Forte Mezzocapo
Forte Carlo Mezzacapo | Discovery Mestre Forte Carlo Mezzacapo La batteria corazzata di Zelarino, dal Campo Trincerato alla cultura Costruzione e contesto storico Forte Carlo Mezzacapo sorge in località Gatta, a Santa Lucia di Tarù, lungo via Scaramuzza a Zelarino, nel comune di Venezia. Chi arriva dalla Castellana lo trova sulla destra, poco dopo il passaggio a livello della ferrovia dei Bivi, in mezzo ai campi e quasi nascosto da pioppi e platani. È una delle batterie corazzate della seconda generazione del Campo Trincerato di Mestre: progettato nel 1909, fu completato nel 1911. Il campo trincerato era stato avviato nel 1882 con i tre forti della prima cintura, Gazzera, Carpenedo e Tron. Il progetto iniziale prevedeva almeno undici fortilizi, ma la difficile situazione economica dello Stato impose un drastico ridimensionamento, e nel giro di pochi anni le opere costruite erano già superate dall’evoluzione dell’artiglieria. Con il Piano di difesa nazionale del 1908 si decise di completare il sistema con nuove opere a Ca’ Noghera (Forte Pepe), Tessera (Forte Rossarol), Favaro (Forte Cosenz), Zelarino (Forte Mezzacapo), Gambarare (Forte Poerio) e Spinea (Forte Sirtori). Per queste nuove «batterie corazzate» il teorico militare Enrico Rocchi rinunciò ai grandi terrapieni ottocenteschi e puntò sul calcestruzzo e su potenti cannoni installati in pozzo. Il sistema continuava a imperniarsi su Forte Marghera. Il nome: Carlo Mezzacapo Carlo Mezzacapo nacque a Capua il 9 novembre 1817. Ufficiale di artiglieria dell’esercito delle Due Sicilie dal 1837, aveva frequentato il Real Collegio Militare della Nunziatella insieme al fratello Luigi e al compagno di corso Enrico Cosenz. Nel 1848 fece parte del corpo di spedizione di quindicimila uomini che il governo costituzionale di Napoli inviò in Lombardia, al comando di Guglielmo Pepe, in aiuto del Regno di Sardegna contro l’Austria. Quando Ferdinando II ordinò il rientro dell’esercito, Mezzacapo non obbedì e, come Pepe, Cosenz, Rossarol e Poerio, raggiunse Venezia assediata. Qui diresse Forte Marghera e poi il forte di San Secondo, raggiungendo il grado di tenente colonnello, fino alla resa della città nell’agosto 1849. Esule a Genova e a Torino, con il fratello Luigi diede vita alla «Biblioteca militare per uso della gioventù italiana» e nel 1856 alla «Rivista militare». Nel 1859 fu capo di stato maggiore della Divisione Mezzacapo in Toscana e ministro della guerra del governo provvisorio delle Romagne; nel 1860 partecipò alla campagna nel Mezzogiorno con l’esercito regolare piemontese. Nell’esercito italiano comandò divisioni e poi il 5º e il 10º corpo d’armata; fu senatore dal 1876, presidente del Tribunale supremo di guerra e marina dal 1886 al 1896 e vicepresidente del Senato dal 1902 al 1904. Morì a Roma il 26 luglio 1905. La struttura del forte Il forte è un blocco compatto di calcestruzzo lungo 123 metri, largo 15,80 metri al centro e 20,52 metri alle estremità: un parallelepipedo con una rientranza al centro, appoggiato a un terrapieno che scendeva verso il fossato sul fronte d’attacco. Sul tetto, in linea a dieci metri l’una dall’altra, sei cupole d’acciaio proteggevano altrettanti cannoni da 149 mm di tipo A, capaci di lanciare granate di circa 42 chili a quasi dodici chilometri; sui fianchi c’erano le batterie da 75 mm per la difesa ravvicinata, e agli angoli dell’edificio quattro mitragliatrici a scomparsa. Tutti i locali hanno soffitti a volta intonacati. All’interno un lungo corridoio collegava i magazzini dei proiettili e dei cartocci, sul lato nord e senza finestre, ai locali del lato sud: la sala medicazione e comando, il magazzino d’artiglieria, la riserva viveri, la camera ufficiali, la stazione dei ventilatori, gli accumulatori. Sei rampe di scale, oggi murate, salivano alle batterie da 149, e un binario serviva al trasporto dei materiali. La parte destra ospitava il macchinario elettrico, i dormitori e la cucina; la parte sinistra un osservatorio-comando. Davanti all’ingresso dei dormitori una lapide ricorda ancora il progettista: «MCMXI CAP. ING. CASTROGIOVANNI PROGETTÒ E COSTRUSSE». Il forte era circondato da un largo fossato a forma di pista d’atletica, alimentato dal fosso della Bazzera che corre lungo via Gatta; oggi il fossato non esiste più, ma resta il ponte d’ingresso. Dei tre edifici esterni previsti dal progetto fu realizzata solo la casa del maresciallo, ancora conservata. Da fortezza a polveriera Forte Mezzacapo non fu mai coinvolto in un’azione di guerra. Nel 1915, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, i forti del Campo Trincerato furono disarmati, perché fortificazioni simili, come il forte Verena sull’Altopiano di Asiago, si erano dimostrate del tutto insufficienti contro le artiglierie pesanti. Dopo il luglio 1915 il forte fu trasformato in deposito di munizioni e polveriera, e nel tempo il terrapieno e il fossato furono eliminati. Rimase in uso all’esercito fino alla fine degli anni Settanta, quando vi erano ancora ospitati i soldati di leva. Stato attuale Nel 2003 una lunga trattativa si concluse con l’acquisto da parte del Comune di Venezia, dal Ministero della Difesa, di sette dei dodici forti del Campo Trincerato, tra cui Forte Mezzacapo. Il forte è oggi gestito dall’Associazione Dalla guerra alla pace – Forte alla Gatta, che ne ha fatto un centro espositivo e uno spazio d’incontro culturale, con un museo della civiltà contadina, mostre ed eventi. Per conoscere le attività, gli eventi e le modalità di visita è possibile consultare il sito dell’associazione: fortemezzacapo.com. Galleria fotografica Forte Carlo Mezzacapo Forte Mezzacapo, veduta esterna G. Riccio, Ritratto del generale Carlo Mezzacapo in divisa sarda (Wikipedia) Bibliografia Wikipedia, voce Carlo Mezzacapo. Treccani, voce Carlo Mezzacapo. Comune di Venezia, «Il campo trincerato di Mestre», live.comune.venezia.it, 2019. G. Facca, C. Zanlorenzi, Il forte Carlo Mezzacapo di Zelarino. Un elemento del campo trincerato di Mestre, in C. Zanlorenzi, R. Marcolin, Il Forte Mezzacapo di Zelarino. Associazione Dalla guerra alla pace – Forte alla Gatta, fortemezzacapo.com. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.