progetto. 8 km: perdere la vita a otto chilometri dalla richiesta di asilo, Melting Pot, dicembre 2008. «Figlia mia», Questione Giustizia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Il Bosco di Campalto

Il Bosco di Campalto | Discovery Mestre Il Bosco di Campalto Dal progetto di Andreas Kipar al ricordo di Giulia Abbadir Il Bosco di Campalto Il Bosco di Campalto è una delle aree che compongono il Bosco di Mestre. Si estende per circa 6,7 ettari a est dell’abitato di Campalto, su un terreno di proprietà de La Immobiliare Veneziana. Non è un bosco antico ma un bosco nuovo: progettato nel 2006 dal paesaggista Andreas Kipar, fu piantato nel 2007 e aperto al pubblico nel 2008. Kipar, architetto del paesaggio tedesco nato a Gelsenkirchen nel 1960 e fondatore a Milano dello studio LAND, lo concepì come un bosco naturalistico da vivere come parco urbano. Il Comune lo indica come «un riuscito esempio di bosco di quartiere». Com’è fatto Sui circa sette ettari furono messi a dimora circa ottomila alberi, fra cui frassini, carpini e querce. All’interno del bosco sono stati lasciati spazi aperti, radure e corridoi verdi, che aumentano la varietà di ambienti e quindi la biodiversità, insieme a un’ampia area a prato alberato e a scenografici filari di alberi. Una parte importante del progetto è la rinaturalizzazione della Fossa Pagana, il canale che attraversa l’area: le sue sponde sono state rivestite di vegetazione ripariale, che svolge anche una funzione di fitodepurazione delle acque. I lavori sono stati finanziati con i fondi della Legge speciale per Venezia, mentre La Immobiliare Veneziana ha messo a disposizione il terreno. Dal 2013 un bosco pubblico Come previsto dalla convenzione fra La Immobiliare Veneziana e il Comune, cinque anni dopo l’inaugurazione, il 2 ottobre 2013, la gestione del bosco passò all’Istituzione Bosco e Grandi Parchi. Alla cerimonia erano presenti Kipar, l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, il presidente dell’Istituzione Giovanni Caprioglio e l’amministratore dell’Immobiliare Veneziana Silvio Milanese. Bettin ricordò che Mestre era stata a lungo «la città italiana con meno verde per abitante» e che i boschi facevano parte di un disegno strategico per cambiarle volto. In quell’occasione si parlò dei progetti futuri: il collegamento con la pista ciclabile delle barene, con il Parco di San Giuliano e un anello ciclopedonale naturalistico che unisse Piazza Ferretto ai forti del campo trincerato attorno alla città, come il vicino Forte Carpenedo, fino al percorso dei forti verso Altino e alle rive del Sile. Già nel 2011 la Municipalità di Favaro aveva immaginato un percorso lungo il bordo lagunare che unisse il Parco di San Giuliano, Punta Passo, Forte Bazzera e il Bosco di Campalto fino a Tessera. Oggi il bosco è gestito dal Settore Verde Pubblico del Comune, Servizio Bosco e Grandi Parchi. L’albero di Giulia Nel bosco si trova l’albero di Giulia: un tiglio che sostiene formelle in terracotta realizzate dagli studenti della scuola media Gramsci, guidati dal professor Sabbadin. Ricorda Giulia Abbadir, la ragazza di quindici anni morta in un incidente stradale nel 2008, alla quale il bosco è simbolicamente dedicato, e con lei tutte le vittime del traffico a Campalto. Lo stesso Comune ricorda che per completare il progetto manca ancora un collegamento ciclabile sicuro fra il bosco e il centro abitato. Un passo in questa direzione è il progetto di fattibilità approvato nel maggio 2025 per una pista ciclabile di circa 2,1 chilometri lungo via Orlanda, dal cimitero di Campalto fino a Tessera, che collegherà il Bosco di Campalto e il previsto Bosco dello Sport. Galleria Immagini Pista ciclabile a Campalto Particolare del Bosco di Campalto La posizione del Parco di Campalto Bibliografia Comune di Venezia, Bosco di Campalto. Comune di Venezia, L’albero di Giulia. In sette ettari piantumati ottomila alberi, «La Nuova Venezia», 2 ottobre 2013. Il Bosco di Mestre s’allarga con il parco di Campalto, «La Nuova Venezia», 2 ottobre 2013. «Un’oasi nell’area dell’ex tiro al piattello», «La Nuova Venezia», 8 marzo 2011. Venezia, in arrivo una nuova ciclabile per il tratto Tessera-Campalto, CityNext, 13 maggio 2025. Mestre: un arcipelago di… boschi!, Metropolitano.it, 2019. Associazione per il Bosco di Mestre. I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Bosco e Grandi Parchi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Bosco di Carpenedo

Bosco di Carpenedo | Discovery Mestre Bosco di Carpenedo Un’oasi naturale di Mestre e il vicino Forte Carpenedo Un bosco con un passato importante L’area comunemente identificata come “Bosco di Carpenedo” si estende per 13 ettari, all’incrocio tra Via del Tinto e Via del Boschetto. Il bosco originale, l’antico bosco di Valdemar, è citato già nel 1532 in una mappa di Angelo del Cortivo. Ancora ai primi del Novecento il bosco raggiungeva la strada del Terraglio per un’estensione di circa 150 ettari; il taglio del bosco avvenne inizialmente durante la Prima Guerra Mondiale per sostenere l’economia di guerra, e poi nel 1944. Lo stesso nome Carpenedo deriva dalla presenza di boschi di carpino bianco, documentati in questo territorio fin dal Trecento. Un progetto fortunatamente interrotto L’idea di realizzare un bosco nell’area di Carpenedo, fra Via Trezzo e il Forte Carpenedo, si concretizzò in seguito al progetto del nuovo ospedale di Mestre che doveva sorgere proprio in quest’area, da secoli abitata da una rigogliosa flora che si era ridotta a seguito di molti disboscamenti. Nel 1982 venne presentato un progetto per la realizzazione del nuovo ospedale di Mestre, sviluppato da un gruppo coordinato dall’architetto Carlo Aymonino, all’estremo nord-ovest dell’area. In forza della Legge Galasso del 1985 venne apposto il vincolo paesaggistico, a tutela anche delle aree collocate immediatamente a sud presso le ville Matter, Cassi e Bottacin, i cui parchi erano in origine parte del bosco. Il progetto si fermò a seguito dell’opposizione di Italia Nostra e di alcune associazioni ambientaliste. Il Bosco Dal movimento per la sua difesa, minacciato dalla costruzione di un nuovo ospedale, è nata negli anni ’80 l’idea di far ritornare Mestre “la città del bosco”. L’area è protetta dall’Unione Europea, che l’ha classificata come SIC (Sito d’Interesse Comunitario), per la qualità e la rarità degli ambienti che vi si trovano: il bosco planiziale misto di querce insediatesi nell’ultimo post-glaciale e i prati mesofili. Inoltre, per le caratteristiche dell’avifauna presente, l’area è stata definita anche come ZPS (Zona a Protezione Speciale). L’area fa quindi parte della Rete Natura 2000. Il Bosco di Carpenedo è costituito da quattro ambienti ben distinti, per un totale di 10 ettari: il bosco storico, residuo dell’antico querco-carpineto che in origine ricopriva l’entroterra veneziano; i nuovi impianti boschivi realizzati tra il 1990 e il 1998–99; i prati stabili, eredità dell’antica sistemazione agraria dell’area; gli ambiti umidi delle bassure presenti nei prati e nei fossati. Adiacente, esiste un’area di circa 3 ettari di proprietà della Provincia di Venezia, riforestata negli anni 1998–99. L’area è attraversata da percorsi pedonali con aree di sosta, dove è possibile osservare le siepi e le zone umide. Le porzioni di prato mesofilo (habitat protetto), non calpestabili, sono visibili dai percorsi perimetrali. Le attrezzature per la fruizione sono state progettate dallo studio Arbau e dallo studio Insitu e realizzate dall’Ufficio Tecnico del Bosco nel 2009. Oggi il Bosco di Carpenedo è l’unica componente dell’ambizioso programma del Bosco di Mestre a essere riconosciuta come Zona di Protezione Speciale (agosto 2003) e Sito di Interesse Comunitario (dicembre 2004). Il Forte Non lontano dal Bosco di Carpenedo si può ammirare anche il Forte Carpenedo, che rientra in quello che è stato definito “Campo trincerato di Mestre“. Il forte, con i suoi circa 18 ettari, costituisce la seconda parte del sito protetto SIC IT3250010 Bosco di Carpenedo. Il contesto ambientale in cui è inserito Forte Carpenedo e il suo Centro hanno caratteristiche uniche e pregiate. Galleria Immagini La posizione del Bosco e del Forte Carpenedo nell’area omonima Fossato presso il Forte di Carpenedo L’entrata del Bosco di Mestre Un’area in realizzazione del Bosco di Carpenedo Sentiero nel Parco di Carpenedo Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e parchi. Parte di quanto riportato deriva dall’omonima pagina di Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Il Bosco di Zaher

Il Bosco di Zaher | Discovery Mestre Il Bosco di Zaher Un polmone verde dedicato a Zaher Rezai Il Bosco di Zaher Il Bosco di Zaher è una delle aree che compongono il Bosco di Mestre e si trova lungo via Altinia, nel territorio di Favaro Veneto, vicino a Forte Cosenz e ai boschi Ottolenghi e di Franca. Ha un’estensione di circa 50 ettari ed è stato aperto al pubblico nel 2010. Per renderlo maggiormente fruibile è stato attrezzato con arredi e percorsi ciclopedonali. L’Istituzione Boschi e Parchi, tra il 2003 e il 2009, ha svolto le operazioni di impianto forestale. Al suo interno sono evidenti le preesistenti siepi boscate di platani, robinie, olmi campestri e salici bianchi, che sono state conservate e valorizzate come testimonianza della gestione agricola tradizionale, che da queste ricavava vimini, fascine e legname. Per aumentare la diversità ecologica sono state mantenute alcune zone a prato e sono stati creati piccoli invasi d’acqua per consentire lo sviluppo di comunità igrofile, creando così un ambiente relativamente umido. All’interno del bosco passano 1,7 km dell’Ippovia Litoranea Mestre-Jesolo e un percorso ciclopedonale di 3,2 km. Quest’ultimo, dall’uscita di Via Ca’ Colombara, prosegue per le aree dell’Istituto Santa Maria della Pietà e per Via del Lazzaretto, collegando così il bosco al terminal del tram di Via Monte Celo e garantendo un accesso sicuro per chi proviene dalla città, in alternativa alla pericolosa viabilità ordinaria. Chi arriva in autobus può scendere alla fermata Altinia Forte Cosenz. In memoria di Zaher Rezai Giardiniere, apri la porta del giardino;io non sono un ladro di fiori,io stesso mi sono fatto rosa,non vado in cerca di un fiore qualsiasi. Questi versi sono stati trovati su una pagina del quaderno di Zaher Rezai, un ragazzo hazara di Mazar-i Sharif, in Afghanistan, fuggito dalla guerra che da anni tormenta il suo paese. Aveva tredici anni. Dopo aver lavorato come saldatore in Iran, arrivò in Grecia e da lì a Venezia, nascosto sotto il rimorchio di un camion imbarcato sul traghetto, per sfuggire ai controlli di frontiera. Il 10 dicembre 2008, sbarcato al porto, cadde dal suo nascondiglio in via Orlanda a Mestre e fu travolto dalle ruote del camion. Soltanto otto chilometri lo separavano dagli uffici dove avrebbe potuto chiedere asilo. Nel suo zaino furono trovati il quaderno, con disegni, conti, appunti e poesie, e alcuni oggetti, tra cui un leoncino di plastica, che lo accompagnavano nel viaggio e che oggi ci raccontano la sua storia. Il bosco è dedicato a lui: all’ingresso una scultura-installazione del maestro Luigi Gardenal raccoglie parole e immagini del quaderno di Zaher e il suo leoncino. La sua storia ha toccato anche chi quel giorno era in strada: il commissario della Polizia locale Claudio Giacomin, andando in pensione dopo decenni di servizio, ha ricordato quell’incidente come quello che più lo aveva coinvolto umanamente, e gli sforzi per rimpatriare la salma rintracciando la famiglia attraverso i mediatori culturali. Il bosco oggi Nel 2023 il Comune di Venezia ed Enel hanno avviato un progetto per rafforzare il Bosco di Zaher, con il supporto tecnico di Etifor, spin-off dell’Università di Padova, attraverso l’iniziativa WOWnature. Il programma prevede diradamenti per togliere le specie invasive e le piante malate e la riforestazione di un’area incolta vicina, con manutenzione nei primi cinque anni e un monitoraggio degli effetti fino al 2040. Il 31 marzo 2026, su un’area di circa 3.000 metri quadrati, sono state messe a dimora 460 nuove piante autoctone, cento delle quali insieme ai cittadini: soprattutto prugnolo, biancospino, pallon di maggio, carpino e tiglio, con gli arbusti ai margini e gli alberi d’alto fusto all’interno. Galleria Immagini Un sentiero nel bosco Uno stagno al Bosco di Zaher I Tre Boschi di Zaher, Ottolenghi e Franca sono vicini L’ingresso del bosco Il simbolo del Bosco di Mestre Monumento a Zaher Rezai Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Comune di Venezia, Zaher Rezai. 8 Km. Perdere la vita a otto chilometri dalla richiesta di asilo, Progetto Melting Pot Europa, dicembre 2008. 13enne afghano morto verso libertà, il diario, Stranieri in Italia. «Non scorderò mai il piccolo Zaher», «La Nuova Venezia». Comune di Venezia, Bosco di Mestre, 460 nuove piante, 31 marzo 2026. Etifor, Rafforzare il Bosco di Zaher per il futuro di Mestre. Bosco di Zaher, Mestre, Famiglie a Venezia. Alessandro Bon, Giardiniere, apri la porta del giardino (Zaher Rezai), 2020. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Parco Piraghetto

Parco Piraghetto | Discovery Mestre Parco Piraghetto L’area verde di Mestre Storia dell’area del Parco Piraghetto L’area che oggi ospita il Parco Piraghetto era parte del parco della Villa Cecchini Morosini sino al 1983. Quest’area verde fu vincolata grazie all’intervento di Palma Gasparrini e degli attivisti che lottavano per aumentare le aree verdi a Mestre — all’epoca una delle città con meno verde a disposizione dei cittadini in Italia — e che diedero il via a una riqualificazione di molte aree verdi nell’entroterra veneziano. Il parco venne ridisegnato e, grazie anche a Gianni Pellicani, furono effettuate un’importante piantumazione di alberi, lo scavo del laghetto tuttora presente, la realizzazione di un campo da basket, dell’area giochi e della bocciofila. Il parco oggi Oggi il parco ospita moltissime attività, oltre agli animali selvatici che hanno fatto di quest’area verde la loro dimora. Fra le associazioni presenti si possono citare Taiji Quan Mestre e la Bocciofila Dante Alighieri. Il Comune di Venezia ha deciso di trasferire qui l’asilo nido Millecolori, su progetto dell’architetto Daniele Levi, e di bonificare e riqualificare l’area dismessa attigua, ampliando così il parco. Galleria Immagini Il laghetto del Parco Piraghetto (foto: Christian Fabris) Il parco ricoperto di neve (foto: iamfabrideiaco) Le anatre del laghetto Il laghetto del parco Bibliografia Gasparrini, Palma. L’impiegata della strada del Parco Piraghetto, intervista su Ytali, in «Personaggi di Mestre». Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Il bosco dell’Osellino

Il Bosco dell’Osellino | Discovery Mestre Il Bosco dell’Osellino Il primo nucleo del Bosco di Mestre e il ricordo di Gaetano Zorzetto Il Bosco dell’Osellino Il Bosco dell’Osellino è stato progettato e realizzato tra il 1994 e il 1995 dall’ARF (Azienda Regionale Foreste, ora Veneto Agricoltura) e dal Comune di Venezia su circa 8 ettari di terreno comunale, fra il canale Osellino e il quartiere Pertini. Fu il primo nucleo del Bosco di Mestre. Si tratta di un Querco-Carpineto Planiziale, le cui principali specie arboree sono la farnia (Quercus robur) e il carpino bianco (Carpinus betulus). Il bosco è caratterizzato da specie arboree e arbustive autoctone, per un totale di 13.000 piante di 35 specie diverse. Tra queste si possono citare l’ontano nero, il frassino ossifillo e il pioppo nero, ma sono presenti anche il melo e il pero selvatico, il pioppo bianco e l’olmo campestre. Tra le piante arbustive vi sono il prugnolo, la rosa di macchia, il sambuco nero, il nocciolo, la frangola e il pado. Nel piantare il bosco furono conservate le siepi campestri e le scoline che già segnavano i campi, e fu mantenuta un’area umida di circa 2.700 metri quadrati per favorire la biodiversità. Un percorso didattico Fra il 2005 e il 2006, su progetto dell’architetto Vincenzo Casali, sono stati realizzati una serie di interventi per permettere alla cittadinanza di usufruire del bosco senza arrecare danni agli animali e alle piante in esso presenti. Piste ciclabili, una torre di osservazione in ferro alta 15 metri, da cui lo sguardo spazia sulla laguna e sulla terraferma, cartelli didattici e percorsi interni ben delimitati, con passerelle in legno accessibili anche a chi ha difficoltà motorie o spinge un passeggino, consentono ai visitatori di conoscere la flora e la fauna presenti nel bosco. Secondo Venipedia la torre risulta oggi chiusa al pubblico. L’ingresso principale è in via Amerigo Vespucci, nel quartiere Pertini, dove si può lasciare l’auto in via Ignazio Vian; il bosco è raggiungibile anche in bicicletta lungo le piste ciclabili di viale Pertini e viale San Marco. Il ricordo di Gaetano Zorzetto Il 20 settembre 2012 l’Associazione per il Bosco di Mestre, allora presieduta da Pietro Miani, e l’Istituzione Bosco e Grandi Parchi del Comune hanno inaugurato un monumento dedicato a Gaetano Zorzetto (morto nel 1995), per ricordare il suo impegno ambientalista nel dare a Mestre un volto nuovo. Zorzetto fu consigliere comunale ininterrottamente dal 1970 al 1990, più volte assessore negli anni Ottanta e prosindaco di Mestre dal 1993 al 1995. Le sue battaglie riguardarono Altobello, il Canal Salso, il Parco di San Giuliano, la bicicletta e soprattutto il Bosco di Mestre. L’opera, progettata dall’architetto Giovanna Mar, è stata collocata presso la «porta 5», lato quartiere Pertini. È composta da un monolite di pietra naturale a forma di fiamma, elemento verticale, posato su un basamento in cemento, elemento orizzontale: un simbolo del legame fra uomo e natura. Il monumento ha l’aspirazione di essere, più che un semplice memoriale, un «luogo» con duplice valenza: uno spazio in cui riflettere e ricordare e una «porta» attraverso cui accedere al bosco. Esso serve a ricordare l’impegno di Zorzetto nel realizzare questo bosco e nel ripristinare le aree boschive nell’entroterra veneziano, un impegno che lo ha reso protagonista di un importante cambiamento per la città. Nel 2018 La Nuova Venezia denunciava però lo stato di abbandono della stele, lasciata senza manutenzione. L’Associazione per il Bosco di Mestre L’Associazione per il Bosco di Mestre nasce nel 2001 dal movimento di opinione, guidato in particolare dai club service mestrini, che teneva viva l’idea del Bosco di Mestre, di cui l’Osellino è una parte fondamentale. L’idea era nata attorno al 1984, quando un vasto movimento ambientalista si oppose alla costruzione del nuovo ospedale accanto al Bosco di Carpenedo: il progetto prese forma all’interno dell’Azienda Regionale delle Foreste, di cui Zorzetto era consigliere. L’associazione, oltre a gestire attività di manutenzione e sensibilizzazione, promuove iniziative come un concorso fotografico per coinvolgere la cittadinanza nella tutela del bosco e nella forestazione privata. Galleria Fotografica Sentiero nel Parco dell’Osellino La torre di osservazione del bosco Il Canale Osellino che scorre a fianco del bosco Il Bosco dell’Osellino Bibliografia I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Sito dell’Associazione per il Bosco di Mestre. Comune di Venezia, Gaetano Zorzetto. Nel Bosco dell’Osellino il monumento a Zorzetto, «La Nuova Venezia», 21 settembre 2012. Dimenticato anche il cippo in memoria di Zorzetto, «La Nuova Venezia», 8 aprile 2018. Bosco dell’Osellino, Venipedia. Bosco Osellino, Mestre, Famiglie a Venezia. Mestre: un arcipelago di… boschi!, Metropolitano.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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I boschi Querini Stampalia

Boschi Querini Stampalia | Discovery Mestre Boschi Querini Stampalia Tra Favaro e Dese, un’oasi di biodiversità Le aree Querini Stampalia Tra Favaro e Dese si trovano alcuni ettari di terreni che appartenevano, e in parte appartengono ancora, alla Fondazione Querini Stampalia. In queste aree sono stati realizzati due boschi intitolati al rabbino Adolfo Ottolenghi, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, e a Franca Jarach, simbolo dei desaparecidos argentini, vittima del regime militare. Il Comune di Venezia si è impegnato a creare circa 200 ettari di terreno boschivo in quest’area, realizzando un bosco misto con zone umide per preservare la fauna e la flora locali. I due boschi fanno parte del più ampio Bosco di Mestre e confinano con il Bosco di Zaher. Il Bosco Ottolenghi Il Bosco Ottolenghi, parte delle proprietà della Fondazione Querini Stampalia, è stato dato in usufrutto al Comune di Venezia. Piantato nel 1998 con fondi dell’Unione Europea (reg. 2080/92), questo bosco di circa 30 ettari era già pronto per l’uso nel 2007, anno in cui è stato aperto al pubblico. L’Associazione Bosco di Mestre ha realizzato percorsi ciclabili, pedonali, cartellonistica e altri interventi per renderlo accessibile ai visitatori. Il bosco è dedicato alla memoria di Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, una delle tante vittime della Shoah. Per omaggiarne la memoria, all’interno del parco è stato collocato un monumento progettato dall’architetto Zordan. Adolfo Ottolenghi era nato a Livorno il 30 luglio 1885. Dopo gli studi al collegio rabbinico di Livorno e in giurisprudenza a Pisa, nel 1911 arrivò a Venezia come segretario della comunità ebraica, e dal 18 maggio 1919 ne fu rabbino capo. Studioso della storia degli ebrei veneziani, decifrò le iscrizioni dell’antico cimitero ebraico del Lido e nel 1933 fu accolto come socio dell’Ateneo Veneto. Dopo il suicidio del presidente della comunità, Giuseppe Jona, il 17 settembre 1943, guidò da solo gli ebrei veneziani negli anni delle deportazioni. Quasi cieco, fu imprigionato una prima volta nel dicembre 1943; nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1944 fu arrestato con gli anziani della Casa di ricovero israelitica e deportato ad Auschwitz, dove morì dopo il 2 settembre 1944. Nel 1947 una lapide nel Ghetto di Venezia ne ha ricordato la figura. Sulla storia degli ebrei nel nostro territorio si può leggere anche La presenza ebraica a Mestre. Il Bosco di Franca Il Bosco di Franca, confinante con il Bosco Ottolenghi, occupa un’area di 22 ettari suddivisa in tre ecosistemi: bosco, aree umide e prato. Realizzato tra il 2003 e il 2006 secondo le specifiche del Querco-Carpineto planiziale, tipico della pianura padana, il bosco è stato completato con aree umide nel 2012, grazie al Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Queste aree, di due ettari, depurano l’acqua dei canali irrigui che sfociano in Laguna attraverso specie vegetali igrofile, attirando anfibi e uccelli acquatici e incrementando la biodiversità. La radura, estesa per circa 3 ettari, è attraversata da un percorso ciclopedonale. La flora recente include pioppi lungo gli argini, erbacee annuali (papavero e fiordaliso) e perenni (margherita, salvia dei prati, centaurea minore, vulneraria), che fioriscono progressivamente: le annuali nel primo anno, le perenni dal secondo. Una pista ciclabile e sentieri attraversano la parte centrale del bosco. Il Bosco di Franca è dedicato ai desaparecidos della dittatura militare argentina degli anni Settanta, rappresentati simbolicamente da Franca Jarach. Nell’ambito di un progetto didattico sui diritti umani e la memoria dei desaparecidos, promosso dall’Associazione rEsistenze, memoria e storia delle donne in Veneto con scuole superiori veneziane e le rappresentanze delle Madres de Plaza de Mayo, è stata dedicata una siepe arborea come monumento vivente per ricordare le vittime. Franca Jarach nacque in Argentina il 19 dicembre 1957 da una famiglia di ebrei italiani: la madre, Vera Vigevani, milanese, era fuggita in Argentina con i genitori nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali; il padre, Giorgio Jarach, era triestino. Studentessa brillante e impegnata nel movimento studentesco contro la dittatura di Jorge Rafael Videla, il 25 giugno 1976, a diciotto anni, fu sequestrata a Buenos Aires e rinchiusa nell’ESMA, la Escuela de Mecánica de la Armada, centro di detenzione e tortura. A metà luglio fu uccisa in uno dei «voli della morte». La madre Vera, diventata una delle Madres de Plaza de Mayo, ha saputo la verità solo nel 2000 e ha partecipato al processo ESMA che nel 2008, a Roma, si è chiuso con la condanna all’ergastolo di cinque ufficiali della Marina argentina. Nel febbraio 2023 Vera Vigevani Jarach è stata anche a Mestre per un incontro pubblico sulla memoria. Alla vita di Franca lo storico Carlo Greppi ha dedicato il libro Figlia mia (Laterza, 2025). Galleria Fotografica I boschi di Zaher, Ottolenghi e Franca Il Bosco Ottolenghi Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia ucciso ad Auschwitz (1944) Franca Jarach, desaparecida argentina Il Bosco di Franca Sentieri all’interno del Bosco Ottolenghi Bosco Querini Stampalia Bibliografia I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Wikipedia (de), voce Adolfo Ottolenghi. Wikipedia, voce Vera Vigevani Jarach. Pasquale Palmieri, Alla ricerca di Franca Jarach, desaparecida, Doppiozero. A Mestre Vera Vigevani Jarach, la militante della memoria, La Nuova Venezia, febbraio 2023. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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aree verdi 14 Gennaio 2026

Il Parco Alfredo Albanese (Bissuola)

Parco Alfredo Albanese | Discovery Mestre Parco Alfredo Albanese Parco Bissuola, oasi verde di Mestre Acquitrini, bunker e campi abbandonati L’area su cui oggi sorge il Parco Bissuola era un tempo caratterizzata da campi, terreni demaniali e acquitrini, situati a ridosso di una città in continua espansione verso quella direttrice, ancora priva di una forma definita. In quest’area si trovavano anche bunker militari, testimonianze della Seconda Guerra Mondiale, alcuni dei quali sono ancora presenti in altre zone di Mestre. Nonostante il suo aspetto selvaggio, l’area era utilizzata dai bambini per giocare, rappresentando un luogo di libertà e avventura. Il Parco Alfredo Albanese: breve storia Il parco è intitolato al commissario capo di Polizia Alfredo Albanese, nato a Trani il 9 gennaio 1947. Dirigente della Digos di Venezia, era impegnato nelle indagini sul terrorismo e sul traffico di armi legato ai gruppi eversivi, da Autonomia Operaia alle Brigate Rosse; in quei mesi indagava sull’omicidio di Sergio Gori, vicedirettore del Petrolchimico Montedison di Porto Marghera. Il 12 maggio 1980 fu ucciso a Mestre, in via Comelico, da un commando delle Brigate Rosse. L’8 maggio 1981 gli fu conferita alla memoria la medaglia d’oro al valor civile. Nel febbraio 1979 il Comune di Venezia, sotto la guida del sindaco Mario Rigo, approvò all’unanimità il Progetto Generale del Parco Pubblico ed Attrezzature Sportive in Località Bissuola, Mestre, elaborato dallo studio LARIS di Milano, guidato da Augusto Cagnardi, e dallo studio Costa-Gualdi, formato dall’architetto Maurizio Costa e dallo scienziato forestale Vittorio Gualdi. L’incarico era stato affidato nell’ottobre 1977 e il progetto preliminare consegnato nel gennaio 1979. Durante la stessa seduta furono approvati anche un centro civico, costruito all’interno del parco, e una Casa della Cultura adiacente a Piazza Ferretto, l’attuale Centro Candiani. I mandati di Mario Rigo segnarono un importante spostamento dell’interesse economico verso l’entroterra, con un forte impegno nella creazione di nuove aree verdi e nello sviluppo di una nuova idea di città. Il progetto del Parco Bissuola fu un esperimento pionieristico: il primo vero parco di Mestre, concepito per bilanciare la presenza industriale di Porto Marghera e promuovere la creazione di sette aree verdi in città. La realizzazione affrontò sfide significative: il terreno acquitrinoso e basso, l’estensione di oltre venti ettari (214.000 metri quadrati secondo Wikipedia, fra i 25 e i 30 ettari secondo lo studio di Cristina Renzoni) e la necessità di integrare il parco nella città senza renderlo un corpo estraneo. Inizialmente il progetto prevedeva una strada interna, poi sostituita da un grande viale di fronte alla piscina. Il parco si divide in tre aree: una zona nord e una sud a carattere prevalentemente naturale, e un quadrato centrale con strutture e verde «costruito», che include bar, piscina coperta e scoperta, campi da pallacanestro, pallavolo, pattinaggio, bocce, un centro civico con biblioteca, teatro, piazza, campi da calcetto e tennis, un anfiteatro scoperto, un roseto, un’area giochi per bambini e un pattinodromo. Tra le attrazioni naturali spiccano un laghetto e uno stagno, che ospitano specie aviarie e tartarughe, oltre ad aiuole attrezzate e isole fiorite. Attività presenti nel parco Il Parco Bissuola ospita diverse realtà, tra cui il Teatro del Parco, recentemente rinnovato dal Comune di Venezia per accogliere attività di artisti giovani e non solo. Tra le iniziative del teatro spicca il progetto YouTHeatre, promosso dal Comune per coinvolgere i giovani e offrire loro uno spazio di espressione. La piscina della Bissuola, comunemente chiamata in città «la piscina», è una delle più frequentate di Mestre e parte integrante della sua storia contemporanea. Offre attività natatorie sia nella struttura coperta che nelle piscine esterne più recenti ed è gestita dalla Società Nuotatori Veneziani, che si occupa anche della palestra interna. Recentemente sono state aggiunte una nuova pista di pattinaggio al coperto, gestita dalla A.S.D. Skating Mestre, che ha sostituito la vecchia struttura, e un nuovo palazzetto dello sport dato in concessione al Liceo Bruno Franchetti in Via Virgilio. Il parco è anche sede di attività culturali e sociali legate alla Municipalità di Mestre Carpenedo, rendendolo un punto di riferimento per la comunità. Galleria Fotografica Il Parco Bissuola di notte La serra nel Parco Bissuola Il laghetto del Parco Bissuola, che ospita pavoni, papere, cigni e tartarughe Uno dei bunker della Seconda Guerra Mondiale presenti nell’area Inaugurazione del Centro Bissuola nel 1981 Gli acquitrini presenti nell’area Bissuola Una delle strutture del Parco Bissuola che accoglie piante (VeniceDrome) La piscina all’aperto del Parco Bissuola (VeniceDrome) Veduta d’insieme del Parco Bissuola Sede dell’Associazione Arcobaleno (fronte) Sede dell’Associazione Arcobaleno (lato) Il Teatro del Parco Bissuola Bibliografia Renzoni, Cristina. Costruire una dotazione urbana: un’indagine sul parco della Bissuola a Mestre, in Abitare l’Italia: territori, economie e diseguaglianze, XIV Conferenza SIU. Voce Alfredo Albanese su Wikipedia. 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