Giuseppe Urbani de Gheltof: un museo a Mestre

Giuseppe Urbani De Gheltof | Discovery Mestre Giuseppe Urbani De Gheltof Un artista che sognava il Museo di Mestre Biografia Giuseppe Urbani De Gheltof (Venezia, 11 dicembre 1899 – Mestre, 26 febbraio 1982), pittore, architetto e archeologo, si trasferì a Mestre nel 1912 e dedicò gran parte della vita alla pittura (con tecniche come pastello, cera e olio), alla ricerca storica-archeologica sui reperti della terraferma veneziana e soprattutto al sogno di creare un museo per Mestre. Discendente dai Gheltof (nobilitati a Venezia nel 1697 con 100.000 ducati per la Guerra di Morea) e dagli Urbani (stirpe di pittori svizzeri, tra cui Andrea Urbani), ereditò dallo zio Giuseppe Marino Spiridione (vicedirettore del Museo Correr) la passione per la ricerca archivistica e antiquaria. Carriera artistica e riconoscimenti Il percorso artistico di Urbani De Gheltof iniziò ufficialmente nel 1925 con l’esordio a Ca’ Pesaro, seguito dalla partecipazione alla XV Internazionale d’Arte nel 1926. Durante gli anni ’30 espose diverse volte alla Biennale di Venezia, consolidando una carriera che lo vide vincitore di numerosi premi, tra cui il Michetti, il Ramazzotti nel 1957 e il premio Mestre nel 1958 e 1968. Sebbene fosse attento alle avanguardie del suo tempo, la sua produzione pittorica rimase ancorata alla tradizione, prediligendo piccoli formati, scorci agresti e vedute di Mestre eseguiti a olio o pastello con un tocco vibratile. Tra le sue opere si annoverano decorazioni per la Biblioteca Civica di Mestre e numerose commissioni per il barone Monti. Le sue esposizioni toccarono importanti centri italiani come Milano, Padova, Trieste e la Bevilacqua La Masa a Venezia. Insegnamento e impegno culturale a Mestre Urbani De Gheltof affiancò all’attività artistica una lunga dedizione all’insegnamento del disegno, ricoprendo inizialmente il ruolo che era stato di suo padre presso la Scuola d’Arte Vetraria di Murano. Successivamente, divenne docente e in seguito direttore della scuola media statale “Napoleone Ticozzi” di Mestre. Il suo profondo legame con la città si manifestò in un’assidua partecipazione alla vita culturale, che gli valse negli anni ’60 una medaglia d’argento come “Artista e cultore di storia cittadina”. La sua personalità è stata descritta dai contemporanei come quella di un uomo magro, dai tratti regolari e dallo spirito “raggiante, ilare ed eccitato”, caratterizzato da un entusiasmo talvolta invadente ma sempre guidato da un’indole candida e orgogliosa. Enrico Emanuelli (1948, XXIV Biennale) lo descrisse magro, capelli brizzolati, “raggiante, ilare, eccitato”, con entusiasmo contagioso: distribuiva biglietti da visita autocreati con disegni colorati e indicava l’opera con l’indice teso. L’attività di raccolta archeologica e il progetto museale Il 25 gennaio 1950 propose al Prosindaco la creazione della “Raccolta di memorie storiche di Mestre e terre circonvicine” (che diede vita all’”Istituto Museo per Mestre e le Terre Circonvicine”), una struttura ottocentesca concepita per documentare la storia locale dal Neolitico al 1900 attraverso pietre, libri, scritti, armi e altri oggetti. Nel 1960 la collezione superava i 7.000 pezzi, accumulati grazie a donazioni, depositi istituzionali e soprattutto ai recuperi personali del professore nei cantieri e nelle demolizioni, dove salvava reperti altrimenti destinati alla distruzione. La Raccolta di Giuseppe Urbani De Gheltof: Struttura e Contenuti La collezione fu concepita con una struttura sistematica di stampo ottocentesco per documentare la storia della terraferma dalle epoche remote fino al 1900. Le sei sezioni includevano veri pezzi di prestigio per la storia di Mestre: Pietre: sezione dominante con il pilo romano porta bandiera (scuola De Amicis), il leone alato trecentesco della Torre Belfredo e il monumentale capitello romano in marmo di Paros (San Girolamo, 1953). Urbani eseguì calchi in gesso e schizzi di lapidi, stemmi, sigilli sepolcrali e patere. Libri: includeva l’intero archivio antico della Pia Casa di Ricovero (1302-1800) e la mappa topografica del 1796 di Antonio Patron, documento chiave per la città pre-moderna. Arte: comprendeva la statua di Santa Caterina (XV secolo) e affreschi staccati e salvati: cinquecenteschi dalla “Casa del Papa” e quattrocenteschi dalla chiesa di San Rocco. Armi: cimeli bellici tra cui palle di cannone del 1848 e armi neolitiche in pietra da Sambruson. Miscellanea: tronchi palafitticoli millenari (scavi Coin/Barche, 1961-62), collezione preistorica Vanuzzo di Sambruson, ossa (incluso “bue primigenio”), monete romane, ceramiche, vetri, paste vitree e tripodi. Contemporanea: opere donate da Alberto Viani e Gigi Candiani, documenti Risorgimento, fotografie ottocentesche di Mestre, manoscritti garibaldini. Il metodo era pignolo: notizie trascritte su minuscole strisce di carta incollate su supporti di fortuna; frequenti sopralluoghi in cantieri per salvare reperti destinati alla distruzione. Il deterioramento dei rapporti istituzionali Il progetto, pur partito con una certa considerazione istituzionale, fu segnato da una crescente tensione tra la dedizione personale di De Gheltof e l’inerzia o l’ostruzionismo degli enti. Il rapporto con le istituzioni si deteriorò progressivamente, sfociando in scontri aperti e accuse pesanti sui metodi adottati. Particolarmente critico fu il conflitto con la Pia Casa di Ricovero: dopo aver concesso l’accesso all’archivio storico, nel 1965 il consiglio d’amministrazione accusò formalmente lo studioso di aver danneggiato la documentazione antica. Secondo i diari del professore, per fotografare e riordinare le pergamene aveva tagliato le rilegature originali in cuoio e staccato i fogli per disporli in un ordine cronologico personale – pratica giudicata inaccettabile e lontana dai criteri moderni di conservazione. Il punto di rottura definitiva con il Comune di Venezia arrivò il 12 agosto 1964: senza preavviso, l’Amministrazione cambiò le serrature dei magazzini di via Vivaldi e via Gozzi, escludendo De Gheltof dall’accesso ai reperti che aveva raccolto e custodito volontariamente per anni. Il gesto fu percepito come un tradimento delle promesse iniziali degli anni ’50; il professore rispose con denuncia ai Carabinieri per manomissione, sospettando un tentativo del Comune di impossessarsi del materiale per gestirlo autonomamente. Anche con il Centro Studi Storici di Mestre emersero frizioni: nella seconda metà degli anni ’60 l’associazione collaborò con il Comune per allestire prime bacheche nel Municipio, iniziativa che De Gheltof interpretò come un tentativo di emarginarlo dal ruolo di unico promotore del museo. L’amarezza crebbe quando, in riunioni ufficiali sull’imminente realizzazione del museo, il suo nome non venne nemmeno menzionato, nonostante quindici anni di lavoro e risorse personali per oltre settemila pezzi. Questi scontri incrociati segnarono la fine della fase attiva del progetto, lasciando la collezione in uno stato di abbandono nei magazzini comunali. Che fine ha fatto: decenni di negligenza e dispersione Nonostante sussidio comunale (30.000 lire nel 1952) e promessa del Palazzo della Provvederia, la raccolta non ebbe mai sede stabile: scuola Ticozzi → via Vivaldi (1953) → via Gozzi, Ca’ Marcello, Villa Querini → magazzino “Cipros”. Il 12 agosto 1964 il Comune cambiò le serrature senza preavviso, escludendo Urbani dai materiali raccolti. Dopo la morte di Giuseppe, avvenuta nel 1982 per le conseguenze di un incidente stradale, il fratello Giacomo (scultore e architetto, 1906-1998) cercò invano di preservare la memoria e la collezione. Purtroppo i danni si rivelarono irreparabili: un sarcofago romano da 1,5 tonnellate fu tagliato a metà e riutilizzato come base per un pozzo in Villa Querini, un sigillo del XIV secolo venne distrutto da vandali, i preziosi tronchi neolitici marcivano nel fango del magazzino “Cipros”, e un pluteo del IX secolo finì sepolto tra macerie e ossa. Un’ispezione del 1979 accertò la sparizione di circa venti reperti da Villa Querini, mentre l’intera collezione numismatica – documentata fotograficamente dallo stesso Urbani – risultò scomparsa. Negli anni ’90 due tesi di laurea promosse dall’Università Ca’ Foscari per catalogare il materiale (ormai trasferito nel Rione Pertini) si arenarono perché il Comune non fornì mai nemmeno un semplice lavandino per pulire i reperti dalla sporcizia accumulata. Oggi una parte della raccolta, in particolare i reperti di Sambruson, è stata trasferita a Dolo nel 2001; il resto giace ancora nei depositi di via Gagliardi/Pertini, in attesa di un progetto museale che resta fermo da decenni. L’eredità tra entusiasmo e oblio I pezzi di maggior prestigio – pilo romano, leone trecentesco, capitello Paros, archivio Ricovero, tronchi millenari, affreschi staccati – restano simboli di radici profonde negate dall’incuria. Un “museo-fantasma” che testimonia un’identità mestrina inseguita con passione individuale, ma mai pienamente istituzionalizzata. Nell’agosto 2020 l’assessore Paola Mar ha inaugurato una targa in sua memoria, intitolando a Giuseppe Urbani De Gheltof il parchetto situato alla fine di via Manin, dietro il Centro Culturale Candiani. A lui sono state dedicate due mostre in città: la prima presso la Banca Fideuram di Riviera XX Settembre a Mestre, intitolata “Un sognatore fuori dal tempo”; la seconda presso la Galleria D.E.M. . Bibliografia Nicoletta Consentino, Un museo per Mestre: storia di un’idea (Centro Studi Storici di Mestre) Galleria Immagini Giuseppe Urbani de Gheltof in una foto d’epoca Apoteosi di Mestre, affresco nel soffitto della sala matrimoni del Palazzo della Provvederia Descrizione Autografa del Quadro “Apoteosi di Mestre”, datami dalla famiglia Santo, olio su tela di Giuseppe Urbani de Gheltof Presso ai Maranzani, opera di Giuseppe Urbani de Gheltof Il Critico Siro Perin e l’opera Fanciulla con fiocco, (1926) A Giuseppe Urbani de Gheltof è stato intitolato un parco nel centro di Mestre (Il Gazzettino, 18 agosto 2020) Mostra “Un sognatore fuori dal tempo” dedicata all’artista tenutasi nel 2013 presso BANCA FIDEURAM (Villa Toniolo), Riviera XX Settembre, 22 – Mestre L’Apoteosi di Mestre, Palazzo della Provvederia nella sala della Provvederia Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). 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Richard C. Fairfield: il primo soldato americano morto in Italia

Richard Cutts Fairfield | Discovery Mestre Richard Cutts Fairfield Il primo soldato americano morto in Italia nella Grande Guerra Storia Richard Cutts Fairfield nacque in West Virginia il 20 gennaio 1899. Si diplomò al St George’s School di Newport, (Rhode Island), e successivamente fu accettato dall’Università di Harvard quale studente, ma al proseguire gli studi preferì partire volontario per l’Italia dove servì nel corpo di soccorso britannico Wynne-Bevan a Mestre. Richard aveva il compito di guidare l’ambulanza presso un ospedale da campo. Il 26 gennaio 1918 vi fu un raid aereo sulla città di Mestre da parte degli austriaci così Richard assieme al commilitone William Platt di Baltimora decisero di uscire in motocicletta per prestare aiuto ad eventuali feriti. Purtroppo anche loro caddero sotto le bombe nemiche nelle vicinanze della scuola De Amicis, nei pressi della Torre di Mestre: Richard fu colpito da una scheggia al cuore, mentre William fu ferito da più schegge alla testa, allo stomaco e alle gambe. Per loro non vi fu nulla da fare e morirono poco dopo. La madre di Richard decise di seppellire il figlio a Mestre, mentre i genitori di William vollero il figlio accanto a loro in America. Per dare una degna sepoltura alla salma di questo giovane ragazzo il 31 gennaio 1918 l’imprenditore e politico locale Giovanni Cecchini con un gesto di grande benevolenza decise di mettere a disposizione la Cappella di Famiglia nel cimitero di Mestre per ospitarlo provvisoriamente. Il monumento eretto in suo nome a Mestre Il 21 aprile 1921 il suo corpo fu tumulato presso il monumento funebre eretto in suo onore. La sua bara fu coperta sia dalla bandiera americana che da quella italiana in segno di amicizia fra i popoli. Richard ricevette gli onori militari dalle due nazioni e fu sepolto nel cimitero di Mestre dove lo attendeva un monumento costruito appositamente per ricordarlo. Ai funerali partecipò la madre, Lalla Griffith Fairfield-Barr, il Gen. Evan M. Johnson in rappresentanza dell’esercito americano, il Gen. Guglielmotti in rappresentanza del Ministero della Guerra italiano, il Sindaco di Mestre Carlo Allegri e le alte autorità civili e militari. Richard Cutts Fairfield fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare Italiana. Secondo alcuni studiosi americani Richard ispirò un personaggio del libro Addio alle Armi di Ernest Hemingway, il quale visitò Mestre pochi anni dopo. Galleria Immagini Il monumento funebre di Richard Cutts Fairfield nel cimitero di Mestre Ambulanza del corpo di soccorso Wynne-Bevan in un’immagine dell’epoca Richard Cutts Fairfield in una foto dell’epoca Ritaglio di un giornale americano che racconta la morte del giovane Richard Bibliografia “Il Cimitero di Mestre a 200 anni dalla fondazione” (Gianni Ferruzzi – Roberto Stevanato Centro di studi Storici di Mestre) Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Hermann Krull Jr e l’attività partigiana a Mestre

Hermann Krull Jr | Discovery Mestre Hermann Krull Jr Seppe aiutare i partigiani malgrado la scelta della famiglia Storia Hermann Krull Jr fu figlio di quell’Hermann Krull che a Mestre fondò lo Scopificio Krull, mentre a Treviso rilevò la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana. “…Tutto quanto si concludeva all’Ortskommandantur veniva immediatamente comunicato ai reparti partigiani per mezzo del Signor Krull” Così recita un documento in possesso di Elisa Gera, presidentessa del Gruppo Acca Kappa e discendente di Hermann Krull Senior e Junior. L’attività di Hermann Krull Jr a Mestre a favore dei partigiani è documentata in molti atti e in molte affermazioni di uomini che parteciparono alla lotta clandestina contro l’occupante nazi-fascista, un’attività che avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua stessa vita e quella della sua famiglia, ma che lui decise lo stesso di intraprendere seppur la sua famiglia fosse di origine tedesca e lui fosse entrato a far parte dell’Ortskommandatur di Mestre, evidentemente con uno scopo patriottico verso l’Italia. Testimonianze e atti a favore di Mestre L’8 maggio 1945 il Comandante della Piazza di Mestre rilasciava una dichiarazione in cui ringraziava Hermann Krull Jr per aver aiutato i partigiani mestrini a sfuggire dalle punizioni tedesche: “…nei suoi vari incarichi ricoperti presso l’ex Ortskommandatur di Mestre intervenne in diversi casi per prosciogliere militari italiani accusati di partigianeria, fece il massimo per evitare che militari partigiani nostri fossero fucilati e si adoperò encomiabile quando il Comando ‘Italia Libera’, vivente ancora la pseudo repubblica fascista, dichiarò al Capitano Von Slupetzky di voler trattare in nome dell’Italia patriota”. Furono vari i contributi dati da Krull Jr ai partigiani locali, una costante attività a favore della resistenza italiana che fu testimoniata da molti uomini da lui aiutati in quel periodo. Racconteremo alcuni episodi: un partigiano, Eros Tedesco, raccontò di aver trovato rifugio presso le sue proprietà per ben sette mesi evitando di dover combattere per il governo repubblichino, mentre il partigiano Ferruccio dalla Libera, ferito ed arrestato a seguito di uno scontro con il nemico, fu grazie a lui fatto fuggire. Alcuni membri della Polizia partigiana di Quero dichiararono che per ben tre volte il Krull impedì il loro arresto da parte dei tedeschi e nel 1944 il partigiano Giuseppe Battaglia, arrestato dalla X Mas, fu liberato grazie ad una sua finta telefonata, raccontata dal Battaglia stesso, in cui Krull Jr fingeva di ricevere l’ordine di spostare da Mestre l’arrestato. Durante lo spostamento il Battaglia riuscì a fuggire. Grazie all’intervento di Hermann si evitò per ben due volte che i tedeschi facessero brillare le mine dislocate sul territorio dell’entroterra veneziano. La prima volta riuscì ad evitare una strage e la distruzione del patrimonio pubblico e degli impianti di Marghera, mentre la seconda evitò che fecero detonare le mine poste fra la Farmacia Graziati di Piazza Ferretto e il Ramo della Beccaria, nella nota che riporta l’evento questo ramo del Marzenego viene chiamato Usellin. Galleria Immagini La famiglia di Herman Krull senior e il piccolo Hermann Krull Jr in una foto dell’epoca Bibliografia “Con quelle setole restavano tutti a bocca aperta” da un articolo su Sette, rivista. I grandi marchi Italiani di Enrico Mannucci Storia della Società Acca Kappa Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Hermann Krull un imprenditore fra Treviso e Mestre

Hermann Krull | Discovery Mestre Hermann Krull Fondatore dello Scopificio Krull e di Acca Kappa Storia Le origini e l’arrivo in Italia Hermann Krüll fu un giovane mercante prussiano originario della piccola città di Bad Wilsnack. Giunse a Venezia verso la metà dell’Ottocento, stabilendosi al Fondaco dei Tedeschi, tradizionale punto di riferimento per i commercianti dell’Europa settentrionale. All’interno del Fondaco avviò un’attività di import-export concentrata principalmente sui mercati cinese e asiatico: importava setole e pelli animali, mentre esportava soprattutto perle di Murano. Fin dagli esordi dimostrò un notevole talento imprenditoriale, che gli consentì di arricchirsi rapidamente e di consolidare una rete commerciale di respiro internazionale. La nascita dell’Acca Kappa Nel 1869 fondò a Treviso l’azienda H. Krüll & Co., rilevando e riorganizzando la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana, precedentemente di proprietà del signor Sironi. Inizialmente Krüll ne divenne socio nel 1898, per poi acquisirne la piena proprietà nel 1899, a seguito della necessità di Sironi di estinguere i debiti contratti nei suoi confronti. L’espansione a Mestre L’impresa trevigiana non fu l’unica iniziativa dell’imprenditore tedesco. Intorno al 1905 Krüll fondò a Mestre, lungo il Canal Salso (in zona via Forte Marghera, all’inizio di piazza XXVII Ottobre, dove oggi sorge il Tribunale per i Minorenni di Venezia), uno scopificio specializzato nella produzione di scope destinate prevalentemente all’esportazione verso il mercato mitteleuropeo. Lo stabilimento faceva parte del sistema di opifici sorti sulle rive del canale all’inizio del Novecento, insieme ad altri insediamenti industriali come lo scopificio Longo, e sfruttava la posizione strategica del Canal Salso per il trasporto delle merci via acqua. Le scope venivano poi caricate su carri e treni merci, mentre lo stabilimento impiegava numerose maestranze locali. L’attività rimase documentata a Mestre fino a tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale, contribuendo in modo significativo all’economia industriale dell’area prima dell’affermazione del polo di Porto Marghera. Le vicissitudini durante la Prima Guerra Mondiale Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana venne confiscata dalle autorità italiane, poiché Krüll aveva mantenuto la cittadinanza tedesca ed era quindi considerato cittadino di una nazione nemica. La società passò in gestione a una cooperativa di dipendenti, mentre la proprietà fu acquisita dalla Cassa di Risparmio di Treviso. Krüll riuscì a riacquistare l’azienda nel 1923, esponendosi con un prestito di due milioni di lire oro, debito che riuscì a estinguere poco prima della morte. Vita familiare Durante un viaggio in Germania Hermann Krüll conobbe l’olandese Hulda Jaap, che sposò e dalla quale ebbe sette figli: una femmina e sei maschi, tra cui Hermann Krüll Jr., divenuto noto per la sua attività partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante gli interessi imprenditoriali sia a Mestre sia a Treviso, Hermann scelse Treviso come residenza stabile, facendo costruire una villa nei pressi dell’opificio. La successione e la morte Hermann Krüll morì nel 1936, lasciando l’azienda ai cinque figli maschi superstiti: Hermann Jr., Walter, Augusto, Günther e Fritz. Günther morì nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale, Augusto nel 1961, Fritz nel 1977, mentre Hermann Jr. e Walter scomparvero entrambi nel 1984. Augusto Krüll si distinse come appassionato collezionista ed esperto di reperti archeologici, rinvenuti soprattutto nell’area del Montello. Alla sua morte, la collezione venne ceduta al Museo Civico di Crocetta del Montello. Fu inoltre amico del noto esploratore e imprenditore Giancarlo Ligabue. Galleria Immagini La famiglia di Hermann Krüll in una foto storica Ritratto storico di Hermann Krüll, fondatore di Acca Kappa Operai all’esterno dell’opificio lungo il Canal Salso Il portone d’ingresso del Tribunale dei minori dove vi fu lo scopificio Lo Scopificio Krull di Via Forte Marghera così come appariva (Foto Paolo Pavan) Pubblicità storica dei prodotti Acca Kappa Bibliografia “Con quelle setole restavano tutti a bocca aperta” da un articolo su Sette, rivista. I grandi marchi Italiani di Enrico Mannucci Storia della Società Acca Kappa Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Cesare Ticozzi “Frattini” dalla Valsassina

Cesare Ticozzi imprenditore e politico | Discovery Mestre Cesare Ticozzi imprenditore e politico Dalla Valsassina a protagonista della storia locale La famiglia Ticozzi La famiglia Ticozzi era originaria di Pasturo, in Valsassina, una valle lombarda alle spalle di Lecco. Giovanni Maria (1787–1869), maestro elementare di umili origini, ebbe due figli: Cesare e Teodoro. Il ramo familiare a cui appartenevano era detto dei “Frattini”. Nel 1818, a soli tredici anni, Cesare lasciò Pasturo e raggiunse Venezia, dove trovò lavoro come garzone in un negozio di drogheria. Dopo il servizio militare in Lombardia, nel 1831 si trasferì a Mestre, presso il negozio di Giobatta Panciera. Fu il primo della famiglia a compiere questo passo, che avrebbe cambiato per sempre le sorti dei Ticozzi. Mazziniano convinto, non amava il governo austriaco che dominava sul Veneto, pur venendo nominato Deputato di Mestre assieme a Francesco Linghindal e Antonio Berna. Il titolo gli fu restituito dopo i fatti di Forte Marghera, malgrado la sua contrarietà. Emblematica, in questo senso, la scelta di chiamare suo figlio Napoleone: quasi un affronto agli occupanti. Interrogato sul motivo, Cesare rispose che il nome era stato dato in onore di un cugino che aveva combattuto con l’Imperatore francese. Difficile, però, non leggervi anche quella stessa avversione che lo caratterizzò per tutta la vita. La cioccolateria e la villa Nel 1836, a trent’anni, Cesare avviò la sua fabbrica di cioccolata in Piazza Barche, su un terreno affacciato sul Ramo delle Muneghe del fiume Marzenego, dove oggi sorge il Centro commerciale Le Barche. La struttura, inizialmente a forma di “L”, produceva cioccolata, confetture e altri prodotti dolciari. Di fronte, all’angolo della Calle del Teatro Vecchio, aprì anche il negozio di vendita al dettaglio. Le materie prime arrivavano via acqua: il cacao sbarcava in bastimento alla Punta della Dogana e veniva poi trasportato a Mestre attraverso il Canal Salso, che fino alla metà dell’Ottocento rimase il principale scalo merci della terraferma. Gli affari andarono subito bene. In poco tempo Cesare costruì un patrimonio fatto di case, terreni, alberghi e attività commerciali, commercializzando i suoi prodotti in molte aree del nord Italia. Era un imprenditore moderno, capace di cogliere le opportunità del momento. I diari e i quaderni conservati nell’archivio di famiglia lo mostrano mentre trascrive ricette di marmellate e biscotti con la stessa precisione con cui registra i carichi e gli scarichi del magazzino: una dote manageriale che non era mai disgiunta dall’attenzione ai risultati benefici per la città. La fabbrica assunse la struttura visibile nelle famose cartoline di inizio Novecento nel 1895, quando ad amministrarla vi era Antonio Taboga e la proprietà era passata al figlio Napoleone. Da quel momento in poi sarebbe stata conosciuta come Cioccolateria Taboga. Accanto alla fabbrica, lungo lo stesso Ramo delle Muneghe, Cesare costruì anche la villa di famiglia, in Via Sabbioni, poi rinominata Via Verdi, nelle vicinanze di Villa Querini. La proprietà fu assemblata nel tempo: nel 1832 acquistò all’asta una casa di tale Pescarolo, nel 1847 un edificio attiguo, e nel 1875 un ulteriore lotto sul fiume. Quella strada veniva spesso chiamata Via Ticozzi, a testimonianza del peso che la famiglia aveva nella vita cittadina. Da Deputato di Mestre si batté affinché la nuova Stazione di Mestre venisse costruita lungo il Canal Salso, vicino alla fornace di Giuseppe Da Re, convinto che la ferrovia potesse accelerare l’industrializzazione della città. Nel 1850 fu primo firmatario di una petizione indirizzata all’arciprete Giovanni Renier e al maresciallo Radetzky, chiedendo di non allontanare troppo lo scalo dal cuore economico di Mestre. L’ingegner Luigi Negrelli, incaricato dal Governo Asburgico, fu irremovibile: il tracciato era già definito lungo il Terraglio e la stazione sarebbe stata costruita in aperta campagna, dove si trova ancora oggi. La famiglia Cesare sposò Domenica Olivia Olivi, nipote di Giuseppe, podestà di Treviso e padre di Antonio Olivi. Ebbero tre figli: Napoleone, Isabella (1846–1876) e Luigia. Isabella si sposò con Giovanni Molin. Alla morte di Cesare, il 9 gennaio 1880, la maggior parte del patrimonio passò a Napoleone: la villa di Via Sabbioni, case a Carbonera di Treviso e a Pasturo, terreni a Scaltenigo di Mirano e altro ancora. Il resto fu diviso in quattro parti: tre quarti a Napoleone, un quarto alla famiglia di Isabella. Un patrimonio cospicuo, che comprendeva fondi agricoli a Zelarino, Trivignano, Scorzè, Dolo e Terzo di Tessera, dove si trovava anche una valle da pesca, oltre a dieci case a Mestre e proprietà a Treviso e Spresiano. Cesare riposa nella cappella di famiglia all’interno della chiesa antica del Cimitero di Mestre, accanto alla moglie e ai suoi discendenti. Napoleone ereditò i beni del padre, ma anche il suo attaccamento a Mestre, che lo portò a diventare Sindaco della città nel Regno d’Italia. Galleria Immagini La famiglia Ticozzi e la loro villa Cesare Ticozzi, ritratto su cartoncino Cesare Ticozzi e moglie Domenica Olivi, con i figli Napoleone, Isabella e Luigia (collezione Famiglia Ticozzi) Napoleone Ticozzi, Emilia Guidini e il figlio Cesare in un ritratto di famiglia La villa Ticozzi in Via Sabbioni Via Sabbioni e Villa Ticozzi sullo sfondo Lettera autografata di Cesare Ticozzi (collezione Ugo Ticozzi) Villa Ticozzi, acquerello su cartone, particolare. A. Chichisiola La cioccolateria Ticozzi in Piazza Barche Stabilimento Taboga, già Ticozzi, nel 1900 La Cioccolateria Taboga, già Ticozzi, all’inizio del ‘900 (collezione A. Bon) Lo stabilimento Taboga dei Ticozzi in Piazza XXVII Ottobre Piazza Barche con la fabbrica di cioccolata Taboga, già Ticozzi, fondata da Cesare Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Dal Moro, Anna Maria; Angelozzi, Daniela. Da Cesare a Napoleone, in «Pianeta UTL. Il giornale di e per tutti noi», n. 6, maggio-giugno 2015, Università del Tempo Libero di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Giovanni Cecchini: dal Tram alla difesa della città di Mestre​

Giovanni Cecchini | Discovery Mestre Giovanni Cecchini Imprenditore innamorato di Mestre Giovanni imprenditore e politico fra Chirignago e Mestre Giovanni Cecchini nacque nel 1858 e fu il fratello minore di Cesare, socio e successore nelle sue attività a Mestre. Nel 1896 si unì in matrimonio con Italia Morosini (1868–1947), discendente di un’antica famiglia del patriziato veneziano con forti radici anche a Mestre. I due ebbero una figlia, Adele Cecchini (1896–1996). La sua attività politica iniziò nel 1900, quando fu eletto consigliere comunale dell’allora città di Chirignago, e proseguì a Mestre dal 1910 al 1914. La sua attività imprenditoriale si svolse però prevalentemente nel comune di Mestre. Appassionato d’arte, collaborò con altri imprenditori mestrini — Luigi Pallotti, Luigi Traldi, Costante Zennaro, Arcangelo Vivit e Vittorio Toniolo — per promuovere la realizzazione di un teatro nell’area di fronte a Villa Erizzo–Bianchini all’inizio del Novecento. Quest’area, allora occupata dal Foro Boario, era destinata a diventare Piazza Maggiore secondo il sogno del Conte De Rosa, ma il progetto fu bocciato dal Comune, che preferì assegnare quel ruolo a Piazza Umberto I. Giovanni, insieme ad altri imprenditori mestrini, fece parte di vari comitati che si opposero sia alla sottrazione dei Bottenighi da parte di Venezia per la realizzazione di Porto Marghera, sia all’annessione di Mestre a Venezia attraverso il comitato Pro Mestre. Cecchini possedeva vari terreni nell’area dei Bottenighi e, insieme al sindaco Carlo Allegri, chiedeva che il progetto industriale del Conte Volpi di Misurata fosse cogestito tra i comuni di Mestre e Venezia. La loro opposizione fu decisa: nel 1915, in un consiglio comunale, Allegri ribadì l’impossibilità per Venezia di imporre tale progetto a Mestre. Tuttavia, la battaglia si concluse quando il Conte Volpi di Misurata, divenuto Ministro, ottenne l’annessione di Mestre a Venezia, creando la cosiddetta Grande Venezia. Giovanni morì di angina pectoris il 31 dicembre 1933, all’età di 75 anni. L’attività imprenditoriale Nell’ambito imprenditoriale Giovanni si dedicò particolarmente alla realizzazione della Rete tranviaria di Mestre. Insieme al fratello Cesare, contribuì alla costruzione di tre cavalcaferrovia: quello della Giustizia, per consentire l’apertura della linea per Mirano, e due nell’area dei Quattro Cantoni — uno che collegava Mestre alla Cipressina e l’altro che collegava Mestre al Terraglio. Questi ultimi due sono stati recentemente sostituiti da sottopassaggi. I suoi interessi per Mestre lo portarono a ricoprire incarichi nel Consorzio Dese, nel nuovo acquedotto mestrino e nella Banca di Credito di Mestre. Nel 1920 acquistò dal Barone di Treves Dei Bonfili l’area che un tempo ospitava l’antico Teatro Balbi, edificandovi un nuovo edificio successivamente denominato Galleria Teatro Vecchio. Questo edificio — tutt’oggi sede di varie attività e di proprietà dei suoi eredi — è stato recentemente restaurato su progetto dell’architetto Giovanni Faoro Morosini, pronipote di Giovanni, per preservarne il fascino originale. La Galleria Teatro Vecchio rappresenta anche una via di collegamento tra Piazza Barche e Via Mestrina. Giovanni Cecchini era inoltre proprietario di Palazzo Balbi in Piazza Maggiore, sullo stesso lato di Palazzo Da Re, acquistato anni prima dal fratello Cesare. Galleria Immagini Foto di Giovanni Cecchini Ritratto di Giovanni Cecchini Panoramica di Galleria Teatro Vecchio Palazzo Da Re, dimora di Cesare Cecchini dal 1902, con i tram in Piazza Umberto I (Collezione Alessandro Bon) Ca’ Balbi, dimora di Giovanni Cecchini in Piazza Maggiore Villa Cecchini Morosini oggi Fonti e archivi L’archivio storico dell’architetto Giovanni Faoro Morosini si estende dal 1883 al 1996 e comprende la documentazione della Maurer & Cecchini Fr., della Concordia e di altre imprese collegate. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Cesare Cecchini un benefattore di Mestre

Cesare Cecchini | Discovery Mestre Cesare Cecchini Imprenditore e benefattore mestrino La famiglia Cecchini La famiglia Cecchini è una famiglia di imprenditori e costruttori originari di Villabruna, località del comune di Feltre. A Mestre è legata a una serie di importanti interventi di ammodernamento del territorio e a iniziative a favore della popolazione. Tra le opere che realizzarono o a cui contribuirono vi sono: la scuola De Amicis in centro a Mestre, la Società del Tram di Mestre, l’Ospedale Umberto I, il cavalcaferrovia della Giustizia, il cavalcaferrovia dei Quattro Cantoni e quello in località Favorita, la Galleria Teatro Vecchio, Villa Cecchini-Morosini e il Parco Piraghetto. Operarono anche nell’allora comune di Chirignago e in varie aree d’Italia. Cesare Cecchini Cesare Cecchini nacque da Giovanni Battista Cecchini il 20 luglio 1852. Ebbe due fratelli: Luigi e Giovanni Cecchini. La famiglia si trasferì in Francia, dove avviò una fruttuosa attività nel settore edile con la società Maurer & Cecchini Fr., impresa di costruzioni operante sia nel settore pubblico che in quello privato, con sede a Parigi. Dopo l’esperienza francese, Cesare si trasferì a Mestre nel 1886. Nel comune di Mestre, istituito nel 1866, Cesare collaborò strettamente con il sindaco Conte Jacopo Rossi, partecipando a numerosi progetti per ammodernare il paese. Nel 1897 fece parte della commissione presieduta dal primo cittadino per valutare il progetto di trasformazione di Villa Giustinian in una scuola. Nello stesso anno fu tra i firmatari del progetto di interramento degli ultimi 200 metri del Canal Salso verso Piazza Barche, che era diventato un acquitrino maleodorante. Il progetto fu affidato all’ingegnere mestrino Eugenio Mogno. Il 17 marzo 1901 fu tra i fondatori del Sindacato Agricolo di Mestre, di cui divenne vicepresidente, con Piero Berna presidente e Napoleone Ticozzi tra i consiglieri. Amava Piazza Umberto I e, quando la famiglia Da Re fallì, decise di rilevare Palazzo Da Re come residenza. Cecchini fu eletto sindaco del Comune di Chirignago dal 1907 al 1914, anno della sua morte, intraprendendo numerose iniziative, tra cui la costruzione di due complessi scolastici a Catene e Asseggiano e il progetto di allacciare la rete idrica di Chirignago all’acquedotto di Mestre. Cecchini imprenditore Cesare e Giovanni Cecchini furono tra gli imprenditori che nel 1891 parteciparono alla realizzazione della Società per la Tramvia, con carrozze inizialmente trainate da cavalli. In quel periodo Cesare propose un progetto per un ponte metallico da Punta San Giuliano a Cannaregio, in località San Giobbe. Nel 1903 la società tranviaria fu la prima a passare dalle carrozze a cavalli a quelle elettriche. Nel 1905 prese il nome di Società Anonima Tramvie Mestre (STM). Il percorso del tram si ampliò progressivamente. Il primo tratto partiva da Piazza Barche e raggiungeva Punta San Giuliano — occasione in cui fu realizzata per la prima volta la strada che sarebbe diventata Via Forte Marghera. Successivamente furono aggiunte linee verso Treviso, attraverso il Terraglio, e verso Mirano, con cavalcavia necessari per superare la ferrovia e altri ostacoli sul tracciato. I fratelli Cesare e Giovanni furono tra i notabili mestrini che collegarono Mestre a Treviso attraverso il Terraglio, realizzando un attraversamento ai Quattro Cantoni e un cavalcavia alla Favorita. Per raggiungere Treviso fu necessario anche un cavalcaferrovia per attraversare i binari della stazione trevisana. Cesare partecipò economicamente anche alla realizzazione del cavalcaferrovia della Giustizia, che collegava Mestre a Mirano, iniziato nel 1910 e terminato nel 1912. Nel 1912, insieme ad altri tre consiglieri (Cavalieri, D’Ambrosio e Pugnalin–Valsecchi), anticipò la cifra di 80.000 lire per la realizzazione di Via Circonvallazione. La donazione Cecchini Nel 1906 i fratelli Cecchini furono tra i principali finanziatori del nuovo Ospedale Umberto I, realizzato nell’area dell’abbazia di San Giacomo, o dell’ex Castelvecchio. Per la costruzione e l’ampliamento dell’ospedale furono necessarie 2.500.000 lire al 1936, di cui Cesare contribuì con 100.000 lire. Prima di morire, Cesare redasse un testamento in cui lasciò un legato di 100.000 lire per garantire l’assistenza ospedaliera agli anziani bisognosi durante il periodo invernale, dal 15 novembre al 30 marzo. In memoria di questa donazione, il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Umberto I gli intitolò uno dei padiglioni del complesso ospedaliero con Regio Decreto del 31 ottobre 1919. Il Padiglione Cecchini si affacciava su Via Castelvecchio, che all’epoca arrivava a Galleria Vittorio Emanuele (oggi Matteotti) e fu poi divisa in Via Antonio da Mestre, Via Ospedale e Via Castelvecchio. Onorificenze Cesare Cecchini ricevette la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia il 4 giugno 1912 e fu insignito della Medaglia al Valore Civile l’8 novembre 1912 per un atto di eroismo compiuto nei pressi del cavalcaferrovia della Giustizia: salvò un’anziana signora che rischiava di essere travolta dal tram. Cavaliere della Corona d’Italia — 4 giugno 1912. Medaglia al Valore Civile — 8 novembre 1912. Galleria Fotografica Foto del Cav. Cesare Cecchini Locandina del passaggio dal tram a cavalli al tram elettrico Il cavalcaferrovia che permise di attraversare la ferrovia di Treviso L’inaugurazione della Loggia del Padiglione Cecchini nel 1933 Particolare di Ritratto di Gentiluomo (Cesare Cecchini) di Alessandro Pomi Bibliografia Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Stevanato, Roberto; Ferruzzi, Gianni. Relazione del Centro Studi Storici di Mestre. Voce Cesare Cecchini su Wikipedia. Archivio L’archivio storico Cecchini si estende dal 1883 al 1996 e comprende la documentazione della Maurer & Cecchini Fr., della Concordia e di altre imprese collegate e controllate. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Napoleone Ticozzi: una nuova Mestre

Napoleone Ticozzi | Discovery Mestre Napoleone Ticozzi Sindaco e artefice della Mestre moderna Napoleone Ticozzi: breve biografia Nato a Mestre il 28 gennaio 1843 da Cesare Ticozzi, Napoleone deve il suo nome all’inimicizia del padre verso gli austriaci, che governavano il Veneto dopo i francesi. Quando le autorità austriache chiesero al padre il motivo di tale nome, egli affermò che gli fu dato per mantenere una promessa con un parente che aveva combattuto con Bonaparte. Studiò al Liceo di Santa Caterina, oggi Convitto Foscarini, dove si diplomò nel 1862, per poi laurearsi in Giurisprudenza a Padova nel 1868, dove aderì alla Giovane Italia. Fu sindaco di Mestre dal 1871 al 1881, succedendo a Girolamo Allegri, e fu protagonista dei grandi mutamenti urbanistici e sociali che trasformarono la città in quel periodo. Si sposò nel 1875 con Emilia Guidini, nobile svizzera, figlia di Anna Giorgio Guidini, moglie in seconde nozze di Giuseppe Da Re. Il centro di Mestre e la Torre Belfredo Sotto la guida di Napoleone il Comune di Mestre vide numerose opere di riqualificazione. Piazza Maggiore fu ristrutturata secondo un progetto dell’ingegnere Balduin, che procedette al restauro della Torre Belfredo e alla realizzazione di un piano camminabile al centro della piazza (1876–1878). Durante il suo mandato Ticozzi si batté con tutte le sue forze per impedire alla vedova Teresa Gatto in Artico di demolire la Torre, senza però riuscirvi. Nel 1872 fu costruito il nuovo Cimitero Monumentale di Mestre, realizzato da Giuseppe Da Re secondo una legge emanata da Bonaparte il 30 dicembre 1812, che prevedeva l’inumazione dei morti fuori dal centro cittadino. Il cimitero ospita tutt’oggi le spoglie di membri delle famiglie Ticozzi, Da Re, Cecchini, Toniolo e altri importanti mestrini. Dopo un viaggio a Parigi con il padre Cesare, Napoleone rimase colpito dalla bellezza dei boulevards haussmanniani e, tornato a Mestre, volle realizzarne uno simile. Da questa idea nacque Viale Garibaldi. L’ingegnere Balduin presentò due progetti, il primo nel 1878 e quello definitivo approvato l’8 febbraio 1881. La realizzazione avvenne grazie all’esproprio dei terreni dei Grimani in zona Carpenedo e all’abbattimento dell’Osteria delle Tre Balle sulla proprietà della Contessa Loredana Morosini Gatterburg. Il viale collegò i due antichi borghi di Mestre e Carpenedo, dando il via alla costruzione di molte abitazioni. Tutt’oggi è il viale più elegante della città. La Colonna della Sortita e l’impegno sociale Nominato sindaco nel 1870 con decreto regio del 14 ottobre 1871, Napoleone fu il primo sindaco a operare all’interno di Palazzo Collalto come Casa del Comune, grazie alla ristrutturazione effettuata sotto il mandato del suo predecessore Girolamo Allegri. Profondamente legato ai moti risorgimentali, fu tra i promotori della Colonna della Sortita in Piazza Barche, decisa durante una riunione a casa Bellinato — ex artigliere del corpo Bandiera e Moro e consigliere comunale — la sera del 29 dicembre 1875. L’obelisco, che omaggiava la Sortita di Forte Marghera, fu realizzato da Lorenzo Seguso a partire dal 1881, con fondi anticipati in parte dallo stesso Ticozzi. La Colonna fu inaugurata il 4 aprile 1886 durante una solenne manifestazione in Piazza Barche. Curava con passione anche i discorsi per commemorare gli eventi garibaldini, con una scrittura retorica e pomposa che rifletteva il suo profondo attaccamento agli ideali risorgimentali. L’istruzione fu un altro campo in cui Napoleone lasciò un segno duraturo. Nel 1878 acquistò gli edifici di Federico Gobbato — Villa Giustinian e la Scuola De Amicis — per proseguire la formazione di fanciulli e fanciulle. Il 26 maggio 1871 Mestre ebbe la sua prima Scuola di Disegno destinata ai giovani che volevano migliorare nelle arti e nei mestieri, che si sarebbe poi trasformata in Scuola Industriale d’Arte, di fatto la prima scuola professionale cittadina. Offrì anche il proprio nome per una scuola itinerante per artigiani. Il 4 aprile 1871 Mestre inaugurò il suo primo asilo, la cui attività durò solo tre anni, suscitando non poche proteste. La legge Coppino del 1877 aveva introdotto l’obbligo scolastico per i primi tre anni delle elementari, ma le strutture erano inizialmente frammentate e insufficienti. L’inaugurazione della prima grande scuola elementare, la Edmondo De Amicis, avvenne solo nel 1902. Per combattere l’analfabetismo tra gli adulti, Napoleone istituì scuole serali. Fu protagonista anche nella diffusione dello sport: collaborando con Costantino Reyer e Pietro Gallo — che avevano organizzato il primo Congresso Ginnastico Italiano nel 1869 — fondò il 23 novembre 1878 la Palestra Marziale Veneta, Sezione di Mestre. Da questo gruppo nacquero la Libertas (1903) e la Spes (1902), società sportive tutt’oggi attive a Mestre. Nel 1876 fondò la Società di Mutuo Soccorso fra gli operai del Comune di Mestre, con lo scopo di fornire un sussidio in caso di malattia o un aiuto alle famiglie in caso di morte, coprendo anche le spese funebri. Cercò inoltre di preservare le radici agricole della città, osservando con preoccupazione come nel Foro Boario il mercato degli animali fosse sempre più raro, sostituito da spettacoli come il Circo Zanatta, la Fiera di San Michele e persino il primo cinema. Fu tra i fondatori della Cattedra Ambulante di Agraria di Venezia nel 1897, membro del Consorzio Agrario distrettuale e imprenditore nel settore alimentare. La Cioccolateria Taboga Napoleone Ticozzi fu anche l’artefice della nuova cioccolateria di famiglia, realizzata alla fine del Canal Salso, circa dove oggi si trova il centro commerciale Ca’ Mestre. Costruita nel 1895 su progetto dell’architetto Giambattista Torresin, per anni apparve sulle cartoline della città come uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per erigere il nuovo stabile, Napoleone dovette cedere alcuni lotti di terreno. La storia della fabbrica era però più antica. Lo stabilimento dolciario esisteva già nel 1848: fu proprio dal negozio di Teodoro, fratello di Cesare, che Napoleone assistette ai fatti del 27 ottobre, in quello che oggi è Piazzetta XXII Marzo. Fondata dal padre nel 1836 in Piazza Barche, la fabbrica rimase per decenni nel cuore economico della città, finché Napoleone ne affidò l’amministrazione ad Antonio Taboga, dal cui nome prese il titolo con cui è rimasta nella memoria collettiva. La proprietà passò poi ad Antonio Taboga, che continuò a produrre cioccolato di qualità a Mestre fino alla crisi portata dalla guerra. L’edificio ospitò in seguito il primo grande centro commerciale dei Coin, che lo abbatterono agli inizi degli anni Sessanta per costruire un nuovo complesso di loro proprietà. La morte Verso la fine dell’Ottocento Napoleone, insieme al Conte Jacopo Rossi, firmò delle fideiussioni per garantire l’attività di Eugenio Da Re, parente della moglie. Lo fece controvoglia, spinto unicamente dall’affetto verso la suocera, vedova di Giuseppe Da Re. Ciò non bastò a evitare il fallimento delle attività dei Da Re, che trascinò nell’abisso anche le finanze di Ticozzi e Rossi. Quest’ultimo si suicidò il 2 gennaio 1904. La volontà di aiutare la famiglia della moglie, come scrisse il figlio Cesare Ticozzi nei suoi diari, portò Napoleone alla rovina e a morire di crepacuore il 26 marzo 1905. Galleria Fotografica Napoleone Ticozzi in una immagine da giovane Napoleone Ticozzi, Emilia Guidini e il figlio Cesare in un ritratto di famiglia Il tram di Mestre in Via Garibaldi, 1917 (cartolina di Alessandro Bon) La Cioccolateria Taboga, già Ticozzi, all’inizio del ‘900 (collezione A. Bon) Stabilimento Taboga, già Ticozzi, nel 1900 L’approdo del Canal Salso, lo Stabilimento Taboga e il Garage Reale (antica posta) La Villa Ticozzi in Via Sabbioni Via Sabbioni e Villa Ticozzi sullo sfondo Progetto della nuova strada tra Mestre e Carpenedo, ing. Francesco Balduin, 1878 (Sito RaPu) Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Dal Moro, Anna Maria; Angelozzi, Daniela. Da Cesare a Napoleone, in «Pianeta UTL. Il giornale di e per tutti noi», n. 6, maggio-giugno 2015, Università del Tempo Libero di Mestre. 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