Villa Grimani – Bragadin (Carpenedo)
Villa Grimani – Bragadin
Storia
Gli originari committenti della fabbrica sono i Luca, o Lucca, una famiglia di mercanti di zucchero «aggregati alle famiglie nobili di Venezia nel 1654, con l'esborso di centomila ducati, secondo la prassi instaurata dal doge Francesco Molin» (Elena Bassi, 1987). Da cui discende anche il Vescovo di Treviso Benedetto de Luca, (Fapanni).
Questi nel 1640 fanno costruire l'edificio, come è ricavabile dalla data impressa sulla cornice del portale d'ingresso, su quest'ultimo verrà apposta la scultura dell'Arcangelo Michele, protettore dei mercanti, ancora visibile assieme alla scritta "Forti favent superi": gli dèi proteggono i forti. Mentre sopra il poggiolo vi è incisa la scritta "QUIETI GENIO ET AMICI DICATA". Il Fapanni fa risalire al 1640 l'erezione dell'Oratorio della villa dedicato a San Giuseppe Sposo di Maria Vergine.
Una ulteriore testimonianza della presenza della villa si trova in una mappa stesa da Lorenzo Boschetti nel 1714, copiata da quella di Domenico Boschetti del 9 maggio 1694. Nella carta topografica è disegnata la proprietà del N.H. Gasparo Luca, comprendente un edificio padronale, un'ala adiacente e un'ulteriore consistenza edilizia disposta perpendicolarmente alla strada (Bassi, 1987).
La villa viene successivamente abitata dai Grimani, non si sa a partire da quale data, e Francesco Maria Grimani fu l'ultimo proprietario di tale famiglia nel 1826, anno della sua morte. Successivamente passò alla famiglia dei Bragadin che nel 1835 restaurarono l'antico oratorio dai Bragadin dedicandolo alla Beata Vergine della Salute. Ai tempi del Fapanni la Villa apparteneva ad Alvise Bragadin. Nell'oratorio sono stati sepolti Carlo Grimani – Luca, 1819, e Girolamo Grimani – Luca, 1821.
Nel novecento la villa passò ai De Sordi per poi essere condivisa tra i Rizzo e i Bovo.
L'edificio
L'edificio, vincolato nel 1959 ai sensi della legge n. 1089 del 1939, presenta elementi architettonici che individuano nel palazzo veneziano diffuso nella seconda metà del Cinquecento il suo modello di riferimento costruttivo. Ciò è particolarmente evidente nella facciata principale esposta a sud-ovest, dove è leggibile la simmetria delle aperture, disposte su tre assi, corrispondente a una medesima tripartizione degli ambienti interni sviluppati attorno a una sala centrale passante.
Il salone si esplicita in facciata mediante la trifora ad archi, sorretti centralmente da colonne ioniche e lateralmente da piedritti dorici, aperta su un balcone con balaustra in ferro battuto. Ai lati della trifora si aprono due porte finestre ad arco su piedritti dorici, con balaustre in ferro battuto. Tutti gli archivolti delle aperture del piano nobile sono riquadrati con esili cornici a rilievo delimitate superiormente da una fascia liscia con cimasa modanata sporgente. Al secondo piano si aprono solo semplici finestre architravate. Il registro inferiore è stato notevolmente manomesso da aperture laterali che ne hanno snaturato il disegno originario.
L'edificio è posto in località Carpenedo lungo via San Donà, di fronte a via Ca' Rossa. Lo stato di conservazione della villa e degli annessi retrostanti è stato da poco in parte ripristinato grazie a lavori di parziale restauro. (Elena Bassi e IRSS)
Una targa per ricordare la liberazione
Il 28 aprile 1945, mentre in alcune zone di Mestre i partigiani combattevano, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) si riunì per decidere come trattare con le truppe tedesche. Prevalse l'idea di avviare una trattativa diretta con il comando tedesco per ottenere un impegno formale. Nel pomeriggio si tenne un incontro a Villa Franchin a Carpenedo tra il Presidente del CLN Etelredo Agusson, il consulente militare Mario Balladelli e il comandante tedesco.
La negoziazione era delicata: il comandante minacciava di far saltare le mine negli impianti industriali e nei servizi della città. Dopo un iniziale rifiuto, alle 17 si raggiunse un accordo: i tedeschi avrebbero potuto ritirarsi con le armi, senza far brillare le mine e senza atti di violenza contro i civili. L'accordo fu approvato dal CLN e Balladelli avvisò le formazioni partigiane dei territori limitrofi per coordinarsi con il ritiro tedesco.
La lapide commemorativa recita:
(Fonte: Iversen)
Sopra la porta d'ingresso è ancora ben visibile la scritta latina "Forti favent superi" («gli dèi favoriscono i forti») accompagnata dalla scultura dell'Arcangelo Michele, protettore dei mercanti. Sotto l'Arcangelo è riportato l'anno di costruzione 1640.
Sul fronte della villa, a ricordo degli eventi della Seconda Guerra Mondiale, è stata apposta una lapide che commemora il ritiro delle truppe tedesche da Mestre avvenuto il 28 aprile 1945.
Galleria Immagini
Bibliografia
- Il Terraglio ossia la Strada da Mestre a Treviso. La Strada da Mestre a Mirano (Centro Studi Storici di Mestre a cura di I. Stocchero, foto di Paolo Borgonovi, ricerche di Roberto Stevanato)
- Istituto Regionale Ville Venete: scheda della Villa
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2 commenti
Antonio Manno
La mappa originale di Domenico Boschetti è datata 9 mag 1694.
Alessandro Bon
Grazie mille! Lei è sempre prezioso