La Colonna della Sortita
Colonna della Sortita | Discovery Mestre Colonna della Sortita Simbolo del patriottismo mestrino e della sortita del 1848 Il 27 ottobre 1848 avveniva la sortita di Forte Marghera, episodio fondamentale per la storia mestrina che si colloca all’interno dei moti rivoluzionari che videro l’Italia attraversata da un’onda di orgoglio patriottico. Un patriottismo che restò vivo nei dibattiti cittadini anche dopo la nascita del Comune di Mestre, dividendo la politica locale per decenni. Un tema divisivo Il dibattito su come onorare i fatti di Marghera animava la vita cittadina contrapponendo le diverse anime della politica locale. La stessa data del 27 ottobre era un campo di battaglia simbolico: i progressisti volevano commemorare quell’episodio con solennità pubblica, mentre monarchici, cattolici e la destra dell’epoca preferivano tenere sottotono queste rievocazioni. I due fronti avevano i loro uomini di riferimento: Napoleone Ticozzi, favorevole alla piena commemorazione del 27 ottobre, e Pietro Berna, cattolico, propenso a ridimensionare il patriottismo risorgimentale mestrino. La posizione del Ticozzi non stupisce conoscendo le sue radici familiari. Sua madre Domenica Olivi era nipote di Giuseppe Olivi, podestà di Treviso e patriota, e cugina di Antonio Olivi, eroe e martire dei moti mestrini. Suo padre Cesare, mazziniano convinto e sospettato di aver finanziato Mazzini, gli aveva imposto il nome Napoleone in aperto sfregio agli austriaci. Un monumento per i Fatti di Marghera Il 29 dicembre 1875, nella casa del veterano Bellinato, si riunì un gruppo di reduci insieme al sindaco Napoleone Ticozzi e ad altri cittadini per formare un comitato con il compito di raccogliere fondi per la realizzazione di quello che il Barizza definisce un “modesto Obelisco”, destinato a ricordare i fatti di Marghera. Fra i membri del comitato figuravano Giorgio Manin, figlio di Daniele, il Conte Jacopo Rossi, Lorenzo Gastaldis, Girolamo Allegri, Paride Zajotti e Antonio Malvolti. La prima iniziativa concreta del comitato fu nel 1878 la posa di una targa commemorativa sulle mura della casa di Pietro Berna, sita nei pressi del Ponte della Campana, abbattuta nel 1920 per far posto all’edificio tuttora esistente. Il 9 dicembre 1883 fu la volta della “casa della Rana”, ancora oggi visibile in via Cappuccina, dove venne affissa una targa in ricordo dei patrioti polacchi Costantino Miskiewicz e Isidoro Dembowski, caduti a Mestre durante i moti. Alla cerimonia parteciparono i loro familiari e un folto gruppo di cittadini polacchi giunti appositamente. La raccolta fondi per il monumento non ottenne il successo sperato: furono i Ticozzi ad anticipare di tasca propria la somma mancante, confermando l’attaccamento personale della famiglia all’ideale risorgimentale. Nel 1881 venne affidato a Lorenzo Seguso il compito di realizzare una colonna ionica sormontata da un Leone di San Marco in bronzo. Il piedistallo alla base ospita quattro piastre: due recano iscrizioni di Costantino Nardi, le altre due gli stemmi di Mestre e di Venezia. Il collocamento in Piazza Barche fu affidato ad Antonio Toniolo. La scelta di questa piazza non fu casuale: evitare Piazza Ferretto significava anche evitare le polemiche con chi si opponeva alla commemorazione nel cuore della città. Pietro Berna e la politica contro il ricordo Succeduto al Ticozzi, il sindaco Pietro Berna proseguì nella sua opera di ridimensionamento del patriottismo mestrino. La cerimonia d’inaugurazione, inizialmente fissata per il 27 ottobre 1885, fu sospesa il 17 ottobre con un’ordinanza prefettizia che adduceva come motivazione un’epidemia di colera — pretesto piuttosto trasparente, dal momento che il colera era allora endemico. Fu il Conte Jacopo Rossi a sbloccare la situazione proponendo una data alternativa: domenica 4 aprile 1886. Anche in questa occasione, tuttavia, il Berna si oppose alla richiesta del Comitato Promotore di esporre i gonfaloni donati a Mestre nel 1866 da altre città italiane in riconoscimento del contributo mestrino alla liberazione nazionale, e di organizzare una processione civica aperta alla cittadinanza. L’irremovibilità del sindaco portò il Comitato a sciogliersi in forma di protesta, lasciando una traccia duratura di quanto quella data fosse divisiva per la città. Da Piazza Barche al deposito comunale Per molti decenni la Colonna della Sortita rimase collocata di fronte al negozio Coin, al centro di Piazza Barche, punto di riferimento visivo e simbolico del centro mestrino. Nel 2008 venne rimossa per consentire i lavori di realizzazione del tram, finendo in un magazzino comunale dove rimase per sette anni. Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia il monumento giaceva ancora in deposito, tanto che il consigliere del Quirinale Louis Godart invitò pubblicamente il Comune di Venezia a ricollocarlo nel sito originario. Il ritorno in piazza e la polemica sul leone Il 24 ottobre 2015, in tempo per l’anniversario del 27 ottobre, la colonna tornò in piazza — non nella posizione originaria, oggi occupata da alberi e dalla rotonda, ma a una ventina di metri di distanza, in Piazza XXVII Ottobre. Alla cerimonia partecipò il sindaco Luigi Brugnaro, che ricordò anche Stefano Zabeo, recentemente scomparso, che si era a lungo battuto per riportare il monumento in città. Il leone era però ancora a terra: doveva essere restaurato secondo le indicazioni concordate con la Soprintendenza prima di essere riposizionato in cima alla colonna. Il 21 marzo 2016 i Lavori Pubblici procedettero infine alla posa del leone alato, seguita dalla rimozione del ponteggio e dal completamento delle opere sulla base. Ma non mancò la polemica. Il Centro Studi Storici di Mestre protestò per l’errato orientamento del leone: rimontato con lo sguardo rivolto verso sud, verso Roma, anziché verso nord, verso Vienna, come era stato voluto in origine. Una svista non da poco per un monumento il cui significato risorgimentale è tutto nell’indicare il nemico sconfitto. I fatti recenti: ricollocazione, restauro e polemiche (2008–2026) La rimozione del 2008 per i lavori del tram Sir1 portò il monumento in deposito per sette anni, suscitando appelli pubblici (come quello di Louis Godart nel 2011 per il 150° dell’Unità d’Italia). Il ricollocamento avvenne il 24 ottobre 2015 in Piazza XXVII Ottobre, con cerimonia alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro e dell’assessore Francesca Zaccariotto, che sottolinearono il restauro della pietra d’Istria e del bronzo in collaborazione con la Soprintendenza. Il leone fu riposizionato il 21 marzo 2016 dopo restauro. Subito emerse la polemica sull’orientamento: il leone, storicamente rivolto a nord (verso il Terraglio e Vienna, simboleggiando la vigilanza anti-austriaca, come documentato da foto d’inaugurazione 1886), fu montato verso sud (ruotato di 180°). Il Centro Studi Storici di Mestre e il consigliere Paolo Ticozzi (discendente di Napoleone Ticozzi) denunciarono l’errore, che altera il significato simbolico del monumento. Ticozzi ha depositato un’interrogazione consiliare il 17 marzo 2026 (n. 1398), sostenuta dal gruppo PD, chiedendo il ripristino immediato ruotando il leone verso nord. La polemica è ripresa anche su gruppi Facebook come “Mestre Evolution” e pagine del Centro Studi Storici, evidenziando come l’errore sia persistente nonostante segnalazioni fin dal 2016. Galleria Immagini Piazza XXVII ottobre e la Colonna della Sortita in cartolina dell’inizio novecento Festeggiamenti per il collocamento della Colonna della Sortita a Mestre avvenuto il 4 aprile 1886 Leone di San Marco posto sopra la Colonna della Sortita La Casa della Rana in una foto d’epoca. Vi si intravede la targa commemorativa Lo Stemma di Mestre è posto sulla colonna Commemorazione della Sortita e del XXVII Ottobre Il Leone di San Marco è raffigurato al lato opposto dello stemma mestrino Commemorazione delle guerre veneziane La Targa posta nel 1883 sulla Casa della Rana che ricorda due combattenti polacchi su un edificio in via Cappuccina Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Il Gazzettino, “Mestre si riappropria della sua storia e accoglie la Colonna della Sortita”, 25 ottobre 2015. Il Gazzettino, “La colonna della Sortita è tornata quasi al suo posto, a pochi metri da dov’era”, 23 ottobre 2015. Interrogazione consiliare n. 1398, Comune di Venezia, depositata il 17 marzo 2026 da Paolo Ticozzi et al., “Colonna della sortita, si riposizioni nella direzione corretta il leone posto sulla sua sommità”. Disponibile su consiglio2020.comune.venezia.it. Venezia Radio TV, “Mestre, la Colonna della Sortita torna in Piazza XXVII Ottobre”, 24 ottobre 2015. VeneziaToday, articoli sul restauro e ricollocazione della Colonna della Sortita, marzo 2016. Centro Studi Storici di Mestre, comunicati e proteste sull’orientamento del leone (dal 2016 in poi, ripresi su social e giornali locali). Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Antonio Alippio Cappelletto
Antonio Alippio Cappelletto | Discovery Mestre Antonio Alippio Cappelletto Ingegnere e patriota mestrino Antonio Alippio Cappelletto nacque il 12 luglio 1805 a Mirano (Venezia) da Pietro e da Maria Melacini, e si laureò nel 1829 ingegnere architetto presso l’Università di Padova. Già nei primi anni di attività mise a punto un ruotismo, cioè un sistema di ingranaggi, capace di trasmettere il moto tra due assi allineati: il meccanismo, presentato all’Istituto veneto dal professor G. Alinotto, permetteva rapporti di trasmissione che i congegni allora conosciuti non consentivano. Nel maggio 1846 venne nominato ingegnere della Ferrovia lombardo-veneta con sede a Mestre. Durante i moti del 1848 riuscì a mantenere in piena efficienza l’officina di riparazione e costruzione del materiale ferroviario. Negli anni dei moti di liberazione del biennio 1848–49 ricoprì dapprima il ruolo di Deputato Comunale di Mestre, come Francesco Linghindal, per poi divenire capitano della guardia civica ed essere eletto all’Assemblea provinciale. Nella città di Venezia assediata dagli austriaci portò un importante supporto tecnico, permettendo di continuare a macinare il grano nelle stazioni di Santa Lucia e della Giudecca sfruttando la forza delle locomotive, e brevettando un forno per realizzare calce e laterizi. Collaborò inoltre con ufficiali del genio militare alla progettazione di una delle prime torpedini. Quando cadde Venezia nell’agosto 1849 per opera degli austriaci, Cappelletto fu sospeso dalla ferrovia, ma la sospensione durò solo un mese: grazie all’intervento dell’ingegner L. Negrelli, capo della Direzione superiore dei lavori inerenti a strade, acque, ferrovie e telegrafi, fu riassunto in servizio e destinato alla direzione dell’officina ferroviaria di Vicenza. Concluse la carriera, dopo l’unificazione italiana, con il grado di gerente dell’Ufficio centrale del materiale e della trazione delle ferrovie dell’Alta Italia a Torino. Le locomotive e le invenzioni Furono numerose le sue innovazioni nei campi più svariati, sebbene si concentrasse per tutta la vita nel migliorare i motori e la progettazione delle locomotive. Incaricato di costruirne due nuove, la «Bergamo» e la «Udine», individuò due difetti delle caldaie del tempo e propose delle modifiche, sperimentate con successo a Verona nel 1851. Per i progetti delle due locomotive e per i piani di ampliamento e ammodernamento dell’officina di Verona ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione artistica e industriale di Verona dello stesso anno. Si dedicò anche alla ricerca teorica. Perfezionò e completò la teoria dell’iniettore Giffard, il dispositivo che alimentava d’acqua le caldaie delle locomotive, e condusse studi innovativi sulle turbine. Nel 1872, quando in Inghilterra l’ingegnere Preece era riuscito a trasmettere due messaggi telegrafici in direzioni opposte sullo stesso filo, Cappelletto propose un proprio sistema per ottenere lo stesso risultato. Cappelletto fu socio corrispondente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti dal 1846 e membro effettivo dal 1854, socio dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Verona dal 1854, membro del Giurì dell’Esposizione di Londra e rappresentante della Camera di commercio di Londra nel 1851. Morì a Torino il 19 ottobre 1874. Galleria Immagini Antonio Alippio Cappelletto A Cappelletto è dedicata una strada parallela a Via Torino, posta dietro la sede principale delle Poste Bibliografia Pozzato, Enzo. «Cappelletto, Antonio Alippio», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 18, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1975. Marangoni, Michela (a cura di). Commemorazioni dei Soci Effettivi 1843–1891, Venezia, 2011. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Francesco Linghindal
Francesco Linghindal | Discovery Mestre Francesco Linghindal Primo deputato comunale di Mestre Francesco Linghindal fu il primo deputato comunale di Mestre durante i moti rivoluzionari del 1848. Il 22 marzo di quell’anno, quando Daniele Manin proclamò la liberazione di Venezia e la nascita della Repubblica di San Marco con il celebre discorso tenuto sopra un tavolino di fronte al Caffè Florian, anche Mestre fu attraversata da entusiasmo e fermento. Quel giorno Linghindal partì dalla località della Rosa, all’angolo con il Borgo delle Muneghe (oggi Via Poerio), dirigendosi in calesse verso la stazione ferroviaria insieme a Monsignor Giovanni Renier, arciprete di San Lorenzo, per raccogliere notizie certe su quanto stava accadendo a Venezia. Durante il tragitto incontrò il medico Giuseppe Dalla Giusta, proprietario della villa in Via Torre Belfredo ancora esistente, che sventolava una bandiera e gridava «Viva la Repubblica!». Giunti alla stazione, trovarono gli operai dell’officina dell’ingegnere Angelo Milesi in festa. Sin dalle prime ore degli avvenimenti, Linghindal invitò i concittadini alla prudenza, temendo possibili rappresaglie austriache. Il 23 marzo 1848 scrisse una lettera all’arciprete Renier chiedendogli di rivolgersi alla popolazione per calmare gli animi e mantenere l’ordine pubblico. Le cronache dell’epoca riportano che non fu mai pienamente favorevole al nuovo regime. Quando si costituì la Guardia Cittadina, sostenne che dovesse rimanere sotto il controllo del Municipio. E durante i fatti di Forte Marghera, quando il farmacista Reali chiese rifornimenti, avrebbe risposto che i combattenti erano «ribelli» e che si sarebbe dovuto arrestare l’ingegnere Collalto e quanti «avevano rivoluzionato e compromesso il paese, esponendo così la vita di coloro che li seguirono alla presa del forte». Queste posizioni gli attirarono ostilità: un gruppo di cittadini lo accusò di essere «avverso al novo ordine di cose» e filoaustriaco, denunciandolo alla Guardia Veneta. Il clima di tensione portò all’intervento del notaio Giuseppe Giuriati, inviato a riformare l’amministrazione, che decretò la caduta della deputazione comunale, costringendo Linghindal a dimettersi dalla carica di primo deputato. Oltre al ruolo politico, Linghindal fu noto per la lunga attività all’interno della Pia Casa di Ricovero di Vecchi e Orfani derelitti, oggi Antica Scuola dei Battuti di Mestre: ne fu amministratore dal 1828 al 1853, per due mandati, e fu il più longevo amministratore dell’istituto. In questa veste, nel gennaio 1830, fu citato davanti alla pretura di Mestre dalla confraternita del Santissimo Sacramento per un vecchio livello che il pio ospedale doveva alla confraternita dal 1806: la lite si chiuse solo anni dopo con una compensazione tra debiti e crediti delle due istituzioni. Linghindal era anche confratello della scuola del Santissimo Sacramento della chiesa di San Lorenzo, di cui nel 1847 fu vice priore insieme a Domenico Fusarini e Agostino Manocchi. La sua famiglia era legata da tempo alla confraternita: nel 1803 un Antonio Linghindal ne era gastaldo, e a metà Ottocento vi erano iscritte anche Anna ed Elisabetta Linghindal. Galleria Immagini A Francesco Linghindal è dedicata una strada che si collega a Via Torino Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Francesco Linghindal su Wikipedia. Giovanni Renier, La cronaca di Mestre degli anni 1848 e 49 e saggio di altri scritti inediti, Prem. stab. ist. Turazza, Venezia 1896. Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre, per la confraternita del Santissimo Sacramento e la lite del 1830. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Guglielmo Pepe
Guglielmo Pepe | Discovery Mestre Guglielmo Pepe Il generale napoletano che guidò la difesa di Venezia Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) fu un patriota e generale dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, fratello del generale Florestano Pepe. L’esilio e il ritorno Dopo la sconfitta della rivoluzione costituzionale napoletana, nel marzo 1821, Pepe fuggì all’estero: Barcellona, Madrid, il Portogallo, poi Londra e, dal 1832, Parigi, dove frequentò gli ambienti liberali di tutta Europa. Rimase in esilio quasi trent’anni. Nel marzo 1848, dopo la concessione della costituzione a Napoli, rientrò grazie all’amnistia per i reati politici, e l’8 aprile Ferdinando II lo nominò comandante in capo del corpo di spedizione inviato in Alta Italia a fianco del Piemonte contro l’Austria. Da Napoli a Venezia Dopo la repressione dei moti del 15 maggio 1848 a Napoli, il nuovo governo ordinò alle truppe di rientrare. La maggior parte dei soldati obbedì, ma Pepe no: passò il Po con alcuni reparti e con battaglioni di volontari di vari Stati italiani, circa duemila uomini, e il 13 giugno 1848 raggiunse Venezia. Tra gli ufficiali napoletani che come lui scelsero Venezia c’erano quelli che avrebbero dato il nome ai forti del Campo Trincerato: Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Poerio. Daniele Manin gli affidò il comando delle truppe di terra della Repubblica di San Marco. Fu Pepe a ordinare la Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848, senza parteciparvi di persona: le colonne uscite da Forte Marghera e dalle lagune riconquistarono Mestre, ma non la tennero, e nei combattimenti fu ferito a morte Alessandro Poerio. Durante l’assedio del 1849, dopo la sconfitta piemontese di Novara, crebbero i contrasti tra Pepe e il governo veneziano sulla strategia di difesa. Gli ultimi anni Dopo la resa di Venezia, nell’agosto 1849, andò a Corfù, poi a Genova, e nel novembre 1849 tornò a Parigi. Nel 1850 sposò Mary Ann Coventry, vedova dell’orientalista John Borthwick Gilchrist. Lasciò la Francia nel dicembre 1851, con il colpo di Stato di Luigi Napoleone, e visse tra Nizza e Genova prima di stabilirsi a Torino, dove morì nel 1855. Scrisse tra l’altro le Memorie del generale Guglielmo Pepe intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia. A Mestre gli sono dedicati la via che porta a Piazza XXVII Ottobre e Forte Pepe, a Ca’ Noghera. Galleria Fotografica Ritratto di Guglielmo Pepe La lapide di Mestre che ricorda i volontari di Pepe nella Sortita del 27 ottobre 1848: «Su questo ponte più ostinata lotta sostennero» Il decreto di nomina a firma Daniele Manin La Battaglia della Campana (1848) Al generale Pepe è dedicata la via che costeggia Via Forte Marghera e porta in Piazza XXVII Ottobre Bibliografia Voce Guglielmo Pepe nel Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Discovery Mestre, La Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.