Mestre Archeologica. Tracce di identità dal sottosuolo
Mestre archeologica
I ritrovamenti del territorio, dalla preistoria al Quattrocento
64 ritrovamenti
Collocati sul territorio di Mestre, dalla preistoria al Quattrocento.
Diecimila anni
Dai cacciatori di selce sui dossi sabbiosi al castello medievale.
Due ricerche riunite
Gli scavi urbani di Mestre Archeologica e le schede della Carta Archeologica del Veneto.
Diecimila anni sotto i nostri piedi
Sotto Mestre c’è molto più di quello che si vede. Questa mappa raccoglie 64 ritrovamenti archeologici e li colloca dove sono stati fatti: dagli accampamenti dei cacciatori del Mesolitico al pozzo quattrocentesco di via San Pio X. Per ognuno trovi che cosa è emerso, quando, e da quale ricerca proviene il dato. Sotto la mappa il racconto per esteso.
La mappa dei ritrovamenti
Usa la legenda per mostrare i siti.
Come leggere questa mappa
- Ogni popup indica da quale delle due ricerche proviene il dato: Mestre Archeologica per gli scavi urbani, Carta Archeologica del Veneto per le schede del 1994, con il numero di sito.
- Ventidue schede della Carta Archeologica riportano le proprie coordinate, che qui sono state convertite dal meridiano di Monte Mario a quello di Greenwich: per quei siti la posizione è quella indicata dal volume. Per gli altri è stata ricavata dalla via o dalla località citata, ed è quindi indicativa. Il popup lo dichiara caso per caso.
- Dove più ritrovamenti ricadono a pochi metri l’uno dall’altro, i marker sono stati distanziati perché restino tutti cliccabili.
- Il numero segue la distanza da Piazza Ferretto: il numero 1 è il più vicino al centro.
Mestre prima di Mestre
Per molto tempo si è raccontata la stessa storia: prima delle invasioni barbariche la laguna era vuota e la terraferma inospitale, e Venezia sarebbe nata dal nulla per opera di profughi in fuga. È una storia comoda, perché fa cominciare tutto da un punto preciso. Non regge alla prova degli scavi.
Questa pagina mette insieme due ricerche che finora erano rimaste separate. Da una parte gli scavi di archeologia urbana condotti dal 1992 nel centro di Mestre, che hanno riportato alla luce il perimetro del Castelnuovo, le sepolture di Piazza Ferretto e la vita quotidiana del borgo medievale. Dall’altra il quarto volume della Carta Archeologica del Veneto, uscito nel 1994, che censisce nel solo foglio 51 decine di siti preistorici e romani sparsi per tutta la terraferma, da Trivignano a Tessera. Messe una accanto all’altra raccontano una storia sola: il territorio che oggi chiamiamo Mestre è stato abitato senza interruzioni per diecimila anni.
I cacciatori del Mesolitico scheggiavano selce sui dossi sabbiosi lungo il Dese e a Carpenedo, dove oggi c’è il Parco della Bissuola. Nel XIII secolo avanti Cristo un villaggio dell’Età del Bronzo si affacciava sulla laguna a Campalto, e la marea ne ha consumato i vasi fino a smussarne le fratture. In epoca romana la campagna venne divisa a scacchiera e riempita di ville, fornaci e telai, mentre la via Annia passava più a nord, fra Tessera e Terzo, portandosi dietro un paesaggio di mausolei. Poi vennero il castello, il borgo, le mura.
Quasi nulla di tutto questo si vede. Sta sotto il Parco della Bissuola, sotto le piste dell’aeroporto, sotto via Cappuccina. Qualche pezzo però è rimasto in superficie, e ci passiamo davanti senza guardarlo: un frammento di fregio romano con foglie d’acanto murato all’ingresso del Bar Buso in Calle Sale, due cippi ottagonali decorati a girali d’acanto nell’atrio del Municipio, una stele funeraria con timpano e acroteri incastrata nella facciata di Villa Franchin, la testa marmorea di un giovane satiro su un palazzo di Calle della Testa. E nella chiesa di San Girolamo un capitello romano che nel Seicento qualcuno ha ripreso in mano per scolpirci sopra San Nicola.
Alcuni numeri danno la misura della cosa. Nel 1883, a Ponte di Pietra, fra Mestre e Campalto, la Commissione per la Topografia Romana individuò la sottofondazione di una strada di sicura origine romana che in quel tratto raggiungeva i venti metri di larghezza: probabilmente la via Annia. Venti metri sono la misura di una grande via consolare, e servono a reggere un traffico che nessuno immaginerebbe qui. Fra il 1951 e il 1964, nella parte centro-sud di Mestre, lungo la strada che fiancheggiava l’antico ramo della Brentella fra Villa Poerio e la località Bandiera, sono affiorate a più riprese monete romane che vanno da Tiberio ad Aureliano, cinque anfore, frammenti architettonici e un pezzo di aretta funeraria; e insieme a loro un ripostiglio di follis bizantini del X e XI secolo, che sposta la storia di quel tratto di strada di settecento anni più avanti. A Valle Pagliaga, lungo la via Annia, una statua di Togato alta due metri e dieci stava al centro di un tempietto circolare a colonne, due Tritoni di pietra decoravano un tempietto funerario a Belgiardino, e tre stele con i ritratti dei defunti sono emerse alla confluenza fra Zero e Dese.
Due ritrovamenti più piccoli dicono altrettanto. A Trivignano, a Casa Moschini, è emerso un frammento di ceramica greca del VI-IV secolo avanti Cristo: era arrivato risalendo i fiumi, secoli prima che i Romani mettessero piede da queste parti. E lungo il Dese, a Case Querini, un campo ha restituito 149 schegge di selce lavorate ottomila anni fa, con i nuclei, le armature geometriche e perfino gli scarti della lavorazione: non un oggetto perduto per caso, ma il posto dove qualcuno stava seduto a lavorare.
La mappa raccoglie tutto questo e lo mette dove è stato trovato, in modo che chiunque possa andarci e sapere che cosa c’è sotto.
Metodologia: Archeologia Urbana e d’Emergenza
Il recupero della memoria storica di Mestre si è basato sulla archeologia urbana, disciplina che indaga le sequenze stratigrafiche degli insediamenti umani (dalle fasi più recenti fino alle frequentazioni più antiche) senza gerarchie di valore tra i diversi periodi.
A Mestre questa ricerca ha assunto spesso il carattere di archeologia d’emergenza: gli scavi si sono resi necessari in occasione di lavori di ristrutturazione o nuove costruzioni che rischiavano di distruggere il deposito archeologico sottostante. Gli interventi sistematici sono iniziati nel 1992. Gran parte delle strutture murarie individuate è stata documentata e poi ricoperta per garantirne la conservazione in situ.
Evoluzione storica e difensiva della città
La storia difensiva di Mestre si è articolata intorno a due nuclei principali. Il Castelvecchio, documentato fin dal diploma di Ottone III del 994, concesso ai conti di Treviso poi detti Collalto e passato nel XII secolo al vescovo di Treviso, ha rappresentato il nucleo originario della città, situato nell’area precedentemente occupata dall’ex Ospedale Umberto I (oggi Via Castelvecchio). Successivamente, a partire dal 1371, la dominazione veneziana ha promosso la costruzione di una nuova e imponente fortificazione denominata Castelnuovo, dotata di una cinta muraria con 17 torri e tre porte d’accesso. Oggi gran parte di queste strutture è scomparsa in superficie, ma le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire con precisione il perimetro, le tecniche costruttive (fondazioni e rivestimenti in pietra d’Istria, alzati in mattoni con archi di contrafforte interni) e le successive trasformazioni. I resti ancora visibili sono raccolti nella mappa interattiva del Castello di Mestre.
L’architettura difensiva di Mestre
L’edificio più significativo del passato medievale di Mestre è stato senz’altro la Torre dell’Orologio, corrispondente all’antica Porta di Borgo (o Porta della Loza), l’unica delle tre porte-torri ancora visibile nella sua interezza.
Nel XIII secolo fungeva da accesso principale al borgo con due portali gotici. Verso la fine del XIV secolo, dopo un intervento di rafforzamento, gli archi originari sono stati murati e si è aperto un nuovo ingresso laterale verso il borgo di San Lorenzo. La struttura è realizzata in mattoni e pietra d’Istria, con merlature e un fossato perimetrale.
Il sistema di accesso al Castelnuovo era garantito da tre porte-torri monumentali:
- Porta-Torre Belfredo (detta anche Torre dell’Arca o del Terraglio), a ovest lungo la via per Treviso. Svolgeva funzioni difensive e fiscali (dazio). Già dal 1723 divenne abitazione privata e fu demolita nel 1876. Oggi restano un disegno delle fondazioni sulla pavimentazione di Via Torre Belfredo, un torresino (oggi abitazione) e tratti di mura nei vicini Giardini di Torre Belfredo. La sua storia è raccontata nell’articolo dedicato.
- Porta Altinate (o Porta dei Molini), sul lato est in Via Caneve. Ha conservato solide fondazioni in blocchi squadrati di pietra d’Istria e tracce del «Pontelongo», il ponte in mattoni, pietra e pali lignei che superava il fossato largo circa 20 metri.
- Porta di Borgo (o Porta della Loza), identificata con l’attuale Torre dell’Orologio, che rappresentava l’accesso meridionale.
Oltre alle porte principali, il sistema includeva numerose torri minori. Tra queste:
- La Torre Moza (o Rocha) in Via Spalti, torre angolare a pianta poligonale sul lato nord del Castelnuovo, oggi incorporata in un edificio civile ma ancora riconoscibile per la base in pietra d’Istria con cornice arrotondata. La sua costruzione è documentata da una delibera del Senato del 1401, che la definisce «turris magna de lapidibus fienda», una grande torre da costruire in pietra insieme a duecento passi di muro ancora mancanti; il nome compare nei contratti d’affitto delle Rason Vechie fra il 1490 e il 1497. Una tradizione raccolta dal Barcella nel 1839 la vorrebbe più antica, uno dei tre «gironi» di Ezzelino da Romano: ipotesi non confermata dai documenti, ma che potrebbe riflettere una fortificazione preesistente sullo stesso sedime.
- Tratti di cinta muraria del XIV secolo e i resti della torre detta da Ca’ de Musto in Via San Rocco, già descritti dal Fapanni nell’Ottocento.
- Un torresino a pianta trilatera emerso in area ex Parco Ponci, con un particolare tavolato ligneo di fondazione ad assi incrociate per stabilizzare i terreni umidi e paludosi.
- La Torre delle Zigogne, inglobata nella villa Tirabosco e localizzata solo nel 2026.
La vita quotidiana nella Mestre medievale
Gli scavi archeologici hanno restituito un quadro vivido della società medievale mestrina. In Piazza Ferretto, cuore dell’antico borgo di San Lorenzo, sono emerse strutture abitative in mattoni con pavimenti in terra battuta, cortili interni con pozzi privati e affacci su canali oggi interrati.
I reperti (ceramiche da mensa e da cucina, vetri, oggetti domestici e soprattutto scorie di ferro) hanno testimoniato la compresenza di attività metallurgiche artigianali e vita domestica. Tra XIII e XIV secolo questo settore del borgo era densamente abitato e caratterizzato da una piccola economia produttiva locale.
Un’importante testimonianza del contesto sociale proviene dall’area della Chiesa di San Lorenzo, dove sono state individuate 32 sepolture in fossa comune, prive di corredi. Lo studio antropologico ha evidenziato individui di entrambi i sessi e di varie età, prevalentemente dediti a lavori fisici gravosi, con evidenti marker di stress occupazionale e probabili legami di parentela. Sono state inoltre documentate murature di delimitazione della proprietà ecclesiastica e canalette fognarie ottocentesche.
Un’altra area cimiteriale con 22 inumazioni è stata individuata in Via San Girolamo, presso la chiesa di San Girolamo, in prossimità delle fondazioni di un torresino difensivo.
Morfologia urbana e vita quotidiana
In Via Palazzo gli scavi hanno rivelato una straordinaria sequenza stratigrafica: dai livelli contemporanei e ottocenteschi (compresa la traccia del primo tram) si scende attraverso pavimentazioni medievali in frammenti di mattoni e argilla, fino a un antico canale con sponde rinforzate da pali lignei e intrecci di rami, una tecnica tipica degli ambienti umidi.
In Piazzetta Maestri del Lavoro sono emersi resti di fabbricati rurali post-medievali con pavimentazioni in mattoni a spina di pesce, muretti di delimitazione delle proprietà e aree esterne in terra battuta destinate alla coltivazione di cereali, legumi e alberi da frutto.
Idrografia e infrastrutture: il Marzenego e i porti
Il rapporto tra Mestre e le risorse idriche è emerso chiaramente dagli scavi. In Via Pescheria Vecchia sono stati identificati muretti di contenimento e un piccolo approdo medievale vicino alla dogana (probabilmente il porticciolo dei Collalto, di cui si parla nell’articolo sulla Torre dell’Orologio). Un altro punto di attracco era situato vicino alla chiesa di San Lorenzo, sul ramo sud del fiume (Ramo delle Muneghe).
In viale Garibaldi è stato individuato l’antico fossato del castello, che correva all’esterno di un terrapieno dotato di quattro torri. In epoca ottocentesca, il tracciato di questo fossato venne riutilizzato per ospitare una grande condotta fognaria in mattoni.
Preistoria e Epoca Romana
Le indagini hanno ampliato notevolmente la cronologia della città, spingendosi ben oltre il Medioevo.
- Età del Bronzo (circa 3500 anni fa): in Via Olivolo è emerso uno dei più importanti insediamenti dell’area veneziana, con strutture abitative, settori per la lavorazione della ceramica, fosse d’estrazione dell’argilla e canalette di drenaggio collegate a un ramo del Marzenego. Reperti analoghi sono stati trovati in Via Manin.
- Epoca romana: in Via Tassini, a circa tre metri di profondità, è stato individuato un edificio rurale del I secolo a.C. – I secolo d.C., probabilmente parte di una villa rustica. Tra i materiali: mattoni, coppi, ceramica comune, resti di anfora e altri elementi edilizi. L’edificio sembra essere stato distrutto da un evento alluvionale del Marzenego.
L’epoca moderna: declino delle fortificazioni e riconversioni
Tra la fine del XV secolo e l’epoca moderna il sistema difensivo di Mestre subì un progressivo declino. Con il mutare degli equilibri politici e il disinteresse della Repubblica di Venezia per le fortificazioni di terraferma, torri e mura persero la loro funzione militare. Molte strutture furono riconvertite in abitazioni private già dalla fine del Quattrocento.
In Via San Pio X, resti delle fondazioni del circuito difensivo sud-orientale furono integrati nella villa fatta costruire dal Tirabosco su progetto di Vincenzo Scamozzi, che nel 1740 divenne proprietà dei nobili Giustinian, prima di essere demolita nel 1902-03 per costruire la scuola De Amicis. Secondo la lettura del 2026, le strutture emerse nello stesso sito nel 2009 appartengono invece alla cinta muraria della villa. La Villa Zen ai Quattro Cantoni, edificata nel Seicento con quattro torri angolari, fu ceduta nel 1785 per essere trasformata in osteria e abbattuta nel 1818.
I ritrovamenti, uno per uno
Preistoria
Paleoalveo del Marzenego
Paleoalveo con sbarramenti in palizzata lignea e reperti di 3500 anni fa lungo le sponde.
Insediamento Età del Bronzo
Vasto insediamento dell’Età del Bronzo con strutture abitative, ceramica e cave d’argilla.
Mestre, Carpenedo
Nuclei, strumenti e armature in selce affiorati in seguito ai lavori di sistemazione della rete idrica urbana e del Parco della Bissuola, in via Rielta, via Po e via Torino. Reperti al Museo di Altino.
Campalto, Mondo Nuovo
Ricognizione di superficie del marzo-aprile 1984 su un dosso fluviale poco pronunciato, in via Morosina presso Ca' Sabbioni: scodella tronco-conica carenata con orlo a tesa, olle globulari, scodellone con presa a lingua, ansa canaliculata, orlo di dolio decorato a impressioni e pareti cordonate. Frammenti in pessimo stato, con fratture arrotondate e superfici abrase, associati a scarsa industria litica, ossa e materiale faunistico, rinvenuti in lenti argillose: probabilmente i resti di un insediamento su un leggero dosso presso la laguna. Reperti al Museo di Altino.
Dese, Case Querini e Voltan
149 manufatti in selce raccolti in ricognizione di superficie: nuclei, strumenti finiti, armature geometriche trapezoidali e triangolari, abbondanti scarti di scheggiatura. Fase recente della tradizione sauveterriana. Accampamento stagionale di cacciatori lungo la via d'acqua.
Castello di Mestre
Torre dell’Orologio
Rappresenta uno dei pochi resti visibili del Castelnuovo, l’unica delle tre porte-torri ancora integra.
Area della Torre detta da Ca’ de Musto
Presenta tratti visibili della cinta muraria con fondazioni in pietra d’Istria e archi di contrafforte.
Mura del castello
Fondazioni del circuito difensivo sud-orientale, inglobate nella villa Tirabosco (Scamozzi, 1600), passata ai Giustinian nel 1740.
Torresino trilatero
Torresino trilatero con tavolato ligneo di fondazione ad assi incrociate.
Fondamenta di Torre Belfredo
Fondazioni della Porta-Torre Belfredo, struttura quadrangolare demolita nel 1876.
Ponte del Castelvecchio
L’unico elemento ancora visibile del primo castello di Mestre, documentato fin dal 994.
Resti del Ponte lungo o dei Molini
Resti della Porta Altinate e del Pontelongo, ponte in mattoni e legno sul fossato.
Torre Moza
Torre angolare poligonale, detta anche Rocha, sul lato nord del Castelnuovo: ordinata dal Senato nel 1401, conserva alla base il rivestimento in pietra d’Istria ed è oggi incorporata in un edificio civile.
Fossato del castello
Antico fossato del castello, riutilizzato in epoca ottocentesca per una condotta fognaria in mattoni.
Reperti medievali
Piazza Ferretto – Borgo di San Lorenzo
Borgo medievale (XIII-XIV sec.) con case in mattoni, pozzi e scorie di ferro da attività metallurgiche.
Chiesa di San Lorenzo
32 sepolture in fossa comune; i defunti mostrano evidenti segni di lavori fisici gravosi.
Antico porticciolo
Antichi approdi sul fiume Marzenego in prossimità della Dogana medievale, probabilmente il porticciolo dei Collalto.
Pozzo cisterna del 1400
Pozzo freatico attribuito alla vicina Villa Tirabosco. Le caratteristiche costruttive suggeriscono il XV secolo. La copertura a cupola è di fase successiva.
Strada Stratificata
Sequenza stratigrafica con piani stradali sovrapposti fino a un antico canale con sponde in rami intrecciati.
Chiesa di San Girolamo
Area cimiteriale con 22 sepolture in prossimità delle fondazioni di un torresino difensivo.
Insediamento rurale post-medievale
Fabbricati rurali post-medievali con pavimentazioni a spina di pesce e aree destinate alla coltivazione.
Ca’ Zen
Area della Villa Zen del Seicento con quattro torri angolari, ceduta nel 1785 e trasformata in osteria, demolita nel 1818.
Mestre romana
Mestre, Calle Sale
Nella Calle Sale, murato in reimpiego all'ingresso del Bar Buso, un frammento architettonico in calcare decorato a foglie d'acanto. La scheda lo dice di difficile attribuzione per il pessimo stato di conservazione: sembrerebbe di epoca romana.
Mestre, chiesa di San Girolamo
Capitello marmoreo romano emerso nel 1953 durante i lavori alla scuola San Nicolo' dei Barcaruoli, scolpito nel XVII secolo con l'effigie di San Nicola di Bari e poi nuovamente murato nella struttura.
Mestre, Municipio (Ca' Collalto)
Due cippi ottagonali in calcare con ricca decorazione vegetale, collocati uno sopra l'altro nell'atrio d'ingresso del Municipio. Provenienza probabilmente altinate. Prima di arrivare qui erano conservati in via Spalti 28, presso l'ex Scuola d'Arte Ticozzi, e prima ancora nella scuola De Amicis.
Mestre, Calle della Testa
Parte superiore, testa e busto, di una statuetta marmorea raffigurante un giovane satiro o un erote, scultura di destinazione residenziale o termale.
Mestre, via Mestrina
Numerosi frammenti laterizi recuperati dal Gruppo Archeologico Veneziano durante i lavori di sistemazione dell'ex parco di Villa Duodo, fra via Mestrina e Piazza XXVII Ottobre, con scassi profondi circa due metri. Non fu possibile stabilire se fossero in posto o in giacitura secondaria.
Mestre, via Cappuccina
Rinvenimenti sporadici fra il 1951 e il 1964 nella parte centro-sud di Mestre, lungo la strada che fiancheggiava l'antico ramo della Brentella, nel tratto fra Villa Poerio e via Cappuccina fino alla localita' Bandiera. Fra i materiali donati al costituendo Museo della Terraferma: frammenti decorativi e architettonici, un frammento di aretta funeraria, cinque anfore e numerose monete. La relazione di G. Longo elenca monete romane da Tiberio per il Divo Augusto, Claudio, Vespasiano, Adriano e gli Antonini fino a Caracalla, Gordiano III e Aureliano (270-275 d.C.), e inoltre un ripostiglio di follis bizantini fra il X e l'XI secolo. Parte del materiale e' andata dispersa negli spostamenti.
Gazzera
Vasto e denso accumulo di laterizi e frammenti ceramici in ricognizione di superficie: insediamento rustico dedito ai cereali e allo sfruttamento idrico del Marzenego.
Mestre, Villa Franchin
Frammento di stele funeraria di tipo architettonico, con timpano e acroteri scolpiti, inserito nella facciata della villa: segnala una necropoli lungo l'uscita nord di Mestre.
Mestre, Borgo Pezzana
Lacerto di mosaico pavimentale, con anfore, grandi coppi di copertura, elementi fognari e un pozzale: parte residenziale di una tenuta agricola.
Ponte di Pietra
Fra via Ponte di Pietra e via Barbana, appena a sud della localita' Ponte di Pietra, frammenti di ceramica di eta' romana recuperati dal Gruppo Archeologico Veneziano durante lavori di sterro.
Bissuola
Mestre, via Rielta e Parco della Bissuola
Deposito con ceramiche a impasto rosso e nero, puntali di anfore, embrici e coppi. Peso da telaio discoidale con rara stampigliatura a croce. Terra sigillata chiara d'importazione raccolta dentro il parco.
Mestre, P.E.P. Bissuola
In prossimita' del Canale Osellino Vecchio, presso l'edilizia popolare fra via Vespucci e via Muratori, numerosissimi frammenti di laterizi e ceramica di eta' romana e una moneta di bronzo dello stesso periodo, recuperati a un metro dal piano campagna durante lavori di sterro del 1970.
Mestre, via Bissuola
A nord-est di via Bissuola, vicino all'incrocio fra via Ca' d'Oro e via del Sorgo, nei pressi dell'attuale aula bunker del Tribunale, vasto affioramento di laterizi e frammenti ceramici di eta' romana individuato dal Gruppo Archeologico Veneziano nel 1980: forse un insediamento rustico.
Mestre, Bissuola
Ampio affioramento di frammenti laterizi e ceramica di eta' romana provenienti da uno strato antropico a un metro circa sotto il piano di campagna, individuato dal Gruppo Archeologico Veneziano nei pressi del prolungamento di via della Crusca verso il Canale Osellino. Nella stessa occasione fu recuperato un bronzetto romano raffigurante un satiro.
Ponte di Pietra, strada romana
Durante una ricognizione della Commissione per la Topografia Romana nella Provincia di Venezia, nel 1883, vennero individuati gli strati di sottofondazione e aggerazione di una via di sicura origine romana, probabilmente la via Annia, che in questo tratto raggiungeva una larghezza di 20 metri.
Via Annia
Tessera, proprieta Checchin
Anfore vinarie d'importazione Dressel 2-4, vetri da mensa, perla di collana in pasta vitrea blu, tomba a incinerazione entro fossa con vasi a impasto grigio e rossastro. Sequenza monetale da un asse repubblicano fino a un'emissione di Graziano (367-383 d.C.). Sarcofago in pietra d'Istria. Nella chiesa di Sant'Elena, colonnina in marmo pario riusata come acquasantiera.
Tessera, Ca' Bianca
A sud di Tessera, in localita' Ca' Bianca, miliare oggi disperso con iscrizione frammentaria; non e' certo quali Augusti vi fossero ricordati, si e' pensato a Galerio Massimiano e Costantino. Catalogato come CIL V 8006. Il Filiasi da' notizia anche di un cilindro cavo in pietra con orlo in risalto a una delle estremita', probabilmente un tratto di conduttura di acquedotto.
Terzo
In un podere dei Padri Certosini, colonna in marmo rosso spezzata, quasi sicuramente un miliare attribuito a Costantino e databile al 328 d.C., poi inscritta nelle fondamenta del monastero dei Padri Certosini a Venezia, dove fu studiata e disegnata prima di sparire. Catalogata come CIL V 8005. Il toponimo Terzo conserva la distanza di tre miglia da Altino.
Aeroporto Marco Polo
Durante i lavori di riassetto e ampliamento delle strutture aeroportuali, negli anni Sessanta e Settanta, furono individuati alcuni tratti di pavimenti a mosaico di datazione incerta ma di sicura eta' romana, in prossimita' del faro dell'aeroporto.
Valle Pagliaga
Necropoli e insediamento lungo il tratto extraurbano Tessera-Altino dell'Annia, emersi a piu' riprese con le bonifiche avviate dagli anni Cinquanta dal conte Jacopo Marcello; scavi 1926 e 1950-1960. Nel 1965, in localita' Belgiardino, due grandi statue di Tritoni, acroteri di un tempietto funerario dei primi del I sec. d.C. Nella zona di confluenza fra Zero e Dese tre stele con ritratti, due delle quali raccolte nel 1926 e oggi al Museo Provinciale di Torcello. Statua del Togato alta 2,10 m in pietra d'Aurisina, di eta' giulio-claudia, al centro di un tempietto circolare a colonne. Olle cinerarie interrate con i corredi, urne a cassetta, stele e altari. Sul lato occidentale dell'Annia nessuna tomba ma resti di costruzioni, probabilmente ville rustiche lontane dalla strada. In localita' Bollo, nel 1961, struttura circolare di fondazione in argilla e brecciato di oltre 30 metri di diametro, di funzione non accertata.
Campagna e produzione
Edificio di Epoca Romana
Edificio rurale del I sec. a.C. – I sec. d.C., villa rustica distrutta da un’alluvione del Marzenego.
Favaro Veneto, via Buozzi
In via Buozzi, durante le arature, tre frammenti di ceramica comune, un peso da telaio discoidale, tre tessere musive bianche e una nera, una fibula in bronzo di circa 3 cm non classificabile con precisione, e un frammento di bassorilievo in marmo di 10 per 10 cm, spesso circa 7, con decorazione a fogliami. In via della Crusca, una trentina di frammenti di grandi olle a impasto scuro, embrici, tegoloni e laterizi vari.
Favaro Veneto, via Indri
Ceramica comune, vetro verdognolo da mensa, anfore commerciali, laterizi, peso da telaio tronco-piramidale e tessere musive bianche: insediamento rustico con ambienti pavimentati a mosaico.
Favaro Veneto, via Vallenari
In via Vallenari, fra il materiale di superficie, laterizi e ceramica comune, un frammento in pietra ollare, tre tessere musive bianche e un bronzetto raffigurante un cane, lungo circa 3 cm, probabilmente utilizzato come pendaglio.
Zelarino
Tomba a incinerazione intatta, intercettata dall'aratura autunnale del 1977: raschietto in selce preistorica reimpiegato nel corredo, cinque balsamari in vetro di cui due deformati dal fuoco della pira, cinque pesi da telaio in cotto tronco-piramidali, chiodo in bronzo.
Chirignago, provinciale per Oriago
Sopralluogo del 1986 sulla scarpata stradale: terra sigillata nord-italica, pareti sottili e ceramica comune da mensa. Nella sezione esposta, un tratto strutturale di 0,50 m in pietre di media dimensione sovrapposte, forse un edificio rustico o un'arginatura lungo un paleoalveo.
Favaro Veneto, via Lazzaretto
Frammenti di olle a impasto grigio.
Dese, Ponte Bazzera
Porzione di macina circolare in trachite euganea per la molitura dei cereali, con ceramica comune e collo di balsamario o anforetta in vetro.
Trivignano, via Gatta e Mulino Marcello
Densa concentrazione di materiali edili raccolta nelle arature del 1977-78: mattoni, coppi, embrici e numerose altinelle, i mattoni di formato ridotto tipici dell'architettura di Altino. Impianto molitorio o struttura colonica sulla riva del fiume.
Colombara, villa del Bottenigo
Indagini del 1964 durante sbancamenti nel terreno della villa padronale: mattoni e tegoloni romani e una testa scultorea in marmo di eta' classica. Edificio rustico-residenziale con settori abitativi decorati.
Trivignano, Taru-Rubbi
Frammenti sparsi di grandi anfore da trasporto, portati in luce dai lavori agricoli: il Dese era navigato da imbarcazioni a fondo piatto per le derrate.
Trivignano, Casa Moschini
Frammento di ceramica greca d'importazione: i fiumi della terraferma, Dese e Marzenego, erano vie di penetrazione commerciale verso l'entroterra paleoveneto secoli prima della romanizzazione.
Dese, Casa Sabratha
Impianto per la produzione di laterizi: una trentina di pezzi di scarto di cottura, deformati o vetrificati dalle alte temperature. Attorno, ceramica a vernice nera, terra sigillata italica, pareti sottili, pietra ollare alpina, ceramica comune da cucina e dispensa, anfore da vino e olio, vetri da mensa e un peso da telaio discoidale. Il fiume forniva l'argilla e la via di trasporto verso Altino.
Dese, Casa Esposti
Copioso quantitativo di tessere musive bianche e nere da pavimenti a mosaico, con ceramica comune e frammenti di balsamari e bicchieri in vetro: parte residenziale di una villa rustica.
Dese, Case Querini e Voltan
Due tombe a incinerazione individuate e in parte distrutte dall'aratura profonda di un terreno vergine nel 1970. Ossa combuste, ceramica comune, anfore, embrici e grandi mattoni detti quadrelloni, usati come cassa per proteggere le ceneri.
Laguna e scali
San Giuliano, via Orlanda
A nord di San Giuliano, appena a sud della via Orlanda nel tratto della SS 14 Triestina, presso l'Hotel Ramada, frammenti di laterizi e ceramica di eta' romana affioranti in superficie. Poco distante, presso la rotonda di San Giuliano, una moneta in bronzo di Tiberio per il Divo Augusto (22/23-30 d.C.).
Marghera, area Panorama
Dalla zona oggi occupata dagli ipermercati Panorama e Metro, in prossimita' della SS 309 Romea, monete romane di eta' imperiale recuperate fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta: una di Antonino Pio per la Diva Faustina, morta nel 141 d.C., una di Aureliano per Severina, dopo la riforma del 274-275, e altre non riconoscibili databili fra il IV e il V secolo.
Campalto, C.E.P.
Presso il C.E.P. di Campalto, in direzione della laguna lungo via delle Barene, numerosi affioramenti di materiale laterizio e ceramico di eta' romana individuati nel 1969 dal Gruppo Archeologico Veneziano. Materiale disperso.
Campalto, Passo di Campalto
Moneta di bronzo di Tiberio per il Divo Augusto, perduta verosimilmente da un'imbarcazione in transito nell'antico punto di traghetto.
Campalto, orlo dell'acqua salsa
Jacopo Filiasi, nelle Memorie storiche del 1812, riferisce che dall'acqua affioravano di frequente monete romane, urne cinerarie e fondamenta di grosse muraglie quadrate, verosimilmente recinti sepolcrali o banchine portuali.
Campalto, Cimitero
Numerose monete di bronzo raccolte dai proprietari dei fondi durante lavori agricoli nella seconda meta' del Novecento.
Campalto, via Campalton
Alla fine di via Cimitero, vicino alla vecchia via Campalton e appena a nord del Canale Osellino, ampio affioramento di laterizi di eta' romana individuato a piu' riprese fra il 1984 e il 1985, con un bronzetto della stessa epoca raffigurante Ercole con la leontea.
Fonti e bibliografia
Mestre Archeologica. Tracce di identità dal sottosuolo
Progetto promosso dal Comune di Venezia con il sostegno della Regione Veneto e la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Gli interventi sistematici di archeologia urbana e d’emergenza nel centro di Mestre sono iniziati nel 1992.
- Redazione: V. Ardizzon, L. Baracco, C. Colautti ed E. Cunico.
- Consulenza archeologica: V. Ardizzon, I. Bettinardi, E. Bianchin Citton, F. Bressan, C. Colautti, T. Marinig e C. Pizzinato.
- Adattamento dei testi, immagini e disegni: V. Ardizzon, C. Colautti, E. Micco ed E. Cunico.
- Progetto grafico: N. Feriotti ed E. Cunico.
Carta Archeologica del Veneto, volume IV
Regione del Veneto, Giunta Regionale, Segreteria Regionale per il Territorio, Carta Archeologica del Veneto. Volume IV. Carta d’Italia I.G.M. 1:100.000, fogli 51-52-53-65-77, a cura di Loredana Capuis, Giovanni Leonardi, Stefania Pesavento Mattioli e Guido Rosada, coordinamento scientifico di Luciano Bosio, Modena, Franco Cosimo Panini, 1994.
Il volume nasce dalla collaborazione fra il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Padova e la Soprintendenza Archeologica per il Veneto. Comitato scientifico: Luciano Bosio, Loredana Capuis, Giovanni Leonardi, Stefania Pesavento Mattioli e Guido Rosada. Redazione di Rolando Bussi, elaborazione delle carte di Gianni Simioni, consulenza geomorfologica di Giovanni Battista Castiglioni, consulenza per gli aspetti epigrafici romani di Maria Silvia Bassignano. Le schede sono opera di venti autori, fra cui Patrizia Basso, Silvia Cipriano, Mariolina Gamba, Giovanna Gambacurta, Cristina Mengotti e Ivana Venturini. I numeri di scheda citati in questa pagina, nella forma 51.286 o 51.139.1, rimandano ai siti censiti nel foglio 51.
Fonti antiche e ottocentesche citate nelle schede
Jacopo Filiasi, Memorie storiche de’ Veneti Primi e Secondi, 1812, per i ritrovamenti affioranti lungo il limite lagunare di Campalto e per la pietra miliare di Ca’ Bianca. Commissione per la Topografia Romana, scavi del 1883, per la strada romana della Bissuola. Corpus Inscriptionum Latinarum, volume V, per il miliare di Terzo (CIL V 8005).
Nota sui dati
I testi delle schede sono stati verificati sul volume, pagina per pagina. Ventidue schede stampano le proprie coordinate, espresse in gradi, primi e secondi con la longitudine riferita al meridiano di Monte Mario: sono state convertite a Greenwich sottraendo 12°27’08” e usate così come sono. Per le altre, che le coordinate non le riportano, la posizione è stata ricavata dalla via o dalla località nominata nella scheda, ed è quindi approssimata. Il confronto fra i due metodi sui siti in cui erano disponibili entrambi ha dato uno scarto mediano di circa 370 metri.
Dove le sintesi di partenza divergevano dal volume si è seguito il volume. Sono state corrette in particolare l’attribuzione della strada larga venti metri, che appartiene alla scheda di Ponte di Pietra e non a quella della Bissuola, la composizione del complesso monetale di via Cappuccina, la collocazione del sarcofago con le sfingi alate, che sta a Tessera e non a Terzo, e la datazione dell’orizzonte mesolitico di Carpenedo. Le interpretazioni che il volume presenta come dubbie sono riportate come tali.