La Provvederia, casa del Consiglio di Mestre
La Provvederia, casa del Consiglio di Mestre
Il simbolo medievale di Mestre
Podestà, Consiglio e provveditori
Per oltre quattro secoli la Repubblica di Venezia governò Mestre attraverso un rettore patrizio eletto dal Maggior Consiglio, con il doppio titolo di podestà e capitano. Secondo Antonio Stangherlin questo titolo dava a Mestre un prestigio maggiore rispetto ai centri retti da un semplice podestà, mentre Malamocco e Gambarare avevano un provveditore. A Mestre i provveditori erano invece tre cittadini eletti dal Consiglio civico, che Stangherlin paragona agli «odierni assessori amministrativi».
Va ricordato che Mestre passò sotto il dominio veneziano a seguito della guerra della Lega antiscaligera, un conflitto nato fra varie signorie italiane e non, contro Verona, per impedirne l'ulteriore espansione.
All'epoca Mestre era governata dai signori di Verona e Venezia ambiva a conquistarla per evitare di avere nemici alle porte marine della città. Tale impresa fu resa assai difficile dalla presenza sul territorio mestrino del Castelvecchio, che per le tecnologie militari dell'epoca era difficile da espugnare. Fu il capitano Andrea Morosini che, mediante un escamotage, riuscì a entrare nel castello cittadino il 29 settembre 1337. Ed è proprio per ricordare tale data che l'Arcangelo Michele è il Santo protettore della città. Stangherlin colloca invece nel 1336 la conquista di Mestre e l'arrivo del primo rettore veneziano, Francesco Bon da San Cassiano.
Il 2 dicembre 1338 anche Treviso cadde in mano ai Veneziani. Pochi mesi dopo, il 26 gennaio 1339, il Maggior Consiglio vi nominò podestà il tristemente famoso Marin Faliero, che entrò in carica l'11 febbraio seguente. La podesteria di Mestre, con giurisdizione sulle ville del contado, fu istituita con una ducale del 1339.
La casa del Consiglio civico
La Provvederia è uno dei pochi palazzi medievali, o forse rinascimentali, rimasti a ricordare i fasti passati della città e a essere sopravvissuti al saccheggio che Mestre ha subito negli ultimi due secoli.
Il Podestà presiedette il Consiglio Civico cittadino sin dal 1452, ma solo dal 1459 tali riunioni si svolsero nel palazzo che avrebbe preso il nome di Provvederia. Secondo Stangherlin, nel 1457 i consiglieri avevano chiesto al podestà Nicolò Venier il permesso di restaurare l'edificio, ormai diroccato, costruendovi sopra una loggia; nel 1459 i lavori erano conclusi e il Consiglio vi si riunì per la prima volta «in palatio comunis Mestre». Sulla porta Stangherlin ricorda l'insegna «Consilium Civium». Il Podestà veniva scelto fra i patrizi veneziani membri del Maggior Consiglio e aveva l'obbligo di risiedere nel luogo a cui era chiamato a governare per tutti i sedici mesi della durata della carica. Al termine del mandato doveva presentare una relazione al Maggior Consiglio. Il primo, secondo Stangherlin, fu Francesco Bon da San Cassiano: l'elenco completo dei rettori è in Podestà e Capitani di Mestre (1245-1797).
Appartenevano al Consiglio Civico le famiglie che godevano del titolo di "Cittadine del Luogo", cioè le più antiche e di censo più elevato. Per potervi accedere era necessario versare 50 ducati. Tale requisito venne meno dopo il 1523 in conseguenza della Guerra della Lega di Cambrai, a causa della quale il Castelnuovo fu distrutto nel 1513 da ungheresi e spagnoli.
Secondo Stangherlin il Consiglio, presieduto dal podestà, era formato da trenta cittadini nativi di Mestre, scelti per onestà e censo, ed eleggeva le cariche della podesteria: tre provveditori, un cancelliere, due provveditori e un cancelliere alla sanità, due cavalieri di comune, un avvocato alle prigioni, due soprapiovegari alle strade, un medico, un meriga per ogni colmello, un provveditore all'estimo e una camera dei pegni con cassiere e massaro.
Il palazzo del XV secolo subì una sostanziale riqualificazione nel 1525, come ricorda un'iscrizione posta sopra la porta d'ingresso del piano terra in latino: «Rudere Vetustate Q Obsoletum Aedificium Petri Alexandri Lippomani Pret Ac Praefecti Optimi Providentia Cives Mestrini Praesenti Nitori Restituendum Curarunt MDXXV Civium Provisoria». L'iscrizione attribuisce il restauro alla «providentia» di Pietro Alessandro Lippomano, «Pret(oris) ac Praefecti», cioè podestà e capitano di Mestre. Anche Bonaventura Barcella, nel 1839, ricorda che sotto il suo reggimento fu restaurata la sede dei Provveditori.
Podestà e Consiglio civico avevano compiti ben determinati dalla Dominante. Accanto a loro vi era un notaio con il ruolo di cancelliere, probabilmente membro del Collegio dei Notai istituito a metà Cinquecento, incaricato di redigere i verbali.
Sulla colonna che sostiene l'angolo dell'edificio e la scala del Consiglio sono incise due iscrizioni. La prima, «MEN PASSUS VENETI MOLENDINOR 1586», si scioglie in mensura passus veneti molendinorum, cioè «misura del passo veneto dei mulini». Il riferimento è alle regole dei mulini del Marzenego: la Terminazione Zorza del 28 novembre 1533 imponeva su ogni mulino una pietra segnata, dalla quale il palancone doveva distare esattamente un passo veneto, e stabiliva che quella misura fosse riprodotta anche nella cancelleria di Mestre come riferimento. La colonna della Provvederia conserva con ogni probabilità quel campione, che serviva a controllare che i mugnai non alzassero il livello dell'acqua. Il passo veneto valeva 5 piedi, circa 1,74 metri. La seconda iscrizione è formata dalle iniziali F.P.L.F..
Testimonianza di FapanniNel 1853 Fapanni descrive anche l'interno. Al pianterreno, sopra una porta, era scolpito il motto «Id facere laus est quod decet non quod libet». Sul fregio della porta che portava alla sala del Consiglio dei Cittadini c'era la scritta «Consilium Civium», con tre stemmi: al centro il leone di San Marco, scalpellato al tempo democratico, a destra quello del podestà o di un cittadino, a sinistra quello della Comunità di Mestre con le lettere ME, in caratteri gotici. Alla sala, con i balconi in stile lombardesco, si saliva per una lunga scala esterna. Ormai era tutta imbiancata e serviva da granaio. Sulla colonna che regge l'angolo della casa e la scala del Consiglio trascrive la misura dei mulini del 1586 e le iniziali F.P.L.F., che, riprendendo Grimani, scioglie in Fieno, Paglia, Legna, Fasci. Nel novembre 1883 le iscrizioni c'erano ancora, ma vi si incollavano sopra gli avvisi stampati.
Da torre del castello a palazzo
Sulle origini dell'edificio le fonti non concordano. Secondo Piero Bergamo il castello di Mestre aveva al centro una torre isolata, e «sulla rovina nel 1575 fu adattato l'ufficio della Provvederia»: la data è stampata così e potrebbe essere un refuso per il 1525. La lapide posta nel 1966 dal Comune di Venezia e dal Centro Studi Storici di Mestre afferma invece che «nel 1525 sulle mura di una più antica torre fu costruito questo palazzo destinato a sede della Provvederia e del Consiglio civico».
Secondo Stangherlin, come si è visto, il palazzo esisteva già a metà del Quattrocento ed era stato restaurato con l'aggiunta di una loggia fra il 1457 e il 1459. Anche l'iscrizione del 1525 sopra la porta parla di un edificio «rudere vetustate obsoletum», reso inservibile dalla vecchiaia, che i cittadini di Mestre fecero riportare «praesenti nitori», allo splendore attuale: un restauro, dunque, più che una costruzione nuova.
Secondo Luigi Brunello la Provvederia sorgeva di fronte al Palazzo pubblico, sede della podesteria, dove oggi c'è il Municipio, e ospitava l'ufficio dei tre provveditori. Le trasformazioni più profonde vennero molto più tardi, con l'incendio del 6 ottobre 1914, il restauro degli anni Venti e quello dell'inizio degli anni 2010, raccontati più avanti.
Le carte perdute
Le carte della podesteria erano custodite dal cancelliere e da due «deputati» all'archivio. Fra i cancellieri Stangherlin ricorda Gio. Alvise Bardellini, «uomo colto e scienziato», che redasse gli atti del Consiglio con grande cura. Dell'archivio anteriore al 1700 restano però poche buste, mentre Chioggia e Noale conservano tutti gli atti dal 1405 al 1797: Stangherlin attribuisce la perdita agli sconvolgimenti seguiti alla caduta della Repubblica. Già nel 1828 il Grimani, nelle Notizie di Mestre, scriveva che era «difficile assai trovare un paese ch'abbia il suo archivio più disordinato, derelitto e pregiudicato, come quello di Mestre».
Dall'abbandono all'incendio del 1914
Nell'Ottocento, dopo la caduta della Serenissima, la Provvederia ospitò per qualche anno il Consiglio Comunale di Mestre nella sala del primo piano. Fu una parentesi abbastanza breve: l'assemblea si spostò poi nel vicino edificio di Ca' Collalto.
Successivamente il palazzo ebbe varie funzioni minori, fra cui ospitare una scuola di disegno e la Banda musicale cittadina. Per quasi un secolo fu usato quasi come deposito di materiale vario. Fu probabilmente tale utilizzo a provocare l'incendio che il 6 ottobre 1914 ne causò l'inagibilità, aprendo al tempo stesso la strada a un restauro di cui si discuteva in città da anni.
Il progetto scelto fu quello dell’ingegner Mario Caradonna, del 1925, quattro secoli dopo i lavori del 1525: portò ad alcune modifiche strutturali e al consolidamento delle fondamenta, e fu illustrato l’anno dopo nella rivista «L’architettura italiana» del 1° novembre 1926.
Sul soffitto del secondo piano l'artista mestrino Giuseppe Urbani de Gheltof ha realizzato un affresco che rappresenta la città di Mestre.
Gli anni della Biblioteca civica
Il 14 settembre 1952, con la delibera 449668, è istituita la Biblioteca Civica di Mestre, grazie all'iniziativa di Serafino Riva, Luciano Morino e del mecenate Arnaldo Settembrini, proprietario di Villa Settembrini in Via Carducci. La Biblioteca trovò posto a partire dall'11 ottobre 1953 proprio nel Palazzo della Provvederia: al primo piano la sala lettura di 80 mq con 32 posti a sedere, mentre al piano terra furono realizzati uffici e un deposito libri.
La scelta di questo palazzo storico si rivelò da subito poco idonea alle necessità di una città in crescita. Trentadue posti a sedere per quasi 100.000 abitanti e un patrimonio librario troppo modesto alimentarono il malcontento. Un gruppo studentesco si organizzò in protesta per i carenti servizi offerti ai cittadini, con iniziative sempre più numerose.
Le difficoltà riscontrate e le proteste portarono il Comune di Venezia ad allestire una nuova biblioteca in Via Piave, inaugurata nell'ottobre 1976. La sede della Provvederia fu abbandonata nel 1977.
Di nuovo aperta alla città
Dopo un restauro avvenuto all'inizio degli anni 2010 la Provvederia riaprì al pubblico il 31 marzo 2016 con una mostra sui crocifissi. Da allora ospita al piano terra decine di mostre di artisti locali e iniziative organizzate dalla Pro Loco di Mestre.
Grazie a queste iniziative la Provvederia è diventata parte viva della città ed è stata riscoperta da centinaia di cittadini. Il primo piano è invece dedicato ai matrimoni civili e agli eventi istituzionali.
Galleria Immagini
Bibliografia e fonti
- Barizza, Sergio. Storia di Mestre: la prima età della città contemporanea, Il Poligrafo.
- Caradonna, Mario. Progetto di restauro della Provvederia, 1925.
- Caradonna, Mario. «Il restauro della Provvederia di Mestre», in L’architettura italiana, anno XXI, Torino, 1° novembre 1926.
- Stangherlin, Antonio. «Podestà e Capitani di Mestre dal 1245 al 1797», in Quaderno di studi e notizie n. 5-6, Centro Studi Storici di Mestre, 1965, pp. 32-47.
- Barcella, Bonaventura. Notizie storiche del castello di Mestre, Venezia, Angelo Poggi, 1839.
- Sambo, A. «Per una storia del mulino. I mulini del Marzenego», 1983, pp. 29 e 34 (Terminazione Zorza, capitolo 6).
- Fapanni, Francesco Scipione. Mestre. Il 24°, a cura di L. Brunello, Centro Studi Storici di Mestre, 1975, pp. 50-51.
- Bergamo, Piero. «I restauri della Torre di Mestre del 1878», in Quaderno di studi e notizie n. 2, Centro Studi Storici di Mestre.
- Brunello, Luigi. «Mestre ai tempi della guerra della Lega di Cambrai», in Quaderno di studi e notizie n. 3-4, Centro Studi Storici di Mestre.
- «Lapidi affisse ai principali monumenti di Mestre», in Quaderno di studi e notizie n. 7-8, Centro Studi Storici di Mestre.