Mestre città sull'acqua

Molino Scabello – (Trivignano)

Molino Scabello | Discovery Mestre

Molino Scabello

Un luogo della memoria vicino al Bosco omonimo

Storia

Il Molino Scabello, situato lungo la sponda sinistra del Marzenego a Trivignano, ha origini antiche, risalenti forse al XIII o XIV secolo. Nel 1533, al tempo della terminazione Zorzi, risultava di proprietà di Marin Negri ed era allora chiamato «molin rosso detto dal rio storto». Alla fine del XVI secolo subì un incendio e prese il nome di «molin brusado». Prima del 1607 l'edificio era già stato ricostruito e rialzato di circa tre piedi.

Il 17 marzo 1674 il mulino fu tolto dai beni di Simon Negri e attribuito in pagamento di dote alla vedova Angela Milesi. Poco dopo, nel 1678, Giacomo Di Negri, canonico di Padova e parente della famiglia, istituì un deposito di 2.000 ducati per garantirsi il diritto di prelazione. Successivamente, il 24 luglio 1711, Di Negri rivendette il mulino a Gerolamo Moracca, alla cui famiglia rimase fino al 1794. In quell'anno il figlio Giovambattista Moracca lo cedette a Benedetto Tentori di Campo San Piero.

Il mulino venne denunciato nel 1804 alla Congregazione delegata alle acque e registrato al catasto napoleonico dal figlio Stefano Moracca. All'epoca copriva 1,05 pertiche e si trovava nella località detta «al molinetto», vicino a una fornace. Successivamente passò ad Andrea fu Pietro e ai fratelli Vendramino e Pasquale fu Tommaso Cercato, detti Meni, che nel 1840 ne dichiararono una rendita di 246,92 lire. Dal 1859 risultò unico proprietario Andrea fu Pietro, cui seguì il figlio Angelo. Nel 1885 Angelo restaurò completamente il mulino, mantenendo in funzione una sola ruota e chiudendo l'altra bova con tavole. La proprietà passò infine al nipote Evaristo.

Il 9 giugno 1890 il mulino fu venduto all'asta giudiziale e acquistato dalla ditta Jacob Levi e figli di Venezia; pochi mesi dopo, il 10 settembre 1890, fu rivenduto per 432 lire a Girolamo Casarotto fu Valentino di Briana. Casarotto riattivò la seconda ruota, utilizzandola come segheria. Nel 1916 la proprietà passò a Ginevra Casarotto e Maria Pesce (usufruttuaria), quindi nel 1922 al figlio Silvio.

Nel XIX secolo il mulino era noto come «Tarù» e si trovava nell'attuale via Molino Marcello, sulla strada che dalla via Gatta porta in via Tarù, all'altezza del ponte sul Dese. Il proprietario risultava un certo Moschini, mentre il conduttore era il mugnaio Giuseppe Cogo. Nel corso del tempo il mulino perse la sua funzione originaria a causa del declino della molitura a forza d'acqua nel primo Novecento. L'edificio fu quindi adattato a uso agricolo e residenziale.

Architettura e impianto

Il mulino era costruito in laterizio e comprendeva il corpo del mulino con la ruota idraulica, un'abitazione contigua e un piccolo portico rustico. Una relazione tecnica del 1891 descrive il mulino con una ruota di legno di 5 metri di diametro, larga però solo 0,62 m a causa della strettezza della gora. La bova che alimentava la ruota misurava 1,09 m. La seconda ruota, riattivata da Casarotto, azionava la segheria ospitata nell'edificio sulla sponda sinistra del canale. L'impianto era alimentato dalle acque del Marzenego, un fiume che ha sostenuto per secoli un'intensa attività molitoria nella zona.

Lungo il corso del fiume, oltre al Molino Scabello, si trovavano altri mulini come Ca' Bianca, Ronchin, Gaggian e Fabris, che testimoniano l'importanza storica dell'attività molitoria nella zona.

Il molino oggi

Attualmente il Molino Scabello è in stato di degrado. L'antica segheria è tuttora esistente, sebbene inattiva, e conserva parti del macchinario. L'edificio sulla sponda destra, gravemente danneggiato nel 1966 (probabile cedimento delle fondazioni), è oggi suddiviso in due unità abitative. Sono ancora visibili la pietra consorziale, la gradinata per accedere al fiume e, sul muro, i due fori che accoglievano gli assi delle ruote.

Nonostante le condizioni di degrado, il sito è stato oggetto di interventi per migliorarne la fruibilità, come la posa di un ponte di legno nei pressi del mulino, che ha risolto un significativo problema di interruzione del percorso agricolo che collegava Zelarino da nord e Olmo e Maerne da ovest. La memoria storica del mulino è mantenuta viva attraverso iniziative locali e la documentazione storica.

Galleria Fotografica

Bibliografia

Segui i nostri social:

Sostieni Discovery Mestre

© 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *