Villa Erizzo: breve storia e architettura (Mestre)
Villa Erizzo: breve storia e architettura | Discovery Mestre Villa Erizzo Architettura e storia di una villa mestrina Breve storia Villa Erizzo sorge nel centro di Mestre, in via Carducci 9, su un lotto rettangolare affacciato su piazzale Donatori di Sangue e delimitato dall’incrocio tra via Carducci e via Querini. La sua storia, dalla costruzione voluta dai nobili Erizzo nel Settecento al lungo secolo dei Conti Bianchini, fino alla trasformazione in sede della SADE e alla rinascita come biblioteca civica, è raccontata nell’articolo Origini e splendore di Villa Erizzo. Questa pagina è dedicata all’edificio. Vincolata nel 1945 ai sensi della legge 1089/1939 con decreto del 14 luglio, la villa risulta censita al foglio 13, sezione M, mappali 488 e 489. La proprietà comprendeva in origine un vasto giardino ornato di statue, di cui restano tracce documentate da Mazzotti (1952, 1954), come riporta Bassi (1987). L’oratorio, situato all’angolo est della facciata principale, fu consacrato nel 1686, secondo la lapide interna riportata da Fapanni (1975): una data che, osserva Bassi, solleva perplessità cronologiche rispetto alla villa, ma è plausibilmente riferibile a preesistenze edilizie, forse riconducibili al palazzo Erizzo menzionato da Vincenzo Coronelli nel 1697. Il complesso si compone della casa padronale longitudinale, dell’oratorio all’angolo est, di un’ex foresteria all’angolo ovest (ora separata) e di adiacenze posteriori oggi ridotte. Architettura di Villa Erizzo Il prospetto principale di Villa Erizzo, esposto a nord su via Carducci, si presenta come un corpo centrale compatto su due piani fuori terra più seminterrato, con impianto tripartito e simmetrico. È caratterizzato da polifore centrali e finestre laterali e affiancato da corpi laterali sfalsati in altezza, che arretrano al secondo registro per accogliere ampie terrazze con parapetto e davanzale in pietra, sormontate da vasi lapidei. Due torri cilindriche con copertura a cupola, corrispondenti ai vani scala interni, emergono in secondo piano serrando il volume principale e dominando l’intero complesso, comprendente anche le adiacenze posteriori ridotte e l’ex foresteria, oggi separata. La facciata segue un ritmo alternato largo-stretto e aperto-chiuso, scandito da quattro paraste giganti doriche impostate su basso piedistallo, che conferiscono all’insieme la monumentalità di un arco trionfale, con fornice centrale e attico suggerito dalla balaustra lapidea superiore. L’arcone centrale è modanato in pietra, con imposte e chiave di volta a voluta scolpita, mentre le campate laterali presentano aperture rettangolari e quadrate sovrapposte, separate da trabeazione. Nel primo registro prevalgono finestre architravate con timpani triangolari aggettanti, ad eccezione della trifora centrale, composta dal portale d’ingresso ad arco affiancato da due finestre pure ad arco, accessibile tramite una scalinata lapidea estesa quanto la trifora stessa. Tutte le aperture sono profilate in pietra con chiavi lisce in leggero rilievo. Una fascia marcapiano intonacata segna la quota del solaio superiore, sormontata al centro da un timpano triangolare trabeato con vasi acroteriali, mentre le terrazze laterali si aprono su tre fronti e un lato, delimitate inferiormente da cornici modanate che definiscono il coronamento complessivo dell’edificio. In base alla documentazione fotografica d’archivio (IRVV), prima dei restauri recenti le fasce marcapiano evidenziavano maggiormente i davanzali, le profilature lapidee risultavano più marcate e le aperture del seminterrato non erano schermate da siepi. All’angolo est della facciata principale si trova l’oratorio, oggi inutilizzato, con fronte intonacato e pilastri angolari a bugnato. Il portale architravato in pietra, con cornice modanata, è sormontato da una finestra a lunetta con chiave a voluta e concluso da un timpano triangolare trabeato. Il prospetto posteriore appare più sobrio e meno articolato, pur conservando tracce delle strutture originarie e resti del giardino storico, oggi ridotto. Una trabeazione continua, con fregio piatto e cornice aggettante, sostiene il parapetto a balaustri della terrazza superiore, da cui emerge una delle torri scala. All’interno, le decorazioni pittoriche, comprese quelle del soffitto dell’antico salone, testimoniano l’eleganza settecentesca del complesso, mentre lo stato attuale riflette le trasformazioni funzionali da residenza nobiliare a sede aziendale, conservando tuttavia l’essenza architettonica di villa veneta tardobarocca urbana. Il rifacimento di Villa Erizzo sotto il conte Volpi Nel 1938 la villa divenne sede di rappresentanza della SADE, la Società Adriatica di Elettricità fondata dal conte Giuseppe Volpi di Misurata. Il passaggio da residenza nobiliare a edificio direzionale comportò modifiche strutturali e decorative che alterarono in parte l’impianto originario. Il salone centrale, cuore architettonico della villa, era stato costruito nel Settecento come ambiente a doppia altezza, con un ballatoio che correva lungo il piano superiore. Durante i lavori promossi dalla SADE il ballatoio fu eliminato e al suo posto fu inserito un solaio intermedio, così da ricavare due ambienti sovrapposti. L’operazione compromise la lettura originaria dell’aula e la continuità della decorazione pittorica: gli affreschi della fascia inferiore, dipinti a trompe-l’œil, furono staccati e ricollocati nel vano scala, mentre la decorazione monocroma grigia profilata in oro del soffitto e delle pareti superiori rimase nel nuovo ambiente superiore. Secondo gli studi di Pavanello (1978), riportati da Bassi, tali dipinti sono attribuibili ad Andrea Urbani, architetto e frescante attivo a Venezia nella seconda metà del Settecento. Anche l’esterno subì trasformazioni: il lato sud della villa fu ampliato per ospitare una nuova scala monumentale interna. Pur modificata nelle sue proporzioni e nel suo uso, Villa Erizzo conservò i principali elementi del linguaggio tardobarocco veneziano: la simmetria dei prospetti, le paraste doriche giganti, i timpani triangolari e la grande scalinata d’ingresso in pietra. Oggi l’edificio è di proprietà pubblica e ospita la Biblioteca civica VEZ. Galleria Immagini Villa Erizzo Bice, sta per Beatrice Bianchini La Foresteria di Villa Erizzo come si presenta oggi L’Oratorio della Vergine Madre di Dio Stemma della Famiglia Bianchini Giardini Regina Margherita Il Foro Boario in un’immagine dell’epoca Trompe-l’œil di Urbani nella parete della sala centrale al primo piano Il Giardino della Villa oggi VEZ Le ultime tre statue sopravvissute alla distruzione del parco originario Approfondimenti Origini e splendore di Villa Erizzo I Conti Bianchini “di Mestre” Il Foro Boario: la seconda piazza di Mestre L’”Ercole e Lica” di Villa Erizzo Bibliografia Bassi, E. Ville della provincia di Venezia, 1987. Dal Fabbro, Valentina. Villa Erizzo, una storia da riscoprire, in AA.VV., «VeDo», n. 5, VEZ. Una nuova biblioteca in città, Mestre-Venezia, Comune di Venezia, marzo 2013, p. 42, ISSN 2281-6054. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Il Provveditore e il suo Palazzo a Mestre
Palazzo della Provvederia | Discovery Mestre Palazzo della Provvederia Il simbolo medievale di Mestre Il Provveditore di Mestre Il provveditore fu una magistratura istituita dalla Repubblica di Venezia a cui venivano attribuiti vari compiti, come governare — o meglio “provvedere” — determinati territori, definiti reggimenti, per conto della Serenissima. Va ricordato che Mestre passò sotto il dominio veneziano a seguito della guerra della Lega antiscaligera, un conflitto nato fra varie signorie italiane e non, contro Verona, per impedirne l’ulteriore espansione. All’epoca Mestre era governata dai signori di Verona e Venezia ambiva a conquistarla per evitare di avere nemici alle porte marine della città. Tale impresa fu resa assai difficile dalla presenza sul territorio mestrino del Castelvecchio, che per le tecnologie militari dell’epoca era difficile da espugnare. Fu il capitano Andrea Morosini che, mediante un escamotage, riuscì a entrare nel castello cittadino il 29 settembre 1337. Ed è proprio per ricordare tale data che l’Arcangelo Michele è il Santo protettore della città. Il 2 dicembre 1338 anche Treviso cadde in mano ai Veneziani. Pochi mesi dopo, il 26 gennaio 1339, il Maggior Consiglio vi nominò podestà il tristemente famoso Marin Faliero, che entrò in carica l’11 febbraio seguente. Il Provveditore di Mestre era subordinato al Podestà di Treviso, che governava su un territorio che andava da Serravalle a Mestre e da Asolo a Motta di Livenza. Un palazzo per il governo della città La Provvederia è uno dei pochi palazzi medievali — o forse rinascimentali — rimasti a ricordare i fasti passati della città e a essere sopravvissuti al saccheggio che Mestre ha subito negli ultimi due secoli. Il Podestà presiedette il Consiglio Civico cittadino sin dal 1452, ma solo dal 1459 tali riunioni si svolsero nel palazzo che avrebbe preso il nome di Provvederia. Il Podestà veniva scelto fra i patrizi veneziani membri del Maggior Consiglio e aveva l’obbligo di risiedere nel luogo a cui era chiamato a governare per tutti i sedici mesi della durata della carica. Al termine del mandato doveva presentare una relazione al Maggior Consiglio. Il primo Podestà fu probabilmente tale Francesco Bon. Appartenevano al Consiglio Civico le famiglie che godevano del titolo di “Cittadine del Luogo”, cioè le più antiche e di censo più elevato. Per potervi accedere era necessario versare 50 ducati. Tale requisito venne meno dopo il 1523 in conseguenza della Guerra della Lega di Cambrai, a causa della quale il Castelnuovo fu distrutto nel 1513 da ungheresi e spagnoli. Il palazzo del XV secolo subì una sostanziale riqualificazione nel 1525, come ricorda un’iscrizione posta sopra la porta d’ingresso del piano terra in latino: «Rudere Vetustate Q Obsoletum Aedificium Petri Alexandri Lippomani Pret Ac Praefecti Optimi Providentia Cives Mestrini Praesenti Nitori Restituendum Curarunt MDXXV Civium Provisoria». Provveditore e Consiglio Civico avevano compiti ben determinati dalla Dominante. Accanto a questi due organi amministrativi vi era un notaio con il ruolo di cancelliere — probabilmente membro del Collegio dei Notai istituito a metà Cinquecento — incaricato di redigere i verbali. La vicinanza alla Torre Belfredo e alla strada percorsa dalle merci provenienti dal trevisano ne deve aver fatto anche un luogo di misurazione della merce in ingresso, come testimonia la presenza su una colonna di due incisioni. La prima recita: «MEN PASSUS VENETI MOLENDINOR 1586», traslitterata anche come mensura passus veneti molendinorum. Tale scritta ci rivela due aspetti della vita mestrina dell’epoca: il dazio chiesto alla merce in transito e la presenza di mulini nel territorio. La merce che passava per la Provvederia veniva misurata in passi veneti ed era destinata ai mulini presenti verso Via Caneve (MOLENDINOR). I prodotti per i mulini erano fieno, paglia, legna e fasci, come si ricava dall’incisione F.P.L.F.. La misura del passo veneto corrispondeva a 5 piedi, ovvero circa 1,74 metri. L’epoca moderna Nell’Ottocento, dopo la caduta della Serenissima, la Provvederia ospitò per qualche anno il Consiglio Comunale di Mestre nella sala del primo piano. Fu una parentesi abbastanza breve: l’assemblea si spostò poi nel vicino edificio di Ca’ Collalto. Successivamente il palazzo ebbe varie funzioni minori, fra cui ospitare una scuola di disegno e la Banda musicale cittadina. Per quasi un secolo fu usato quasi come deposito di materiale vario. Fu probabilmente tale utilizzo a provocare l’incendio che il 6 ottobre 1914 ne causò l’inagibilità, aprendo al tempo stesso la strada a un restauro di cui si discuteva in città da anni. Il progetto scelto fu quello presentato da Mario Cadorna nel 1925 — quattro secoli dopo la sua realizzazione — che portò ad alcune modifiche strutturali e al consolidamento delle fondamenta. Sul soffitto del secondo piano l’artista mestrino Giuseppe Urbani de Gheltof ha realizzato un affresco che rappresenta la città di Mestre. Biblioteca di Mestre Il 14 settembre 1952, con la delibera 449668, è istituita la Biblioteca Civica di Mestre, grazie all’iniziativa di Serafino Riva, Luciano Morino e del mecenate Arnaldo Settembrini, proprietario di Villa Settembrini in Via Carducci. La Biblioteca trovò posto a partire dall’11 ottobre 1953 proprio nel Palazzo della Provvederia: al primo piano la sala lettura di 80 mq con 32 posti a sedere, mentre al piano terra furono realizzati uffici e un deposito libri. La scelta di questo palazzo storico si rivelò da subito poco idonea alle necessità di una città in crescita. Trentadue posti a sedere per quasi 100.000 abitanti e un patrimonio librario troppo modesto alimentarono il malcontento. Un gruppo studentesco si organizzò in protesta per i carenti servizi offerti ai cittadini, con iniziative sempre più numerose. Le difficoltà riscontrate e le proteste portarono il Comune di Venezia ad allestire una nuova biblioteca in Via Piave, inaugurata nell’ottobre 1976. La sede della Provvederia fu abbandonata nel 1977. La Provvederia oggi Dopo un restauro avvenuto all’inizio degli anni 2010 la Provvederia riaprì al pubblico il 31 marzo 2016 con una mostra sui crocifissi. Da allora ospita al piano terra decine di mostre di artisti locali e iniziative organizzate dalla Pro Loco di Mestre. Grazie a queste iniziative la Provvederia è diventata parte viva della città ed è stata riscoperta da centinaia di cittadini. Il primo piano è invece dedicato ai matrimoni civili e agli eventi istituzionali. Galleria Immagini L’Antica Provvederia di Mestre e Borgo Palazzo Palazzo della Provvederia lato Via Torre Belfredo Il Palazzo della Provvederia quando ospitava la Biblioteca Articolo della rivista L’architettura italiana del 1926 dedicato al restauro della Provvederia La colonna della Provvederia per la misurazione delle merci destinate alla macinazione (MEN PASSUS VENETI MOLENDINOR 1586) Affreschi esterni alla Provvederia e parte della scritta in latino che ne ricorda la realizzazione nel 1525 L’interno della sala al secondo piano della Provvederia di Mestre L’interno della Provvederia durante una mostra L’Apoteosi di Mestre — Giuseppe Urbani de Gheltof, affresco sul soffitto della sala del primo piano Bibliografia Barizza, Sergio. Storia di Mestre: la prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Cadorna, Mario. Progetto di restauro della Provvederia, 1925. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.