Lo scopificio Krull
Scopificio Krull
L'area industriale del Canal Salso: lo scopificio Krull
Sorto sulle sponde del Canal Salso, lo scopificio Krull rappresentò una delle più importanti realtà industriali di Mestre nel primo Novecento. Il suo insediamento avvenne in un'area che, a partire dalla metà dell'Ottocento, si era affermata come uno dei principali poli produttivi e logistici della terraferma veneziana, antecedente allo sviluppo di Porto Marghera. La presenza del canale navigabile e della ferrovia, i cui binari penetravano direttamente all'interno degli stabilimenti, garantiva un'elevata intermodalità, favorendo l'insediamento di numerose attività industriali lungo il Canal Salso.
Hermann Krull, un imprenditore di successo a Mestre
Lo scopificio fu fondato intorno al 1905 dall'imprenditore prussiano Hermann Krull, originario di Bad Wilsnack e attivo a Venezia dalla fine dell'Ottocento, dove risiedeva presso il Fondaco dei Tedeschi. Già nel 1899 Krull aveva acquisito la Premiata Fabbrica di Spazzole Trevisana, considerata l'antesignana dell'attuale marchio Acca Kappa.
Con il nuovo impianto di Mestre, l'azienda si specializzò nella produzione di scope e articoli affini, utilizzando setole importate prevalentemente dalla Cina e da altri mercati asiatici. La scelta di localizzare lo stabilimento lungo il Canal Salso rispondeva a precise esigenze logistiche, legate a un commercio di respiro intercontinentale che comprendeva anche l'esportazione di perle di Murano.
Un progetto all'avanguardia
Il complesso industriale, progettato dall'architetto veneziano Giovanni Sardi, occupava una superficie considerevole e presentava una configurazione tipica dell'archeologia industriale dell'epoca. L'impianto si articolava attorno a due ampi cortili interni, con corpi di fabbrica lineari a pianta libera, larghi circa dieci metri, costituiti da tettoie con capriate lignee e da edifici su due piani sostenuti da una fila centrale di pilastri.
Il corpo frontale, più rappresentativo, si sviluppava per circa novanta metri lungo il Canal Salso ed era caratterizzato da un piano superiore privo di pilastri intermedi, coperto da un tetto a capriate, soluzione che consentiva la massima flessibilità degli spazi produttivi. Il volume complessivo del complesso era stimato intorno ai 20.000 metri cubi.
Crisi e lavoro tra le due guerre
Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, l'azienda impiegava circa 450 operai tra gli stabilimenti di Mestre e Treviso, configurandosi non solo come un importante centro produttivo, ma anche come un fondamentale riferimento sociale per la comunità locale, in particolare per il quartiere di Altobello. Molti lavoratori vi entravano in giovane età e vi rimanevano fino alla Seconda Guerra Mondiale, creando un legame profondo tra la fabbrica e la vita quotidiana del territorio.
Nel 1913 una grave crisi finanziaria legata ai rapporti commerciali con la Germania portò al licenziamento di 120 operai a Mestre, suscitando un allarme sociale tale da attirare l'attenzione del ministro competente.
Il declino dello stabilimento iniziò a manifestarsi tra gli anni Venti e Trenta, aggravato da mutamenti infrastrutturali e geopolitici. L'interramento della testata del Canal Salso nel 1927 compromise l'accesso diretto via acqua, mentre la nascita del polo industriale di Porto Marghera sottrasse centralità agli insediamenti storici lungo il canale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stabilimento subì ulteriori penalizzazioni a causa delle confische belliche, segnando l'inizio di una lunga fase di dismissione.
Una nuova vita
Nonostante il valore storico e documentario del complesso fosse stato sottolineato in numerosi studi dall'urbanista Giorgio Sarto, che lo considerava un episodio emblematico di archeologia industriale e una testimonianza fondamentale della transizione tra Ottocento e Novecento, i successivi piani urbanistici interpretarono l'area come una superficie libera. Ciò portò alla demolizione della quasi totalità del complesso, salvando soltanto il corpo frontale affacciato su Piazza XXVII Ottobre.
Dopo essere rimasto a lungo inutilizzato e in stato di degrado, l'edificio superstite è stato infine recuperato e trasformato nella sede del Tribunale dei Minorenni. Resta oggi uno dei capitoli più significativi dell'industrializzazione di respiro internazionale nella terraferma veneziana del primo Novecento.
Acca Kappa: l'eredità di Hermann Krull
Le sorti dei due principali stabilimenti realizzati da Hermann Krull presero strade diametralmente opposte nel secondo dopoguerra. Mentre lo scopificio di Mestre cessò definitivamente l'attività, lasciando per decenni un vuoto fisico e simbolico nel tessuto urbano, l'opificio di Treviso riuscì a superare la crisi e a riorganizzarsi con successo.
Proprio da quest'ultimo ebbe origine la continuità imprenditoriale che condusse alla nascita e allo sviluppo di Acca Kappa, azienda specializzata nella produzione di spazzole, profumi e accessori per la cura della persona, oggi riconosciuta a livello internazionale. La vicenda dei due stabilimenti riflette in modo emblematico le trasformazioni economiche e territoriali del secondo Novecento: da un lato la perdita di centralità degli insediamenti industriali storici di Mestre, dall'altro la capacità di adattamento e innovazione che permise all'azienda trevigiana di sopravvivere e prosperare.
L'eredità di Hermann Krull rimane così duplice: una memoria industriale in parte scomparsa nel paesaggio urbano mestrino e, al tempo stesso, una storia imprenditoriale ancora viva, che continua a legare il nome di Krull a un'eccellenza produttiva riconosciuta nel mondo.
Il polo industriale di Altobello su Discovery Mestre
Il sistema di fabbriche che crebbe sulle rive del Canal Salso è raccontato in più articoli collegati: Le Fornaci Da Re, la company town, primo nucleo produttivo del quartiere a partire dal 1849; Lo scopificio Krull, l'opificio del 1905 dell'imprenditore tedesco che diede vita all'Acca Kappa; La CLEDCA, lo stabilimento per traversine ferroviarie e la sua pesante eredità ambientale; La Carbonifera Industriale Italiana, la lavorazione del carbone e l'attuale polo tecnico comunale; e Gli Ex Magazzini Generali, la logistica integrata fra darsena e ferrovia, oggi affiancata dal Laguna Palace.
Tutte queste realtà nacquero come prolungamento industriale della porta d'acqua di Mestre. La loro vicenda affonda nella storia del Canal Salso, l'arteria che le alimentava, e si intreccia con la rinascita del quartiere narrata in Altobello, una periferia rinata.
Galleria Fotografica
Bibliografia
- «Vivere una città», in Kaleidos. Periodico dell'Università popolare di Mestre, n. 29, pp. 15–19, 21 aprile 2018.
- «Altobello: fare presto e fare bene», in Urbanistica Democratica, 15 marzo 1990.
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