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Da Canaletto al Bellotto: Piazza Barche nei quadri dei grandi

<a href="https://www.discoverymestre.com/piazza-barche-nei-primi-anni-del-novecento/">Piazza Barche</a> e i grandi vedutisti: Mestre dipinta da Canaletto e Bellotto | Discovery Mestre

Piazza Barche e i grandi vedutisti

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Piazza Barche nel XVIII secolo

Piazza Barche nel XVIII secolo fu un punto nevralgico della storia della Serenissima che aveva in essa un centro di scambio di merci fra Venezia e l'entroterra. Un porto intermodale come si chiamerebbe oggi dove la merce arrivava con carrozze trainate da cavalli e veniva spedita a Venezia attraverso il Canal Salso. Qui arrivavano le merci provenienti da più direttrici e qui in quel periodo sorsero anche la villa Durazzo e il Teatro Balbi. Forse il periodo storico più florido per Mestre.

Tre quadri raccontano Piazza Barche

I tre quadri che rappresentano Mestre sono stati realizzati dal Canaletto, da Bernardo Bellotto e da un autore quasi contemporaneo che copiò il Canaletto e raffigurano Piazza Barche così come appariva all'epoca.

In essi si può vedere l'antica edicola votiva posta alla testa del Canale, la Posta in cui venivano accolti e cambiati i cavalli dei corrieri e gli edifici che si affacciavano sul Canal Salso. Le barche ormeggiate lungo il canale aspettano la merce destinata a Venezia o la portano da Venezia per essere venduta nell'entroterra. Le persone raffigurate sono eleganti e ciò si può capire che la piazza accoglieva persone di ogni estrazione sociale.

Senz'altro per meritare questa attenzione da parte di pittori così importanti per l'epoca come il Canaletto e suo nipote il Bellotto quest'area di Mestre deve essere stata fra le più importanti d'entroterra veneziano.

L'opera del Canaletto è stata realizzata all'incirca nel 1740 ed è di proprietà della Bemberg Fondation di Tolosa, mentre l'opera attribuita a suo nipote il Bellotto è di proprietà di un collezionista privato che vive in Gran Bretagna. Vi è poi la terza opera che è definita opera posteriore al Canaletto e che ne riproduce la raffigurazione che l'artista veneziano dava di Piazza Barche.

Perché i grandi vedutisti dipinsero Mestre

Nel Settecento la veduta, cioè la rappresentazione fedele e topograficamente riconoscibile di luoghi e città, divenne uno dei generi più richiesti della pittura veneziana. I protagonisti furono Antonio Canal, detto il Canaletto, e suo nipote Bernardo Bellotto, capaci di restituire con precisione quasi fotografica scorci urbani, canali e architetture. Le loro tele erano molto ambite dai viaggiatori stranieri, soprattutto inglesi, che durante il Grand Tour acquistavano vedute come prezioso ricordo del viaggio in Italia. In questo contesto, l'attenzione rivolta a Mestre e alla sua Piazza Barche non è casuale: significa che quel piccolo porto di terraferma, snodo dei traffici fra Venezia e l'entroterra, era considerato un soggetto degno della grande pittura, alla pari di scorci ben più celebri della laguna.

Le tre opere

La prima opera è la Vista di Mestre di Canaletto, databile intorno al 1740, oggi conservata alla Fondation Bemberg di Tolosa (inventario 1010). È un olio su tela che mostra l'approdo del Canal Salso animato da imbarcazioni e figure, con gli edifici della testata del canale e l'antica Posta. Negli ultimi anni l'opera ha viaggiato in mostre internazionali dedicate alla collezione Bemberg, segno del prestigio che le viene riconosciuto.

La seconda opera, La riva delle Barche e l'Antica Posta, è tradizionalmente attribuita a Bernardo Bellotto e appartiene a un collezionista privato in Gran Bretagna. Rispetto alla veduta del Canaletto mostra un assetto più tardo degli edifici, con dettagli architettonici che, come vedremo, hanno fatto sorgere dubbi sull'effettiva paternità dell'opera.

La terza opera, Mestre alle Barche, è una versione realizzata da un autore successivo che riprese e riprodusse la composizione del Canaletto. La pratica di copiare le vedute dei maestri era diffusa nel Settecento: le repliche soddisfacevano la forte domanda di immagini di città italiane da parte dei viaggiatori, e oggi documentano la fortuna e la circolazione di quelle composizioni.

Un dubbio sull'attribuzione a Bellotto

Proprio sull'opera attribuita a Bernardo Bellotto è doveroso segnalare un'ipotesi più recente. Secondo gli autori del volume Mestre. Architetture nel tempo (Corrado Balistreri, Dario Zanverdiani, Giuseppe Brombin), il dipinto raffigurante la Riva delle Barche e l'Antica Posta non sarebbe in realtà opera di Bellotto. La veduta sembra infatti posteriore di oltre vent'anni rispetto a quelle del Canaletto, e mostra un edificio, il magazzino doganale con il portale ad arco trionfale, che fu costruito solo nel 1766: a quell'epoca Bellotto si era da tempo trasferito all'estero, lontano dall'Italia. L'attribuzione tradizionale al «nipote del Canaletto», dunque, resta secondo questi studiosi tutta da verificare.

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