Molino Gaggian (Zelarino)
Molino Gaggian
Storia e proprietà
Il Molino Gaggian è di costruzione anteriore al 1133. Il 10 agosto 1133 fu acquistato dal monastero di San Salvador di Venezia. Nel 1574 il monastero lo concesse a livello a Rocco Cattaneo fu Bernardin. In quel periodo l'edificio si trovava in uno stato di notevole degrado, tanto che Rocco fu costretto a ricostruirlo.
Il mulino passò successivamente al fratello di Rocco, Giovannantonio Cattaneo, che il 26 settembre 1598 lo cedette a Domenico Gaian (o Gaggian). Nel 1602 Domenico Gaian presentò una supplica per ottenere l'autorizzazione ad aggiungere due ruote al mulino. La richiesta fu valutata positivamente dai periti incaricati, tra cui Giovanni Alvise Galesi, proto ingegnere, che stabilirono che l'intervento non avrebbe arrecato danni ai terreni circostanti né alla navigazione e che, anzi, «sarebbe stato di grande utilità per la rapidità del macinare». L'autorizzazione fu quindi concessa.
In esecuzione del decreto del Senato veneziano del 9 marzo 1656, venne installato presso il mulino uno stramazzo di pietra. Circa otto anni dopo (1664), la famiglia Gaggian ottenne il permesso di modificarne altezza e larghezza, poiché «era cresciuto il terreno del fiume e le acque stentavano a defluire». Prima del 1669 il mulino fu venduto a Pietro Mocenigo, procuratore. All'inizio del Settecento, durante una visita ispettiva, venne dichiarato anche il nome di Orlando Benvenuti. Il mulino rimase alle famiglie Mocenigo e Benvenuti fino alla fine del XVIII secolo.
Il 10 settembre 1774 il Senato veneziano ordinò lo scavo dei mulini di Gaggian presso la palada di Dese, imponendo una tassa di 14.377 ducati. Dopo la caduta della Repubblica, la proprietà passò ad Antonio Bagolini e consorti, che possedevano anche la casa contigua con corte annessa all'uso del mulino.
Nel 1840 il mulino risultava intestato ai fratelli Paolo, Domenico e Angelo Furlan fu Bartolomeo, detti Dorella, con una rendita catastale di 446,57 lire per una superficie di 0,28 pertiche. Nel 1866 la proprietà rimase ad Angelo Furlan, cui subentrarono undici anni dopo i figli Antonio e Bartolomeo. Nel 1884 la proprietà passò al solo Antonio, che il 28 gennaio 1899 la vendette a Teresa Pigazzi fu Pietro, coniugata Paccagnella. Come altri impianti analoghi della zona (Ca' Bianca, Ronchin, Fabris, Scabello), il Molino Gaggian contribuì all'approvvigionamento alimentare del territorio mestrino e delle campagne limitrofe.
Evoluzione tecnologica
Nel corso del Novecento il mulino subì numerosi interventi di ammodernamento. Secondo le testimonianze orali raccolte, fino agli anni Cinquanta disponeva di una turbina idraulica che sfruttava la portata del Marzenego, poi sostituita da motori elettrici. Negli anni Cinquanta il signor Carpenedo, allora proprietario dell'ex mulino, tentò la trasformazione dell'edificio da uso artigianale a uso industriale, costruendo due silos. Nel 1957 cessò definitivamente ogni attività molitoria. Successivamente, l'edificio fu utilizzato per la produzione di energia elettrica destinata al servizio tranviario di Mestre.
Durante i lavori di rettifica del fiume, effettuati dal Consorzio di Bonifica Dese-Sile, il corso d'acqua fu spostato di alcune decine di metri rispetto al fabbricato originario, che rimase così isolato dal flusso principale. L'attività molitoria cessò definitivamente nel 1972, segnando la fine di una tradizione secolare.
Valore storico e territoriale
Il Molino Gaggian costituisce oggi una memoria tangibile del paesaggio fluviale produttivo che caratterizzava la campagna mestrina. La sua vicenda riflette il passaggio dall'uso diretto dell'energia idrica alla completa elettrificazione, e documenta le trasformazioni del territorio legate alla modernizzazione idraulica e urbana del secondo dopoguerra. Oggi l'edificio è stato completamente rinnovato, tanto da risultare difficilmente riconoscibile. L'unico elemento storico superstite è la pietra consorziale. L'alveo del Marzenego, in quel tratto, è stato deviato verso sud di circa cento metri e incanalato tra due argini in calcestruzzo, riducendosi così a un semplice canale.
Galleria Fotografica
Bibliografia
- Carpenedo, G. (2014). Intervista a Guerrino Carpenedo. In Il Fiume Marzenego.
- Petizione per l'attuazione del Parco Fluviale del Marzenego. storiAmestre, 2020.
- Università Popolare di Mestre (2016). Kaleidos 27 — Mestre d'acqua.
Fai conoscere Discovery Mestre
Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ami la storia del territorio.