14 Gennaio 2026

Il primo porto di Mestre: Cavergnago

Il Porto di Cavergnago | Discovery Mestre Il Porto di Cavergnago Il primo porto di Mestre Il «Flumen de Mestre» e il centro economico mestrino «… prendono vita i traffici tra le isole e la terraferma, ed il canale che può dare più comode comunicazioni con quest’ultima è quello di Canale di San Secondo che, scavato prima dalle correnti del Musone e successivamente da quelle del Marzenego, costituisce la via più rapida e sicura per i commerci fin dagli albori della storia veneziana.» (Luigi Brunello, Mestre – Il porto, il castello, 1971) Bonaventura Barcella, nella sua opera Notizie storiche del Castello di Mestre, descrive come Treviso e Venezia avessero creato una rete di porti finalizzata al controllo dei traffici di merci. Questi scali erano collocati sia all’interno della laguna di Venezia sia lungo i fiumi che vi confluivano. Si trattava di approdi intermodali, dove le merci venivano trasbordate dalle barche alle carrozze o ad altre imbarcazioni per proseguire il viaggio. Poiché Treviso e Venezia erano governate da entità politiche distinte, il transito delle merci era soggetto al pagamento di una muda, una tassa riscossa dal mudaro incaricato. Il Porto di Cavergnago si sviluppò sotto la signoria trevisana, in quanto il territorio mestrino apparteneva al distretto di Treviso. Esso rivestì un ruolo fondamentale per l’economia locale, poiché si affacciava direttamente sulla laguna di Venezia, consentendo un collegamento agevole con la Via Annia e con le principali vie di terra dell’epoca: la Trevisana (l’antico Terraglio), la Padovana (lungo la Riviera del Brenta) e la Castellana. Secondo la tradizione storiografica locale, un tempo il Marzenego, noto anche come Flumen de Mestre, aveva un alveo (o un ramo) che si prolungava verso l’area dell’attuale Canale di Cannaregio. La navigazione verso Venezia rimase possibile anche dopo le trasformazioni della laguna, con la foce del fiume situata nelle vicinanze di Campalto. Si ipotizza inoltre che il Castelvecchio fosse stato eretto anche per difendere le vie di accesso provenienti dall’entroterra, attraverso queste principali arterie, verso il Porto di Cavergnago. La localizzazione e i traffici (IX–XIV secolo) Il Porto di Cavergnago cominciò probabilmente a essere frequentato fin dal IX secolo: il nome «Caverniacus» compare già in documenti dell’epoca di Ottone III. A tanti secoli di distanza dalla sua scomparsa è impossibile individuarne l’esatta ubicazione puntuale, ma come tutti gli scali commerciali non lo si può pensare concentrato in una determinata località: si sviluppava lungo le rive del Marzenego nella zona compresa in un rettangolo i cui lati approssimativamente potevano essere da una parte le attuali Via Colombo e Via Triestina, dall’altra Via Marghera e Via Bissuola. Ormai nelle recenti mappe e anche in quelle più antiche non è possibile individuare niente: non c’è che il nome alla sinistra del Marzenego, lo stesso nome che con dicitura inesatta è stato dato alla strada che collega Bissuola alla Statale Triestina: Cavergnaghi. Per molto tempo, dal IX secolo e forse anche prima, fino oltre il 1362, a questa località e a questo porto venne convogliato quasi tutto il traffico commerciale diretto da Venezia alla Terraferma, e qui si davano convegno i mercanti delle città della pianura padana e dei paesi d’oltralpe. Il Filiasi nelle Memorie storiche dei Veneti primi e secondi lo descrive come un luogo dove «fondachi e magazzini e grande negozio facevano co’ Trevigiani ed altri popoli del continente», con le «Cavane» dove si fermavano i navigli veneziani: il termine veneto cavana indica un luogo sicuro dove raccogliere le barche. Il rione di S. Maria della Salute si chiamava anticamente Borgo dei Tedeschi perché ivi avevano alloggi e depositi i mercanti germanici che frequentavano Cavergnago. Non lontano dal porto confluivano tre importanti strade: il Terraglio, la Castellana e la Padovana. Il Castello di Mestre aveva una porta rivolta a levante, detta porta di Altino o dei Mulini, che comunicava direttamente con il porto tramite quella che è oggi Via Caneve, la vecchia strada comunale di Bissuola segnata nelle antiche mappe con il nome di «Strada di Urlando». Una mappa datata 5 maggio 1694, conservata all’Archivio di Stato di Venezia, disegnata da Domenico Bocchetti Proto ordinario del Magistrato delle Rason Vecchie, indica le vie che univano Mestre a Carpenedo, Favaro e Bissuola. Lungo il percorso verso Bissuola si leggono annotazioni relative a due fosse in corrispondenza di un antico ponte distrutto, già citate dal Filiasi come «Cavane» sul lato sinistro del Marzenego. La prossimità del Porto di Cavergnago alla via consolare romana Annia è un elemento di grande rilievo storico-archeologico. La via Annia è riportata nelle cartografie moderne con il nome di «strada di Orlando» ed è oggetto di un progetto di legge per la sua valorizzazione. All’altezza dell’attuale Via del Miglio si diparte in direzione sudovest un percorso singolarmente rettilineo che punta verso l’area del paleoalveo del Marzenego, ancora leggibile nelle cartografie storiche. Nell’area sono stati rinvenuti resti di una strada pavimentata in trachite e reperti archeologici nel sito denominato «villa Crusca» in località Bissuola, testimonianze di un insediamento antico che precede lo stesso porto medievale. Il porto di Cavergnago nel periodo trevisano «Mestre, luogo di gran traffico, di grande concorso era nei secoli VIII, IX e X a cagione di un porto vicino, nel quale i Veneziani avevano ottenuto di fabbricare alcune proprie mansioni, di mantenere un gastaldo ducale per le faccende mercantili, e fruire perfino in parte dei diritti e dei dazi colà riscossi, sebbene non altro pagassero che quattro bisanti d’oro, ovvero due lire di denari venete, al Vescovo di Treviso, padrone dei luoghi.» (Paoletti, Il Fiore di Venezia, Venezia 1837, vol. I) Nel 905 Berengario, re d’Italia, con un diploma concesse al vescovo di Treviso Adalberto il diritto di riscuotere dazi e mude «sulla Dogana di Trevigi di dentro e di fuori, e per esteso per tutto il distretto del quale faceva parte Mestre». Il vescovo riconobbe al re due porzioni della dogana. Questo privilegio fu successivamente confermato dall’imperatore Ottone III nel 991 e nel 996 al vescovo Rozzone Calza. Il vescovo Rozzone Calza (969–1002) intervenne per disciplinare il possesso dell’area di Cavergnago e i rapporti con i vicini veneziani. Nel documento di fondazione dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Mogliano del 997, Rozzone concedeva all’abate Vitale, tra l’altro, la proprietà della corte di Cavergnago. Questa donazione fu in seguito confermata da Rambaldo II e dallo stesso imperatore Ottone III. Nel 1074 l’abbazia fu trasformata in monastero e la titolarità sul porto passò alla badessa. Per quanto riguarda i rapporti tra Venezia e Treviso sul controllo del porto, l’imperatore Ottone III, con un documento del 1001, autorizò il vescovo di Treviso a concedere al doge Pietro Orseolo II il privilegio di utilizzare il Porto di Cavergnago per i traffici veneziani. Già in precedenza, lo stesso Rozzone si era accordato con il doge Pietro I Orseolo per assegnare ai veneziani il possesso di tre magazzini e il diritto di riscuotere un terzo delle gabelle e dei dazi, eccetto quelli dovuti dai sudditi imperiali. Il 3 maggio 1152 papa Eugenio III, con la bolla Justis fratrum, riconobbe al vescovo di Treviso Bonifacio la proprietà del castello, del porto e del borgo, confermando di fatto il privilegio dei veneziani sul porto. Secondo Giambattista Verci nella Historia degli Eccelini, nel 1173 scoppiò una disputa tra il signore di Caurignago (Cavergnago), Almerico Buz, e il vescovo di Treviso Ulderico III (1157–1179). Ezzelino da Romano, giudice del contenzioso, il 16 febbraio 1173 assolse il vescovo dalle pretese di Almerico relative alle mude e alle gabelle di Caurignago, dichiarando che tali diritti spettavano interamente al vescovado. Assolse invece Almerico dall’obbligo di restituire il borgo al vescovo e gli concesse di edificarvi case «a suo talento». Gli impose tuttavia di non impedire al vescovo la riscossione delle gabelle, di lasciare libero il transito a passeggeri e naviganti e di non deviare il corso del fiume Marzenego. Una vertenza del 1173 tra il Vescovo di Treviso ed un certo Almerico Buz stabilisce formalmente che il Teloneo e la Muta dei mercanti e delle navi si trovavano a Cavergnago «inferius prope flumen de Mestre, usque ad aquam salsam»: il porto era dunque posizionato lungo il Marzenego fino all’acqua salata, cioè fino alla laguna. La conquista veneziana e il declino del porto Treviso non fu mai un vicino facile per Venezia, anche a causa dei frequenti cambiamenti di governo che caratterizzavano la città. Controllare Treviso significava per i nuovi signori poter dominare il territorio mestrino, con gravi rischi per l’economia e la sicurezza della Serenissima. Gli ultimi signori di Treviso che ebbero il controllo di Mestre furono i veronesi Della Scala, i quali nel 1317 insediarono mercenari tedeschi a difesa del Castelnuovo di Mestre. Questo mutamento di regime spinse Venezia a intervenire. Dopo un primo tentativo fallito, il 29 settembre 1337 il capitano veneziano Andrea Morosini corruppe i 400 mercenari tedeschi che difendevano il castello, ottenendo l’ingresso dopo l’uccisione del capitano trevisano. Pochi anni più tardi Venezia conquistò definitivamente anche Treviso. Una volta entrata a far parte del dominio veneziano, Mestre fu oggetto di importanti trasformazioni. Padroni del territorio alle spalle della Laguna fin dal 1341, i Veneziani avevano già deciso la costruzione di un gran canale che collegasse Mestre con Marghera: era quest’ultimo un centro abitato sorto lungo le rive del Marzenego dove c’erano una chiesa, delle case, un’osteria ed un albergo. L’intervento più significativo fu la realizzazione della Fossa Gradeniga, avviata con Ducale del 12 aprile 1362, utilizzando quanto rimaneva dell’antico alveo del Musone. Questo canale, detto anche Canal Salso o Canale di Mestre, partiva poco distante dal Borgo di San Lorenzo e sfociava in laguna nei pressi del Canale di San Secondo. Dal 1362 tutto il movimento delle merci che prima si svolgeva attraverso il porto di Cavergnago avvenne lungo il nuovo canale, trovando Mestre come punto di confluenza delle più importanti vie di comunicazione che portavano alle città dell’entroterra. L’epicentro delle vie di comunicazione si spostò e si avvicinò maggiormente al Borgo di S. Lorenzo, che ormai per tutti i secoli seguenti avrebbe costituito il più importante nodo di vie attraverso il quale si sarebbe mosso il commercio tra Venezia e la Terraferma. La nascita della Fossa Gradeniga segnò così l’inizio del declino del Porto di Cavergnago, che tuttavia mantenne una qualche attività residua fino al XV secolo, e favorì lo sviluppo del borgo di Mestre e la nascita di quella che sarebbe diventata nota come Piazza Barche. Le anse fossili del tracciato fluviale originario del Marzenego sono ancora oggi leggibili nell’area compresa tra Via Bissuola e il fiume Marzenego-Osellino. Questi paleoalvei, insieme ad altri tracciati fluviali oggi scomparsi, hanno probabilmente condizionato l’assetto storico del territorio e generato la caratteristica toponomastica locale (Bissagola, Bissa, Bissuola). L’assetto attuale è frutto delle grandi opere idrauliche della Repubblica Serenissima nel 1783-84: il «Taglio Nuovo» dell’Osellino fu ideato e realizzato dall’ingegnere Tomaso Scalfuroto, responsabile del Catastico, definito dai contemporanei «scrupoloso osservatore e risolutore dei problemi idraulici della terraferma fra Mestre e Treviso». Galleria Immagini La Villa di Cavergnago nel Catastico Scalfuroto del 1782 «Vista di Mestre» – Canaletto (ca 1744) Raccolta dei principali piani dei porti e rade del Mediterraneo — Joseph Roux, ed. Yves Gravier, Genova, 1804 Bibliografia Barcella, Bonaventura. Notizie storiche del Castello di Mestre, Centro Studi Storici. Brunello, Luigi. Il porto di Cavergnago, in «Quaderno di Studi e Notizie», Centro di Studi Storici di Mestre, n. 7-8, 1966-1967. Brunello, Luigi. Mestre – Il porto, il castello, Centro Studi Storici di Mestre, 1971. Filiasi, Giacomo. Memorie storiche de’ Veneti primi e secondi. Fapanni, Francesco Scipione. La Congregazione di Martellago, a cura di Danilo Zanlorenzi, Il Giardini. Paoletti, Pietro. Il Fiore di Venezia, Venezia, 1837. Verci, Giambattista. Historia degli Eccelini. Consorzio di Bonifica Acque Risorgive, Studio Altieri. Riqualificazione ambientale del basso corso del fiume Marzenego-Osellino. Rilevanza storico naturalistica e opportunità di intervento, settembre 2015. × Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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14 Gennaio 2026

Vittorio Felisati

Vittorio Felisati | Discovery Mestre Vittorio Felisati Il pittore mestrino del Novecento Biografia Vittorio Felisati (Mestre, 9 marzo 1912 – Venezia, 21 novembre 2004) è stato un pittore italiano attivo per oltre settant’anni, considerato uno dei principali interpreti del paesaggio veneto e della memoria visiva di Mestre nel Novecento. Era fratello del partigiano Giovanni Felisati, figura importante della Resistenza mestrina. Dopo gli studi presso la Scuola d’Arte di Mestre — frequentata insieme a Luigi Candiani sotto la guida del professor Giuseppe Urbani De Gheltof — Felisati iniziò a entrare nel circuito espositivo locale, ottenendo i primi riconoscimenti con la partecipazione alla collettiva dell’Opera Bevilacqua La Masa, trampolino di lancio per molti artisti veneziani e veneti del periodo. Tra gli anni Trenta e Quaranta avviò un percorso espositivo regolare che lo portò a partecipare a concorsi, premi nazionali e rassegne venete, consolidando progressivamente la sua presenza nel panorama artistico regionale. Col passare dei decenni il suo lavoro divenne un riferimento per la pittura di paesaggio nella terraferma veneziana, sia per l’impianto lirico delle sue vedute sia per il valore documentario delle sue rappresentazioni di Mestre, della campagna e della laguna. La sua carriera espositiva proseguì fino agli anni Duemila con mostre personali, retrospettive e presenze in collezioni ecclesiastiche e civiche: opere sue sono tuttora conservate nella chiesa di Carpenedo, nella chiesa dei Cappuccini, nella Municipalità di Mestre e al Centro Don Vecchi. Dopo la sua scomparsa nel 2004, il suo lavoro è stato più volte oggetto di rassegne celebrative, sia in Italia che all’estero. Attività artistica L’attività artistica di Vittorio Felisati si caratterizza per un’intensa partecipazione a premi e concorsi a partire dal secondo dopoguerra. È documentata la sua presenza: al Premio Riviera del Brenta (1947) al Premio San Donà di Piave (1952) alla Biennale d’Arte Triveneta di Padova (1953) al Premio Città di Pordenone (1954) al Premio Città di Portogruaro (1956, premiato) al concorso di Badia Polesine (1956) al Premio Burano Dal 1958 Felisati partecipò inoltre a dieci edizioni del Premio Mestre, diventando una presenza costante. Nel 1962 ottenne uno dei riconoscimenti più prestigiosi della sua carriera: il Pennello d’Oro del Premio Mestre. Negli anni successivi la sua attività espositiva si intensificò ulteriormente: Premio di pittura Città di Mirano (premiato, 1960) Biennale Triveneta a Padova (1963) concorso di Rosa Pineta (premiato) premi di Castelfranco, Caorle, Thiene Particolare importanza ebbe il Premio biennale Luigi Serena, tra i più significativi della pittura veneta del periodo. Il 1968 fu un anno eccezionale, con un doppio primo premio: 1º Premio al concorso di pittura di Torre di Mosto 1º Premio al concorso di Romano d’Ezzelino Nel 1973 ottenne anche il 1º Premio al Premio Mestre, a conferma della sua centralità nella scena artistica mestrina. Tra le esposizioni più rilevanti si ricordano: mostra antologica alla Galleria Fides Arte (1979), nel ciclo organizzato da Espo-Mestre partecipazione alla mostra Omaggio alla Riviera del Brenta (1980) rassegna dedicata ai paesaggi asolani presso la Galleria Gigli di Mestre (1981) Coppa al Premio “La Cella” di Mestre (1982) Nel 1983 il Comune di Venezia organizzò la grande antologica Per una storia di Mestre, con 35 opere realizzate tra il 1930 e il 1981. Negli anni successivi seguirono numerose mostre personali e collettive a Venezia, Mestre, Jesolo e Noale. Nel 1999 Felisati tornò in una sede istituzionale con la mostra Vedute mestrine a Villa Ceresa, sempre a cura del Comune di Venezia. Rilevante anche il riconoscimento internazionale: nel giugno 2008, a Bruxelles, fu allestita la mostra La Vénétie méconnue / Het miskende Veneto, con trenta opere inedite, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura e sostenuta dalla Banca Monte Paschi Belgio. Dal 10 dicembre 2008 al 16 gennaio 2009, a Mestre, si tenne la mostra Incontri d’autore: Vittorio Felisati, tra le prime retrospettive postume dedicate al pittore. Visita il sito ufficiale del pittore mestrino. Galleria Immagini e Video Vittorio Felisati, Via San Donà, 1930 Autoritratto di Vittorio Felisati Bibliografia Parte del testo è tratta dalla pagina Wikipedia — Vittorio Felisati. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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14 Gennaio 2026

Parco Piraghetto

Parco Piraghetto | Discovery Mestre Parco Piraghetto L’area verde di Mestre Storia dell’area del Parco Piraghetto L’area che oggi ospita il Parco Piraghetto era parte del parco della Villa Cecchini Morosini sino al 1983. Quest’area verde fu vincolata grazie all’intervento di Palma Gasparrini e degli attivisti che lottavano per aumentare le aree verdi a Mestre — all’epoca una delle città con meno verde a disposizione dei cittadini in Italia — e che diedero il via a una riqualificazione di molte aree verdi nell’entroterra veneziano. Il parco venne ridisegnato e, grazie anche a Gianni Pellicani, furono effettuate un’importante piantumazione di alberi, lo scavo del laghetto tuttora presente, la realizzazione di un campo da basket, dell’area giochi e della bocciofila. Il parco oggi Oggi il parco ospita moltissime attività, oltre agli animali selvatici che hanno fatto di quest’area verde la loro dimora. Fra le associazioni presenti si possono citare Taiji Quan Mestre e la Bocciofila Dante Alighieri. Il Comune di Venezia ha deciso di trasferire qui l’asilo nido Millecolori, su progetto dell’architetto Daniele Levi, e di bonificare e riqualificare l’area dismessa attigua, ampliando così il parco. Galleria Immagini Il laghetto del Parco Piraghetto (foto: Christian Fabris) Il parco ricoperto di neve (foto: iamfabrideiaco) Le anatre del laghetto Il laghetto del parco Bibliografia Gasparrini, Palma. L’impiegata della strada del Parco Piraghetto, intervista su Ytali, in «Personaggi di Mestre». Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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14 Gennaio 2026

Villa Malvolti (Carpenedo)

Villa Malvolti | Discovery Mestre Villa Malvolti I Conti Malvolti di Mestre La storia Villa Malvolti, anche conosciuta come Villa Combi-Malvolti, è una villa veneta nel Comune di Venezia, ubicata nella località di Carpenedo. Si tratta di un edificio del XVI secolo (1574), appartenuto alla famiglia Priuli e già presente in una mappa del 1590, costruito in un’area tradizionalmente agricola di cui era al centro. Passò, dal 1769 al 1791, al console austriaco Kekerle (detto Checherle), poi ai conti Combi — la cui presenza è documentata in una mappa asburgica del 1829 — poi ai Missana e, nel 1861, alla famiglia Malvolti. Ha perso la funzione rurale soprattutto dopo che, nella ristrutturazione degli anni 2000, la barchessa è stata convertita in appartamenti. L’edificio Il complesso è formato da numerosi edifici, tra i quali ha maggior rilievo il blocco principale, composto dalla villa padronale — con un piano terra e un piano nobile, sovrastato da mezzanino e da un timpano ad arco ribassato — e dalla barchessa con portici disposta a L. L’edificio padronale ha pianta rettangolare ed è rivolto a sud, verso Via Trezzo. La sua facciata è simmetrica, con una forometria che mette in evidenza i tre livelli di cui si compone il palazzo. Oltre al portale al centro del piano terra, ha particolare importanza la monofora del piano nobile, a tutto sesto e balaustrata, che si differenzia dalle altre aperture rettangolari. Al secondo piano, centralmente, è presente uno stemma della famiglia; la sommità è percorsa da un cornicione dentellato. La facciata posteriore, posta a nord, ricalca quella principale. Ai lati l’edificio è completato da due ali più basse di un piano, aperte con lo stesso schema forometrico. La barchessa si dilunga sul lato est con una fila di grandi arcate a tutto sesto; l’estremo sud di tale struttura ha annessa una costruzione di tre piani. Nel parco antistante la villa si trova una cappella privata dedicata a Santa Maria del Rosario (rifinita nel 1775 dai conti Combi), con l’abside rivolta verso la barchessa. Si caratterizza per la facciata a capanna policroma che termina in un campanile a vela, con portale timpanato e un piccolo rosone. Due annessi rurali di epoca settecentesca occupano l’area antistante la villa. Galleria Immagini Villa Malvolti – foto del proprietario Villa Malvolti – foto del proprietario Villa Malvolti a Carpenedo Beata Vergine del Rosario in Villa Malvolti Mappa Militare del 1829 del Territorio di Via Trezzo con indicata Villa Combi Bibliografia Stocchero, Ilva (a cura di). Il Terraglio ossia la Strada da Mestre a Treviso. La Strada da Mestre a Mirano, Centro Studi Storici di Mestre (foto di Paolo Borgonovi, ricerche di Roberto Stevanato). Parte del materiale è stato tratto da Wikipedia Italia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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14 Gennaio 2026

Il Provveditore e il suo Palazzo a Mestre

Palazzo della Provvederia | Discovery Mestre Palazzo della Provvederia Il simbolo medievale di Mestre Il Provveditore di Mestre Il provveditore fu una magistratura istituita dalla Repubblica di Venezia a cui venivano attribuiti vari compiti, come governare — o meglio “provvedere” — determinati territori, definiti reggimenti, per conto della Serenissima. Va ricordato che Mestre passò sotto il dominio veneziano a seguito della guerra della Lega antiscaligera, un conflitto nato fra varie signorie italiane e non, contro Verona, per impedirne l’ulteriore espansione. All’epoca Mestre era governata dai signori di Verona e Venezia ambiva a conquistarla per evitare di avere nemici alle porte marine della città. Tale impresa fu resa assai difficile dalla presenza sul territorio mestrino del Castelnuovo, che per le tecnologie militari dell’epoca era difficile da espugnare. Fu il capitano Andrea Morosini che, mediante un escamotage, riuscì a entrare nel castello cittadino il 29 settembre 1337. Ed è proprio per ricordare tale data che l’Arcangelo Michele è il Santo protettore della città. Il 2 dicembre 1338 anche Treviso cadde in mano ai Veneziani, che vi insediarono quale podestà il tristemente famoso Marin Faliero. Il Provveditore di Mestre era subordinato al Podestà di Treviso, che governava su un territorio che andava da Serravalle a Mestre e da Asolo a Motta di Livenza. Un palazzo per il governo della città La Provvederia è uno dei pochi palazzi medievali — o forse rinascimentali — rimasti a ricordare i fasti passati della città e a essere sopravvissuti al saccheggio che Mestre ha subito negli ultimi due secoli. Il Podestà presiedette il Consiglio Civico cittadino sin dal 1452, ma solo dal 1459 tali riunioni si svolsero nel palazzo che avrebbe preso il nome di Provvederia. Il Podestà veniva scelto fra i patrizi veneziani membri del Maggior Consiglio e aveva l’obbligo di risiedere nel luogo a cui era chiamato a governare per tutti i sedici mesi della durata della carica. Al termine del mandato doveva presentare una relazione al Maggior Consiglio. Il primo Podestà fu probabilmente tale Francesco Bon. Appartenevano al Consiglio Civico le famiglie che godevano del titolo di “Cittadine del Luogo”, cioè le più antiche e di censo più elevato. Per potervi accedere era necessario versare 50 ducati. Tale requisito venne meno dopo il 1523 in conseguenza della Guerra della Lega di Cambrai, a causa della quale il Castelnuovo fu distrutto nel 1513 da ungheresi e spagnoli. Il palazzo del XV secolo subì una sostanziale riqualificazione nel 1525, come ricorda un’iscrizione posta sopra la porta d’ingresso del piano terra in latino: «Rudere Vetustate Q Obsoletum Aedificium Petri Alexandri Lippomani Pret Ac Praefecti Optimi Providentia Cives Mestrini Praesenti Nitori Restituendum Curarunt MDXXV Civium Provisoria». Provveditore e Consiglio Civico avevano compiti ben determinati dalla Dominante. Accanto a questi due organi amministrativi vi era un notaio con il ruolo di cancelliere — probabilmente membro del Collegio dei Notai istituito a metà Cinquecento — incaricato di redigere i verbali. La vicinanza alla Torre Belfredo e alla strada percorsa dalle merci provenienti dal trevisano ne deve aver fatto anche un luogo di misurazione della merce in ingresso, come testimonia la presenza su una colonna di due incisioni. La prima recita: «MEN PASSUS VENETI MOLENDINOR 1586», traslitterata anche come mensura passus veneti molendinorum. Tale scritta ci rivela due aspetti della vita mestrina dell’epoca: il dazio chiesto alla merce in transito e la presenza di mulini nel territorio. La merce che passava per la Provvederia veniva misurata in passi veneti ed era destinata ai mulini presenti verso Via Caneve (MOLENDINOR). I prodotti per i mulini erano fieno, paglia, legna e fasci, come si ricava dall’incisione F.P.L.F.. La misura del passo veneto corrispondeva a 5 piedi, ovvero 1,524 metri. L’epoca moderna Nell’Ottocento, dopo la caduta della Serenissima, la Provvederia ospitò per qualche anno il Consiglio Comunale di Mestre nella sala del primo piano. Fu una parentesi abbastanza breve: l’assemblea si spostò poi nel vicino edificio di Ca’ Collalto. Successivamente il palazzo ebbe varie funzioni minori, fra cui ospitare una scuola di disegno e la Banda musicale cittadina. Per quasi un secolo fu usato quasi come deposito di materiale vario. Fu probabilmente tale utilizzo a provocare l’incendio che il 6 ottobre 1914 ne causò l’inagibilità, aprendo al tempo stesso la strada a un restauro di cui si discuteva in città da anni. Il progetto scelto fu quello presentato da Mario Cadorna nel 1925 — quattro secoli dopo la sua realizzazione — che portò ad alcune modifiche strutturali e al consolidamento delle fondamenta. Sul soffitto del secondo piano l’artista mestrino Giuseppe Urbani de Gheltof ha realizzato un affresco che rappresenta la città di Mestre. Biblioteca di Mestre Il 14 settembre 1952, con la delibera 449668, è istituita la Biblioteca Civica di Mestre, grazie all’iniziativa di Serafino Riva, Luciano Morino e del mecenate Arnaldo Settembrini, proprietario di Villa Settembrini in Via Carducci. La Biblioteca trovò posto a partire dall’11 ottobre 1953 proprio nel Palazzo della Provvederia: al primo piano la sala lettura di 80 mq con 32 posti a sedere, mentre al piano terra furono realizzati uffici e un deposito libri. La scelta di questo palazzo storico si rivelò da subito poco idonea alle necessità di una città in crescita. Trentadue posti a sedere per quasi 100.000 abitanti e un patrimonio librario troppo modesto alimentarono il malcontento. Un gruppo studentesco si organizzò in protesta per i carenti servizi offerti ai cittadini, con iniziative sempre più numerose. Le difficoltà riscontrate e le proteste portarono il Comune di Venezia ad allestire una nuova biblioteca in Via Piave, inaugurata nell’ottobre 1976. La sede della Provvederia fu abbandonata nel 1977. La Provvederia oggi Dopo un restauro avvenuto all’inizio degli anni 2010 la Provvederia riaprì al pubblico il 31 marzo 2016 con una mostra sui crocifissi. Da allora ospita al piano terra decine di mostre di artisti locali e iniziative organizzate dalla Pro Loco di Mestre. Grazie a queste iniziative la Provvederia è diventata parte viva della città ed è stata riscoperta da centinaia di cittadini. Il primo piano è invece dedicato ai matrimoni civili e agli eventi istituzionali. Galleria Immagini L’Antica Provvederia di Mestre e Borgo Palazzo Palazzo della Provvederia lato Via Torre Belfredo Il Palazzo della Provvederia quando ospitava la Biblioteca Articolo della rivista L’architettura italiana del 1926 dedicato al restauro della Provvederia La colonna della Provvederia per la misurazione delle merci destinate alla macinazione (MEN PASSUS VENETI MOLENDINOR 1586) Affreschi esterni alla Provvederia e parte della scritta in latino che ne ricorda la realizzazione nel 1525 L’interno della sala al secondo piano della Provvederia di Mestre L’interno della Provvederia durante una mostra L’Apoteosi di Mestre — Giuseppe Urbani de Gheltof, affresco sul soffitto della sala del primo piano Bibliografia Barizza, Sergio. Storia di Mestre: la prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Cadorna, Mario. Progetto di restauro della Provvederia, 1925. 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14 Gennaio 2026

Scoprire Venezia in bici

Ciclabile Mestre-Venezia | Discovery Mestre Ciclabile Mestre-Venezia Un percorso unico verso la laguna Un percorso unico verso Venezia Immagina di raggiungere Venezia pedalando attraverso un itinerario che unisce la terraferma alla laguna, immergendoti in paesaggi naturali e scorci mozzafiato. La pista ciclabile che collega Marghera a Venezia, ormai prossima al completamento, si candida a diventare una delle più affascinanti d’Europa, offrendo un’esperienza di slow travel per scoprire la Serenissima in modo originale. Inizio del percorso: da Mestre al Vega Il percorso ha inizio presso la stazione di Venezia Porto Marghera, raggiungibile tramite Via Ca’ Marcello. Proseguendo verso l’Hotel Alive e continuando lungo Via Paganello fino al termine, si incontra sulla destra la stazione Venezia Porto Marghera. Qui un sottopasso poco visibile conduce al Padiglione Antares del Vega. I primi due chilometri del tragitto attraversano una zona industriale e costeggiano una tangenziale, offrendo una visuale non particolarmente suggestiva. Dopo una curva, però, il paesaggio cambia radicalmente, immergendo il ciclista in un’oasi naturale tra acquitrini e boschi. Attraversando il Ponte della Libertà Il cuore dell’esperienza è il passaggio sul Ponte della Libertà, un tracciato di 3.850 metri che regala vedute spettacolari sulla laguna veneziana. La lentezza della bicicletta permette di apprezzare dettagli spesso trascurati da chi viaggia in auto, treno o tram. A destra si scorgono Porto Marghera e l’apertura della laguna verso Lido di Venezia, Pellestrina e Chioggia. A sinistra, oltre il ponte, emergono le isole abbandonate di San Giuliano e San Secondo, mentre lo sguardo si perde verso Murano, Sant’Erasmo e Cavallino Treporti, regalando un panorama che celebra la bellezza unica della laguna. Arrivo a Venezia: dove parcheggiare Una volta giunti a Venezia, la domanda sorge spontanea: dove lasciare la bicicletta? Il Bici Park di Venezia offre una soluzione comoda e sicura. Da qui il visitatore può scegliere di esplorare a piedi le calli della città, visitare un museo, ammirare una chiesa o gustare la cucina locale in un tipico bacaro veneziano. Per scoprire i migliori locali, la piattaforma 2night è una guida affidabile e completa. Bike sharing: un’alternativa per i turisti Se non si dispone di una bicicletta propria, il servizio di bikesharing Movi by Mobike è un’opzione accessibile e pratica. Le biciclette sono disponibili in numerosi punti della città con tariffe convenienti, rendendo l’esplorazione di Mestre e Venezia alla portata di tutti. Questo itinerario ciclabile rappresenta un’occasione unica per scoprire il fascino di Venezia e della sua terraferma in modo sostenibile e coinvolgente. Galleria Immagini La pista ciclabile da Mestre a Venezia che costeggia il Ponte della Libertà Lo spettacolo della laguna dalla ciclabile sul Ponte della Libertà La laguna vista dalla ciclabile sul Ponte della Libertà Una chiesetta vicino al Vega Il monumento che delimita l’inizio del Ponte della Libertà Monumento che ricorda il Forte di Sant’Antonio La laguna vista dalla pista ciclabile La laguna vista dalla pista ciclabile Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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14 Gennaio 2026

Villa Ceresa (Gazzera – Giustizia)

Villa Ceresa | Discovery Mestre Villa Ceresa Una villa in cerca di un futuro Storia Eretta nel XIX secolo, Villa Ceresa — nota anche come Villa Fasoli Ceresa — si trova tra Via Miranese (ingresso principale) e la ferrovia Milano–Venezia, al civico 10 di Via Pasquale Stanislao Mancini, nella zona della Giustizia a Mestre. Di proprietà del Comune di Venezia dal dopoguerra, la villa ha ospitato diverse funzioni nel corso del tempo. Nel dopoguerra ha accolto la neonata comunità parrocchiale di Santa Barbara, priva di una chiesa dedicata. Fino al 1983 ha ospitato gli uffici del Consiglio Municipale di Gazzera–Chirignago. Successivamente è diventata laboratorio per progetti artistici, ospitando spettacoli ed eventi ideati dal gruppo Lab 80, tra cui lo spettacolo I Benandanti (da Carlo Ginzburg, regia di Giancarlo Nanni, 1980). Dal 1989 è sede della scuola di musica La Semicroma e ha ospitato eventi come la prima Ex-Tempore di Pittura per Ragazzi negli anni Novanta. Nel 1997 la villa è stata ristrutturata e inaugurata alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Nei primi anni 2000 ha ospitato l’assessorato alla Mobilità del Comune di Venezia. Nel 2016 è stata oggetto di una compravendita (repertorio n. 40517, notaio Paolo Chiaruttini). Dal 2018 è in vendita all’asta per 960.000 euro tramite Nimaan & Partners. La villa è vincolata ai sensi del D.Lgs. 42/2004 (art. 10), in zona urbanistica “Verde Privato” (vpr), che consente restauri e cambi d’uso. Architettura Villa Ceresa si sviluppa su due piani fuori terra e un seminterrato (circa la metà del sedime), con una superficie catastale di 609 m² e un’area pertinenziale di circa 1.440 m² (parco esclusivo). L’ingresso principale è a sud, con un accesso secondario a nord. Al piano terra, rialzato e accessibile tramite una scalinata, si trova un salone centrale con sei stanze simmetriche, una delle quali adibita a servizi igienici. Il vano scala in marmo, dotato di servoscala, collega i piani. Le finiture includono pavimenti in terrazzo alla veneziana (parzialmente coperti da ceramica o legno), finestre e porte in legno, soffitti con controsoffitti a quadroni di gesso e un affresco in una stanza al primo piano. La villa è dotata di impianti elettrici, riscaldamento, condizionamento e cablaggio dati. L’immobile, attualmente libero, è in condizioni d’uso ma richiede un restauro conservativo per i vincoli di tutela. La facciata frontale presenta elementi decorativi neoclassici quali cornici e archi. Il parco circostante Il Parco di Villa Ceresa è un’area verde pubblica di circa 1.400 m², situata in una zona semicentrale residenziale di Mestre, a 500 metri dalla stazione Venezia Mestre e vicino alla tangenziale, con un parcheggio scambiatore adiacente. Classificato come leisure=park su OpenStreetMap, il parco dispone di aree erbose e sentieri, ma non di strutture ricreative complesse. È gestito dalla società comunale Ive, con piani di manutenzione annunciati dal Comune. Usi passati e attuali Nel corso del tempo Villa Ceresa ha avuto molteplici funzioni: Amministrativi: uffici comunali e assessorato alla Mobilità (fino ai primi anni 2000). Culturali e artistici: laboratorio del gruppo Lab 80 (anni Ottanta), con spettacoli teatrali; sede della scuola di musica La Semicroma dal 1989; eventi pubblici e mostre dal 1979. Educativi e sociali: prima Ex-Tempore di Pittura per Ragazzi (anni Novanta); eventi naturalistici come Villa Ceresa in Fiore dal 1996. Attualmente la villa ospita mostre temporanee e attività della scuola di musica La Semicroma. È in vendita con destinazioni d’uso possibili: residenziale, direzionale, servizi alle persone, ricettive o collettive (es. culturali o scolastiche). Gli interventi permessi includono restauro e cambio d’uso, con ampliamenti limitati (massimo 50% interrati). Eventi e mostre principali Tra gli anni Settanta e Novanta Villa Ceresa è stata un polo culturale di rilievo: 1979: Prima Mostra del Campeggio e del Tempo Libero. 1980: progetto Lab 80 e spettacolo I Benandanti (da Carlo Ginzburg, regia Giancarlo Nanni). Anni Novanta: Ex-Tempore di Pittura per Ragazzi; mostra sulla scultura di Alberto Viani (1998). 1996–oggi: Villa Ceresa in Fiore (evento naturalistico). 1997: Giandomenico Tiepolo: affreschi in Villa (curata da Giandomenico Romanelli, inaugurata con Scalfaro); Lorenzo Tiepolo e il suo tempo (ottobre 1997–gennaio 1998). 1999: Vedute mestrine con opere di Vittorio Felisati. Altre mostre hanno riguardato scienze naturali e gastronomia, consolidando il ruolo della villa come spazio culturale. Galleria Immagini Vista storica di Villa Ceresa Villa Ceresa La facciata della villa Bibliografia Comune di Venezia. Scheda tecnica Villa Ceresa, Immobiliare Veneziana. Istituto regionale delle Ville Venete. Ville Venete: decreti di vincolo e relazioni storico-artistiche, Marsilio. Romanelli, Giandomenico (1997). Giandomenico Tiepolo: affreschi in Villa, mostra curata a Villa Ceresa. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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14 Gennaio 2026

Villa Erizzo: il sacrificio di una grande realtà

Villa Erizzo | Discovery Mestre Il sacrificio di una grande realtà Mestre si espande divorando il passato Breve storia Villa Erizzo sorge nel centro di Mestre, frazione di Venezia, in Via Carducci 9, su un lotto rettangolare affacciato su Piazzale Donatori di Sangue e delimitato dall’incrocio tra Via Carducci e Via Querini. Gli originari committenti furono i nobili Erizzo, famiglia veneziana con vasti possedimenti nel territorio mestrino e due case di villeggiatura registrate nel catasto napoleonico del 1810: una, oggi scomparsa, situata nei pressi della dimora di Girolamo Querini; l’altra corrispondente all’attuale complesso, tuttora noto con il nome Erizzo. Edificata con ogni probabilità nella seconda metà del XVIII secolo, la villa rimase di proprietà degli Erizzo fino ai primi decenni dell’Ottocento, passando successivamente ai Dubois e, per matrimonio, ai Bianchini, quindi ai Di Rosa, fino alla vendita del 1936 alla Società Elettrica SADE, poi divenuta ENEL, che secondo Bassi (1987) ne risulta ancora proprietaria. Vincolata nel 1945 ai sensi della legge 1089/1939 con decreto del 14 luglio, la villa risulta censita al foglio 13, sezione M, mappali 488 e 489. La proprietà comprendeva in origine un vasto giardino ornato di statue, di cui restano tracce documentate da Mazzotti (1952, 1954). L’oratorio, situato all’angolo est della facciata principale, fu consacrato nel 1686, secondo la lapide interna riportata da Fapanni (1975): una data che solleva perplessità cronologiche, ma plausibilmente riferibile a preesistenze edilizie, forse riconducibili al palazzo Erizzo menzionato da Vincenzo Coronelli nel 1697. Numerosi interventi di manutenzione e restauro hanno modificato l’articolazione interna originaria, in particolare il salone centrale, un tempo a doppia altezza con ballatoio intermedio. L’eliminazione del ballatoio e l’inserimento di un solaio divisorio hanno generato due ambienti sovrapposti, compromettendo la continuità decorativa: gli affreschi trompe-l’œil della fascia inferiore furono rimossi e ricollocati nel vano scala, mentre la decorazione monocroma grigia profilata in oro della parte superiore e del soffitto rimase nell’ambiente superiore, come analizzato da Pavanello (1978). Tali affreschi sono attribuibili ad Andrea Urbani, architetto e frescante veneziano attivo tra il 1775 e il 1780 circa. Il complesso, posto nel cuore di Mestre, si compone della casa padronale longitudinale, dell’oratorio all’angolo est, di un’ex foresteria all’angolo ovest (ora separata) e di adiacenze posteriori oggi ridotte, su un lotto fronteggiato da Piazzale Donatori di Sangue e dall’incrocio di Via Carducci con Via Querini. Architettura di Villa Erizzo Il prospetto principale, esposto a nord su Via Carducci, si presenta come un corpo centrale compatto su due piani fuori terra più seminterrato, con impianto tripartito e simmetrico. È caratterizzato da polifore centrali e finestre laterali, affiancato da corpi laterali sfalsati in altezza che arretrano al secondo registro per accogliere ampie terrazze con parapetto e davanzale in pietra, sormontate da vasi lapidei. Due torri cilindriche con copertura a cupola, corrispondenti ai vani scala interni, emergono in secondo piano serrando il volume principale e dominando l’intero complesso. La facciata segue un ritmo alternato largo–stretto e aperto–chiuso, scandito da quattro paraste giganti doriche impostate su basso piedistallo, che conferiscono all’insieme la monumentalità di un arco trionfale, con fornice centrale e attico suggerito dalla balaustra lapidea superiore. L’arcone centrale è modanato in pietra, con imposte e chiave di volta a voluta scolpita, mentre le campate laterali presentano aperture rettangolari e quadrate sovrapposte, separate da trabeazione. Nel primo registro prevalgono finestre architravate con timpani triangolari aggettanti, ad eccezione della trifora centrale — composta dal portale d’ingresso ad arco affiancato da due finestre pure ad arco — accessibile tramite una scalinata lapidea estesa quanto la trifora stessa. Tutte le aperture sono profilate in pietra con chiavi lisce in leggero rilievo. Una fascia marcapiano intonacata segna la quota del solaio superiore, sormontata al centro da un timpano triangolare trabeato con vasi acroteriali, mentre le terrazze laterali si aprono su tre fronti, delimitate inferiormente da cornici modanate che definiscono il coronamento complessivo. All’angolo est si trova l’oratorio, oggi inutilizzato, con fronte intonacato e pilastri angolari a bugnato. Il portale architravato in pietra, con cornice modanata, è sormontato da una finestra a lunetta con chiave a voluta e concluso da un timpano triangolare trabeato. All’interno, le decorazioni pittoriche — comprese quelle del soffitto dell’antico salone — testimoniano l’eleganza settecentesca del complesso, mentre lo stato attuale riflette le trasformazioni da residenza nobiliare a sede aziendale, conservando tuttavia l’essenza architettonica di villa veneta tardobarocca urbana. Il rifacimento di Villa Erizzo sotto il conte Volpi Negli anni Trenta del Novecento, Villa Erizzo visse un momento decisivo della sua storia. Nel 1938 la proprietà fu acquistata dal conte Giuseppe Volpi di Misurata, imprenditore veneziano e fondatore della SADE — Società Adriatica di Elettricità — che desiderava dare alla propria azienda una sede di rappresentanza nel cuore della città. Questo passaggio segnò la trasformazione della villa da residenza aristocratica settecentesca, immersa in un grande parco, a edificio direzionale. L’intervento non fu solo un cambio d’uso, ma comportò modifiche strutturali e decorative che alterarono in parte l’impianto originario. Il salone centrale, cuore architettonico della villa, era stato costruito nel Settecento come ambiente a doppia altezza con un ballatoio che correva lungo il piano superiore. Durante i lavori promossi dalla SADE, il ballatoio venne eliminato e al suo posto fu inserito un solaio intermedio, così da ricavare due ambienti sovrapposti. L’operazione compromise la lettura originaria dell’aula e la continuità della decorazione pittorica. Gli affreschi della fascia inferiore, dipinti a trompe-l’œil, furono staccati e ricollocati nel vano scala, mentre la decorazione monocroma grigia profilata in oro del soffitto e delle pareti superiori rimase nel nuovo ambiente superiore. Secondo gli studi di Pavanello (1978), tali dipinti sono attribuibili ad Andrea Urbani, architetto e frescante attivo a Venezia nella seconda metà del Settecento. Anche l’esterno subì trasformazioni: il lato sud della villa fu ampliato per ospitare una nuova scala monumentale, e parte del grande giardino storico fu smembrata o lottizzata, perdendo così l’aspetto originario di villa di campagna circondata dal verde. Pur modificata nelle sue proporzioni e nel suo uso, Villa Erizzo conservò l’eleganza architettonica e i principali elementi del linguaggio tardo-barocco veneziano: la simmetria dei prospetti, le paraste doriche giganti, i timpani triangolari e la grande scalinata d’ingresso in pietra. Oggi l’edificio è di proprietà pubblica e ospita la Biblioteca civica VEZ, continuando, in una forma diversa, la sua lunga tradizione di luogo di cultura e di rappresentanza per la città di Mestre. Galleria Immagini Villa Erizzo Bice – sta per Beatrice Bianchini La Foresteria di Villa Erizzo come si presenta oggi L’Oratorio della Vergine Madre di Dio Stemma della Famiglia Bianchini Giardini Regina Margherita Il Foro Boario in un’immagine dell’epoca Trompe-l’œil di Urbani nella parete della sala centrale al primo piano Il Giardino della Villa oggi — VEZ Le ultime tre statue sopravvissute alla distruzione del parco originario Approfondimenti Villa Erizzo nel cuore di Mestre Villa Erizzo: il sacrificio di una grande realtà Il Foro Boario: la seconda piazza di Mestre Villa Erizzo: breve storia e architettura (Mestre) L’”Ercole e Lica” di Canova a Villa Erizzo? Bibliografia Bassi, E. (1987). Ville della provincia di Venezia. Fabbro, Valentina. VEZ — Una nuova biblioteca in città, Venezia Documenta, Settore Servizi Bibliotecari e Multimediali, Comune di Venezia. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. 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14 Gennaio 2026

Villa e Parco Ponci

Villa e Parco Ponci | Discovery Mestre Villa e Parco Ponci Un’oasi verde perduta a Mestre Il ricordo di Giancarlo Angeloni Sul sfondo se vedeva quea maraviglia che jera el bosco de Ponci. El pareva una foresta co quei alberi co un tronco cussì grosso che do persone jera intrigàe a imbrassàrlo. Drento ghe jera un lago co un canal che scominsiava da na parte e el finiva da staltra parte del lago cussì che se gavesse podesto vardàr tutto da l’alto se gavarìa visto la figura de un anèo, (el canal), col briànte (el lago). Ogni tanto che jera dei pontesèi senza sonda, come que che se vede sue istampe cinesi che te fasseva passar de qua e deà del canal o rivar su na isoloèta che ghe jera in meso al lago e chea gaveva sora na caseta fatta nello stesso stile dea villa Ponci. El lago el jera pien de pessi pèrsego che quando chei se moveva drento l’acqua schiarada col sol, pareva chei infassasse co l’arcobàlen…. ghe jera fiori dapartuto, de quei che cresseva in acqua e de quei che cresseva in terra e l’aria piena de profumi e de oseèti da un àlbaro a àlbaro e che subiando i faseva na musica che dopo non go mai sentito; na volta go visto parfin un martin pescatore chel pareva un lampo azzurro che se impirava in acqua par vantar na spinariola. Quando sul libro de reigion lezevo del Paradiso terrestre, me figuravo chel fusse proprio cussì… (Testo tratto da …te te ricordì. Amarcord di un mestrino originario, Centro Studi Storici di Mestre) I Ponci da Mantova a Venezia I Ponci furono una famiglia mantovana che si trasferì a Venezia nel 1816, dove rilevarono la farmacia sita vicino alla Chiesa di Santa Fosca, Cannaregio. Questa attività aveva già oltre un secolo di vita quando passò di mano ai nuovi proprietari. La struttura che accoglieva la farmacia è ancora esistente e ospita altre attività: è un vero e proprio museo che racconta com’erano le farmacie tra il Settecento e l’Ottocento, oltre a far ammirare l’arte dei maestri intagliatori veneziani dell’epoca. La fama della Farmacia Ponci divenne tale da meritare un articolo nel 1934 su una rivista nazionale: «A Venezia la Farmacia Ponci a S. Fosca è conosciuta e ricercata dai forestieri per il suo ambiente signorile con fedeltà conservato come in antico; essa ricorda i vecchi tempi, quando, sotto il saggio governo della Serenissima, tutte (o quasi tutte) le botteghe da Spezier amavano presentarsi nella suggestiva veste di una proprietà elegante…». Così scriveva nel 1934 il Pedrazzini. Trasferitasi a Mestre, la famiglia Ponci acquistò nel 1902 il parco e la peschiera di Villa Giustinian della famiglia Gobbato, edificio che si trovava dove oggi sorge l’ex scuola De Amicis. I Gobbato avevano puntato sulla realizzazione di una scuola maschile all’interno della villa, la scuola De Amicis, con fortune alterne, finché non la demolirono nel 1902 per realizzare l’edificio che ancora oggi possiamo vedere in Via Pio X. Il parco fu ceduto ai Ponci. Il parco e la peschiera si estendevano al di fuori dell’area del Castello, in quello che molti in passato chiamavano il giardino (vedasi Fapanni), sito dietro la chiesa di San Girolamo. Il giardino di Mestre dev’essere stato molto bello: la Porta del Miglio o del Molino, posta circa dove oggi si incrociano Via Caneve e Via Slongo, era soprannominata anche Porta del Giardino (sempre il Fapanni). Va ricordato inoltre che all’interno del castello scorreva un canale artificiale proveniente dal Ramo della Beccaria del Marzenego, lungo l’attuale Via San Girolamo, che mediante una deviazione alimentava un mulino. Tale deviazione scorreva lungo la via tra Via San Girolamo e il parcheggio di Parco Ponci, per poi sfociare nell’Osellino. Le dimensioni del parco sono note dalla carta del 1937: andavano dal parcheggio di Parco Ponci all’Osellino, e da Via Caneve all’attuale Riviera Magellano. Al suo interno vi erano tre ettari di alberi secolari ad alto fusto e un laghetto alimentato probabilmente dal ramo del Rio di San Girolamo. La villa viene descritta come uno chalet in legno e pietra che, dando le spalle alla chiesa di San Girolamo, si affacciava sull’acqua. Era un piccolo gioiellino che ancora oggi si fa rimpiangere in città. Nel parco vi erano statue e un gazebo, mentre i Ponci potevano dilettarsi ad andare in barca sul laghetto. Mestre nel tempo ospitò diverse ville di varia natura e fattezza, ma ben poche di queste sono rimaste. Basti pensare alla maestosa villa del Durazzo, o a Villa Erizzo, che venne smembrata un pezzo per volta per permettere l’edificazione di nuovi palazzi e che oggi ospita la Biblioteca centrale di Mestre VEZ. Un’altra villa di prestigio sopravvissuta è Villa Querini dei Conti Querini Stampalia di Santa Maria Formosa. Antefatto: le preoccupazioni dell’ing. Antonio Rosso La preoccupazione per una possibile speculazione fu espressa in tempi non sospetti dall’ingegner Antonio Rosso, autore di due Piani Regolatori a Mestre nel 1934 e nel 1937. Il suo cruccio era l’assenza di vincoli sul parco. Il PRG, in effetti, arrivò solo nel 1960: a giochi ormai fatti. Una storia di speculazione La giunta guidata dal sindaco Gianquinto Giobatta aveva progetti edilizi su quest’area, nel cuore di Mestre, e per realizzarli doveva convincere gli eredi del farmacista Ponci a cedere l’intera proprietà. Fu fatta un’offerta di circa cinquecentomila lire che però venne rifiutata. Ma quell’area era ormai diventata troppo importante. Le cronache — ricavate dagli articoli de Il Gazzettino di Venezia e de La Nuova Venezia — raccontano che un certo geometra Ugo Argenta convinse la famiglia Ponci che vi era un grande progetto già approvato e che il terreno sarebbe stato reso edificabile in breve tempo. Con tali promesse si fece nominare amministratore unico del loro patrimonio. L’inghippo proseguì con la commissione a un architetto di un progetto per quell’area e persino con l’acquisto di una pagina de Il Gazzettino per pubblicizzare la vendita di villette — dimore che, ovviamente, non furono mai costruite. Pare che in una sola notte del novembre 1947 un gruppo di taglialegna del Friuli abbatté tutti o quasi tutti gli alberi, devastando per sempre un’area preziosa per la città. Il geometra Argenta fuggì poi in Venezuela, lasciando la famiglia Ponci in balia degli eventi da lui creati. Fu così che la giunta comunale di Angelo Spanio si accordò con gli eredi per ottenere in regalo metà del parco, rendendo edificabile il resto. Sulle macerie nasce Via Pio X Nella metà dell’area divenuta edificabile furono create Via Pio X — fatta passare anche sopra al giardino della scuola De Amicis — Via Fapanni, Via Giardino, Riviera Magellano e Piazzale Cialdini. I palazzi totalmente sproporzionati e fuori contesto costruiti su quest’area sono l’emblema di come a Mestre si sia sempre preferito il cemento alla conservazione del verde. Com’era la Villa dei Ponci Cartolina d’epoca con Villa e Parco Ponci Particolare del giardino del Parco Ponci con statue La villa nel Parco Ponci Particolare del laghetto di Parco Ponci Una gita in barca sul laghetto Il Rio Girolamo prosegue verso il laghetto dei Ponci Mestre dal campanile di San Lorenzo verso nord-est: la città e Parco Ponci Mappe e documenti Pubblicità Farmacia Ponci Attualmente parte della Farmacia Ponci ospita The Merchant of Venice della famiglia Vidal Mestre, parte Parco Ponci: il piazzale asfaltato e la parte recintata destinata alla scuola Vecellio Una colonna nel Convento di San Girolamo, ciò che resta del parco Parco Ponci in una carta di Mestre del 1937 Non è difficile sovrapporre le due immagini e capire cosa ci sia oggi al posto del Parco Bibliografia …te te ricordì. Amarcord di un mestrino originario, Centro Studi Storici di Mestre. Articoli de Il Gazzettino di Venezia. Articoli de La Nuova Venezia. Sito Museo Unifarco. 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14 Gennaio 2026

Antonio Alippio Cappelletto

Antonio Alippio Cappelletto | Discovery Mestre Antonio Alippio Cappelletto Ingegnere e patriota mestrino Antonio Alippio Cappelletto nacque il 12 luglio 1805 a Mirano (Venezia) da Pietro e da Maria Melacini, e si laureò nel 1829 ingegnere architetto presso l’Università di Padova. Nel maggio 1846 venne nominato ingegnere della Ferrovia lombardo-veneta con sede a Mestre. Negli anni dei moti di liberazione del biennio 1848–49 ricoprì dapprima il ruolo di Deputato Comunale di Mestre, come il Linghildal, per poi divenire capitano della guardia civica ed essere eletto all’Assemblea provinciale. Nella città di Venezia assediata dagli austriaci portò un importante supporto tecnico, permettendo di continuare a macinare il grano utilizzando locomotori e brevettando un forno per realizzare calce e laterizi. Collaborò inoltre con ufficiali del genio militare alla progettazione di una delle prime torpedini. Quando cadde Venezia nell’agosto 1849 per opera degli austriaci, Cappelletto fu sospeso dalla ferrovia — sospensione che durò solo un mese, grazie all’intervento dell’ingegner L. Negrelli, capo della Direzione superiore dei lavori inerenti a strade, acque, ferrovie e telegrafi, che lo fece assumere presso la direzione dell’officina ferroviaria di Vicenza. Concluse la carriera, dopo l’unificazione italiana, con il grado di gerente dell’Ufficio centrale del materiale e della trazione delle ferrovie dell’Alta Italia a Torino. Furono numerose le sue innovazioni nei campi più svariati, sebbene si concentrasse per tutta la vita nel migliorare i motori e la progettazione delle locomotive. Cappelletto fu socio corrispondente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti dal 1846 e membro effettivo dal 1854, socio dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Verona dal 1854, membro del Giurì dell’Esposizione di Londra e rappresentante della Camera di commercio di Londra nel 1851. Morì a Torino il 19 ottobre 1874. Galleria Immagini Antonio Alippio Cappelletto A Cappelletto è dedicata una strada parallela a Via Torino, posta dietro la sede principale delle Poste Bibliografia Testo tratto da Treccani.it. Marangoni, Michela (a cura di). Commemorazioni dei Soci Effettivi 1843–1891, Venezia, 2011. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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