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La Torre di Mestre

La Torre di Mestre | Discovery Mestre

La Torre di Mestre

La storia del simbolo della città

Ritenuta da tutti i mestrini il simbolo per eccellenza della città, la Torre dell'Orologio è una delle due torri rimaste ancora in piedi del Castelnuovo, la fortificazione realizzata da Venezia a partire dal 1371 attorno all'area compresa tra Via Palazzo, Via Caneve e Via Torre Belfredo. L'altra torre superstite è la Torre Moza, che si trova in Via Spalti, mentre nel parchetto di Via Torre Belfredo si possono ammirare un piccolo torresino e tratti delle antiche mura del castello.

La Torre non ha mai avuto l'aspetto attuale fin dalle origini: nel corso dei secoli è stata più volte modificata e adattata alle esigenze dei signori e dei governanti che si sono succeduti a Mestre.

Le origini: la casaforte dei Collalto

Le prime testimonianze risalgono al XII secolo. La torre venne eretta nell'anno 1108 vicino all'attuale Piazza Ferretto. La sua collocazione non fu casuale: sorgeva infatti non lontano dal corso antico del Marzenego, l'attuale Ramo della Beccaria, e non distante dal ponte che permetteva di entrare nel Borgo di San Lorenzo. Il 1108 è la data della tradizione; per Wladimiro Dorigo la torre potrebbe essere anche più antica, perché un atto imperiale del 1095 e uno vescovile del 1099 suggeriscono che il castrum vetus, e con esso la torre, esistessero già nell'XI secolo.

La posizione strategica permetteva alla famiglia Collalto di controllare le merci provenienti da Venezia e dirette verso il territorio trevisano, che essi governavano. Oltre alla casa-torre, i Collalto realizzarono un magazzino-ponte usato come dogana sopra il Marzenego (edificio ancora esistente e visibile da Riviera Magellano) e un piccolo porticciolo, pare esclusivamente usato da loro, secondo quanto riportato dal Professor Papaccio.

In origine la casaforte dei Collalto era una costruzione autonoma, non collegata ad altri edifici e si presume più bassa. Già a partire dal XIII secolo risulta collegata alla vicina torre detta da Ca' de Musto, dando vita a un primo nucleo fortificato, molto più ridotto del futuro Castelnuovo, che proteggeva il centro del Borgo di Mestre.

La conquista veneziana e il fortilizio

Vi è una data che fa da spartiacque per la storia mestrina ed è il 29 settembre 1337. In questa data Andrea Morosini, con uno stratagemma, strappò il controllo del Castelvecchio e del borgo ai Della Scala, la signoria veronese che aveva conquistato Mestre, proiettando così Venezia verso l'entroterra. Non ci è dato sapere quanto si estendessero le mura attorno alla torre all'epoca: il Castelnuovo vero e proprio sorgerà solo a partire dal 1371, e sappiamo che la Serenissima apportò più volte modifiche alla struttura.

L'intervento da parte della Serenissima più importante e documentato fu realizzato a seguito della Guerra di Chioggia (1378-1381), durante la quale la struttura del castello fu messa a dura prova. Nel 1382 la Repubblica rafforzò la Torre e creò attorno ad essa un "fortilizio" formato da quattro mura che collegavano la torre dei Collalto, verso il borgo di San Lorenzo, con la torre detta da Ca' de Musto e un terzo torresino situato dietro alla torre principale. Questo fortilizio aveva lo scopo di aumentare la resistenza contro eventuali attacchi nemici. Chiunque volesse entrare nel castello doveva ormai attraversare questa nuova struttura difensiva, dotata di due porte, una verso il borgo di San Lorenzo e una verso l'interno del borgo. L'ingresso originario della torre fu murato e sostituito da un nuovo accesso. L'intero fortilizio venne circondato da un fossato alimentato dalle acque del Marzenego. All'interno trovavano alloggio i militari veneziani e le autorità residenti nel borgo del castello.

Le indagini archeologiche raccolte in Mestre Archeologica hanno restituito la forma di questo barbacano: una pianta a trapezio scaleno definita da quattro muri, tre dei quali lunghi circa 9,5, 24 e 25 metri e spessi un metro e venti, che correvano fino al muro merlato già esistente accanto alla torre. Per costruirlo si demolì la domus comitum, l'antica casa dei Collalto che sorgeva su quell'area, recuperandone i mattoni e integrandoli con pietre portate dalla chiesa e dal campanile di San Lorenzo, anch'essi in demolizione in quegli anni. Delle due fortilizie previste dalle delibere del 1381 e del 1382 fu realizzata solo questa, che offre ancora oggi i resti fondazionali più consistenti del castello.

La porta che si apriva sotto la torre, verso il borgo di San Lorenzo, dal 1603 fu chiamata Porta della Loza, per la vicina loggetta medievale: da qui il nome di Torre della Loggia con cui la torre compare nelle fonti e nella ricostruzione del Prof. Papaccio. Era la porta meridionale del Castelnuovo, che ne aveva tre: a ovest la Torre Belfredo, verso il Terraglio, demolita nel 1876, e a est la Porta Altinate, o dei Molini, in Via Caneve, scomparsa ancora prima. Delle tre porte-torre la Torre dell'Orologio è l'unica rimasta in piedi.

Il sacco del 1513

La torre attraversò indenne anche il momento più drammatico della storia del castello. Nell'autunno del 1513, durante la guerra di Cambrai, un esercito imperiale e spagnolo occupò Mestre e la diede alle fiamme: Marin Sanudo racconta nei suoi Diari la roca, il nucleo difensivo del castello, tenuta dal castellano Martin Michiel e presa con la strage dei difensori, e una città «tutto brusato». Le mura del Castelnuovo restarono in piedi e furono demolite solo nel Settecento, per obsolescenza militare: la storia completa è nell'articolo sul Castelnuovo.

La Torre dell'Orologio

Oggi la conosciamo come Torre dell'Orologio, ma questo elemento fu aggiunto quasi cinque secoli dopo la realizzazione della casaforte dei Collalto. Come riporta Bonaventura Barcella, la torre civica, originariamente parte di un sistema difensivo che consisteva in ben undici torri e torresini, fin dal 1573 fu corredata di un orologio pubblico e di un "Deputato alla Custodia, e regolazione del medesimo", anche se dalla documentazione oggi nota non si conoscono i particolari del meccanismo che alimentava l'antico orologio.

Il secondo orologio della Torre, quello che si affaccia sulla piazza, è molto più recente. Dovrebbe essere stato realizzato tra Settecento e Ottocento e subì numerosi interventi durante l'Ottocento a causa dei suoi frequenti malfunzionamenti. Nel 1826 l'ingegner Barbon segnalava in una relazione che l'orologio posto sopra Piazza delle Legne (l'attuale Piazzetta Matter) presentava diverse disfunzioni. In quegli anni Mestre ambiva a rinnovare l'aspetto della torre per renderla simile alla celebre Torre dell'Orologio di Piazza San Marco.

Il primo intervento di ristrutturazione riguardò la liberazione della campana dal piccolo "torresino" che la riparava dalle intemperie e che ne attutiva il suono, posto sulla sommità della torre.

Successivamente, nel 1827, fu installato un nuovo meccanismo dell'orologio ad opera dell'orologiaio Giovanni Fiorentin di Treviso. Tale intervento non fu definitivo: già nel 1877 l'orologio presentava ulteriori difetti di funzionamento. Intervenne allora l'orologiaio udinese Ceschiutti, che sostituì il meccanismo, introdusse i rintocchi orari e aggiunse l'illuminazione notturna.

Una scritta ottocentesca

Il Fapanni riporta che nel 1809 il signor Pietro Pasini dipinse sulla torre, sul lato a mezzogiorno, la seguente iscrizione:

«Arx Ego Longevae Servabam Munera Pacis, Ast Nequeo Tempus: Vix Sonat Hora Fugit; MDCCCIX.»

(«Io, rocca, custodivo i doni di una lunga pace, ma non posso custodire il tempo: appena suona, l'ora fugge. 1809»).

Durante il restauro del 1878 la scritta dipinta venne cancellata; fu poi trascritta su una pietra collocata su un arco, aggiungendo le date MCVIII (1108) e MDCCCLXXVIII (1878) in numeri romani.

Il progetto del 1902 e il suo abbandono

Nel 1902, dopo anni di progetti e proposte nate dalle lamentele dei cittadini che faticavano a leggere ore e minuti, l'orologio subì l'apertura ai lati del quadrante verso la piazza di due finestrini poggiati su tamburi ruotanti, illuminati a corrente elettrica. L'idea era di rendere la torre mestrina più funzionale e simile alla celebre Torre dell'Orologio di Piazza San Marco a Venezia. Il nuovo meccanismo accessorio fu proposto e fornito dalla locale ditta Luigi Cercato. Tuttavia mostrò fin dall'inizio un cattivo funzionamento e, nel 1909, su preciso parere dello stesso Francesco Ceschiutti, fu staccato definitivamente e il progetto venne abbandonato. L'aspetto esteriore dell'orologio rimase invariato: i finestrini furono aperti, ma il sistema rotante illuminato non funzionò mai e fu rimosso.

Visitare la torre

La Torre dell'Orologio è aperta al pubblico a cura della Pro Loco di Mestre: martedì-sabato 10:00-12:30 e 17:00-19:30, domenica 10:00-12:30, con ingresso gratuito (orari da verificare su prolocomestre.it). All'interno è esposta la testa lapidea barbuta riemersa nel 2018 dal cantiere di via San Pio X, nell'area dell'antica villa Tirabosco. Davanti alla torre si trova la scultura di Toni Benetton "Trasformazione del cerchio" (1970). Per proseguire l'esplorazione: la mappa interattiva del Castello di Mestre con tutti i resti ancora visibili, l'articolo sul Castelnuovo e, in Via Spalti, la Torre Moza, l'altra torre superstite.

Galleria Immagini

Bibliografia

  • Francesco Scipione Fapanni, Mestre – Il 24° (Centro Studi Storici di Mestre).
  • Sergio Barizza, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea (Il Poligrafo).
  • Marco Sbrogiò, I Castelli e l'antica struttura urbana (Centro Studi Storici di Mestre).
  • Mestre Archeologica. Tracce di identità dal sottosuolo, Redazione: V. Ardizzon, L. Baracco, C. Colautti, E. Cunico.
  • Barcella B., 1839, Notizie storiche del Castello di Mestre dalla sua origine all'anno 1832 e del suo territorio, Poggi editore, Venezia.
  • Wladimiro Dorigo, Mestre medioevale, in «Venezia Arti», Bollettino del Dipartimento di storia e critica delle arti dell'Università di Venezia, n. 5, 1991, pp. 9-28.
  • Marin Sanudo, Diarii.

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