Ville storiche,  Edifici religiosi

Palazzo Sanviro Michiel (Carpenedo)

Un convento che diventa un dono | Discovery Mestre

Un convento che diventa un dono

Da villa nobiliare a monastero, da monastero a polo solidale

Storia

Il nucleo più antico è la villa tardo-cinquecentesca fatta edificare dalla nobile famiglia veneziana Michiel, ramo di San Polo. La prima raffigurazione certa è del 1692: una mappa a colori conservata nell'Archivio Patriarcale di Venezia mostra un edificio isolato, a pianta quadrata, con grande giardino all'italiana rivolto a sud e muro di cinta basso. Nel Settecento assume la forma attuale. L'ultimo proprietario Michiel, il senatore Marcantonio, vi si ritirò dopo la caduta della Serenissima e vi morì nel 1834.

Dopo la sua morte la villa passò al nipote Leopardo Martinengo, che la vendette nel 1841 ai Barbini. Nel 1848 subì danni durante l'occupazione austriaca. Successivamente entrò in possesso della famiglia Botner, che la tenne per oltre cinquant'anni. Nel 1876 la scala interna venne spostata sul retro e, nel 1913, la contessa Ivanovich vedova Botner fece costruire accanto alla villa la cappella neogotica su progetto dell'ingegnere Giorgio Francesconi.

Nel 1939 la famiglia Botner cedette l'intera proprietà alle Serve di Maria Eremitane Scalze in cambio di assistenza vitalizia al figlio malato e ai genitori anziani. Le suore arrivarono il 25 novembre 1939. Tra il 1939 e gli anni Cinquanta il complesso fu radicalmente trasformato per la clausura (progetto dell'ing. Antonio Rosso): scomparvero torretta, terrazza e serra dei cedri; sorsero nuove ali monastiche, il grande refettorio, una chiesa più ampia; il muro di cinta venne rialzato più volte fino a cinque metri, nascondendo completamente la villa alla vista dalla strada.

Negli anni Sessanta–Novanta metà del vasto brolo retrostante fu venduta e nacque il quartiere di Via Montegrotto. Nel settembre 2016, con solo due suore rimaste, l'ordine fu soppresso. L'immobile, messo in vendita nel 2023, fu acquistato dalla Fondazione Carpinetum: rogito il 20 dicembre 2024 per 2,7 milioni di euro interamente coperti dall'indennità di esproprio di un terreno a Campalto (ottenuta dopo 12 anni); atto perfezionato il 5 marzo 2025 dopo la rinuncia della Soprintendenza.

Il monastero prima del restauro

Al centro della struttura si erge la villa seicentesca, tipica casa veneta di terraferma: tre piani fuori terra, pianta quadrata, grande salone passante centrale (il portego) che distribuisce simmetricamente quattro stanze laterali su ciascun lato, con scala sul retro. Al piano terra si trovavano locali di servizio (segreteria, sale riunioni, spazi di disbrigo); il piano nobile ospitava arredi liturgici; i piani superiori, con soffitti più bassi, erano adibiti a magazzino. Il fronte meridionale, verso il giardino all'italiana, è tripartito e simmetrico: le ali laterali più basse esaltano il corpo centrale sopraelevato, coronato da un timpano triangolare. Al piano terra paramento a bugnato liscio; al piano nobile tre porte-finestre si aprono su un balcone continuo in pietra d'Istria sorretto da mensole, con parapetto a intarsi; sopra l'attico l'abbaino centrale con tre fori ottagonali e oculo cieco entro il timpano. L'insieme riflette un linguaggio palladiano rivisitato nella sobrietà tardo-barocca veneziana.

Accanto alla villa si sviluppano: la cappella neogotica del 1913 (rosone, archetti a sesto acuto, pinnacoli); la chiesa monastica degli anni Quaranta–Cinquanta (aula per i fedeli, presbiterio, grande coro protetto da grate, sacrestia e cantoria); il refettorio-cucine (grande sala al piano terra, celle sopra); la barchessa (ridotta a due piani negli anni Sessanta); la manica ovest con celle spartane; l'eremo-foresteria sistemato su impulso del cardinale Angelo Scola; l'infermeria e un piccolo magazzino. Sul retro il vasto brolo, un tempo campagna di sussistenza, è oggi il grande giardino all'italiana con chiostro.

Progetto di rigenerazione

Da marzo 2025 il complesso è proprietà della Fondazione Carpinetum, che lo ha trasformato nell'ottavo polo della sua rete di solidarietà, in continuità con i Centri don Vecchi.

Il progetto, coordinato dall'architetto Alessandro Checchin dello Studio Planum, punta a restituire al quartiere un luogo rimasto nascosto per ottant'anni. Il muro di cinta verrà abbassato al livello originale del 1692, permettendo di vedere villa e giardino da Via San Donà. Il grande giardino all'italiana con il chiostro sarà sistemato con cura — vialetti, panchine, aiuole — e dedicato alla memoria di don Armando Trevisiol, diventando spazio di incontro e serenità per famiglie, bambini e anziani.

La cappella neogotica del 1913, già restaurata all'interno, sarà aperta al pubblico come luogo di preghiera. Nascerà la piccola casa di riposo familiare chiesta da don Armando negli ultimi giorni di lucidità, insieme a una foresteria solidale e a sale polifunzionali per attività sociali, corsi e momenti di condivisione.

L'idea è mantenere quel fascino di «luogo protetto e prezioso» che per generazioni ha fatto sognare chi passava di lì, ma aprirlo finalmente alla vita quotidiana di Carpenedo e Mestre.

Galleria Fotografica

Bibliografia

  • Fondazione Carpinetum (a cura di), L'incontro. Settimanale per i Centri don Vecchi e il Centro Papa Francesco, Anno 21 n. 15, domenica 13 aprile 2025:
    • Don Gianni Antoniazzi, «La storia del Monastero», pp. 6–7.
    • Don Gianni Antoniazzi, «Il Monastero oggi – La mappa», p. 8.
    • Andrea Groppo, «Un nuovo sogno», p. 2; Alessandro Checchin, «Uno spazio vivo», p. 3; Edoardo Rivola, «Oltre il muro», pp. 4–5.
  • Istituto Regionale per le Ville Venete (IRVV), scheda n. 00001935.

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