Oltre il ponte,  Visioni per Mestre

San Giuliano, la città che non fu (1937-1964)

Veduta del Parco di San Giuliano sul bordo della laguna

San Giuliano, la città che non fu

Porti, quartieri e concorsi sulle barene di Mestre (1937-1964)

Per quasi trent'anni le barene di San Giuliano, fra Mestre e la laguna, furono il posto dove urbanisti e architetti immaginarono la città nuova: un porto, un quartiere sull'acqua, la porta della terraferma verso Venezia. Nessuno di questi progetti fu costruito. Oggi su quelle barene c'è il Parco San Giuliano; questa è la storia di quello che avrebbe potuto esserci.

Il porticciolo del 1937

Dopo l'apertura del ponte del Littorio, nel 1933, la punta di San Giuliano perse il ruolo di approdo per Venezia che aveva avuto per mezzo secolo (vedi 1933: il ponte che unì Mestre a Venezia). Fu proprio il nuovo ponte a farne un luogo strategico. Il piano regolatore di Mestre firmato nel 1937 dall'ingegnere Antonio Rosso prevedeva a San Giuliano un porticciolo di 8,7 ettari, «destinato a scarico, carico e deposito delle merci», con banchine e capannoni per il traffico lagunare e fluviale. Accanto dovevano sorgere un nuovo quartiere di case fitte, 26 ettari di campi sportivi e un grande cavalcavia che collegasse la testata del ponte alle strade per il resto del Veneto e dell'Italia.

Duemila metri sulla laguna

Il 18 gennaio 1941 il Consiglio nazionale dell'educazione, delle scienze e delle arti giudicò il piano troppo timido verso la laguna. Rosso preparò allora una variante, presentata nel 1942, che allungava il fronte del nuovo quartiere di San Giuliano da 600 a 2.000 metri, fino a Campalto, lungo la via Orlanda. Le nuove zone per le case arrivavano a circa 1.300 ettari, abbastanza per circa 200.000 nuovi abitanti, e il porticciolo veniva ampliato. Né il piano né la variante furono mai approvati; la storia dei due piani è raccontata in Mestre senza piano.

La cerniera fra Venezia e la terraferma

L'idea tornò con il piano regolatore generale. Nel concorso nazionale di idee premiato il 18 marzo 1957, il progetto vincitore definiva le barene un luogo di «indifferenza» rispetto a tutte le vie di comunicazione e per questo adatto a fare da cerniera fra l'isola e la terraferma: dei 160.000 nuovi abitanti previsti nel Comune in trent'anni, 60.000 dovevano vivere lì, sul bordo della laguna.

Nel maggio 1957 si cominciò a parlare ufficialmente di un quartiere coordinato alle barene di San Giuliano: 94 ettari di terreno demaniale, in parte da bonificare, per circa 4.000 alloggi. Era un quartiere CEP, cioè del Comitato di coordinamento dell'edilizia popolare, e i soldi c'erano: 5 miliardi di lire messi a disposizione dal Ministero dei lavori pubblici, dall'INA-Casa e dall'UNRRA-Casas. Il Comune doveva comprare l'area, grazie alla legge speciale per Venezia del 1956, a circa 50 lire al metro quadrato, costruire strade e servizi e cederne 65 ettari all'INA-Casa a 110 lire. Dall'operazione contava di ricavare circa 3 miliardi da spendere per i servizi pubblici e sociali.

Il concorso del 1959

Nell'agosto 1958 il Ministero dei lavori pubblici bandì il concorso per il quartiere, il primo in Italia bandito direttamente dal Ministero. Si presentarono una quarantina di gruppi: fu un banco di prova per tutta l'architettura italiana di quegli anni. Gli otto progetti premiati erano molto diversi fra loro. Secondo la relazione al piano regolatore del 1999, gli studiosi vi distinguono tre linee:

  • quella «romantica» del gruppo di Saverio Muratori, che imitava le forme tradizionali delle case veneziane;
  • quella razionalista del gruppo di Luigi Piccinato, Giuseppe Samonà e Giovanni Astengo;
  • quella monumentale ed espressionista di Ludovico Quaroni.

Il progetto di Quaroni, costruito attorno al rapporto con la laguna e con il profilo di Venezia, è rimasto il più famoso: nel 1978 fu esposto alla Biennale di Venezia e nel 2011-2012 il MAXXI di Roma gli ha dedicato una mostra, «Ludovico Quaroni. Le Barene di San Giuliano», presentandolo come una svolta dell'architettura italiana dalla ricostruzione ai grandi progetti urbani.

Il terminal e il voto del 1961

Mentre si discuteva di case, prendeva forza un'altra idea: fare di San Giuliano un terminal per le automobili, accanto a quello di piazzale Roma. Alcuni progetti premiati, dei gruppi Piccinato, Benevolo e Bonamico, la proponevano già. Il 16 marzo 1961 il Consiglio superiore dei lavori pubblici, esaminando il piano regolatore, la fece propria:

«Quanto alla nuova zona di ampliamento alle barene di San Giuliano, si deve riconoscere che essa pur non essendo particolarmente adatta per un vasto insediamento residenziale, viene a trovarsi in una posizione particolarmente felice, essendo situata in terraferma ed a breve distanza dalla città lagunare».

Voto del Consiglio superiore dei lavori pubblici, 16 marzo 1961

Il Consiglio ricordava che la vicina zona industriale di Marghera poteva causare «inconvenienti igienici non del tutto trascurabili» e che il bordo della laguna lasciava dubbi dal punto di vista sanitario. Chiese perciò che una fascia larga almeno 300 metri lungo il canale di San Secondo, fino a 500 verso la laguna, fosse usata non per le case ma per attrezzature simili a quelle di piazzale Roma e per attività commerciali. Il piano regolatore approvato nel 1962 confermava San Giuliano come zona di espansione e prevedeva un terminal stradale.

La fine del sogno

Del grande quartiere sulle barene, secondo la relazione del 1999, sopravvisse solo l'idea del terminal, «elemento superstite» di una discussione forse più grande dell'importanza reale di quel tratto di laguna. Ma anche il terminal non si fece: la variante proposta nel 1964 per il terminal di San Giuliano fu respinta dal Ministero. Il quartiere CEP non fu mai costruito. Nei decenni successivi, scrive Roberto Stevanato, sulle barene furono scaricati i fanghi tossici delle lavorazioni industriali, che ancora oggi restano sotto un sottile strato di terra.

Solo nel 1990 il Comune di Venezia tornò a guardare a quell'area, con il concorso internazionale «Un parco per San Giuliano». Così le barene dove si erano immaginati un porto e una città sono diventate un parco.

Galleria immagini

Crediti delle immagini: plastico del 1960, foto Paolo Monti, Fondo Paolo Monti, BEIC, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons. Le altre immagini: archivio Discovery Mestre.

Bibliografia e fonti

  • Comune di Venezia, Assessorato all'Urbanistica. Piano Regolatore Generale. Variante per la Terraferma. Relazione, parte 2: analisi e dimensionamento del piano, adottata con delibera del Consiglio comunale n. 16 del 25 gennaio 1999, pp. 19-21, 30, 33-36, 39, 43 (per la parte fino al 1975 la relazione segue G. Romanelli e G. Rossi, Mestre, Venezia 1977).
  • Cortesi, Isotta. «Un vuoto urbano: le Barene di San Giuliano di Mestre», in Tra la terra e l'acqua. Il parco di S. Giuliano a Mestre, Marsilio, 2005, pp. 89-122.
  • MAXXI, «Ludovico Quaroni. Le Barene di San Giuliano», mostra, Roma, 1 dicembre 2011 - 26 febbraio 2012 (scheda su professionearchitetto.it).
  • La Biennale di Venezia, ASAC, «Concorso per il quartiere C.E.P. alle Barene di S. Giuliano di Mestre», Ludovico Quaroni, 1959, esposto alla 38ª Esposizione internazionale d'arte, 1978.
  • Stevanato, Roberto. Mestre città d'acqua, dattiloscritto, ottobre 2015 (citato in Il Parco San Giuliano).

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