L’area industriale di Altobello: La “Fornace Da Re”
La Factory Town Da Re
Un complesso industriale rivoluzionario nelle radici di Altobello
10 manufatti originali
Otto degli edifici originali sopravvissero alle trasformazioni del Novecento e sono ancora oggi leggibili.
Company Town
Il più grande insediamento pianificato dell'Ottocento a Mestre, con abitazioni, officine e magazzini.
1852-1885
Dalle mani di Gaetano Fedeli a quelle di Giuseppe Da Re: trent'anni di trasformazione del quartiere.
Le origini del sito: la famiglia Fedeli
La storia industriale di Altobello comincia prima ancora di Giuseppe Da Re. Nel 1841 Giacomo Fedeli aveva già fatto costruire un pontile sulla riva del Canal Salso antistante la sua fornace, segnale che l'area era già sede di attività produttiva. Secondo la "Lista dei maggiori estimati del Comune di Mestre" redatta il 27 ottobre 1849, l'area compresa tra l'attuale via Fedeli e il Canal Salso era passata prevalentemente in possesso della famiglia Fedeli, che vi aveva avviato una fornace per la produzione di laterizi e costruito case per i propri dipendenti.
In quest'area era già presente una fornace, come riportato in una mappa di Domenico Margutti del 1691: non è dato sapere di chi fosse e se il Fedeli la ristrutturò, ma tale dato desta un certo interesse. Nell'area attigua erano inoltre presenti Ca' Emo, che Da Re avrebbe poi acquistato e assorbito nella sua proprietà, e l'Osteria della Fornasa. Questi elementi ci fanno capire come questo luogo avesse una sua identità industriale già nel periodo veneziano, ben prima che la famiglia Fedeli vi insediasse la propria attività. Le case che ancora oggi si trovano in Via Fedeli sono ciò che resta di quella prima fase imprenditoriale.
1852: acquisto e trasformazione
Nel 1852 Giuseppe Da Re, all'età di soli 28 anni, acquistò la fornace da Gaetano Fedeli, rilevando insieme ai forni anche i magazzini e le case per operai già annesse al complesso. Nello stesso anno comprò anche Ca' Emo e un vasto terreno di proprietà della famiglia Foscari, entrambi assorbiti nell'insediamento produttivo. La doppia acquisizione segnò l'inizio di una trasformazione radicale: da piccola fornace di famiglia a quello che l'urbanista Giorgio Sarto avrebbe definito il più grande insediamento pianificato dell'Ottocento a Mestre.
Da Re non era soltanto un industriale. Era al tempo stesso affittuario terriero su vasta scala, mercante di granaglie e legnami e appaltatore edile: un imprenditore verticalmente integrato, capace di coordinare agricoltura, manifattura e commercio in un sistema unico. Le cronache lo descrivono come un padrone severo, poco amato dai dipendenti, ma indiscutibilmente capace. Al culmine della sua parabola era probabilmente l'uomo più ricco di Mestre. Morì il 9 dicembre 1885 cadendo contro un macchinario nella sua stessa fabbrica.
La posizione: tra Canal Salso e ferrovia
La scelta del sito non fu casuale. La Fornace Da Re si sviluppò sulla riva meridionale del Canal Salso, nel tratto compreso tra via Pepe a ovest e l'attuale viale Ancona a est, con il fronte principale affacciato sull'acqua. Teniamo presente che il canale artificiale che parte dal Canal Salso e arriva al Laguna Palace, però, fu realizzato nel 1908. Era una posizione logisticamente eccezionale: il Canal Salso permetteva l'arrivo via acqua dell'argilla estratta in laguna e del carbone importato, scaricati direttamente nei magazzini del complesso, mentre la ferrovia Venezia-Milano attiva dal 1846 garantiva l'esportazione rapida dei prodotti finiti verso il Nord Italia. Questa doppia infrastruttura era la spina dorsale dell'intero sistema. Fu proprio l'interramento parziale del Canal Salso nel 1927 a segnare l'inizio del declino dell'intero polo industriale di Altobello.
La Company Town Da Re
Il complesso contava dieci manufatti originali, di cui otto ancora esistenti al momento delle prime ricerche degli anni Ottanta del Novecento condotte da Giorgio Sarto. Tutti gli edifici del complesso erano accomunati da un elemento architettonico preciso: il fregio in cotto sotto la grondaia, che caratterizzava quasi tutti i manufatti collegati alla fornace Da Re, insieme ai pilastri ottogonali in cotto presenti nei corpi più importanti. Il cuore produttivo, i forni, era collocato nella parte centrale dell'insediamento lungo la riva del Canal Salso, dove era più agevole ricevere le materie prime via acqua.
Le Tettoie. Su via Fornace, oggi Via Guglielmo Pepe, si trovavano le tre cosiddette tettoie porticate, edifici pluriuso su due piani nati come contenitori flessibili del complesso industriale. Al piano terra ospitavano scuderie, fienili e magazzini; al piano superiore un'abitazione per i macchinisti e due per i braccianti. Giorgio Sarto, nel volume "Altobello, storia/analisi/proposte" (1985), le descrive come "contenitore pluriuso su 2 piani" sottolineandone il valore identitario e storico per il quartiere. Nel 1927 furono trasformate in case a schiera, edificate tra il 1927 e il 1930 sull'area industriale delle Fornaci Da Re. Il progetto del Contratto di Quartiere II (arch. Stefano Bassan, 2005) prevedeva il recupero della tettoia più a nord, con l'apertura dei portici su via Fornace come elemento di connessione pedonale verso il quartiere. Degli undici alloggi e quattro negozi previsti, il cantiere ha subito ritardi decennali: le consegne erano attese già dal 2019.
Le case a schiera di Via Fedeli. Le case a schiera che si attestavano sul Canal Salso ospitavano anche addetti alla fornace e sono state di recente ristrutturate. Si distinguono per l'angolo arrotondato verso il canale. Nel cortile interno, accessibile attraverso un grande arco, si trovavano le stalle porticate e locali per la fabbricazione dell'aceto. La struttura era caratterizzata da due piani più un granaio comune con colonne in mattoni che sorreggevano il tetto.
Le case dei lavoratori. Su via Fedeli si trovavano gli alloggi residenziali del complesso. La casa del direttore era l'abitazione di rappresentanza dotata di giardino e latrina. Le case dei fuochisti erano alloggi per gli operai specializzati nella gestione dei forni, anch'esse dotate di giardini e latrine. Le case degli operai e dei braccianti completavano il sistema abitativo, alcune ancora parzialmente visibili in Via Fedeli. L'insieme formava il nucleo residenziale della company town, dove la gerarchia lavorativa si rispecchiava nella qualità e posizione degli alloggi.
Lo stallo per cavalli. L'edificio che oggi ospita uffici, confinante con le vecchie case degli operai di Fedeli, era in origine uno stallo per cavalli: a testimoniarlo resta ancora oggi la testa di un cavallo in cotto murata su una parete esterna.
Il magazzino sul Canal Salso. Direttamente affacciato sul canale si trovava il grande magazzino annesso alla fornace, adibito a deposito di legname da costruzione. La sua struttura interna era articolata su tre piani colonnati: privo di divisioni orizzontali continue, presentava alte colonne che sorreggevano il tetto ad arco, soluzione tipica dell'architettura industriale ottocentesca per grandi volumi di stoccaggio. Gli ex Magazzini Da Re di Via Guglielmo Pepe, edificati nel 1875, coprono una superficie lorda di 1.292 mq, si affacciano su Piazza XXVII Ottobre con il retro collegato ad Altobello. Sono stati dichiarati bene culturale ai sensi del D.Lgs. 42/2004 il 14 dicembre 2009 e sono in proprietà di IVE Srl dal 2016. Il piano originario di recupero prevedeva una torre di 56 metri; il progetto definitivo approvato dalla giunta nel 2023, su proposta di Finimmobiliare con l'arch. Zanetti, prevede invece un edificio commerciale di 7.264 mc su un piano, altezza massima 5,60 metri, con 75 posti parcheggio e una piazza pubblica.
Le officine e la segheria. Collocate nella parte più interna del complesso, assicuravano il taglio dei legnami, la riparazione dei macchinari e la manutenzione continua di tutte le strutture. Completava il quadro un'area con uno squero, da cui deriva il nome originario di Via Fornace, in cui venivano costruite barche per i mestrini.
Le produzioni: dai laterizi ai forni Hoffmann
La produzione era ampia e si aggiornò tecnologicamente nel tempo. Al centro vi erano i forni da laterizi e ceramiche per mattoni e tegole, affiancati da una fornace da calce per la macinatura e la cottura di pietre e da impianti per la sagomatura di materiali da costruzione. In una fase successiva furono aggiunti impianti per la macinazione dello zolfo destinato all'agricoltura e all'industria. Le officine con segheria garantivano la lavorazione del legname sia per uso interno che per la vendita.
Negli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento Da Re introdusse i forni continui di tipo Hoffmann, tecnologia brevettata nel 1858 dall'ingegnere tedesco Friedrich Eduard Hoffmann. Il sistema era basato su un anello circolare o ovale di camere comunicanti attraverso cui il fuoco mobile avanzava progressivamente, recuperando in controcorrente il calore per il preriscaldo e il raffreddamento delle camere adiacenti. Il risultato era una riduzione dei consumi di combustibile fino al 70% rispetto ai forni tradizionali intermittenti, con tempi morti praticamente azzerati. Era la stessa tecnologia in uso nelle fornaci più avanzate di Gran Bretagna, Germania e Francia.
L'agricoltura che alimentava la fabbrica
L'attività industriale non era separata da quella agricola: le due si nutrivano a vicenda in un circuito chiuso. La famiglia Da Re possedeva direttamente terreni distribuiti fra Altobello, Favaro, Tessera e il Bottenigo. Oltre a questi, Giuseppe aveva preso in affitto circa 9.000 campi dal barone Bianchi, dalla contessa Sugana, dal conte Marcello e dalla Curia, su terreni distribuiti fra Roncade, Zerman, Dese, Marcon, Altobello, Favaro, Tessera e Bottenigo. Dai contadini riceveva grano da stoccare nei magazzini, ma soprattutto canne palustri, fascine e materiali combustibili per alimentare i forni, e fieno e foraggi per i cavalli da traino. L'agricoltura era un reparto funzionale della fabbrica, non un'attività parallela.
I contratti pubblici
La qualità della produzione si tradusse in commesse importanti. Da Re ottenne la fornitura di materiali per la ristrutturazione del Palazzo Comunale di Mestre e per la costruzione del nuovo cimitero cittadino nel 1865. Una lettera autografa di Giuseppe Da Re datata 1865, conservata nella Collezione Andrea Fusati, documenta direttamente la sua attività commerciale e la sua capacità di muoversi tra committenze pubbliche e private su scala urbana.
Parallelamente all'attività industriale, Da Re aveva acquisito nel 1852 il Palazzo Da Re in Piazza Ferretto: l'unico edificio della piazza a non confinare con nessun altro, dotato dell'unica altana su tutta Piazza Ferretto, tipica caratteristica veneziana. Eretto su terreno del nobile Stefano Valier e già residenza del Regio Commissario distrettuale dal 1836 al 1850, ospitò il 5 marzo 1867 Giuseppe Garibaldi che tenne un discorso dalla terrazza. Nel 1884 Da Re vi fece apporre una lapide commemorativa a Garibaldi, ancora visibile oggi sulla facciata. Anche noto come "Pavion" dal francese pavillon, il palazzo passò dopo il fallimento di Eugenio al Cavaliere Cesare Cecchini nel 1901 e successivamente, a metà Novecento, al cantante d'opera Domenico Zennare. Dopo anni di chiusura delle saracinesche, il palazzo punta oggi a riaprire circa 2.000 metri quadri di spazio con sette negozi al piano terra, uffici ai piani superiori e un appartamento con maxi terrazza.
Dopo Da Re: il polo industriale si trasforma
Alla morte di Giuseppe Da Re nel 1885 il complesso non si fermò. Dopo il fallimento del figlio Eugenio, le attività passarono a Domenico Toniolo, Giuseppe Fabbris e Luigi Pallotti e infine, il 4 novembre 1905, alla ditta Piero Trevisan. Con Trevisan iniziò la trasformazione dell'area dalla produzione di laterizi alla lavorazione del carbone, che sfociò nella fondazione della Carbonifera Industriale Italiana nel 1909, insediata sulla riva meridionale del Canal Salso all'angolo tra l'attuale viale Ancona e via Altobello (oggi viale Ancona 41-63). Nel 1908 il Canal Salso era stato ampliato mediante un canale artificiale perpendicolare che creava banchine più prossime ai nuovi stabilimenti, mentre la ferrovia era stata estesa fino all'area di via Torino penetrando nel comparto lungo le nuove darsene. La Carbonifera riutilizzò magazzini, officine, tettoie e scuderie senza demolizioni radicali, adattandole alla lavorazione del carbone.
Proprio di fronte, sull'altra sponda del Canal Salso, nel 1905 sorse lo scopificio Krull dell'imprenditore tedesco Hermann Krull, con un fronte di novanta metri sul canale e circa 20.000 metri cubi di volumetria. Poco più a est, intorno al 1908, nacque la CLEDCA tra viale Ancona e via Torino, specializzata nella produzione di traversine ferroviarie impregnate con creosoto. In pochi anni l'area di Altobello era diventata uno dei poli manifatturieri più densi della terraferma veneziana.
Il declino arrivò negli anni Venti e Trenta. L'interramento parziale del Canal Salso nel 1927 tagliò la via d'acqua su cui tutto il sistema era imperniato. La concorrenza crescente di Porto Marghera assorbiva capitali e manodopera. Negli anni Cinquanta e Settanta CLEDCA e Carbonifera chiusero progressivamente, lasciando nell'area contaminazioni da idrocarburi e creosoto che hanno richiesto bonifiche protratte per decenni da parte di Italgas, con investimenti di circa 10 milioni di euro.
Ciò che resta oggi
Otto dei dieci manufatti originali del complesso Da Re sono sopravvissuti alle trasformazioni del Novecento. Le ex tettoie di via Fornace sono oggi case a schiera in attesa di piena riattivazione dopo il recupero ATER. Il magazzino sul Canal Salso con i tre piani colonnati è leggibile nella sua struttura originaria. Le case a schiera con l'angolo arrotondato e il cortile con stalle porticate sono state di recente ristrutturate. Lo stallo per cavalli ospita uffici con la testa di cavallo in cotto ancora in facciata. La Carbonifera in viale Ancona 41-63 ospita il polo tecnico del Comune di Venezia, ristrutturata preservando l'impronta industriale originale con capannoni in laterizio e tettoie. Gli ex Magazzini Da Re attendono il progetto commerciale approvato nel 2023.
Il Contratto di Quartiere Altobello (2005-2014), con investimenti pubblici e privati per un totale di 40 milioni di euro, ha interamente riqualificato 61 edifici residenziali ATER, pedonalizzato alcune aree e aperto un parco pubblico su sette ettari di territorio comunale degradato. Via Guglielmo Pepe, che nell'Ottocento si chiamava Via Fornace, conserva nel nome e nel tracciato la memoria del fronte principale del complesso. Giorgio Sarto, che negli anni Ottanta riscoprì il complesso conducendo laboratori scolastici con l'Istituto "Giorgio Massari" e pubblicando il volume "Altobello, storia/analisi/proposte" (Comune di Venezia, 1985), lo aveva individuato come il più importante esempio di archeologia industriale ottocentesca a Mestre, e come tale merita di essere ricordato.
Le proprietà Da Re nel territorio mestrino
Il polo industriale di Altobello su Discovery Mestre
Il sistema di fabbriche che crebbe sulle rive del Canal Salso è raccontato in più articoli collegati: Le Fornaci Da Re, la company town, primo nucleo produttivo del quartiere a partire dal 1849; Lo scopificio Krull, l'opificio del 1905 dell'imprenditore tedesco che diede vita all'Acca Kappa; La CLEDCA, lo stabilimento per traversine ferroviarie e la sua pesante eredità ambientale; La Carbonifera Industriale Italiana, la lavorazione del carbone e l'attuale polo tecnico comunale; e Gli Ex Magazzini Generali, la logistica integrata fra darsena e ferrovia, oggi affiancata dal Laguna Palace.
Tutte queste realtà nacquero come prolungamento industriale della porta d'acqua di Mestre. La loro vicenda affonda nella storia del Canal Salso, l'arteria che le alimentava, e si intreccia con la rinascita del quartiere narrata in Altobello, una periferia rinata.
Galleria Immagini
Bibliografia
- Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell'Ottocento, Editoriali il Programma.
- Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo.
- Sarto, Giorgio (a cura di). Altobello, storia/analisi/proposte. Comune di Venezia, 1985.
- Sarto, Giorgio e collaboratori. Catalogo "Mestre Novecento". Il secolo breve della città di terraferma. Centro Culturale Candiani, Mestre, 2007-2008.
- Kaleidos. Periodico dell'Università popolare di Mestre. "Vivere una città", n. 29, pp. 15-19, 21 aprile 2018.
- Urbanistica Democratica. "Altobello: Fare presto e fare bene". 15 marzo 1990.
- storiAmestre. Contributi su Altobello e Canal Salso. storiamestre.it
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