La villeggiatura di Mestre va in scena
La villeggiatura di Mestre va in scena
Una farsa al San Cassiano nel 1770, dopo Goldoni
Nel carnevale del 1770 i veneziani andarono a teatro a ridere di se stessi in villeggiatura. Sul palco del San Cassiano andava in scena «La villeggiatura di Mestre», una farsa per musica di Giovanni Dolfin con la musica del napoletano Salvatore Perillo. Un anno e mezzo dopo arrivò anche il seguito, «La ritornata dalla villeggiatura di Mestre». Il libretto del 1770 si è conservato e oggi si può leggere per intero: racconta una Mestre di caffè, carrozze, cicisbei e barcaioli, vista con gli occhi divertiti di chi la frequentava d'estate.
Mestre, la campagna dei veneziani
Nel Settecento Mestre era la villeggiatura più vicina e più comoda per le famiglie veneziane. Le ville si allineavano lungo il Terraglio e attorno al centro (vedi La cultura delle ville fra Mestre e le aree veneziane), e piazza Barche era la porta da cui si passava dalla barca alla carrozza (vedi Piazza Barche nel '700, la porta fra due mondi). La stagione portava in terraferma signori, servitù, amici e parassiti, e con loro le abitudini della città: il gioco, le conversazioni, i cavalier serventi, il caffè.
Intorno al 1770, proprio negli anni della farsa, Vincenzo Formaleoni descriveva Mestre come una «terra grossa aperta in vicinanza delle lagune, ben fabbricata e popolatissima», con «alcuni bellissimi palazzi di campagna e comodissimi pubblici alloggi»: un «luogo di gran concorso di popolo», dove «vi si trovano continuamente pronte vetture per ogni parte d'Italia». E Goldoni, nella commedia «La cameriera brillante», faceva dire a un suo personaggio che «Mestre xé deventà un Versaglies in piccolo».
Era un mondo che si prestava alla satira, e Carlo Goldoni lo aveva già mostrato. Nel 1761 aveva portato in scena al Teatro San Luca la trilogia della villeggiatura, «Le smanie per la villeggiatura», «Le avventure della villeggiatura» e «Il ritorno dalla villeggiatura», ambientata fra Livorno e Montenero ma pensata per il pubblico veneziano. L'anno dopo Goldoni partì per Parigi e non tornò più a Venezia.
Pochi anni più tardi Giovanni Dolfin riprese lo stesso tema e lo portò in un luogo che i veneziani conoscevano benissimo e che raggiungevano in poche ore di barca: Mestre. Perfino il titolo del seguito, «La ritornata dalla villeggiatura», sembra fare il verso al «Ritorno dalla villeggiatura» goldoniano. E una copia del libretto di Dolfin si conserva oggi proprio alla Casa di Goldoni.
Il San Cassiano e le farse di Dolfin
Il Teatro San Cassiano, della famiglia Tron di San Beneto, era stato nel 1637 il primo teatro d'opera aperto al pubblico pagante: lì avevano debuttato Monteverdi con «Il ritorno d'Ulisse in patria» e Cavalli con il «Giasone». Nel 1754, dopo oltre un secolo di spettacoli, l'edificio era così malandato che le recite furono sospese. Fu ricostruito su disegno di Francesco Bognolo, con sei ordini di palchi, uno in più di qualsiasi altro teatro veneziano, e riaprì nell'autunno del 1763 con il nome di Nuovo Teatro Tron.
La rinascita durò poco. Dopo tre stagioni d'opera, il San Cassiano non resse la concorrenza del nuovo Teatro di San Benedetto, che era diventato il teatro dei nobili, e restò chiuso dal 1767 al 1769. Quando riaprì cambiò formula: al posto delle opere vere arrivarono le farse per musica, commedie in prosa recitate da una compagnia di comici con alcune arie cantate, più economiche e facili da allestire. Lo racconta un lungo studio sui teatri musicali della Serenissima pubblicato nel 1930 dalla Rivista mensile della città di Venezia, che ricorda anche il pubblico di quegli anni: fra un atto e l'altro si cenava nei palchi e in platea, con poche cerimonie e molto rumore, e il piatto tipico erano le folaghe.
Giovanni Dolfin ne scrisse una serie sulla vita veneziana: «La villeggiatura di Mestre» e «La marenda alla Zuecca» nel 1770, «La serenata in tartana» e «La ritornata dalla villeggiatura di Mestre» nel 1771, «La fiera» nel 1772. Di lui sappiamo poco: nella dedica del libretto si presenta soltanto come umile servitore del nobile Cattarin Corner, a cui offre i suoi «rozzi tratti di penna».
Il compositore, Salvatore Perillo, era nato a Napoli nel 1731 e aveva studiato con Francesco Durante insieme a Niccolò Piccinni. Si stabilì a Venezia, dove ebbe successo soprattutto con l'opera comica: «I viaggiatori ridicoli», «La donna girandola», «La finta semplice». Morì nel 1799.
I personaggi
Il libretto, stampato da Gio. Battista Casali, è un libriccino di 48 pagine. Dopo la dedica viene l'elenco dei personaggi, con una nota secca: «La Scena si finge in Mestre». Ci sono Bianchetta, «donna vanagloriosa», e il marito Macaleppo, «uomo gobbo, attempato, e geloso», che le ha intestato tutti i suoi beni. C'è la Contessa Gagiandra, così delicata che il profumo dei fiori le dà fastidio e il sole le fa venire l'emicrania, con il suo servente Fabio, che si rovina al gioco. C'è il Conte Belfredo, innamorato di se stesso, che parla per paroloni. E c'è Olimpio, povero e adulatore, sempre a caccia di una cena pagata da altri.
Accanto ai signori, che parlano in italiano, si muove il piccolo mondo che parla veneziano: Violetta, la serva della Contessa, la gastalda Felippa, un po' sorda, e i barcaioli Nane, Toni e Bao. Alla fine compare anche Bernardone, il figlio di Macaleppo che tutti credevano annegato.
La trama
La farsa si apre in un giardino, con un coro a quattro voci che celebra la campagna e la libertà. Si decide una gita a Marocco, la località sul Terraglio dove sorgeva anche la villa dei Morosini (vedi Villa Morosini Gatterburg Volpi di Misurata), e ci si dà appuntamento «in piazza a Mestre» alla bottega del caffè, «sull'ora del fresco». Intanto Macaleppo si lamenta con Olimpio della moglie, che comanda in casa e va in giro con il cicisbeo. Olimpio si fa firmare una procura, con la scusa di aiutarlo, ma solo per spillargli denaro e pranzi.
La prima parte finisce al caffè, affollato di signori con l'occhialetto e signore che si scambiano battute. Si ordinano sorbetti, tè, caffè, maraschino e cioccolata; un barcaiolo offre la gondola per Venezia, un vetturino il carrozzino per Treviso. Macaleppo arriva travestito da soldato per spiare la moglie, viene smascherato e deriso, e la compagnia parte in carrozza cantando «Andiamo a Marocco, lasciamo qua il sciocco».
Nella seconda parte, al ritorno dalla gita, si spettegola sulla merenda e sulle signore viste a Marocco. Olimpio esclama: «Che bel Paese ch'è questo Mestre! Che bella Villeggiatura fertile è questa!», e intanto continua a imbrogliare Macaleppo. Quando il marito prova a vietarle gioco, cicisbei e bagordi, Bianchetta lo caccia di casa. In piazza, davanti all'osteria, i barcaioli giocano a carte e Nane corteggia Violetta affacciata al balcone. La sera in casa della Contessa si gioca a faraone.
Il finale è una festa da ballo. Macaleppo, respinto con una secchiata d'acqua mentre tenta di entrare dalla finestra, si fa nascondere dai suonatori dentro un contrabbasso. Si spengono le luci e tutti brancolano al buio, finché entra con un lume Bernardone, vivo e vegeto. Bianchetta capisce di aver perso la partita e torna affettuosa, e tutti cantano «Viva l'astuzia, viva chi ha testa» prima che cominci il ballo.
La Mestre della farsa
Dietro le risate il libretto lascia vedere molte cose vere. Il centro della villeggiatura è la piazza, con la bottega del caffè dove si va a vedere e a farsi vedere, e accanto l'osteria frequentata dai barcaioli. Da Mestre si riparte in gondola per Venezia o in carrozzino per Treviso, e in carrozza si va in gita sul Terraglio. Le serve si lamentano di un salario di sei ducati l'anno e sperano nella mancia al ritorno in città; i signori passano le serate al tavolo da gioco.
Le ville, invece, non compaiono mai: la farsa si svolge fra case private, strade, caffè e osteria, come se a Dolfin interessasse più la vita di paese che quella delle ville. Altre curiosità sulla Mestre di quei secoli sono raccolte in Curiosità di Mestre dal 1541 al 1930.
Che il teatro facesse parte della villeggiatura lo conferma quello che accadde pochi anni dopo. Le compagnie di giro recitavano già a Mestre durante la stagione estiva, in locali di fortuna. Nel 1777 la famiglia Balbi chiese al Consiglio dei Dieci di costruire un vero teatro, presentandolo come un «decente trattenimento» per le famiglie che venivano in villeggiatura, e l'11 agosto ottenne il permesso (vedi Il Teatro Balbi di Mestre). Mestre ebbe così un teatro tutto suo, e i veneziani non ebbero più bisogno di tornare in città per vedere la villeggiatura messa in scena.
Il San Cassiano chiuse la sua vita musicale nel carnevale del 1794. Pochi anni dopo la caduta della Repubblica fu demolito; i suoi materiali servirono a costruire il teatro di Adria e al suo posto gli Albrizzi, padroni del palazzo vicino, piantarono un giardino che esiste ancora.
La ritornata e il libretto oggi
«La ritornata dalla villeggiatura di Mestre» andò in scena al San Cassiano nell'autunno del 1771, sempre su testo di Dolfin. Il compositore non è sicuro: alcune fonti indicano ancora Perillo, altre lo danno per ignoto. Di questo seguito non abbiamo trovato una copia consultabile.
Il libretto del 1770 invece è conservato in diverse biblioteche, fra cui la Casa di Goldoni e la Fondazione Cini a Venezia, la Braidense di Milano e il Museo della musica di Bologna. La copia della Library of Congress di Washington, che viene dalla raccolta di libretti di Albert Schatz, è stata digitalizzata ed è liberamente consultabile in rete.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: libretto del 1770, Library of Congress (pubblico dominio); Canaletto (pubblico dominio); Teatro Balbi, archivio Discovery Mestre; Teatro San Cassiano, Archivio di Stato di Venezia, Giudici del Piovego, b. 86, via Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0).
Bibliografia e fonti
- V. Formaleoni, Topografia veneta, ovvero descrizione dello Stato veneto, Venezia, secolo XVIII.
- C. Goldoni, La cameriera brillante, commedia.
- G. Dolfin, La villeggiatura di Mestre, farsa per musica, Venezia, Gio. Battista Casali, 1770 (Library of Congress, Albert Schatz Collection n. 7923).
- Corago, repertorio dei libretti dell'Università di Bologna, scheda «La villeggiatura di Mestre».
- Rivista mensile della città di Venezia, 1930, «Il teatro musicale della Serenissima. I teatri».
- F. Bordin, Su alcune mescolanze fra prosa e musica nel teatro italiano, tesi di laurea, Università Ca' Foscari, 2011-2012.
- Opere rappresentate al Teatro San Cassiano, Wikipedia.
- Perillo Salvatore, Dizionario della musica italiana.
- Discovery Mestre, La cultura delle ville fra Mestre e le aree veneziane.