I Cappuccini di Mestre e la chiesa di San Carlo
I Cappuccini di Mestre e la chiesa di San Carlo
Sulla strada del Bottenigo, all’inizio dell’attuale via Cappuccina, sorge dal Seicento il convento dei Cappuccini di Mestre, con la sua chiesa dedicata a san Carlo Borromeo. Lo chiese la comunità mestrina, lo resero possibile i terreni della Scuola dei Battuti, lo chiuse Napoleone e lo riaprirono i frati nel 1940: quattro secoli di storia che il saggio di padre Venanzio da Chioggia, pubblicato dal Centro Studi Storici di Mestre, ricostruisce sulle carte della fondazione.
Un convento chiesto dalla comunità
L’idea nacque nel 1587. Il 29 marzo i provveditori di Mestre fecero eleggere in Consiglio due deputati, Bartolomeo Pollino e Giandomenico Musato, con l’incarico di chiedere ai Cappuccini di stabilirsi in città e di trovare loro un luogo adatto. L’anno seguente la Scuola dei Battuti propose di cedere alcune casette in contrada «Cal di Mezzo», ma non se ne fece nulla, forse perché il sito era nel cuore del castello, mentre le regole dell’ordine volevano i conventi a circa un miglio dalle città.
Ventitré anni dopo la richiesta tornò. Il 13 aprile 1610 il Consiglio votò all’unanimità di invitare i frati, e il 9 luglio il capitolo dei Cappuccini riunito a Padova accettò con 54 voti favorevoli. Il 5 settembre il podestà e capitano Tomà Donado chiese alla Scuola dei Battuti il terreno «delle Caevane», sulla strada del Bottenigo, e il 3 ottobre la Scuola, con il gastaldo Antonio Franchin, lo concesse con 62 voti favorevoli e nessun contrario. Il 16 giugno 1611 il Senato autorizzò il monastero, su un sito di circa 50 pertiche.
Secondo Graziella Lugato l'ospedale dei Battuti donò una parte del terreno; per il resto la Scuola del Santissimo Sacramento di San Lorenzo si impegnò a versare in perpetuo 31 lire venete all'anno, e pagò per quasi duecento anni, fino alla soppressione del convento.
I dubbi dei frati e la permuta del terreno
Nel 1612 fu piantata la croce e i primi religiosi presero posto in un casotto di paglia lasciato libero dalla famiglia Garlato. Per tre anni però non si posò una pietra: molti frati giudicavano il luogo di «cattiva aria e troppo stretto». Una commissione dell’ordine confermò il sito nell’agosto 1613, e per accontentare i contrari si spostarono i confini su un terreno vicino, più alto: padre Venanzio notava ancora, negli anni Sessanta del Novecento, oltre un metro di dislivello tra via Cappuccina e via Aleardi. La permuta con il vicino Zuane Verruci, 602 tavole di terreno con 45 ducati di conguaglio, fu firmata il 7 marzo 1615 nel convento del Redentore alla Giudecca.
Il convento e la chiesa
Con materiali ed elemosine della comunità, nel 1617 il convento era finito: dodici sacerdoti e cinque fratelli conversi, guidati da padre Filippo da Venezia, due dormitori disposti «a forma di un sette», quattordici celle, tre infermerie e una biblioteca. La scheda di Wikipedia, che segue il volume del 1984 sui Cappuccini a Mestre, data al 1616 il compimento della chiesa e al 1617 il primo superiore. La piccola chiesa, rettangolare e con capriate a vista, fu dedicata ai santi Carlo Borromeo e Francesco d’Assisi e consacrata nel 1619. Borromeo era stato proclamato santo da Paolo V il 1° novembre 1610, e San Carlo di Mestre fu forse la prima chiesa del Veneto intitolata al nuovo santo.
La consacrazione avvenne il giorno dopo la domenica in Albis del 1619, per mano di Giorgio Perpignano, vescovo di Tine e Micone, che chiuse nell'altare reliquie degli apostoli Andrea, Tommaso e Barnaba. Lo stesso giorno fu consacrato l'altare laterale, dedicato alla Madonna e a santa Chiara. Sotto la mensa di un altare laterale padre Venanzio ricordava un Cristo morto, scultura del Cinquecento.
Nel 1617 Andrea Vicentino dipinse la pala dell’altare maggiore, e il cappuccino Cosmo da Castelfranco, al secolo Paolo Piazza, i santi Pietro e Paolo ai lati. Per il refettorio Fra Semplice da Verona dipinse un Cenacolo, verso il 1640 secondo padre Venanzio, nel 1645-1646 secondo la scheda di Wikipedia. Nel 1630 il convento affrontò la peste; fu ampliato alla fine del Seicento, e il 17 agosto 1756 un violento temporale ne distrusse un’ala, con 4.500 ducati di danni.
Il Cicogna ricorda nel convento tre dipinti di pregio: le Nozze di Cana, due santi e la Cena di Fra Semplice da Verona. Verso la fine del Settecento un pittore sconosciuto dipinse i santi cappuccini Felice da Cantalice, Serafino da Montegranaro e Fedele da Sigmaringa. Fapanni ricorda anche, sopra la porta maggiore, un'Immacolata donata verso il 1764 dal nobile Domenico Muazzo, giudice di pace. I Cenni storici su San Lorenzo però mettono un'Immacolata donata dallo stesso Muazzo sopra la porta maggiore di San Lorenzo.
Testimonianza di FapanniFapanni descrive la pala dell'altar maggiore: la Madonna col Bambino fra gli angeli e, in basso, i santi Carlo Borromeo, Antonio di Padova, Francesco d'Assisi e il piccolo Battista. Nel coro ricorda una grande Assunta, e sul pavimento la lapide della terziaria cappuccina Orsola da Ponte, morta nel 1788 a 76 anni. Il turbine del 17 agosto 1756 uccise tre frati: Fapanni ne raccoglie le testimonianze di Gaspare Gozzi e Giuseppe Gennari e corregge Barcella, che lo datava al 9 ottobre 1758.
Il sogno del gastaldo
Il 15 agosto 1617, a convento finito, il provinciale dei Cappuccini, fra Geremia da Venezia, volle mettere per iscritto un episodio legato alla fondazione. Fece chiamare Antonio Franchini, che all'epoca della concessione era gastaldo della Scuola dei Battuti, e questi raccontò sotto giuramento come andò. All'inizio non voleva cedere il fondo, per il guadagno che la Scuola ne ricavava. Poi una notte, «o in sogno o in visione», vide una dozzina di frati bussare alla porta e chiedere soltanto di alloggiare e dormire: per il resto, dissero, sarebbero andati a cercare l'elemosina. Svegliatosi, pensò che fosse volontà di Dio e di san Francesco, e la Scuola decise di dare il terreno ai Padri. Franchini confermò il racconto e lo firmò di sua mano.
Predicatori e confessori
I Cappuccini entrarono presto nella vita religiosa della città. Si alternarono con i Serviti di San Girolamo nelle prediche di Quaresima e d’Avvento nella chiesa di San Lorenzo, finché nel 1658 i Serviti lasciarono Mestre. Per volere della comunità ottennero da Roma, nel 1672, un permesso straordinario: tre frati potevano confessare i laici, cosa che allora le loro regole consentivano solo in via eccezionale. Il permesso fu più volte rinnovato prima di diventare generale nel 1704.
I mestrini ricordavano i Cappuccini anche nei testamenti. Antonio Preve, nel 1730, volle che 80 delle 200 messe per la sua anima fossero celebrate nella loro chiesa. Don Pietro Altavilla, nel testamento del 1744, ne chiese 20 «dai padri cappuccini della Terra» e lasciò loro metà della sua cera.
Soppressione e ritorno
Il 25 aprile 1810 un decreto napoleonico soppresse l’ordine. Pochi anni prima, nel 1807, i Cappuccini erano rimasti l’unica comunità religiosa di Mestre, con undici frati. Il convento passò ad altri proprietari e fu in gran parte demolito: ne nacque la «Villa Vittoria», e il parco, che si estendeva oltre l’attuale via Paruta, fu dimezzato. Il Cenacolo di Fra Semplice, venduto dal Demanio, fu donato nel 1811 alla chiesa di San Lorenzo; più tardi fu ritrovato e riportato nel convento.
Testimonianza di FapanniFapanni aveva un legame di famiglia con questo convento: nel 1806 suo padre Agostino aveva chiesto alle autorità di conservare i Cappuccini a Mestre, «siccome utili e benefici al paese». Dopo la soppressione, racconta, l'Ospitale di Mestre, che in antico aveva dato il terreno per il convento, ne tornò proprietario e mise all'asta quel che restava, un quarto del chiostro con la terra cinta di muro. Lo comprò l'impresario veneziano Berri, poi Antonio Giacomuzzi, che nel 1837 fece dipingere la chiesa all'esterno con fregi gotici e vi costruì un casino di villeggiatura.
Il 28 marzo 1940 i frati tornarono, e a Mestre fu trasferita anche la sede del Superiore provinciale dei Cappuccini del Veneto. Poco dopo la piccola chiesa del Seicento fu demolita e sostituita da una più grande, su progetto di Giovanni Cerutti; il convento nuovo fu inaugurato nel 1967. La pala di Andrea Vicentino e i santi di Paolo Piazza sono ancora nella chiesa di oggi, e il convento custodisce l’archivio provinciale dell’ordine, con circa cento incunaboli e un rotolo del Pentateuco in ebraico.
Su due date le fonti non coincidono. La demolizione della chiesa antica è del 1962 per padre Venanzio, che pubblica la foto della chiesa ricostruita nel 1963, e del 1964 per La Nuova Venezia. La scheda di Wikipedia data al 1932 la grande demolizione del convento dopo la soppressione, che padre Venanzio non data.
Galleria immagini
Bibliografia e fonti
- P. Venanzio da Chioggia, «La fondazione del Convento dei Cappuccini in Mestre (1610-1617)», in Quaderno di studi e notizie n. 5-6, Centro Studi Storici di Mestre, 1965, pp. 18-31.
- Giorgio Fedalto, «Note di vita religiosa a Mestre nei secoli XVI e XVIII», in Quaderno di studi e notizie n. 10-11, Centro Studi Storici di Mestre, 1966-1968.
- Giovanni Netto, «Mestre e il suo territorio nel 1807», in Quaderno di studi e notizie n. 10-11, Centro Studi Storici di Mestre, 1966-1968.
- Wikipedia, «Chiesa di San Carlo Borromeo (Mestre)», che cita P. A. Da Carmignano, M. Stefani, G. Bruno, P. G. Battistin, I Frati Cappuccini a Mestre, Mestre 1984.
- «Messa dei frati cappuccini da quattro secoli a Mestre», La Nuova Venezia, 1° novembre 2010.
- Graziella Lugato, Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre (legati, livelli, donazioni, dal XVI al XX sec.), Centro Studi Storici di Mestre.
- Francesco Scipione Fapanni, Mestre. Il 24°, a cura di Luigi Brunello, Centro Studi Storici di Mestre, Mestre 1975, pp. 126-130.