La scuola Cesare Battisti: dalla fabbrica di caramelle alle aule
La scuola Cesare Battisti: dalla fabbrica di caramelle alle aule
Da fabbrica di dolci a scuola elementare
In via Cappuccina c'è una scuola elementare che porta il nome di Cesare Battisti. Pochi sanno che dal 1932 la scuola ha avuto le sue aule in una fabbrica di caramelle, fra via Cappuccina, via Dante e via Cavallotti. La storia della Battisti racconta in piccolo quella della Mestre del primo Novecento: una città che cresceva intorno alla ferrovia più in fretta di quanto il Comune riuscisse a costruire scuole.
Una scuola per la Mestre della ferrovia
Alla fine della Grande Guerra le scuole elementari del centro non bastavano più. Nel 1919 l'ingegner Filippo Zanetti preparò un piano per tutto il territorio comunale, con sette nuovi edifici: Cappuccina, Spalti, Carpenedo, Sabbioni, Gazzera, Prasecco e Bissuola. Le aule per l'istruzione primaria venivano prima di tutto; asili e scuole superiori potevano aspettare.
Si decise di partire dalle due zone che crescevano di più: l'asse fra via Dante e la stazione, e la direttrice di viale Garibaldi verso Carpenedo. Alla fine del 1919, contati i fondi, restò in piedi solo il progetto della Cappuccina (vedi L'istruzione a Mestre fra Otto e Novecento).
Il terreno di via Cappuccina
Il Comune provò prima a ottenere dalla Direzione delle Ferrovie un'area allineata alle case già costruite, ma le trattative non portarono a nulla. Il 17 febbraio 1921 decise allora di comprare dai veneziani Pietro Barbaro e Giovanni Linuzzi un terreno quasi di fronte, giudicato «più esteso, meglio soleggiato, più regolare». La scuola avrebbe avuto un fronte su via Cappuccina e uno su via Dante.
27 ottobre 1922
Sul progetto di Zanetti, rivisto da Giovanni Cavizago, sorse la seconda scuola elementare del centro di Mestre, dopo la De Amicis. Fu inaugurata il 27 ottobre 1922, anniversario della Sortita del 1848 (vedi La Colonna della Sortita), e intitolata a Cesare Battisti.
La scelta del nome non era casuale. Battisti, deputato trentino al parlamento di Vienna, nei mesi della neutralità aveva girato l'Italia per chiedere l'intervento contro l'Austria, e aveva parlato anche al Teatro Toniolo. Arruolato negli alpini, fu catturato sul Monte Corno il 10 luglio 1916 e impiccato a Trento due giorni dopo. Sulla facciata del Toniolo, nella piazza che porta il suo nome, una lapide ricorda che «nei giorni dell'attesa» affermò al popolo il diritto dell'Italia ai suoi confini (vedi Le lapidi di Mestre nel 1927).
Due scuole in un edificio
La Battisti non ebbe mai tutto l'edificio per sé. Fin dall'inizio dovette dividerlo con la Bandiera e Moro, nata nel 1906 come scuola tecnica e diretta dal professor Possiedi, poi diventata regia scuola di avviamento al lavoro. Il nome ricorda i fratelli Bandiera e Domenico Moro, patrioti fucilati nel 1844.
All'inizio del 1930 la convivenza era diventata impossibile. I 920 alunni dell'elementare avevano a disposizione sette aule. La scuola di avviamento, con 270 alunni, occupava il primo piano con otto aule, ma ne avrebbe richieste nove, oltre a locali di servizio e laboratori per le esercitazioni tecniche.
La zona Bandiera e le fabbriche di dolci
Proprio accanto c'era una soluzione già costruita. All'inizio del Novecento la zona di via Cappuccina, allora detta Bandiera, era diventata un piccolo distretto industriale. Gli imprenditori avevano comprato all'asta i terreni ex Bianchini, vicino alla stazione. Nel 1895 vi si era insediata per prima la milanese Odorico & C., che faceva manufatti in cemento. Seguirono tre ditte di dolci, coloniali e liquori: la Giovanni Guadalupi, la Lizier & C. e, dal 1914, la Paolini Villani.
Massimo Orlandini spiega perché si veniva a produrre a Mestre. C'erano strade e ferrovia, la frutta delle campagne per canditi e mostarde, e una manodopera quasi tutta femminile, spesso stagionale, che costava meno di quella veneziana. Contavano anche gli operai meccanici formati dalle scuole professionali e dalle officine. E le norme igieniche sempre più severe, come il regolamento del Comune di Venezia dell'aprile 1915, spingevano le lavorazioni più ingombranti fuori dalla città storica.
Labor et Constantia
Lo stabilimento della Lizier & C. sorse poco prima della Grande Guerra fra via Cappuccina e via Dante, con Luigi Gio. Batta. Lizier come gerente. Nelle circolari del 1914 la ditta si diceva già «fra le prime ditte d'Italia nel genere». Produceva caramelle, mostarde e dolciumi di gamma alta, ed esportava oltralpe.
Curava molto le confezioni. Sui tappi delle scatole metteva le lettere L e C, dal motto latino Labor et Constantia, lo stesso della carta intestata. Orlandini descrive tre scatole sopravvissute: un cilindro di latta litografata per caramelle, alto 25 centimetri, fatto dallo scatolificio Navoni di Milano; una scatola rettangolare di latta; una scatola di legno e carta delle Officine Grafiche di Mestre. La ditta vinse la medaglia d'argento all'Esposizione Industriale Permanente nel 1913 e nel 1923.
Non bastò. L'ultima ditta dei Lizier, quella in cui la famiglia aveva investito di più, fallì alla fine degli anni Venti. Il fabbricato restò vuoto per alcuni anni.
Dalla fabbrica alla scuola
Nel 1930 il Comune di Venezia comprò in fretta la fabbrica Lizier: un fabbricato quadrato con cortile interno, fra via Cappuccina, via Cavallotti e via Dante. La ristrutturò, e dal 1932 la Cesare Battisti vi si poté trasferire. La vicina Guadalupi, la fabbrica del vino chinato, era invece già del Comune: nel 1928 il podestà Orsi ne aveva avviato la trasformazione in caserma dei pompieri e dei vigili; più tardi vi fu sistemata l'anagrafe, poi trasferita in via Palazzo, e oggi è la sede della Polizia Municipale.
Non era la prima volta che a Mestre si pensava di fare scuola in una fabbrica di dolci. Già nel 1913, quando la De Amicis era diventata troppo piccola, si era proposto di adibire a scuola la fabbrica di dolciumi Taboga in piazza XXVII Ottobre, fondata da Cesare Ticozzi e appena fallita. L'idea fu abbandonata per le grosse crepe nei muri e perché le rotaie del tram per San Giuliano passavano davanti all'ingresso (vedi Da villa Tirabosco alla scuola De Amicis). Del resto anche la De Amicis era nata in un vecchio complesso nobiliare, gli annessi della villa Tirabosco poi Giustinian. E non fu l'unico palazzo signorile a diventare scuola: nel 1878 il Comune comprò lo stabile del marchese Lorenzo Nicolò Saibante in via Palazzo, accanto alla Provvederia, per spostarci alcune classi. Quelle stanze ospitarono negli anni gli insegnamenti più diversi, finché nel novembre 1921 l'edificio divenne la sede della pretura. Oggi vi ha sede l'anagrafe.
L'edificio del 1922 oggi ospita la scuola media Giulio Cesare. La vicenda mostra quanto fosse provvisoria ogni soluzione nella Mestre del dopoguerra. Il piano Zanetti aveva indicato la strada giusta, ma i soldi erano pochi e la popolazione non aspettava: ogni edificio, appena finito, era già troppo piccolo.
La guerra e le baracche (1943-1952)
La scuola conserva i registri di classe dal 1929; quelli dei primi anni sono all'Archivio storico comunale. Letti in fila, raccontano la Battisti negli anni più difficili. Nell'autunno del 1943 le lezioni cominciano solo l'8 novembre, per mancanza di aule, e fino a metà dicembre vanno avanti a singhiozzo per i continui allarmi aerei. Il 15 dicembre 1943 l'edificio viene requisito dall'autorità militare e la scuola chiude; dal 17 gennaio 1944 alcune classi riprendono ospitate alla De Amicis.
Le lezioni si fermano di nuovo il 27 marzo 1944, alla vigilia del grande bombardamento su Mestre e Marghera (vedi 28 marzo 1944: il bombardamento di Mestre). Molti bambini erano già sfollati in campagna: in una classe, su 45 iscritti, ne frequentava una ventina, e il 28 e il 29 marzo nella quinta femminile non si presenta nessuna. I registri annotano anche le incursioni del 7 e del 20 aprile; quella del 7 maggio distrugge l'appartamento di una maestra in via Oslavia, dietro la scuola, e con esso il registro della classe, che lei ricostruisce dalle pagelle. L'anno scolastico si chiude in anticipo, il 31 maggio 1944.
I bombardamenti colpiscono anche il piano superiore della Battisti, e il resto dell'edificio viene occupato dalle truppe alleate. La scuola riparte nell'ottobre 1945, divisa con la De Amicis e con i doppi turni. Il riscaldamento arriva, ridotto, solo a gennaio: dal 9 gennaio 1946 una quinta fa lezione un'ora e mezza al giorno, tre giorni la settimana. «Meglio poco che niente!» annota la maestra. A marzo l'edificio serve per le elezioni comunali, ad aprile un'epidemia di morbillo e scarlattina chiude le classi per dieci giorni, a giugno arrivano il referendum e la Costituente.
Parte dell'edificio resta inagibile, e fino al 1952 alcune classi studiano in baracche di legno costruite nel giardino della Bandiera e Moro. Nel 1947-48 una maestra con 36 alunni misura la sua aula e scrive che basterebbe per 24: buia, polverosa, gelida d'inverno con la porta che dà sull'esterno, già troppo calda a maggio. Quell'inverno, a Natale, la stessa scuola organizza una raccolta di cibo per alcuni alunni che vivono in grande miseria sotto il cavalcavia, in una casa con i muri di canna; un genitore macellaio porta un bel pezzo di carne.
Nel 2022 la scuola ha festeggiato i cento anni dall'inaugurazione con i «Pomeriggi battistiani».
I remigini
Chi frequentò la Battisti negli anni Cinquanta ricorda l'ingresso da via Dante: un grande portone, un portico ampio e, al centro, il cortile di ghiaia su cui si affacciavano le finestre delle aule. L'ala verso via Cavallotti ospitava la scuola di avviamento. Le lezioni cominciavano il 1° ottobre, giorno di San Remigio, e per questo i bambini di prima erano chiamati «remigini».
La Battisti oggi
Oggi la scuola primaria Cesare Battisti è in via Cappuccina 74 e la scuola dell'infanzia con lo stesso nome in via Dante 67. Fanno parte dell'Istituto comprensivo Giulio Cesare, che ha sede in via Cappuccina 68/D, accanto all'edificio del 1922. Nel settembre 2025 la Battisti è finita sui giornali nazionali: fra i 61 iscritti alla prima classe, 59 avevano una famiglia di origine straniera, e la scuola contava alunni di oltre quaranta nazionalità. È il volto di oggi di un quartiere che, cento anni fa, cresceva intorno alla stazione con gli operai e le operaie venuti dalle campagne.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: Collezione Massimo Orlandini.
Bibliografia e fonti
- Circolo didattico «Cesare Battisti», Amarcord: cronache dai registri di classe 1937-1948 (pagine «Dopo l'8 settembre», «La guerra è finita», «1946 un anno in baracca», «1947 tempi duri»).
- Circolo didattico «Cesare Battisti», Cento anni per i bambini, 2022.
- M. Orlandini, «Paolini Villani, dalla réclame alla pubblicità», in Paolini Villani. La «Compagnia veneziana delle Indie», pp. 42-45.
- M. Orlandini, «La scuola "Cesare Battisti"? Era una fabbrica di caramelle!», Pro Loco Mestre Magazine, settembre 2020, p. 20.
- S. Barizza, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo.
- E. Norfo, «Lapidi veneziane», Rivista mensile della città di Venezia, ottobre 1927 (lapide di Cesare Battisti al Teatro Toniolo, p. 491 del volume digitalizzato).
- «L'avvio all'istruzione», Città di Mestre (mestrecomune.blogspot.com), giugno 2013: ricordi della scuola negli anni Cinquanta.
- Scuole di Venezia, CAP 30172, Tuttitalia: indirizzi delle scuole Cesare Battisti e Giulio Cesare.
- Studenti stranieri, record in una scuola elementare di Mestre, Open, 26 settembre 2025.
- Discovery Mestre, L'istruzione a Mestre fra Otto e Novecento.