Edifici religiosi
Edifici religiosi
Mestre vanta una storia religiosa antica e stratificata. La chiesa di San Girolamo, la più antica del territorio, fu costruita all'interno dell'area che sarebbe divenuta il Castelnuovo nel 1261 e da allora ha rappresentato un punto di riferimento per la vita religiosa della comunità. Lungo Via Manin si trova la seconda chiesa più antica di Mestre, dedicata a San Rocco, santo che secondo le credenze dell'epoca proteggeva i fedeli dalla peste. In piazza Ferretto si erge il Duomo, edificio realizzato tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, erede di quella chiesa di San Lorenzo che per secoli aveva svolto la funzione di chiesa arcipretale nell'ambito della diocesi di Treviso.
La Chiesa di San Lorenzo (Prima del Duomo)
La chiesa di San Lorenzo | Discovery Mestre La chiesa di San Lorenzo La prima chiesa del Borgo di San Lorenzo prima del Duomo La chiesa di San Lorenzo La Chiesa di San Lorenzo Levita Martire affonda le sue radici in un periodo anteriore al XII secolo, pur mancando tracce documentarie certe. Alla sua presenza si deve il nome del borgo cresciuto esternamente al Castelvecchio prima e al Castelnuovo poi. La popolazione residente all’interno della prima fortificazione, il Castelvecchio mestrino, raggiungeva la chiesa tramite una strada raffigurata in molte mappe antiche. Tale via ha lasciato spazio oggi a Via Antonio da Mestre, Via Ospedale Umberto I e, in parte, al tracciato che precedette Via Cesare Battisti (realizzata all’inizio del Novecento). Dopo la costruzione del Castelnuovo, la chiesa conservò il suo ruolo centrale, riconosciuto come chiesa arcipretale. L’edificio in questione non era l’attuale Duomo neoclassico (costruito tra il 1781 e il 1805 su progetto di Bernardino Maccaruzzi), bensì l’antica chiesa situata nel cuore di Mestre, che per circa sei o sette secoli accolse gli abitanti del borgo. Il testo preso in esame è redatto da Bonaventura Barcella, autore tra l’altro di Notizie storiche del castello di Mestre dalla sua origine all’anno 1832 e del suo territorio, in cui riportò ed elaborò, senza indicarne la paternità, le ricerche di Giovanni Battista Manocchi. Dignità istituzionale: arcipretura e collegiata La chiesa di San Lorenzo mantenne un ruolo centrale nella Diocesi di Treviso sin dal Medioevo, quando questa era divisa in quattro arcipreture principali: Mestre, Cornuda, Castelfranco e Quinto (XIV secolo). Mestre era una delle “matrici”, con giurisdizione su undici pievi, tra cui Favero (e Terzo), Maerne (S. Pietro in cattedra), Canizzano (S. Elisabetta), Martellago (S. Stefano) e Chirignago (citata all’epoca come Chierignago). Già nel 1292 gli atti attestano che i pievani di San Lorenzo esercitavano funzioni di vicari foranei, cioè pubblicavano atti solenni per conto del vescovo (comunicazioni ufficiali e decreti ecclesiastici superiori). Inoltre coordinavano e supervisionavano il clero locale, assicurando l’esecuzione delle disposizioni vescovili. Va sottolineato che la chiesa possedeva fin dall’età più remota il titolo onorifico di collegiata, che presupponeva un collegio canonico stabile, in questo caso di arciprete, per l’officio divino. Tale titolo fu solennemente rinnovato e riconosciuto dal vescovo Paolo Francesco Giustiniani con decreto del 26 settembre 1777, che ne sottolineava l’antica qualifica di capoluogo di una delle quattro arcipreture diocesane e la presenza di un clero collegiale residente. Il Senato Veneto ratificò il provvedimento il 29 maggio 1779, autorizzando l’uso delle onorificenze delle collegiate veneziane, tra cui la zanfarda (vesti e calze violacee) per il clero. Evoluzione architettonica dell’antica chiesa L’antica chiesa sorgeva fuori dalle mura del Castello di Mestre, nel Borgo di San Lorenzo (che prese il nome da essa), esattamente nello stesso luogo dell’edificio attuale. Un documento notarile del 1192 riporta, fra l’altro, la dicitura «Actum sub porticu Ecclesiae S. Laurentii de Mestre», dalla quale si deduce che già in quell’epoca esisteva la chiesa intitolata a San Lorenzo e che davanti ad essa era stato realizzato un portico esterno che fungeva da tribunale e da ufficio pubblico dove si rogavano atti giudiziari e notarili. La chiesa ha convissuto per secoli con la vicina Scoletta dei Battuti (oggi Istituto di Cultura Laurentianum), confraternita giunta a Mestre nel 1302. La vita spirituale dei confratelli era guidata dalle regole scritte nella loro Matricola e aveva la Beata Vergine Maria come protettrice principale, seguita per importanza da San Lorenzo, definito “protettore e difensore” della Scuola (fonte: Bonaventura Barcella). Questo legame devozionale influenzò l’identità della comunità: nel 1656 San Lorenzo fu ufficialmente riconosciuto in atti pubblici come patrono principale della Terra di Mestre. Sappiamo che la chiesa dell’ospedale dei Battuti fu eretta ad oratorio il 5 agosto 1676 dall’arciprete Giacomo Porri, che vi celebrò messa. Si suppone inoltre che nei secoli passati la Chiesa di San Lorenzo fosse usata in talune occasioni come chiesa per le funzioni dei Battuti e di altre scuole mestrine. Il rifacimento del 1446 segnò un momento di profonda trasformazione per l’antico edificio medievale, rappresentando un chiaro tentativo di adeguare la struttura alle crescenti necessità della comunità di Mestre. In quell’anno la chiesa venne riprogettata acquisendo una pianta a tre navate, un’evoluzione architettonica resa possibile dall’intervento diretto del Consiglio della Comunità, che finanziò l’acquisto di otto colonne per sostenerne i nuovi archi. All’interno si trovava un’unica cappella laterale dedicata alla Santissima Croce, eretta per donazione della famiglia Dalla Croce (come attesta il testamento di Maria Dalla Croce del 1593, che la definiva «dei suoi antenati»). La famiglia ne curò l’arredo commissionando una preziosa tela di Rocco Marconi, inserendola in un contesto artistico veneziano di grande rilievo. Dell’opera si sono perse le tracce dopo la demolizione della chiesa, già ignote al Barcella nel 1855. Nella seconda metà del XVIII secolo, a causa dell’incremento demografico, l’antico edificio divenne insufficiente, degradato e angusto. Nel 1770, giudicata vetusta e rovinosa, il Consiglio dei Cittadini ne decretò la demolizione per erigere un nuovo tempio a navata unica, progettato da Bernardino Maccaruzzi. I lavori iniziarono nel 1781; la vecchia struttura fu abbattuta nel 1792 e il nuovo edificio neoclassico fu completato nel 1805. Un cimitero in stato di abbandono al campanile che sopravvisse Da una perizia di Tommaso Scalfarotto datata 16 marzo 1772 sappiamo che il cimitero si estendeva attorno alla chiesa, in particolare sul lato nord-ovest, sul fronte dell’edificio e sul lato sud-ovest, dove confinava direttamente con la Scoletta dei Battuti. La perizia, redatta proprio mentre si decideva la costruzione del nuovo Duomo, fu consegnata ai Provveditori alla Sanità. In essa il cimitero appariva insalubre: le mura di recinzione erano crollate e al suo interno vagavano maiali che, nella ricerca di radici e cibo, arrivavano a disseppellire i resti dei defunti. Scalfarotto chiedeva non solo il ripristino del decoro, ma il trasferimento in una sede più idonea. Cinque giorni dopo, i provveditori sollecitarono il provveditore di Mestre a intervenire immediatamente. Prima di Napoleone quasi tutte le chiese veneziane e dell’entroterra avevano piccoli cimiteri attigui all’edificio religioso; questo valeva anche per San Rocco e San Girolamo. Napoleone impose sepolture isolate e distanti dalle abitazioni in quanto tale pratica era insalubre. A Mestre un nuovo cimitero venne progettato da Giobatta Manocchi il 26 ottobre 1811. Il nuovo cimitero di Mestre fu realizzato nell’arco di decenni e il monumentale prese forma molto dopo. Nel 1855 Bonaventura Barcella registra ancora un’area cimiteriale presso il Duomo; parte dell’area occupata dall’antico cimitero servì infatti a ospitare l’edificio neoclassico, più ampio del precedente. Elemento di continuità tra antico e nuovo è il campanile, che non seguì la sorte della sua chiesa e possiamo ancora ammirarlo esattamente come facevano cinque secoli fa. Esso fu infatti realizzato nel 1515 ed è costituito da una torre solida, semplice ed elevata, con linee essenziali. Prosopografia dei parroci e arcipreti La serie dei parroci è documentata a partire dal 1232 con Enrico, primo nome attestato. Bonaventura Barcella compilò un elenco completo fino al 1832 (poi esteso al 1855), testimoniando l’evoluzione della guida spirituale e il legame tra clero e comunità mestrina. Tra le figure più rilevanti prima della demolizione del 1792 si ricordano: Enrico (1232): citato in un atto vescovile per l’istituzione di canonicati a Treviso. Jacopo (1292): incaricato dal vescovo di Treviso di pubblicare scomuniche, con funzioni simili a quelle degli odierni vicari foranei. Matteo dalla Strada (1429): sacerdote e notaio. Jacopo de’ Spini (1464): sacerdote veneziano eletto dalla Comunità di Mestre. Pietro Basso (1469): notaio, rogò testamenti per cittadini locali. Nicolò de’ Crescenzi (1477): insigne Dottore dei Decreti. Girolamo Fior (1540): menzionato in atti testamentari fino al 1547. Andrea Trevisan (1546-1574): canonico di Treviso, resse la parrocchia come commendatario risiedendo fuori città, nonostante le proteste dei cittadini; alla morte lasciò un capitale per due mansionerie. Camillo Trevisan (1578): canonico residente a Treviso; la cittadinanza insistette per la sua residenza in loco. Valentino Manetti (1586): originario di Tivoli. Antonio Caresini detto Massa (1600-1604): di famiglia cittadinesca, forse ex militare; morì a 29 anni. Flaminio Trevisan (1605). Fabio Andreoni (1606). Fiorino Onigo (1607): nobile trevigiano, autore di componimenti latini tra cui un Carme eroico. Francesco Porri (1609). Tommaso Tommasetti (1612-1621): illustre giurista, Dottore in ambedue le leggi; autore del manuale Flores Legum, con tredici edizioni europee. Girolamo Barbieri (1622-1637): resse la parrocchia fino alla rinuncia poco prima della morte. Giacomo Porri (1637-1680): cittadino mestrino, arricchì la chiesa di reliquie romane e istituì il suffragio dei morti; sotto il suo mandato fu inaugurato l’oratorio della Salute (1676). Alfonso Porri (1680-1703): nipote di Giacomo, morì a 60 anni. Lodovico Pamio (1703-1708). Andrea Sansoni (1708-1729): già parroco a Canizzano, pastore esemplare; lasciò legati preziosi alla Scuola del Santissimo Sacramento. Giovanni Antonio Zuliani (1729-1770): membro del Consiglio Civico, donò una reliquia della SS. Croce; guidò la parrocchia per oltre quarant’anni. Giacomo Albrizzi (1770-1800): Dottore in Teologia e noto predicatore; sotto la sua guida la chiesa ottenne il rinnovo del titolo di collegiata (1777) e iniziò la ricostruzione (1781); ospitò Papa Pio VI nel 1782. Galleria Immagini Schizzo della parte meridionale di Piazza Maggiore. Tommaso Scalfarotto, 21 marzo 1772 Savi ed Esecutori delle Acque Catastico (Particolare). Questa mappa del 1781 è di poco antecedente alla demolizione Savi ed esecutori delle Acque Serie Diversi Bibliografia “Della chiesa arcipretale e collegiata di S. Lorenzo Levita Martire di Mestre e dei Parrochi che la ressero dal secolo XIII sino al presente, Cenni Storici”. Scritti di Bonaventura Barcella e altri autori (pubblicato nel 1855 dalla Fabbriceria e dai Priori della Confraternita del Santissimo Sacramento in occasione dell’ingresso dell’Arciprete Paolo Colferai). Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
La Scuola di San Marco a Mestre
Scuola di San Marco | Discovery Mestre Scuola di San Marco Una Confraternita nel castello di Mestre Le Scuole: istituzioni laiche in Mestre Le Scuole a Mestre, così come a Venezia, erano confraternite laiche che si votavano ad un santo protettore e che raggruppavano cittadini in base ad uno specifico scopo. Ogni scuola aveva una Mariegola, cioè una serie di regole che la scuola si era data e che i confratelli erano tenuti a seguire pena l’espulsione. Giuseppe Boerio la definiva quale un libro “nel quale sono raccolte le leggi sistematiche di alcune Corporazioni di arti ed anche di luoghi pii”. All’interno di ogni confraternita vi erano dei ruoli specifici, affidati ai membri più istruiti e rappresentativi — quali il gastaldo e il massaro, oltre ad altri ruoli minori (vedi La scuola dei Battuti a Mestre). La prima Scuola presente a Mestre sin dal XIV secolo fu realizzata dall’ordine religioso laico dei Battuti, presenti sin dal 1302, che aveva la sua sede nel Borgo di San Lorenzo, l’odierno Laurentianum. Questa confraternita aveva Scuole ed Ospedali in tutto l’allora territorio posto sotto il dominio trevisano. Fuori dalle mura del Castelnuovo vi era anche la sede della Scuola di San Rocco, ospitata in un edificio sito vicino alla chiesetta omonima. Il palazzo che ospitava la scuola è ancora esistente, pur avendo subito grandi modifiche, ed è sito in Via Manin ai numeri civici 19 e 21. Il Castelnuovo ospitava altre quattro confraternite che avevano come sede religiosa la Chiesa di San Girolamo: la Scuola di San Biagio o dei Calzolai, la Scuola di San Nicolò dei Barcajuoli, la Scuola del Rosario e la Scuola di San Marco. La Scuola di San Nicolò dei Barcajuoli trovò la sua sede proprio vicino alla Chiesa di San Girolamo, mentre la sede della Scuola di San Marco fu per lungo tempo in un edificio posto di fronte alla Calle de Mezo, oggi del Gambero, lungo l’attuale Via Palazzo. Una scuola legata a Venezia “Ala schuola de miser san Marco de Venesia atento che tal nostra schuola sia sta cavada da quella come nel libro suo largamente apar dato. Et a ciò che apertamente se cognossa tal nostra schuola esser cavada da quella et esser suo membro” La Scuola di San Marco era un caso unico nel panorama delle scuole sorte a Mestre perché era posta alle dipendenze della Scuola Grande di San Marco, come si legge nel testo riportato sopra e proveniente dalla sua Mariegola, e si definiva fedele al Governo della Serenissima. Fu lo stesso “Serenissimo Principe” ad autorizzare, l’8 marzo 1424, l’istituzione di questa scuola all’interno del Castello di Mestre, più precisamente nella Chiesa di San Girolamo. E anche questo fatto fu riportato nella Mariegola: “…in la giesa de misser San Hieronimo di frati de madona sancta Maria di Sarvi posta in el Castello di Mestre…”. La sede fu poi spostata presso una casa che venne realizzata dai confratelli non distante da Ca’ Collalto, l’odierno Municipio, e posta di fronte a Calle del Gambero, all’epoca nota con il nome di Calle de Mezo. Nel libro di Estimo, sotto la data 6 luglio 1756, tale palazzo era così descritto: “…Chiesa, e Sagrestia, Scola in solaro et altro ad uso della Scola stessa…”. Dopo la soppressione delle Scuole da parte di Napoleone il palazzo venne venduto a privati e il Fapanni vi colloca un mobiliere nel 1883. Le attività della Scuola Luigi Brunello ricorda che due erano gli scopi della Scuola di San Marco, così come per tutte le altre: la devozione e l’assistenza verso i confratelli. Galleria Immagini Particolare di una mappa di Joseppo Cuman (7 luglio 1668), in cui si nota Ca’ Collalto. La scuola di San Marco nella mappa del Castello di Mestre, disegno del Manocchi La scuola di San Marco in Via Palazzo in una Mappa del 1727 (Collezione Fulvio Busetto — tutti i diritti riservati) Le immagini della Collezione Fulvio Busetto sono riprodotte per gentile concessione e non sono riutilizzabili senza autorizzazione. Bibliografia Una chiesa e una scuola (Luigi Brunello – Centro Studi Storici di Mestre) Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Priorato di San Giacomo in Mestre
Priorato di San Giacomo | Discovery Mestre Priorato di San Giacomo Dal Castelvecchio all’Abbazia nel cuore di Mestre I Regolari di San Salvador Del Castelvecchio non rimanevano che mura ed edifici abbandonati quando Girolamo Giusto Superiore dei Canonici Regolari di San Salvador si presentò dal Podestà di Mestre Bartolomeo Pisani con una lettera scritta dal Doge Francesco Foscari che chiedeva a questi di donare la costruzione a quest’ordine religioso per costruirvi un “recapito, quando si portano colà per le loro faccende amministrative”. Il documento firmato dal Doge era del 28 agosto 1458. Nell’area dell’ormai ex Castello venne costruita una casa, o meglio una canonica dove il priore dei Canonici di San Salvador poteva svolgere le proprie mansioni. La chiesa venne dedicata a San Giacomo, perché, pare, vi fosse collocata una reliquia delle ossa dell’apostolo. Da qui il Priore aveva modo di controllare le varie proprietà dei canonici site nei territori di Favaro, Carpenedo, Dese e Barban. Queste proprietà gli consentirono di comprare anche l’osteria del Cappello. I terreni attorno al nuovo luogo sacro vennero affidati a dei coloni e alla famiglia Querini, presenti nell’area vicino al Castelvecchio già prima del 1274 quando un incendio devastò le proprietà di questa famiglia Patrizia. Forse questi appartenevano allo stesso ramo dei Querini di Santa Maria Formosa che costruirono Villa Querini al di là del Marzenego. L’Abbazia di San Giacomo in Mestre Di fatto la Chiesa di San Giacomo restava un avamposto di San Salvador e non un vero e proprio edificio religioso. Giovanni Santo Foscarini, del ramo Alla Carità, fu ordinato prete nel 1723 divenendo in poco tempo sia Priore di Mestre che Teologo e Cappellano dell’ambasciata veneziana a Roma. Qui divenne molto amico del Cardinale Francesco Bernini. Grazie a tale amicizia e, forse, più per migliorare la sua posizione che per il bene del priorato riuscì a far arrivare a Papa Benedetto XIII una supplica in cui chiedeva di elevare il Priorato di Mestre al ruolo di Abbazia. La supplica del Foscarini fu accolta dal Papa il 26 aprile 1728 creando non pochi malumori sia da parte della Serenissima che fra i suoi confratelli di San Salvador. Entrambi si sentivano sorpassati dal gesto del Foscarini che non aveva chiesto loro il permesso di scrivere questa supplica. Il Senato accettò, dopo due sedute del Consultore de Jure, la nascita dell’abbazia il 10 settembre 1729, ma Foscarini fu l’unico frate ad assumere il ruolo di Abate di San Giacomo, seppur il titolo di Abbazia restò fino a quando l’istituto religioso restò attivo, lasciando Mestre nel 1732 per divenire Arcivescovo di Corfù, all’epoca sotto il dominio veneziano, nominato dall’amico cardinal Francesco Barberini. Morirà nel 1739. L’Ospedale Umberto I La storia di Mestre è da sempre caratterizzata da piccoli e grandi colpi di spugna in cui un edificio storico o un’area storica scompaiono inghiottiti da nuove realtà e così avvenne anche per l’Abbazia di San Giacomo inghiottita dal primo ospedale di Mestre l’Umberto I. Oggi del Castelvecchio che venne fagocitato dal priorato e dell’Abbazia resta intatto solo il Ponte del Castelvecchio sul Ramo delle Muneghe che permetteva l’accesso sia al Castello che alle proprietà della Chiesa di San Salvador. Galleria Fotografica Una mappa del Catasto francese del 1811 con posizionate, da me, le più importanti strutture cittadine La Chiesa di San Giacomo Carta di Mestre del Cap. Augusto Denaix del 1811 Il Ponte del Castelvecchio ad inizio novecento La chiesa dell’Abbazia all’inizio del novecento Bibliografia Zoccoletto, Giorgio. Il Priorato di Mestre eretto in Abbazzia, Ed. Accademia, Centro Studi Storici di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Oratorio della Madonna della Pace (Bissuola)
Oratorio della Madonna della Pace | Discovery Mestre Oratorio della Madonna della Pace Da cappella di famiglia a tempio votivo (Bissuola) Storia dell’oratorio Le prime testimonianze relative all’edificio provengono da una campana su cui è incisa la data 1672, dalla quale si deduce che in quell’anno esisteva già un oratorio. Quasi un secolo più tardi, nel 1757, il nobile Marco Gerini promosse la costruzione di un nuovo oratorio nella località della Bissuola, dedicandolo a San Pietro d’Alcantara. L’iniziativa si inserisce nel più ampio fenomeno settecentesco della diffusione di piccoli luoghi di culto, legati alla devozione privata e alla presenza delle famiglie nobiliari nei territori rurali di Mestre. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1915–1918), l’oratorio subì una significativa trasformazione sia simbolica sia architettonica: venne intitolato alla Madonna della Pace, assumendo un ruolo devozionale legato alle speranze e alle invocazioni della popolazione in tempo di conflitto. In questa occasione l’edificio fu completamente restaurato, mantenendo però intatta la facciata originaria, a testimonianza della continuità con la tradizione settecentesca. Nel 1957 l’oratorio risultava di proprietà della famiglia Marini, che arrivò perfino a valutarne la demolizione: un segno del forte cambiamento urbanistico di quegli anni e della scarsa attenzione dedicata alle architetture storiche del territorio, fenomeno tipico della Mestre del dopoguerra, in cui furono abbattuti molti edifici di pregio. Non è possibile stabilire con certezza se l’oratorio appartenesse — come sostiene l’Istituto delle Ville Venete — alla vicina Villa Ciani Bassetti, né in quale periodo ciò sarebbe avvenuto, poiché la villa risale alla metà del Settecento mentre l’oratorio sembra essere precedente. L’oratorio si salvò e venne infine donato alla comunità, pur restando per lungo tempo in una condizione di parziale abbandono. È inoltre significativo che la memoria orale conservi la denominazione di «corte Marini» per l’area retrostante l’edificio: ciò potrebbe riflettere l’antica conformazione della proprietà, forse riferita al parco o alle pertinenze agricole della villa. Osservando l’area da immagini satellitari, l’estensione del terreno circostante lascia effettivamente ipotizzare che potesse far parte del parco della villa. Solo alla fine del XX secolo, nel 1999, l’edificio fu oggetto di un nuovo e accurato restauro integrale, che ne ha permesso la conservazione e valorizzazione. L’intervento ha restituito dignità al piccolo complesso, preservando la memoria storica e religiosa che esso rappresenta per la comunità locale. Un ulteriore elemento di interesse riguarda l’ipotesi, avanzata in alcuni studi locali, di un possibile legame genealogico tra il ramo dei Marini insediato lungo Via Bissuola e quello proprietario della Villa Marini Missana in Via Trezzo, oggi riconvertita a uso scolastico. Sebbene tale relazione parentale non sia ancora comprovata da documentazione definitiva, la vicinanza cronologica e la persistenza del medesimo cognome in due distinti nuclei proprietari suggeriscono l’esistenza di un comune ceppo familiare. Architettura L’Oratorio di Santa Maria della Pace presenta una struttura semplice e sobria, tipica degli oratori rurali veneziani del Settecento. L’aula è unica, rettangolare, con copertura a capanna e una piccola sacrestia addossata sul retro. La facciata, tripartita da lesene e coronata da un timpano triangolare, conserva l’aspetto originario del 1757, con il portale centinato e due finestrelle laterali. Sopra il portale è collocata la lapide commemorativa dei caduti della Seconda Guerra Mondiale. All’interno, l’altare maggiore in marmo policromo, con paliotto e tabernacolo, rappresenta l’elemento di maggior pregio artistico. Sopra di esso è collocata la pala raffigurante la Madonna della Pace con i santi Pietro d’Alcantara e Francesco, opera di scuola veneta del XVIII secolo. Sul pavimento è presente una lastra tombale che riporta la data del 1813. Le pareti laterali ospitano due piccoli altari e alcune lapidi commemorative, tra cui quella del 1955, realizzata in occasione del decennale della donazione alla parrocchia. Galleria Fotografica Facciata dell’ex Oratorio Marini Lapide che ricorda la donazione alla comunità da parte della Famiglia Marini Altare dell’oratorio Lapide commemorativa del decennale della donazione (1955) Lapide sulla facciata in ricordo dei caduti della Seconda Guerra Mondiale Bibliografia Parrocchia Santa Maria della Pace. La nostra storia. Descrizione e illustrazione della chiesetta di Via Bissuola (ex Oratorio Marini). Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Palazzo Sanviro Michiel (Carpenedo)
Un convento che diventa un dono | Discovery Mestre Un convento che diventa un dono Da villa nobiliare a monastero, da monastero a polo solidale Storia Il nucleo più antico è la villa tardo-cinquecentesca fatta edificare dalla nobile famiglia veneziana Michiel, ramo di San Polo. La prima raffigurazione certa è del 1692: una mappa a colori conservata nell’Archivio Patriarcale di Venezia mostra un edificio isolato, a pianta quadrata, con grande giardino all’italiana rivolto a sud e muro di cinta basso. Nel Settecento assume la forma attuale. L’ultimo proprietario Michiel, il senatore Marcantonio, vi si ritirò dopo la caduta della Serenissima e vi morì nel 1834. Dopo la sua morte la villa passò al nipote Leopardo Martinengo, che la vendette nel 1841 ai Barbini. Nel 1848 subì danni durante l’occupazione austriaca. Successivamente entrò in possesso della famiglia Botner, che la tenne per oltre cinquant’anni. Nel 1876 la scala interna venne spostata sul retro e, nel 1913, la contessa Ivanovich vedova Botner fece costruire accanto alla villa la cappella neogotica su progetto dell’ingegnere Giorgio Francesconi. Nel 1939 la famiglia Botner cedette l’intera proprietà alle Serve di Maria Eremitane Scalze in cambio di assistenza vitalizia al figlio malato e ai genitori anziani. Le suore arrivarono il 25 novembre 1939. Tra il 1939 e gli anni Cinquanta il complesso fu radicalmente trasformato per la clausura (progetto dell’ing. Antonio Rosso): scomparvero torretta, terrazza e serra dei cedri; sorsero nuove ali monastiche, il grande refettorio, una chiesa più ampia; il muro di cinta venne rialzato più volte fino a cinque metri, nascondendo completamente la villa alla vista dalla strada. Negli anni Sessanta–Novanta metà del vasto brolo retrostante fu venduta e nacque il quartiere di Via Montegrotto. Nel settembre 2016, con solo due suore rimaste, l’ordine fu soppresso. L’immobile, messo in vendita nel 2023, fu acquistato dalla Fondazione Carpinetum: rogito il 20 dicembre 2024 per 2,7 milioni di euro interamente coperti dall’indennità di esproprio di un terreno a Campalto (ottenuta dopo 12 anni); atto perfezionato il 5 marzo 2025 dopo la rinuncia della Soprintendenza. Il monastero prima del restauro Al centro della struttura si erge la villa seicentesca, tipica casa veneta di terraferma: tre piani fuori terra, pianta quadrata, grande salone passante centrale (il portego) che distribuisce simmetricamente quattro stanze laterali su ciascun lato, con scala sul retro. Al piano terra si trovavano locali di servizio (segreteria, sale riunioni, spazi di disbrigo); il piano nobile ospitava arredi liturgici; i piani superiori, con soffitti più bassi, erano adibiti a magazzino. Il fronte meridionale, verso il giardino all’italiana, è tripartito e simmetrico: le ali laterali più basse esaltano il corpo centrale sopraelevato, coronato da un timpano triangolare. Al piano terra paramento a bugnato liscio; al piano nobile tre porte-finestre si aprono su un balcone continuo in pietra d’Istria sorretto da mensole, con parapetto a intarsi; sopra l’attico l’abbaino centrale con tre fori ottagonali e oculo cieco entro il timpano. L’insieme riflette un linguaggio palladiano rivisitato nella sobrietà tardo-barocca veneziana. Accanto alla villa si sviluppano: la cappella neogotica del 1913 (rosone, archetti a sesto acuto, pinnacoli); la chiesa monastica degli anni Quaranta–Cinquanta (aula per i fedeli, presbiterio, grande coro protetto da grate, sacrestia e cantoria); il refettorio-cucine (grande sala al piano terra, celle sopra); la barchessa (ridotta a due piani negli anni Sessanta); la manica ovest con celle spartane; l’eremo-foresteria sistemato su impulso del cardinale Angelo Scola; l’infermeria e un piccolo magazzino. Sul retro il vasto brolo, un tempo campagna di sussistenza, è oggi il grande giardino all’italiana con chiostro. Progetto di rigenerazione Da marzo 2025 il complesso è proprietà della Fondazione Carpinetum, che lo ha trasformato nell’ottavo polo della sua rete di solidarietà, in continuità con i Centri don Vecchi. Il progetto, coordinato dall’architetto Alessandro Checchin dello Studio Planum, punta a restituire al quartiere un luogo rimasto nascosto per ottant’anni. Il muro di cinta verrà abbassato al livello originale del 1692, permettendo di vedere villa e giardino da Via San Donà. Il grande giardino all’italiana con il chiostro sarà sistemato con cura — vialetti, panchine, aiuole — e dedicato alla memoria di don Armando Trevisiol, diventando spazio di incontro e serenità per famiglie, bambini e anziani. La cappella neogotica del 1913, già restaurata all’interno, sarà aperta al pubblico come luogo di preghiera. Nascerà la piccola casa di riposo familiare chiesta da don Armando negli ultimi giorni di lucidità, insieme a una foresteria solidale e a sale polifunzionali per attività sociali, corsi e momenti di condivisione. L’idea è mantenere quel fascino di «luogo protetto e prezioso» che per generazioni ha fatto sognare chi passava di lì, ma aprirlo finalmente alla vita quotidiana di Carpenedo e Mestre. Galleria Fotografica Cappella interna al convento L’altare della cappella interna Edificio interno© Maria Chiara Ferraboschi La villa e il parco© Maria Chiara Ferraboschi Edifici interni© Maria Chiara Ferraboschi Bibliografia Fondazione Carpinetum (a cura di), L’incontro. Settimanale per i Centri don Vecchi e il Centro Papa Francesco, Anno 21 n. 15, domenica 13 aprile 2025: Don Gianni Antoniazzi, «La storia del Monastero», pp. 6–7. Don Gianni Antoniazzi, «Il Monastero oggi – La mappa», p. 8. Andrea Groppo, «Un nuovo sogno», p. 2; Alessandro Checchin, «Uno spazio vivo», p. 3; Edoardo Rivola, «Oltre il muro», pp. 4–5. Istituto Regionale per le Ville Venete (IRVV), scheda n. 00001935. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
La Chiesa di San Girolamo (Centro)
Chiesa di San Girolamo | Discovery Mestre Chiesa di San Girolamo La chiesa del Castello di Mestre Storia La storia della Chiesa di San Girolamo affonda le radici nella tradizione medievale di Mestre. Si narra che intorno al 1261 un eremita avesse scelto questo luogo per ritirarsi in preghiera, dando origine a un piccolo oratorio che presto divenne meta di devozione per la popolazione locale e per i pellegrini diretti verso la laguna. Nei decenni successivi l’oratorio venne ampliato dai frati Serviti, che vi fondarono un convento completo di chiostro, foresteria e orti, portando con sé la spiritualità mariana e un intenso impegno nello studio delle Scritture. La chiesa fu consacrata il 12 febbraio 1349, sancendo ufficialmente il suo ruolo liturgico. Nei secoli successivi altari laterali, affreschi e arredi sacri arricchirono l’edificio, conferendogli maggiore dignità e imponenza. In epoca medievale la chiesa di San Girolamo ospitò un cimitero nel cortile che oggi sorge di fianco, dove è possibile ammirare resti antichi rinvenuti in esso. Il 1513 segnò un momento difficile: le truppe della Lega di Cambrai danneggiarono gravemente l’edificio. Dopo i lavori di ricostruzione, la chiesa fu nuovamente consacrata nel 1520 e in quell’occasione venne eretta la torre campanaria, ancora oggi visibile. Una chiesa e quattro scuole Dal Seicento, con la soppressione dei Serviti nel 1658 e sotto la supervisione di mons. Carlo Caraffa, nunzio apostolico della Repubblica Veneta delegato da papa Alessandro VII con breve del 29 aprile 1656, la gestione della chiesa passò a quattro confraternite laicali: la Scuola del Santissimo Rosario, la Scuola di San Marco, la Scuola dei Barcaiuoli di San Nicolò e la Scuola di San Biagio. Le scuole ottennero il diritto di esazione dei legati ad essa dovuti e con esso l’onere della loro soddisfazione. Grazie a questi interventi, San Girolamo riuscì a conservare la propria identità religiosa attraversando i secoli senza perdere la sua vitalità spirituale. Tre antichi legati gravavano sulla chiesa già prima della soppressione dei Serviti: quelli delle famiglie Rossi, Bianchini e Zerbina. I Serviti erano esenti dalle visite pastorali ordinarie: nell’inventario dei beni della chiesa compilato il 26 maggio 1658, al momento del passaggio alle confraternite, compare tra l’altro un «crocifisso di legno antico». La prima visita pastorale dopo la soppressione, nel 1665, documenta l’altare maggiore dedicato a San Girolamo, altri altari a San Marco, alla Madonna e al Crocifisso. Nella visita successiva del 1668 l’altare al Crocifisso non compare più e al suo posto figura un altare dedicato a San Biagio. La gestione delle quattro Scuole durò fino all’età napoleonica. Con la caduta della Repubblica di Venezia le confraternite laicali furono soppresse, e la loro esistenza cessò definitivamente con il decreto del 25 maggio 1810. Venuta meno l’amministrazione delle Scuole, la chiesa fu retta da una Fabbriceria e affidata al clero di San Lorenzo, il Duomo di Mestre, che la officiava insieme alla Chiesa di San Rocco. Nel 1859 il custode don Luigi Zacchello aveva 55 messe annue da celebrare per i legati; nel 1881, sotto don Angelo Mannocchi, erano diventate 164, distribuite poi tra più chiese su autorizzazione della Curia di Treviso. L’Oratorio della Concezione e dei Santi Girolamo e Filippo Neri Alla vita delle confraternite si affiancò un oratorio devozionale. Nel 1672 un sacerdote cappuccino, fra Ermagora da Venezia, presentò alla Scuola di San Marco una supplica per istituire un oratorio rivolto alla gioventù mestrina, chiedendo di poter costruire dietro l’altare della Scuola un coro «acciò li fratelli dell’Oratorio possino far i loro esercizi senza esser veduti». La supplica, presentata il 9 ottobre 1672, fu votata dalla Banca della confraternita e approvata con ventisette voti favorevoli e due contrari. L’oratorio fu accolto nella chiesa di San Marco il 15 novembre 1672 ed eretto canonicamente dal vescovo di Treviso, monsignor Gradenigo, uno dei suoi primi protettori. Il 15 agosto 1679 venne poi trasferito nella chiesa di San Girolamo, dove gli fu concesso l’uso del coro, dell’altar maggiore, del campanile e dell’organo per tutte le sue funzioni, «ma non mai la proprietà», che doveva sempre rimanere alle rispettive Scuole. Gli articoli di disciplina, riformati e ridotti a sei, stabilivano che i confratelli fossero ammessi soltanto a partire dai diciotto anni e regolavano le cariche dell’oratorio: un Priore «di età matura, di saviezza e di esemplari costumi», un Sotto-Priore, due coadiutori, un cassiere, uno scrivano e un «Sacristano, o sia Nonzolo», incaricato di preparare per tempo l’altare a ogni festa. L’Oratorio rimase attivo per oltre un secolo, ma con il tempo il fervore dei primordi si attenuò. Tra il 1681 e il 1777 i vari Priori lamentarono più volte che lo spirito che aveva animato l’opera si era «alquanto rilassato», soprattutto a causa della rigidità dei provvedimenti disciplinari e pecuniari verso i confratelli meno assidui. Si rese così necessaria una riforma: nel 1777 gli articoli furono riordinati «a norma delle pubbliche massime» e ridotti a sei, conservando però anche i vecchi capitoli, affinché non andasse perduta l’antica disciplina. Non si ha notizia certa della sua fine. Sorretto dalle confraternite che lo ospitavano, l’Oratorio si spense con ogni probabilità insieme a esse, quando le Scuole furono soppresse in epoca napoleonica. Il Crocifisso miracoloso Il cuore devozionale di San Girolamo è il miracoloso Crocifisso, immagine in legno di cedro a cui è sempre stato attribuito un potere taumaturgico. La tradizione raccolta dal Morosini narra che, fin dai primordi della chiesa, alcuni barcaioli che lo trasportavano lungo il canale antistante videro la barca arrestarsi miracolosamente proprio in quel luogo. Per secoli fu portato in processione per le vie di Mestre a implorare la fine di carestie, malattie e guerre: così nel 1814, nel 1828, quando sfilarono circa tremila persone per invocare la pioggia, e ancora nel 1832. Le testimonianze scritte sono però tarde. L’immagine compare nell’inventario del 26 maggio 1658 come «un Crocifisso di legno antico» e la sua presenza in chiesa è certa almeno dal 1785; l’appellativo di «miracoloso» le viene attribuito esplicitamente per la prima volta nella visita pastorale del 1777. Nel 1901 fu portata a San Lorenzo in occasione del grande giubileo. Architettura L’edificio conserva l’impianto medievale a navata unica, originariamente in cotto, con le finestre ad ogiva e le capriate del tetto lasciate a vista, che ne formavano il soffitto. L’altare maggiore in marmo, dedicato a San Girolamo, fu costruito nel 1732 dalla Scuola di San Nicolò, e alle sue pareti sono riquadrate quattro grandi tele di Angelo Macini. La chiesa conobbe nel tempo numerosi rimaneggiamenti. Nel 1581 la volta a cordonata del presbiterio fu rimessa nello stile originale. Nel corso del Seicento venne edificata la ricca cappella marmorea della Beata Vergine del Rosario, fu chiuso l’ingresso a nord e si costruì il passaggio del pulpito; all’inizio del Settecento furono invece ricavate le due cappelline laterali all’altar maggiore per ospitare gli altari delle Scuole. La trasformazione più radicale risale al 1758, condotta secondo il gusto dell’epoca: le capriate a vista vennero nascoste da un soffitto piano, le finestre ad ogiva furono chiuse e se ne aprirono quattro rettangolari, e le pareti vennero rivestite di stucchi ornamentali. All’esterno la facciata, così come la vediamo, è appunto frutto di quella trasformazione settecentesca: fu edificata in pietra d’Istria in uno stile non privo di disarmonie, in cui spiccano per eleganza le due nicchie laterali e il portale d’ingresso. Sul lato meridionale si erge il campanile quadrangolare in cotto, eretto nel corso del XVI secolo dopo le devastazioni della Lega di Cambrai. Il campanile e le campane Il campanile in cotto, eretto nel corso del XVI secolo, conserva campane di notevole interesse. La campana maggiore reca la data 1791 e bassorilievi con la crocifissione, la Vergine e San Marco; una seconda campana, assai più antica, risale al 1520 e mostra la Vergine, l’Ecce Homo, la Veronica, San Girolamo e il monogramma di Cristo, con l’iscrizione «In tempo de M. Bonamigo e M. Antonio Barb. como massari M.D.XX». Una terza campana, ormai offesa nel suono, fu rifusa nel 1899. Accanto al campanile sorgeva un tempo una piccola casa, anticamente sede della Scuola di San Nicolò, protettore dei barcaioli. La sua facciata recava una lapide ricavata da un antico capitello corinzio, forse proveniente dagli scavi di Altino, con la scritta «In tempo di Cristoforo Carrara detto Formagin gastaldo e Piero de Bao-Masser et tutta la fraterna M.D.C.X.», cioè del 1610. Le tombe e le iscrizioni Più che di vere tombe, in San Girolamo si deve parlare di pietre sepolcrali adagiate sul pavimento: se ne contavano sette, quasi tutte più o meno consunte, alcune ai piedi delle balaustre, una nel mezzo del presbiterio e un’altra nel vestibolo dell’entrata laterale. Le loro iscrizioni furono trascritte in un manoscritto del 1732, quando il vecchio pavimento della cappella maggiore venne scoperto per gettare le fondamenta del nuovo altare. La lastra al centro del presbiterio, larga circa un metro e novanta per ottanta centimetri, recava la figura di un venerando padre in bassorilievo e, in carattere gotico, l’iscrizione più antica della chiesa: M.CCCLXXXII. XX AGOSTOS D DNO PBI GOJIFRIDO CAIFASD PRVSIA Si tratta di un sacerdote di origine prussiana, morto il 20 agosto 1382. Un secondo marmo, con un’arma a due colonne recise, ricordava invece Marco Alvise Briti, fante veneto, morto l’8 settembre 1464. Tra le altre lastre spiccava la tomba comune della Scuola di San Marco, segnata dallo stemma con la testa di leone e da due figure in adorazione: QVESTA SEPOLTVRA SII DELA SCHOLA DE SAN MARCO1508 Vi erano poi la pietra di G. Francesco Baialotto e dei suoi eredi, del 1653, con lo stemma Bardellino, e la lapide di Baldissera de Giacomo Serena, restaurata nel 1654. Un’ultima lastra, spezzata in due e riutilizzata come sigillo di un ossario, portava: QVESTA SEPOLTVRA E DI MICHEL DE CHATARO EDSOI HERESE M.D.XXIII cioè del 1523. La costruzione del nuovo altare, nel 1732, provocò del resto una contesa fra le confraternite: le Scuole del Rosario, di San Biagio e di San Marco si opposero alla Scuola di San Nicolò, incaricata dell’opera, perché non rimuovesse le antiche pietre sepolcrali, e il Podestà ordinò di ricollocarle «nell’esser come di prima». Con i successivi rifacimenti del pavimento, tuttavia, i resti vennero raccolti alla rinfusa in un ossario comune, tuttora ai piedi del muro di fondo della cappella del Rosario. Dall’Ottocento a oggi Nel 1857 fu restaurato il pavimento della chiesa. Nel 1908, per volere dell’arciprete di Mestre monsignor Antonio Pavon, la cappella del miracoloso Crocifisso fu rinnovata dalle fondamenta. Un grande restauro dell’intero edificio fu promosso nel 1930 da monsignor Mario Vianello e diretto dal professor Giuseppe Urbani de Gheltof, con l’intento di restituire alla chiesa il suo aspetto più antico; nel 1936 la cappella del Crocifisso fu nuovamente rinnovata da monsignor Ettore Secondo Manzoni, mentre le vecchie capriate del soffitto, a lungo nascoste, furono riportate alla luce nel giugno 1949. In quegli stessi anni era attiva la Scuola del «Santissimo Crocefisso», che ogni primo venerdì del mese faceva celebrare una messa nella cappella omonima e ne celebrava la festa solenne nella quarta domenica di luglio; con indulto pontificio del 1956 la festa fu trasportata alla prima domenica di settembre, e continua ad attirare la devozione dei fedeli mestrini. Nel 1992 un ulteriore intervento riportò la chiesa al suo aspetto medievale, con il ripristino di due antiche finestre gotiche sulla parete destra. Oggi la Chiesa di San Girolamo è una rettoriale dipendente dalla parrocchia del Duomo di Mestre, gestita dalle Figlie della Chiesa, e rappresenta uno dei rari esempi superstiti della Mestre medievale. Galleria fotografica La chiesa oggi Giardino interno Giardino interno (2) San Nicola, A. Mancini, XVI secolo Interno della chiesa La chiesa in una cartolina d’epoca, quando davanti ad essa scorreva il Ramo di San Girolamo Bibliografia Fedalto, Giorgio. Il Crocifisso della chiesa di S. Girolamo in Mestre. Nota storica, in «Quaderno di Studi e Notizie», Centro di Studi Storici di Mestre, n. 10-11, 1968. Brunello, Luigi. La scuola S. Nicolò dei barcajuoli in Mestre, Centro Studi Storici di Mestre. Storie e statue nelle chiese di san Lorenzo di Mestre. I benefattori, a cura di Gianni Basso Zanche e Gianni Betto Bresolin,…
Chiesa della Natività della Madre di Dio, (ex Umberto I)
Chiesa della Natività della Madre di Dio (ex Cappella dell’Umberto I) | Discovery Mestre Chiesa della Natività della Madre di Dio Ex Cappella dell’Umberto I — Da cappella ospedaliera a luogo di culto ortodosso La Cappella dell’Ospedale Umberto I La Cappella dell’Ospedale Umberto I fu edificata grazie a una donazione della maestra Maria Berna, sorella dell’allora sindaco di Mestre Piero, che contribuì con 20.000 lire per la realizzazione di una piccola chiesa nelle vicinanze del nuovo ospedale. La progettazione fu affidata all’architetto Giorgio Francesconi, che adottò uno stile neogotico. La cappella fu inaugurata il 4 aprile 1908, quasi due anni dopo l’entrata in funzione dell’ospedale (16 aprile 1906), e fu successivamente accorpata al padiglione principale, poi rinominato Padiglione Pozzan. Da cappella ospedaliera a chiesa ortodossa Dopo la chiusura dell’ospedale nel 2008, la cappella rimase abbandonata per anni. Grazie alla volontà del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che officiò una messa il 7 gennaio 2013, nel 2014 il Commissario Prefettizio di Venezia Vittorio Zappalorto concesse l’edificio in comodato d’uso all’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta del Patriarcato Ecumenico. L’inaugurazione avvenne nel 2015. Il nuovo edificio religioso fu ribattezzato Chiesa della Natività della Madre di Dio. L’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta L’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta del Patriarcato Ecumenico fa capo al Patriarcato di Costantinopoli e fu istituita nel 1991 per volere del Patriarca Bartolomeo, con l’intento di riunire le comunità ortodosse presenti nell’Europa meridionale. Il Vescovo della Chiesa di San Giorgio dei Greci a Venezia è il responsabile di questa Arcidiocesi. Galleria Fotografica Chiesa della Natività della Madre di Dio Interni della chiesa ortodossa Interni della chiesa ortodossa (2) L’ex Cappella dell’Umberto I L’altare e gli interni Ciò che resta dell’Ospedale visto dal satellite Riferimenti La Nuova Venezia — Ortodossi in festa per la nuova chiesa. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.