L’area industriale di Altobello: la Carbonifera
La Carbonifera Industriale Italiana
La Carbonifera Industriale Italiana: evoluzione, declino e rigenerazione
La storia della Carbonifera Industriale Italiana rappresenta un caso di studio esemplare per comprendere le dinamiche di stratificazione industriale, riconversione produttiva e successiva rigenerazione urbana nella terraferma veneziana. Il suo insediamento non nacque come impianto ex novo, ma si configurò come diretta evoluzione funzionale del complesso manifatturiero ottocentesco della Fornace Da Re, situato nell'area di Altobello a Mestre.
Dopo la cessione del sito nel 1905 all'imprenditore Piero Trevisan, determinata dalle crescenti difficoltà finanziarie della famiglia Da Re successive alla morte del fondatore Giuseppe, il polo produttivo intraprese una trasformazione strategica: dalla produzione di laterizi e materiali edili si passò alla lavorazione del carbone, intercettando le nuove esigenze energetiche dell'Italia industriale dei primi del Novecento.
Innesto nel complesso proto-industriale di Altobello
La Carbonifera si insediò sulla riva meridionale del Canal Salso, all'angolo tra l'attuale Viale Ancona e Via Altobello (oggi Viale Ancona 41–63), sfruttando in modo intelligente le infrastrutture preesistenti della Fornace Da Re. Magazzini, officine, tettoie, scuderie e accessi logistici, originariamente progettati per la fornace, furono adattati alle nuove lavorazioni senza ricorrere a demolizioni radicali.
Il Canal Salso era stato ampliato nel 1908 mediante la realizzazione di un canale artificiale ad esso perpendicolare, che consentiva la creazione di banchine più prossime ai nuovi stabilimenti e costituiva un asse fondamentale per l'approvvigionamento delle materie prime. Il carbone grezzo giungeva via acqua, veniva scaricato nei grandi depositi ereditati dalla Fornace Da Re e successivamente avviato alle fasi di trasformazione. La vicinanza della linea ferroviaria, estesa fino all'area di Via Torino e penetrante nel comparto dell'attuale Altobello lungo le nuove darsene, permetteva una rapida distribuzione del prodotto finito verso le principali reti industriali del Nord Italia.
La produzione delle briquettes: innovazione energetica
Il cuore dell'attività della Carbonifera era la produzione di briquettes, mattonelle di carbone compresso che rappresentavano un prodotto tecnologicamente avanzato per l'epoca. Il carbone, ridotto in polvere o in piccoli frammenti, veniva miscelato con leganti, spesso catrame o resine, e successivamente pressato meccanicamente in forme regolari. Questo processo consentiva di ottenere un combustibile caratterizzato da una combustione più uniforme, da una riduzione degli sprechi e da una maggiore facilità di stoccaggio e trasporto, con un'efficienza superiore rispetto al carbone grezzo.
Le briquettes erano destinate principalmente all'alimentazione delle locomotive ferroviarie e delle caldaie industriali, rispondendo alla crescente domanda energetica generata dall'industrializzazione italiana dei primi decenni del Novecento.
Declino industriale e compromissione ambientale
L'attività della Carbonifera conobbe una fase di progressivo declino tra gli anni Quaranta e Cinquanta, a causa di una convergenza di fattori strutturali. Tra questi ebbero un ruolo decisivo l'interramento parziale del Canal Salso, iniziato nel 1927, che ridusse drasticamente la funzione logistica fluviale, la concorrenza del nuovo polo industriale di Porto Marghera e la transizione energetica verso petrolio e gas.
Nel secondo dopoguerra l'area passò sotto la gestione di Italgas, che riconvertì il sito in deposito di carburanti. Questo utilizzo lasciò una pesante eredità ambientale: il suolo e la falda acquifera risultarono contaminati da idrocarburi, metalli pesanti e creosoto, residuo tossico delle precedenti lavorazioni. Per decenni l'ex Carbonifera rimase così un vuoto urbano degradato, fisicamente e simbolicamente separato dal tessuto cittadino.
Dalla bonifica alla rigenerazione urbana
A partire dagli anni Duemila l'area è stata interessata da una complessa operazione di bonifica ambientale e riqualificazione, coordinata da enti locali e regionali. Gli interventi hanno previsto la rimozione dei terreni contaminati, la messa in sicurezza della falda e un monitoraggio ambientale continuo, con investimenti complessivi stimati intorno ai 10 milioni di euro.
Il progetto di recupero architettonico ha scelto di preservare l'impronta industriale storica, valorizzando i capannoni in laterizio, le tettoie e i volumi lineari tipici dell'archeologia industriale, evitando una cancellazione della memoria produttiva del sito.
L'attuale Polo Tecnico Comunale
Oggi l'edificio storico della Carbonifera, ristrutturato nel rispetto delle sue caratteristiche originarie, ospita il Polo Tecnico del Comune di Venezia in Viale Ancona 63. Qui hanno sede numerosi uffici strategici per la terraferma, tra cui Urbanistica, Mobilità e Trasporti, Edilizia Privata, Bonifiche e Valutazioni Ambientali, nonché Gare e Contratti.
Questa nuova destinazione d'uso rappresenta un esempio concreto di rigenerazione urbana, capace di trasformare un ex impianto produttivo inquinato in un centro amministrativo nevralgico, restituendo funzionalità e valore simbolico al quartiere di Altobello.
Il polo industriale di Altobello su Discovery Mestre
Il sistema di fabbriche che crebbe sulle rive del Canal Salso è raccontato in più articoli collegati: Le Fornaci Da Re, la company town, primo nucleo produttivo del quartiere a partire dal 1849; Lo scopificio Krull, l'opificio del 1905 dell'imprenditore tedesco che diede vita all'Acca Kappa; La CLEDCA, lo stabilimento per traversine ferroviarie e la sua pesante eredità ambientale; La Carbonifera Industriale Italiana, la lavorazione del carbone e l'attuale polo tecnico comunale; e Gli Ex Magazzini Generali, la logistica integrata fra darsena e ferrovia, oggi affiancata dal Laguna Palace.
Tutte queste realtà nacquero come prolungamento industriale della porta d'acqua di Mestre. La loro vicenda affonda nella storia del Canal Salso, l'arteria che le alimentava, e si intreccia con la rinascita del quartiere narrata in Altobello, una periferia rinata.
Galleria Fotografica
Bibliografia
- «Vivere una città», in Kaleidos. Periodico dell'Università popolare di Mestre, n. 29, pp. 15–19, 21 aprile 2018.
- «Altobello: fare presto e fare bene», in Urbanistica Democratica, 15 marzo 1990.
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