Scopificio Krull 18 Giugno 2026

Altobello: una periferia rinata

Altobello: dal Canal Salso al Contratto di Quartiere, storia di una periferia che si è riconquistata | Discovery Mestre Altobello: una periferia rinata Dal Canal Salso al Contratto di Quartiere: storia di una periferia che si è riconquistata Dal Canal Salso alla ferrovia Altobello è il quartiere orientale di Mestre delimitato dal Canal Salso e dalle vie Pepe, Fedeli, Ancona e Torino. Le sue radici affondano nel Medioevo, quando l’area era territorio rurale paludoso integrato nel sistema difensivo e commerciale di Venezia. Il Canal Salso, canale artificiale scavato nel XIV secolo per collegare Mestre alla Laguna Veneta, attraversava il quartiere rendendolo avamposto logistico e militare, via d’acqua per traffici lagunari. Questa vocazione persistette fino all’Ottocento, quando la costruzione della ferrovia Venezia-Milano nel 1846 accelerò la transizione verso un polo proto-industriale, attraendo manifatture che sfruttavano il canale per le importazioni e la linea ferroviaria per le esportazioni rapide verso il Nord Italia. La Fornace Da Re e la cittadella industriale Il cuore delle origini industriali fu la Fornace Da Re, fondata nel 1849 da Gaetano Fedeli e acquisita nel 1852 da Giuseppe Da Re (1824-1885), probabilmente l’uomo più ricco di Mestre al culmine della sua parabola. Sviluppata sulla riva meridionale del Canal Salso tra via Pepe e l’attuale viale Ancona, l’ingegner Giorgio Sarto l’ha definita il più grande insediamento pianificato dell’Ottocento a Mestre: una vera «company town» con dieci manufatti originali, di cui otto ancora esistenti, che integrava forni, officine, magazzini e alloggi operai in un sistema autosufficiente. Il polo manifatturiero del primo Novecento Agli inizi del Novecento si affiancarono alla Fornace lo Scopificio Krull (1905), la CLEDCA per traversine ferroviarie impregnate con creosoto (1908) e la Carbonifera Industriale Italiana per la lavorazione del carbone (1909), oltre agli Ex Magazzini Generali dotati di darsena sul canale. Ciascuna di queste realtà ha la propria voce dedicata sul sito; nel loro insieme formarono il polo manifatturiero più denso della Mestre ottocentesca e primonovecentesca, interamente dipendente dal Canal Salso come arteria di importazione e dalla ferrovia come via di esportazione. Il declino e la periferia degradata Negli anni Venti-Trenta il polo entrò in crisi: l’interramento parziale del Canal Salso nel 1927, la concorrenza di Porto Marghera e la transizione energetica verso petrolio e gas erosero le basi di tutto il sistema. La Krull subì confische belliche, CLEDCA e Carbonifera chiusero gradualmente negli anni Cinquanta-Settanta. Parte degli immobili delle Fornaci Da Re fu convertita in case a schiera nel 1927, mentre le tre cosiddette «tettoie» porticate sopravvissute sono state trasformate in contenitori pluriuso su due piani, con lavori di completamento previsti in tempi brevi. Altre proprietà ospitano oggi uffici, mentre i magazzini devono ancora trovare una destinazione definitiva. Altobello divenne periferia degradata, segnata da edilizia popolare emergenziale come i lotti ATER costruiti tra il 1949 e il 1952, immigrazione e marginalità sociale. Il quartiere prese il soprannome di «Maccallè», o in modo più dispregiativo «Bronx di Mestre»: sentirsi apostrofare con un «Ma ti vien da Macalé?» non era, per anni, esattamente un complimento. Negli anni Settanta le aree della CLEDCA e della Carbonifera passarono sotto la proprietà di Italgas, che le utilizzò come deposito carburanti, aggravando la contaminazione da idrocarburi, creosoto e metalli pesanti. A partire dagli anni Duemila è stata avviata una maxi-bonifica con investimenti di circa 10 milioni di euro, ancora in corso in alcune fasi, con coinvolgimento di Regione Veneto, Comune di Venezia, ARPA e Soprintendenza. L’ex Carbonifera in viale Ancona, ristrutturata preservandone l’impronta architettonica industriale, ospita oggi il polo tecnico comunale del Comune di Venezia, con gli assessorati di Urbanistica, Mobilità e Trasporti, Edilizia privata, Bonifiche e Valutazioni Ambientali. Il dibattito urbanistico degli anni Ottanta Il dibattito sulla riqualificazione di Altobello affondava le radici negli anni Ottanta, molto prima che arrivassero i fondi del Contratto di Quartiere. Il Consiglio di Quartiere Piave-1866 impose una modifica radicale al Piano di Recupero come condizione per avviarlo, approvata all’unanimità. Il punto di scontro era chiaro: il Comune voleva intervenire sui volumi dell’ex Fornace Da Re e delle tre tettoie porticate di via Fornace; il quartiere pretendeva la conservazione integrale degli edifici come presupposto di qualsiasi negoziazione. Nel 1984, in concomitanza con l’indagine storica pubblicata nel volume Altobello, storia/analisi/proposte curato da Giorgio Sarto per il Comune di Venezia, la Commissione del Quartiere ribadì le proprie posizioni con un documento unitario in cinque punti: nessuna demolizione degli edifici storici della Fornace; apertura della piazza verso ovest per connetterla visivamente a Corso del Popolo; verifica della coerenza tra le previsioni urbanistiche e i finanziamenti realmente disponibili; avvio immediato del piano complessivo senza stralci parziali. Il documento segnalò anche un episodio emblematico: mentre si discuteva, all’imbocco della futura piazza era stato costruito un edificio in asse con via Bissolati che ne chiudeva fisicamente la prospettiva da Corso del Popolo. Mentre si discuteva, si costruiva. La riflessione teorica più organica arrivò nell’agosto del 1987, quando Giorgio Sarto pubblicò sulla rivista Aqua il saggio «Recuperare Altobello (e tutta la Mestre storica)». La tesi di fondo era che Mestre fosse stata trattata nella pratica urbanistica come una «tabula rasa», priva di stratificazioni degne di tutela, e che questo approccio avesse prodotto decenni di distruzione silenziosa. Sarto proponeva un ribaltamento di metodo: partire dall’orditura storica sopravvissuta, dai segni testimoniali ancora leggibili nel tessuto urbano, per costruire su di essi la nuova struttura della città. Era una visione che avrebbe aspettato quasi vent’anni prima di trovare applicazione concreta, ma che nel frattempo aveva seminato una cultura civica che si sarebbe rivelata decisiva. Il Contratto di Quartiere II (2004-2019) Il punto di svolta strutturale arrivò nel 2004, quando il Comune di Venezia presentò la candidatura di Altobello al Contratto di Quartiere II, strumento nazionale istituito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con decreto del 27 dicembre 2001, destinato a quartieri con diffuso degrado edilizio, carenze di servizi e disagio sociale. La candidatura fu accolta: il progetto urbanistico fu affidato allo studio Archpiùdue di Paolo Miotto e Mauro Sarti, scelti per la loro esperienza nella rigenerazione di quartieri di edilizia residenziale pubblica. Il 25 ottobre 2006 il Ministero delle Infrastrutture, la Regione Veneto, il Comune di Venezia e ATER sottoscrissero il protocollo d’intesa, formalizzando i rispettivi impegni. Il programma valeva complessivamente circa 40 milioni di euro su un’area di 7 ettari articolata in tredici interventi distinti, con un contributo pubblico ministeriale di 10 milioni: il massimo concedibile per legge. La caratteristica più significativa del processo non fu l’entità dell’investimento, ma il metodo. La partecipazione degli abitanti non fu uno strumento di ratifica di scelte già compiute, ma un elemento costitutivo della progettazione: fu proprio nel gruppo di ascolto, attivo fin dalle fasi preliminari, che maturò la decisione più radicale, quella di pedonalizzare l’intero quartiere. Non era una scelta scontata: via Andrea Costa, già «strada di Macallè», era un asse di traffico consolidato, e la sua chiusura ai veicoli richiedeva una ridefinizione complessiva della mobilità nell’area. L’operazione permise di triplicare la superficie del parco esistente, con benefici sull’equilibrio idraulico e sulla temperatura superficiale della zona, e aprì spazi che nessun piano regolatore avrebbe potuto prevedere senza quel processo partecipato. Il coinvolgimento diretto degli abitanti produsse anche effetti finanziari inattesi. La pedonalizzazione rese l’area attrattiva per investitori privati, chiamati a operare nella sostituzione edilizia del patrimonio pubblico più degradato. La vendita di alcuni lotti generò quasi 5 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai fondi pubblici previsti, reinvestiti interamente nel quartiere: un nuovo asilo nido con ludoteca attigua, la ristrutturazione parziale del centro civico Silvio Pellico, la riqualificazione di via Fornace. Gli 8 milioni di fondi pubblici destinati all’edilizia finanziarono la ristrutturazione degli edifici ATER di maggiore valore storico, per un totale di 61 alloggi di edilizia residenziale sociale. Il cantiere più simbolico fu il complesso Campo dei Sassi in via Fornace, costruito tra il 1927 e il 1930 a forma di ferro di cavallo sull’area delle antiche Fornaci Da Re. Ristrutturato con un investimento di 7,4 milioni e inaugurato il 31 maggio 2019, ospita oggi 37 alloggi destinati a soggetti fragili: 26 per anziani, 6 per persone con disabilità, uno riservato alle badanti di condominio selezionate dai Servizi Sociali e impegnate in turni di assistenza diurna e notturna. Tutte le unità sono dotate di domotica, allarmi chiamata, rilevatori gas e fumo e videosorveglianza presidiata 24 ore su 24. L’intero processo attraversò quattro amministrazioni comunali successive: la continuità fu garantita dalla pressione costante del gruppo di ascolto dei cittadini, che non allentò mai la presa sulle priorità stabilite all’inizio del percorso. Gli interventi principali Pedonalizzazione di via Andrea Costa, piazza Madonna Pellegrina e strade limitrofe Pedonalizzazione di via Fornace e riqualificazione delle sponde del Canal Salso Area verde di piazzale Madonna Pellegrina: da 3.600 a oltre 9.800 mq, con circa 70 nuovi alberi Isola ecologica interrata in via Fornace Nuovo asilo nido con ludoteca attigua e ristrutturazione del centro civico Silvio Pellico 61 alloggi ERP ristrutturati, di cui 37 nel complesso Campo dei Sassi per soggetti fragili Premio Rigenerazione Urbana Sostenibile RI.U.SO. 2015 (1° posto) e Premio Provinciale Cappochin 2015 Monitoraggio a cura dell’Università IUAV di Venezia, relazione finale 10 novembre 2015 Gli 8 milioni dei fondi pubblici destinati all’edilizia andarono alla ristrutturazione degli edifici ATER di maggiore valore storico, per 61 alloggi di edilizia residenziale sociale. Il complesso Campo dei Sassi in via Fornace, a forma di ferro di cavallo e costruito tra il 1927 e il 1930 sull’area delle antiche Fornaci Da Re, è stato ristrutturato con un investimento di 7,4 milioni e inaugurato il 31 maggio 2019. L’edificio ospita 37 alloggi destinati a soggetti fragili: 26 per utenti anziani, 6 per persone con disabilità, uno riservato alle badanti di condominio scelte dai Servizi Sociali che si turnano nell’assistenza giorno e notte. Tutte le unità sono dotate di impianti di domotica, allarmi chiamata, rilevatori gas e fumo e un sistema di videosorveglianza presidiato 24 ore su 24. Il processo ha attraversato quattro amministrazioni comunali diverse: la pressione continuamente esercitata dai cittadini attraverso il gruppo di ascolto è risultata determinante per mantenere le priorità nel lungo periodo. Gli strascichi: la Nave e le questioni aperte Non tutte le promesse del Contratto sono state mantenute con la stessa rapidità. Il complesso di case popolari di via Squero, detto la Nave 1, è rimasto fuori dai lavori del Contratto di Quartiere. ATER, dopo aver completato i lavori sugli edifici di propria competenza, non ha ancora terminato le opere di urbanizzazione afferenti, rendendo numerosi alloggi non abitabili per anni. Nel 2020 il presidente ATER Raffaele Speranzon ha chiesto alla Regione 7 milioni per un intervento di ristrutturazione integrale della Nave. Il 31 maggio 2022 il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una mozione, a seguito di una petizione popolare con oltre 500 firme, chiedendo al sindaco e alla giunta di procedere con il completamento degli interventi previsti: isola ecologica, area tra via Bissolati e via Corridoni, coinvolgimento dell’università per l’assegnazione degli alloggi delle Tettoie agli studenti. Nel 2024 è infine iniziato il trasloco delle 42 famiglie ancora residenti nella Nave, il cui destino resta sospeso tra ipotesi di riqualificazione e definitivo abbattimento. Il quartiere oggi Altobello è oggi quartiere residenziale vivo, con coesione comunitaria e spazi pubblici conquistati in decenni di dibattito. Gli Ex Magazzini Generali, conservati e integrati con il Laguna Palace (2000) su via Torino, esemplificano un approccio alternativo alla rigenerazione: il nuovo edificio riprende il linguaggio lineare e orizzontale dei magazzini storici, aggiornandolo con materiali contemporanei e una volumetria misurata, trasformando l’area in un luogo di attracco e passeggiata che richiama l’antica funzione logistica. Le tre tettoie porticate di via Fornace, riuse nel 1927 ma nate come contenitori pluriuso della fornace ottocentesca, costituiscono ancora oggi un elemento identitario e di scala umana del quartiere. A riconoscimento del recupero della propria identità, su una delle pareti d’ingresso è stata apposta la scritta “Macallè”, su iniziativa del gruppo di ascolto dei cittadini: non più un’offesa, ma un nome da rivendicare. Il polo industriale di Altobello su Discovery Mestre Il sistema di fabbriche che crebbe sulle rive del Canal Salso è raccontato in più articoli collegati: Le Fornaci Da Re,…

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Scopificio Krull 14 Gennaio 2026

Hermann Krull Jr e l’attività partigiana a Mestre

Hermann Krull Jr | Discovery Mestre Hermann Krull Jr Seppe aiutare i partigiani malgrado la scelta della famiglia Storia Hermann Krull Jr fu figlio di quell’Hermann Krull che a Mestre fondò lo Scopificio Krull, mentre a Treviso rilevò la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana. “…Tutto quanto si concludeva all’Ortskommandantur veniva immediatamente comunicato ai reparti partigiani per mezzo del Signor Krull” Così recita un documento in possesso di Elisa Gera, presidentessa del Gruppo Acca Kappa e discendente di Hermann Krull Senior e Junior. L’attività di Hermann Krull Jr a Mestre a favore dei partigiani è documentata in molti atti e in molte affermazioni di uomini che parteciparono alla lotta clandestina contro l’occupante nazi-fascista, un’attività che avrebbe potuto mettere a repentaglio la sua stessa vita e quella della sua famiglia, ma che lui decise lo stesso di intraprendere seppur la sua famiglia fosse di origine tedesca e lui fosse entrato a far parte dell’Ortskommandatur di Mestre, evidentemente con uno scopo patriottico verso l’Italia. Testimonianze e atti a favore di Mestre L’8 maggio 1945 il Comandante della Piazza di Mestre rilasciava una dichiarazione in cui ringraziava Hermann Krull Jr per aver aiutato i partigiani mestrini a sfuggire dalle punizioni tedesche: “…nei suoi vari incarichi ricoperti presso l’ex Ortskommandatur di Mestre intervenne in diversi casi per prosciogliere militari italiani accusati di partigianeria, fece il massimo per evitare che militari partigiani nostri fossero fucilati e si adoperò encomiabile quando il Comando ‘Italia Libera’, vivente ancora la pseudo repubblica fascista, dichiarò al Capitano Von Slupetzky di voler trattare in nome dell’Italia patriota”. Furono vari i contributi dati da Krull Jr ai partigiani locali, una costante attività a favore della resistenza italiana che fu testimoniata da molti uomini da lui aiutati in quel periodo. Racconteremo alcuni episodi: un partigiano, Eros Tedesco, raccontò di aver trovato rifugio presso le sue proprietà per ben sette mesi evitando di dover combattere per il governo repubblichino, mentre il partigiano Ferruccio dalla Libera, ferito ed arrestato a seguito di uno scontro con il nemico, fu grazie a lui fatto fuggire. Alcuni membri della Polizia partigiana di Quero dichiararono che per ben tre volte il Krull impedì il loro arresto da parte dei tedeschi e nel 1944 il partigiano Giuseppe Battaglia, arrestato dalla X Mas, fu liberato grazie ad una sua finta telefonata, raccontata dal Battaglia stesso, in cui Krull Jr fingeva di ricevere l’ordine di spostare da Mestre l’arrestato. Durante lo spostamento il Battaglia riuscì a fuggire. Grazie all’intervento di Hermann si evitò per ben due volte che i tedeschi facessero brillare le mine dislocate sul territorio dell’entroterra veneziano. La prima volta riuscì ad evitare una strage e la distruzione del patrimonio pubblico e degli impianti di Marghera, mentre la seconda evitò che fecero detonare le mine poste fra la Farmacia Graziati di Piazza Ferretto e il Ramo della Beccaria, nella nota che riporta l’evento questo ramo del Marzenego viene chiamato Usellin. Galleria Immagini La famiglia di Herman Krull senior e il piccolo Hermann Krull Jr in una foto dell’epoca Bibliografia “Con quelle setole restavano tutti a bocca aperta” da un articolo su Sette, rivista. I grandi marchi Italiani di Enrico Mannucci Storia della Società Acca Kappa Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Scopificio Krull 14 Gennaio 2026

Hermann Krull un imprenditore fra Treviso e Mestre

Hermann Krull | Discovery Mestre Hermann Krull Fondatore dello Scopificio Krull e di Acca Kappa Storia Le origini e l’arrivo in Italia Hermann Krüll fu un giovane mercante prussiano originario della piccola città di Bad Wilsnack. Giunse a Venezia verso la metà dell’Ottocento, stabilendosi al Fondaco dei Tedeschi, tradizionale punto di riferimento per i commercianti dell’Europa settentrionale. All’interno del Fondaco avviò un’attività di import-export concentrata principalmente sui mercati cinese e asiatico: importava setole e pelli animali, mentre esportava soprattutto perle di Murano. Fin dagli esordi dimostrò un notevole talento imprenditoriale, che gli consentì di arricchirsi rapidamente e di consolidare una rete commerciale di respiro internazionale. La nascita dell’Acca Kappa Nel 1869 fondò a Treviso l’azienda H. Krüll & Co., rilevando e riorganizzando la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana, precedentemente di proprietà del signor Sironi. Inizialmente Krüll ne divenne socio nel 1898, per poi acquisirne la piena proprietà nel 1899, a seguito della necessità di Sironi di estinguere i debiti contratti nei suoi confronti. L’espansione a Mestre L’impresa trevigiana non fu l’unica iniziativa dell’imprenditore tedesco. Intorno al 1905 Krüll fondò a Mestre, lungo il Canal Salso (in zona via Forte Marghera, all’inizio di piazza XXVII Ottobre, dove oggi sorge il Tribunale per i Minorenni di Venezia), uno scopificio specializzato nella produzione di scope destinate prevalentemente all’esportazione verso il mercato mitteleuropeo. Lo stabilimento faceva parte del sistema di opifici sorti sulle rive del canale all’inizio del Novecento, insieme ad altri insediamenti industriali come lo scopificio Longo, e sfruttava la posizione strategica del Canal Salso per il trasporto delle merci via acqua. Le scope venivano poi caricate su carri e treni merci, mentre lo stabilimento impiegava numerose maestranze locali. L’attività rimase documentata a Mestre fino a tutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale, contribuendo in modo significativo all’economia industriale dell’area prima dell’affermazione del polo di Porto Marghera. Le vicissitudini durante la Prima Guerra Mondiale Nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana venne confiscata dalle autorità italiane, poiché Krüll aveva mantenuto la cittadinanza tedesca ed era quindi considerato cittadino di una nazione nemica. La società passò in gestione a una cooperativa di dipendenti, mentre la proprietà fu acquisita dalla Cassa di Risparmio di Treviso. Krüll riuscì a riacquistare l’azienda nel 1923, esponendosi con un prestito di due milioni di lire oro, debito che riuscì a estinguere poco prima della morte. Vita familiare Durante un viaggio in Germania Hermann Krüll conobbe l’olandese Hulda Jaap, che sposò e dalla quale ebbe sette figli: una femmina e sei maschi, tra cui Hermann Krüll Jr., divenuto noto per la sua attività partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante gli interessi imprenditoriali sia a Mestre sia a Treviso, Hermann scelse Treviso come residenza stabile, facendo costruire una villa nei pressi dell’opificio. La successione e la morte Hermann Krüll morì nel 1936, lasciando l’azienda ai cinque figli maschi superstiti: Hermann Jr., Walter, Augusto, Günther e Fritz. Günther morì nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale, Augusto nel 1961, Fritz nel 1977, mentre Hermann Jr. e Walter scomparvero entrambi nel 1984. Augusto Krüll si distinse come appassionato collezionista ed esperto di reperti archeologici, rinvenuti soprattutto nell’area del Montello. Alla sua morte, la collezione venne ceduta al Museo Civico di Crocetta del Montello. Fu inoltre amico del noto esploratore e imprenditore Giancarlo Ligabue. Galleria Immagini La famiglia di Hermann Krüll in una foto storica Ritratto storico di Hermann Krüll, fondatore di Acca Kappa Operai all’esterno dell’opificio lungo il Canal Salso Il portone d’ingresso del Tribunale dei minori dove vi fu lo scopificio Lo Scopificio Krull di Via Forte Marghera così come appariva (Foto Paolo Pavan) Pubblicità storica dei prodotti Acca Kappa Bibliografia “Con quelle setole restavano tutti a bocca aperta” da un articolo su Sette, rivista. I grandi marchi Italiani di Enrico Mannucci Storia della Società Acca Kappa Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Scopificio Krull 03 Gennaio 2026

Lo scopificio Krull

Scopificio Krull | Discovery Mestre Scopificio Krull Un’industria italo-prussiana a Mestre L’area industriale del Canal Salso: lo scopificio Krull Sorto sulle sponde del Canal Salso, lo scopificio Krull rappresentò una delle più importanti realtà industriali di Mestre nel primo Novecento. Il suo insediamento avvenne in un’area che, a partire dalla metà dell’Ottocento, si era affermata come uno dei principali poli produttivi e logistici della terraferma veneziana, antecedente allo sviluppo di Porto Marghera. La presenza del canale navigabile e della ferrovia, i cui binari penetravano direttamente all’interno degli stabilimenti, garantiva un’elevata intermodalità, favorendo l’insediamento di numerose attività industriali lungo il Canal Salso. Hermann Krull, un imprenditore di successo a Mestre Lo scopificio fu fondato intorno al 1905 dall’imprenditore prussiano Hermann Krull, originario di Bad Wilsnack e attivo a Venezia dalla fine dell’Ottocento, dove risiedeva presso il Fondaco dei Tedeschi. Già nel 1899 Krull aveva acquisito la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana, considerata l’antesignana dell’attuale marchio Acca Kappa. Con il nuovo impianto di Mestre, l’azienda si specializzò nella produzione di scope e articoli affini, utilizzando setole importate prevalentemente dalla Cina e da altri mercati asiatici. La scelta di localizzare lo stabilimento lungo il Canal Salso rispondeva a precise esigenze logistiche, legate a un commercio di respiro intercontinentale che comprendeva anche l’esportazione di perle di Murano. Un progetto all’avanguardia Il complesso industriale, progettato dall’architetto veneziano Giovanni Sardi, occupava una superficie considerevole e presentava una configurazione tipica dell’archeologia industriale dell’epoca. L’impianto si articolava attorno a due ampi cortili interni, con corpi di fabbrica lineari a pianta libera, larghi circa dieci metri, costituiti da tettoie con capriate lignee e da edifici su due piani sostenuti da una fila centrale di pilastri. Il corpo frontale, più rappresentativo, si sviluppava per circa novanta metri lungo il Canal Salso ed era caratterizzato da un piano superiore privo di pilastri intermedi, coperto da un tetto a capriate, soluzione che consentiva la massima flessibilità degli spazi produttivi. Il volume complessivo del complesso era stimato intorno ai 20.000 metri cubi. Crisi e lavoro tra le due guerre Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, l’azienda impiegava circa 450 operai tra gli stabilimenti di Mestre e Treviso, configurandosi non solo come un importante centro produttivo, ma anche come un fondamentale riferimento sociale per la comunità locale, in particolare per il quartiere di Altobello. Molti lavoratori vi entravano in giovane età e vi rimanevano fino alla Seconda Guerra Mondiale, creando un legame profondo tra la fabbrica e la vita quotidiana del territorio. Nel 1913 una grave crisi finanziaria legata ai rapporti commerciali con la Germania portò al licenziamento di 120 operai a Mestre, suscitando un allarme sociale tale da attirare l’attenzione del ministro competente. Il declino dello stabilimento iniziò a manifestarsi tra gli anni Venti e Trenta, aggravato da mutamenti infrastrutturali e geopolitici. L’interramento della testata del Canal Salso nel 1927 compromise l’accesso diretto via acqua, mentre la nascita del polo industriale di Porto Marghera sottrasse centralità agli insediamenti storici lungo il canale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stabilimento subì ulteriori penalizzazioni a causa delle confische belliche, segnando l’inizio di una lunga fase di dismissione. Una nuova vita Nonostante il valore storico e documentario del complesso fosse stato sottolineato in numerosi studi dall’urbanista Giorgio Sarto, che lo considerava un episodio emblematico di archeologia industriale e una testimonianza fondamentale della transizione tra Ottocento e Novecento, i successivi piani urbanistici interpretarono l’area come una superficie libera. Ciò portò alla demolizione della quasi totalità del complesso, salvando soltanto il corpo frontale affacciato su Piazza XXVII Ottobre. Dopo essere rimasto a lungo inutilizzato e in stato di degrado, l’edificio superstite è stato infine recuperato e trasformato nella sede del Tribunale dei Minorenni. Resta oggi uno dei capitoli più significativi dell’industrializzazione di respiro internazionale nella terraferma veneziana del primo Novecento. Acca Kappa: l’eredità di Hermann Krull Le sorti dei due principali stabilimenti realizzati da Hermann Krull presero strade diametralmente opposte nel secondo dopoguerra. Mentre lo scopificio di Mestre cessò definitivamente l’attività, lasciando per decenni un vuoto fisico e simbolico nel tessuto urbano, l’opificio di Treviso riuscì a superare la crisi e a riorganizzarsi con successo. Proprio da quest’ultimo ebbe origine la continuità imprenditoriale che condusse alla nascita e allo sviluppo di Acca Kappa, azienda specializzata nella produzione di spazzole, profumi e accessori per la cura della persona, oggi riconosciuta a livello internazionale. La vicenda dei due stabilimenti riflette in modo emblematico le trasformazioni economiche e territoriali del secondo Novecento: da un lato la perdita di centralità degli insediamenti industriali storici di Mestre, dall’altro la capacità di adattamento e innovazione che permise all’azienda trevigiana di sopravvivere e prosperare. L’eredità di Hermann Krull rimane così duplice: una memoria industriale in parte scomparsa nel paesaggio urbano mestrino e, al tempo stesso, una storia imprenditoriale ancora viva, che continua a legare il nome di Krull a un’eccellenza produttiva riconosciuta nel mondo. Il polo industriale di Altobello su Discovery Mestre Il sistema di fabbriche che crebbe sulle rive del Canal Salso è raccontato in più articoli collegati: Le Fornaci Da Re, la company town, primo nucleo produttivo del quartiere a partire dal 1849; Lo scopificio Krull, l’opificio del 1905 dell’imprenditore tedesco che diede vita all’Acca Kappa; La CLEDCA, lo stabilimento per traversine ferroviarie e la sua pesante eredità ambientale; La Carbonifera Industriale Italiana, la lavorazione del carbone e l’attuale polo tecnico comunale; e Gli Ex Magazzini Generali, la logistica integrata fra darsena e ferrovia, oggi affiancata dal Laguna Palace. Tutte queste realtà nacquero come prolungamento industriale della porta d’acqua di Mestre. La loro vicenda affonda nella storia del Canal Salso, l’arteria che le alimentava, e si intreccia con la rinascita del quartiere narrata in Altobello, una periferia rinata. Galleria Fotografica Ritratto storico di Hermann Krüll, fondatore di Acca Kappa Operai all’esterno dell’opificio lungo il Canal Salso Il portone d’ingresso del Tribunale dei minori, un tempo sede dello scopificio Lo scopificio Krull di Via Forte Marghera (foto Paolo Pavan) Lo Scopificio Zerbo di Chirignago, concorrente di Krull Il marchio Acca Kappa del 1938 Bibliografia «Vivere una città», in Kaleidos. Periodico dell’Università popolare di Mestre, n. 29, pp. 15–19, 21 aprile 2018. «Altobello: fare presto e fare bene», in Urbanistica Democratica, 15 marzo 1990. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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