Chiese di Carpenedo 14 Gennaio 2026

La fu Chiesa di San Zulian (area Terraglio)

Chiesa di San Zulian | Discovery Mestre Chiesa di San Zulian Una chiesa importantissima che diede il nome a un Colmello Storia La chiesa di San Giuliano era un edificio religioso che si trovava nell’antico commun di San Zulian, l’attuale Favorita, a nord di Mestre. Sorgeva appena dietro l’odierna villa Carlesso, sul lato est del Terraglio. Citata come San Giuliano de nemore (“del bosco”, in riferimento al vicino bosco di Valdimare), o prope Terraleum (“presso il Terraglio”), o, ancora, de fossa pudia (“della fossa petrosa”, richiamo alle arginature dei fossati), compare per la prima volta in una bolla di papa Lucio III (1º ottobre 1184), ma la sua origine dovrebbe essere più remota: il patrono, identificato con un vescovo Giuliano inviato da san Pietro ad Orléans, era infatti un santo molto venerato dai Franchi e si può datarne la fondazione tra l’VIII e il IX secolo. Non ebbe mai autonomia ecclesiastica e fu sempre sottoposta alla pieve dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo. Le era annesso un ospedale-monastero, cosa che non deve stupire visto che il complesso si affacciava al Terraglio, importante arteria per la quale passava un intenso traffico di viandanti, specialmente pellegrini. L’importanza dell’ospizio crebbe probabilmente dopo la prima crociata e ancor di più con il potenziamento della strada nel corso del medioevo, tant’è che gli si aggiunse anche un’osteria. Nel 1297 risultava caricato di quattro lire di decima, divenute sessanta nel 1330. Si sa poi che nella seconda metà del Trecento subì un restauro e che nel 1436 fu ancora citato nei registri degli ospedali; all’epoca era gestito dai francescani, ai quali rimase sino al 1491. Nel 1502 divenne priorato (quindi affidata ad un solo sacerdote) e dal 1520 fu sottoposta a giuspatronato: fu dei Tiepolo sino al 1647, anno in cui passò ai Sagredo. Le entrate rimanevano cospicue: nel 1520 il beneficio rendeva 400 ducati l’anno. Tra i priori, spicca negli anni 1640 Emilio Finetti, benedettino nero: particolarmente apprezzato per le sue doti musicali, fu ingaggiato dal Consiglio Civico di Mestre come organista. Sotto il giuspatronato dei Sagredo, vi fu istituita una mansioneria: i nobili si impegnavano a stipendiare un sacerdote che vi risiedesse e vi officiasse la messa giornalmente. Nello stesso periodo, venne a cessare l’attività dell’ospizio. A partire dal Settecento il complesso è in grave stato di incuria, sebbene i suoi benefici continuassero a fruttare. Ai primi anni dell’Ottocento la chiesa era pericolante e i Sagredo proposero di cederla agli abitanti purché si impegnassero a ristrutturarla; ma l’idea non fu accolta e nel 1809 la diocesi di Treviso ne autorizzava la demolizione. In seguito gli abitanti tentarono di innalzare sul luogo un capitello, ma i lavori furono interrotti perché il nuovo proprietario del fondo, tal Giovambattista Raine, vi volle costruire un oratorio privato. In seguito Raine pretese che la nuova cappella potesse riscuotere gli antichi benefici di San Giuliano, scontrandosi così con Nicolò Barretta, che aveva acquistato i beni Sagredo. In ogni caso, anche la nuova costruzione risulta scomparsa nel 1860 e gli abitanti della zona, perdendo un riferimento religioso plurisecolare, furono costretti a rivolgersi ad altre cappelle, dapprima San Nicolò della distrutta villa Sagredo, quindi la Vergine del Carmine di villa Scopinich-Franchin. L’edificio Perduta ogni testimonianza “fisica”, l’aspetto esterno della chiesa ci è noto – a grandi linee – da alcune mappe cinque-secentesche. L’edificio sembra molto semplice, con una liscia facciata (su cui si apre un rosone) e affiancata sul lato nord da un campanile con il tetto spiovente e sormontato da una croce. Anche gli interni dovevano essere piuttosto modesti, come testimoniato dai rapporti delle visite pastorali. Nel 1597 sono citati solo due altari, ma dal 1609 se ne citano tre, i quali cambiano più volte intitolazioni: se all’inizio, oltre al maggiore, si ricordano quelli della Beata Vergine e di San Pietro, nel 1647 il primo era intitolato a Maria e gli altri due a San Giuliano e alla Vergine; nel 1696 i due altari laterali sono quelli del Crocefisso (come voluto dal doge Nicolò Sagredo), mentre nel 1769 il maggiore è di San Giuliano e gli altri del Crocefisso e della Maddalena. Galleria Immagini Chiesa di San Zulian da “Tiziano Zanato, Mario Facchinetto, I Colmelli di San Zulian e San Nicolò. Cenni storici su Marocco e La Favorita, Silea, Comune di Venezia” XVI Secolo Savi ed Esecutori alle Acque Serie diversi n. 128 Bibliografia Tiziano Zanato, Mario Facchinetto, I Colmelli di San Zulian e San Nicolò. Cenni storici su Marocco e La Favorita, Silea, Comune di Venezia, 1985, pp. 103-106. wikipedia Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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Chiese di Carpenedo 14 Gennaio 2026

Villa Franchin, Bottoni, Scopinich (area Terraglio)

Villa Franchin | Discovery Mestre Villa Franchin La dimora storica e l’Oratorio del Carmelo Storia La presenza di una villa in quest’area è attestata da un disegno del 1631 di Bertolo Bertoli e viene citata dal Fapanni. La costruzione di tale proprietà è stata attribuita ad Alvise Bottoni che la lasciò in eredità alla moglie Elena. Nel 1663 a gestire la Villa e i suoi tredici campi vi era il Gastaldo Santo Prete. Successivamente passò di proprietà alla famiglia Priuli ai quali si deve, nel 1702, l’erezione dell’oratorio prospiciente al Terraglio dedicata alla Beata Vergine del Carmelo e qui fu seppellito Antonio Priuli nel 1739. Un documento catastale del 1740 testimonia che ad Alvise di Alessandro Priuli e ai suoi fratelli apparteneva un «casin con brollo per uso», oltre a una «casa colonica e campi 11 circa» lavorati da Girolamo Pavan. Verso il 1785 la proprietà passò ai Campolongo, ma già nel 1809 ne risulta titolare Bianca di Salvadore Malta Muttorti. Nel giro di pochi anni si avvicendarono i Tobia, i Piccoli e quindi gli Scopinich, famiglia originaria di Lussinpiccolo alla quale rimase sino all’inizio del Novecento; a questi ultimi si deve l’ampliamento delle adiacenze di ponente e dell’oratorio. Divenuta dei Gasparetto, dei Del Giudice e dei Winteler, banchieri svizzeri, nel 1938 venne comprata dai Franchin cui appartiene tuttora. La Villa La villa, vincolata dal 1962, si articola nel palazzo padronale, posta al centro della proprietà, nell’oratorio privato, affacciato al Terraglio sul lato orientale, in un gruppo di annessi contigui, a sudovest del palazzo, e in un piccolo fabbricato adibito a serra, a settentrione della villa. Il tutto è inserito nel grande parco. Casa Padronale La casa padronale non è troppo diversa dalla rappresentazione del 1631, tuttavia si notano alcune differenze da rimandare probabilmente a un rifacimento settecentesco. La villa presenta una pianta rettangolare, sviluppato su due livelli. Gli interni seguono il consueto schema veneziano con salone passante centrale e ambienti minori ai lati. Il fronte principale è quello orientale, rivolto alla strada. Sull’asse centrale si dispongono al piano terra il portale architravato, con quattro gradini, e al piano nobile una porta-finestra ad arco cieco che dà su un balconcino con balaustri in pietra. Il complesso, a due piani, presenta un’alternanza di vuoti e pieni sui fronti nord e sud, così da formare delle corti interne parzialmente porticate. Uno degli edifici spicca per il grande portale bugnato; sulla chiave di volta di quest’ultimo è incisa la data 1888. L’oratorio L’oratorio si trova ai limiti orientali della proprietà, in prossimità della strada, e maschera così le adiacenze della villa impedendone una visione complessiva. Intitolato alla Madonna del Carmine, due lapidi murate rispettivamente sulla facciata e sul lato settentrionale ne attestano la data di fondazione, 1702, e di ampliamento, 1880. Il campanile è dei primi del Novecento. Da una visita pastorale del 1753 sappiamo che vi erano collocate le reliquie della Vera Croce, di San Candido e di sant’Epitteto, mentre in un’altra del 1769 si citano solo quelle della Croce e di san Pietro d’Alcantara. Sin dai primi tempi fu aperta al pubblico culto, favorendo gli abitanti della zona i quali, dipendendo dalla parrocchia di Carpenedo, erano costretti a recarsi sino alla chiesa dei Santi Gervasio e Protasio per assistere alle funzioni religiose. Sin dal 1745, inoltre, era usanza svolgere una messa il 16 luglio, festa della titolare Madonna del Carmine, in cui i fedeli ottenevano l’indulgenza plenaria. Nel 1835, don Domenico Scopinich, figlio dell’allora proprietario, istituì una nuova mansioneria che garantiva almeno una messa per le festività, finanziata dalle rendite di sessanta campi siti a Musestre. L’oratorio aveva dimensioni esigue per cui a seguito di una visita del parroco di Carpenedo del 1868 fu ampliato nel 1880 grazie all’aggiunta di due navate laterali. La chiesa di villa Scopinich tornò a rivestire le funzioni di semplice oratorio privato quando negli anni cinquanta del XX fu realizzata la nuova parrocchia di Marocco. Galleria Immagini Villa Franchin vista dal Terraglio, si noti il campanile dell’oratorio Edificio principale di Villa Franchin Villetta Priuli, Nalesso che fa parte della proprietà Franchin Palazzo Bottoni, Franchin, nel 1631 (I Colmelli di San Zulian e San Nicolò) Bibliografia Il Terraglio ossia la Strada da Mestre a Treviso. La Strada da Mestre a Mirano (Centro Studi Storici di Mestre a cura di I. Stocchero, foto di Paolo Borgonovi, ricerche di Roberto Stevanato) Tiziano Zanato, Mario Facchinetto, I Colmelli di San Zulian e San Nicolò. Fonte Wikipedia Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

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